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Tag: enologo

Dalla Val di Cembra in Trentino alla Puglia, il lungo viaggio di Alessandro Michelon

28 Settembre 202629 Settembre 2026

Masseria Borgo dei Trulli è il sogno visionario di un enologo del nord, che ha sposato la causa meravigliosamente bella del Sud Italia. Un racconto fatto non soltanto di investimenti economici considerevoli e di sacrificio lungo l’intero Stivale, ma di progettualità dal respiro internazionale e compliance con le Istituzioni locali.

Uniti si va avanti per il territorio

Un connubio idilliaco che dovrebbe rappresentare la normalità, ma straordinario proprio per le parti in gioco così diverse, unite da un obiettivo comune: far crescere il territorio in cui operano. Per Alessandro Michelon, founder dell’azienda, il Salento è proprio questo: una terra capace di trasformare una passione in un progetto di vita. Masseria Borgo dei Trulli nasce infatti nel 2017 insieme alla moglie Elena Ciurletti da questa visione: dare voce all’anima più autentica della Puglia attraverso vini autoctoni, ospitalità sincera ed esperienze capaci di creare connessioni.

A Maruggio conosce i coniugi Alberto Rossetti e Mariangela Chiego che si entusiasmano immediatamente della proposta. Da qui l’avvio per la ricerca di vigneti nelle aree più vocate della denominazione, con particolare attenzione alle vecchie vigne allevate ad alberello. Il tour organizzato in collaborazione con Gambero Rosso serve a comprendere quanto sia importante fare gruppo soprattutto in tempi difficili, con le tensioni geopolitiche e i cambiamenti nelle scelte dei consumatori a farla da padrone.

Dunque Michelon, partito dalla Val di Cembra dove la cultura bianchista regna da sempre, anche nella spumantistica d’autore dei Trento Doc sempre più apprezzati, si ritrova a dover gestire gradazioni alcoliche estreme con i rossi di punta, Negroamaro e Primitivo, voluminosi e gastronomici.

Esperienze tra natura, vino, cibo e arte

Numerose le experience in cantiere, tra Ficheto Wine Experience, Mirea Experience e Signor P Experience che accompagnano gli ospiti in un percorso immersivo tra vigneti, trulli storici e cantina, con degustazioni guidate, prodotti del territorio e momenti pensati per vivere il Salento con lentezza, emozione e autenticità. Durante il percorso gli ospiti possono scoprire i processi di vinificazione, visitare la barricaia e conoscere le sperimentazioni dell’azienda, tra affinamenti in legno, anfore in terracotta e tradizionali capasoni pugliesi realizzati dagli artigiani di Grottaglie.

Le opere artistiche di Vincenzo Del Monaco ne sono un chiaro esempio e danno un senso di integrazione tra i vari tasselli di un unico mosaico. Tori e figure di donna, meduse e richiami marini perché il suolo di queste zone è ricco di inserti carbonatici e fossili.

Tre le aree di proprietà aziendale suddivise in 20 ettari circa in località Roselle, 23 ettari a Pasano e gli ultimi 5 ettari a Salice Salentino, non tutti vitati, comprese tra Manduria, Sava e Guagnano. Un territorio vasto e significativo per consentire le giuste espressioni aromatiche nel calice.

Spettacolare la vigna nascosta tra le dune sulla costa sabbiosa e dalle acque turchesi del Monaco Mirante. La prima vendemmia arriva già nel 2018. Negli anni successivi il progetto cresce progressivamente attraverso l’acquisizione di nuovi vigneti e il recupero dell’antica Masseria settecentesca, affiancata oggi da una cantina moderna progettata per valorizzare al massimo ogni singola uva.

Una Masseria tra storia e contemporaneità

L’antica struttura rurale di fine Settecento è stata recuperata e restaurata rispettando materiali e architetture originarie – dal tufo alle volte a stella – mantenendo intatto il fascino essenziale della tradizione pugliese. Accanto alla Masseria storica sorge oggi una cantina moderna e tecnologicamente avanzata, pensata per valorizzare al meglio le uve del territorio attraverso una filosofia produttiva che unisce ricerca, sostenibilità e rispetto della biodiversità.

