Don Carlo, l’amaro alle erbe che sfida la gastronomia

Se siete stanchi di cercare l’abbinamento perfetto, ecco arrivare serate originali in cui divertirsi con la fantasia in cucina. Novella Talamo, ufficio stampa dell’azienda Don Carlo, è riuscita nell’intento di proporre alla stampa un’idea innovativa con l’evento Taste Don Carlo “Very distinguished night”.

La cucina del Black Pearl a Campagna, ristorante – pub – braceria di Carmine Cacciottolo ha proposto una ricca serie di finger food, molti dei quali realizzati con Amaro Don Carlo. La fabbrica di liquori nasce ad Eboli nel 1994. dal lavoro e dall’impegno di Carlo Gargiulo e della moglie Angela Caliendo che da anni selezionano e propongono con competenza e passione prodotti di qualità nella attività storica di famiglia, l’Enoteca Gargiulo a Eboli.

La sfida dei coniugi non è stata affatto semplice, sia per la visione pionieristica nel selezionare personalmente erbe mediterranee, spezie e vari ingredienti che Madre Natura poteva offrire sul territorio, sia per gli investimenti economici che hanno dato, col tempo, occasione di lavoro a tante famiglie proponendo un prodotto unico e ricercato.

Poi, come accade in tutte le favole a lieto fine, la svolta è avvenuta per coincidenze fortuite, legate al lavoro incessante e alla voglia di emergere in un settore spesso inflazionato. Il merito ed il sacrificio alla fine pagano sempre, anche al Sud Italia dove la politica e le raccomandazioni hanno dettato regole e successi imprenditoriali. Spesso dalle rapide ascese e declini osservabili nei tanti stabilimenti e opifici chiusi, dagli (im)prenditori fuggiti con il bottino tra le mani, destinato invece a fornitori e lavoranti.

Carlo ed Angela sono sempre lì da dove hanno iniziato; non hanno potuto contare se non sulle proprie forze, con spirito di abnegazione e volontà di ricerca. Fermarsi, nel senso di accontentarsi o arrendersi davanti agli ostacoli, è un verbo che non hai mai trovato albergo nel loro animo.

Tanti i premi e i riconoscimenti ottenuti nel corso del tempo. Nel 2016 è stato tagliato il traguardo
dei 50 anni di attività dell’Enoteca Gargiulo con l’ingresso di Amaro Don Carlo nel Golosario, la
Guida di Paolo Massobrio. A gennaio 2020, in pieno periodo Covid, c’è stata la premiazione all’International Taste Awards con il Bronze Award. Per due anni consecutivi, 2022 e 2023, Amaro Don Carlo ha ottenuto la Grand Gold al Frankfurt International Trophy.

Sia nel 2023 che nel 2024 è stato assegnato ad Amaro Don Carlo The Wine Hunter Spirits Award
al Merano Wine Festival. Il 2024, poi, segna l’anno dei massimi riconoscimenti con il premio di Merano, appunto, e il Gold Award al Women’s International Trophy, al Concours International de Lyon e al Campania Food Awards. Nel 2025, nell’ambito degli Italy Food Awards, è stata assegnata a Gargiulo Coloniali la Menzione Speciale categoria Liquorifici per Amaro Don Carlo.

Nel corso del tempo le etichette hanno subìto una evoluzione pur conservando un sapore vintage. Grazie al contributo del grafico Mario Cavallaro e dell’illustratrice Valentina Grilli si è giunti all’etichetta attuale: la Macchina a Vapore a rappresentare il passato, le proprie origini. La bicicletta il presente di Carlo e Angela, prosecutori dell’attività di famiglia e la mongolfiera il futuro con i figli Antonio e Rosario.

Questa nuova etichetta è stata lanciata contemporaneamente all’introduzione di un cambiamento nella formula: un abbassamento del livello di zucchero per consentire un’ulteriore
valorizzazione delle potenzialità di profumo e gusto. Immaginare l’amaro come facile componente della mixology per cocktail e altre ricette non apporterebbe quindi nulla di nuovo ad uno scenario ormai consueto.

