Le Masterclass straordinarie di Summa 2025

“Attraversare terre lontane è come sfogliare le pagine di un libro infinito, dove l’anima ritrova la sua voce.” È con questo spirito che ho vissuto la SUMMA 2025 non solo come cronista, ma come viaggiatore del gusto e dell’emozione. Il collega Adriano Guerri ha descritto minuziosamente l’evento nel precedente articolo Alois Lageder e l’idea di Summa: la somma delle eccellenze vitivinicole. In un giorno di sole radioso, tra le stradine curate di Magrè, in Alto Adige, ogni istante è stato un sorso di bellezza. Accolto con calore dallo staff della Tenuta Alois Lageder, e con il sorriso sincero di Ylenia Steiner, ho riscoperto il senso più autentico del raccontare: esserci, vivere, sentire.

La Cantina Lageder

La Cantina Alois Lageder, fondata nel 1823 a Magrè sulla Strada del Vino in Alto Adige, è una storica azienda vitivinicola a conduzione familiare, oggi guidata dalla sesta generazione della famiglia Lageder: Alois Clemens, Helena e Anna . Con una superficie vitata di 55 ettari coltivati secondo i principi dell’agricoltura biodinamica, la cantina collabora con circa 60 viticoltori partner che adottano metodi biologici o biodinamici .

L’architettura della cantina, progettata nel 1995, riflette l’approccio ecologico dell’azienda, con una struttura a basso consumo energetico costruita con materiali naturali come legno e pietra, e dotata di impianti fotovoltaici e sistemi di recupero del calore .

Oltre alla produzione vinicola, la Tenuta Alois Lageder si distingue per iniziative come il progetto “buoi nei vigneti”, che integra l’allevamento di animali nei cicli agricoli per promuovere un ecosistema sostenibile .

SUMMA non è solo un evento: è un’esperienza.

Anche quest’anno la manifestazione ha confermato il suo ruolo di riferimento nel mondo vinicolo internazionale. Dal 5 al 6 aprile 2025, oltre 2.400 visitatori da 44 Paesi – tra appassionati, sommelier, giornalisti e operatori – hanno popolato gli spazi della Tenuta Lageder. 112 produttori da 8 nazioni, tra cui Libano, Portogallo, Austria, Germania e Svizzera, hanno portato la loro visione, il loro terroir, la loro passione.

Grandi nomi, grandi vini, grandi storie. Ve ne racconterò alcune vissute nelle memorabili Masterclass. Tra i protagonisti: Château Musar, Dr. Bürklin-Wolf, Franz Keller, Tement, Cà La Bionda, Tenuta delle Terre Nere e Giulia Negri. Ma anche realtà più piccole, che portano nel calice un racconto intimo e coraggioso.

Due le verticali imperdibili

Iconic Wine – 10 anni dopo: Barolo Marassio 2015–2020, Giulia Negri (Serradenari)

Dalla vigna più alta del Barolo, a Serradenari,

Nella zona più alta del Barolo con una altitudine che va dai 420 ai 546 metri sul mare, Serradenari è una azienda di 6 ettari vitati immersa tra 12 ettari di boschi, con una biodiversità unica. Altitudine ed escursioni termiche, insieme alla natura che circonda i vigneti, caratterizzano vini contraddistinti da eleganza e freschezza. Da Marassio, il vigneto più in alto un racconto in sei annate dove l’eleganza dell’altitudine incontra la potenza della materia.

· Barolo Marassio 2015

Fresco, intenso e balsamico, si presenta diretto e verticale. Nonostante l’evoluzione, mantiene una straordinaria giovinezza, con un profilo teso e vibrante.

· Barolo Marassio 2016

Grande freschezza, dominata da frutti rossi croccanti. La trama è fine, con una sensazione polverosa e un’ottima ricchezza estrattiva. Emergono eleganti sfumature balsamiche e accenni mentolati.

· Barolo Marassio 2017

La freschezza sostiene una beva agile e piacevole. Al naso e al palato si intrecciano note minerali e speziate, con un frutto più maturo e intenso rispetto alle annate precedenti.

· Barolo Marassio 2018

Oltre alla consueta freschezza, si percepiscono maggiore concentrazione e struttura. I tannini, presenti ma finemente setosi, avvolgono aromi di frutti rossi di sottobosco.

· Barolo Marassio 2019

Un’espressione di grande eleganza e struttura, in cui il frutto è accompagnato da note complesse di china e agrumi maturi, come il chinotto. In chiusura, emergono lievi sfumature vegetali.

· Barolo Marassio 2020

Il tannino è ancora ben presente, ma integrato. Il profilo è arricchito da fresche note vegetali ed erbacee, con una beva viva e dinamica che si conclude con un finale leggermente sapido e amaricante.

25 anni di Château Musar – con Marc Hochar

Ci troviamo in Libano nella valle della Bekaa. È una lunga pianura che si estende da nord a sud tra due catene montuose: il Monte Libano a ovest e l’Anti-Libano a est, al confine con la Siria. Qui si trovano alcune delle più antiche aziende vinicole della regione, come Château Musar e grazie al suo clima mediterraneo, con estati calde e secche e inverni freschi, la Bekaa è ideale per la coltivazione di uva di qualità.

Château Musar Rosso, simbolo della Valle della Bekaa (Libano).

Un blend raffinato di Cabernet Sauvignon, Cinsault e Carignano, proveniente da vigneti di 40 anni su suoli ghiaiosi e calcarei. Fermentazione spontanea, affinamento in rovere e cemento, e lunghissimo invecchiamento in bottiglia: un vino ispirato ai grandi Bordeaux, ma con anima mediorientale. Potenza, mineralità, note di frutta, spezie, cuoio e accenti balsamici. Note positive ma anche una leggermente negativa visto che in generale sono vini che non si esprimono in lunghezza, chiudendo precocemente le sensazioni iniziali.

· Château Musar 2018

Fresco e vivace, con una discreta morbidezza che bilancia un corpo di buona struttura. Al naso e al palato emergono nitide sensazioni fruttate di ciliegia, mora e ribes.

· Château Musar 2015

Un vino ampio e complesso, ricco di sfumature speziate e aromatiche. Il frutto, più delicato, accompagna il sorso con eleganza, in un perfetto equilibrio tra intensità e finezza.

· Château Musar 2008

Espressione in cui si evidenziano le caratteristiche tipiche del Cabernet Sauvignon, arricchite da note di ciliegia matura e amarena. Fresco e morbido al tempo stesso, regala un sorso dinamico e avvolgente.

· Château Musar 2003

Dal colore rosso rubino intenso tendente al granato, rivela segni evidenti di evoluzione. L’ingresso è fresco, ma rapidamente lascia spazio a note terziarie di frutta rossa matura e confettura di prugne, in un profilo ampio e avvolgente.

· Château Musar 1999

Al naso si percepisce un calore avvolgente con note eteree e una leggera sfumatura volatile. In bocca è moderatamente fresco all’ingresso, per poi esprimere toni ricchi di confettura di ciliegie, cacao e accenti tostati. Il finale si chiude su eleganti note di prugna essiccata.

· Château Musar White 2010

Uno Chardonnay classico, dal profilo raffinato, con profumi di fiori dolci, mandorle e albicocche mature. Sul finale emerge una delicata nota di vaniglia che dona rotondità e charme.

La manifestazione ha rinnovato anche il suo spirito solidale, sostenendo la rivista di strada zebra., offrendo opportunità a persone in condizioni di marginalità. Un gesto concreto che dimostra come la cultura del vino possa tradursi in cultura dell’umanità.

La prossima edizione di SUMMA si terrà l’11 e 12 aprile 2026.

Segnatela già in agenda. Perché SUMMA non è solo una fiera: è un viaggio. E come ogni grande viaggio, lascia un segno.

Summa 2025 – Un brindisi tra le dolomiti.

“Attraversare terre lontane è come sfogliare le pagine di un libro infinito, dove l’anima ritrova la sua voce.” È qui che ho ritrovato il vero piacere di essere in un luogo non soltanto per poter raccontare un evento, ma per la vera gioia di esserci. Un giorno in cui ho assaporato ogni cosa che mi circondava, con gli occhi curiosi e gioiosi di un bambino che ormai tanto bimbo non è più.

Una fantastica giornata di sole che ha reso tutto ancora più bello, tra le stradine di un paesino tirolese in cui tutto è stato organizzato alla perfezione, l’accoglienza da parte dei collaboratori di Alois Lageder, in particolare Ylenia Steiner mi ha accolto con un gran sorriso. Summa, sembra più una festa che un evento, dove si cammina per il bellissimo borgo di Magrè, da un edificio all’altro all’interno di sale raffinate in un contesto elegante e piacevole che fa apprezzare in modo particolare i vini in degustazione. Grandi e piccole aziende, attentamente elezionate da Alois, tra le quali si possono sempre scoprire interessanti novità.

