Identità Mediterranea a Roma per la celebrazione delle Forze Armate del Messico

Durante la prima serata di giovedì 19 febbraio, entro la prestigiosa cornice dell’Ambasciata del Messico a Roma, si è celebrato il 113° anniversario dell’Esercito Messicano e l’111° anniversario dell’Aeronautica Militare Messicana.

La celebrazione ha avuto inizio con i saluti istituzionali di Genaro Fausto Lozano Valencia, ambasciatore del Messico in Italia, San Marino, Albania e Malta, il quale ha lasciato la parola a Ivenn Jair Farrera Rosas, colonnello dell’Esercito messicano, per il discorso in apertura; il colonnello Farrera ha tenuto a precisare il ruolo delle Forze Militari terrestri e aeree, entro e fuori i confini nazionali, raccontandone la fondazione e la storia, l’importanza per il popolo messicano, specialmente durante le calamità, e il ruolo delle donne in uniforme.

Oltre agli alti vertici dell’Esercito Italiano e di una rappresentanza internazionale di funzionari militari di diversi Paesi, hanno partecipato Laura Elena Carrillo Cubilla, rappresentante permanente presso la FAO, l’International Fund for Agricultural Development e il Programma Alimentare Mondiale, e Alberto Barranco Chavarría, ambasciatore del Messico presso la Santa Sede.

Genaro Fausto Lozano Valencia è sempre stato una figura centrale nella vita pubblica messicana, il cui profilo, caratterizzato da una solida formazione in scienze politiche e relazioni internazionali, lo ha visto concentrato maggiormente sull’analisi politica interna, sui diritti umani e sulla comunicazione radiotelevisiva. Infatti, ha lavorato come analista per il Consejo Mexicano de Asuntos Internacionales, contribuendo ad avvalorare il dibattito su temi di politica globale, migrazioni e diplomazia; infine, per quanto attiene alla sua attività giornalistica, è stato legato alla conduzione di programmi di analisi e dibattito, come Tercer Grado Hora 21 sulla emittente nazionale Televisa, dove ha trattato eventi internazionali dal punto di vista dell’opinionista e analista politico.

L’ambasciatore ha descritto il rapporto tra Italia e Messico come “amoroso, culturalmente potente ed economicamente strategico”, anche perché, aggiunge, “siamo due Paesi profondamente innamorati l’uno dell’altro”.

Al termine di tutti gli interventi è stato proiettato un video descrivente la profonda e millenaria cultura messicana, attraverso la sua diversificazione territoriale e paesaggistica, la sua gastronomia, il suo sistema universitario e della ricerca, i servizi turistici, l’autonomia delle sue industrie, la straordinaria capacità di inclusione di questo grande Paese verso le altre nazioni e il ruolo delle Forze Armate, sempre pronte a soccorrere la popolazione in caso di emergenze legate alle calamità naturali.

Il breve documentario ha fatto trapelare inoltre di quanto amor patrio il popolo messicano nutre nei confronti della sua terra e quanto è sincera l’abnegazione del governo nel miglioramento generale del Paese, tra le forme più coerenti di democrazia del continente americano e nel mondo.

Al termine della celebrazione istituzionale la serata ha avuto seguito con un banchetto di gala, ottimamente riuscito grazie all’organizzazione della sede diplomatica e dei referenti militari, oltre che al fondamentale contributo di un team gastronomico messicano, tutto al femminile, e dell’impeccabile servizio di sala capitanato da Gaetano Coppola, già cerimoniere di Carlos Eugenio García de Alba Zepeda, predecessore dell’attuale ambasciatore e fondatore della Camera di Commercio Messicana in Italia.

Era presente anche Identità Mediterranea, associazione culturale fondata da Gaetano Cataldo dieci anni fa. L’associazione, nata a Castel San Giorgio, distintasi per attività di rilievo come la creazione della prima bottiglia celebrativa per una capitale italiana della cultura, mostre d’arte, annulli filatelici e, più recentemente, per l’organizzazione della conferenza nazionale sulla viticoltura a piede franco, ha partecipato al prestigioso evento organizzando il brindisi e l’abbinamento cibo vino con la cucina messicana.

Tutto ciò, sostiene Gaetano Cataldo, giornalista enogastronomico nonché miglior sommelier dell’anno al Merano Wine Festival, è stato possibile grazie alla partnership con le Cantine Palazzo Marchesale e Masseria Campito. Importante il contributo di Luigi Della Gatta, presidente dell’Assosommelier della Regione Campania, il quale ha contribuito con la sua presenza nella descrizione dei vini appositamente selezionati e di cui è fiero ambasciatore, essendo provenienti dalla sua terra, ossia l’Ager Aversano. Erano presenti, in qualità di ospiti e rappresentanti della loro azienda, Corrado Benfidi e Leonardo Vanacore, proprietari della Cantina Palazzo Marchesale a Villa di Briano.

Protagonista assoluto l’Asprinio di Aversa, in ben quattro differenti declinazioni, quindi il Pallagrello Nero e il Casavecchia. Infatti, il brindisi augurale è stato officiato con le bollicine della cultivar aversana, sia nella versione metodo classico che charmat. Rispettivamente sono stati incrociati i calici di Priezza, Asprinio di Aversa Doc spumante metodo classico brut, affinato sui lieviti per 72 mesi, di Masseria Campito a Gricignano di Aversa e il Brianò, vino spumant metodo charmat brut, da Asprinio in purezza d’alberata di Cantina Palazzo Marchesale.

A dare brio alla serata ancora altre quattro referenze di Benfidi e Vanacore: il 43 filari, un Asprinio in chiave moderna, il IX Denari, Asprinio d’Aversa da alberata con un carattere più austero, il Rosso del Re, Pallagrello Nero Doc, e infine Plinio, Casavecchia di Pontelatone Doc. Il palinsesto culturale calendarizzato dall’Ambasciata del Messico è molto ampio, l’associazione di Gaetano Cataldo però attende favorevolmente la riconferma per rappresentare il vino italiano al 216° anniversario della Liberazione del Messico che, come ogni anno si terrà in presso la sede diplomatica a Roma entro la seconda decade di settembre.

Maturazioni apre a Pomigliano d’Arco

Nasce la nuova pizzeria con laboratorio produttivo del brand

Maturazioni cresce e apre le porte a una nuova casa. Nei prossimi mesi il brand fondato da Antonio Conza e Gabriella Esposito inaugurerà una nuova pizzeria a Pomigliano d’Arco. In questa nuova sede continua il filo rosso che ha sempre guidato il progetto: crescita interna, valorizzazione delle persone ed empowerment femminile.