I vini speciali sono il Ficheto, un blend di fiano-malvasia-sauvignon bianco, il Mareto, uno chardonnay affinato in barriques, e il Lucale, un primitivo particolarmente piacevole per le note di frutta passita e tannini morbidissimi. Oltre a questi, la linea di vini definita “Contrade”, dove ogni vino esprime le caratteristiche del suolo e della microzona da dove si producono le uve: fanno parte di questa il Roselle Primitivo DOP Manduria, il Gravara Fiano, l’Anante Susumaniello in versione rosata e rossa, e il Pinio Salice Salentino Riserva.

Le produzioni più importanti, che testimoniano la meticolosa ricerca alla qualità, sono rappresentate dal Primitivo Saracena, e dai due vini simbolo per eccellenza: MIREA, un primitivo dop Manduria estremamente concentrato ed elegante e dal LIALA, un negroamaro complesso e avvolgente, entrambi prodotti dalle uve degli alberelli più vecchi dell’azienda. Il Duna Mirante chiude il viaggio esperienziale nel Primitivo dop Manduria, uve coltivate a poche centinaia di metri dal mare, contornate dalla macchia mediterranea, su suoli prevalentemente sabbiosi. Sentori salini, balsamici, che ti riportano con la mente sulle dune di sabbia, affacciate direttamente sul mar Ionio.

Non può mancare inoltre il Primitivo di Manduria dolce naturale DOCG, rappresentato dal Signor P, le cui uve provengono dall’alberello centenario di circa mezzo ettaro e la produzione è limitatissima in meno di 1000 bottiglie da mezzo litro. Accanto ai vini fermi, la Masseria produce anche lo Spumante Metodo Classico Brut Bio, progetto che racconta una Puglia sempre più dinamica e sorprendente dal punto di vista produttivo. Completano l’universo del brand prodotti che ampliano ulteriormente il racconto del territorio, come il Duna Mirante Gin e l’olio extravergine di oliva 100% pugliese, simboli di una cultura agricola autentica e multisfaccettata.

Le degustazioni con Giuseppe Carrus, curatore Guida Vini d’Italia Gambero Rosso

Nei giorni dedicati alla stampa, sono andate in scena due degustazioni guidate dei prodotti più salienti aziendali con il curatore della Guida Vini d’Italia Gambero Rosso Giuseppe Carrus. Si parte con una mini verticale del Ficheto, il bianco in cui crede fortemente Alessandro Michelon, dedicato alle sue origini trentine. La 2023 viaggia su un’acidità complessiva inferiore rispetto ai canoni con frutta candita e salgemma ancora vibranti. Nella 2024 le sensazioni mediterranee si amplificano su fiori di zagara e spezie calde, ma è la vendemmia 2025 la vera consacrazione per un’annata ricca e densa su nuance tropicali e salmastre. Un’evoluzione che segue anche quella dello stile e dell’esperienza del suo imprenditore enologo sempre più interprete del carattere dei vini pugliesi.

La seconda analisi riguardava invece i rossi come il Liala da Negroamaro in purezza originario di Guagnano con vigne ad alberello di oltre 70 anni. Magro ma molto contemporaneo il 2024, dalle note agrumate e officinali. Ricco il 2022, un filo che legherà tutti i vini della batteria provenienti da questa vintage strepitosa. Scuro e con sfumature di liquirizia e cacao in polvere dal tannino energico. Elegante anche il 2020, iodato e da riverberi di chinotto. Stanco il 2018, quasi liquoroso per la componente calorica ormai preponderante.