Il 2025, per la fiera enologica SUMMA è stato un grande successo, rafforzando il suo ruolo come uno degli appuntamenti di riferimento nel panorama vinicolo internazionale. Dopo più di 25 anni, la SUMMA continua a rappresentare un evento di grande valore nel panorama vinicolo internazionale. Dal 5 al 6 aprile 2025, circa 2.400 appassionati di vino, sommelier, ristoratori e giornalisti provenienti da 44 paesi si sono riuniti presso la Tenuta Alois Lageder a Magrè, in Alto Adige, per essere ispirati dalla diversità e dalla qualità dei vini esposti.

L’evento, che si svolge da oltre 25 anni, è una piattaforma per lo scambio e l’innovazione nel campo del vino e dell’agricoltura sostenibile. Quest’anno hanno partecipato 112 produttori di vino provenienti da otto paesi, tra cui cantine dall’Italia, Germania, Austria, Svizzera, Portogallo e Libano.

„È stato un weekend incredibilmente arricchente “, afferma Alois Clemens Lageder. „Le conversazioni con i produttori internazionali e gli ospiti, lo scambio di idee e nuove prospettive – tutto questo dimostra quanto sia importante avere una piattaforma come la nostra. La SUMMA per noi è uno dei momenti più importanti dell’anno e ci fa sempre piacere vedere quanto lo scambio e l’interesse per la viticoltura sostenibile coinvolgano le persone. La SUMMA celebra il vino in un modo che, in questi tempi difficili, risulta particolarmente positivo.“

Tra i partecipanti della SUMMA 2025 figurano produttori di fama come Dr. Bürklin-Wolf, Bernhard Huber, Franz Keller, Tement, Cà La Bionda, Podversic Damijan, Tenuta delle Terre Nere e Chateau Musar dal Libano. La varietà dei produttori partecipanti si è riflessa nelle numerose degustazioni.

Oltre alle tradizionali degustazioni, l’evento ha offerto un ampio programma con esperti di alto livello e attività interessanti. Tra le altre cose, si sono svolte degustazioni con rinomati sommelier e giornalisti del vino come Willi Schlögl della Bar Freundschaft di Berlino, Lukas Gerges, Head Sommelier dell’Atelier Moessmer, Sascha Speicher, caporedattore di Meiningers Sommelier, e Isacco Giuliani del Ristorante Makorè di Ferrara, nonché Miglior Sommelier d’Italia 2024. Un highlight è stato il seminario della tenuta Heitlinger sul tema “Droni in viticoltura “, che ha trattato la tecnologia innovativa e le sue applicazioni nel settore vinicolo.

Le Masterclass

Tra le masterclass, ne racconto due che ho trovato particolarmente interessanti:

ICONIC WINE – 10 ANNI DOPO…BAROLO MARASSIO 2015 – 2020 Serradenari Giulia Negri

ICONIC WINE – 25 ANNI DI CHATEAU MUSAR – con Marc Hochar

Ci troviamo in Libano nella valle della Bekaa. È una lunga pianura che si estende da nord a sud tra due catene montuose: il Monte Libano a ovest e l’Anti-Libano a est, al confine con la Siria. Qui si trovano alcune delle più antiche aziende vinicole della regione, come Château Musar e grazie al suo clima mediterraneo, con estati calde e secche e inverni freschi, la Bekaa è ideale per la coltivazione di uva di qualità.

Château Musar Rosso, simbolo della Valle della Bekaa (Libano).

Un blend raffinato di Cabernet Sauvignon, Cinsault e Carignano, proveniente da vigneti di 40 anni su suoli ghiaiosi e calcarei. Fermentazione spontanea, affinamento in rovere e cemento, e lunghissimo invecchiamento in bottiglia: un vino ispirato ai grandi Bordeaux, ma con anima mediorientale. Potenza, mineralità, note di frutta, spezie, cuoio e accenti balsamici. Note positive ma anche una leggermente negativa visto che in generale sono vini che non si esprimono in lunghezza, chiudendo precocemente le sensazioni iniziali.

· Château Musar 2018

Fresco e vivace, con una discreta morbidezza che bilancia un corpo di buona struttura. Al naso e al palato emergono nitide sensazioni fruttate di ciliegia, mora e ribes.

· Château Musar 2015

Un vino ampio e complesso, ricco di sfumature speziate e aromatiche. Il frutto, più delicato, accompagna il sorso con eleganza, in un perfetto equilibrio tra intensità e finezza.

· Château Musar 2008

Espressione in cui si evidenziano le caratteristiche tipiche del Cabernet Sauvignon, arricchite da note di ciliegia matura e amarena. Fresco e morbido al tempo stesso, regala un sorso dinamico e avvolgente.

· Château Musar 2003

Dal colore rosso rubino intenso tendente al granato, rivela segni evidenti di evoluzione. L’ingresso è fresco, ma rapidamente lascia spazio a note terziarie di frutta rossa matura e confettura di prugne, in un profilo ampio e avvolgente.

· Château Musar 1999

Al naso si percepisce un calore avvolgente con note eteree e una leggera sfumatura volatile. In bocca è moderatamente fresco all’ingresso, per poi esprimere toni ricchi di confettura di ciliegie, cacao e accenti tostati. Il finale si chiude su eleganti note di prugna essiccata.

· Château Musar White 2010

Uno Chardonnay classico, dal profilo raffinato, con profumi di fiori dolci, mandorle e albicocche mature. Sul finale emerge una delicata nota di vaniglia che dona rotondità e charme.

Come negli anni precedenti, la SUMMA ha anche nel 2025 sostenuto un’organizzazione benefica: una parte dei ricavi è stata destinata quest’anno alla rivista di strada zebra., un progetto dell’OEW – Organizzazione per un Mondo Solidale, che offre a persone in condizioni di marginalità un’attività dignitosa e la possibilità di ottenere un piccolo guadagno.La prossima SUMMA si terrà l’11 e 12 aprile 2026.

BEREBIANCO 2025

Una popolarissima schiera di amatori ha accolto a Roma I tanti produttori di vini bianchi italiani nella terza edizione di Berebianco. banchi d’assaggio e ben 8 Masterclass, ma il cuore del programma è stata la cultura dell’invecchiamento dei vini bianchi fermi, guardando a particolari processi di vinificazione di varietà diversissime, note e meno note.

Francesco D’Agostino, direttore di Cucina & Vini, e Antonio Di Spirito, affermato autore enogastronomico, hanno saputo costruire un evento ricco di spunti di studio combinato a grande popolarità nello stile.

La scommessa degli autori è stata riposta nell’obiettivo di espandere la cultura e la consapevolezza dei consumatori verso i vini bianchi di qualità, orgogliosi già delle evoluzioni dei nostri rossi. Non è casuale che i valori sul mercato tra le due categorie vedano un gap più accentuato nel nostro paese rispetto ad altri.

Si è anche celebrato e condiviso coi partecipanti un orgoglio italiano da scoprire e far crescere come parte dell’identità vitivinicola del nostro paese, integrando tutte le regioni. Inoltre è affermato ormai che il valore commerciale segue lo stimolo dei mercati internazionali, con attuale tendenza verso la crescita dei bianchi.

Ma partiamo dal Sud Italia, con l’Etna DOC Superiore di Federico Curtaz: sapidità e fragranza si spalleggiano l’un l’altra a ottenere un Carricante in purezza di chiara e distinta eleganza, con aromi primari ricchissimi e sapori ottenuti a combinare varietà ed eleganza quasi austera, come solo un piemontese potrebbe fare.

La Basilicata di Cantine del Notaio offre, da istrionici, un Aglianico vinificato in bianco che segna una tendenza in espansione anche in Campania: “La Parcella” esige rispetto reciproco e un compiuto scambio di complimenti tra il degustatore e il produttore.

La Campania con Casa Setaro e il suo “Contrada 61.37” si presenta con una originale espressione non solo del blend tra Caprettone, Greco e Fiano, ma dell’ironia della Smorfia Napoletana che nei due numeri identifica “Bosco” e “Monaco”: ciò serve a comunicare la zona di produzione “Bosco del Monaco” che il disciplinare del Vesuvio DOC non riesce ancora a consentire sull’etichetta. Bel gioco, di elegante ironia e sapori lunghi e indimenticabili. 

E non si fermano qui: il loro Lachrima Christi, Caprettone in purezza e affinato in anfora dopo un breve passaggio in legno scarico, sposa eleganza e intensità minerale sorprendendo il naso prima del palato.  Il coraggio si spinge al rosato di Piedirosso, dove Lachrima Christi si qualifica col nome della vigna “Munazei” e offre spunti tannici elegantemente domati dalla singolare mineralità marittima.

Una bella elaborazione di Alois del Pallagrello Bianco, che inizia a essere conosciuto anche sul mercato americano, vede il Pallagrello Bianco “Morrone” come antesignano di versioni a maturazione spinta e da selezioni cru di uve con caratteristiche rare anche per i Monti Trebulani nel Matese: profumi complessi e suadenti, d’una tessitura barocca più che eloquente anche al palato più fine. 