Alla guida del forno di Pomigliano ci sarà infatti Tonia Martone, volto già conosciuto e amato dal pubblico della sede di San Giuseppe Vesuviano, dove negli anni ha costruito il suo percorso passo dopo passo. Dalla sala alla cassa, fino al banco e alla formazione come pizzaiola, Tonia rappresenta in modo concreto la visione di Maturazioni: investire sulle persone prima ancora che sui ruoli.

Un percorso fatto di studio, affiancamento e responsabilità crescenti che oggi la porta a diventare pizzaiola resident della nuova sede di Pomigliano, con un ruolo centrale in un progetto che mette la donna al centro anche in un settore storicamente a prevalenza maschile.

L’apertura della nuova sede nasce come conseguenza del grande riscontro ottenuto con Amangiare, che ha brillantemente superato ogni previsione e confermato quanto il progetto fosse pronto per un’evoluzione naturale. Non solo: l’apertura di Pomigliano prende forma dalla volontà del brand di approcciare un’espansione lenta ma consapevole, costruita in prima persona dai fondatori.

Il laboratorio della nuova sede diventerà il cuore produttivo di Maturazioni: qui verranno gestiti impasti, processi e controlli, così da garantire la stessa qualità e lo stesso menù in tutte le sedi, in Campania e fuori regione. In questo modo, la crescita del brand resta sostenibile, con ogni fase della produzione sempre monitorata direttamente, mantenendo coerenza, identità e standard elevati in ogni apertura futura.

Maturazioni aprirà, infatti, anche a Roma nei prossimi mesi e sta valutando nuovi spazi in altre città italiane, tra cui Firenze, Bari e Milano. Le proposte dall’estero – Dubai compresa – per ora possono aspettare.

E mentre Pomigliano si prepara a diventare il nuovo punto di partenza, lo sguardo è già rivolto alla Capitale: Roma, ora tocca a te!

Le nuove proposte dal catalogo Proposta Vini alla Leopolda di Firenze

La Stazione Leopolda di Firenze è il fulcro di alcuni importanti eventi enoici, nei giorni 18 e 19 gennaio 2026 ha ospitato la Presentazione del catalogo della rinomata azienda di distribuzione di vini e liquori “Proposta Vini”. Ne abbiamo già scritto nell’articolo Catalogo Proposta Vini 2026: alla Leopolda di Firenze il futuro del vino passa anche dal recupero delle sue “radici”. In questa edizione hanno partecipato oltre 250 espositori italiani ed esteri provenienti da molti paesi europei e non. In degustazione più di 3500 etichette, per iniziare dalle rinomate bollicine, vini bianchi, rosati rossi e vini da dessert.  L’ appassionante evento è gratuito e rivolto a operatori del settore e stampa specializzata. 

Un ampio spazio è stato dedicato interamente al mondo degli Spirits. In programma vi erano varie e valide masterclass, alle quali, ahimè, non ho partecipato. Gli ampi corridoi della location hanno garantito lo svolgimento dell’evento scorrevole, senza lunghe attese di fronte ai banchi d’assaggio. Gli espositori erano ben distribuiti per regione, partendo dal nord Italia, attraversando il centro con paesi stranieri, per arrivare al sud dello stivale.

Proposta Vini è stata fondata nel 1984 da Gianpaolo Girardi con il preciso intento di valorizzare e distribuire vini di indubbia qualità. Non ho nessuna esitazione a consigliare questo evento, molto utile  per approfondire le conoscenze con i produttori e per degustare le nuove annate e scoprire nuove etichette.

Gli assaggi

Trento Doc Extra Brut 2021 Michele Sartori– Chardonnay – Giallo paglierino brillante, perlage sottile e persistente, sviluppa note di fiori bianchi, agrumi, albicocca e pasticceria da forno, sorso fresco, saporito, cremoso e persistente.

Incrocio Manzoni 6.0.13 IGT 2023 Borgo Dus – Giallo paglierino brillante, sprigiona sentori di fiori bianchi, pesca, melone e ananas, al gusto è verticale, sapido, armonico e duraturo.

Alba Gris Vino Bianco s.a. Nicolodi Alfio – Souvignier Gris – Giallo paglierino luminoso, emana sentori di mela cotogna, albicocca, pera e litchi, al palato è vibrante, avvolgente, coerente e lungo.

Costa d’Amalfi Doc Furore Bianco Fiorduva 2023 Marisa Cuomo – Fenile 30%, Ginestra 30%, Ripoli 40% – Giallo paglierino intenso, rivela sentori di fiori di ginestra, ananas, mango e banana, scivola al palato fresco e saporito, appagante e corrispondente.

Greco di Tufo Docg 2024 Tenuta del Meriggio – Tonalità giallo paglierino, arrivano al naso note di zagara, pesca gialla, albicocca e timo, il sorso è vibrante, equilibrato e durevole.  

Pinot Nero Riserva Trentino Doc 2023 Graziano Fontana – Rosso rubino trasparente, dipana sentori di frutti di bosco, amarena, ciliegia e spezie dolci, al palato entra vellutato, leggiadro e ci rimane a lungo.

Grignolino d’Asti Montalto Docg 2024 Gatto Pierfrancesco – Rosso rubino trasparente, libera note di rosa, viola, lampone, ribes, ciliegia e pepe bianco, al gusto è fresco, tannini setosi e sottile finale amaricante.

Barbera del Monferrato Albarola Docg 2019 A. A. Tacchino – Rubino impenetrabile, rimanda sentori di mora, mirtillo, amarena e bacche di ginepro, al gusto è avvolgente, pieno, appagante, corrispondente e persistente.

Barolo Le Coste di Monforte Docg 2020 Diego Conterno – Rosso rubino trasparente, sprigiona sentori di violetta, marasca, prugna, eucalipto, tabacco e spezie, al palato è rotondo, generoso, armonioso, suadente e duraturo.

Cesanese del Piglio Lepanto Riserva Docg 2021 Alberto Giacobbe – Rosso rubino profondo, si percepiscono sentori di mora, cassis, prugna, vaniglia e polvere di cacao, il sorso è vellutato, fine, di buona struttura e di lunga persistenza aromatica.

Recioto della Valpolicella Docg 2021 Brigaldara – Corvina, Corvinone, Rondinella – Bel rubino intenso, un’esplosione di aromi come, amarena, prugna, cacao, cannella, liquirizia e polvere di caffè, sapore piacevolmente morbido, fresco, generoso, dal finale interminabile.

