La pizza dei Caporale è un viaggio tra tradizione familiare e sperimentazione

Dai grandi eventi alla nuova creazione ispirata al ragù di nonna Dora

Pizza tra memoria e territorio: questo il caposaldo della filosofia dei fratelli Giuseppe e Raffaele Caporale, giovani maestri pizzaioli alla guida della pizzeria I Caporale di Casalnuovo, recentemente protagonisti di due importanti appuntamenti gastronomici: il “Gustosissimo – Pomodoro Cannellino Flegreo Tour” a Cuma e “Aspettando il Mio San Marzano” a San Valentino Torio. Due eventi prestigiosi dedicati ai grandi pomodori campani, che li hanno visti ambasciatori di una pizza d’autore capace di coniugare tecnica, identità e amore per la propria terra.

È sempre un onore per noi rappresentare il territorio attraverso la pizza – spiegano i fratelli Caporale -. Partecipare a queste manifestazioni è un’occasione per raccontare, attraverso il gusto, chi siamo e da dove veniamo”. E proprio da questo spirito nasce la loro ultima creazione: la “Pizza Fratelli Caporale”, un omaggio al ragù della nonna Dora e alla tradizione familiare, rivisitata con visione contemporanea.

Un impasto altamente idratato (80%) e lavorato con prefermento tipo biga e lievito madre accoglie un topping che richiama la famosa scarpetta della domenica: pulled pork di manzo (cappello del prete), cotto lentamente per ore e poi mantecato con Parmigiano Reggiano, basilico e olio extravergine d’oliva. Un sapore autentico, ma studiato nel dettaglio, che unisce passato e presente in ogni morso.

“Abbiamo voluto reinterpretare la scarpetta nel ragù proprio come la preparava nonna Dora – raccontano i due fratelli – per dimostrare che anche i ricordi più semplici possono trasformarsi in esperienze gastronomiche raffinate, se accompagnati da studio e ricerca”.

Dalla narrazione del Pomodoro Cannellino Flegreo tra storia e archeologia al Parco di Cuma, fino al confronto con i maestri della pizza nel cuore dell’Agro Nocerino-Sarnese per il San Marzano Solania, i fratelli Caporale si confermano interpreti sensibili e innovativi della cucina campana. In ogni occasione, al centro c’è sempre la famiglia: un valore che diventa ingrediente fondamentale della loro proposta gastronomica. Una pizza, la loro, che non è mai solo un piatto, ma una storia da condividere.

Con un impasto evoluto e topping identitari, Giuseppe e Raffaele Caporale continuano a portare avanti un progetto di crescita che affonda le radici nei sapori dell’infanzia, con lo sguardo rivolto all’eccellenza.

Andreola, eroico e superiore in Valdobbiadene

Valdobbiadene ha una sua viticoltura eroica? Certamente, quando ci si riferisce a piccoli appezzamenti in zone altrettanto ristrette, menzionate quali “Rive”, dove suolo, altitudine e microclima influenzano la Glera, varietà d’elezione per il Prosecco.

Ma a Valdobbiadene il termine identificante la tipologia più venduta al mondo – oltre 660 milioni di bottiglie nel 2024 con un +20% di aumento, in controtendenza rispetto alla flessione generale subita dai mercati – non è l’attrattiva principale per definire il territorio. Parlare di Valdobbiadene, invece, è e resta la vera sfida nel mantenere una reputazione complessiva di estrema qualità per l’intero comparto.

Il biglietto da visita per entrare in un mondo affascinante è la storia stessa dell’areale produttivo. Oltre 300 anni d’attività intensa, sugli ormai 8000 ettari vitati a pieno regime sparsi tra 15 Comuni, suddivisi a loro volta in 43 Cru (le Rive appunto) con un’unica macro collina per la versione Cartizze, di appena 100 ettari, che rappresenta l’alba delle bollicine in Veneto.

Andreola crede fermamente nella zonazione e differenziazione dei vini nel calice. Sette gli spumanti da singola vigna, ognuno con una personalità distinta, per raccontare le infinite sfumature della Glera. Una resa bassissima in vigna, ben al di sotto di quanto previsto nel Disciplinare e ceppi di 50 anni da cui recuperare materiale genetico per i futuri impianti. Viticoltura eroica già dal 2010, il primo qui a ricevere il marchio Cervim dal Centro di Ricerche, Studi e Valorizzazione per la Viticoltura Montana.

Uno studio continuo nel rapporto dialettico tra Uomo e Ambiente. Anche i portainnesti fanno la differenza in base ai luoghi selezionati per la coltivazione della vite. Infine, l’allevamento a doppio capovolto utile a preservare i grappoli dall’eccessiva esposizione ai raggi solari, che sacrificherebbe i delicati aromi primari di fiori e frutta fresca tipici del varietale.

Tanto lavoro anche in cantina, grazie al supporto dell’enologo Mirco Balliana. Recente il riconoscimento per esser stato indicato tra i migliori winemaker nella classifica stilata dalla rivista The Drinks Business per la categoria “Best Prosecco”.

Un team affiatato che non può rinunciare alla collaborazione dell’agronomo Marco Schievenin anche lui formatosi nella culla enologica di Conegliano.

Il Valdobbiadene di Andreola predilige la presa di spuma con Metodo Charmat. Questa particolare tecnica di rifermentazione in autoclave e breve sosta a contatto con i lieviti consente di amplificare il carattere gioviale e appetitoso dei vini, pur mantenendo la giusta complessità che non li rende banali.

Il protocollo Biologico è ritenuto ormai superato da schemi più razionali, costruiti su misura per ogni singolo prodotto. Dal basso quantitativo di solforosa ad un uso ragionevole del rame per fronteggiare il pericolo peronospora, vera piaga per i viticoltori.

Il nome della cantina omaggio alla nonna di Stefano Pola. Da commerciante di uve, la signora Ursula Andreola credeva fortemente nella crescita del territorio, formato da colline incastonate tra boschi silenziosi e panorami unici. La biodiversità è ancora un importante attore protagonista.

Ben 7 le referenze degustate al ristorante Calasole di Napoli, con vista sulla baia di Bagnoli dove fervono i lavori per la riqualificazione in attesa dell’America’s Cup. L’abbinamento con i piatti a base del pescato del giorno ha destato piacevole curiosità tra gli operatori del settore.

  • “Dirupo” Brut
  • “Aldaina Al Mas” Extra Brut
  • 26° I – Extra Brut
  • “Marna del Bacio” – Extra Brut
  • “Col del Forno” – Brut
  • “Mas De Fer” – Extra Dry
  • “Vigna Ochera” – Dry

Tutti annata 2024. Tra le differenze e gli stili proposti, il filo rosso d’Arianna resta l’estrema piacevolezza di beva, unita a sfumature tenui già dal colore, che proseguono al naso e al palato regalando un momento di pura convivialità. Ottima la vena floreale di biancospino, così come la classica pera bianca, unita a mela golden. Ogni vino esprime un preciso toponimo sin dal nome in etichetta. Dalle marne argillose alle rocce bianche calcaree per finire su tocchi d’arenaria pronti ad esaltare le scie minerali finali sempre presenti.

Non solo semplicità, dunque, ma grande attenzione all’identificazione vigna per vigna e al contenimento della morbidezza anche nelle tipologie dolci. Forse il vero segreto per la Glera e per Andreola è lasciar fare alla natura, senza forzature e senza scomodi paragoni.

“Sannio in Rosa”, la rassegna dei vini rosati del Sannio e del Taburno

Correva l’anno 2011 e nel Sannio nasceva la DOGC Aglianico del Taburno. Prima DOCG italiana di vini a bacca rossa a ricomprendere una tipologia rosato. «Ci presero tutti per matti – racconta il Presidente del Consorzio Sannio di tutela dei vini del Sannio Libero Rillo – dicendo che stavamo facendo un azzardo poiché non avrebbe funzionato. Ma fummo tutti uniti e determinati nella scelta. Oggi i fatti ci stanno dando la ragione degli uomini pazienti».

