A Salerno la Gluten Free Experience: senza glutine, non senza piacere

Gusto e convivialità senza confini: Le Parùle presenta il menu senza confini. Giuseppe Pignalosa sfida i pregiudizi sul gluten free e inventa la vera pizza per tutti.

Il 15 ottobre la Pizzeria Le Parùle di Giuseppe Pignalosa, maestro riconosciuto per la sua filosofia di cucina legata al territorio e alla biodiversità, apre un nuovo capitolo con una serata-evento dedicata al mondo senza glutine che vedrà la partecipazione di Alfonso Del Forno, Giornalista Enogastronomico specializzato in alimentazione senza glutine e birra artigianale.

Giuseppe Pignalosa

Un menu senza compromessi, una sfida di gusto e sperimentazione: pizze appena sfornate, fritti partenopei, dolci e birre rigorosamente gluten free diventano protagonisti di un’esperienza pensata per chi convive con la celiachia e per tutti coloro che vogliono scoprire un nuovo linguaggio del piacere a tavola.

La serata si terrà in un ambiente coperto e riscaldato, pensato per accogliere e favorire la convivialità. Sarà possibile parcheggiare comodamente nei pressi, accedendo dall’ingresso principale di Marina d’Arechi.

Alfonso Del Forno

La pizza che sfida le regole e conquista il palato

Un progetto che nasce dall’esperienza diretta, dall’ascolto e dalla volontà di creare uno spazio autorevole e inclusivo, dove le esigenze dei celiaci incontrano la creatività di uno chef capace di valorizzare ogni ingrediente senza mai rinunciare al gusto.

Dal limite alla possibilità: la rivoluzione gluten free di Giuseppe Pignalosa

Mangiare senza glutine non deve mai significare mangiare senza scelta, senza gioia. Fino a pochi anni fa, proporre piatti e pizze senza glutine era per i ristoratori una sfida complessa: difficile reperire prodotti di qualità, spesso sostituiti da soluzioni standardizzate o surgelate, che mal si adattavano al gusto e alla tradizione mediterranea. Oggi, grazie alla crescente consapevolezza e all’impegno di produttori e chef, il “gluten free” è uscito dal recinto della necessità per trasformarsi in un linguaggio di inclusione, qualità e innovazione.

Il progetto di Giuseppe Pignalosa nasce da qui: dare forma a una cucina senza glutine, dove pizza, fritti e dolci raccontano la stessa storia di convivialità, artigianalità e amore per la materia prima. Un percorso reso possibile grazie all’alleanza con produttori che lavorano materie prime di eccellenza gluten free, costruendo così un modello sostenibile e replicabile.

La serata del 15 ottobre a Marina d’Arechi diventa un manifesto di cucina inclusiva: la dimostrazione che la pizza e i grandi classici partenopei possono essere vissuti da tutti, senza rinunce e con lo stesso piacere.

Dettagli evento:

📅 Data: 15 ottobre 2025

📍 Location: Le Parùle – Porto Marina d’Arechi, Salerno

Orario: dalle 20:00

Home Restaurant Il Professore: il Cilento intimo di Michele Giaquinto. Un viaggio emozionale tra sapori, storie e mare

Tra il respiro salmastro del Tirreno e il profilo sinuoso delle colline cilentane, si cela un luogo dove la cucina non è solo nutrimento, ma narrazione, memoria e incanto. È l’Home Restaurant Il Professore, un piccolo eden sospeso tra cielo e mare, dove ogni pasto diventa un rito intimo e poetico.
Solo tre tavoli, affacciati su una terrazza che abbraccia l’orizzonte, accolgono i commensali in un’esperienza che fonde territorio e anima, gusto e ricordo.

A firmare questa esperienza è Michele Giaquinto, docente presso l’Istituto Alberghiero Ancel Keys di Vallo Scalo e raffinato ambasciatore della Dieta Mediterranea cilentana, che insieme al figlio Carmine, ha deciso di trasformare la propria casa in un luogo d’incontro tra cultura e sapore, dove la materia prima locale dialoga con suggestioni lontane, in un equilibrio che è pura emozione.
Michele non ha mai abbandonato il suo amato Cilento, ma lo ha portato con sé nel mondo: ospite di eventi internazionali, cene culturali e scambi enogastronomici, ha fatto conoscere il valore della sua cucina fatta di semplicità e memoria.

Da ogni esperienza all’estero, Michele ha riportato concetti, tecniche e suggestioni che ha saputo fondere con la sua identità contadina: l’arte della fermentazione appresa in Asia, l’uso armonioso delle spezie scoperto nei paesi del Maghreb, la cura estetica del piatto mutuata dalla tradizione francese. Ne è nata, così, una cucina identitaria e aperta, dove la radice contadina dialoga con il respiro cosmopolita, in un equilibrio che emoziona e racconta, una cucina autentica ma mai immobile, radicata e insieme curiosa.

