La cucina italiana è diventata patrimonio immateriale dell’Umanità Unesco. E adesso?

Nel 2017 è toccato all’arte del pizzaiuolo napoletano; oggi è il momento di gloria per la cucina italiana, divenuta anch’essa patrimonio immateriale dell’Umanità Unesco.

Un traguardo sperato da molti, tra politici, chef e professionisti del settore. E mentre si fa a gara per tirarsi la giacchetta a vicenda e salire sul carro dei vincitori (anche questo “modo di vivere nostrano” diventerà Patrimonio Unesco…) i ristoranti gourmet viaggiano su note in chiaroscuro, con trattorie, osterie e piccoli bistrot che recitano la parte del leone nel mangiar bene italiano.

Ne parlava il tristellato chef Enrico Crippa durante la presentazione della Guida Ristoranti d’Italia 2026 del Gambero Rosso: «Nel nostro Paese ormai ovunque si mangia davvero bene». Lo vediamo nelle carte rivisitate dei menu, contraddistinte dal tricolore negli ingredienti e dall’appartenenza alla cultura gastronomica di popolo del Mediterraneo. Lo assaggiamo nei piatti delle numerose eccellenze lungo lo Stivale: pietanze personalizzate, sempre meno copia e incolla di luoghi e tecniche a noi troppo lontani.

L’augurio è che questo sia solo il passo intermedio tra la trasformazione dei retaggi del passato e lo stile da imitare e invidiare in giro per il mondo in futuro. Evviva!

Lombardia: Galleria Campari, dove l’arte incontra l’aperitivo italiano

“Campari gira, al ritmo del tuo tempo-o, Campari gira sempre insieme a te.” Chi ricorda questo jingle ha qualche annetto sulle spalle, come me del resto. Siamo nel lontano 1987 e l’estate italiana esplodeva tra spiagge affollate, radio accese e quello slogan che sembrava inseguirti ovunque. L’ho riascoltato durante la mia visita alla Galleria Campari ed è stato per me un tuffo nel passato.

Nel cuore di Sesto San Giovanni, alle porte di Milano, sorge la Galleria Campari, uno spazio interattivo e multimediale che celebra il legame profondo tra il celebre bitter rosso e il mondo dell’arte, della comunicazione e del design.

Inaugurata nel 2010, in occasione del 150° anniversario del brand, la Galleria è ospitata nella storica palazzina Liberty che fu sede della prima fabbrica Campari, costruita nel 1904 da Davide Campari. Dopo oltre un secolo di attività produttiva, l’edificio è stato trasformato in un museo d’impresa su progetto degli architetti Mario Botta e Giancarlo Marzorati, diventando il cuore culturale del Campari Group.

La collezione permanente comprende oltre 4.000 opere, tra manifesti pubblicitari, bozzetti, oggetti di design e spot cinematografici firmati da artisti e registi di fama internazionale come Fortunato Depero, Bruno Munari, Ugo Nespolo, Federico Fellini e Paolo Sorrentino. Il percorso museale si articola su due piani: il primo dedicato alla storia del marchio attraverso le sue campagne artistiche e pubblicitarie; il secondo focalizzato sul prodotto, con bottiglie storiche, merchandising vintage e ambientazioni legate al mondo del bar.

Oggi Campari è un’icona. Ma per capire davvero la sua anima, dobbiamo tornare indietro, a quando Gaspare Campari nel 1860 mescolava erbe e spezie nel retrobottega del suo Caffè di Novara, cercando il gusto perfetto. Quando servì il suo nuovo liquore, dal gusto amaro e dal colore rosso acceso, i clienti lo chiamarono “il Bitter del Signor Campari”.

Nel 1862 Gaspare si trasferisce a Milano, dove apre il Caffè Campari nel Coperto dei Figini, un edificio rinascimentale con portici, poi demolito nel 1864 per fare spazio alla costruzione della più nota Galleria Vittorio Emanuele II.

Campari, inizialmente, si occupò personalmente della promozione dei suoi prodotti. Il primo annuncio pubblicitario fu un trafiletto testuale pubblicato sul Corriere della Sera il 7 gennaio 1889

Ma fu grazie al figlio Davide, che il Bitter si trasforma in un simbolo, in un marchio. Davide non era solo un imprenditore. Era un visionario.

Nel 1904 apre lo stabilimento di Sesto San Giovanni, segnando il passaggio dalla bottega artigianale alla produzione industriale. Ma la sua vera rivoluzione è nella comunicazione: Davide Campari capisce che per distinguersi serve parlare al pubblico con l’arte.

Nel 1915 inaugura il Camparino in Galleria, rivoluzionando il modo di gustare il bitter. Il locale presto divenne il simbolo dell’aperitivo e un punto di ritrovo per artisti e intellettuali. Fu il primo Caffè con un sistema idraulico che portava l’acqua frizzante direttamente dalle cantine al bancone per preparare i cocktail.  

Negli anni ’20 e ’30, stringe collaborazioni con artisti come Fortunato Depero, genio del Futurismo, che disegna manifesti audaci e anche la celebre bottiglietta conica del Campari Soda, lanciata nel 1932, porta la sua firma. Un oggetto di design puro, senza etichetta.

Davide commissiona anche opere a Leonetto Cappiello, autore del famoso Spiritello avvolto nella buccia d’arancia, e a Marcello Dudovich, maestro dei manifesti pubblicitari.

Per Davide, l’arte non è decorazione, è identità. “Campari è diverso, quindi lo comunicheremo in modo diverso”, diceva.

Durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, Campari visse un periodo di grande difficoltà, ma anche di resilienza e trasformazione.

Con l’entrata dell’Italia nel conflitto, l’azienda decise di sospendere la produzione del suo celebre Bitter. Le ragioni erano legate sia alla scarsità di materie prime, sia alla volontà di non compromettere la qualità del prodotto.

La rinascita arriva l’11 maggio 1946, in un momento simbolico per Milano e per l’intero Paese: la riapertura del Teatro alla Scala, ricostruito dopo i bombardamenti. A dirigere il concerto inaugurale è Arturo Toscanini, figura emblematica della cultura italiana. Campari è presente, sponsorizzando la trasmissione radiofonica dell’evento, e riaffermando il suo legame profondo con l’arte, la musica e la rinascita culturale.