Con questo incipit retrospettivo si è aperta a Torrecuso, nel cuore del Sannio beneventano, la seconda edizione di Sannio in Rosa, rassegna dei vini rosati del Sannio e del Taburno. A fare gli onori di casa è stato Giampiero Rillo, Presidente dell’Associazione Aglianico del Taburno che ha organizzato l’evento nella panoramica cornice dall’impronta vanvitelliana di Palazzo Cito, sede del Salone del Gusto.

Un nutrito programma di talk, masterclass, banchi di degustazione dedicati ai vini in rosa e buon cibo della locale tradizione. Su tutte la chicca del “mixology corner” con i cocktail creati dal bartender-sommelier Mario Zotti, esclusivamente ottenuti con utilizzo di vini rosati sanniti. L’avvio di giornata è toccato al focus-degustazione riservato a stampa e stakeholder sullo stato della DOCG nella sua versione in rosa.

A regolare l’autorevole parterre intervenuto si è fatto carico Pasquale Carlo, giornalista, scrittore e curatore della Guida Vini buoni d’Italia che, dopo il saluto istituzionale di Angelino Iannella, primo cittadino torrecusano, ha visto alternarsi il giornalista, scrittore e comunicatore Luciano Pignataro l’enologo e produttore Lorenzo Nifo Sarrapochiello, la giornalista Chiara Giorleo co-curatrice della guida 100 Best Italian Rosè e Libero Rillo, patron della cantina Fontanavecchia nella sua veste di Presidente del Consorzio di tutela dei vini del Sannio.

Molte ed articolate le suggestioni e gli spunti emersi nella discussione, franca e risoluta, che ha caratterizzato i lavori della mattinata nel corso della quale, nell’intreccio tra assaggi guidati e interventi dei relatori, è arrivato il puntuale e concreto contributo del Presidente Regionale dell’Associazione Italiana Sommelier della Campania Tommaso Luongo e della giornalista enogastronomica Antonella Amodio. Uno degli aspetti approcciati è stato quello del posizionamento di mercato dei vini rosati in genere e in particolare dei rosé dell’areale sannita prevalentemente (ma non solo) a base uve Aglianico.

Uno spazio, quest’ultimo, che registra un lento ma costante trend di crescita di gradimento e di vendite in evidente controtendenza rispetto alle contrazioni del segmento dei rossi. Forse una tendenza, si è detto, che lentamente sta affrancando questa tipologia di vini dalla gamma dei luoghi comuni che l’ha sempre ammantata, riscattata dai riconoscimenti anche della recente guida 100 Best Italian Rosé 2025: il Calabria IGP Gaglioppo Rosato 2024 di ‘A Vita si aggiudica il primo premio.

Su una cosa tutti d’accordo: la necessità di una comunicazione efficace, corretta e soprattutto moderna che sappia accompagnare un prodotto che per sua natura può trovare tra le fasce di consumatori più giovani e meno avvezzi al vino il suo più alto indice di gradimento. I vini rosati – hanno osservato in molti – parlano di se stessi principalmente attraverso il colore ed è dunque su questo che bisognerà lavorare nel Sannio (ma anche altrove) per indagare sulla più appropriata “texture” cromatica da associare, anche per via disciplinare, ai vini in rosa.

L’altro indubbio vantaggio della tipologia e dei vini esaminati assaggiati e discussi durante il talk-masterclass è il tema del pairing: davvero senza eguali la gamma e il ventaglio di abbinamenti e di usi plurimi a cui possono essere dedicati questi vini e, nel caso del Sannio coi suoi rosè da uve Aglianico, si allarga ulteriormente verso gastronomie un po’ più complesse.

L’eccellenza della cucina stellata di Vienna incontra l’autenticità dei sapori amalfitani in un luogo ricco di storia

Lo chef Paul Gamauf si unisce allo chef Claudio Lanuto per due imperdibili cene a 4 mani al ristorante Dei Cappuccini di Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel

Amalfi, luglio 2025. Questo agosto, mondi culinari diversi convergono in un esclusivo viaggio all’insegna della natura, del patrimonio e della gastronomia, dove i sapori autentici della Costiera Amalfitana si fondono con l’innovazione di Vienna.

Il 7 e l’8 agosto, gli ospiti avranno l’occasione di vivere un’esperienza unica insieme ai due chef visionari del gruppo Anantara: Claudio Lanuto, Executive Chef del ristorante Dei Cappuccini di Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel, e Paul Gamauf, Head Chef di EDVARD, il ristorante 1 Stella Michelin di Anantara Palais Hansen Vienna Hotel.

Questi maestri dell’alta cucina uniranno le loro visioni in due esclusive cene a 4 mani in una location indimenticabile: ad ospitare l’evento sarà infatti il ristorante Dei Cappuccini, affacciato su una terrazza sospesa sul Mediterraneo e immerso nella storia. Un tempo convento dei Cappuccini del XIII secolo, oggi l’hotel è un punto d’incontro tra eredità storica, ospitalità raffinata e cucina fine dining.

Pur provenendo da contesti differenti, i due chef condividono la stessa visione: rispetto per il luogo, per la materia prima e per il significato intrinseco della cucina.Da Vienna, lo chef Paul Gamauf porta con sé una filosofia ispirata ai ritmi della natura. Le sue creazioni innovative al ristorante EDVARD uniscono tecniche anti spreco, fermentazioni e una precisione tecnica impeccabile, dando vita ad un vero viaggio tra sapori, tecniche e tradizioni diverse. Con un profondo rispetto per la stagionalità e una costante ricerca dell’eccellenza, i piatti dello chef Paul riescono a stupire e gratificare allo stesso tempo.

Da Amalfi, lo chef Claudio Lanuto propone uno stile culinario ancorato alla tradizione e al territorio. Ispirato dagli ingredienti della Campania e dalle ricette tramandate di generazione in generazione, il suo approccio racconta i prodotti del territorio, i giardini del convento e le storie che aleggiano nell’aria di questo luogo sacro.  Insieme, i due chef presentano un menu che incarna l’anima di Anantara — un perfetto equilibrio tra autenticità locale e raffinatezza, tra passione e arte culinaria.

Le serate del 7 e dell’8 agosto prenderanno il via con il celebre Rituale del Pane delDei Cappuccini, un omaggio poetico alla vita monastica. I grissini rappresentano le penne dei monaci, mentre il pane tostato simboleggia la pergamena, in un silenzioso tributo al passato contemplativo del luogo. Il pane a lievitazione naturale dello chef Paul aggiunge invece un tocco viennese.

Gli chef si alterneranno ai piatti, offrendo così agli ospiti l’opportunità di assaporare le loro prospettive uniche. Tra le portate più iconiche Zucchine – Finocchi – Mirabelle  dello chef Paul, una delicata composizione di prodotti estivi, con contrasti di consistenze e sottili note floreali; il piatto dello chef Claudio, un risotto con pesto di basilico, gamberi rossi e salsa alla pizzaiola, è un omaggio alla Campania costiera, dove terra e mare sono presenti in ogni boccone.

L’esperienza si conclude con due dolci note in perfetta armonia. Con ciliegia, mandorla e lime, lo chef Paul cattura la freschezza dell’estate con la precisione viennese, mentre a Tarte amalfitana dello chef Claudio offre un finale dolce, che richiama gli iconici agrumi e il calore della Costiera Amalfitana. Ogni piatto sarà accompagnato da un abbinamento di vini selezionati per esaltare l’elegante stratificazione dei sapori  e il percorso del menu.

Questo evento rappresenta un’occasione irripetibile per gli ospiti di vivere l’arte di uno chef stellato Michelin viennese sotto le stelle e le luci della suggestiva cornice di Anantara Convento di Amalfi. Una cena che celebra il meglio di due mondi, presentata con il tocco distintivo di Anantara, fatto di passione, autenticità e un forte legame con il territorio.

La prenotazione è vivamente consigliata. Per maggiori informazioni o per prenotare un tavolo, contattare il numero 089 8736711 o fb.conventodiamalfi@anantara-hotels.com.