Ma ciò che rende unica l’esperienza all’Home Restaurant Il Professore è anche la presenza carismatica del suo anfitrione. Durante la cena, Michele non si nasconde dietro ai fornelli: visita i tavoli, dialoga con gli ospiti, racconta aneddoti e memorie del suo Cilento. Con voce pacata e sguardo appassionato, narra la storia di un formaggio stagionato tra i muretti a secco, di una rete gettata al tramonto, di un campo di grano antico che profuma di vento e sale. Ogni racconto diventa parte integrante del pasto: un condimento invisibile che arricchisce il gusto con la forza dell’appartenenza e della condivisione.

L’esperienza culinaria si apre con un benvenuto contadino che evoca la generosità del Cilento: salumi di produzione propria, cacioricotta di pecora, mozzarella nella mortella e alici di menaica addolcite da una melassa di fico bianco artigianale, prodotta artigianalmente da Michele stesso. Segue una trilogia di marinato e crudo, arricchita da vegetali fermentati – una tecnica ispirata alle esperienze orientali del Professore. Le triglie di scoglio, le perchie e il tonno alalunga si fondono con cipolle e zucchine fermentate, in un abbraccio che celebra il mare e la memoria contadina.
Non manca un tributo alla tradizione più umile e autentica: la scarola ripiena, antica regina delle tavole rurali, che racchiude uova, formaggio e pane raffermo, cotta in padella per conservarne il sapore schietto e intenso.

I primi piatti sono un inno alla terra e alla biodiversità dei grani antichi. Le lagane multicereali, condite con ceci di Cicerale, peperone crusco e un filo di colatura di alici di menaica, esaltano la semplicità come atto di raffinatezza.
Chi cerca un’eco marina può deliziarsi con il mezzo pacchero ai pomodorini, tonno fresco, friggitelli e limone, una danza di profumi che richiama il Mediterraneo al suo massimo splendore.

A suggellare il percorso salato, la cornucopia di merluzzo al guazzetto, ripiena di scarola ripassata, simbolo di un legame profondo tra terra e mare.
La proposta enologica è un viaggio parallelo nel territorio: Michele sceglie vini capaci di raccontare la stessa lingua dei suoi piatti. Spiccano le etichette della cantina Albamarina, con l’Eremita – elegante spumante di Fiano – e il Valmezzana, Fiano Cilento DOC, che accarezzano il palato come un’eco del tramonto sul mare.

Il gran finale è un dolce che parla di infanzia e radici: la Zuppa inglese cilentana, velata di cioccolato e punteggiata da confettini colorati. Un dessert che non imita, ma rievoca, come un ricordo felice custodito nella credenza di una casa di campagna. L’Home Restaurant Il Professore non è solo un luogo dove si mangia: è un viaggio nella memoria sensoriale, un dialogo tra passato e presente, tra Cilento e mondo.

Ogni piatto è una pagina di vita di Michele Giaquinto: il mare che lo ha visto crescere, la terra che lo nutre, i viaggi che lo hanno formato. Tra un piatto e un aneddoto, Michele Giaquinto accompagna i suoi ospiti in un viaggio dentro la memoria e il sapore, dove la Dieta Mediterranea torna ad essere ciò che è sempre stata: una filosofia di vita, una poesia del quotidiano, un atto d’amore verso la terra.

Qui, sotto la luna che si riflette sul mare, il cibo diventa linguaggio dell’anima, e il tempo, finalmente, torna a scorrere lento, come una poesia da gustare con rispetto e meraviglia.

Cake Art piccola pasticceria artistica a Sorrento: 25 metri quadri di bontà

Benedetta d’Antuono di Cake Art piccola pasticceria artistica a Sorrento ha creato in pochi metri uno spazio d’arte dove lasciar esprimere le emozioni. Che sia la tela di un quadro, quando trova il tempo per la passione della pittura o la proposta di un dolce della sua bottega artigianale, qui ogni cosa assume quel tocco di arte che appaga l’occhio prima ancora del cuore.

Gli inizi con un corso di pasticceria ai tempi del liceo, la lotta vinta contro un disturbo alimentare giovanile e la scelta di andare a Parigi, dove ha conosciuto Angelo, spalla forte che la sostiene e con cui condividere i segreti della gastronomia, sono solo una minima parte del coraggio dimostrato da Benedetta. In vetrina tante proposte estere, dalle madeleine ai cookie passando per cupcake e petit pâtisserie rivisitate, però, in base ai gusti nostrani. E poi torte e dessert originali e decorati, da gustare comodamente seduti al tavolo o da portare a casa.

Benedetta, quando è iniziato il sogno Cake Art?

«Nel 2023 con le mie forze. Già lavoravo in altre strutture, ma sentivo di non essere valorizzata appieno nelle creazioni. Decisi di fare il grande salto mettendomi in proprio… ed eccomi qua. In seguito ho avuto la fortuna di incontrare l’amica Laura che veniva da un altro settore e che si era candidata per aiutarmi nel mondo della pasticceria».