Presentata a Roma la GuidaBio 2026 dei vini italiani

Roma ha ospitato il 24 gennaio 2026, all’Hotel Villa Pamphili, la Guida Bio dei Vini Italiani prodotti da cantine a certificazione biologica.

La premiazione di cantine bio di tutt’Italia per regione e tipologia ha offerto l’opportunità di confronto tra i maggiori stakeholder del comparto delle produzioni biologiche nel nostro paese.  

Il progetto di Antonio Stanzione, con la partnership dell’editore catanzarese Rubbettino, nasce dalla sua ispirazione all’innovazione nel rapporto tra consumatori, produttori e dall’intento di valorizzare le scelte green ed ecosostenibili del mondo enologico e di altri comparti della produzione agricola.

Difficoltà e responsabilità sono i binari su cui avviene questo percorso nel nostro paese, seguendo una coscienza collettiva sempre più improntata alla sostenibilità ambientale e dei processi di produzione dei cibi e delle bevande. La tutela del consumatore, sempre più attento alla provenienza delle materie prime, alla certificazione dell’origine e alla qualità dei procedimenti di trasformazione, richiede perciò scelte virtuose, etica, lungimiranza, rispetto e qualità.

Guida Bio è un prodotto editoriale innovativo che ha già una buona e consolidata esperienza nel raccogliere e raccontare i prodotti e le esperienze di produttori che ormai non sono più precursori ma attori protagonisti nel mainstream del cambiamento dei processi relativi agli alimenti.

Si sviluppa sulle recensioni di prodotti e aziende che hanno deciso di abbracciare tale condotta agricola attraverso l’adesione a rigidi disciplinari di certificazione.  Il percorso ha visto negli anni il coinvolgimento, necessario ancorché sollecitato, di istituzioni e organismi intermedi di categoria, creando un movimento culturale e produttivo che abbraccia ormai più di 25.000 produttori, dei quali secondo SINAB  circa 2.139 sono produttori vitivinicoli, con una media produttiva in aumento.

L’Italia è infatti leader europea nella viticoltura biologica con una superficie di oltre 135.000 ettari (al 2022), che rappresentano una quota del 17% del totale delle superfici vitate nel paese. La Sicilia vanta la maggiore superficie biologica (28% del totale nazionale), mentre la Toscana è prima per numero di cantine, seguita da Veneto e Puglia.

La produzione di vino biologico (da non confondere assolutamente con il cd. “Vino naturale” che è altro oggetto e risponde a una diversissima tendenza) ha registrato una forte crescita (+24% in un anno), superando i 2,8 milioni di ettolitri nella campagna 2021-2022, ma vedendo una leggera flessione dal 2023 ad oggi percepibile come fase di assestamento dopo anni di crescita rampante, e non come elemento di break strutturale.

È importante sapere che fino a circa 100 anni fa la densità d’impianto di vigne e olivi entro il comune agricolo di Roma era di gran lunga la maggiore del continente. Oggi l’amministrazione capitolina investe creando diversi progetti per il recupero e l’espansione dell’agricoltura – in particolare nel  Municipio IX e in specie se improntata al sociale con rigenerazione urbana dei territori. Ne è un esempio il progetto europeo IterVitis per ricostruire storicamente i vitigni originari, che a Roma vede il vigneto storico di San Sisto presso le Terme di Caracalla recuperare i 7 vitigni storici a ripristino dell’ampelografia dell’area.

Essenziale é infatti la scelta biologica integrale, spinta anche delle associazioni pro-biologico presenti nella Guida Bio, tra cui FederBio e SlowFood, coinvolte in alcuni progetti e segno dell’impegno e dell’intesa tra istituzioni locali e organizzazioni.

Il Lazio vede oggi una grande rinascita tecnica enologica, destinata a recuperarne la reputazione, nel quadro di una Italia sempre più a condizione climatica ideale per agricoltura biologica rispetto alla Francia e alla Spagna che persistono nella coltivazione intensiva.

Non mancano le criticità di periodo e di percorso, discusse da un panel davvero rappresentativo: Diana Lenzi (Coldiretti) affronta il problema degli incentivi discontinui, incerti, da parte della Politica Agricola Comunitaria dell’Unione Europea a beneficio delle  amministrazioni regionali e locali.

Nonostante L’Italia sia il primo paese per estensione della viticoltura biologica, e nonostante il settore agricoltura sia normato a ogni livello, gli elaboratori delle norme centrali, giù fino agli stati membri e alle regioni e ai comuni interessati, sono sempre  autori di provvedimenti chiaramente non competenti dei dettagli della materia da normare, sottovalutando le esperienze tecniche e amministrative dai professionisti sui territori.

La Coldiretti rinnova ogni anno il proprio compito di fornire ai legislatori i contenuti e gli aggiornamenti idonei alla necessità di conoscenza e competenza specifica.

Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio e produttrice toscana, indica alcune strategie per lo sviluppo del comparto agricolo biologico. È certamente ottimo avere una specifica guida per l’unicità dell’agricoltura biologica e per il valore che essa conferisce al territorio. Il comparto cresce dal 2012 grazie a un solido regolamento per il vino biologico, adotta la euro-foglia come simbolo distintivo delle produzioni bio, consapevole ormai che l’agricoltura biologica sia sempre cresciuta fino al  2022 con il 20% circa del territorio. Tuttavia, dal 2023 le aree ad agricoltura bio hanno perso il 2-3% ed è un calo dovuto an incomplete conversioni bio soltanto dei mezzi tecnici: ciò implica una strategia di sostegno all’ammodernamento tecnologico dei processi bio.

Ciò vuol dire anche una strategica cura del suolo, l’indirizzarsi alla specificità del vitigno, l’uso estensivo di difese naturali e le attività di bio-controllo.

Sono percorsi contrapposti alle scelte dei grandi gruppi industriali, orientati a riduzioni massive dei costi di produzione e purtroppo considerati privilegiati dal governo italiano attuale per destinazione di misure di sostegno – caso unico in Europa.

Una innovazione strategica guarda a  formazione e supporto tecnico, a investimento in sistemi non brevettabili perché diffusi, facilmente replicabili e non originali (anzi spesso vengono dalla storia agricola) ma certamente efficaci per la agricoltura bio. 