Saranno Famosi nel Vino conquista Siena: due giorni tra eccellenze, territori e giovani promesse

Sotto il cielo di luglio, l’imponente Fortezza Medicea di Siena ha fatto da scenografia d’eccezione a “Saranno Famosi nel Vino”, manifestazione dedicata alle nuove generazioni del vino italiano giunta alla sua terza edizione, la prima nella città del Palio. Un appuntamento intenso, articolato in masterclass e degustazioni che hanno svelato il volto fresco e vitale della viticoltura contemporanea.

Masterclass d’autore: Leonardo Romanelli racconta la Vernaccia e i Vini Rosati

Guidata con garbo e sapienza dal direttore artistico Leonardo Romanelli, la prima masterclass ha messo in luce il potenziale della Vernaccia di San Gimignano. Vitigno dalla radice antichissima, primo vino italiano ad ottenere la DOC e successivamente la DOCG in Toscana, la Vernaccia è stata protagonista di un racconto sensoriale e tecnico, che ha visto in scena quattro aziende:

  • Arrigoni Pietra Serena, con le sue selezioni da vigne storiche, vinificate in legno ungherese e acciaio per esaltare struttura e aromaticità;
  • Tenuta Sovestro, interprete gastronomico della varietà, con una Vernaccia agile e fresca, affinata sulle fecce sottili;
  • Il Palagione, che predilige cemento e grandi botti, regalando un sorso ricco di erbe e agrumi;
  • Mormoraia, storica realtà da 100 ettari, che coniuga eleganza e potenza grazie a fermentazioni mirate e affinamenti sapienti.

Durante la masterclass dedicata ai rosati, Romanelli ha guidato la degustazione di un ventaglio di etichette che interpretano con freschezza e creatività il potenziale del Sangiovese e di altri vitigni autoctoni:

·  Tenuta Sovestro (San Gimignano): Rosato da Sangiovese e Vernaccia, color confetto, freschezza vivace, note di frutti rossi come ribes e lampone.

·  Barlettaio (Chianti Classico): Rosato da Sangiovese, intenso al naso, ciliegia, ribes, mirtillo, erbe aromatiche, struttura alcolica importante.

·  Corte Domina (Radda in Chianti): Rosato contemporaneo da Sangiovese e Merlot, profumi di fragolina, pepe bianco, agrumeto, erba cipollina.

·  Colle Paradiso (Capraia e Limite): Rosato più tradizionale da Sangiovese, ciliegia matura, sentori di confettura, lieve presenza tannica.

·  Nenci (Chiusi): Rosato con spiccata componente agrumata e grande freschezza.

·  Ridolfi (Montalcino): Pet-Nat 100% Sangiovese, vino frizzante, note di fragolina ed erbe aromatiche fini, bollicina vivace e acidità composta.

·  Casa alle Vacche (San Gimignano): Rosato da Canaiolo, Colorino e Sangiovese, intenso al naso, composto, piacevole.

·  Mantellassi (Maremma): Rosato da Ciliegiolo, delicato, ciliegia e pepe bianco, succoso e armonico.

·  Fattoria Casabianca (Bucine, AR): Rosato opulento, con vena aranciata, ciliegia sciroppata, prugna, note di alloro e scorza d’arancia, acidità ritardata.

Giovani realtà e territori emergenti

Tra i tanti banchi di degustazione, alcuni interessanti interpreti da tutta Italia.

Da Colle Val d’Elsa (SI), Galognano della giovane e talentuosa Erika Ciappelli; dalla Sardegna, Sonoravinae con un interessante progetto vino-musica e l’azienda vitivinicola Montisci Vitzizzai bella realtà della Sardegna interna parte dell’Associazione Mamojà. Dal Piemonte i Fratelli Manera Winery e dalla Lombardia, Corte Viazza, tutti portatori di visioni fresche e sperimentazioni consapevoli che meritano di essere seguite.

“Saranno Famosi nel Vino” non è solo una rassegna: è un manifesto per un’Italia enologica più giovane, curiosa e capace di abbracciare il futuro senza dimenticare le proprie radici. Siena ha risposto con entusiasmo, accogliendo produttori, professionisti e appassionati con calore e partecipazione.

PAESTUM PIZZA FEST 2025

Dal 24 al 27 luglio | NEXT – Ex Tabacchificio Cafasso, Paestum

TORNA IL SALOTTO BUONO DEI PIZZAIOLI CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DELL’EVENTO

Paestum, luglio 2025 – La magia senza tempo dei Templi di Paestum incontra, per il terzo anno, l’arte bianca per eccellenza: la pizza. Dal 24 al 27 luglio 2025, nella suggestiva cornice del NEXT – Ex Tabacchificio Cafasso, torna il Paestum Pizza Fest, organizzato da Erre Erre Eventi, confermandosi tra gli appuntamenti più attesi dell’estate cilentana.

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE

Mercoledì 23 luglio, ore 11:30 – Mulino Urbano, Salerno
Mercoledì 23 luglio, alle 11:30, presso il Mulino Urbano di Salerno, si terrà la conferenza stampa ufficiale di lancio del Paestum Pizza Fest 2025. Durante l’incontro saranno svelati il programma completo, l’elenco ufficiale delle pizzerie presenti, gli appuntamenti speciali e le novità di questa edizione. Saranno presenti i rappresentanti del Comune di Capaccio, della Camera di Commercio, insieme ai partner e sponsor della manifestazione. Giornalisti, partner e operatori del settore potranno inoltre degustare una selezione di prodotti d’eccellenza offerti dai partner ufficiali della manifestazione.

IL FESTIVAL – TUTTO IL BUONO E IL SANO DEL CILENTO

Il Paestum Pizza Fest nasce per celebrare la biodiversità alimentare del Cilento, comunità emblematica della Dieta Mediterranea e cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Quattro serate di festa, tra tradizione e contemporaneità, degustazioni, per vivere la pizza come ambasciatrice della cultura gastronomica italiana.

PROTAGONISTI E PROGRAMMA

«Quest’anno – annunciano Roberto Jannelli e Rosario Augusto, ideatori e coordinatori della manifestazione – oltre alle migliori pizzerie della provincia di Salerno e di tutta la Campania, accoglieremo numerose eccellenze provenienti dal Sud Italia, pronte a regalare al pubblico un’esperienza unica e indimenticabile.» Il cortile del Next ospiterà talk show e momenti di confronto con giornalisti, esperti di settore, pizzaioli e produttori, trasformandosi in un palcoscenico di sapori, cultura e intrattenimento.

APPUNTAMENTI SPECIALI

Venerdì 25 luglio – Presentazione del libro di Antonella Amodio – La giornalista enogastronomica presenterà il suo nuovo volume sugli abbinamenti tra Pizza e vino, accompagnata da una degustazione guidata dei rosati di 100 Best Rose e pizze d’autore. Durante la presentazione, sarà servita la pizza MORESE ‘Ode alla Provola e Pepe’, creazione della rinomata Pizzeria I Borboni, accompagnata da una selezione di vini rosati tratti dalla guida 100 Best Italian Rosé” va aggiunto alla presentazione di Antonella se possibile.

Venerdì 25 luglio – Pizza Kids con Errico Porzio
Il pizzaiolo amatissimo dai bambini presenterà la sua nuova pizza dedicata ai piccoli, un mix di gusto e ingredienti genuini, pensata per i più giovani.

Sabato 26 luglio ’Masterclass “Abbinamenti Pizza & Sigari Toscani”
Un viaggio sensoriale esclusivo tra pizze d’eccellenza e il fascino intramontabile dei sigari Toscani, guidato da Alfonso del Forno, maestro di abbinamenti e grande esperto di cultura brassicola, e Alessandro Schiavone, relatore del Club Amici del Toscano e maestro nell’arte del sigaro. Durante la presentazione sarà servita le pizze speciali dei maestri pizzaioli delle rinomate pizzerie “Don Antonio 1970 Pizzeria” & “Giagiu”’ di Salerno

AREA TALK PODCAST
Grazie alla collaborazione con Christian Cutino dell’agenzia Ciboh, l’Area Talk Podcast seguirà l’evento ogni sera, raccontando emozioni, storie e curiosità attraverso interviste a pizzaioli, influencer, produttori e personaggi del mondo dello spettacolo. Un format dinamico e interattivo che darà voce a tendenze, innovazioni e tradizioni del mondo pizza, coinvolgendo sia il pubblico presente che quello online.