Cosa possiamo trovare nella tua bottega a Sorrento?

«Tanta qualità, ricerca e territorio, anche nelle realizzazioni classiche francesi o americane. Cerco di mantenere intatte le ricette originali che sorprendono spesso sorprendono il cliente perché poco conosciute. Siamo aperti tutti i giorni dalle 10 alle 20 e la domenica ci divertiamo nelle proposte colazione dalle 8 alle 13 con gli special pain au chocolat e cinnamom rolls».

Sei molto attiva sui social e i follower non mancano

«Lo strumento dei social rappresenta una vetrina diretta, non comunico solo il lavoro, ma anche il mio modo di essere. La realtà virtuale deve però andare di pari passo con quella concreta: organizzo infatti “appuntamenti itineranti” all’interno della Villa Comunale di Sorrento per avvicinare le persone alle basi del mestiere».

Cosa immagini nel tuo futuro?

«Più spazio, magari per aumentare l’offerta negli eventi e nei catering. Penso in particolare ai matrimoni, gettonati in questa splendida location della Penisola Sorrentina. E alle torte su commissione che richiedono grande sforzo ed investimenti per macchinari all’avanguardia o ad ampliare la gamma dei lievitati con i panettoni».

E i ristoranti?

«Ho rifiutato in passato collaborazioni anche prestigiose. Per me è un capitolo ormai chiuso. Credo nell’artigianalità e non nei grandi numeri quotidiani e non vorrei perdere il contatto con la gente. Ho aperto Cake Art per passione non pensando al profitto, ora posso dire di essere davvero felice».

Non mancano i riconoscimenti

«Sì, da poco ho iniziato a partecipare ai concorsi di pasticceria, ottenendo nel 2025 la medaglia d’argento come miglior uovo di Pasqua decorato – dedicato alla celebre Notte stellata di Van Gogh – nel campionato italiano pasticceria gelateria e cioccolateria organizzato dalla Federazione Internazionale Pasticceria Gelateria e Cioccolateria – FIPG. Mi sono cimentata con buoni risultati anche al recente contest di Mulino Caputo al Renaissance Naples Hotel Mediterraneo».

E il miglior abbinamento per i tuoi dolci?

«Dipende dalla tipologia, ma un tè sorseggiato nella mia futura sala da tè potrebbe essere l’ideale. Sogni a parte, l’emozione di stare in buona compagnia, la giusta decorazione ed il rispetto delle dosi e dei sapori sono già sufficienti».

Lo chef Alessandro Feo racconta la sua storia durante l’evento Ficus in Tabula ad Ottati

Il fico in cucina, un ingrediente versatile dalle mille potenzialità che stimola l’inventiva dei giovani talenti come Alessandro Feo. La terza edizione dell’evento Ficus in Tabula è stata l’occasione propizia per intervistare lo chef di Casalvelino, che propone nei suoi piatti la firma del Cilento, in equilibrio tra i prodotti del mare e quelli ancora poco conosciuti dell’entroterra.

Nel ristorante di famiglia, presente nelle guide Gambero Rosso e Michelin, il pescato del giorno è da sempre il protagonista della carta: ogni mattina Feo diventa il capitano della sua piccola imbarcazione, per andare alla ricerca con amo e lenza di quanto di meglio offra la natura.

Feo Ristorante a Casalvelino

L’amicizia di Bruno Sodano e la vicinanza al territorio lo hanno convinto a partecipare alla manifestazione di Ottati incentrata sul frutto ricco di fibre, potassio e ferro, dal ridotto impatto calorico e dalle proprietà digestive antiossidanti. Con le sue foglie inoltre si ricavano preparazioni antisettiche e antibatteriche e dai fusti il caglio vegetale per formaggi delicati e nutrienti.

Motivo ulteriore per il sindaco Elio Guadagno nel comunicare, con orgoglio, la piantumazione di 5000 nuove piante di fico dottato e la creazione di un annesso laboratorio di lavorazione in loco, per restituire il futuro ad un’intera Comunità.

panorama da Ottati

Alessandro Feo, come ha inizio la tua storia in cucina?

Nel 1999 terminai la scuola Alberghiera a Vallo della Lucania e cominciai a viaggiare in Italia e all’estero, innamorato fin da subito del mio lavoro. Poi il ritorno a casa e la tappa in Cilento, dove gestisco il ristorante Feo dal 2019 a Casalvelino.

C’è stato un personaggio ispiratore?

In realtà la passione mi ha accompagnato sin da bambino, quando la cucina non era quella di oggi. Si cercava di fare qualità, anche alla buona, senza però l’idea fissa dei grandi numeri ad ogni costo.

maialino in ficus

Da dove nasce l’idea del piatto proposto alla terza edizione di Ficus in Tabula?