Nel 1960, arriva un’altra tappa storica: in occasione delle Olimpiadi di Roma, diventa il primo sponsor ufficiale dei Giochi Olimpici nella storia moderna. Un gesto visionario, che anticipa di decenni il concetto di brand come protagonista attivo nella narrazione sportiva e culturale.

Nel 1964, Bruno Munari, altroimportante artista dell’entourage Campari, realizza la celebre “Declinazione grafica del nome Campari”, un’opera che segna un momento cruciale nella storia della pubblicità visiva italiana. Creata per celebrare l’apertura della prima linea metropolitana di Milano (M1), questa composizione fu ideata per essere percepita in movimento, pensata appositamente per i viaggiatori in transito. Il suo design permette al messaggio di rimanere chiaro e riconoscibile anche se osservato solo in parte o per pochi istanti.

Negli anni ’60 e ’70, Franz Marangolo fu l’ultimo grande illustratore a firmare i manifesti pubblicitari di Campari prima che la fotografia prendesse il sopravvento nella comunicazione visiva del marchio. Le sue opere, eleganti e minimali, ritraevano figure femminili slanciate e uomini dal portamento sicuro, che ricordavano le star del cinema come Audrey Hepburn e Gregory Peck.

Negli anni Ottanta arriva una svolta decisiva nella comunicazione visiva, aprendo la strada a collaborazioni con grandi maestri del cinema. Il 1984 è l’anno che entra nella storia: Federico Fellini, icona del cinema mondiale, firma il suo primo spot pubblicitario per il brand.

Il cortometraggio, pensato per il pubblico italiano, è molto più di una semplice réclame. In sessanta secondi, Fellini costruisce una micronarrazione surreale ambientata su un treno: una donna annoiata e un uomo si sfidano in un gioco di sguardi mentre fuori scorrono paesaggi mutevoli. Con un telecomando, la donna cambia le immagini fino a quando l’uomo le mostra il Campo dei Miracoli di Pisa, dove campeggia una bottiglia di Campari. Un omaggio alla bellezza italiana e al potere dell’immaginazione, che trasforma la pubblicità in arte.

Con Fellini, Campari inaugura una nuova era: la pubblicità non è più solo promozione, ma narrazione cinematografica. Questo approccio si consolida negli anni successivi con altri volti noti.

Alla fine degli anni ’90 Campari firma uno dei suoi spot più audaci: Il Graffio, diretto da Tarsem Singh, regista indiano celebre per il linguaggio visivo potente e surreale. Ambientato in un elegante hotel durante una festa sofisticata, il cortometraggio racconta un gioco di sguardi tra due donne, in un crescendo di tensione e ambiguità che culmina in una rivelazione: il desiderio non conosce confini.

Considerato il primo spot italiano a sfiorare il tema dell’omosessualità femminile, Il Graffio non usa parole esplicite, ma lascia parlare le immagini. Il gesto che dà il titolo alla campagna, un graffio, diventa simbolo di rottura e identità.

Negli ultimi vent’anni, Campari ha cambiato il modo di comunicare il proprio marchio, trasformandolo in un’esperienza completa e coinvolgente. Non si limita più agli spot in TV, ma ha creato un mondo che include arte, moda, cinema e digitale.

Tra le iniziative più famose ci sono i Calendari Campari, diventati veri pezzi da collezione. Hanno avuto come protagoniste donne bellissime e di grande carisma, come Penélope Cruz, Eva Mendes, Uma Thurman, Salma Hayek e molte altre. Ogni calendario racconta una storia e un’idea creativa che mette in risalto il rosso Campari, simbolo di passione ed eleganza.

E’ del 2010, in occasione del 150 anni del marchio, l’inaugurazione della Galleria Campari.

Il 10 dicembre 2024 Campari Group ha lanciato la campagna globale “Take Time to Taste” per promuovere un consumo responsabile.

Con cocktail iconici come Aperol Spritz, Americano e Negroni, il Gruppo invita i maggiorenni a godersi i momenti di convivialità con calma, mettendo al primo posto moderazione e responsabilità. Che la Red Passion sia con voi!

Pink Starlight, il charity dinner di Natale firmato Maturazioni per Komen Italia

Maturazioni celebra il Natale con Pink Starlight, una cena di solidarietà dedicata alla prevenzione e al sostegno delle donne che affrontano un tumore. L’evento benefico, in favore di Komen Italia, si terrà lunedì 15 dicembre alle ore 20.30 presso Maturazioni Pizzeria, in via S. Leonardo Zabatta 105 a San Giuseppe Vesuviano (NA).

La serata nasce dal desiderio di unire gusto, condivisione e impegno sociale in un periodo dell’anno che più di ogni altro richiama il valore del dono. Maturazioni ha scelto di sostenere Komen Italia, fondazione impegnata nella prevenzione dei tumori femminili e vicina alle Donne in Rosa, attraverso un charity dinner che ribadisce l’importanza della prevenzione e della cura di chi vive momenti difficili. Il ricavato della serata organizzata da Maturazioni, come tutti i fondi raccolti da Komen Italia sarà destinato a: progetti dedicati alle Donne in Rosa, Carovane della Prevenzione, erogazione di contributi alle associazioni, ricerca.

Komen Italia sostiene ogni anno tante donne, non solo con attività di sensibilizzazione diagnosi precoce, ma anche con percorsi di cure integrate, come supporto psicologico, attività sportive e di meditazione, oncoestetica e iniziative pensate per accompagnare chi sta affrontando un tumore in ogni fase del percorso.

«Questo evento per noi ha un valore speciale: il Natale ci ricorda quanto sia importante prendersi cura degli altri e creare comunità. Sostenere Komen Italia significa dare forza alla prevenzione e alle donne, un principio che guida ogni nostra scelta – dichiarano Antonio Conza e Gabriella Esposito, le due anime di Maturazioni. Le storie delle donne in rosa ci toccano profondamente. Con Pink Starlight vogliamo accendere una luce su chi sta vivendo un momento difficile e contribuire concretamente alle iniziative che ogni giorno offrono supporto, ascolto e speranza».