AREA LOUNGE
Allestita da Pama Arredamenti con il supporto di Perrella Distribuzione e Network, l’Area Lounge sarà uno spazio elegante e riservato, dedicato a degustazioni esclusive, incontri e momenti di networking, con esibizioni live dei maestri pizzaioli.

CON IL SOSTEGNO DELLA CAMERA DI COMMERCIO I.A.A. DI SALERNO
La Camera di Commercio I.A.A. di Salerno, partner sin dalla prima edizione, continua a sostenere con convinzione il Paestum Pizza Fest, riconoscendone il valore culturale, turistico e imprenditoriale per il territorio. Il suo sostegno rappresenta un punto di riferimento istituzionale imprescindibile per la crescita e la promozione delle eccellenze locali, rafforzando il legame tra l’evento e il tessuto economico del Cilento e della provincia di Salerno.

San Gregorio di Chiusi: il cuore pulsante della Val di Chiana tra vino, agricoltura e ospitalità autentica

C’è un luogo, nel sud della provincia di Siena, dove la terra racconta storie di tradizione, innovazione e bellezza: è l’Azienda San Gregorio di Chiusi, i cui vini sono stati apprezzati durante l’evento Metti una sera a cena a La Corte degli Dei di Palazzo Acampora. Fondata nel 1957, questa realtà agricola è oggi un fiore all’occhiello della Val di Chiana grazie alla visione lungimirante del suo amministratore, Michele Monica, professionista capace e determinato che in pochi anni ha rivoluzionato la gestione aziendale, moltiplicando gli utili e reinvestendoli con intelligenza per potenziare la produzione, l’ospitalità e il valore identitario del territorio.

San Gregorio si estende su una superficie di circa 170 ettari, di cui 20 già destinati a vigneto, a cui si sono recentemente aggiunti altri 9 ettari di nuovi impianti che entreranno in produzione nei prossimi tre anni, portando nuove prospettive di crescita. La restante parte della tenuta è dedicata all’allevamento allo stato brado e semi-brado dei suini di Cinta Senese DOP, razza nobile e protetta che può essere allevata come tale solo nella provincia di Siena.

Qui, tradizione agricola e innovazione tecnologica si incontrano in un equilibrio virtuoso: le vigne sono coltivate con tecniche di micro-zonazione assistita da satellite, che consente di monitorare vigoria e stress idrico delle piante, pemettedo di intervenire tempestivamente con trattamenti mirati. Le operazioni in vigna, dalla potatura alla vendemmia, sono eseguite con cura artigianale, a mano.

La vocazione vitivinicola dell’azienda nasce nel 1987, in un territorio vocato come quello del Chianti Colli Senesi DOCG, primo vino prodotto da San Gregorio. Nel tempo, l’offerta si è ampliata con etichette sempre più raffinate, come il Chianti Colli Senesi Riserva, cru proveniente da una singola vigna in cima alla collina, Poggio Pagliaio, e una selezione di monovitigni in purezza – Sangiovese, Ciliegiolo, Cannaiolo – che raccontano con autenticità il terroir.

Ma San Gregorio non è solo vino. È anche ospitalità, con due suggestivi casali – il corpo principale e Le Cerrete – adibiti ad Agriturismo con formula B&B. Le due piscine naturali, dotate di vasche di filtraggio biologico con fiori e piante acquatiche che hanno la capacità di filtrare biologicamente l’acqua, completano un’offerta enoturistica di alto livello, immersa nella quiete e nella bellezza della campagna toscana.

A completare il mosaico delle attività aziendali, fa parte della proprietà anche una enoteca nel centro storico di Chiusi, punto di incontro tra residenti, turisti e appassionati del buon bere. Uno spazio accogliente dove poter degustare e acquistare i vini dell’azienda, ricevere consigli, scoprire abbinamenti e approfondire la conoscenza del territorio direttamente nel cuore del borgo etrusco.

In un’epoca in cui il concetto di rete è fondamentale per la sopravvivenza e il successo delle realtà agricole, Michele Monica ha fatto qualcosa di raro: ha unito. Ha creato una sinergia concreta tra produttori, ristoratori, artigiani e agricoltori della Val di Chiana, dando vita a una vera e propria alleanza del territorio che va dal vino al grano, dalla pasta all’olio, fino alla carne Chianina e ai formaggi locali.

Questo spirito si è tradotto in “San Gregorio and Friends”, evento tenutosi il 6 e 7 giugno scorso: due giornate di festa, degustazioni, showcooking e incontri tra eccellenze. Chef locali hanno proposto piatti autentici, espressione sincera della cucina di Chiusi e della Val di Chiana, accompagnati dai vini dell’azienda e dei produttori amici.

In contemporanea, si è svolto il curioso e appassionante Blind Blogger Tasting, ideato da Fabio Gobbi e Francesco Bonomi: una sfida enologica tra wine blogger provenienti da tutta Italia, chiamati a riconoscere alla cieca i vini portati dagli stessi partecipanti. Un gioco serio, ma anche una celebrazione del sapere e della passione per il vino, culminato con la proclamazione del miglior degustatore.

La riuscita dell’intero progetto è stata tale da attirare l’attenzione delle istituzioni locali: il Sindaco di Chiusi e il Presidente della Provincia di Siena hanno riconosciuto ufficialmente l’impatto positivo del lavoro di San Gregorio sul tessuto economico e culturale del territorio.

San Gregorio oggi non è solo un’azienda agricola: è un modello di valorizzazione sostenibile e comunitaria, un laboratorio a cielo aperto dove vino, agricoltura, ospitalità e territorio si fondono in un racconto coerente e visionario. E tutto questo, in fondo, è anche merito di un uomo: Michele Monica, che ha saputo coniugare la sapienza della tradizione con il coraggio dell’innovazione. Chi arriva a San Gregorio non trova solo un calice di vino, ma un pezzo autentico di Toscana da ascoltare, assaporare e vivere.

100 Best Italian Rosé 2025: il Calabria IGP Gaglioppo Rosato 2024 di ‘A Vita si aggiudica il primo premio

Sul podio anche il siciliano Bonavita e il friulano Ferlat e 3 premi speciali a Enrico Druetto, Apollonio e Le Fraghe.

Ecco i tanto attesi risultati della quinta edizione di 100 Best Italian Rosé: la guida online e gratuita ai migliori rosati italiani edita da Luciano Pignataro Wine Blog con il sostegno di DsGlass, Sorì Italia ed Enoteca Il Torchio. Sono state selezionate cento etichette a seguito del sondaggio nazionale e delle degustazioni alla cieca tenute in assoluto anonimato dai curatori Antonella Amodio, Chiara Giorleo, Adele Elisabetta Granieri e Raffaele Mosca.

In occasione del prestigioso appuntamento con Vinitaly and The City Calabria, il 18 luglio a Sibari sono stati svelati i produttori della Top10, i successivi nell’ambita Top50 inclusi premi speciali, oltre che i vini eccellenti per un totale di 100 etichette da tutta Italia e non solo.

Dopo l’inclusione del Ticino della scorsa edizione, la novità assoluta di questa edizione è l’inserimento in guida dei rosati della Slovenia in modo da aprirsi ai vini di confine.

La lista completa è finalmente disponibile sul sito dedicato: https://www.100bestitalianrose.it/.

Il miglior rosato italiano per l’edizione 2025 della guida è il Calabria IGP Gaglioppo Rosato 2024 di ‘A Vita, seguito sul podio dal Terre Siciliane Rosato IGT 2024 di Bonavita e da “PG Rosa” Venezia Giulia IGT 2023 di Ferlat Vini.