Perché, allora, non prendere spunto dai tanti ristoranti gourmet, che da tempo hanno introdotto nei piatti e negli abbinamenti un concetto fusion molto stimolante? Riduzioni d’amaro, perle liquide, gelatine e salse destrutturate e dealcolate, dove vengono conservate le fragranze officinali del liquore. A patto e condizioni di trovare la giusta quadra nei contrasti tra i vari caratteri in gioco.

Tratto dal menù degustazione della serata, abbiamo apprezzato il tentativo di rivisitare l’arancino allo zafferano con riduzione di Amaro Don Carlo e champignon tritati, così come il carpaccio di Black Angus su carciofi croccanti e burro alla nocciola e il Nighiri fritto con burrata e perle di Amaro Don Carlo.

In chiusura colomba al Don Carlo e cioccolatini ripieni di ganache al cioccolato, entrambi i dessert preparati dal pasticciere Angelo Grippa di Eboli, serviti con Amaro Don Carlo Chocolate. La nuova frontiera dell’assaggio è stata finalmente varcata. In Campania.

Concours Mondial de Bruxelles: apertura di un nuovo Wine Bar a Seoul

WINE & SPIRITS EXPERIENCE BY CMB

Seoul: una nuova sfida, molto più di un semplice Concorso

Già da alcuni anni il Concours Mondial de Bruxelles ha intrapreso diverse attività che vanno a differenziare le opportunità da offrire alle aziende che vi partecipano. È chiaro che una medaglia vinta in una sessione di degustazione internazionale, può portare, se utilizzata nel modo giusto, il valore aggiunto all’azienda, con una comunicazione mirata e funzionale si potranno sviluppare o implementare le proprie attività commerciali. Il CMB negli anni è sempre stato attento a queste dinamiche e ha cercato strade che potessero aiutare le aziende a promuoversi con attività collaterali post concorso.

MA COSA STA SUCCEDENDO A SEOUL?

TUTTO È PRONTO PER UNA NUOVA PRESTIGIOSA VETRINA!

Il 29 marzo 2025 ci sarà l’inaugurazione della “Wine & Spirits Experience Seoul by CMB”, un nuovo eccezionale spazio dedicato alla scoperta dei vini e degli spiriti premiati al Concours Mondial de Bruxelles. Oltre 2.000 metri quadrati distribuiti su quattro piani possono ospitare fino a 250 appassionati di vini e spiriti. L’ambiente prestigioso comprende spazi di degustazione, sale VIP e due ristoranti che offrono una vasta gamma di abbinamenti cibo-vino. La carta dei vini e degli spiriti, che attualmente conta diverse centinaia di referenze provenienti da 35 paesi, tra cui 32 vini italiani, è destinata a crescere.

L’inaugurazione della CMB Wine & Spirits Experience a Seoul è un’ulteriore prova che il Concours Mondial de Bruxelles è ben più di un semplice concorso. Ampliamento della rete di Wine Bar, cerimonie di premiazione, partnership prestigiose, integrazione dell’intelligenza artificiale e commenti di degustazione… Il CMB si sta affermando come forza trainante dell’innovazione e partner strategico fondamentale per il settore. Molto più di una medaglia su una bottiglia, è un vero e proprio trampolino di lancio per i produttori italiani premiati.

L’apertura del Wine & Spirits Experience a Seoul fa parte di una strategia di espansione internazionale, questi i Wine Bar già aperti:

  • Wine & Spirits Experience – Città del Messico – 2020
  • Wine Corner nel lounge United Airlines – Aeroporto di Città del Messico – 2021
  • Wine & Spirits Experience – Cotonou (Benin) – 2024

«È un grande onore contribuire al dinamismo di Seoul aprendo un locale a Gangnam, proprio nel cuore del centro economico della capitale! Con questa iniziativa, offriamo una vera e propria vetrina che permetterà ai consumatori coreani di apprezzare la qualità dei vini e degli spiriti premiati al CMB», afferma Baudouin Havaux, Presidente del Concours Mondial de Bruxelles.