È necessario spingere per un’ulteriore semplificazione burocratica. Infine, è strategica la presa di coscienza di noi produttori bio della necessità di adottare una comunicazione intensiva ai cittadini, affinché sappiano che biologico vuol dire beni collettivi e interesse sociale, dalla salute all’ambiente. Basta guardare il caso di studio di Deloitte, incaricata dal governo olandese di produrre un’analisi comparativa tra biologico e non dell’agricoltura in Olanda: il risultato è stato il dato di risparmio di costi generali, che con l’introduzione dei processi bio ha visto risparmiare  2mld€ al comparto agricolo e la riduzione di 7mld€ di costi sociali.

Proprio nella comunicazione emergono elementi utili in prospettiva. Wine Tales Magazine, partner comunicazione della Guida Bio 2026, è presente con Ivan Vellucci, che riprende il punto degli investimenti in comunicazione: scarsi, evidente irrilevanza e ininfluenza, quasi sempre diretti a persone già coinvolte. Le etichette bio prodotte, se disposte in linea continua, arrivano forse a 400 metri di lunghezza contro circa 40 km in lunghezza coperti dalle etichette tradizionali. Le persone, alla fine, scelgono su quanto vengono a sapere: raccontare in maniera semplice e lineare i vini bio serve a educare i consumatori e la loro comprensione ed evoluzione identitaria di consumatori selettivi.

Investire in comunicazione(soldi ma soprattutto tempo) vuol dire oggi coinvolgere personalità che non banalizzino il messaggio su se stessi, dato tipico di influencer e di tecnici esclusivi. I produttori devono giungere a una comunicazione densa della loro storia, delle scelte e dei risultati biologicamente eccellenti. La bellezza di questi racconti contagerà le scelte dei consumatori come dei legislatori come degli altri produttori. 

Alessandro Elia, direttore generale di Suolo e Salute, organismo di controllo per l’agricoltura biologica in Italia, pone l’accento sul ruolo mitigatore degli effetti di cambiamento climatico dell’agricoltura bio. 

Gli studi scientifici nel mondo e su  diversi suoli confermano il trattenimento di carbonio operato da agricoltura bio fino a +26% rispetto all’agricoltura integrata, in barba ai sostenitori dell’inutilità dela conversione al biologico. Senza fertilizzanti e presidi di difesa sintetici, senza arricchimenti non organici, con trattamenti che in genere arrivano a 24-26 operazioni all’anno, il terreno invece risponde con tutte le proprie potenzialità di difesa e sviluppo.

La criticità qui é di nuovo l’informazione e l’educazione del consumatore che non conosce i danni alla salute (Reg.UE n.3012 del novembre 2024, su carbon farming e crediti carbonio). Realizzare finalmente il registro dei crediti carbonio UE, con crediti misurati per ettaro, sarebbe arrivare dentro  mercato globale dei crediti già attivo, con benefici e risultati subito tangibili. 

Antonio Stanzione, padre della Guida Bio, spiega che vino biologico non vuol dire vino“naturale” con odori non buoni, ma un vino a costi maggiori per l’investimento in tecniche e processi biologici. L’incapacità dei consorzi di riconoscere le aziende bio dalle tradizionali nella loro peculiare specificità è un problema deontologico: se solo 3 su 100 consorzi recepiscono le informazioni fornite dall’anagrafe bio, allora è doverosa la responsabilizzazione tramite la promozione attuata dai produttori bio verso i loro consorzi di appartenenza. Più coesione di comparto biologico, più determinazione a creare associazioni di scopo e con obiettivi di rappresentanza unitaria che superino la frammentazione.

La conclusione è affidata a Vincenzo Mercurio, noto enologo e studioso di rigenerazione dei terreni e dei vigneti. Da enologo, compara le operazioni di protezione della vigna, che proteggono investimenti oltre che prodotti, tra gli impieghi di solo rame e zolfo, le sole poche molecole fini al qualche anno fa disponibili, e le risorse attuali più numerose e naturali perché prese dall’osservazione della natura con le sue soluzioni.

I sistemi di difesa della natura sono spesso importanti e invece, con ignoranza, sottovalutati, spingendo alcuni a sostenere che l’agricoltura biologica sia in realtà una chimera impossibile. Mentre spesso la natura ha offerto soluzioni di difesa dell’uomo alla farmacopea per la salute umana.

Oggi la punta del comparto sono 550 aziende e 2500 vini totalmente, integralmente biologico. Un suolo per sua natura non inerte, se non subisce concimazioni chimiche dannose alla microbiologia, sa creare resistenza naturale. La vite ne è l’esempio per eccellenza: bio non è più “moda” ma “sistemi” assurti a struttura ed architettura della “Biodiversità”. E ciò ha portato a una nuova generazione contemporanea di vini fortemente identitari. 

La prospettiva è chiara, quindi: fare vini sempre più territoriali, con millenni di storia e numero di vitigni autoctoni che lavorano a nostro favore. Raccontare bene il proprio territorio e programmarlo biologicamente sono assieme il passaporto per il futuro ben oltre la scelta bio, lontani da ripetizioni o imitazioni. 

La diversità delle produzioni vede e vedrà l’equivalenza della biodiversità in cantina.

Per consultazione:

https://sinab.it/wp-content/uploads/2024/10/Scheda-di-settore-del-vino-biologico.pdf

Valpolicella: i vini di Costa Arènte – dieci anni di identità e crescita in Valpantena

Il 12 febbraio, nella suggestiva cornice della Valpantena, Costa Arènte ha celebrato i dieci anni dal suo ingresso nel progetto Le Tenute del Leone Alato con una masterclass dedicata all’evoluzione della cantina e alla sua identità produttiva. Parte di un gruppo che riunisce diverse realtà vitivinicole italiane in un percorso condiviso di qualità, sostenibilità e valorizzazione dei territori, Le Tenute del Leone Alato rappresentano un modello di crescita integrata che mette al centro la specificità delle singole aziende.

La degustazione di dieci etichette ha offerto uno sguardo completo sul percorso intrapreso e sulla visione che guida il progetto enologico, mostrando l’evoluzione stilistica e tecnica che ha accompagnato questo primo decennio.

Situata su un rilievo naturale che domina la Valpolicella e Verona, Costa Arènte si trova a 250 metri di altitudine nel comune di Grezzana, nel cuore della Valpantena. Conosciuta come la “Valle degli Dei”, questa zona si estende a nord di Verona ed è caratterizzata da colline regolari coltivate a vigneti e oliveti. Il paesaggio è ordinato, agricolo, punteggiato da piccoli centri abitati distribuiti lungo la valle. È un’area considerata tra le più rappresentative della denominazione Valpolicella, grazie a una lunga e radicata tradizione vitivinicola.