Concludiamo l’escursione in Campania con una nota eccellenza, Marisa Cuomo e i suoi blend di Falanghina e Biancolella della Costa d’Amalfi. “Furore” e “Ravello” sono un omaggio all’eleganza e alla raffinatezza di quelle coste mozzafiato, in cui a diverse altitudini si esplicitano, con la stessa combinazione 60% Falanghina e 40% Biancolella, diversi sentori floreali e diverse mineralità spinte ad albergare nella splendida leggerezza delle morbidezze di questi vini, votati a grande gastronomicità.

L’Abruzzo di Marramiero, protagonista indiscusso nell’ultima Masterclass, presenta ai banchi “Altari” 2018, un Trebbiano particolarissimo per sentori di miele e spezie bianche, con accento fumé di particolare pregio gustativo. 

Iniziamo la visita nel Lazio a Casale del Giglio con il “Faro della Guardia” ossia una Biancolella di Ponza estremamente piacevole e fresca, il cui corredo gustativo abbraccia fiori e mineralità unici. “Anthium” è invece il loro Bellore canonico, atteso da chi ne conosce già le peculiarità gustative di estrema piacevolezza e suadenza. “Antinoo” è invece la loro sfida a combinare Chardonnay e Viognier, vincendola nel nome di una immediata piacevolezza e versatilità gastronomica. Di loro abbiamo già scritto nell’articolo Napoli: a Palazzo Cappuccini si ripercorre la storia dell’Agro Pontino con i vini di Casale del Giglio.

Degustare il Frascati Superiore di Fontana Candida è come una passeggiata in una vacanza tra i colli, trasportando la mente in un luogo dove la leggerezza si alterna a tradizioni antiche e scevre di ogni sofisticazione.  L’originalità nel viaggio, però, la troviamo in una cantina che si staglia alle spalle di Sperlonga, estendendosi tra un mare incontaminato e le ripide colline a ridosso dei Monti Cecubi che danno il nome alla cantina stessa. Il loro “Caecubum”, un blend di Fiano al 70% e di Falanghina al 30%, esprime l’ampiezza olfattivo-gustativa dei vini di un piccolo areale di antichissime tradizioni e dal prodotto originale per la sua mineralità.

La Sardegna di Alghero è presente con Podere Guardia Grande ed il “Saldenya”, un Vermentino di Gallura ricco in sapidità e denso di aromi floreali inconsueti per il suo territorio. 

Saliamo in Umbria a visitare Antonelli San Marco, noto per il suo Montefalco Sagrantino, qui con le versioni del Trebbiano Spoletino, “Trebium” e la riserva “Vigna Tonda”, che risaltano per freschezza e ampiezza dei sentori primari come i floreali di mandorla e biancospino misti ad agrumi e frutta tropicale.

Il Veneto de La Tordera presenta un Incrocio Manzoni di particolare fattura: “Il Preciso” mira all’equilibrio tra complessità di fiori bianchi ed eleganza grazie al “papà” Riesling, saldo su una struttura di tutto rispetto per un bianco.

Roccolo Grassi produce Garganega elaborata su terreni calcarei, non vulcanici come nell’area di Monteforte, perciò leggera e lunga di sapore per un vino bianco incentrato sull’equilibrio e sulla scelta di una spinta maturazione a generare sapori lunghi per intensità e persistenza.

In un salto verso le Alpi approdiamo in Friuli, dove le escursioni termiche regalano da sempre corredi aromatici originalissimi. Zorzettig e i suoi Friulano, Ribolla Gialla, Pinot Grigio, fino all’espressione di uno Chardonnay allontanato dalla fragranze e avvicinato a maggior mineralità, ha contribuito a far conoscere i vini del Friuli, riservando la consueta accoglienza ai palati di tutti gli astanti.

L’Alto Adige di Cantina Terlano ricorda che questa splendida terra di spumanti è anche generosa di eccellenti bianchi fermi: il loro Gewürztraminer è davvero esemplare e apre la strada ai Pinot Grigio e Bianco, più leggeri ma egualmente capaci di stupire per eleganza sia il naso che il palato.

La Liguria di Lunae rappresenta uno spettacolare esempio di Vermentino, per corredo aromatico e per equilibrio tra sentori primari e mineralità.

Il Piemonte presenta il Timorasso dei Colli Tortonesi di Vietti, subito distinto per sentori di albicocca e agrumi misti a un senso d’insorgente idrocarburo. Tratti tipici del varietale scoperto solo quarant’anni fa. dopo secoli di desuetudine nella coltivazione.

Campania, 7 ristoranti Stella Michelin per un 2025 davvero gourmet: Un Piano nel Cielo by Casa Angelina

Ci sono luoghi in Costiera Amalfitana dove le lancette del tempo si fermano. Paesaggi immersi nella bellezza di una natura a tratti ancora incontaminata. Guardando in giro, si scorgono i fiordi e la macchia mediterranea tipica, con i suoi profumi di zagara fresca ed erbe aromatiche. Il verde di alberi e arbusti mescolato con il grigio della roccia granitica ricoperta dalle pomici vulcaniche ed il blu del mare, che vira verso un candido azzurro quando sfiora il cielo all’orizzonte.

Un Piano nel Cielo, il ristorante una Stella Michelin di Casa Angelina a Praiano, non poteva avere nome più evocativo. La struttura luxury, dotata di incantevoli camere e suite vista mare, oltre una SPA moderna, è a basso impatto ambientale e si cela perfettamente nell’insenatura di una piccola baia sottostante. Un percorso a più livelli che dalla spiaggetta privata risale con una lunga scalinata verso il grande orto botanico e frutetto, fortemente voluto dall’Executive Chef Leopoldo Elefante.

Il buen retiro, dove coltivare ortaggi e primizie da inserire nei piatti del menu o semplicemente per accogliere l’ospite incuriosito dall’approccio romantico che sempre ispira l’amore per la terra. Il rooftop dell’Hotel accoglie invece la sala interna e la magnifica terrazza estiva per poter godere delle meraviglie del tramonto, a lume di candela, assaggiando le proposte in carta.

Sala curata in ogni dettaglio dal manager Andrea Confessore coadiuvato da uno staff professionale e competente, in grado di offrire il miglior abbinamento con il cibo tra una selezione vini ampia ed esaustiva. Corretto il ricarico rispetto al turismo d’élite, che sceglie questo angolo paradisiaco per vacanze all’insegna dell’esclusività e della privacy dal mondo esterno.

Brigata di cucina giovane e con tanta voglia di imparare, che segue i consigli e la filosofia dello chef Leopoldo, amante di ciò che è a chilometro zero da pochi ingredienti e grande esaltazione della materia prima, magari condita con spezie ed erbe officinali. Delicatissimi gli ingressi d’avvio, con un bun dal gusto di montanarina e la ventresca in acqua di pomodoro dell’orto.

Si prosegue con merluzzo ed emulsione di peperoni friggitelli e pomodorini gialli. Piatto bello agli occhi e di forte impatto al palato.

Il risotto con blu di bufala e baccalà rappresenta un classico della cucina partenopea contemporanea, cui segue la linguina di Gragnano con ragù di ricciola, pomodoro e susato amalfitano.

Per la pasta fresca il tortello con cappone, provolone del Monaco e chips di patate viola con riduzione di brodo. L’assaggio migliore della serata, prima dell’arrivo dei secondi e della chiusura con i dessert curati dal talentuoso chef de patisserie Michele di Leva.

Il tempo di provare i lievitati come la focaccia con patate, olio extravergine di oliva di Agerola e origano ed ecco il filetto di pesce San Pietro e salsa di mandorla ed il piccione in tre consistenze (carpaccio, spalla, petto) con funghi, aromatizzato con un formaggio al caffè straordinario per estro e visione.

Duetto di dolcezza con il soufflé alla vaniglia ripieno di salsa d’albicocca e con un gelato oleoso, fichi, noci e polvere di Provolone del Monaco, sempre per rispettare la gastronomia del territorio.

Da poco Un Piano nel Cielo ha riaperto i battenti in vista della nuova stagione dopo la sosta invernale: l’occasione ideale per respirare aria di Paradiso.

Al Senato della Repubblica pioggia di riconoscimenti per la Campania enogastronomica

Comunicato Stampa

Il 9 maggio 2025 è stata una giornata memorabile per l’enogastronomia della Campania. A Palazzo Giustiniani, sede del Senato della Repubblica, presso la Sala Zuccari, si sono riuniti i vertici del Comitato del Premio Internazionale di Venezia, rappresentato dal presidente Sileno Candelaresi, operativo nel segmento “Goldel Lion” dedicato alle eccellenze del Made in Italy. 