Il Primitivo di Manduria Mirea del 2024 ha terziari di tabacco e vene gliceriche al sorso. Bello il 2022 su spezie scure, mirtillo e agrumi succosi. Puntuto il tannino, una rarità per il varietale. Fine ed ematico il 2020 più declinato sulle dolcezze, secca e amarostica la 2018 troppo schiacciata da sbuffi boisèe. Da segnalare infine il “Signor P” Primitivo di Manduria Dolce Naturale da 100 grammi di residuo zuccherino in una affascinante confezione. Intenso e fragrante di pasta d’olive, fiori secchi, succo di ribes. Le 6 P impresse sull’etichetta ben lo rappresentano: primitivo, perseveranza, protezione, parcella, patrimonio e presidente, parole oggetto di riflessione quotidiana sulla vita stessa.

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I vini di Cà Rugate, ai confini collinari di Soave e della Valpolicella

29 Dicembre 202411 Febbraio 2026

Passeggiando lungo i crinali morbidi di quest’angolo di Veneto, vocato quasi per intero alla viticoltura, ci si chiede come mai si siano alternate fasi di storia intrise di successi memorabili e altrettanti momenti di buio. Valpolicella e Soave sono legate a doppio filo da una continuità territoriale e, verrebbe da dire, anche commerciale.

Prendendo spunto dalla recente degustazione dei prodotti di Cà Rugate, organizzata dall’Agenzia di comunicazione Iconica, un filo logico appare immediato. La ricerca di un posizionamento preciso di mercato ha dominato per anni le scelte consapevoli degli attori in gioco. A volte persino a scapito dell’anima autentica dei vini, che nulla hanno a che fare con alcune espressioni troppo morbide e spersonalizzate proposte alla grande massa.

La storia di Cà Rugate e della famiglia Tessari

Michele Tessari tutto questo lo sa bene e non ha nessun timore ad affrontare virtù e lacune di un areale che ha scritto la storia dell’enografia in regione. Storia e futuro che si intrecciano in questa cantina veronese, creata e sviluppata dai Tessari ormai da quattro generazioni.  Dal capostipite Amedeo, attento produttore e conferitore d’uva, si giunge alla svolta nel 1986 con la creazione del brand così come oggi è conosciuto. Gli inizi parlavano di Soave e di Garganega, un vino “misterioso”, quasi scomparso dai radar comunicativi, che narrava di presenze ai banchetti reali di mezza Europa a cavallo di fine ‘800 e prima metà del secolo scorso.

Per chi non conoscesse o avesse mai sentito parlare del potenziale della Garganega, rammentiamo alcuni assaggi di vecchie annate di Soave Classico con oltre 30 anni di vita alle spalle, ancora straordinariamente vivi e sapidi. Una varietà generosa, forse troppo se catturata dall’enfasi speculativa di produrne più di quanto consentito dal legame tra quantità e qualità. Magari unendola pure a vitigni internazionali dalla consistenza a dir poco impalpabile, confrontati con un autoctono gigante di razza.

In tale contesto, nel 1989, l’espansione economica di Cà Rugate si trovò di fronte ad una scelta affatto semplice: proseguire con acquisizioni verso i Colli Berici o la confinante Valpolicella? L’opzione cadde sulla seconda ipotesi, la futura sede aziendale a Montecchia di Crosara (VR), per l’imbottigliamento dei vini rossi tra cui lo storico Amarone.

Le varietà d’uva coltivate

A completare la gamma mancava solo una grande bollicina all’appello. Ecco, infine, lo sguardo puntato verso i Monti Lessini e la Durella, tagliente e minerale quanto mai negli spumanti nostrani. Dal 2008, riassumendo, negli oltre 90 ettari tra Soave Classico, Valpolicella e Lessini Durello, vengono coltivate varietà autoctone come Garganega, Trebbiano di Soave e Durella per i bianchi; Corvina, Rondinella e Corvinone per i rossi, per un totale di circa 750.000 mila bottiglie, di cui il 50% per il mercato internazionale su 45 Paesi.

Ca’ Rugate è a conduzione biologica, sede di un Museo del Vino, che espone oltre 150 strumenti e attrezzi usati dalla famiglia Tessari in oltre un secolo di attività vitivinicola. Sito di interesse regionale, l’esposizione è ambientata in una casa contadina del Novecento, riproduzione quanto più fedele all’abitazione del tempo, cui si aggiunge una Fattoria Didattica, per percorsi dedicati agli studenti degli istituti scolastici.