La storia della cantina prende il via a metà anni Novanta, quando un imprenditore della zona rinnova la tenuta, impiantando nuovi vigneti e ristrutturando i rustici. Parte degli edifici viene destinata alla produzione e allo stoccaggio dei vini, con la realizzazione di un piccolo fruttaio rivolto a nord.

L’azienda oggi concentra la propria produzione in cinque vini rossi tipici del territorio: Valpolicella Superiore, Ripasso Superiore, Amarone, Amarone Riserva e Recioto. L’intero processo produttivo è seguito con approccio artigianale, dalla raccolta manuale delle uve fino all’imbottigliamento, con l’obiettivo di mantenere un livello qualitativo elevato e una produzione volutamente contenuta.

La gestione attenta del vigneto, unita a una selezione rigorosa dei grappoli, definisce lo stile dei vini. In etichetta compare la denominazione “Valpantena”, scelta che sottolinea l’origine territoriale e identifica vini caratterizzati da eleganza, profumi netti e buona mineralità.

Gli enologi Riccardo Cotarella e Giovanni Casati ci hanno guidati in una degustazione coinvolgente, un percorso sensoriale attraverso le annate e gli stili che raccontano l’evoluzione tecnica e identitaria della tenuta.

Ecco il dettaglio della degustazione.

VALPOLICELLA SUPERIORE VALPANTENA DOC 2023  Il Valpolicella è il vino identitario del territorio che porta il suo nome, capostipite della tradizione enologica della zona. Dalle colline ventilate di Costa Arènte nasce un rosso leggero ed elegante, tipico della Valpantena: fresco, di media struttura, con note fruttate e una beva agile e immediata.

Vede la sua prima annata nel 2016, le uve sono quelle tipiche della zona: Corvina, Corvinone, Rondinella, altre uve come da disciplinare. Affina un anno in acciaio, altri 3 mesi in bottiglia prima di essere messo in commercio. Un Valpolicella Superiore di buona eleganza e struttura. Al naso sentori di ciliegia, mora e una nota di pepe nero. Al palato è strutturato ma scorrevole, con tannini morbidi e una persistenza piacevole che invita al sorso.

VALPOLICELLA RIPASSO SUPERIORE VALPANTENA DOC 2021 Secondo la tradizione, il Ripasso nasce quasi per caso nelle cantine della Valpolicella. Per non sprecare nulla, i vignaioli decisero di utilizzare le vinacce dell’Amarone appena svinate, ancora ricche di aromi e sostanze, per ripassare il Valpolicella giovane sulle bucce, così da dargli maggiore carattere. Il risultato li sorprese: il vino acquisì corpo, morbidezza, profumi più intensi e una complessità inaspettata. Così prese forma uno dei vini simbolo del territorio. Il Ripasso Costa Arènte colpisce per la sua vivace freschezza, e racconta in modo inconfondibile il carattere delle colline della Valpantena.

Una parte del Valpolicella 2019, ottenuto da uve raccolte a mano, è stato ripassato per 10–14 giorni sulle vinacce dell’Amarone. Il vino affinato poi 18 mesi in barrique di rovere francese e ulteriori 6 mesi in bottiglia. Colore rosso rubino intenso, un naso elegante e ricco, qui non più il frutto della ciliegia ma la confettura. Al palato è morbido e avvolgente, equilibrato dalla tipica freschezza della Valpantena che ne sostiene la bevibilità.

AMARONE DELLA VALPOLICELLA VALPANTENA DOCG annate 2020 (anteprima) 2019, 20218, 2027, 2016. L’Amarone è, a mio avviso, uno dei vini italiani che più si prestano a verticali realmente coinvolgenti. La tecnica dell’appassimento, la naturale concentrazione e la complessità aromatica lo rendono un vino capace di raccontare il tempo in modo unico. A tutto questo si aggiunge la variabilità climatica delle diverse annate, che incide sia sulla maturazione in vigna sia sul delicato processo di appassimento: annate più fresche danno vini più eleganti e sostenuti dall’acidità, mentre quelle più calde esprimono densità, intensità e maggior struttura.

Le uve vengono raccolte a mano dopo un’accurata selezione dei grappoli migliori per l’appassimento. Disposte nei plateaux, riposano nel fruttaio per almeno tre mesi, durante i quali perdono circa il 40% del peso. In questo periodo l’azione enzimatica e la muffa nobile completano il processo di concentrazione degli acini. Un passaggio fondamentale, perché la qualità di un Amarone si gioca proprio qui, nel fragile equilibrio tra disidratazione e sviluppo aromatico.

Nel calice, questo lavoro si traduce in un viaggio sensoriale che, annata dopo annata, spazia dalla frutta rossa e le spezie dei millesimi più giovani, fino a cuoio, cacao, erbe officinali e profondità balsamiche nelle vendemmie più evolute.

Tutte le annate degustate hanno regalato uno sguardo diverso su stile ed espressività, mostrando come l’Amarone Costa Arènte sappia modulare il proprio carattere senza mai rinunciare alla sua identità.

Tra tutte, la 2019 è quella che mi ha sorpreso di più. Il quadro olfattivo è particolarmente complesso: ciliegia matura, marasca, pepe nero, liquirizia. In bocca colpisce la sintonia tra la trama tannica e il grado alcolico, un equilibrio raro che invita a tornare al calice per scoprire un livello in più. È un Amarone che non si concede immediatamente, e proprio per questo affascina.

RECIOTO DELLA VALPOLICELLA VALPANTENA DOCG 2022 Un vino sontuoso, pieno, profondamente legato alla storia agricola della Valpolicella: un tempo considerato un dono prezioso, riservato alle feste e alle occasioni importanti.

La leggenda lo vuole padre dell’Amarone. Si racconta che verso la fine degli anni Trenta un cantiniere si accorse, con sorpresa, che una botte di Recioto era stata dimenticata in cantina. La fermentazione, anziché essere interrotta come previsto per conservare la dolcezza naturale, era proseguita fino a esaurire gran parte degli zuccheri. Quello che avrebbe dovuto essere un passito dolce e vellutato si era trasformato in un vino secco, dal gusto deciso e amarognolo.

Nel nostro bicchiere troviamo profumi di scorza d’arancia candita, chiodi di garofano, dattero e fico secco, un tripudio di frutta candita. In bocca è una spremuta d’uva di Valpantena, dolce il giusto, vellutato e morbido, un finale aromatico persistente.