OLTRE ALLE ESPERIENZE INTERNAZIONALI OGGI È UNA PRESENZA PIÙ FORTE SUL MERCATO ITALIANO

Grazie ai suoi storici legami con l’Italia, il Concours Mondial de Bruxelles ha stretto collaborazioni strategiche con i principali attori del settore. Alcuni esempi: Pam Panorama espone i vini medagliati nei suoi 150 punti vendita, mentre Bistrot Pedol a Milano e DiVino Wine Caveau a Gizzeria offrono una selezione dei vini premiati. Enosis distribuisce questi vini ai principali rivenditori italiani.

Inoltre durante il prossimo Vinitaly, sarà presentata insieme a 5-Hats la CMB GUIDE un progetto globale per mettere in contatto i produttori premiati con importatori e distributori di tutto il mondo. Interessante anche la nuova partnership con Cavavin, la quale ha affidato al CMB il compito di selezionare i migliori vini internazionali per arricchire l’offerta dei suoi enotecari, fornendo un’ulteriore garanzia di qualità ai loro clienti e un’opportunità unica per i produttori premiati al CMB, tra cui gli italiani.

I PROSSIMI APPUNTAMENTI

Il Concours Mondial de Bruxelles conferma ancora una volta la sua portata globale con l’edizione 2025 del suo concorso di punta, dedicato ai vini rossi e bianchi, che si terrà a Yinchuan, nella regione di Ningxia, in Cina. In programma anche altre prestigiose sessioni, tra cui quella dei vini effervescenti in Moldavia e quella dei vini dolci e fortificati in Sicilia.

In foto il passaggio di testimone da Leòn – Guanajuato Messico a Yinchuan – Ningxia Cina.

Per maggiori informazioni, visitare il sito www.concoursmondial.com.

Ambasciatrice CMB Italia

Karin Meriot

karin.meriot@vinopres.com

Fonte: Comunicato Stampa del 14/03/25 del CMB

Podere Casanova: un weekend di relax, cultura e buon vino con l’evento “Crea il tuo IGT Toscana 2022” tra le dolci colline di Montepulciano

Comunicato Stampa

Cantina, vigneti, agriturismo con piscina nella quiete della natura della Val di Chiana a Montepulciano (SI).

Tante le esperienze da vivere da Isidoro e Susanna Rebatto di Podere Casanova. Da sempre impegnati nella salvaguardia del paesaggio, contro ogni spreco di risorse, orientati alla sostenibilità. Dal recupero di centrali idroelettriche dismesse e riattivate per la produzione di energia pulita, alla decisione di restituire nuova vita al Podere Casanova.

Seduzione della bellezza, piacere del gusto e paesaggi dell’armonia sono le migliori risorse messe in campo. Podere Casanova è una realtà che racconta tutte le unicità e le affinità che corrono tra la loro terra d’origine, il Veneto ed il suolo storico che li ha accolti, quello della Toscana più bella.

Affinità culturali, artistiche, enogastronomiche all’origine stessa del Rinascimento italiano. E poi l’adozione degli standard Equalitas per certificare l’impegno verso la sostenibilità dell’ambiente durante l’intero processo produttivo. Amore per la terra e per le risorse non infinite che essa offre ogni giorno, trasferite con cura nei vini aziendali con prodotti di altissima qualità.

Metodologica attenzione ai tre pilastri che caratterizzano l’esser sostenibili: benessere delle persone, riproducibilità delle risorse naturali e generazione di valore economico.

29 E 30 MARZO 2025 “CREA IL TUO IGT TOSCANA 2022”

PROGRAMMA:

SABATO 29 MARZO
 Appuntamento alle ore 15.30 presso “Porta al Prato” Montepulciano
https://maps.app.goo.gl/3LCNE3wYFHgh3G879
 Visita guidata al centro storico della città con sosta al “Wine art shop” dell’azienda e degustazione
dei Vino Nobile di Montepulciano prodotti da Podere Casanova
 Ore 19.30 cena presso il ristorante “La Briciola” (compresa nel prezzo)
https://maps.app.goo.gl/y74hBN5k9thAKZEv6
DOMENICA 30 MARZO
 Ore 9 appuntamento presso la cantina Podere Casanova
https://maps.app.goo.gl/9DeMyJt8ckhYyFiw8
 Visita dei vigneti e della cantina
 Ore 9.45 inizio di “Crea il tuo IGT Toscana 2022”. A disposizione tutto l’occorrente per creare un
blend a tua scelta con vini da: Sangiovese, Merlot, Cabernet Sauvignon, Petit Verdot, Syrah
 Ore 13 light lunch in cantina