Dal 2023, la cantina è anche Fattoria Sociale, sede di un parco faunistico di oltre 3.000 mq, con attività volte alla valorizzazione del turismo inclusivo e alla creazione di laboratori a tema.

Il logo aziendale, curato dell’artista Annalisa Bollini, rappresenta la summa ideale di un pensiero, di un’idea e di un percorso della mente e del cuore. L’opera prende spunto dalla casa delle Rugate, a Monteforte d’Alpone, nell’areale di Monte Fiorentine, vera anima pulsante di tutta la storia della famiglia Tessari.

I vini degustati

Lessini Durello Riserva “Amedeo”

Millesimo 2018, sboccatura nel 2022, oltre 36 mesi sui lieviti, uve raccolte a Roncà frazione Brenton. Pas Dosé identitario, dove l’acidità marca il sorso senza squilibri di sorta. A breve vedrà la luce la tanto agognata separazione in Disciplinare tra i vini da metodo Charmat e quelli Metodo Classico, ponendo fine ad un sistema che rischiava di confondere i consumatori. Per la prima tipologia, in autoclave, l’etichetta prevederà la dicitura Lessini Durello. Per le rifermentazioni in bottiglia invece, verrà indicato Monti Lessini valorizzando la zona d’elezione. Dati analitici da brivido: due i numeri in particolare, pH sotto il valore 3 e acidità totale intorno a 10 g/l. Vibrazioni agrumate e floreali tali da renderlo un vino estremamente gastronomico.

Soave Classico 2022 “Monte Fiorentine”

La storia di Cà Rugate e della Garganega, accompagnata dalla vendemmia 2019 da un piccolo saldo del 10% di Trebbiano di Soave. Vigna degli anni ’50 piantata da Fulvio Beo Tessari, che voleva ricreare nel campo ciò che aveva visto con i propri occhi in Francia durante la prigionia della Seconda Guerra Mondiale. Suolo vulcanico dagli inserti calcarei e sistemi di allevamento a pergola quanto mai utili nelle recenti fasi di climate-change. Delicate nuance di mela golden, susine mature ed un volume di sorso ampio e materico dai toni melliflui, officinali e iodati.

Valpolicella Superiore 2022 “Campo Lavei”

Un crinale di circa 40 ettari d’estensione, poggiato su un basamento calcareo. L’enologo Beppe Caviola, consulente di Cà Rugate dal 2004, ci ha abituati a vini d’eleganza ed estremo controllo nella sua proficua attività in giro per l’italia. Qui ha cercato di ridurre la potenza estrattiva con rapide macerazioni e legni grandi in fase di maturazione. Il risultato, però, resta figlio di un’annata eccessivamente calda dove trovare la quadra giusta nell’esaltazione del frutto di bosco, poco appesantito, non era scontata. Scuro nel colore e nel sapore con spezie forti e riverberi calorici in chiusura.

Amarone Classico della Valpolicella 2017 Cima Caponiera

Estrema propaggine a Ovest del Comprensorio, dedicata, nel nome d’etichetta, ai fortini doganali ora in abbandono utilizzati per stanare i contrabbandieri del passato. Siamo a Sant’Ambrogio della Valpolicella, località Monte, dove Corvina, Corvinone e Rondinella crescono e maturano a 600 metri d’altitudine con esposizioni fresche. Non si richiede di lavorare “in sottrazione”, ma semplicemente di far esprimere al meglio ciò che offre un simile territorio. Il risultato che ne consegue è a dir poco splendido: agilità di beva, potenza agrumata con ricordi di tamarindo, fragole selvatiche e cassis, accompagnati da polvere di caffè, sfumature balsamiche ed finale ematico, lungo e appetitoso. Grande interpretazione in chiave moderna e tradizionale al contempo.