MOLINARA SPUMANTE ROSÈ fuori dalla Masterclass, nel corso del pranzo, l’assaggio di questo spumante è una piacevole sorpresa. Molinara, vitigno autoctono della zona, il suo nome nasce dal dialettale mulinare, che richiama il mulino: un omaggio alla pruina che avvolge gli acini, sottile e chiara, quasi una spolverata di farina.

A Costa Arènte, custodi attenti e innovatori del territorio, oggi questa uva viene vinificata in purezza e trasformata in una spumante rosato. Una bella ventata di freschezza in Valpantena.

Prosit!

Roma celebra il Sud: Beviamoci Sud tra analisi, identità e nuove prospettive

Ci sono eventi che raccontano il vino. E poi ci sono eventi che raccontano un’idea di vino. Beviamoci Sud, andato in scena il 31 gennaio e 1° febbraio nelle sale eleganti del The Westin Excelsior di Via Veneto, appartiene decisamente alla seconda categoria.

Entrando nelle sale affrescate dell’hotel romano si aveva subito la sensazione che non si trattasse soltanto di una grande degustazione dedicata al centro-sud, ma di un progetto culturale costruito con visione e metodo. Il Sud, qui, non era una semplice area geografica: era un’identità plurale, un mosaico di territori, vitigni, storie familiari e nuove energie.

Il merito di questa regia precisa e appassionata va riconosciuto ad Andrea Petrini e Marco Cum, anima dell’agenzia Riserva Grande, che negli anni ha dimostrato una capacità rara: trasformare un evento in un racconto coerente. Nulla è lasciato al caso. Dalla selezione delle cantine alla scansione delle masterclass, fino all’equilibrio tra banchi d’assaggio e momenti di approfondimento, tutto risponde a una visione chiara: dare al Sud il palcoscenico che merita, senza folklore, ma con rigore e competenza.

Riserva Grande, sotto la guida di Marco Cum, conferma ancora una volta la propria vocazione a fare sistema. L’organizzazione è fluida, l’accoglienza professionale, la comunicazione puntuale. Ma soprattutto si percepisce una cura quasi sartoriale nel costruire relazioni tra produttori, stampa e operatori. Beviamoci Sud non è una fiera dispersiva: è un luogo di incontro vero, dove il dialogo è incoraggiato e la narrazione è parte integrante dell’esperienza.

Accanto alla struttura organizzativa, uno degli elementi più qualificanti di questa edizione è stato il ricco calendario di masterclass, che hanno dato profondità culturale alla manifestazione. Qui emerge con forza il contributo di Luciano Pignataro, relatore d’eccezione capace di coniugare competenza tecnica e capacità divulgativa.

Le sue sessioni dedicate ai vitigni del Meridione, dall’Etna al Primitivo di Manduria, fino ai territori emergenti come la Calabria della futura DOC Costa degli Dei, non si sono limitate a una degustazione guidata. Sono diventate veri percorsi interpretativi. Luciano Pignataro ha saputo contestualizzare ogni calice, legando il dato organolettico alla storia del territorio, alle dinamiche agronomiche, alle scelte stilistiche dei produttori. Ne è scaturito un dialogo vivo, partecipato, in cui il pubblico composto da appassionati e professionisti, ha potuto approfondire temi cruciali: identità varietale, evoluzione dei disciplinari, sfide climatiche, nuove letture dei vitigni autoctoni.

In un panorama spesso dominato dalla velocità dell’assaggio seriale, queste masterclass hanno rappresentato una pausa di riflessione. Hanno restituito al vino la sua dimensione culturale, ribadendo che conoscere un vitigno significa comprenderne l’ambiente, le mani che lo coltivano, la visione che lo interpreta.

E poi c’erano i banchi d’assaggio, oltre ottanta vignaioli a rappresentare Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, Basilicata e Lazio. Un Sud sfaccettato, lontano dagli stereotipi, capace di esprimere finezza, verticalità, eleganza oltre alla consueta potenza solare. Dai bianchi vulcanici ai rossi mediterranei, passando per interpretazioni di Magliocco e Zibibbo che guardano al futuro con identità rinnovata, la sensazione condivisa era quella di una maturità ormai compiuta.

Beviamoci Sud si conferma così molto più di un evento tematico: è un osservatorio privilegiato sull’evoluzione enologica del Mezzogiorno. E se questo accade è grazie a una squadra che lavora con visione strategica e passione autentica. Andrea Petrini e Marco Cum, con l’agenzia Riserva Grande, hanno costruito una piattaforma credibile e solida. Luciano Pignataro, con le sue masterclass, ha dato profondità e spessore al racconto.

Il risultato è un appuntamento che non celebra soltanto il vino del Sud, ma ne rafforza l’autorevolezza. In una cornice iconica come quella del Westin Excelsior, il Mezzogiorno vitivinicolo ha parlato con voce chiara, consapevole, contemporanea.

In particolare, mi preme fare un approfondimento sulla Masterclass Costa degli Dei.

La futura DOC Costa degli Dei nasce con l’obiettivo di dare identità e riconoscibilità al patrimonio vitivinicolo della provincia di Vibo Valentia, lungo uno dei tratti più suggestivi del Tirreno calabrese. Promossa dal Gal Terre Vibonesi e dall’Associazione Viticoltori Vibonesi, la denominazione punta a valorizzare un areale che si estende tra colline e mare, coinvolgendo sedici comuni della costa. Al centro del progetto due vitigni simbolo del territorio: il Magliocco Canino, anima dei rossi e dei rosati, e lo Zibibbo, interprete di bianchi aromatici di forte impronta mediterranea. Ancora in attesa del riconoscimento ministeriale, la DOC si propone come strumento di crescita qualitativa, promozione enoturistica e rilancio economico, con l’ambizione di trasformare la Costa degli Dei in un nuovo riferimento dell’enologia calabrese.

Accanto alla struttura organizzativa, uno degli elementi più qualificanti di questa edizione è stato il ricco calendario di masterclass, che hanno dato profondità culturale alla manifestazione. Tra queste, particolarmente significativa la degustazione guidata da Luciano Pignataro, Vincenzo Alvaro e Vitaliano Papillo, un focus serrato sui vini calabresi che ha messo in luce identità, potenzialità e anche qualche limite interpretativo.

Si è iniziato con il Cantina Masicei Rafè Pas Dosè Metodo Classico, 30 mesi sui lieviti, una produzione minuscola, tra le 600 e le 800 bottiglie l’anno, che racconta un artigianato autentico. Nel calice un rosa salmone brillante, al naso fiori e agrumi intensi; in bocca freschezza e sapidità, con rimandi al pompelmo rosa e all’arancia rossa, chiusura appena amaricante. Una bollicina identitaria, lontana da mode omologanti.