Il “maialino in ficus” deriva dalla volontà di unire più luoghi del Cilento. La forza risiede nel concetto di unità: da un lato ci sono i fichi dottati, dall’altra la riduzione d’Aglianico di San Lorenzo, le patate di Castelcivita ed il maialino cotto a bassa temperatura piastrato su piastra giapponese. Entrerà a breve anche nel nuovo menu del ristorante, magari con qualche modifica in funzione della stagionalità e della reperibilità delle materie prime.

Cosa ricorderai di questa esperienza?

Quello di poter essere stato d’aiuto, anche se per un breve momento, nell’incuriosire tanti giovani presenti. Sono essi il vero motore trainante contro lo spopolamento di borghi bellissimi ed incontaminati.

I Caporale, impasti leggeri e digeribili nel segno di un ridotto apporto di calorie

Mangiare la pizza fa bene? Assolutamente sì, a patto di non esagerare come per ogni alimento. Da I Caporale l’attenzione ad evitare gli “sgarri” calorici inizia già dagli impasti leggeri e digeribili, grazie anche alla selezione farine di grani antichi Varvello 1888, che garantisce gusto e leggerezza a tavola.

La storia dei fratelli Giuseppe e Raffale Caporale comincia dal Rione Sanità, da un contesto impegnativo e parimenti formativo per la loro professione. Scegliere di fare il pizzaiolo significava un tempo imparare il mestiere quando non si avevano motivazione e possibilità per proseguire negli studi.

Adesso, invece, lo studio inizia già sulla spianatoia nella scelta delle materie prime e nelle tecniche di lievitazione controllate alla perfezione. Il padre aveva svolto la dura gavetta da dipendente nel locale di Via Nazionale delle Puglie a Casalnuovo di Napoli, prima di rilevarne da 18 anni la piena proprietà. In lui resta la passione per le ricette tradizionali, meno contemporanee ma tanto gustose. La classica ruota di carro è una di queste, che Raffaele e Giuseppe rivisitano in varie proposte.

“La Sanità”

Ma è il basso impatto glicemico l’ingrediente cardine della pizzeria. Persino nei topping eleganti, sempre ricchi di verdure di stagione e mai eccedenti nel condimento. Ovviamente il sapore non va sacrificato, per questo Giuseppe e Raffaele coltivano un orto di famiglia con primizie della terra per soddisfare la maggior parte del fabbisogno giornaliero.

«Cerchiamo di fare del nostro meglio, ascoltando e imparando dagli errori. Da ex ballerino, 5 volte campione italiano di danze caraibiche, non potevo dimenticare l’attenzione alla linea perché la bilancia non diventi un nemico – racconta il poco più che trentenne Raffaele – Siamo legati solo al giudizio dei clienti, il miglior premio per i nostri sforzi. Il successo ad ogni costo non fa per noi».

“Purple Tuna”

Lo si vede nella sequenza degli assaggi, partendo dalla signature “La Sanità” dedicata alle origini: una provola e pepe a ruota di carro dall’accattivante miscela di pepi, il test più delicato da superare per ogni pizzaiolo. Si prosegue con la “Purple Tuna”, da impasto ai carboni attivi in triplice cottura e l’estro delle chips di barbabietole unite a scarola riccia, finocchio e tartare di tonno mediterraneo.

“Caporalotto salsiccia e friarielli”

Prima del dolce finale ecco il “Caporalotto”, impasto arricchito con semi di chia, lino e papavero lievitato per 36 ore. Un morso alla versione salsiccia e friarielli apre il palato verso le sensazioni tipiche di uno dei piatti più celebri della Campania.

“Margherita Dolce”

Dessert unico e originale per la “Margherita Dolce” ideata partendo da gelato al fiordilatte e composta di pomodorino corbarino. Buona la carta dei vini, ampliata con chicche del territorio, utile per una serata a scelta libera o nel menu degustazione a 40 euro.

Maturazioni Pizzeria apre a Roma nel 2026

Da San Giuseppe Vesuviano all’Aurelio: la pizza nel ruoto di Antonio Conza e Gabriella Esposito sbarca nella Capitale

La pizza virale che ha fatto impazzire il web arriva finalmente nella Capitale. Antonio Conza e Gabriella Esposito, coppia nella vita e nel lavoro e anime creative di Maturazioni Pizzeria, hanno scelto il Quartiere Aurelio, a Baldo degli Ubaldi – a pochi minuti dal Vaticano e Rione Prati – per inaugurare la loro prima sede fuori dalla Campania nel 2026. 
Una decisione che segna un passo importante in un percorso di crescita che rimane fedele all’identità originale: gestione diretta, formazione in prima persona dei pizzaioli, un unico format serale che punta tutto sulla qualità dei prodotti e un servizio accogliente e curato.