Ottimi risultati si registrano per l’Umbria, con ben due etichette nella top 10 cui si affianca l’Abruzzo, con il Cerasuolo. Tre gli exploit di questa edizione che hanno portato all’assegnazione dei 3 premi speciali: il Vino Rosato di Enrico Druetto si aggiudica il premio “Vitigno da Scoprire”, ‘Diciotto Fanali’ Negroamaro Rosato Salento IGT 2021 di Apollonio si distingue come “Rosato nel Tempo”, all’azienda Le Fraghe con il ‘Ròdon’ Chiaretto di Bardolino DOC 2024 va la menzione “Benemerito del Rosato”.

Sempre stimolante scoprire come tutte le regioni abbiamo modo di esprimere eccellenze territoriali senza eccezioni come dimostra, ancora una volta, la classifica.

Segue la classifica completa. Complimenti a tutti i produttori.

1 – ‘A Vita – Calabria IGP Gaglioppo Rosato 2024 – ‘A Vita

2 – Terre Siciliane Rosato IGT 2024 – Bonavita

3 – “PG Rosa” Venezia Giulia IGT 2023 – Ferlat Vini

4 – “Ramatico” Lazio Rosato IGT 2022 – Antonella Pacchiarotti

5 – “La Bisbetica rosè” – Umbria IGT Rosato 2024 – Madrevite

6 – “Nasciolo” Umbria Rosato IGT 2024 – Annesanti

7 – Alto Adige DOC Lagrein Rosato 2024 – Muri Gries

8 – “Il Rogito” Basilicata Rosato IGT 2023 – Cantine del Notaio

9 – “Marcantonio” – Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2024 – Cantina Olivastri

10 – “Baldovino” – Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2024 – Tenuta I Fauri

11 – “Syrah Rosa” Toscana Rosato IGT 2024 – Amerighi Stefano

12 – “Torre Kalena” Vino Rosato 2022 – Steiger Kalena

13 – “Titolo Pink Edition” Basilicata Rosato IGT 2024 – Elena Fucci

14 – “Cab” Cersasuolo d’Abruzzo DOC 2023 – Abbazia di Propezzano

15 – Etna Rosato DOC 2024 – Famiglia Statella

16 – Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2024 – Cingilia

17 – “Fossimatto” Cerasuolo d’Abruzzo DOC Superiore 2024 – Azienda Agricola Fontefico

18 – “Manyarì” Cirò DOC Rosato 2023 – Brigante, Vigneti e Cantina

19 – “Le Vigne di Faraone” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2024 – Faraone vini

20 – “Celeste” Calabria Rosato IGP 2024 – Cantine Benvenuto

21 – “Ciliegio” Umbria Rosato IGP 2024 – Az. Agr. Montemelino

22 – “Le murate” Cerasuolo d’Abruzzo DOC Superiore 2024 – Fattoria Nicodemi

23 – “Gelsorosa” Basilicata Rosato IGP 2024 – Tenuta I Gelsi

24 – “Corallo Rosa” Campi Flegrei Rosato DOP 2022 – Cantine del mare

25 – “Rosavero” Valtenesi Chiaretto Rivera del Garda Classico DOC 2024 – Avanzi

26 – “Gruè” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2024 – Cerulli Spinozzi

27 – “So Chic So Cool Rosé” Cannonau di Sardegna DOC Rosato 2023 – Tréguer & Tréguer

28 – “Lame del Sorbo” Tintilia del Molise Rosato DOC 2022 – Agricola Vinica

29 – “Ma’ rosa” Aglianico del Taburno Rosato DOCG 2024 – Nifo Sarrapochiello

30 – “Munazei” Lacryma Christi del Vesuvio DOC Rosato 2024 – Casa Setaro

31 – “Il Bandolo della Matassa” Lazio Rosato IGP 2024 – Cantina Le Macchie

32 – Vino Rosato – Enrico Druetto
PREMIO SPECIALE: VITIGNO DA SCOPRIRE

33 – “Scirocco” – IGP Terre del Volturno Casavecchia Rosato 2024 – Sclavia

34 – “Fossocancelli” Cerasuolo d’Abruzzo Doc 2023 – Ciavolich

35 – “Cybelle” Lazio Rosato IGT 2023 – Vini Raimondo

36 – “Ereo” Vesuvio Rosato DOP 2024 – Cantine Olivella

37 – “Tecla” Chiaretto di Bardolino Doc 2024 – Benazzoli

38 – “Coordinate” Trevenezie IGT Rosato 2024 – Piera 1899

39 – “Controcorrente” Vigneti delle Dolomiti IGP 2023 – De Vigili

40 – “Ligrezza” Calabria Rosato IGP 2024 – Terre di Balbia

41 – Susumaniello Rosé Salento IGT 2024 – Varvaglione

42 – “Donna Clelia” San Severo Nero di Troia DOP Rosato 2022 – Cantine Pallotta

43 – “Diciotto Fanali” Negroamaro Rosato Salento IGT 2021 – Apollonio
PREMIO SPECIALE: IL ROSATO NEL TEMPO

44 – “Grayasusi Argento” Calabria IGT 2024 – Ceraudo

45 – “Girofle” Salento Rosato IGP 2024 – Garofano

46 – “Contrada Volpare” Etna Rosato DOC 2024 – Maugeri

47 – “Le Rosé” Ticino Doc Rosato 2024 – Paolo Basso

48 – “Rosagreen” Riviera del Garda Classico DOC Valtènesi 2024 – Pasini San Giovanni

49 – “Pescanera” Calabria IGT Rosato 2024 – Ippolito

50 – “Ròdon” – Chiaretto di Bardolino DOC 2024 – Le Fraghe
PREMIO SPECIALE: BENEMERITO DEL ROSATO

VINI ECCELLENTI:

“13 Rose” Rosato Merlot Ticino DOC 2024 – Castello di Morcote

“14 Primavere” Toscana Rosato IGT 2024 – Fattoria Sardi

“A” Toscana Rosato Igt 2024 – Marchesi Antinori – Fattoria Aldobrandesca

“Albarìa” Terre Siciliane IGT 2024 – Pellegrino

“Amemi” Colli di Salerno Primitivo Rosato IGT 2024 – Cantina Bello

“Bardasce” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2024 – Tenuta de Melis

Bardolino Chiaretto DOC 2024 – Le Tende

Cerasuolo d’ Abruzzo bio DOC 2024 – Cirelli

“C’D’C’ “Sicilia Rosato DOC 2024 – Cristo di Campobello

“Chakra Rosato” Puglia Primitivo Rosato IGP 2024 – Giovanni Aiello, Enologo per Amore

“Consenso” Marche IGT Rosato 2024 – Saladini Pilastri

Costa Toscana Rosato Igp 2024 – Podere Lavandaro

“Deivai” Cerasuolo d’ Abruzzo DOC 2023 – Cantina Tollo

“Ed” Costa d’Amalfi Rosato DOC 2024 – Tenuta San Francesco

“Epicarma” Rosato Calabria IGT 2024 – Tenuta del Travale

Etna Rosato DOC 2024 – Abbate Roberto

“Fabri” – Nero di Troia IGT 2024 – Rivera

“Five Roses Anniversario” Salento Rosato IGT 2024 – Leone De Castris

Friuli Pinot Grigio Ramato 2024 – Le Monde

“Gaudenzia” Chiaretto di Bardolino Classico DOC 2021 – Villa Cordevigo

“Getis” Tramonti Costa D’Amalfi DOC 2024 – Reale

“Giusi” Cerasuolo d’ Abruzzo DOC 2024 – Tenuta Terraviva

“Goldinar Signature Rosè” Goriska Brda ZGP 2022 – Nebo Winery

“Granatu” – Calabria Igp Rosato 2024 – Casa Comerci

“Il Cielo sul Vulcano” – Rosato Basilicata IGP 2024 – Cantina di Venosa

“Istine” Rosato Toscana IGT 2024 – Istine

“Lady Pink” Aglianico del Taburno Rosato DOCG 2024 – Cantine Tora

“Li Cuti” Alezio Rosato DOC 2024 – Cantina Coppola 1489

“Marella Rosato” Trasimeno Rosato DOC 2024 – Podere Marella

“Ondarosa” Puglia Igp 2024 – Amastuola

“Ophelia” – Rosato Irpinia doc 2024 – Macchie Santa Maria

“Pietramontis” Vigneti delle Dolomiti IGT Pinot Grigio Ramato 2023 – Villa Corniole