Ti metteremo a disposizione i nostri vini monovitigno 2022 non ancora imbottigliati e potrai decidere il blend che preferisci unendoli in percentuali note solo a te e a noi. Il tuo blend sarà poi imbottigliato nel numero di bottiglie che desideri e tenuto in affinamento per il tempo che vuoi.

Sarà nostra cura recapitarti le bottiglie a casa dopo qualche mese di affinamento, oppure potrai tornare a prenderle il 5 giugno in occasione dell’apertura della stagione estiva

COSTI E MODALITÁ DI PARTECIPAZIONE:

Le modalità di partecipazione sono due:

  1. PARTECIPAZIONE A TUTTO IL WEEKEND (SONO ESCLUSI I COSTI DI PERNOTTAMENTO)
  • Per il pacchetto: sabato pomeriggio (cena compresa) + domenica “Crea il tuo IGT Toscana 2022” +
    pranzo 135 € per 1 persona, 250 € per 2 persone
  1. PARTECIPAZIONE SOLO LA DOMENICA
  • 89 € per 1 persona, 165 € per 2 persone (compreso il light lunch in cantina)
    OGNI GRUPPO DA 6 PERSONE AVRÁ DIRITTO AD UNA GRATUITÁ
    OGNI PARTECIPANTE POTRÁ ORDINARE 6 BOTTIGLIE DEL BLEND DA LUI SCELTO AL PREZZO SIMBOLICO DI
    13€ A BOTTIGLIA. Eventuali bottiglie in più dovranno essere multipli di 6.

Le bottiglie avranno la retro etichetta di legge. I partecipanti potranno fornire un’etichetta da loro ideata
da applicare sul fronte bottiglia all’interno di una cornice con il nome dell’azienda e dell’evento.

Per info e prenotazioni: www.poderecasanovavini.com

“Progetto TwoEu”, la valorizzazione dell’Aglianico del Vulture DOCG e dell’Olio DOP del Vulture

L’11 marzo, presso Palazzo Grazioli a Roma, sede della Stampa Estera, si è conclusa la conferenza stampa di presentazione del progetto TwoEu, il piano triennale di comunicazione promosso dai Consorzi di Tutela dell’Aglianico del Vulture e dell’Olio Extravergine di Oliva Vulture. Finanziato dall’Unione Europea, il progetto ha l’obiettivo di far conoscere e apprezzare l’unicità di queste eccellenze DOP sui mercati internazionali.

Questa iniziativa congiunta non celebra soltanto due pilastri della gastronomia lucana, ma rappresenta un omaggio alla ricchezza enogastronomica del Vulture e della Basilicata intera. L’Aglianico del Vulture, con i suoi 35 produttori distribuiti in oltre 15 comuni, è un vino di straordinaria longevità e complessità. Dall’altra parte, l’Olio Extravergine d’Oliva Vulture DOP, con la sua cultivar autoctona Ogliarola, porta con sé una storia millenaria, tramandata sin dal 65 a.C. quando il poeta latino Quinto Orazio Flacco ne decantava le qualità.

Il Vulture: una terra di storia e tradizione

Il Vulture, regione storica e vinicola della Basilicata situata ai piedi dell’omonimo vulcano spento, è un territorio plasmato dalla sua origine vulcanica. Qui, i terreni ricchi di minerali e un microclima unico creano condizioni ideali per la coltivazione della vite e dell’olivo.

Le origini del Vulture

Epoca preistorica: tracce di insediamenti risalgono al Neolitico.

Periodo greco e romano: i Greci introdussero la viticoltura, perfezionata poi dai Romani. Plinio il Vecchio e Orazio citavano il vino del Vulture tra i più pregiati dell’epoca.