Il menù sarà lo stesso della sede storica di San Giuseppe Vesuviano, con la celebre pizza nel ruoto e le creazioni che hanno reso Maturazioni un fenomeno social da milioni di visualizzazioni. Un luogo che porta a Roma la stessa autenticità che ha fatto conoscere Maturazioni, con impasti curati, fritti asciutti e gustosi, ingredienti stagionali e ricerca continua, ora pronti a farsi scoprire anche dal pubblico capitolino.

«La scelta del Quartiere Aurelio non è casuale – spiegano Antonio e Gabriella –: è una posizione strategica, vicina al cuore di Roma ma lontana dal caos del pieno centro, che permette di raggiungere facilmente il locale da diversi quartieri e rende agevole anche il servizio d’asporto.»

Con una sala che richiama l’identità e la storia di Maturazioni, dalle foto degli eventi internazionali fino all’omaggio a San Giuseppe, il nuovo locale si presenta come una “fotocopia” consapevole dell’originale: stesso concept, stesso cuore, stessa filosofia.
«Non vogliamo snaturarci – aggiungono Conza ed Esposito –. Abbiamo rifiutato tante offerte in Italia e all’estero perché non vogliamo trasformarci in un marchio commerciale. Per noi ogni pizzeria è casa nostra: a Roma come a San Giuseppe».

Proprio per questo, la Campania resterà legata a un unico punto: San Giuseppe Vesuviano. Una scelta precisa, dettata dalla volontà di valorizzare il territorio vesuviano e rafforzarne l’identità. L’apertura romana rappresenta l’inizio di un progetto più ampio che, passo dopo passo, porterà la qualità di Maturazioni nelle principali città italiane.
Un percorso graduale, senza scorciatoie, con l’obiettivo di mantenere il pieno controllo dei processi e della qualità.
«Abbiamo scelto Roma perché con la Capitale sentiamo un legame speciale. È un luogo di cultura gastronomica di alto livello e siamo certi che i romani sapranno apprezzare la nostra pizza».

L’appuntamento con la nuova sede è fissato per il 2026, quando il forno dorato di Maturazioni comincerà a sfornare pizze anche all’Aurelio.

Pizza e vino, un amore che si rinnova: a Napoli la presentazione del secondo volume di “Calici & Spicchi” di Antonella Amodio

Mercoledì 24 settembre 2025, alle ore 17:30, presso il Renaissance Hotel Mediterraneo di Napoli (Via Ponte di Tappia, 25), sarà presentato ufficialmente il secondo volume di “Calici & Spicchi – Atlante della pizza e del vino”, firmato dalla giornalista enogastronomica Antonella Amodio, con prefazione di Luciano Pignataro.

Dopo il successo del primo volume dedicato alle pizzerie della Campania, torna “Calici & Spicchi”, il progetto editoriale che questa volta amplia lo sguardo al panorama nazionale e internazionale: 101 pizzerie da tutta Italia, dall’Alto Adige alla Sicilia, e una sezione estera che attraversa oltre 20 paesi, per raccontare – anche attraverso la pizza – un viaggio tra sapori, storie e culture.

Ogni realtà è affiancata da un’attenta selezione di vini italiani, scelti in abbinamento a pizze che spesso celebrano ingredienti locali e biodiversità, anche nei contesti internazionali. Un omaggio al patrimonio enogastronomico italiano, che trova nella pizza un veicolo straordinario di racconto e nel vino il compagno perfetto per esaltarne i sapori.

Tradotto anche in inglese, il libro si propone come guida agli indirizzi da non perdere, ricettario per rifare a casa le pizze più originali, e manuale pratico per imparare ad abbinare pizza e vino con semplicità e consapevolezza.

Una nuova sezione dedicata alla carta dei vini in pizzeria offre inoltre spunti utili per operatori e appassionati, con esempi concreti e indicazioni applicabili.

Il primo volume – accolto con entusiasmo da pubblico e addetti ai lavori – ha collezionato oltre 200 presentazioni ufficiali e più di 100 uscite su testate specializzate e generaliste. Con questa seconda pubblicazione, Calici & Spicchi si conferma un punto di riferimento per chi ama la pizza, il vino e le storie che li uniscono, in Italia e nel mondo.

Gambero Rosso – Pizzerie d’Italia 2026: in cima Pepe, Padoan e Bonci

La 13esima edizione della Guida racconta l’eccellenza del settore pizza, tra territorio, identità e ricerca: 816 locali recensiti, 133 novità, 9 premi speciali, 100 Tre Spicchi e 18 Tre Rotelle

Non è un caso che la pubblicazione punta di diamante del settore pizzeria venga celebrata a Napoli: qui, la pizza si è evoluta da preparazione casalinga a prodotto della ristorazione e da qui è stata portata (e celebrata) nel mondo dai maestri pizzajuoli. Per poi dar vita a un’evoluzione che oggi fa del mondo pizza l’interlocutore più riuscito e dinamico delle tante identità ed eccellenze territoriali italiane.