Caliamo i sipari con l’originale Vermouth preparato con Amarone della Valpolicella. Don Luigi Zocca di Sprea, nell’Alta Val d’Alpone in provincia di Verona, fu l’erborista che tra il XIX e il XX secolo lasciò in eredità un orto botanico di grande valore culturale e territoriale. La famiglia Tessari, ispirandosi a questa secolare tradizione, ha coniugato la passione per la coltivazione di erbe officinali alle “Rugate” con l’Amarone della Valpolicella, frutto delle vocate vigne di Montecchia di Crosara, dando vita ad un Vermouth unico con ben 46 erbe officinali utilizzate. Un prodotto che si distingue per l’assoluto piacere al gusto, senza forzature aromatiche, esaltando la dolcezza delle uve appassite sui graticci.

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Castello Viscogliosi presenta l’evento CastelWine e le due etichette prodotte in Toscana

19 Novembre 202319 Novembre 2023

Isola del Liri, quello che in gergo geografico (e poco romantico) viene chiamato basso Lazio.

E chi aveva mai pensato di trovare in queste zone un vero e proprio castello delle fiabe con tanto di cascate? Castello Boncompagni Viscogliosi, sede dell’evento CastelWine 2023 (mai nome fu più appropriato), è una location magnifica per parlare di vino.

La storia

Menzionato già nelle cronache dall’anno mille, posizionato sul promontorio della città per divenire bastione di difesa dalle invasioni turco-saracene, il castello ha vissuto nei secoli momenti di alterna fortuna. Passato di mano dalla famiglia dei Della Rovere, che annoveravano protezioni importanti sotto Papa Gregorio XIII, fu anche la dimora del figlio di quest’ultimo, Jacopo, forzatamente mantenuto in loco dal 1580 per evitare diatribe interne alla Chiesa sulla successione al trono.

Jacopo Boncompagni ebbe cura di questi luoghi, abbellendoli e lasciandoli integri agli eredi, che uniranno il casato con i Principi Ludovisi di Piombino.

Da allora il silenzio fino al 1850, anno in cui l’imprenditore tessile Giuseppe Polsinelli utilizzò le splendide sale per impiantarvi una fiorente attività di tessitura, filatura e tintura della lana. Praticamente in stato d’abbandono dopo la Grande Guerra, nel 1924 avvenne l’ultimo passaggio di mano, questa volta da parte dell’ing. Angelo Viscogliosi che, tornando dal Politecnico di Zurigo con in tasca una laurea in Ingegneria Meccanica, aveva ben pensato di sfruttare il salto della Cascata Verticale per ricavare energia elettrica utile alla cartiera di famiglia posta a meno di un chilometro di distanza.

A lui si deve la rinascita del Castello e della Cappella di S.Maria delle Grazie, la reinvenzione dei giardini, e perfino il salvataggio della Cascata Verticale, il cui letto si stava praticamente sgretolando. I figli e i nipoti di Angelo Viscogliosi continuano la sua opera curando manutenzione e restauri, conservando l’uso residenziale del Castello, ed aprendolo al godimento di studiosi e visitatori.

L’azienda agricola

E veniamo al momento clou dell’evento, alla presenza dei titolari dell’azienda Stefano Viscogliosi accompagnato dalla moglie Isabella Citerni e da altre Autorità pubbliche. Dagli studi per divenire un affermato dottore Commercialista nasce in Stefano la passione per l’agricoltura, in particolare la coltivazione di ulivo e vite, sviluppata anche grazie ad un corso per sommelier frequentato nel 1994.

Le basi iniziali erano pari a zero, dovendo costruire col tempo le fondamenta del proprio lavoro. Nel 2021 la prima vendemmia con uve provenienti esclusivamente dagli appezzamenti di Scarlino (GR). Aleatico e Merlot al momento, con in vista il progetto per ricavare un bianco da Ansonica in purezza. La consulenza enologica affidata a Vincenza Folgheretti è garanzia di qualità, visti gli importanti risultati raggiunti parimenti in altre aziende che segue da anni. La filosofia è quella di mantenere un buon livello di tensione gustativa, con un finale che tolga le parti amare, virando verso sensazioni saline appaganti e durature. Esattamente quanto esprime il suolo ed il clima influenzato dalle correnti marine.