Dopo la moderazione di Luz Adriana Sarcinelli vice presidente del Leone d’Oro e grazie  all’organizzazione di Concetta Bianco, vice presidente del contest premiante “Golden Lion Chef”, è stata officiata la premiazione di personalità eccellenti in vari campi delle attività umane, raggiunti dall’ambita statuetta del leone alato di Venezia, sia nella versione aurea che d’argento, unitamente ad altri riconoscimenti e premi.

Tra i primi a ricevere il Leone d’Oro Sergio Rastrelli, senatore a vita  della Repubblica, a cui sono seguiti prefetti, medici, ricercatori, artisti, registri cinematografici, cavalieri del lavoro, giornalisti, attivisti nel volontariato e per la salvaguardia della vita umana in mare.

Domenico Fortino e Lorenzo Oliva di WIP Burger & Pizza a Nocera Inferiore, hanno ricevuto la nomina a Cavalieri della Cucina Italiana nel Mondo per l’impegno profuso in ambito gastronomico e per aver apportato innovazione nel mondo della pizza e aver reso, nell’arco di un decennio, il loro locale un punto di riferimento per artigiani del gusto, produttori di eccellenze agroalimentari e intenditori. Susseguono ad esponenti illustri come Franco Pepe, Iginio Massari e Matteo Lorito, magnifico rettore dell’Università di Napoli “Federico II”.

In maniera del tutto inaspettata è stato menzionato dal presidente Candelaresi anche Gaetano Cataldo, nostro autore su 20Italie, insignito del riconoscimento al merito: è la prima volta nella storia del Gran Premio Internazionale di Venezia che ad un sommelier vengono riconosciuti i suoi meriti sul campo.

In quanto a giornalista enogastronomico, fondatore di Identità Mediterranea, associazione culturale impegnata alla valorizzazione del territorio, a Gaetano Cataldo è stata attribuito il riconoscimento al merito per il suo impegno di comunicatore, sensorialista in vari ambiti, innovatore, grazie alla creazione della prima bottiglia celebrativa di una capitale idella cultura, e per la sua ventennale carriera di sommelier indipendentista, come d’altronde riconosciutagli con la nomina a miglior sommelier dell’anno al Merano Wine Festival. Lo stesso Cataldo, oltre alla pergamena, ha ricevuto una targa di riconoscimento speciale al merito del Gran Premio Internazionale di Venezia con il patrocinio della Regione Veneto e della Città di Venezia. 

Sono stati chiamati sul palco molti altri protagonisti, quasi tutti campani: i fratelli Giugliano, alla guida del ristorante Mimì alla Ferrovia, Giuseppe Scicchitano dell’omonimo ristorante in via Foria e Ciro Scognamillo della celebre pasticceria Poppella, sono stati premiati con menzioni, riconoscimenti al merito e l’ingresso nel cavallierato della Cucina Italiana, decisamente un riconoscimento che si lega in particolar modo alla volontà del Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare di ottenere la Cucina Italiana diventi patrimonio immateriale Unesco, anche grazie al contributo del team del Leone d’Oro e di altri enti istituzionali.

Alla Stazione Marittima di Napoli ritorna VitignoItalia

Al via VitignoItalia: l’Italia del vino va in scena a Napoli con un parterre di 2000 etichette e un programma di attività inedite

Tre giorni di degustazioni top level, esperienze sensoriali tra vino e musica con Coravin e 100 Best Italian Rosé e percorsi virtuali con il VR Winestour

Spazio anche all’educational tour dedicato ai buyer internazionali nei territori dell’Irpinia-Sannio

Parte il countdown per la nuova edizione di VitignoItalia, il grande evento del vino italiano che, a Napoli da domenica 11 a martedì 13 maggio, animerà gli spazi della Stazione Marittima. Anche quest’anno produttori, stampa, professionisti del settore e amanti del vino si danno appuntamento nel capoluogo campano per celebrare le eccellenze e i terroir dell’Italia del vino. 200 le cantine presenti per un totale di oltre 2000 etichette che daranno vita a un percorso di degustazione alla scoperta delle storie dei produttori e dei loro territori.

“Quest’anno vogliamo davvero andare oltre – sottolinea Maurizio Teti, Direttore di VitignoItalia – Ci stiamo avvicinando sempre di più al 20esimo anniversario della nostra manifestazione e, edizione dopo edizione, aumenta il desiderio di costruire un calendario sempre più trasversale, in grado di coinvolgere settori e professionisti diversi. Il tutto per dimostrare quanto il vino sia un prodotto duttile e complesso, capace di dialogare con le varie espressioni culturali, dalla musica alle nuove tecnologie. Un programma di incontri di altissimo livello reso possibile dal prezioso contributo dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania e di partner storici come UniCredit, nonché grazie alla grande partecipazione delle cantine che, nel corso di questi anni, hanno creduto sempre di più nel nostro evento, non solo come vetrina di grandi eccellenze ma anche come spazio di dialogo e networking con buyer e operatori del settore.”

Il parterre di cantine di altissimo livello sarà completato dalla presenza di grandi Consorzi del territorio come il Consorzio Vita Salernum Vites e il Vesuvio Consorzio Tutela Vini, ma anche da importanti realtà del sud Italia, tra cui l’Azienda Regionale per lo Sviluppo dell’agricoltura Calabrese e l’Istituto Regionale del Vino e dell’Olio della Sicilia, e del settentrione come il Consorzio Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore e il Consorzio DOC Friuli.

VitignoItalia come ogni anno mette in scena un palinsesto di incontri per approfondire il dialogo tra il vino e diversi ambiti, partendo dalla musica con il percorso degustazione in collaborazione con Coravin e la guida ai migliori rosati d’Italia 100 Best Italian Rosé in programma per tutta la giornata di martedì 13. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di scegliere la composizione musicale in grado di esaltare al meglio le caratteristiche di ciascun vino, dando vita a una vera e propria liaison sensoriale che apre nuove prospettive in termini di abbinamento. Tra le novità più attese di questa edizione c’è anche il Winestour, il percorso immersivo che offrirà ai visitatori la possibilità di esplorare i luoghi del vino più interessanti d’Italia indossando il VR. Un’esperienza che, grazie alla magia della realtà virtuale, trasporterà all’interno delle cantine, darà la possibilità di camminare tra i vigneti e ammirare gli scorci più suggestivi di ogni territorio.

“In questa edizione abbiamo deciso di portare il nostro evento a un livello ancora più alto, non solo in termini di contenuti ma anche di qualità della degustazione – continua Maurizio Teti – con l’introduzione dei calici Privé35 di Anima Cerve group. Un’ulteriore cura riservata ai nostri visitatori per valorizzare al meglio i vini in degustazione, sia ai banchi d’assaggio che durante le masterclass. Allo stesso tempo continuiamo a lavorare anche sul fronte business con l’organizzazione dell’educational tour dedicato ai buyer internazionali organizzato in collaborazione con la Camera di Commercio Irpinia-Sannio. Un’iniziativa che porta avanti la nostra collaborazione con ICE che ogni anno contribuisce ad alzare lo status della nostra manifestazione grazie a una selezione dei migliori professionisti del settore provenienti da tutti i continenti.”

Oltre agli appuntamenti inediti, in programma numerose masterclass dedicate alle realtà del vino più interessanti, da nord a sud del Paese: si parte domenica 11 con protagonisti i vini siciliani, alle ore 15.00 con “Sicilia enologica: vini e territori” e, alle 16.30, con l’incontro “Le Bollicine di Sicilia”, che lascerà poi spazio, alle 18.00, alle bollicine venete con la masterclass “Conegliano Valdobbiadene Prosecco: le potenzialità del vitigno Glera”. Ad aprire la giornata di lunedì 12, alle 10.30, la degustazione dedicata alle denominazioni della Calabria; ore 15.00 sarà il momento dei vini subacquei con l’incontro “Jamin – la tradizione terrestre incontra l’innovazione del mare: UnderWater Wines, la caratterizzazione positiva”. Si arriverà poi in Campania con i vini della Cantina del Taburno e la degustazione “Bue Apis, alle radici dell’Aglianico del Taburno” alle 16.30, e poi ancora in Sicilia per celebrare le nozze di smeraldo della cantina Tasca d’Almerita, 1985-2025 “Da quarant’ anni con amore immenso”.

Martedì 13 alle 10.30 si inizia con la masterclass “Cosa bolle in Campania” incentrata sulle bollicine della regione, poi l’appuntamento vis à vis tra i vini campani e friulani con l’incontro “Refosco dal peduncolo rosso DOC Friuli e Piedirosso dei Campi Flegrei DOP: racconti autoctoni di antiche origini dal Friuli alla Campania”.

L’ultima giornata si conclude alle 17.30 con il talk “Il futuro del vino Campano: sostenibilità, climate change e sviluppo”, che vedrà inoltre la presentazione della guida edita dal Corriere del Mezzogiorno “50 vini di nicchia (ma non troppo)”.