“Praefete” Valtenesi Riviera del Garda Classico DOC 2024 – Podere dei Folli

“Puntalice Bio” Cirò Rosato DOC 2024 – SENATORE VINI

“Rosa Chiara” Vino Rosato 2024 – La Scolca

“Rosa di Sei” Etna DOC 2024 – Palmento Costanzo

“Rosa Dolce & Gabbana” Sicilia DOC Rosato 2024 – Donnafugata

“Rosamara” Valtenesi Riviera del Garda Classico DOC 2024 – Costaripa

“Rosé D’Amour” Vino Rosato – Possa

“Rosié” Irpinia Rosato DOC 2024 – Colli di Castelfranci

“Solerose” Langhe Rosato DOC 2024 – Fontanafredda

“Spiritus Terrae” Cerasuolo d’ Abruzzo DOC 2023 – Bio Cantina Orsogna

“Tabarosa” Aglianico del Taburno Rosato DOCG 2024 – Fontanavecchia

“Terralia” Susumaniello Salento IGP 2024 Scarpello – Vignaioli dal 1961

“Testarossa” Cerasuolo d’Abruzzo Superiore DOC 2024 – Pasetti

“The Wine Collection” – A.A. Pinot Noir Rosè DOC  2021 – St Michael Eppan

“Turi” – Terre Siciliane Rosato IGT 2024 – Salvatore Marino

“Velca” – Lazio Rosato IGT 2024 – Muscari Tomajoli

“Venturosa” – Rosato di Torgiano DOC 2024 – Terre Margaritelli “Vigna Lapillo” Lacryma Christi del Vesuvio Rosato Doc 2024 – Sorrentino

Calabria: Rosato in Bolle 2023 – l’idea vincente di Rita Bilotti dell’azienda Serragiumenta

Durante la Notte Rosa del Vino 2025 a Trebisacce ho avuto l’occasione di conoscere Rita Bilotti, anima carismatica dell’azienda agricola Serragiumenta e donna di rara energia, capace di raccontare con passione il legame profondo tra vino, terra e memoria.

La manifestazione ha previsto la visita alla sua azienda ed è stata in questa occasione che ho potuto scoprire una delle bollicine davvero interessante e decisamente piacevole, Calabria IGT Rosé – Rosato in Bolle 2023, una spumeggiante dichiarazione d’amore per il vitigno autoctono Magliocco, interpretato con eleganza e grazia.

100% Magliocco, coltivato a 80 metri di altitudine sulle colline argillose e ventilate di Altomonte, questo vino nasce da uve allevate a cordone speronato, con una resa contenuta di circa 60 quintali per ettaro. La vendemmia avviene a fine settembre, seguono la vinificazione in autoclave con metodo Martinotti-Charmat e una maturazione in bottiglia di due mesi prima della commercializzazione.

Il risultato è una bollicina dal profumo delicato di rosa, che al palato rivela finezza e una dolcezza fruttata mai stucchevole, accompagnata da una morbidezza che ne fa un compagno ideale per una serata estiva. Ogni sorso restituisce il respiro di una terra che sa essere intensa e gentile allo stesso tempo, e che Rita Bilotti racconta con lo sguardo di chi ha saputo fare della bellezza una vocazione e dell’agricoltura una forma di cultura viva.

Serragiumenta, infatti, non è soltanto un’azienda vinicola: è un universo che unisce ospitalità di charme, agricoltura sostenibile e memoria storica. Il cuore di tutto è il Castello di Serragiumenta, costruito nel XVI secolo dal conte Pietro Antonio Sanseverino su un’antica proprietà della famiglia Sangineto, e oggi restaurato con rispetto e amore, mantenendo intatti gli interni e la struttura originaria.

Il castello domina una tenuta di 55 ettari coltivati a ulivi, vigneti e frutteti, dove si produce un olio extravergine di oliva biologico pluripremiato ottenuto da cultivar locali come la Tondina, la Nocellara messinese e il Leccino, e si allevano ovini e il pregiato suino nero calabrese, da cui nascono salumi e formaggi di altissima qualità. Le conserve, anche a base di fichi d’india raccolti lungo il viale di accesso al castello, raccontano una filiera autentica, dove tutto parla di territorio e artigianalità.

Dal 2004 l’azienda ha intrapreso anche la strada del vino, coltivando varietà autoctone e sviluppando una linea enologica propria, vinificata in loco con tecniche moderne ma nel rispetto dei tempi e dei gesti antichi. La collaborazione con un enologo dell’Etna, condivisa nel segno dell’amore per la terra, ha portato a vini che non rincorrono la moda, ma affermano un’identità precisa, riconoscibile e in continua evoluzione.

Rita Bilotti guarda al futuro con lo stesso entusiasmo con cui ti porge un calice: è già in progetto una nuova cantina che porterà la produzione a superare le centomila bottiglie nei prossimi tre anni, segno di un’ambizione che non perde mai il contatto con le radici. Rosato in Bolle è dunque molto più di un vino: è il riflesso di una visione, di una donna che crede nel potere della terra, della cultura e dell’ospitalità, e che ha saputo trasformare una dimora storica in un luogo dove ogni dettaglio – dai profumi alla luce, dalla cura dei prodotti alla bellezza dei paesaggi – racconta con naturalezza ciò che la Calabria ha di più autentico da offrire.

Cronache dall’Alto Adriatico: Friuli Colli Orientali

Dopo un primo assaggio del Brda raccontato qui:

prosegue il nostro viaggio nei territori dell’Alto Adriatico ospiti dell’organizzatore dell’evento Paul Balke con prima tappa il territorio di Friuli Colli Orientali.

Lasciamo Medana e torniamo in Italia quasi senza accorgecene con direzione Manzano dove ci attendono i vini di dodici aziende.

Nel precedente abbiamo accennato alla futilità dei confini e continueremo a farlo in questo e nelle future narrazioni. Necessità organizzative hanno fatto sì che il pernottamento del gruppo dei giornalisti fosse diviso in due esatte metà in luoghi distanti appena dieci chilometri l’un dall’altra, in Slovenia e in Italia. Se non ci fosse stato specificato nessuno se ne sarebbe accorto, e di notte ovunque fossimo splendeva la stessa luna, visibile in un cielo stellato privo di nuvole.

Il territorio del Friuli Colli Orientali, è stato definito nel 1970 con l’approvazione del disciplinare di produzione di ciò che al tempo si chiamava D.O.C. Colli Orientali del Friuli. Comprende l’intera formazione collinare della parte orientale della provincia di Udine che, da nord, riguarda i territori dei comuni di Tarcento, Nimis, Povoletto, Attimis, Faedis, Torreano, da est Cividale, San Pietro al Natisone, Prepotto, e infine da sud-ovest con Premariacco, Buttrio, Manzano, S. Giovanni al Natisone e Corno di Rosazzo. Quattordici comuni con rilievi di altitudine dei vigneti compresi tra i 100 e i 350 metri s.l.m., che escludono quelli del fondovalle.

Ed è giunto il momento di introdurre il particolare terreno protagonista di questi luoghi: la ponca.

Chiamata anche flysch è una roccia eocenica, formatasi dai 34 ai 56 milioni di anni fa, che accomuna le cinque denominazioni di  Friuli Colli Orientali, Collio, Brda, Vipaska Dolina, Slovenska Istra.