Pizzerie d’Italia 2026 © Francesco Vignali Photography

Ce lo racconta la tredicesima edizione della guida Pizzerie d’Italia del Gambero Rosso, presentata oggi al Palacongressi Mostra d’Oltremare di Napoli. Le pizzerie recensite in questa edizione sono state 816, in aumento rispetto all’anno scorso. Si arricchiscono anche la rosa dei Tre Spicchi (100 premiati totali), massimo rating assegnato alle pizzerie al piatto, e delle Tre Rotelle (18 premiati) per le pizzerie al taglio e da asporto. Sono 34 le Stelle assegnate ai locali che hanno conseguito Tre Spicchi o Tre Rotelle per almeno dieci anni consecutivi. Nove i premi speciali, con un totale di 18 insegne premiate.

Pizzerie d’Italia 2026 © Francesco Vignali Photography

Abbiamo il privilegio di costruire da 13 anni una guida corale, nella quale l’ascolto dei territori è il punto di partenza fondamentale del lavoro di critica. Di anno in anno apprezziamo come ogni areale che conserva un forte orgoglio gastronomico e produttivo trovi interlocuzione nella pizza più che nell’alta cucina” commenta Pina Sozio, curatrice della Guida.

La pizza è gioia, cultura, contatto umano. Non un terreno di polemiche, ma una lingua universale che sa unire. In Italia le pizzerie sono più di 35mila: il futuro dipenderà dalla capacità di legare il prodotto a territorio, stagionalità e sostenibilità. Per chi lo ha fatto, le soddisfazioni sono già arrivate. La pizza è anche una grande occasione di scala sociale, e fuori dai confini italiani si aprono spazi enormi, ancora tutti da scrivere“, dichiara Lorenzo Ruggeri, direttore responsabile del Gambero Rosso.

Pizzerie d’Italia 2026 © Francesco Vignali Photography

I Tre Spicchi

Guidano la classifica a 97 punti Pepe in Grani di Franco Pepe a Caiazzo e I Tigli di Simone Padoan a San Bonifacio. Seguono a ruota Sasà Martucci – I Masanielli a Caserta e Confine a Milano, a quota 96. Nel complesso, aumentano le pizzerie che hanno conquistato i Tre Spicchi, passando a 100 premiati. Tra questi, i nuovi ingressi sono:

  • Ristorante dell’Angolo – Vittuone (MI)
  • Acquaefarina – Trento
  • Zio Mo Pizza e Bistrot – Legnago (VR)
  • Cipriano Pizzeria – Firenze
  • San Martino Pizza & Bolle – Roma
  • Fermenta – Chieti
  • 3 Voglie – Battipaglia (SA)
  • Lisola – Ischia (NA)
  • Isabella De Cham Pizza Fritta – Napoli
  • Polichetti Esperienze di Pizza – Roccapiemonte (SA)
  • Lombardi – Maddaloni (CE)
  • Era Ora Ortigia – Siracusa
  • Sitàri Sorce Family – Agrigento
Pizzerie d’Italia 2026 © Francesco Vignali Photography

Le Tre Rotelle

Gabriele Bonci con Pizzarium a Roma si conferma saldamente in testa alla classifica delle Tre Rotelle con 96 punti. Le pizzerie a taglio o da asporto premiate passano dalle 16 dello scorso anno alle attuali 18, con due nuovi ingressi, entrambi su territorio capitolino:

  • Ruver Teglia Frazionata – Roma
  • Frumentario – Roma
Pizzerie d’Italia 2026 © Francesco Vignali Photography

I Premi Speciali

  • Premio Speciale S. Pellegrino e Acqua Panna – Pizzaiolo Emergente: Davide Giallongo, Mazzini 60 – Pozzallo (RG)
  • Premio Speciale Gioiella – I migliori Menu Degustazione: Confine (Milano), I Masanielli (Caserta – CE), Clementina (Fiumicino – RM), Campana 12 (Corigliano – Rossano, CS), Saccharum (Altavilla Milicia, PA)
  • Premio Speciale Petra Molino Quaglia – Ricerca e Innovazione: Màdia (Salerno)
  • Premio Speciale Solania – Le Pizze dell’Anno: Dry Milano con la “Zingara” (Milano), Extremis con la “Marinara dell’Anno” (Roma), Abate Pizzeria Gastronomica con “Italia-Spagna” (Castel di Sangro, AQ), L’Evoluzione Pizza con la “Pizzetta catanese secondo Lele” (Catania), Pizzarium con “Patate e Pajata” (Roma), Nanninella con “Margherita La Dolce” (Poggiomarino – NA)
  • Premio Speciale Oleificio Zucchi – La Migliore Proposta di Fritti: TAC Thin & Crunchy (Roma)
  • Premio Speciale Levoni – Pizza e Territorio: L’Ammaccata (Casal Velino – SA)
  • Premio Speciale Bibite San Pellegrino – La Migliore Proposta di Bere Miscelato – Prisco Pizza & Spirits (Boscotrecase – NA)
  • Premio Speciale Casolaro Hotellerie – Il Miglior Servizio di Sala: Lo Spela (Greve in Chianti – FI)
  • Premio Speciale Krombacher – La Migliore Carta delle Bevande: La Sorgente (Guardiagrele – CH)

Intervista ad Angelo Guarino, pastry chef de La Corte degli Dei di Palazzo Acampora ad Agerola

San Gennaro è appena trascorso ed il sangue si è sciolto alla presenza di migliaia di fedeli. Un buon segno di speranza per il futuro; un rituale celebrato anche nei dolci nel recente contest organizzato da Mulino Caputo presso il Renaissance Naples Hotel Mediterraneo.