Per l’occasione, il menu della serata sarà realizzato a quattro mani da Antonio e Gabriella, unendo creatività e tradizione in cinque portate pensate esclusivamente per l’evento: Frittatina alla mammà con manfredi ragù e ricotta, Margherita, Maritozzo cremoso di friarielli con tataki di tonno e cipolla marinata all’aceto di riso, Padellino al cacao con bbq affumicata, pancia di maiale CBT, carciofo arrosto e chutney di mela, e infine Padellino cheesecake con banana arrosto, caramello salato e pop corn tostato.Info e prenotazioni: 376 1125596

Brunello al vertice: Riserva 2019 e Vigna 2018

La masterclass condotta dal giornalista Giambattista Marchetto.

Parlare di vertice nel mondo del vino significa evocare ricerca, tensione, eccellenza. Ma cosa intendiamo davvero quando definiamo “vertice” una Riserva? La Riserva è sempre l’edizione speciale, il vino che ha attraversato un affinamento più lungo, la selezione più attenta, frutto di una ricerca ossessiva per catturare la massima finezza ed eleganza. E allora, la “Vigna” può anch’essa aspirare a questa definizione? Può una singola parcella, curata nei minimi dettagli, diventare un vertice?

Benvenuto Brunello 2025 ci ha offerto l’occasione per riflettere su queste domande attraverso una degustazione che ha messo a confronto due annate emblematiche e due modi di interpretare il Brunello di Montalcino: la Riserva 2019 e la Vigna 2018. Otto vini in totale, quattro Vigne e quattro Riserve, ciascuno con la propria voce, la propria energia e il proprio racconto del territorio.

Tra le Vigne 2018, spicca subito Tenuta Buontempo Brunello di Montalcino Vigna P.56, austero e maestoso, con un bouquet che si apre dal frutto maturo alla spezia, fino a note terrose e vegetali che parlano di una terra ricca e complessa. Val Di Susa Vigna Spuntali 2018Mastrojanni Vigna Schiena d’Asino 2018 e Canalicchio di Sopra Vigna Montosoli 2018 completano un quadro di eleganza pura: vini verticali, tesi, capaci di raccontare la particolarità di ciascuna parcella, con la mineralità e la profondità tipiche di un Brunello che sa farsi rispettare fin dal primo sorso.

Dall’altra parte, le Riserve 2019 confermano il concetto classico di vertice: Sassodisole Riserva 2019Camigliano Riserva Gualto 2019Banfi Riserva Poggio all’Oro 2019 e Lisini Riserva 2019 sono bottiglie di grande intensità, con affinamenti calibrati che esaltano concentrazione, struttura e armonia. Qui il tempo ha lasciato un’impronta inconfondibile, donando vini eleganti, profondi, pronti a raccontare storie di longevità e complessità.

Ciò che colpisce è il dialogo tra le due annate: la 2018 si mostra più austera, verticale e disciplinata, mentre la 2019, più fresca e vibrante, offre immediata godibilità senza rinunciare alla profondità. Entrambe, però, parlano di Montalcino, di un territorio unico e di produttori che continuano a cercare il vertice non solo nel vino, ma nella capacità di interpretare la propria terra con sincerità e attenzione estrema.

Vigne 2018

  1. Tenuta Buontempo Brunello di Montalcino Vigna P.56 2018

Austero, elegante e verticale. Bouquet complesso con frutti rossi maturi, spezie dolci e leggero accenno di note terrose e vegetali. Sorso pieno, vibrante, con tannini setosi e una mineralità evidente.

  1. Val di Susa Brunello di Montalcino Vigna Spuntali 2018

Frutti rossi e neri maturi al naso, con note speziate e un tocco di grafite. Palato elegante e strutturato, con acidità fresca e tannini levigati che sostengono il corpo senza appesantire.

  1. Mastrojanni Brunello di Montalcino Vigna Schiena d’Asino 2018

Profumi intensi di ciliegia, prugna e spezie dolci, con note balsamiche e leggermente terrose. Bocca piena e verticale, con tannini ben integrati e persistenza lunga.

  1. Canalicchio di Sopra Brunello di Montalcino Vigna Montosoli 2018
    • Note di degustazione: Aromi di frutti rossi maturi, spezie delicate e note minerali. Sorso elegante, equilibrato, con struttura ben definita e finale armonico e persistente.

Riserve 2019

  1. Sassodisole Brunello di Montalcino Riserva 2019

Frutti rossi maturi e note di prugna, accompagnate da spezie dolci e accenni balsamici. Sorso intenso, armonico e strutturato, con tannini fini e persistenti.

  1. Camigliano Brunello di Montalcino Riserva Gualto 2019

Bouquet elegante di ciliegia matura, tabacco e spezie dolci. Bocca complessa, fresca e sapida, con tannini morbidi e finale lungo e armonioso.

  1. Banfi Brunello di Montalcino Riserva Poggio all’Oro 2019

Profumi ricchi di frutti rossi e neri, con note speziate, cacao e leggero caffè. Palato strutturato, equilibrato, con tannini rotondi e una lunga persistenza aromatica.

  1. Lisini Brunello di Montalcino Riserva 2019

Aromi complessi di ciliegia, mora, spezie e leggere note terrose. Sorso elegante, verticale, con tannini setosi e finale lungo e sapido. Benvenuto Brunello 2025 conferma così un concetto fondamentale: il vertice non è solo un’etichetta, ma un equilibrio sottile tra annata, territorio e visione del produttore.

Che si tratti di una Riserva o di una Vigna, ciò che emerge è sempre la stessa qualità: vini capaci di emozionare, sfidare il tempo e raccontare il Brunello nella sua forma più pura e autentica. Un’edizione che lascia il segno, e che proietta Montalcino verso un futuro sempre più consapevole e qualitativo.

Lazio: Antonello Colonna scommette sull’acciaio di Steel Pan

Bravi ragazzi siamo amici miei

tutti poeti noi del ’56.

Non a caso è l’anno di nascita dello chef Antonello Colonna, poeta stellato del gusto e amante dell’arte a tutto tondo.