Medioevo: castelli e monasteri favorirono la diffusione della viticoltura e dell’olivicoltura, con i monaci benedettini a custodire e tramandare le tecniche agricole.

Oggi, l’Aglianico del Vulture è riconosciuto tra i più grandi vini rossi d’Italia, spesso paragonato al Barolo per la sua struttura e capacità di invecchiamento. Accanto a questa eccellenza, l’Olio del Vulture DOP si distingue per il suo profilo sensoriale unico, che sta conquistando sempre più appassionati nel mondo.

La sfida della viabilità: un ostacolo da superare

Nonostante l’incredibile potenziale turistico ed enogastronomico, il Vulture soffre di una cronica carenza infrastrutturale. Le vie di comunicazione, in molti tratti, versano in uno stato di abbandono, limitando l’accessibilità al territorio e scoraggiando il turismo. Visitare queste terre straordinarie diventa un’impresa ardua, quasi come seguire una stella cometa, come fecero i Re Magi.

TwoEu: un progetto per promuovere e rilanciare il territorio

“Con il progetto TwoEu, intendiamo non solo valorizzare ma anche raccontare il nostro territorio e le sue eccellenze” ha dichiarato Antonietta Rucco, referente per il Consorzio Olio del Vulture DOP. “Vogliamo rafforzare la conoscenza e l’apprezzamento dei nostri prodotti nei mercati esteri.”

L’iniziativa punta a migliorare la competitività di questi prodotti DOP, con una strategia mirata a coinvolgere consumatori e professionisti in Italia e Germania. Nel corso della conferenza, Francesco Perillo, Presidente del Consorzio dell’Aglianico del Vulture, ha illustrato i pilastri del piano di comunicazione: campagne digitali, presenza nei principali eventi enogastronomici e attività di networking con la stampa internazionale.

“Il nostro obiettivo è che il progetto TwoEu non solo aumenti la visibilità dei nostri prodotti, ma rafforzi anche l’economia locale, creando nuove opportunità per la comunità” ha sottolineato Perillo. “Ogni bottiglia di Aglianico del Vulture e ogni goccia del nostro Olio EVO raccontano una storia di passione, dedizione e rispetto per la nostra terra. Con la strategia delineata oggi, vogliamo invitare il mondo a far parte di questa storia straordinaria.”

Un evento tra comunicazione e storytelling

L’evento, moderato da Stefano Carboni, esperto enogastronomico e docente all’Università di Roma Tor Vergata, ha visto anche la partecipazione di Gerardo Giuratrabocchetti, Vice Presidente del Consorzio Aglianico del Vulture, e di Giuseppe Calabrese, noto conduttore del programma Linea Verde su RaiUno. Un focus speciale è stato dedicato allo storytelling del Vulture, un territorio che, nonostante le sue difficoltà logistiche, continua ad affascinare e conquistare con la sua storia e i suoi prodotti d’eccellenza. Con il progetto TwoEu, il Vulture si prepara a conquistare nuove frontiere, portando le sue eccellenze enogastronomiche sulle tavole di tutto il mondo e rafforzando il legame tra tradizione, innovazione e identità territoriale

L’Enoturismo in Italia secondo i recenti dati analitici

Il 12 marzo è stata presentata a Palazzo Giustiniani, sede della Presidenza del Senato, in una cornice di ineguagliabile bellezza, la prima indagine a cura del CESEO (Centro Studi Enoturistico e Oleoturistico dell’Università LUMSA) che ha potuto fregiarsi dei dati provenienti dalle 237 cantine socie del Movimento Turismo del Vino.

Un evento di cui abbiamo già parlato nel precedente articolo Turismo del vino: crescita, sfide e nuove opportunità per le cantine italiane, destinato a segnare una svolta nel panorama enoturistico italiano. La scarsità di dati, infatti, ha rappresentato in passato un ostacolo nel sostegno e nello studio del fenomeno. La recente analisi ha, dunque, messo in luce i dati reali di un settore in fervente crescita e le sfide poste per il futuro.