L’avvio di una cantina è sempre un momento delicato; assomiglia alla fase di decollo di un aereo, quando le minime correnti ascensionali possono rendere l’inizio del viaggio non privo di scossoni. Vale la pena muoversi con cautela, evitando iniziative dal passo più lungo della gamba, commisurando invece i propri successi e fallimenti ai piccoli gradini di una scala infinita.

A che punto siamo della fase di crescita

L’impressione iniziale è positiva, considerando che si tratta ancora di una produzione limitatissima e che gli impianti sono recenti. L’Aleatico è una brutta bestia, non ci si stupisce che in altri territori si preferisca proporlo da vino passito e liquoroso. L’attacco di bocca è aromatico su nuance balsamiche prepotenti, che si calmano verso note di bosco e dolce mielosità, chiudendo poi su riverberi amaricanti. Un quadro complesso, reso ancor più impegnativo dalla versione secco in rosato.

“Carpiano” 2022 – rosato da Aleatico in purezza – presenta qualche limite nel gusto. Spinge sulla sapidità finale, il suo maggior punto di qualità, ancora su toni crudi nascondendo il potenziale fruttato. Il carattere non esita invece a manifestarsi, ma resta qualche dubbio difficile da eradicare sulla scelta di questa varietà.

Convincente il Merlot “Alma” se assaggiato nella versione en primeur 2022 che andrà in commercio dalla prossima primavera. Tannino ottimamente svolto, godurioso e sulle sfumature di visciole mature, erbe mediterranee e tabacco biondo, espressivi per la Maremma. Ripara ad una 2021 che pecca ancora per eccessi di gioventù.

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Vinitaly 2023: Podere La Grotta – il video di 20Italie

16 Aprile 202316 Aprile 2023

di Luca Matarazzo

“Bastano tre stanze in una cantina: una per la solitudine del vino; due per l’amicizia di chi vi lavora; tre per la compagnia di chi voglia venirci a trovare di tanto in tanto”. – Giovanni Amadori – Podere La Grotta.

L’ala del Padiglione 1 destinata ai vini di Romagna, all’interno di Vinitaly 2023, ha confermato in pieno le aspettative. Accoglienza genuina, prodotti di altissima qualità espressioni, soprattutto, delle varietà autoctone romagnole quali Albana, Famoso, Sangiovese e Centesimino. E poi, fantasia al potere, in uno degli areali più complessi d’Italia, dove Cooperazione e piccole realtà sono ancora alla ricerca della quadra perfetta per camminare insieme verso il futuro.

Giovanni Amadori – Podere La Grotta

La dualità agricola tra collina e pianura, tra coltivazioni con inevitabili maggiori costi e produzioni di quantità e redditività superiori, sembrerebbe una sorta di Davide contro Golia. Eppure l’uno non potrebbe vivere senza l’altro. In tali contesti opera Giovanni Amadori – Podere la Grotta, settima generazione di viticoltori. A poca distanza da Cesena, tra Bertinoro e la Valle del Rubicone con le sottozone Longiano, Montiano e Roncofreddo tra i 200 e i 300 metri sul livello del mare giacciono i suoi 12 ettari di vigna su terreni sabbioso-argillosi in Località Saiano.

Cinque le etichette per un totale di quasi 30 mila bottiglie annue. Enologo Francesco Bordini, uno che conosce alla perfezione ogni centimetro del suolo di queste bellissime terre, ove la natura gioca ancora il ruolo da protagonista. Giovanni ci racconta, prima della consueta degustazione, i momenti salienti della sua storia.

La degustazione

Romagna Albana Secco 2021 Damadora – l’amore per questo vitigno, fragile e robusto allo stesso tempo, fa del territorio un punto di forza che può condurre il consumatore ad approcciarsi ad esso per suo tramite. L’Albana è così: versatile, gustosa e ricca e questo vino non fa eccezione. Gradevole la parte balsamica, con essenze floreali e di frutta a polpa bianca rimarchevoli. Manca solo quel pizzico di struttura e di allungo finale presente invece nell’anteprima 2022, vibrante da autentico cavallo di razza.