Il suo Antonello Colonna Resort, una stella Michelin, sorto in mezzo al verde ad aprile 2012 nei dintorni di Labíco, è quasi un museo, con arte pittorica del Rinascimento, esposizione di fotografie che ritraggono noti scrittori opera di Marco Delogu, e una bellissima biblioteca di libri d’arte e di cucina, dove abbiamo avuto modo di apprezzare la Divina Commedia in tre volumi in 4°, pubblicata da U.T.E.T. a cavallo tra il 1924 e 1939 e a cura di Guido Biagi.

Lo chef neo eletto per accogliere con la sua cucina gli atleti dell’olimpiade invernale di Milano-Cortina, è anche la nuova firma delle pentole Steel Pan Master, una linea brevettata e disegnata dall’imprenditrice Carmen Dollo. 

Il cuore del progetto è il fondo antiaderente brevettato che adopera l’innovativa tecnologia “lega su lega”, priva dell’aggiunta di sostanze chimiche, progettata per garantire una sana cottura, uniforme, e dalla semplicità di pulizia, riducendo l’impatto ambientale, un tema caro agli impegni dell’Agenda 2030 voluto dai paesi dell’ONU. 

L’azienda Steel Pan nasce nel 1992 specializzandosi in pentole in acciaio inox. Un 30% della produzione riguarda l’alluminio antiaderente e il catalogo prevede una vasta gamma di linee. 

Rimandiamo al sito ufficiale per scoprirne di più: www.steelpan.it

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L’acciaio inox ad alta resistenza è un materiale riciclabile, persistente e in grado di affrontare senza degrado le alte temperature. 

Design accattivante, leggerezza di peso, insomma si vuole scommette su questo materiale antiaderente e antigraffio. 

Nella conferenza stampa d’annuncio del sodalizio, Antonello Colonna ha dichiarato che le adopera nella cucina del suo ristorante riscontrando che le pentole velocizzano sensibilmente i tempi di cottura. 

Lo sposalizio tra lo chef e Steel Pan e di conseguenza con l’acciaio, trova una sua coerenza con la percezione che il pubblico ha di una figura come quella di Antonello Colonna: la ricerca dell’eccelenza in ogni occasione, non solo con la scelta delle materie prime per le pietanze ma anche in quella degli strumenti da utilizzare, affidabili ed ecosostenibili. 

Una visione sul domani. 

La Sardegna di Vinodabere: più di 40 aziende ed oltre 200 vini a Roma il 13 e 14 dicembre

per scoprire il fascino di un’isola che è un vero e proprio piccolo continente

Quarta edizione di La Sardegna di Vinodabere

Evento esclusivo dedicato ai vini dell’isola

Hotel Belstay, Via Bogliasco, 27 – Roma

Per il quarto anno consecutivo torna La Sardegna di Vinodabere, evento nato per promuovere, e far scoprire il carattere, la varietà, le peculiarità e la complessità vitivinicola di una regione che è un vero e proprio piccolo continente.

Più di 40 aziende con più di 200 vini in assaggio

Sabato 13 e domenica 14 dicembre, all’Hotel Belstay a Roma, sarà possibile incontrare ai banchi di assaggio numerosi produttori sardi (oltre 40 aziende), in rappresentanza delle tante aree (vere e proprie sub-regioni) dove si producono vini di qualità elevata. Tra più di 200 referenze tra bianchi, rosati, rossi, vini dolci e ossidativi, e perfino bollicine, ci si potrà orientare per apprezzare, come merita, la ricchezza enologica della Sardegna, conoscere i vignaioli che la animano e sperimentare nel calice lo stato dell’arte della viticoltura sarda, giunta ormai a livelli di indiscutibile eccellenza.

Un viaggio attraverso i sensi, dunque, tra le produzioni provenienti dai territori di Gallura, Mamoiada, Mandrolisai, Ogliastra, Oliena, Orgosolo, Oristanese, Romangia, Sulcis e Sud Sardegna., alcuni dei quali diventeranno i protagonisti della masterclass in programma sabato 13 dicembre.

Lo sponsor principale dell’evento è il Consorzio per la Tutela del Formaggio Pecorino Romano (che ha sede in Sardegna, maestra assoluta di caseificazione di tutto il Centro tirrenico).

Lo sponsor tecnico è invece rappresentato dall’Acqua Smeraldina.

Programma

sabato 13 dicembre

dalle 11:30 alle 12:45:

Masterclass “La Sardegna dell’enologo Andrea Pala”, condotta dall’enologo Andrea Pala, dai critici enogastronomici Dario Cappelloni collaboratore di DoctorWine , Raffaele Mosca (Decanter , Gambero Rossolucianopignataro.it) e dal giornalista Maurizio Valeriani, direttore della testata Vinodabere.

Un viaggio sensoriale in tre areali della Sardegna: Gallura, Coros (in particolare Usini) e il Sud della Sardegna, in compagnia di uno degli enologi sardi più apprezzati in Italia.

Vini in degustazione:

  • Vermentino di Gallura Spumante 2023 – Culuccia
  • Vermentino Donna Ma’ 2024 – Culuccia
  • Vermentino di Gallura Tandu 2024 – Tenute Li Signori
  • Vermentino di Gallura Superiore Emmu 2024 – Tenute Li Signori
  • Vermentino di Gallura Junior 2024 – Campianatu
  • Vermentino di Gallura Superiore 2023 – Campianatu
  • Vermentino di Sardegna 2024 – Galavera
  • Cagnulari Beranu 2023 – Galavera
  • Vermentino di Sardegna Cardile 2024 – Nuraghe Antigori
  • Bovale 2024 – Nuraghe Antigori

Costo: 35 euro

Prenotazione qui: link

dalle 14:00 alle 16:00

Apertura banchi di assaggio per operatori (ristoratori, agenti, distributori, enotecari, n.1 accredito per attività commerciale) con richiesta di accredito scrivendo una mail entro il 12 dicembre (e ricevendo poi conferma) a operatorivinodabere@gmail.com

Apertura banchi di assaggio per stampa con richiesta di accredito scrivendo una mail entro il 12 dicembre (e ricevendo poi conferma) a stampavinodabere@gmail.com

Apertura banchi di assaggio per sommelier e assaggiatori ONAV (con tessera in corso di validità da mostrare all’ingresso): kit di degustazione 25 euro.  L’acquisto del kit di degustazione è possibile on line qui: link, oppure direttamente al desk dell’evento.

dalle 16:00 alle 20:00

Apertura banchi di assaggio per il pubblico (kit di degustazione 35 euro con calice incluso), per sommelier e assaggiatori ONAV (con tessera in corso di validità da mostrare all’ingresso kit di degustazione 25 euro). L’acquisto del kit di degustazione è possibile on line qui: link, oppure direttamente al desk dell’evento.