L’atmosfera intrisa di entusiasmo e aspettative è stata amplificata dalla partecipazione di figure di spicco del mondo accademico, istituzionale e imprenditoriale, creando un contesto fertile per il dialogo e la collaborazione. Al tavolo tante personalità, tra di loro Anna Isabella Squarzina, presidente Corso Laurea Mediazione Linguistica e Culturale Università LUMSA, Dario Stefàno, presidente del CESEO e Donatella Cinelli Colombini (direttore CESEO), Violante Gardini Cinelli Colombini (presidente nazionale del Movimento Turismo del Vino), Antonello Maruotti (professore ordinario di Statistica Università LUMSA) e Francesco Bonini (rettore dell’Università LUMSA).

I dati a doppia cifra hanno evidenziato l’imponente crescita del settore, che mostra uno sviluppo significativo considerando l’elevata numerosità delle cantine e dei territori su cui il Bel Paese può contare. Citando Donatella Cinelli Colombini “Le cantine italiane hanno il più grande potenziale enoturistico del mondo, ci sono cantine nei trulli, nei castelli e nelle valli, con vista sui templi greci e in ville Palladiane, per non dimenticare i luoghi storici come Florio in Sicilia o il Castello di Broglio che fu del Ministro Ricasoli, un patrimonio molto diversificato”.

L’audit può tracciare vere linee guida capaci di fornire una bussola verso una crescita sostenibile e possibilmente omogenea dei territori, dei loro attori e, al contempo, utile ad approntare programmi formativi capaci di plasmare figure e competenze necessarie per il comparto.

C’è stata una approfondita presentazione statistica dei numeri, raccolti ed elaborati, chiara e tecnicamente perfetta, che ha offerto un contributo prezioso. Fondamentale ora l’intreccio con le storie, le tendenze, la realtà del mercato e le esperienze; solo così da frammento singolo possono diventare visione comune, divenendo una guida.

Un valore aggiunto potrebbe essere una interpretazione in chiave di Marketing al fine di sviluppare strategie efficaci massimizzando il ruolo chiave nell’economia italiana. È emerso come la vendita del vino rappresenti ancora la fonte principale di fatturato delle aziende vinicole, costituendo la base economica su cui possono poggiare ulteriori asset strategici.

Gli investimenti devono quindi essere centrati sul miglioramento dell’accoglienza, dei servizi in cantina, leve fondamentali per incrementare il valore percepito del brand, generare engagement e fidelizzare i visitatori anche tramite Marketing esperienziale. Parallelamente emerge l’opportunità di sviluppare progettualità integrate con il tessuto locale (di certo più complesse), che richiedono maggior tempo ed energia, ma che possono dare vita a sinergie virtuose con settori affini come agricoltura, artigianato, cultura a arte, sport e wellness, in un’ottica di valorizzazione territoriale e ampliamento dell’ecosistema di business.

Attualmente i dati evidenziano che l’attenzione si concentra su visite e degustazioni, mentre si registra una crescita delle esperienze immersive e degli eventi esclusivi oltre ad una offerta gastronomica. Un’ evoluzione chiave sarà l’implementazione di strategie di personalizzazione di questi servizi, affinché l’esperienza enoturistica non sia un format rigido e standardizzato bensì un servizio tailor-made, capace di intercettare e soddisfare le specifiche esigenze e aspettative di target differenti di pubblico.

Sebbene i livelli essenziali di qualità – come parcheggi adeguati, sale attrezzate, servizi igienici e strutture inclusive – siano ormai consolidati, da soli non sono più sufficienti. L’esperienza enoturistica ha mostrato di richiede un valore aggiunto. Nel concreto: chi conduce la degustazione dovrebbe essere in grado di adattare il proprio linguaggio a diversi tipi di visitatori, modulando il livello di approfondimento necessario, utilizzando più lingue, per offrire esperienze scalabili e realmente coinvolgenti.