Foto Giallo Limone ADV

Il futuro appartiene anche alle giovani leve della cucina, che cercano di seguire le orme dei genitori e degli esempi virtuosi di un mondo molto articolato. Angelo Guarino, pastry chef de La Corte degli Dei di Palazzo Acampora ad Agerola ha avuto un solo mentore nella sua vita: il padre Vincenzo chef pluristellato michelin in tante strutture italiane.

Angelo, 23 anni compiuti da poco, vanta già una gavetta di tutto rispetto che lo ha riportato a casa in famiglia, per continuare il percorso di formazione nel campo della pasticceria e dei lievitati in team con il sous chef Antonio Della Monica che si occupa anche della panificazione. L’amore iniziale per il salato – in particolare nella partita degli antipasti – e poi la virata verso i dessert e le coccole di fine pasto narrano di un giovane talento disposto al sacrificio, alla passione per il mestiere e alla irrefrenabile voglia di crescere.

Foto Giallo Limone ADV

Angelo Guarino, com’è lavorare accanto a papà Vincenzo?

«Molto impegnativo non lo nascondo. Nessuno sconto, nessuna concessione anche e proprio per il legame di parentela che ci lega e che non deve costituire alcun favoritismo di sorta. Grazie a lui sto imparando tutti i segreti di un lavoro bello, quanto difficile».

Ci racconti l’idea del dessert “San Gennà… penzace tu” presentato in gara al concorso di Mulino Caputo?

«Il dolce è una tartelletta di pasta frolla, con lamponi e crema di mandorle, mousse di yogurt glassato al lampone, bigné con cremoso al té matcha e craquelin al cioccolato. L’abbiamo studiato e realizzato in un mese di prove, per renderlo equilibrato e mai stucchevole, con quel tocco rinfrescante finale dato dal cremoso al tè matcha».

Foto Giallo Limone ADV

Un sogno per il futuro?

«Lavorare all’estero dai nomi più importanti della ristorazione mondiale. Ma per quello c’è tempo, adesso sto bene ad Agerola a La Corte degli Dei con mio padre».

La difficoltà maggiore di essere oggi un pastry chef?

«Gli inizi, capire bene dosi, tecniche e preparazioni che devono essere meticolose. Proprio come l’antipasto all’inizio di un pasto, anche i dessert sono il biglietto da visita di un ristorante e della bravura della sua brigata in cucina. Sbagliarli compromette il giudizio complessivo dell’ospite».

E la tua soddisfazione più importante?

«Creare qualcosa che possa incontrare l’approvazione di mio padre Vincenzo. I suoi occhi felici che mi osservano all’opera sono il vero premio per ogni sforzo fatto finora».

Si ringrazia infine Luigi Apicella – Giallo Limone ADV per le foto inserite nel presente articolo.

La Corte degli Dei ad Agerola, una cucina che sogna di abbracciare il Mediterraneo

Accoglienza fresca, spontanea e dai sorrisi vivaci, senza perdere di vista la professionalità: sono questi gli elementi su cui è incernierato il senso dell’ospitalità a “La Corte degli Dei”, già proclamato tempio dell’alta ristorazione campana, incastonato nella suggestiva cornice di Palazzo Acampora ad Agerola, inserito nel prestigioso elenco dell’Associazione Dimore Storiche Italiane.

Varcato l’androne d’ingresso si viene investiti di luce verde brillante, naturale e riflessa, come d’incanto, quasi come un riverbero notturno delle vetuste viti americane abbarbicate alle antiche mura di Palazzo Acampora, orlature vegetali che addolciscono la durezza della nuda pietra che perimetra il cavedio.

E proprio nel cavedio del settecentesco Palazzo Acampora, nel caratteristico stile di quelle superbe dimore nobiliari disseminate tra la Penisola Sorrentina e la Costiera Amalfitana, ha avuto inizio una serata di alto profilo enogastronomico: infatti, nella storica residenza appartenuta agli Acampora di Corfù, oggi di Giovanni Paone, loro discendente e impeccabile padrone di casa.