Apertura banchi di assaggio per operatori (ristoratori, agenti, distributori, enotecari, n.1 accredito per attività commerciale) con richiesta di accredito scrivendo una mail entro il 12 dicembre (e ricevendo poi conferma) a operatorivinodabere@gmail.com

Apertura banchi di assaggio per stampa con richiesta di accredito scrivendo una mail entro il 12 dicembre (e ricevendo poi conferma) a stampavinodabere@gmail.com

domenica 14 dicembre

Dalle 10:30 alle 18:30

Apertura banchi di assaggio per il pubblico (kit di degustazione 35 euro con calice incluso), per sommelier e assaggiatori ONAV (con tessera in corso di validità da mostrare all’ingresso kit di degustazione 25 euro). L’acquisto del kit di degustazione è possibile on line qui: link, oppure direttamente al desk dell’evento.

Apertura banchi di assaggio per operatori (ristoratori, agenti, distributori, enotecari, n.1 accredito per attività commerciale) con richiesta di accredito scrivendo una mail entro il 12 dicembre (e ricevendo poi conferma) a operatorivinodabere@gmail.com

Apertura banchi di assaggio per stampa con richiesta di accredito scrivendo una mail entro il 12 dicembre (e ricevendo poi conferma) a stampavinodabere@gmail.com

Apertura banchi di assaggio per sommelier e assaggiatori ONAV (con tessera in corso di validità da mostrare all’ingresso): kit di degustazione 25 euro. L’acquisto del kit di degustazione è possibile on line qui: link, oppure direttamente al desk dell’evento.

Per conoscere le aziende ed i vini presenti nei banchi di assaggio e per ogni altra informazione sull’evento collegatevi qui.

Vinodabere (www.vinodabere.it) è una testata giornalistica on line che da anni promuove con i suoi articoli e con i suoi eventi la cultura enogastronomica, dando visibilità a realtà già note e storiche come a quelle nuove e da scoprire.

I territori, i vini e le specialità gastronomiche della Sardegna sono sempre stati, sin dalla sua nascita, al centro dell’attenzione della testata giornalistica Vinodabere e del suo direttore Maurizio Valeriani.

La Guida ai Migliori Vini della Sardegna (link), giunta alla ottava edizione, pubblicata on line ad agosto 2025, ha visto un numero di letture incredibile (oltre 500 mila).

Riccardo Cotarella presenta i vini della famiglia Muratori durante Merano WineFestival 2025

Tra le masterclass della XXXIV edizione del Merano WineFestival, quest’anno abbiamo partecipato a Muratori, evolvere nel segno della continuità, dedicata ai vini dell’omonima cantina che a Villa Crespia in Franciacorta ha stabilito la sua dimora. Fondata nel 2000 dalla famiglia Muratori, nome storico nel settore tessile, la cantina raggiunge quest’anno i venticinque anni di attività ma è dal 2000 che si avvale della consulenza tecnica di Riccardo Cotarella, padre enologico di molte etichette che hanno segnato la storia del vino italiano.

Alla base della collaborazione tra Cotarella e la famiglia Muratori non c’è  solo un progetto solido nato in un contesto strutturato e organizzato, ma anche una condivisione di valori e doti umane. Il vino sente e parla, ha dichiarato Cotarella, e tra i fattori fondamentali per il suo successo c’è la sintonia tra le persone che condividono il progetto. Sintonia che si è immediatamente stabilita tra l’enologo e la famiglia.

La masterclass ha presentato sei etichette rappresentative di questa collaborazione – quattro bollicine e due vini fermi – e, oltre a Cotarella, ha visto protagonisti Bruno Muratori, titolare della cantina, Alberto e Michela Muratori, rispettivamente Vicepresidente e Responsabile Marketing e comunicazione.

E’ stato lo stesso Cotarella a condurci nell’universo Muratori, paragonando l’atto della degustazione tecnica a una cerimonia liturgica in cui tutti i partecipanti seguono il rito ministrato dall’officiante senza anticiparne gestualità o formule. Ci siamo lasciati guidare in una degustazione scevra da virtuosismi, seguendo il filo conduttore che accomunava tutti i vini: la meticolosa precisione, di naso e di bocca, specchio del territorio e frutto di un lavoro di concerto tra vigna e cantina.

Quattro le etichette di Franciacorta DOCG, ognuna di esse con un proprio carattere e con un proprio target di consumo, tutte accomunate da dosaggi minimi. Cotarella ne ha descritto le caratteristiche di vinificazione che hanno determinato il risultato al palato, soffermandosi su quella più importante per un  metodo classico: il carattere determinato dalla sosta sui lieviti.

L’etichetta di apertura, Muratori Franciacorta Brut a prevalenza chardonnay, viene definito vino di immediata bevibilità. Nelle diverse fasi di pressatura delle uve, i mosti ottenuti possono avere struttura variabile: la scelta di quello più strutturato, come in questo caso, permette un raggiungimento del grado di maturazione anticipato, determinando un prodotto di ottimo carattere pur con la sosta minima sui lieviti prevista dal disciplinare, diciotto mesi.

Sentori di crosta di pane, anticipano il frutto a pasta bianca semplice mentre il sorso gioca un magnifico match tra la mineralità sapida e saziante e la freschezza, che lascia la bocca pulita. Un angolo acuto, lo definisce Cotarella, paragonandolo alla bollicina successiva che nel suo immaginario può essere invece accostato a un angolo concavo: Muratori Franciacorta Brut Saten.