Famoso 2022 – desta curiosità il raro autoctono dalle note aromatiche simili al Traminer e al Moscato. Bisogna abituarsi a tanta presenza erbacea e, onestamente, agli inizi si fa difficoltà. Con la giusta attenzione si impara presto ad apprezzarne le doti di immediatezza e le nuance agrumate gialle in sottofondo. Non impegnativo, e forse neanche lo desidererebbe.

Trebbiano di Romagna 2021 Ca’ Rotte – prima versione per il principe delle uve bianche locali. Se l’Albana è una principessa, lui dimostra il suo rango altisonante da manuale, con le tipiche scie terragne e il volume di sorso tali da renderlo un esempio di piacere di beva, unito a buona longevità. Grasso e burroso, fermenta in maniera spontanea per poi maturare tra acciaio e legno. Solo 1000 bottiglie uniche nel suo genere.

Alle prossime puntate sull’evento Vinitaly 2023.

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Barbara Tamburini: una grande donna dietro grandi vini

29 Marzo 202329 Marzo 2023

di Alberto Chiarenza

La vita è fatta di incontri, alcuni casuali, altri voluti. Proprio da un incontro casuale ho conosciuto Barbara Tamburini, una delle enologhe italiane più apprezzate nel mondo del vino.

Ma, oltre al vino, c’è di più: è stata la quarta donna italiana ad aver volato su un velivolo delle Frecce Tricolori altra mia grande passione di vita. Andiamo però con ordine.

L’amore di Barbara per il vino è iniziato all’Università di Pisa, dove ha sostenuto una tesi sperimentale che l’ha portata, a partire dal 1996 per tre anni a Carmignano (PO), e il quarto anno a Suvereto (LI) a Gualdo del Re in cui poi ha avuto avvio la sua attività professionale. L’idea di Barbara era quella di crescere presto e arrivare ad avere più aziende da seguire dando sempre il meglio di sé. 

Questa è stata la forza che l’ha condotta ad arrivare al ragguardevole numero di ben 15 cantine in Italia, selezionate per qualità e serietà di operato. Con ognuna di esse ha instaurato un bellissimo rapporto di collaborazione. La maggior parte di queste aziende, ovviamente, sono in Toscana, poi c’è una piccola ma bellissima realtà in Liguria di nome Cà du Ferrà, Triacca in Valtellina e, dulcis in fundo, Duca di Salaparuta in Sicilia che produce tra le sue icone: Duca Enrico, Bianca di Valguarnera e la Linea Suolo sempre di altissimo profilo qualitativo. Ha debuttato al Vinitaly 2022 anche l’Etna DOC Lavico Bianco con uve Carricante e Lavico Rosso con uve Nerello Mascalese.

Sono solo alcune delle collaborazioni grazie alle quali Barbara Tamburini ha conseguito tantissimi premi in Italia e all’estero divenendo di fatto un’ambasciatrice del vino italiano nel mondo. Fa parte anche della Giuria del Concours Mondial de Bruxelles, è Giudice di 5Star Wines, oltre che relatore nelle lezioni di AIS e FISAR.

Nonostante tutti questi successi, la sua vena energica non si è esaurita nel settore vitivinicolo. Infatti, il logo dell’Aeronautica Militare campeggia su ogni capo di abbigliamento da lei indossato. Passione per l’aviazione e per le Frecce Tricolori, tale da farla riuscire in un’impresa titanica per chi non è del mestiere, diventando così la quarta donna a realizzare un sogno.

Quando lo racconta ancora le brillano gli occhi. Tutto nasce quando i suoi vini vengono scelti per la cena di gala di un giuramento accademico della Marina Militare a Livorno, durante il quale, per dare la giusta cornice istituzionale all’evento, ci fu il passaggio delle Frecce Tricolori. In occasione di questa cena di gala, Barbara venne presentata al Comandante della Pattuglia Acrobatica. Da lì in avanti trascorsero numerose richieste e non facili permessi, fino ad arrivare al 29 ottobre del 2004 quando Barbara avuto ha l’onore di volare con il Comandante su un MB339 – velivolo PONY 1 – per oltre 50 minuti.