Programma VitignoItalia 2025

Domenica 11 maggio

15:00 – Sala Calipso (Stazione Marittima)

Sicilia enologica: VINI & TERRITORI

Saluti: Vito Bentivegna – Direttore Generale IRVO Istituto Regionale del Vino e dell’Olio della Sicilia

Conduce: Gianni Giardina – Enologo IRVO Istituto Regionale del Vino e dell’Olio della Sicilia

In degustazione: DOCG Cerasuolo di Vittoria – DOC Sicilia – DOC Etna – DOC Marsala,

Nero d’Avola – Frappato – Perricone – Grillo – Catarratto – Carricante – Nerello Mascalese

16:30 – Sala Calipso (Stazione Marittima)

Bollicine di Sicilia: una realtà consolidata

Saluti:  Vito Bentivegna – Direttore Generale IRVO Istituto Regionale del Vino e dell’Olio della Sicilia

Conduce: Gianni Giardina – Enologo IRVO Istituto Regionale del Vino e dell’Olio della Sicilia

In degustazione:  Spumanti metodo Classico – Spumanti metodo Charmat – DOC Etna – DOC Sicilia – IGT Terre Siciliane

Catarratto – Grillo – Frappato – Nerello Mascalese

18:00 – Sala Calipso (Stazione Marittima)

Conegliano Valdobbiadene Prosecco: le potenzialità del vitigno Glera

Conducono: Diego Tomasi – Direttore Consorzio Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, Francesco Continisio – Presidente Scuola Europea Sommelier, Luciano Pignataro – Giornalista

In degustazione: Rebuli Angelo – Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Brut Fonso Rebuli Rive di San Pietro di Barbozza 2024, Masottina – Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Brut Rive di Ogliano 2024, Masottina – Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Brut Rive di Ogliano 2020, Le Volpere – Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Còl Miliane Extra Brut Rive di Premaor 2022, Le Volpere – Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Còl Miliane Extra Brut Rive di Premaor 2020, Borgo Col – Valdobbiadene Prosecco Superiore sui lieviti Brut nature 2023, Drusian – Valdobbiadene Prosecco Superiore sui lieviti Brut nature 2021, Ca’ dei Berti – Valdobbiadene Prosecco Superiore sui lieviti Brut nature Ippo 2021

Lunedì, 12 Maggio 2025

10:30 – Sala Calipso (Stazione Marittima)

Calabria

Conducono: Luciano Pignataro – Giornalista, Gennaro Convertini – Presidente Azienda Regionale per lo Sviluppo dell’ Agricoltura Calabrese

In degustazione: A vita – ‘A vita rosato Cirò DOC, L’Arciglione di Cataldo Calabretta – IGP Calabria Rosato Alicante, Cantine Benvenuto – Celeste Calabria IGT, Cantine Viola – Rossoviola Calabria IGT, Antonella Lombardo – Ichò Calabria IGT, Librandi – Duca san Felice Cirò Rosso Superiore Riserva, Ippolito – Ripe del Falco Cirò Rosso, Terre di Balbia – Fervore Calabria IGP

15:00 – Sala Calipso (Stazione Marittima)

Jamin, La tradizione terrestre incontra l’innovazione del mare: UnderWaterWines la caratterizzazione positiva

Conducono: Emanuele Kottakhs – Cofounder Jamin Portofino UnderWaterWines, Tommaso Luongo – Presidente AIS Campania, Marco Starace – Presidente Jamin Ischia UWW, Luciano Pignataro – Giornalista

I produttori: Lucia Monticelli – Az. La Pietra di Tommasone, Luca Parenti – Az. Tenuta Campo al Signore

In degustazione: La Pietra di Tommasone – Ischia Bianco Metodo classico DOC Dedicato al fondatore e Aphrodite Ischia Bianco Spumante Metodo classico UWW, Tenuta Campo al Signore – Volante DOC Bolgheri 2020 e Volante DOC Bolgheri 2020 UWW, Tenuta del Paguro – Ostrea Rosato e Ostrea Rosato in fundo

16:30 – Sala Calipso (Stazione Marittima)

Cantina del Taburno: Bue Apis, alle radici dell’Aglianico del Taburno

Conducono: Luciano Pignataro – Giornalista, Raffaele Di Marco – Enologo Cantina del Taburno

In degustazione: BUE APIS DOCG AGLIANICO DEL TABURNO, Annate 2004 2008 2013 2015

18:00 – Sala Calipso (Stazione Marittima)

Tasca d’Almerita, Nozze d’oro 1985-2025 “Da quarant’ anni con amore immenso”

Conducono: Ivo Basile, Leonardo Vallone – Direttore commerciale Tasca d’Almerita, Luciano Pignataro – Giornalista

In degustazione: NOZZE D’ORO BIANCO DOC SICILIA, Annate 2023 2021 2017 2012 2008 2004

Martedì, 13 Maggio 2025

10:30 – Sala Calipso (Stazione Marittima)

“Cosa bolle in Campania”

Conducono: Tommaso Luongo – Presidente AIS Campania, Luciano Pignataro – Giornalista

In degustazione: La Pietra di Tommasone – Ischia Bianco Spumante DOC, San Salvatore 19.88 – Gioì Spumante Brut Rosé Millesimato, Masseria Piccirillo – Prima gioia Vino spumante di qualità brut nature 2021 32 mesi sui lieviti, Il Verro – Metodo Classico Extra Brut Sheep 30 Mesi, Cantine Di Marzo – 1930 Spumante Metodo Classico di Greco di Tufo Millesimato Brut Nature, Fattoria la Rivolta – Ellenikos Spumante Rosato Brut

15:00 – Sala Calipso (Stazione Marittima)

Refosco dal peduncolo rosso DOC Friuli e Piedirosso dei Campi Flegrei DOP. Racconti autoctoni di antiche origini dal Friuli alla Campania

Conducono: Francesco Continisio – Presidente Scuola Europea Sommelier, Barbara Rosso – Consorzio DOC Friuli

Modera: Giulia Cannada Bartoli – Giornalista enogastronomica

In degustazione: Annalisa Zorzettig – Refosco dal peduncolo rosso 2023 DOC Friuli, Obiz – Refosco dal peduncolo rosso 2022 DOC Friuli, Pitars – Refosco dal peduncolo rosso 2022 DOC Friuli, Vendrame Vignis del Doge – Refosco dal peduncolo rosso 2022 DOC Friuli, La Sibilla vini – Piedirosso Campi Flegrei DOC 2023, Vitivinicola Iovino – Vigna Solfatara Piedirosso Campi Flegrei DOP 2022, Cantine Astroni – Colle Rotondella Piedirosso Campi Flegrei DOP 2024, Contrada Salandra – Campi Flegrei Piedirosso DOP 2021

17:30 – Sala Calipso (Stazione Marittima)

Il futuro del vino Campano. Sostenibilità, climate change e sviluppo

Saluti introduttivi  Maurizio Teti – Direttore VitignoItalia

Le nuove frontiere della produzione fra sostenibilità ambientale e climate change. Panel dedicato all’economia del settore, ai temi che oggi impattano sulle scelte produttive sia in chiave ambientale che in chiave strategica

Ferdinando Natali – Regional Manager Sud di UniCredit, Stefano Carboni – Docente di Sociologia dei Consumi e dei Comportamenti Alimentari Università Tor Vergata-Roma Modera, Simona Brandolini – Giornalista del Corriere del Mezzogiorno

Il territorio e le sue eccellenze: presentazione della guida 50 vini di nicchia (ma non troppo) a cura di Gimmo Cuomo. Presentazione della guida vini del Corriere del Mezzogiorno a cura di Gimmo Cuomo

Gimmo Cuomo – Giornalista e critico enogastronomico del Corriere del Mezzogiorno,Vincenzo Mercurio – Enologo, Franco Continisio – Presidente Scuola Europea Sommelier, Tommaso Luongo – Presidente AIS Campania

Modera: Simona Brandolini – Giornalista del Corriere del Mezzogiorno

VITIGNOITALIA, Il Salone dei vini e dei territori vitivinicoli italiani

Stazione Marittima di Napoli

Domenica 11 Maggio: ore 14.30 – 21

Lunedì 12 Maggio: ore 14.30 – 21

Martedì 13 Maggio: ore 14.30 – 20

www.vitignoitalia.it – Tel. 0814104533 – segreteria@vitignoitalia.eu

Ufficio Stampa MG Logos di Stefano Carboni – Tel. 335 5277431 – comunicazione@mglogos.it

Napoli: al Gran Caffè Gambrinus si festeggia il World Cocktail Day

Il 13 maggio pomeriggio di degustazioni e dimostrazioni con i barmen Aibes.

Comunicato Stampa

Martedì 13 maggio dalle ore 18 al Gran Caffè Gambrinus si festeggia il World Cocktail Day. Ingresso gratuito con dimostrazioni e degustazioni promosse dal Gran Caffè Gambrinus e dalla sezione campana di Aibes, l’Associazione Italiana Barman. 