La minor pressione in bottiglia, determinata da una più bassa presenza di CO2, e la sosta sui lievito per almeno ventiquattro mesi determinano un vino più espressivo e complesso all’olfatto e al palato: i sentori di panificazione sono precisi ed evoluti, il sorso è pieno, saporito e strutturato.

Di tutt’altro approccio Muratori Brut Simbiotico, caratterizzato da un utilizzo di solfiti minore a 10 g per litro che permette di non indicare in etichetta la dicitura “contiene solfiti”.

Un prodotto presente nella linea Muratori già da dodici anni,  ormai consolidato e rivolto a una fascia di mercato attenta e sempre più esigente; un prodotto che richiede utilizzo di tecnologia in maniera più impattante rispetto a uno spumante solfitato, perché altrimenti “lavorare in assenza di solfiti è come gettarsi dal terzo piano senzo paracadute”, scherza Cotarella. La sosta minima sui lieviti di diciotto mesi è il primo naturale salvagente per vini di questo tipo.

All’olfatto Simbiotico risulta più dolce a causa dell’evoluzione ossidativa determinata dall’assenza di solfiti, i sentori sono quelli di frutta matura e macerata, al palato il sapore è lungo e richiama il miele.

La passerella di bollicine si chiude con Muratori Millé Brut Millesimato 2020, il primo vino nato dalla collaborazione Cotarella-Muratori. Sboccatura 2024, ha sostato trentasei mesi sui lieviti. Maniacale è la scelta del mosto tra le cinque frazioni che si ottengono dalla pressatura: non viene utilizzata la prima, che si porta dietro la pruina presente sulla buccia, naturale inibitore di una bollicina fine e persistente, ma la seconda, la terza e la quarta frazione. Al naso viennoiserie e frutta tropicale matura, mentre al palato si esprime con grande eleganza ed equilibrio di acidità e salinità.

Durante la masterclass Cotarella ha posto più volte posto l’accento sulle produzioni minori e sulla sfida che ha sempre voluto raccogliere di vinificare vitigni in territori non storicamente vocati. Così è stato per i due Sebino IGT della famiglia Muratori, vinificati sì da uvaggi classici della Franciacorta, chardonnay e pinot nero, ma prodotti come vini fermi, entrambi affinati in barrique. Un passo diverso sia in vigna che in cantina: sono queste le nuove forme di continuità con cui la squadra Muratori-Cotarella intende rappresentare il territorio della Franciacorta e cementare la collaborazione. 

Quando degustiamo Setticlavio 2023, chardonnay in purezza, l’enologo ci accompagna idealmente a un altro chardonnay di sua ideazione, il Cervaro della Sala, facendoci cogliere da un lato l’impronta comune del vitigno, dall’altro le necessarie differenze legate al territorio più freddo. Opulento sin dal colore, Setticlavio è fine ed elegante all’olfatto, con una vena fresca che si prolunga al palato e non intacca scheletro e struttura di peso.

Cotarella si dichiara sorpreso del risultato ottenuto con Mantorosso 2022, pinot nero in purezza. La congenita delicatezza di questo vitigno richiede attenzione al limite della maniacalità in tutti i passaggi di vigna e cantina. Se lo chardonnay infatti è come un cavallo dallo zoccolo ampio, in grado di camminare anche sui suoli più impervi, il pinot nero è l’esatto contrario, e viene paragonato a una casa di vetro, bellissima da vedere ma di estrema fragilità, un’orchestra sinfonica in cui tutti gli strumenti devono suonare in perfetto accordo per generare armonia.

Mantorosso 2022 è un pinot nero che interpreta le caratteristiche di questo vitigno: profuma di pinot nero e ne esprime appieno il carattere sottile, elegante, armonico  anche al palato che risulta succoso e dolce per la naturale setosità del tannino.

Guida ai Ristoranti d’Italia, Europa e Mondo di Identità Golose 2026

Da nord a sud sono 8 gli indirizzi presenti nella prestigiosa Guida e seguiti dall’agenzia di marketing e comunicazione guidata da Carla Botta

Raffaele Bonetta (Raf Bonetta Pizzeria), Paolo De Simone (Modus Pizzeria), Angelo Pezzella (Angelo Pezzella Pizzeria), Manuel Maiorano(La Fenice Pizzeria Contemporanea), Emanuele Riemma (Maiori), Antonio Tancredi (Diametro3.0), Alessandro Zirpolo (Ardecore) e Giovanni Senese (Senese Pizzeria): questi gli 8 localipresenti nella Guida di Identità Golose 2026 e seguiti da Carbot Communication, agenzia di comunicazione e marketing di Carla Botta. Un risultato che testimonia l’efficacia e la passione con cui Carbot Communication accompagna i suoi clienti, contribuendo al loro successo e consolidando la propria reputazione di leader nella promozione della cultura gastronomica d’eccellenza.

L’agenzia Carbot, specializzata in strategie di comunicazione, branding e digital marketing punta da sempre su una visione creativa e innovativa del settore, dedicandosi a raccontare storie di persone e passione oltre che a costruire ponti tra i professionisti della cucina, il mondo del giornalismo nazionale ed internazionale oltre che il grande pubblico. Con la menzione dei suoi clienti nella prestigiosa guida, Carbot Communication consolida il proprio ruolo di partner strategico in tutta Italia, dalla Liguria alla Toscana, dal Lazio alla Campania fin giù in Sardegna; un ruolo capace di valorizzare e diffondere i migliori talenti della pizza italiana. La Guida di Identità Golose rappresenta un punto di riferimento per il mondo gastronomico e premia ogni anno i professionisti più innovativi, creativi e capaci di interpretare al meglio la tradizione gastronomica italiana con una visione contemporanea e in continua evoluzione.