Eccellenti le iniziative presentate: di creare spazi dedicati ai bambini, fattorie didattiche, installazioni museali e attività sportive integrate nel paesaggio vitivinicolo. Tuttavia, resta un limite significativo: solo la metà delle cantine è aperta nel fine settimana e la domenica. Un vero peccato, perché è nel weekend che avviene la metamorfosi del consumatore, le persone da lavoratori diventano turisti, e quando cercano sulla mappa una cantina da visitare e trova quasi tutto chiuso, si perde una importante opportunità di accoglienza e di business.

Durante la presentazione sono stati sottolineati i crescenti costi di una buona gestione dell’enoturismo, meno spazio e risalto hanno avuto invece le difficoltà e lo spreco di energie che molti produttori lamentano per i tanti adempimenti burocratici, avanzare una proposta per diminuirli potrebbe essere un’ottima mossa oltre ad invocare fondi e sussidi per un sostegno concreto.

Anche la scarsa confidenza con gli strumenti informatici, a volte anche i più basilari, è un tallone d’Achille che mina la competitività e il raggiungimento di obiettivi importanti. Il sito web, uno strumento indispensabile, non è impiegato al meglio in termini di visibilità e fidelizzazione (il 42% delle cantine registra meno di 1.000 visite al mese), viene inoltre sottolineata la scarsità di attività proattive come le mailing list e ancor di più i Wine Club.

Nel mondo del vino il valore dell’esperienza e della narrazione è fondamentale e nonostante i social media rappresentino un canale potente il loro utilizzo rimane spesso superficiale o inefficace. I dati evidenziano una buona copertura e presenza online da parte delle cantine, tuttavia, faticano a trasformare i social in strumenti di marketing strategico.

Forse uno dei motivi è che per il 77% le aziende sono a conduzione familiare e si affidano questi mezzi a persone che spesso non hanno una preparazione specifica in comunicazione e marketing, e così amici, parenti e appassionati prendono le redini della comunicazione digitale. La conseguenza è evidente: le interazioni rimangono sterili, i follower non si trasformano in visite e soprattutto i contatti non si concretizzano in vendite.

Ora si apre una nuova sfida che è bene saper gestire: quella dell’Intelligenza Artificiale, che oltre ad agevolare e potenziare comunicazione e promozione, dove già trova applicazione, rappresenta un potente alleato in ogni fase. Dall’analisi dei dati alla customizzazione delle proposte fino al miglioramento dell’esperienza di ogni cliente, l’AI può fare davvero la differenza.

Il punto di partenza resta però imprescindibile, per sfruttare appieno il potenziale è necessario dotarsi di un CRM (Customer Relationship Management) un sistema che permette di gestire in modo strutturato tutte le interazioni con i clienti già acquisiti e potenziali, costruendo un Database.

L’adozione della tecnologia è ancora limitata, spesso per la percezione di costi elevati, ma anche per la natura fortemente tradizionale di molte cantine. Superare queste barriere non è solo una leva di crescita per la singola cantina ma un passo fondamentale per l’intero settore. 

La strada tracciata da questa indagine apre nuovi orizzonti, l’enoturismo italiano ha davanti a sé occasioni straordinarie perché le cantine non sono solo luoghi di produzione ma custodi di cultura, territori da vivere e porte aperte su storie da raccontare. I numeri sono utili e importanti, ma il futuro è scritto nella capacità di interpretarli e trasformarli in esperienze uniche ed appaganti, un modello di eccellenza da imitare.

Vinifera a Trento: 100 vignaioli provenienti da tutto l’arco alpino incontrano i produttori delle isole minori del Mediterraneo

Moltissime le novità per la prossima edizione della kermesse in programma sabato 22 e domenica 23 marzo a TrentoExpo: laboratori, incontri, ospiti e ampio spazio al food

Dopo due anni di preparazione, ritorna in formato extralarge e con tantissime novità Vinifera la manifestazione dedicata alle produzioni e ai produttori artigianali alpini.

Sabato 22 e domenica 23 marzo a TrentoExpo, i protagonisti dell’evento saranno come sempre gli oltre cento vignaioli provenienti da tutte le regioni alpine e transalpine (Francia, Svizzera, Austria e Slovenia) i quali, nella prossima edizione, troveranno al loro fianco anche una selezione di produttori delle isole minori del Mediterraneo, presenti con i loro vini ai banchi  dopo aver attraversato i mari di Pantelleria, Capraia, Ischia, Isola del Giglio, Ustica, Isola d’Elba, Salina,  e tanti altri.