Di scena i drink classici con “incursioni” di ingredienti e quindi sapori tipici campani. E così ecco l’Espresso Martini che si realizza con la miscela utilizzata al Gambrinus, poi c’è il drink New York Sour con aglianico del territorio e tanti altri abbinamenti creativi. Tra dimostrazioni, focus e degustazioni (sarà offerto 1 drink a persona) protagonisti anche i barmen del Gambrinus Domenico Lucarelli e Francesco Oliviero. 

Un pomeriggio che intende porsi come un “open day” per valorizzare la cultura del drink utilizzando ingredienti “local” e il lavoro di chi attraverso l’associazione e strutture come il Gran Caffè Gambrinus valorizza sempre più la figura del bartender.

I numeri della XIII edizione di Bianco Tanagro

Un’edizione da record, “ma ora è tempo di lavorare uniti per un brand inclusivo”

Comunicato Stampa

Ventimila visitatori, più di 25 ettari specializzati, oltre 20 pietanze a base di carciofo bianco, 22 gruppi di musica popolare e folkloristica, decine di artisti di strada, 4 nuovi ambasciatori del carciofo bianco, 7 intense giornate ricche di attività collaterali, tra cui laboratori gastronomici, convegni, premiazioni, concorsi di pittura, laboratori di riciclo, giochi antichi e visite guidate.

Sono questi i numeri che decretano il successo della XIII edizione di Bianco Tanagro ad Auletta (SA), il festival del carciofo bianco del Tanagro che è ormai un riferimento nel panorama degli eventi gastronomici in Campania.

Alla fine di ogni edizione ci sentiamo sopraffatti dalle emozioni, dagli stimoli e dalla voglia di fare ancora di più. Bianco Tanagro è un progetto corale che sta dando speranza ad un territorio interno, partendo dalla terra si sta stimolando il turismo e la resilienza, stanno nascendo nuove aziende agricole e di trasformazione. Ecco perché è importante per noi lanciare un messaggio di unità con tutta l’area interessata dalla coltivazione del carciofo bianco. Abbiamo un prodotto unico dal punto di vista organolettico e nutrizionale, lo stiamo facendo crescere, dobbiamo essere uniti in suo nome per costruire un nuovo futuro per i nostri paesi d’entroterra. Il carciofo bianco è dell’intera area agricola del Tanagro, di nessun singolo comune che – da solo – potrebbe andare poco lontano. Uniamoci per sognare in grande e lavorare sodo con i nostri giovani utilizzando un brand inclusivo e univoco”, commenta il presidente della Pro Loco Auletta Giuseppe Lupo.

Annunciate le date della prossima edizione di Bianco Tanagro, prevista per due fine settimana: dal 24 al 26 aprile 2026 e dal 30 aprile al 3 maggio 2026.

Viti a piede franco: eredità storica da salvaguardare

Domenica 4 maggio al Centro Congressi Medioevo di Olgiate Comasco (CO) si è svolta la manifestazione Calici al Medioevo: Giornata di sensibilizzazione a tutela del Piedefranco.

In un’epoca dominata dall’innovazione e dalla standardizzazione, l’iniziativa si era proposta di mantenere viva la memoria storica e le pratiche vitivinicole sostenibilie più autentiche, che caratterizzano le viti franche di piede. Vitigni considerati un patrimonio genetico di inestimabile valore, poiché rappresentano un collegamento diretto con le tradizioni agricole ed enologiche del passato.

Il Comitato Italiano per la tutela del Piedefranco, nato ad aprile 2024 e presieduto da Silvano Ceolin, svolge un ruolo fondamentale nella tutela e valorizzazione di una tradizione vitivinicola unica nel suo genere. Prima e unica associazione in Italia dedita alla protezione del patrimonio ampelografico storico, per preservare un valore culturale e identitario spesso poco conosciuto o addirittura dimenticato.

Un team composto da sommelier, storici, viticoltori e appassionati del mondo del vino, si impegna a promuovere e sviluppare iniziative che rilancino il patrimonio vitivinicolo prefillossera, valorizzando la sua unicità e contribuendo alla sua diffusione sia a livello locale che nazionale.

La passione e la dedizione di Silvano Ceolin sono palpabili; l’Associazione nasce quasi per caso, quando Silvano, in visita all’azienda Cantine Roeno in Trentino, assaggia un vino dal nome evocativo: Enantio. Nome che riporta indietro a Plinio il Vecchio e alla sua De Naturalis Historia. Tra le caratteristiche uniche e distintive dell’Enantio c’è la sua resistenza alla fillossera, e qui, Silvano, per la prima volta sente parlare di piede franco.

A novembre dello stesso anno si ritroverà alla Corte del Principato di Monaco, invitato alla convention organizzata dall’associazione internazionale Francs de Pied, l’Organizzazione sostenuta da Alberto di Monaco che riunisce appassionati, aziende e enologi del mondo di questo tipo di viticoltura. Il Principe è anche un sostenitore della candidatura dei vigneti a piede franco come patrimonio mondiale dell’UNESCO.

Accanto a Silvano, Marta De Toni, ricercatrice, scrittrice e divulgatrice del mondo vitivinicolo ci offre un excursus storico e scientifico dell’affaire fillossera. Marta riesce a trasmettere concetti complessi in modo semplice e accessibile, il racconto scorre in modo chiaro e coinvolgente.

L’avvento della fillossera in Europa, arrivata dall’America del Nord, rappresentò una delle crisi agricole più gravi della fine del XIX secolo, con conseguenze profonde sulla viticoltura e sull’economia di molte regioni vinicole. Intere campagne vennero abbandonate e il paesaggio mutò per sempre.

Il primo caso documentato di infestazione in Europa si registrò in Francia nel 1863 e in seguito la fillossera si diffuse rapidamente in altre nazioni come Italia, Spagna, Germania e Portogallo. La sua diffusione fu accelerata dal fatto che le radici delle viti europee, non avendo sviluppato resistenze naturali, erano particolarmente vulnerabili al parassita.

Le radici delle viti sono molto di più di semplici ancore che le tengono saldamente al suolo. Veri e propri laboratori di vita, custodi di segreti antichi, protagoniste di un’energia invisibile che alimenta tutto il ciclo della natura. Il loro ruolo non si limita al nutrimento della pianta: le radici sono anche le sentinelle del suolo, capaci di comunicare tra loro, creando una rete di scambi che rafforza la comunità vegetale.

Questa premessa sull’importanza delle radici, racconta Marta, è necessaria per capire come l’impatto della fillossera sia stato devastante. Le lesioni che provoca impediscono il flusso della linfa alla pianta portandola a marcire.

Per contrastare la diffusione della fillossera, si sperimentarono numerosi rimedi iniziali, anche se nessuno si rivelò efficace. Tra le misure adottate ci furono l’iniezione di solfuro di carbonio nel terreno, con l’obiettivo di disinfettare i suoli dopo aver estirpato le viti malate, e uccidere gli insetti nocivi. Si tentò anche di allagare i vigneti, in modo da soffocare gli insetti, o l’insabbiamento delle vigne, con la speranza di eliminare l’infestazione. Tuttavia, nonostante questi tentativi, la fillossera continuò a diffondersi in modo inarrestabile.

Alla fine, si arrivò alla tecnica che oggi conosciamo: le varietà europee di Vitis vinifera venivano innestate su radici americane resistenti, permettendo alle piante di sopravvivere e prosperare nonostante la minaccia del parassita. Marta ci lascia uno spunto di riflessione: si arrivò a una soluzione o a un compromesso?

Ma torniamo alla nostra cara vite a piede franco, di seguito i fattori ambientali che ne hanno determinato la sopravvivenza:

  • suoli: sabbiosi, vulcanici, o con strutture che ostacolano il passaggio del parassita;
  • altitudine: vigneti ad alta quota hanno maggiori possibilità di resistenza;
  • microclima: condizioni ambientali meno favorevoli alla diffusione della fillossera;
  • isolamento: zone isolate come Pantelleria sono meno esposte al parassita.

I vigneti con piede franco sono piuttosto rari sia in Italia che nel resto d’Europa; vi sono alcune aree dove si registra la presenza di tali piante, come nelle zone di alta quota della Valle d’Aosta, o in Sardegna, in particolare sui terreni sabbiosi del Sulcis e nella zona di Oristano e sull’Isola di Pantelleria, grazie alla sua posizione isolata e alla distanza dal continente. In Sicilia, invece, i vigneti con piede franco si trovano sui terreni vulcanici dell’Etna, dove le condizioni del suolo favoriscono la crescita di queste viti più resilienti.

Ricordiamo anche l’Enantio a piede franco, citato prima, un vitigno autoctono diffuso unicamente in Vallagarina tra la provincia di Trento e quella di Verona, lungo le rive dell’Adige su terreni sabbiosi, che proprio per questo lo hanno preservato. E, scoperta recentissima, le prime due viti a piede franco in Lombardia, per la precisione in Valtellina, con tanto di certificazione del CREA:

Con la presente la Fondazione Fojanini di Studi Superiori informa che le viti sottoposte ad indagine genetica presso il CREA (Centro di ricerca per la Viticoltura e l’Enologia) con sede Conegliano (TV) sono franche di piede.