Il passaggio allo Zibibbo ha mostrato la versatilità del vitigno. Il Castelmonardo Calabria Zibibbo IGT 2024 si è presentato con un naso dolce e suadente, tra fiori e macchia mediterranea; in bocca, invece, austero e secco, con richiami a frutta gialla, litchi e agrumi. Un vino complesso, giocato sull’equilibrio tra aromaticità e tensione.

Di grande impatto il Benvenuto Calabria Zibibbo IGT 2024, premiato tra i primi dieci vini bianchi d’Italia. Ampio e articolato, con una componente morbida sostenuta da una freschezza elegante, ha offerto note dolci di fiori e frutti, dimostrando come lo Zibibbo possa ambire a traguardi di assoluto rilievo nazionale.

Più controverso il Centodì Origine & Identità Zibibbo Macerato 2024: al naso sensazioni di senape, cappero, acciughe. Un profilo spinto, che nella valutazione complessiva è risultato meno convincente, ma che testimonia la volontà di sperimentare e di esplorare linguaggi alternativi.

Il Magliocco Canino ha poi mostrato la propria duttilità. Il Cantine Laquaniti Tra.monti Rosato 2024 si è distinto per freschezza, tono e fragranza fruttata, mentre il Casa Comerci Libìci 2022 ha sorpreso per finezza ed eleganza: note vegetali di cardo, cappero e macchia mediterranea, in una versione raffinata e non scontata del vitigno.

Chiusura in dolcezza con il Cantine Artese Aurum Deum, Calabria IGT Zibibbo Passito 2023. Vendemmia tardiva con grappoli lasciati appesi, vinificazione a gennaio, imbottigliamento a giugno, produzione tra le 700 e le 1000 bottiglie l’anno. Nel bicchiere frutta candita e mandorle dolci, in un equilibrio che racconta pazienza e cura.

Questa masterclass ha rappresentato uno dei momenti più alti della manifestazione: un confronto serio, analitico, guidato da voci autorevoli capaci di mettere in prospettiva ogni assaggio. È qui che Beviamoci Sud dimostra la propria maturità: non solo celebrazione, ma analisi critica e approfondimento.

L’insieme delle degustazioni e degli incontri ha restituito l’immagine di un Sud consapevole, che non teme il paragone e che, anzi, rivendica la propria complessità. E se tutto questo è stato possibile, è grazie alla visione organizzativa di Andrea Petrini e Marco Cum con Riserva Grande, capaci di costruire una piattaforma credibile e solida, e alla qualità dei relatori che hanno dato spessore culturale all’evento.

Ai banchi d’assaggio si respirava un’energia viva, quasi febbrile, ma mai caotica. Il flusso continuo di appassionati, operatori e colleghi raccontava la fame di conoscenza verso un Sud che non si accontenta più di essere evocato, ma chiede di essere compreso calice alla mano. È qui, tra un assaggio e uno scambio di impressioni, che l’identità dell’evento ha trovato la sua espressione più spontanea.

Con il collega Adriano Romano mi sono soffermato a lungo al banco della cantina siciliana Iuppa, in Contrada Salice, sulle pendici dell’Etna. I loro vini restituiscono con precisione la voce del vulcano: il LINDO Etna Bianco Superiore 2022 si distingue per tensione e verticalità, con una trama sapida che richiama la pietra lavica e gli agrumi maturi; l’ATA Etna Rosato 2024 coniuga fragranza e slancio, giocando su note di piccoli frutti rossi e una chiusura salina; il CLO Etna Rosso 2022 esprime finezza e dinamismo, mentre il Pinin Nerello Mascalese IGT 2021, proveniente da vigne antiche a piede franco, offre profondità e complessità, con un sorso che alterna eleganza e vibrazione minerale. Vini che non gridano, ma raccontano con autenticità la stratificazione del loro terroir.

Di tutt’altra matrice, ma ugualmente identitaria, la presenza de Le Cantine del Notaio, presidio lucano che continua a rappresentare con autorevolezza l’Aglianico del Vulture. Il Rogito 2024 mostra energia e immediatezza, Il Repertorio 2022 conferma equilibrio e coerenza stilistica, mentre La Firma 2018 e Il Sigillo 2017 esplorano registri più profondi e strutturati, in cui il tempo diventa ingrediente essenziale. Una gamma che ribadisce quanto il Vulture sappia coniugare potenza e finezza.

Interessante anche l’incontro con Mourad Ouada, enologo cosmopolita dalle radici algerine, francesi e italiane, capace di trasferire nei progetti che segue una visione ampia e stratificata. Nei vini di Tenute Oskiros, in Gallura, si percepisce questa sensibilità: il Vermentino gioca su freschezza e precisione aromatica, mentre il Cannonau esprime un profilo mediterraneo elegante, mai sovraccarico, in cui il frutto dialoga con la macchia e la brezza marina.

A sorpresa, ma con idee chiare, la giovane realtà Mugilla, alle porte di Roma, che sta costruendo un percorso interessante nella valorizzazione del Lazio vitivinicolo, proponendo etichette capaci di coniugare territorialità e slancio contemporaneo.

E poi l’eccellenza campana di Antonio Molettieri, premiato per il miglior Taurasi DOCG “D’Oreste”: un riconoscimento che suggella un lavoro rigoroso sull’Aglianico irpino, vino di struttura e profondità, ma anche di precisione espressiva.

Questi incontri, così diversi per provenienza e stile, hanno restituito l’immagine di un Sud plurale, maturo, consapevole delle proprie radici e deciso a raccontarsi con linguaggi sempre più raffinati. Ai banchi di Beviamoci Sud non si è assistito soltanto a una successione di assaggi, ma a un dialogo continuo tra territori, interpreti e visioni. Ed è proprio in questa coralità, viva e articolata, che il Mezzogiorno enologico ha mostrato la sua forza più autentica.

Non solo Festival: a Sanremo tra Ariston, musica e la vera pizza napoletana di Pizzeria Senese

Mentre i riflettori del 76° Festival della Canzone Italiana si accendono sul palco del Teatro Ariston, a soli 7 minuti dal cuore pulsante della kermesse, la Pizzeria Senese si conferma la destinazione gastronomica d’elezione per artisti, addetti ai lavori e appassionati della grande cucina.

Firmata da Giovanni Senese, talento puro e visione avanguardista, la pizzeria Senese di Via Scoglio è oggi il tempio della Napoletana in evoluzione, un’identità culinaria premiata con i prestigiosi 3 Spicchi dal Gambero Rosso. 