Essere inclusi in questa selezione è un onore che non solo riconosce la qualità tecnica e creativa dei pizzaioli, ma celebra anche il loro impegno nell’elevare la pizza a livello di alta gastronomia.  L’edizione 2026 della Guida di Identità Golose non è solo una raccolta di indirizzi, ma un vero e proprio racconto che interpreta l’evoluzione del settore gastronomico e le sue nuove direzioni, dando forma alle nuove tendenze del gusto, soprattutto in questo periodo in cui la cucina italiana è candidata a Patrimonio culturale immateriale dell’umanità UNESCO. Carbot Communication, con la sua strategia fondata su tailor-made e storytelling accompagna ogni cliente nella costruzione di una propria identità fondata su autenticità e innovazione.  La menzione della Guida Identità Golose 2026 non è solo un traguardo per i pizzaioli premiati, ma un riflesso dell’abilità di Carbot Communication di interpretare le nuove tendenze del marketing gastronomico e di diffondere i messaggi più significativi in modo efficace e coinvolgente.

La valorizzazione della pizza come prodotto di alta qualità, l’attenzione alle tecniche di cottura e agli ingredienti locali e la promozione di una cultura gastronomica autentica e sostenibile sono temi che Carbot Communication porta avanti con passione e dedizione. «Questo traguardo testimonia il valore delle partnership che coltiviamo e la forza delle storie che aiutiamo a raccontare. Essere al fianco di professionisti capaci di segnare l’evoluzione della pizza italiana è per noi un privilegio e una motivazione a continuare a crescere», afferma Carla Botta, chief di Carbot Communication che con la sua esperienza consolidata e il suo approccio innovativo, conferma ancora una volta il ruolo di protagonista nel panorama della comunicazione e del marketing gastronomico.

Il riconoscimento agli otto pizzaioli nella Guida di Identità Golose 2026 non è solo una conferma della qualità del lavoro svolto, ma anche un invito a guardare sempre oltre, verso nuove sfide, nuove tendenze e nuovi orizzonti per il mondo della comunicazione gastronomica.

Fino all’Epifania da 1947 Pizza Fritta il gusto si trasforma in musica e solidarietà

Lodevole iniziativa benefica di Vincenzo Durante in favore della Piccola Orchestra di Forcella della Casa della Musica. Dal 12 novembre e fino al 6 gennaio prossimo, l’intero ricavato della pizza fritta special dedicata a Marisa Laurito, sarà devoluto all’associazione L’Altra Napoli EF che attraverso il Progetto la Porta dei Sogni offre percorsi musicali gratuiti a bambini e ragazzi dei quartieri complessi di Napoli appartenenti a famiglie con disagio economico e sociale.

«L’arte salva la vita – dichiara la nota attrice di cinema e teatro, uno dei volti simbolo della Napoli verace – Ho contribuito alla realizzazione della pizza fritta a me dedicata dispensando qualche piccolo consiglio a Vincenzo, perché il riscatto sociale avviene anche tramite la cultura e la condivisione della buona tavola».

Il connubio stesso tra il teatro, aperto alla popolazione di un quartiere difficile come Forcella e l’aiuto dei commercianti è stato fondamentale nella salvezza dalla criminalità di tanti bambini nati in un contesto delicato.

Il titolare Durante ha iniziato nel ’93 la propria esperienza ai fornelli, con la moglie e i suoceri. Nel 2000 il primo locale in proprio per servire le pizze al taglio e nel 2014 il primo 1947 Pizza Fritta, replicato, solo tre anni dopo, sempre in Via Pietro Colletta a Napoli con ben 45 coperti all’interno e 20 esterni.

«Da qualche tempo ho il privilegio dell’amicizia della signora Laurito e nell’occasione dei 10 anni dall’apertura del mio ristorante ho scelto di regalare un sorriso ai ragazzi del mio quartiere. La pizza Profumo di Genovese – detta “Pizza Marisa” – dichiara il pizzaiolo imprenditore – ha la consistenza delicata ed il ripieno a base di paté di cipolla ramata, provola, cacioricotta salata, pepe e basilico. Il tutto al costo di 8 euro totalmente devoluto alla beneficenza».

Il vice presidente dell’associazione L’Altra Napoli EF Antonio Lucidi, una carriera da economista con la passione autentica per il sociale e le arti delle Muse, ricorda gli inizi dell’orchestra giovanile e il supporto morale di padre Antonio Loffredo che ha dedicato la propria vita, rischiando anche ritorsioni personali, per il Rione Sanità. «Ci siamo ispirati a El Sistema di José Antonio Abreu in America Latina, maestro e uomo straordinario che ho potuto accogliere in una visita in Italia – racconta il professore – Anche i nostri ragazzi possono seguire una splendida carriera ed alcuni di essi sono diventati a loro volta insegnanti e direttori d’orchestra».

Attualmente Paolo Acunzo dirige la Sanitansamble costituita da oltre 80 ragazzi, tra bambini e adolescenti dai 7 ai 24 anni e 14 maestri, musicisti di due formazioni musicali nate sull’esempio dell’Orchestra Simon Bolìvar del Venezuela. Un progetto che trova il pieno sostegno economico solo dai privati, con iniziative lodevoli come quella di Vincenzo Durante e del suo 1947 Pizza Fritta.

“Mangia bene, ridi spesso, ama molto”.

1947 Pizza Fritta

Via Pietro Colletta, 29-31 – Napoli

Tel. 081 18226812

Lombardia, concluso l’evento Monza in Vino 2025 con tante sorprese

Il 15 e 16 novembre 2025 presso U-Power stadium di Monza si è tenuta la VI edizione di Monza in Vino, manifestazione organizzata da Arte del Vino Eventi e Fiere.

Oltre 2.000 partecipanti hanno preso parte alle due giornate, caratterizzate da degustazioni, masterclass e incontri business. Il pubblico ha incluso appassionati, operatori del settore, buyer internazionali e professionisti della distribuzione, confermando la capacità dell’evento di attrarre target diversificati e di favorire sinergie tra consumer e trade.

La rassegna ha visto la presenza di 38 aziende vinicole e più di 300 etichette in degustazione, con un’attenzione particolare alle produzioni di nicchia e ai vitigni autoctoni

Le masterclass tematiche, curate da esperti e professionisti del settore, hanno registrato il tutto esaurito, confermando l’interesse per la formazione specialistica. Parallelamente, gli spazi dedicati al B2B hanno favorito l’avvio di nuove collaborazioni e accordi commerciali, rafforzando il ruolo dell’evento come piattaforma di business.