Di seguito alcune degustazioni ai banchi d’assaggio, non solo piede franco:

  • Enantio Terradeiforti DOC – Cantina Roeno – 100% Enantio, colore rosso rubino intenso e grande complessità con note che spaziano dai piccoli frutti di bosco a quelle di tabacco e spezie. Buon equilibrio tra acidità e tannini, dotato di spiccata persistenza.
  • Lazio IGT Biancolella – Azienda Agricola Cantine Migliaccio – 100% Biancolella. Siamo sull’isola di Ponza. Sentori di macchia mediterranea, agrumi, frutta matura e ginestra. Ottima la sapidità e lo spunto minerale finale.
  • Il Lunatico – Cantina I Germogli di San Colombano al Lambro – 100% Merlot. Affina in anfora per 18 mesi, dal colore rosso intenso, quasi impenetrabile. Olfatto che richiama le spezie e la frutta rossa matura. Gusto pieno e persistente. Una particolarità, tutti i vini della cantina hanno nomi particolari: Galeotto, Ricercato, Malandrina, l’Esuberante un metodo classico che affina 30 mesi.
  • Aria di Mari Isola dei Nuraghi IGT – Cantina Li Seddi – Siamo in Sardegna, i vigneti si trovano sulle sabbie dunali di Badesi. 100% Cannonau, affinamento per un minimo di 24 mesi. Rosa cerasuolo brillante, bollicine fini e persistenti. Il profumo ricorda proprio la frutta rossa appena colta.
  • Riesling Terre Lariane – Cantina Bellesina – Giallo dorato. Intenso al naso, rinfrescante e minerale in bocca con buona persistenza sul finale e note che richiamano gli agrumi e gli idrocarburi.

Alla manifestazione era presente anche un gruppo di figuranti in costumi romani, che hanno intrattenuto il pubblico con spiegazioni sull’alimentazione e il consumo di vino ai tempi di Roma, offrendo un affascinante viaggio nel passato e arricchendo l’evento di un momento storico e culturale.

Nel pomeriggio una interessante conferenza sui Vini di Confine, che sarà raccontata in un prossimo articolo.

Alle 18 chiusura dell’evento con l’esibizione del coro polifonico Castelbarco di Avio che ha tenuto un concerto dal titolo “FRANC DE PIED”, risultato di mesi di studio e ricerca, con l’obiettivo di esplorare la tematica del vino attraverso composizioni dedicate.

Prosit!

Cantine Ferrari e la famiglia Lunelli: la dinastia del Trento Doc nel mondo

Il 1902 è l’anno in cui Giulio Ferrari inizia a dar vita ad un sogno: ricreare le bollicine tanto apprezzate in Francia, durante i suoi studi primordiali a Montpellier. La spumantistica italiana era praticamente inesistente, eccezion fatta per alcune produzioni artigianali – o per meglio dire casalinghe – che poco o nulla avevano a che fare con quelle celebri d’Oltralpe.

La lunga storia delle cantine Ferrari

I fatti raccontati così sembrerebbero semplici; in realtà Ferrari ha vissuto tante vite come le catene effervescenti che caratterizzano i suoi Metodo Classico. Da Calceranica (TN), antico borgo sulle rive del Lago di Caldonazzo, si sposta a Montpellier per gli studi in agraria. Quindi Geisenheim in Germania, luogo ideale per l’approfondimento formativo sulle barbatelle di vite e le varietà d’uva. Infine Épernay nel cuore del distretto della futura AOC Champagne, ancora neppure in embrione dal punto di vista legislativo ed il successivo rientro in patria, con tanta esperienza e alcuni ceppi di Chardonnay da impiantare sulle colline di Lavis (TN).

Sperimentazione, ricerca e voglia di realizzare in Trentino, su suoli dolomitici di origine glaciale, quanto avveniva da secoli tra le pianure della Francia. Vigne lavorate ad altitudini superiori a quanto prevedeva l’usanza dell’epoca e, soprattutto, la valorizzazione per primo in Italia dello Chardonnay, quando nessuno ne conosceva il potenziale per la spumantizzazione. Subito 2 medaglie d’oro conseguite all’Esposizione Internazionale nel 1906 e nel 1936, prima dell’abbandono dell’attività con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e la fuga in Svizzera.

L’antica sede di Via Belenzani a Trento e il futuro del Metodo Classico in Italia

Il nuovo colpo di scena nella vita di Giulio è stata la sorpresa di trovare intatta la sede storica di Via Belenzani, in una Trento distrutta dai bombardamenti. Celate all’interno ancora 6 bottiglie, integre dopo anni di silenzio e oscurità, che hanno acceso in lui l’idea della lunga sosta sui lieviti come mantra produttivo. Un compito proseguito con successo da Bruno Lunelli, scelto quale degno successore per il prosieguo del brand, dopo un’accurata selezione di candidati in assenza di eredi diretti.

Lunelli, noto per la gestione di un’antica enoteca in città, riceve questo dono inestimabile dietro pagamento di un corrispettivo di vendita pari a 30 milioni di lire, indebitandosi fino al collo. Una scelta di cuore e di testa, supportato dai familiari da subito uniti nel progetto. I suoi figli Franco, Gino e Mauro ripagano totalmente il sacrificio del padre portando la casa Ferrari ai vertici dell’eccellenza enologica mondiale, icona di stile e gusto del Made in Italy.

Inizia così l’era della Famiglia Lunelli, proseguita negli anni ’80 con l’altrettanto fondamentale epoca dell’enologo Ruben Larentis, che li accompagnerà fino al 2023, per oltre 37 anni, contribuendo al mito del Trento Doc nel mondo. La parte sotterranea in stile “Cave” di riposo della nuova cantina ospita l’intera produzione aziendale prima dell’immissione in commercio. Quasi 8 milioni di bottiglie ambite in ogni angolo del goblo e dai main sponsor sportivi e automobilistici. Il simbolo della vittoria e della conquista del primato assoluto per identità e storia.

Quasi 700 ettari vitati (la metà di quelli censiti per la Denominazione) suddivisi tra 700 conferitori totali ed un marchio che non teme paure per dazi e oscillazioni geopolitiche. Ciò lo si deve all’estrema differenziazione delle aree di vendita e all’importante percentuale – circa due terzi di fatturato – ricavata da ristorazione, hotel e grandi distributori in Italia, come voluto dall’impegno dei cugini Alessandro, Camilla, Marcello e Matteo, terza generazione dirigenziale.

Maso Pianizza è il vigneto storico di Chardonnay da 12 ettari piantati a pergola a metà degli anni Sessanta, attorno a un maso situato tra i 500 e i 600 metri d’altitudine, sulla collina a Est di Trento. Qui nel 1972 prende forma l’etichetta Giulio Ferrari Riserva del Fondatore, dedicata alla scomparsa del visionario personaggio dell’enologia trentina. Mauro Lunelli, all’insaputa dei fratelli Gino e Franco, decide di scegliere e conservare in un luogo nascosto della cantina alcune migliaia di bottiglie ricavate dalle migliori uve provenienti proprio da Maso Pianizza e di informare i parenti solo nel 1980 dopo 8 anni di stoccaggio.

Sembra un sogno utopico eppure diventerà rapidamente una splendida realtà, superata negli anni ’90 dal Bruno Lunelli e dal Giulio Ferrari Collezione che arrivano rispettivamente a 16 e 18 anni di sosta sur lie.

La straordinaria degustazione delle Riserve

Ferrari Perlé Nero Riserva 2017 – un Blanc de Noir, da Pinot Nero in purezza, cremoso, tropicale, con sfumature di vaniglia e zenzero. Controllo perfetto delle asperità aggressive del varietale, di grande eleganza gastronomica e da sbuffi di torrefazione sul finale.

Ferrari Riserva Lunelli 2015 – una delle 2 etichette a riportare entrambi i cognomi storici della cantina. Extra Brut come il precedente, gioca su nuance gessose, agrumi gialli, sandalo e albicocca. Cala lievemente nella persistenza di chiusura su frutta a guscio essiccata, complice una vintage molto muscolare e meno delicata.

Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2015 – spinge rapido su bergamotto, erbe officinali e miele di millefiori. Sorso cremoso e lunghissimo, sboccato nel 2024 dimostra lunga vita ancora davanti. Preferita la fermentazione in acciaio rispetto al secondo campione.

Giulio Ferrari Riserva del Fondatore Rosé 2012 – blend per il 60% da uve Chardonnay e 40% Pinot Nero vira su tocchi lievi di pasticceria e scie floreali con allungo tra fragoline di bosco e arancia sanguinella. Color rosa antico è uno dei prodotti più recenti e contemporanei studiato dai Lunelli di casa Ferrari.