È costituita da un’alternanza di strati di spessore variabili di marne (argille calcaree) ed arenarie (sabbie calcificate). La marna assorbe facilmente l’acqua ed è di consistenza tenera, l’arenaria è dura e impermeabile. Se poi si aggiunge la ripidità delle colline del posto si comprende come sia stato necessario provvedere a terrazzamenti per evitarne l’erosione e trattenere l’acqua.

I vitigni presenti per i bianchi sono Chardonnay, Friulano, Malvasia Istriana, Picolit, Pinot Bianco, Pinot Grigio, Ribolla Gialla, Riesling Renano, Sauvignon Blanc, Traminer aromatico, Verduzzo; per i rossi Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot, Pignolo, Pinot Nero, Refosco dal Peduncolo Rosso, Schioppettino, Tazzelenghe.

Saremmo in errore se associassimo la ricca presenza di vitigni internazionali, comune del resto a tutto l’Alto Adriatico, come la volontà di seguire una moda con nomi di successo conosciuti al pubblico mondiale. Uve piemontesi e francesi furono piantate durante l’ultima parte del XIX secolo, e in merito ad alcune di origine transalpina si ipotizza di poterne retrodatare l’arrivo al periodo napoleonico (1809-1814) con la costituzione dell’exclave del Gouvernement des Provinces Illyriennes, che oltre all’Alto Adriatico arrivava a comprendere l’intera Dalmazia.

In una sala dell’osteria Elliot di Manzano, si sono alternati dodici produttori i quali aderendo al progetto, hanno raccontando in breve la loro storia e descritto i vini. Li elenchiamo di seguito in ordine di comparsa.

Prima di iniziare è necessaria una doverosa premessa: durante il nostro tour abbiamo assaggiato complessivamente 320 vini provenienti da 74 aziende. Impossibile parlare nel dettaglio di tutti, e quantunque volessimo sarebbe tedioso e non interesserebbe ad alcuno, pertanto nella gran parte dei casi ci limiteremo a menzionarne uno per produttore, quello che più ci ha favorevolmente colpito con la consapevolezza della parzialità di giudizio.

MEROI dal 1920 – ettari 20 – bottiglie annue 60.000

(https://www.meroi.wine/)

Friuliano 2023 gradevole, fresco, fragrante e floreale, con sorso glicerico, sapidità pronunciata e un finale piacevolmente ammandorlato

Sauvignon 2023

Merlot 2021 Ros di Buri.

RODARO PAOLO dal 1846 – ettari 60 – bottiglie annue 300.000

(https://www.rodaropaolo.it/it)

Blanc de Noir 2018 metodo classico pas dosé (68 mesi sui lieviti)

Sauvignon 2021 Il Fiore

Refosco dal Peduncolo Rosso 2018 Romain Collection la gradazione alcolica importante di 17% è dovuta alla surmaturazione delle uve in fruttaio per 4 settimane e non penalizza il vino, profondamente immerso nell’universo della bacca rossa, con della ciliegia matura, frutta secca, humus di sottobosco, cuoio e tabacco. Ovviamente ha pienezza di corpo, calibrato, e con buona persistenza.

TUNELLA dal 2002 – ettari 70 – bottiglie annue 400.000

(https://www.tunella.it/)

Pinot Grigio 2024

Biancosesto 2023 (Friuliano e Ribolla)

Colmatìss Sauvignon 2023 varietalmente spinto, fresco e fragante, con note di erbe officinali, di salvia. Ha un sorso pieno, persistente e sapido.

JACUSS dal 1990 – ettari 13 – bottiglie annue 50.000

(https://www.jacuss.it/index.php/it/)

Pinot Bianco 2024

Sauvignon 2023

Tazzelenghe 2022 che vinifica in barrique per 24 mesi, poi 6 mesi di assemblaggio delle masse, e infine 6 mesi affinamento in bottiglia. Piccola bacca rossa scura, olfatto e gusto speziato, pepe, rustico ma bilanciato e con grande personalità e persistenza.

CONTE D’ATTIMIS MANIAGO dal 1930 – ettari 86 – bottiglie annue 350.000

(https://www.contedattimismaniago.it/)

Ronco Broilo 2019 (Friulano/Malvasia/Ribolla)

Malvasia Salistra 2023

Pignolo 2013 con note di profondità tipiche dell’evoluzione, del sottobosco, frutta secca, confettura di mora e mirtillo, liquirizia, cuoio, e cenni balsamici. Il sorso è teso, succoso e persistente.

CA’ LOVISOTTO dal 2021- ettari 3 – bottiglie annue 10.000

(https://www.calovisotto.it/)

Ribolla Gialla 2023, dopo la vasca inox, effettua un secondo travaso in anfora di terracotta naturale toscana per circa 8 mesi. Ha persistenza olfattiva agrumata, note di albicocca fresca e succosa, fiori di sambuco, sentori minerali che seguitano anche al palato, dotato di eleganza, armonia e persistenza.

Schioppettino di Prepotto 2022, vasca inox per 6 mesi, poi barrique e tonneau per 12 mesi, e affinamento in bottiglia per 8 mesi. Frutta rossa croccante, nota boisé, sorso pieno, di bacca rossa, è vino di corpo, molto gradevole nelle note di spezie e con l’utilizzo del legno ben dosato.

AQUILA DEL TORRE dal 1996 – 18 ettari – bottiglie annue 55.000

(https://www.aquiladeltorre.it/)

Riesling 2020 è un Riesling Renano molto intenso, di un minerale votato agli idrocarburi, fresco nelle sue note agrumate, con sorso vivo, polputo e ricco nel corpo, e di buona persistenza.

Oasi Bianco 2021 (Picolit)

Refosco dal Peduncolo Rosso Riserva 2016

PIZZULIN dal 2011 – ettari 11 – bottiglie annue 50.000

(https://www.pizzulin.com/cantina)

Friulano 2024

Schioppettino di Prepotto 2021

Scaglia Rossa 2021, si tratta di un Merlot in purezza e il vino provenie da una singola botte con l’ottenimento di 600 bottiglie, con vinificazione di 30 mesi in tonneau da 5 e 7 ettolitri. Caldo e confortevole nelle sue note di bacca rossa, la mora di rovo e il gelso rosso su tutte, e di spezie dolci. Morbido e setoso al palato, con un finale gradevole e lievemente vegetale.

MOSCHIONI dal 1953 – ettari 13 – bottiglie annue 60.000

(https://www.michelemoschioni.it/)

Rosso Celtico Riserva 2015

Blend di Merlot e Cabermet Sauvignon in parti eguali che vinifica un anno in barrique, quattro anni in botti grandi, e almeno un anno di affinamento in bottiglia. Intenso con bacca rossa di bosco, confettura di fragola e di mirtilli, agrumi, arancia sanguinella, spezie e tabacco dolce. Il palato è succoso, garbato, in equilibrio, con setosità tannica e ritorni di ciliegia ben matura e molto persistente.

Schioppettino Riserva 2013

Rosso Reâl 2015

Tazzelenghe al 50%, Merlot e Cabernet Sauvignon per il saldo, che vinfiica come il Rosso Celtico. Intensa è la frutta a bacca rossa di bosco fra cui spicca il lampone e la mora di rovo, le spezie sono morbide, cannella in primis. Sorso teso e morbido, tannini delicati, ricco e succoso, di grande persistenza e con richiami finali balsamici.

 VIGNA PETRUSSA dal 1996 – ettari 8 – bottiglie annue 40.000

(https://www.vignapetrussa.it/)

Friulano 2024

Richenza Bianco 2022 (Friulano, Malvasia, Riesling Renano) a questo vino dedicheremo un focus a sé stante.

Schiopettino di Prepotto Riserva 2019

Vinifica sui lieviti indigeni per tre anni e un ulteriore anno di affinamento in bottiglia. Vino che inizialmente austero, si declina nella piccola bacca rossa, mora, gelso nero, ribes nero, per virare in fiori secchi, violetta, spezie morbide, e terminare con sentori balsamici. Al palato è succoso, polposo, con agrume maturo, elegante e fine, sorso teso e persistente.