Oltre il Festival: il palcoscenico della pizza firmata Giovanni Senese

In una Sanremo vibrante e affollata, Pizzeria Senese offre un rifugio di alta qualità dove la tradizione campana incontra la ricerca contemporanea. Giovanni Senese porta in tavola un concetto di pizza che va oltre il semplice disco di pasta: è un racconto del territorio, della stagionalità e di una tecnica millimetrica.

L’evoluzione è nel piatto: la pizza di Giovanni Senese si distingue per un impasto frutto di lunghe maturazioni, un cornicione alveolato e leggerissimo, e topping che seguono il ritmo della natura, molti dei quali provenienti dall’orto sinergico di proprietà dello Chef.

La posizione strategica: Situata a soli 7 minuti dal Teatro Ariston, la pizzeria Senese rappresenta la fuga perfetta dal caos del centro, garantendo un’esperienza di eccellenza in un’atmosfera accogliente e ricercata.

 Un’eccellenza da 3 spicchi Gambero Rosso

Il riconoscimento dei 3 Spicchi Gambero Rosso non è solo un premio alla qualità, ma la conferma che Pizzeria Senese di Giovanni Senese è tra le migliori espressioni dell’arte bianca in Italia. Durante i giorni della kermesse canora, il locale diventerà un punto d’incontro dove l’armonia dei sapori fa eco a quella delle melodie del Festival.

Senese Pizzeria

Via Scoglio, 14, 18038 Sanremo IM

Telefono: 0184 189 7825

HospitalitySud 2026: il premio Castellano-Guglielmo sezione sommelier va a Flavio Fusco di AIS Campania

Flavio Fusco appartenente alla delegazione AIS Campania ha vinto il premio “Castellano-Guglielmo” come miglior sommelier durante HospitalitySud alla Stazione Marittima di Napoli.

La premiazione durante l’evento che celebra la professionalità dell’accoglienza turistica nel settore hotellerie ed extralberghiero. L’head sommelier del Des Chevaliers del Restaurant Hotel De Bonart di Napoli, che vanta già un curriculum di tutto rispetto in strutture a cinque stelle luxury e ristoranti gourmet segnalati dalla guida Michelin, è stato decretato meritevole di ricevere il riconoscimento.

Non solo vini, ma anche un diploma di assaggiatore della birra, di sakè e di maestro assaggiatore formaggi. Entusiasta il presidente di AIS Campania, Tommaso Luongo, che ha premiato il sommelier: “Siamo orgogliosi del risultato conseguito da Flavio, per lui in primis e anche per l’associazione che ho l’onore di rappresentare. Solo attraverso lo studio e il continuo impegno si raggiungono risultati simili ed AIS rappresenta un’opportunità unica di crescita personale in grado di cambiare la vita a tanti associati”.

Chianti Classico Collection 2026 – i risultati del panel di assaggi della tipologia Riserva 2023 e 2022 e della Gran Selezione 2022

Ultimo giorno di assaggi per l’Anteprima Chianti Classico Collection. È il momento dei risultati del panel organizzato con gli autori di 20Italie Adriano Guerri, Alberto Chiarenza e Ombretta Ferretto. I campioni della Riserva e della Gran Selezione sono stati rigorosamente degustati alla cieca e menzionati in ordine alfabetico.

Ecco i migliori assaggi:

Migliori Chianti Classico Riserva 2023

Casale dello Sparviero

Castello di Albola

Mons Driadalis

Mori Concetta – Morino

Villa a Sesta

Villa S. Andrea

Migliori Chianti Classico Riserva 2022

Caparsa – Caparsino

Casa Emma – Vignalparco

Castello di Monsanto

Istine – Levigne

Ottomani

Ruffino – Ducale

Vigneti La Selvanella/Melini – Vigneti La Selvanella

Migliori Chianti Classico Gran Selezione 2022

Castello di Ama – San Lorenzo

Castello di Fonterutoli – Badiola

Castello di Meleto

Colombaio di Cencio – Montelodoli

Conti Capponi – Vigna Contessa Luisa

Fontodi – Pastrolo

Le Filigare – San Lorenzo

Querceto di Castellina – Sei

San Felice Toscana A.D. 714 – La Pieve

Tolaini – Vigna Montebello Sette

Chianti Classico Collection 2026 – i risultati del panel di assaggi della tipologia “annata” 2024 e 2023 e della Gran Selezione 2023

L’attesa è sempre grande per l’Anteprima delle nuove annate scelte per Chianti Classico Collection. L’anno scorso erano stati evidenziati i seguenti risultati confortanti nel segno della qualità con l’articolo Anteprime di Toscana: Chianti Classico Collection – le nostre impressioni sulla tipologia “annata” 2023 e 2022. Anche quest’anno 20Italie è presente con gli autori Adriano Guerri, Alberto Chiarenza e Ombretta Ferretto per valutare i migliori assaggi effettuati alla cieca senza conoscere il produttore di riferimento.

Ecco l’elenco completo dei campioni che hanno ricevuto una media voti superiore ai 90 centesimi, in ordine alfabetico:

Migliori Chianti Classico Docg 2024

Bonacchi

Carpineto

Casa Emma

Castello di Gabbiano

Castello di Tornano – “Tornus” (campione da botte)

Castello di Vicchiomaggio – “Guado Alto”

Fattoria San Giusto a Rentennano (campione da botte)

Guidi 1929 – “Guidi”

Maurizio Brogioni Winery

Poggerino

Ricasoli – Brolio

Riecine

Rocca delle Macie

Rodano di Pozzesi e Figlie – Rodano

San Leonino – “Al Limite”

Tolaini

Tregole

Villa a Sesta – “Il Palei”

Viticcio

Migliori Chianti Classico Docg 2023

Belvedere di San Leonino – “Barocco”

Bindi Sergardi – “La Ghirlanda”

Cantalici – “Baruffo”

Cantina Poggio Borgoni – “Curva del Vescovo”

Castello di Verrazzano

Colombaio di Cencio – Monticello

Le Miccine

Montefioralle

Nittardi – “Belcanto”

Podere Campriano

Tenuta di Nozzole – “Nozzole”

Terreno – “Le tre vigne”

Val delle Corti

Vallone di Cecione

Migliori Gran Selezione Docg 2023

Castello di Querceto – “La Corte”

Il Molino di Grace – “Il Margone”

Il Poggiolino – “Le Balze”

Poggio al Sole – “Casasilia”