Franciacorta e Maremma si incontrano al Vinitaly: un viaggio tra eleganza e identità

Verona si è trasformata ancora una volta nella capitale mondiale del vino con Vinitaly 2025, l’appuntamento imperdibile per produttori, buyer, appassionati e operatori del settore. Tra padiglioni gremiti, calici alzati e nuove tendenze da scoprire, l’edizione di quest’anno ha confermato – e forse superato – le aspettative: innovazione, sostenibilità e storytelling si sono intrecciati in un viaggio sensoriale che ha messo al centro il valore culturale e identitario del vino. Un evento che non si limita alla degustazione, ma che racconta territori, visioni e il futuro stesso del comparto vitivinicolo.

Tra le realtà che hanno brillato sotto i riflettori, due aziende seguite dall’Agenzia di Comunicazione Affinamenti si sono distinte: Corte Aura, nel cuore della Franciacorta e Poggio Levante, perla enologica immersa nella Maremma toscana. Ho avuto il privilegio di visitarne gli stand insieme a Marina Ciancaglini, raccogliendo impressioni autentiche e calici memorabili.

Corte Aura – Franciacorta (BS)

Corte Aurea incarna l’eleganza e la precisione dello stile franciacortino, con bollicine che raccontano un territorio di vocazione e di scelte consapevoli. Le etichette proposte a Verona hanno mostrato coerenza, finezza e una ricerca costante dell’equilibrio: ogni bottiglia sembra voler celebrare il tempo, l’attesa, la misura. L’incontro con Federica Massagrande e il figlio Federico Fossati, ha rivelato una visione contemporanea del metodo classico, dove la sostenibilità è parte integrante della filosofia produttiva, senza mai sacrificare l’identità sensoriale.

Altra persona di spicco è Pierangelo Bonomi, decano e tecnico di cantina, entusiasmante e coinvolgente, una persona che trasmette energia positiva. La stessa energia che caratterizza Corte Aura che è rappresentata graficamente da una tartaruga stilizzata creata da Giacomo Bersnetti e rappresenta l’animale ritenuto sacro in molte civiltà.

Così i vini rappresentano un’esperienza sensoriale dove l’energia positiva viene convogliata nelle eleganti bottiglie, che contengono spumanti millesimati che vengono prodotti solamente nelle migliori annate e, come la tartaruga, affinano lentamente e hanno bisogno di tempo per esprimere pienamente il loro potenziale. Eleganza, precisione, identità territoriale.

Una produzione annua di 120.000 bottiglie di cui il 50% viene esportato mediamente in 26 paesi. La scelta iniziale è stata infatti quella di puntare sul mercato estero dove la bolla italiana riscuote molto successo

Note di degustazione:

  • Corte Aura Franciacorta DOCG Brut – Un Franciacorta dall’equilibrio classico e dal carattere raffinato: il Corte Aura Brut esprime appieno lo stile del territorio con slancio e precisione, finezza olfattiva con sentori di crosta di pane, agrumi canditi e nocciola; al palato è verticale, cremoso e con una chiusura minerale persistente.
    • Satèn Millesimato 2018 – 5 anni di affinamento sui lieviti, Chardonnay in purezza. Al naso delicato e floreale, in bocca si presenta fresco con note di mandorle e frutta bianca fresca e croccante.
    • Blau Millesimato 2016 – Extra Brut Blanc de Noir | Franciacorta DOCG. – Nel calice brilla di un colore dorato luminoso, attraversato da un perlage fine e continuo. Al naso è complesso e coinvolgente: si apre con note di frutta a polpa gialla matura, agrumi canditi e fiori secchi, per poi virare verso sfumature di pane tostato, nocciola, spezie dolci e leggere tostature che raccontano il lungo affinamento sui lieviti.

    • L’INSE’ Pas Dosé 2015 – è un Franciacorta che colpisce per raffinatezza, profondità ed essenzialità espressiva. Frutto di una vendemmia selezionata e di un lungo affinamento sui lieviti, questo spumante racconta la Franciacorta più autentica e rigorosa. Alla vista si presenta con un colore giallo paglierino intenso, attraversato da un perlage fine e continuo che testimonia la qualità della presa di spuma e la lunga maturazione in bottiglia. emergono note di agrumi canditi, fiori bianchi secchi, mandorla e pietra focaia, con sfumature evolute di crosta di pane, burro fresco e spezie leggere. Una complessità sobria, mai urlata, che invoglia alla beva.
    • RARAMÈ 2012 – Franciacorta DOCG Riserva – di rara finezza, capace di esprimere tutto il potenziale evolutivo del metodo classico quando affidato al tempo e alla pazienza. Frutto di una vendemmia eccezionale e di una lunga permanenza sui lieviti, si presenta come un grande vino da meditazione, ma anche come compagno ideale per una tavola di alto profilo. giallo oro brillante, solcato da un perlage finissimo e persistente. Sin dal primo impatto olfattivo, rivela un profilo maturo e complesso: note di frutta secca, scorza d’arancia candita, miele di castagno, spezie orientali e lievi accenti affumicati creano un bouquet avvolgente e stratificato. In bocca è ampio, strutturato, profondo. La cremosità della bollicina si intreccia a una freschezza ancora viva e una sapidità che dona slancio al sorso. Il finale è lunghissimo, con richiami di nocciola, pane integrale e agrumi maturi che restano a lungo in memoria.

    “Non rincorriamo mode: la nostra Franciacorta nasce dal tempo e dal rispetto. È la voce del nostro terroir, tradotta in bollicine.” Pierangelo Bonomi.

    Poggio Levante – Maremma (GR)

    Piccola realtà all’interno della Maremma a ridosso del Monte Amiata, scoperta da Alberto Facco, un padovano appassionato di vino che ha trovato in questo territorio la chiave di volta per fare un vino artigianale. Produce due referenze, un bianco da uve Vermentino e un rosso da uve Sangiovese.

    Immergersi in un calice di Poggio Levante significa accogliere un pezzo di Maremma: un territorio selvaggio e generoso che in queste bottiglie trova voce e corpo. La cantina, pur non vantando una certificazione biologica, vive un legame profondo con la propria terra: ogni filare è curato con rispetto, ogni acino raccolto a mano racconta l’amore per un paesaggio che unisce mare e collina.

    Il vero segreto di Poggio Levante è la ricerca continua di qualità a ogni tappa: dalla vigna alla cantina, dove l’intervento enologico si limita al minimo indispensabile, lasciando che sia il vino a imporre i suoi tempi. Ed è proprio questa pazienza a restituirci vini dallo spirito autentico, capaci di evolvere lentamente in bottiglia fino a conquistare il palato con armonia e finezza.

    Le etichette e le bottiglie moderne, dal design raffinato e riconoscibile, anticipano la personalità dei vini: sono un invito a scoprire un’esperienza sensoriale che affonda le radici nella tradizione, ma guarda al futuro con consapevolezza. In Poggio Levante ogni bottiglia è davvero una piccola filosofia di vita: semplice nella sua purezza, profonda nella carica emozionale.

    Limitata a appena 13.000 esclusive referenze l’anno, la produzione evita ogni compromesso quantitativo, privilegiando l’eccellenza che nasce dalla lentezza e dalla cura artigianale. Il risultato sono vini che non passano inosservati, veri ambasciatori della Maremma, capaci di unire struttura e freschezza, tradizione e modernità.

    Note di degustazione:

    • UNNÈ – Maremma Toscana DOC Vermentino – Tappo a vite e bottiglia renana, rendono questo vino identificabile come un bianco nordico molto espressivo. Di pura eleganza color giallo paglierino intenso, punteggiato da riflessi dorati e da un perlage vibrante che ne sottolinea la sostanza. Al naso esplode in un bouquet generoso, dove sfumature floreali si intrecciano a sentori di agrumi freschi e note erbacee di primavera. Nel finale, un delicato accenno di pietra focaia aggiunge un tocco minerale che arricchisce ulteriormente il profilo aromatico. Al palato, l’impronta è dominata da una fresca sapidità che sostiene un finale lunghissimo e memorabile.
      • OVVÌA – Maremma Toscana DOC Sangiovese – Dopo la raccolta a maturazione ottimale, le uve vengono subito avviate a vinificazione: fermentano a temperatura controllata con oltre quindici giorni di macerazione sulle bucce, seguiti dal regolare svolgimento della fermentazione malolattica. Il vino riposa quindi per sei mesi tra serbatoi d’acciaio inox e cemento, dove affina la sua personalità. Il risultato è un rosso giovane e vivace, firmato “Toscanaccio DOC”, dal profilo aromatico fragrante di frutti rossi e macchia mediterranea. Al palato il sorso è avvolgente e morbido, mentre tannini vibranti ne garantiscono slancio e facilità di beva.

      “Coltivare in Maremma è un privilegio che richiede ascolto e pazienza. Ogni bottiglia è un omaggio alla forza gentile di questa terra.” – Alberto Facco.