RONCHI DI CIALLA dal 1970 – ettari 26 – bottiglie annue 100.000

(https://www.ronchidicialla.it/)

Cialla Bianco 2021 (Ribolla, Verduzzo, Picolit)

Schioppettino RiNera 2022

Schioppettino di Cialla 2019

Olfattivamente etereo con note di piccola bacca rossa, sentori di sottobosco, frutta secca e cenni balsamici. Al palato l’alcol è praticamente inesistente (12.5%) con sorso succoso in un contesto di lievità ed eleganza, e ritorni di spezie delicate, fra le quali il pepe bianco.

DRI GIOVANNI II RONCAT dal 1968 – ettari 9 – bottiglie annue 40.000

(https://www.drironcat.com/)

Refosco dal Peduncolo Rosso 2017

Intense note di miritllo e altre bacche di bosco, erbe aromatiche e minerali vicine alla grafite. Al palato è morbido, con ritorni di spezie dolci e dotato di una bella persistenza.

Schioppettino Monte dei Carpini 2019

 Da comunicatori quali siamo, sappiamo come l’individualità della figura sia rilevante. Desideriamo quindi premiare con una menzione speciale Wayne Young, natio nel piccolo sobborgo di South Orange presso Newark nel New Jersey, e che vive in Friuli da 27 anni. È un sommelier amico di Paul Balke che ha lavorato per vent’anni in maniera non continuata e con diversi ruoli per l’azienda Bastianich, che ha coadiuvato la degustazione riuscendo abilmente a fondere durante la conduzione del servizio, leggerezza e professionalità di alto profilo con spiegazioni fornite in aggiunta a quanto i produttori esponevano. 

Durante il pranzo da Eliot i produttori hanno servito ulteriori vini. Avevamo espresso il desiderio a Lara Rodaro e Nadia La Milia dell’azienda Paolo Rodaro di assaggiare uno dei due vini prodotti a base di vitigni Piwi e siamo stati accontenati con il Primi Passi Bianco 2020 da Nepis e Soreli, che nonostante il lustro di vita ha ancora una netta acidità citrina e della frutta tropicale.

Molto interessante e di struttura dalla stessa azienda il Friulano 2023 Romain Collection, e poi il Tazzelenghe 2020 di Conte d’Attimis Maniago dove la rusticità endemica di questo vitigno autoctoctono di cui ingiustamente si parla poco era adeguatamente compensata da note speziate e di piccoli frutti di bosco.

Ricordiamo infine con piacere il Picolit 2018 di Vigna Petrussa per intensità e finezza nei richiami di frutta esotica, e il Vermut Eretico a 18% prodotto da Aquila del Torre a partire dal proprio vino da Verduzzo Friuliano che ci ha sorpreso per facilità di beva, garbo nelle note erbacee, balsamiche e citrine.

 Il pomeriggio è stata l’occasione per visitare luoghi importanti e storici della regione, non solo dal punto di vista vinicolo. Non molto distante dal ristorante, imponente l’Abbazia di Rosazzo dominava silente dall’alto, sembrando di sorvegliare i vigneti che abbiamo osservato da vicino, sfidando un caldo equatoriale. Fondata dai monaci benedettini nel 1068, l’abbazia passa poi ai domenicani. Ha svolto un ruolo importante nello sviluppo della viticoltura e olivicoltura della regione, e il paragone con i monateri di Borgogna, i clos e via dicendo non è affatto fuori luogo. Un giro tra i vigneti di Spessa, nella valle di Prepotto e uno stop presso i vigneti di Cialla hanno ornato ulteriormente il nostro sguardo.

 Ma la degustazione di vini non era affatto terminata: ci attendeva in una cena in quel di Tricesimo, piccolo comune nato nel III secolo d.C. che deve il suo nome a un’epigrafe romana: ad tricesimum lapidem cioè alla trentesima pietra miliare dal porto di Aquileia, vale a dire a circa 45 chilometri. 

Ci accoglie Ermanno Maniero, un bel giovane che dopo un decennio passato in mare come direttore di macchina, decide di mettersi in gioco e dedicarsi ai vigneti di famiglia, alcuni con un secolo di vita. Le Due Torri è il nome della sua cantina, un progetto che dichiara d’avere come focus l’equilibrio tra modernità e tradizione.

Aderisce all’organizzazione dei vignaioli indipendenti Fivi, e quattro sono i vigneti a disposizione: Monte San Biagio, Bolzano, del Torre, Villa Garzolini dove albergano sedici vitigni, sette dei quali autoctoni, avviluppati da quattro ettari di bosco che assieme al torrente Torre creano un microclima di biodiversità. Ermanno malcela una certa passione per la fantascienza (che condividiamo), che si manifesta con il richiamo nel nome di tre suoi vini: Stargate, Time Machine, Chronos. Cenando abbiamo avuto modo di assaggiare sette referenze che produce.

Stargate, spumante dosaggio zero, metodo integrale, blend di Chardonnay (60%) e Ribolla (40%) che trascorre 24 mesi sui lieviti, fresco, citrino, gradevolmente fruttato.

Ribolla Gialla 2023 Friuli Colli Orientali Doc, che sosta per il 30% della massa in botte di acacia, con note di ginestra, frutta a polpa gialla, sapido, con sorso teso e ricco, abbastanza persistente.

Friulano Riserva 2021 Friuli Grave Doc, senza fermentazione malolattica e con maturazione in botte e frequenti bâtonnage per 18/24 mesi. Elegante e complesso, glicerico, con frutta matura, sorso pieno e persistente, sapido e speziato.

Old Wisdom 2019 Venezia Giulia Igt: un Verduzzo con piccolo saldo di Picolit e macerazione delle uve per 12 giorni e fermentazione secondaria con lieviti indigeni. Riposa in barrique a contatto con le fecce nobili per 18 mesi, sviluppando note di fiori essiccati, frutta secca, albicocca disidratata. Morbido e rotondo con ritorni di miele d’acacia e vaniglia.

Schioppettino 2022 Friuli Colli Orientali Doc, macerazione delle uve per 20 giorni e fermentazione secondaria con lieviti indigeni, affinamento in tonneau da 500 litri a contatto con le fecce nobili per 12 mesi, crunchy detta all’anglosassone note di frutta, con cenni balsamici e molte spezie, pepe nero, in un sorso elegante, lieve, con ritorni speziati.

Tazzelenghe 2016 Trevenezie Igt, macerazione delle uve per 30 giorni e fermentazione secondaria con lieviti indigeni, affinamento in mix di tonneau da 500 litri, barrique, e botti di ciliegio non tostato, a contatto con le fecce nobili per 36 mesi, con note di frutta scura, ciliegia amarena e marasca mature, liquirizia, una nota boisé, e poi di spezie, palato morbido con setosi tannini, alcol integrato e grande persistenza e ritorni speziati.

The Pulse 2021 Trevenezie Igt, vino di punta aziendale dai 16% gradi alcolici, ma che può arrivare anche a 17.5% a secondo dell’annata. Un blend di Refosco dal Peduncolo Rosso al 43%, Schioppettino al 43%, e Tazzelenghe al 14%, derivante da appassimento naturale sui graticci delle uve per 90 giorni, macerazione delle stesse per 45 giorni, affinamento in tonneau da 500 litri a contatto con le fecce nobili per 36 mesi, con sentori di frutta di bosco, mora, mirtillo, lampone, fragolina, in confettura e sotto spirito, dotato di sorso pieno e masticabile, e ritorni di marasca persistente e di spezie, in un finale alcolico simile al liquore Maraschino, della vicina Dalmazia.

Salutiamo e ringraziamo Ermanno per i vini e per la cena, con la visita del locale stoccaggio delle botti. Il tempo di rientrare per noi a Medana in Slovenia, con l’eco nel palato dell’ultimo vino assaggiato, The Pulse che in etichetta riproduceva un cuore, sotto un firmamento anch’esso pulsante che della terra in cui ci troviamo non gli fa alcuna differenza.