Fiera determinazione e voglia di imparare sempre di più, spingendosi oltre ogni limite. Ha studiato in diverse scuole enologiche, in Italia e all’estero, e ha lavorato con alcuni dei più grandi nomi del vino, tra cui Vittorio Fiore, da lei considerato il suo mentore.

Nonostante il successo ha saputo mantenere una grande umanità. Dedica un sorriso a chiunque ed è disponibile e pronta a confrontarsi con impegno costruttivo e rispetto per il prossimo, apprezzata in modo trasversale nel mondo enologico.

Sono stato invitato da lei a degustare i vini di Gualdo del Re, dove lavora da anni ed ho potuto apprezzare: 

Eliseo Costa di Toscana IGT Pinot Bianco 2021

Shiny Costa di Toscana IGT Aleatico Rosato 2021

Cabraia Rosso Toscano IGT 2017  (Cabernet Franc – Cabernet Sauvignon)

Senzansia Toscana Rosso IGT Pinot Nero 2016

I’Rennero Merlot Suvereto DOCG 2017

Amansio Aleatico Passito Costa Toscana IGT 

Vini di qualità eccellente, eleganti, caratterizzati da finezza, freschezza e mineralità finale. Ogni bottiglia racconta una storia, quella di una donna che ha saputo trasformare la sua passione e gli studi acquisiti in un lavoro di successo, valorizzando al contempo identità varietale e territoriale, creando icone uniche nel loro genere.

L’azienda vitivinicola Gualdo del Re, una delle più antiche e prestigiose tenute della zona di Suvereto (Livorno) e della Toscana, ha iniziato dal 2021 un nuovo e ambizioso capitolo della sua storia. La proprietà dell’azienda, che nasce negli anni ‘50 con la famiglia Rossi, è stata recentemente acquistata dall’imprenditore Mauro Gestri, che intende portare la cantina ad un nuovo livello di eccellenza e prestigio.

La guida della nuova Società Agricola GDR continuerà ad essere gestita proprio da Barbara Tamburini, che nel 2019 è stata insignita del premio di “Miglior Enologo dell’Anno” dalla Fondazione Italiana Sommelier-Bibenda. Il suo ruolo e quello dei suoi collaboratori saranno fondamentali per il programma di sviluppo e rilancio dell’azienda, che prevede il rinnovo di alcuni vigneti e l’impianto di nuove superfici utilizzando cloni di vitigni tradizionali frutto di moderni studi e sperimentazioni.

Inoltre, l’azienda intende ammodernare la cantina con importanti supporti tecnici di produzione e potenziare l’attività commerciale per sviluppare le vendite sia sul mercato nazionale che internazionale, in particolare in Europa, Asia e negli Stati Uniti.

La Gualdo del Re è una cantina di lunga tradizione, conosciuta per la produzione di vini di altissima qualità che esprimono al meglio il territorio di origine. L’acquisizione da parte di Mauro Gestri rappresenta un importante passo avanti per l’azienda, che potrà contare su nuove risorse e nuove competenze per raggiungere obiettivi di eccellenza e affermarsi ancora di più sul mercato internazionale.

Oggi la cantina produce circa 100.000 bottiglie l’anno e si è affermata tra le aziende leader del territorio.

La tenuta ha un’estensione di 45 ettari, con vigneti situati in zona collinare, a un’altitudine di circa 100 metri sul livello del mare.

L’enologo Barbara Tamburini e l’autore di 20Italie Alberto Chiarenza

In un mondo in cui sembra che tutto sia fatto solo di apparenze, incontrare una persona come Barbara è un’autentica “boccata d’aria fresca”.

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20 Italie © 2021
Bellezze, piccole e grandi, note e da scoprire.

Direttore responsabile: Luca Matarazzo
Testata registrata presso il Tribunale di Salerno n° 796/2021 del 15 novembre 2021


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