Girando tra i banchi di degustazione ho avuto l’opportunità di incontrare vecchie conoscenze e di scoprire nuove realtà interessanti, produttori che valorizzano il territorio con competenza e vini che raccontano la loro identità.

Qui una selezione delle cantine e dei loro vini

Barone di Bolaro dispone di 7 ettari di vigneti coltivati a  Nerello Calabrese, Sangiovese e Malvasia Bianca, e 12 ettari nel Comune di Cirò Marina coltivati a Gaglioppo, Magliocco e Greco Bianco. Questi ultimi sono gestiti da conferitori che operano sotto la supervisione dei loro tecnici, garantendo standard qualitativi elevati.

Ogni vino esprime le caratteristiche del territorio: dai rossi strutturati ai bianchi freschi e sapidi, frutto di un lavoro attento e di una filosofia condivisa. Ho assaggiato il loro Cirò Bianco D.O.C. 100% G colore giallo paglierino e profumo intenso con note agrumate e floreali. Un colore giallo paglierino e profumo intenso con note agrumate e floreali. Il Kalavrìa passito IGT, da uve Greco Bianco appassite, caratterizzato da dolcezza, note speziate e consistenza unica. Ideale da gustare da solo.

Casa dei Spada, una cantina nata nel periodo bellico, siamo negli anni Quaranta quando, il capostipite Pietro, decise di avviare la viticoltura nonostante le difficoltà. Con il tempo si unirono i figli Giovanni e Rinaldo, mentre il Valdobbiadene Prosecco D.O.C.G. iniziava a farsi conoscere. Oggi, alla terza generazione, Andrea e la sua famiglia portano avanti la tradizione, coltivando il Valdobbiadene Prosecco Superiore sulle ripide colline, secondo l’antica usanza. Zero et Naturel è un vino ottenuto con metodo ancestrale: fermenta prima in botte e si completa in bottiglia, creando una frizzantezza delicata, con carattere unico eleggero deposito. Conosciuto anche come vino col fondo.

Root, una giovane azienda agricola nata nel 2022 nelle colline di Maiolati Spontini, nel cuore delle Marche. Fondata da Elena e Maxim Merkulov, coppia che ha lasciato la vita d’ufficio per inseguire la passione per il vino. ROOT punta sull’agricoltura biologica e sulla valorizzazione del Verdicchio, interpretato in chiave contemporanea. Un progetto che unisce tradizione, innovazione e amore per la terra. Assaggio Lumen Marche Bianco IGT 100% Verdicchio. Vendemmia manuale in casse e da un’accurata lavorazione: 50% raccolta precoce per garantire freschezza e acidità, 25% vinificato con breve macerazione sulle bucce per complessità, e 25% da selezione riserva affinata 12 mesi in acciaio. Dopo tre mesi in bottiglia, si presenta giallo dorato con riflessi brillanti, profumi di mela verde, fiori di campo e note di agrumi canditi e mandorla. Al palato ha una texture setosa.

La Mosca Bianca Bio: passo a salutare Barbara che insieme al marito Corrado sono titolari della cantina che si trova a Nizza Monferrato, è sempre bello ascoltare il racconto delle loro vigne, delle sfide e delle passioni che li hanno portati fin qui. Ogni volta raccontano il loro lavoro con sincerità, parlando di terra, di tempo e di quanto impegno ci sia dietro ogni bottiglia. Il loro Chardonnay La Mojsa, che in dialetto astigiano, significa ‘matto’ o ‘folle’, sorprende all’assaggio, un vino brioso che desta curiosità e leggerezza.  Il nome vuole ricordare che un pizzico di follia fa bene a tutti. Barbara mi annuncia un’anteprima: sta per uscire il loro metodo classico da Cabernet Sauvignon e non vedo l’ora di degustarlo.

Cantine Jelasi Antonio 1881: siamo a Bianco in provincia di Reggio Calabria, dove nasce una perla del panorama enoico: il Greco di Bianco. Il procedimento per ottenere questo nettare è citato già da Esiodo ne Le Opere e i giorni “Quando Orione e Sirio siano giunti nel mezzo del cielo, ed Aurora dalle rosee dita avvisti Arturo, cogli allora tutti i grappoli, o Perse, e portali in casa; per dieci giorni e per dieci notti esponili al sole, per cinque mettili all’ombra, e al sesto stiva nei vasi i doni di Dioniso molto felice”.  Se il passito è una meraviglia, merita comunque l’assaggio il loro 1977 Greco di Bianco in versione secca, versatile ed equilibrato, con profilo fruttato, mela e agrumi, armonico con una piacevole morbidezza.

Tenuta Viglione Un’azienda di famiglia che da quasi cent’anni coltiva vigneti, tramandando tradizione e passione di generazione in generazione. Siamo nel cuore della Murgia barese, circondati da piante di Primitivo e dai caratteristici muretti a secco. Il nome del loro Primitivo Riserva, “Marpione”, incuriosisce e invita alla degustazione: un vino biologico dal colore rosso rubino intenso, con profumi di mora selvatica, note di sottobosco e richiami alla macchia mediterranea. Al palato si presenta strutturato e deciso, con lunga persistenza fruttata e piacevoli sfumature di liquirizia. Nomen omen, un vino con un appeal intrigante.

La Vite di Monica è una storia di ritorno alle origini, fortemente voluta da Monica, la titolare, che con pazienza e dedizione ha dato vita a vini capaci di raccontare i suoi ricordi e di esprimere una profonda identità con ilterritorio.  Siamo nella zona di Montagnana in provincia di Padova. Fior D’Arancio Colli Euganei DOCG è per me un vino evocativo, ricordi d’infanzia quando mettevo il naso nel bicchiere per cogliere quel profumo intenso, agrumato, tipico dell’uva.

Tra i rossi, Cavaliere Nero Merlot IGT: un Merlot equilibrato. Accattivante come solo il Merlot sa essere: morbido, elegante e con quella freschezza che invita al sorso successivo.

Esco da questa manifestazione conscia che il mondo del vino ha sempre qualcosa di nuovo da offrire: storie, territori, persone e interpretazioni che arricchiscono ogni calice. Attendo la settima edizione, in programma il 21 e 22 febbraio 2026. Prosit!