Chef Osman Serdaroğlu

Tra i maggiori riferimenti per il fine dining sui Monti Lattari e per i distretti che, separati da Punta Campanella, La Corte degli Dei ha riaperto con una piacevole sorpresa: il ritorno in Campania dello chef Vincenzo Guarino, reduce da alcune stagioni di successo, tra Lombardia, Toscana e Umbria, accendendo la stella Michelin nei ristoranti in cui ha militato, Campania inclusa.

A rendere più intrigante una già promettentissima serata una cena corale, a più mani: tra gli ospiti d’onore e i protagonisti della serata Osman Serdaroğlu, chef di Urla, cittadina turca che affaccia sul Golfo di Smirne, premiato con una stella Michelin e una stella verde per la sostenibilità al ristorante Teruar, assieme ai maestri gelatieri Sergio Dondoli e Sergio Colalucci.

Durante la cena che ha contrassegnato il quarto appuntamento del filone “Stelle a Corte”, presso La Corte degli Dei di Palazzo Acampora, l’elegante menu è stato elaborato attraverso la commistione di fusioni mediterranee, talvolta intersecate a elementi orientali, immaginando l’abbinamento con i vini dei Feudi di San Gregorio e Tenuta Capaldo.

L’aperitivo di benvenuto, la capasanta con crema di cavolfiore e tartufo nero, ha incontrato le bollicine del Dubl Brut Edition 3 dei Feudi di San Gregorio. Lo spumantizzato ha retto la spinta del tartufo che ha conferito, a sua volta, eleganza alla crema di brassicacea, sontuoso tappeto vellutato per una
conchiglia di San Giacomo dalla texture soda.

A base di branzino curato e profumato allo sfusato amalfitano, l’antipasto. Accompagnato dal Biancolella di Ischia Doc del 2024 “Costa delle Parracine” di Tenuta Capaldo, il branzino, dopo una preventiva marinatura e affumicatura con scorza e foglie di limone, ha incontrato la croccantezza dei fagiolini ed il tocco lieve dell’umami, acidulo al punto giusto, del dashi al limone di Amalfi.

Tra i primi piatti, anzitutto il tortello farcito con astice, fior di latte e limone, spuma di provolone del monaco Dop e crumble di ‘nduja: encomio per la sfoglia di una pasta fresca definibile al dente per un morso godurioso e verticale per la percezione di tutti gli ingredienti. Il successivo primo piatto ha visto la fregola alla marinara 2.0 campeggiare sopra un cuscinetto filante di fiordilatte di Agerola.

La prima pietanza è stata abbinata al “San Greg” Campania Rosato IGT 2024, la più recente referenza in rosa di Feudi di San Gregorio, costituendo un equilibrio decisamente armonico e calibrato al tortello, mentre la fregola ha visto il pairing col prestigioso Greco di Tufo Riserva Docg 2023 “Cutizzi” della stessa maison.

Il tataki di tonno alla salsa di peperoni verdi, furikake alla foglia di vite turca essiccata è stato magistralmente abbinato al Fiano di Avellino Riserva Docg 2023 “Pietracalda” di Feudi di San Gregorio. Cottura calibrata e tenerezza delle carni, unitamente all’aromaticità del peperoncino e il tipico trito nipponico unito alla foglia di vite, hanno regalato una complessità palatale fatta di umami, speziature, acidità e tendenze dolci superbamente combinate tra di loro e con una persistenza al passo con verve di freschezza e sapidità del vino.

Con un pre-dessert di ricotta e fichi con noci pecan e riduzione al balsamico e l’apparire all’orizzonte di una bottiglia di Fiano Irpinia Fiano Passito Doc 2022 “Privilegio” si vince decisamente facile e il nettare affiancherà anche le gelate delizie portate in seguito, in barba al decalogo francese.

I gusti dei due maestri del gelato sono stati la degna chiusura di un menu che non si lascia dimenticare dall’inizio alla fine. Per Sergio Dondoli, maestro gelataio di San Gimignano, icona del gelato italiano nel mondo, i seguenti biglietti da visita: il “Match-Ata” al cioccolato bianco con tè matcha e zenzero, poi il “Mango Thai” con cocco e riso.

Per Sergio Colalucci, ambasciatore del gusto e innovatore dell’arte gelatiera di Nettuno, i seguenti gusti: “Mandorè” con crema di mandorla con pere, zenzero e finocchietto, poi il “Red 24” con crema
di pesche, zafferano e vino di Nettuno.

La cucina di Vincenzo Guarino, nativo di Vico Equense ma cresciuto a Torre del Greco, è cucina sobria in quanto capace di riunire accostamenti impensabili che nell’insieme di contrappesi trovano equilibrio e concordanza, ma soprattutto la sua cucina è Mediterranea oltre misura.

L’espressione culinaria di Vincenzo Guarino è la voglia di abbracciare la Dieta Mediterranea in tutte le sue espressioni e sfumature, contaminandole persino di elementi asiatici, ma dominando la materia prima con tecnica, cuore e discernimento, con i piedi ben piantati in quella fantastica terra, tra Amalfi e Sorrento, chiamata Agerola.