Proseguendo nella prospettiva già intrapresa nelle precedenti edizioni, il Mercato Artigiano Alpino proporrà anche un desk interamente dedicato ai sidri grazie alla collaborazione con APAS – Associazione Pommelier e Assaggiatori di Sidro – e una selezione di birrifici agricoli, in entrambi i casi con produttori provenienti dai territori alpini e transalpini.

Organizzare una manifestazione con la presenza di tutti i produttori in prima persona e valorizzare la formula del mercato – afferma Manuela Barrasso presidente dell’Associazione Centrifuga che organizza l’evento – significa favorire l’incontro e il confronto diretto tra chi produce e chi consuma, il quale ha il diritto di sapere e il dovere di informarsi da chi, dove e come sono stati prodotti gli alimenti che sta acquistando“.

Sarà totalmente rinnovato anche lo spazio dedicato al food, all’interno del quale – grazie alla collaborazione con Slow Food Trentino – sarà possibile assaggiare le diverse sfumature che offrono i mieli alpini e farsi incuriosire con la sezione dedicata ai grani antichi e allo scambio semi, realizzata in sinergia con Coltivare Condividendo e con Rete Semi Rurali: “Il vino è un prodotto della terra, prima che un bene di consumo“, prosegue Manuela. “In questa edizione abbiamo quindi scelto di mettere in risalto questo legame primario, dando spazio e visibilità anche agli altri coltivatori della terra, e a chi, nonostante tutto, continua a prendersene cura in maniera rispettosa“.

Molto atteso anche il programma delle masterclass che si terranno quasi interamente nella sala dedicata interna a TrentoExpo: si comincia sabato alle 11.30 con Alti due ettari– una degustazione dedicata alle storie e alla produzione di cinque piccoli/grandi produttori alpini con Jacopo Cossater. Si prosegue sabato alle ore 14.30 con Montagna vista mare, masterclass che metterà a confronto 5 produttori del ponente ligure con Matteo Circella. Domenica mattina alle ore 10.30 presso TrentoExpo si terrà la masterclass Vini Piwi: esperienze di viticoltura resistente seguita da un banco d’assaggio, mentre alle ore 11.00 presso il MUSE sarà il turno della masterclass REIS-ISTENZE Alpine sul tema del ripopolamento delle terre alte con Martina Francesconi, Enrico Ponza e Juri Chiotti. Domenica pomeriggio alle 14.30 infine Matteo Gallello accompagnerà i partecipanti in un viaggio tra sette isole del Mediterraneo, esplorando i mari, le comunità, i paesaggi e ovviamente i vini dei produttori ospiti 2025: Piccole isole / Sostanza mediterranea /. Tutti gli incontri saranno al costo agevolato di 10€, su prenotazione e fino a esaurimento posti.

Nell’area esterna di TrentoExpo, completamente rivista, oltre alla possibilità di assaggiare le specialità culinarie preparate dagli artigiani del gusto sarà inoltre possibile partecipare ai laboratori didattici promossi dai produttori stessi. Non mancheranno infine incontri, musica, artigianato, un’esposizione fotografica a cura dell’Associazione Fotosintesi Avellana e lo splendido salottino di Baba Associazione Culturale.

Per avere ulteriori informazioni e l’elenco completo dei produttori partecipanti: Mostra Mercato 2025 – Vinifera

INFO IN BREVE

Vinifera a Trento

Quando: sabato 22 e domenica 23 marzo 2025

Dove: TrentoExpo, in via Briamasco, 2

Orari di apertura al pubblico: dalle 11.00 alle 19.00. Ultimo ingresso entro le 17.00

Prezzo al calice: 25 euro 

Info: www.viniferaforum.it

Link prevendite: https://www.eventbrite.com/cc/vinifera-2025-3945273

Link accrediti stampa e operatori del settore (gratuito):

Stampa: https://bit.ly/3C22B8U 

Operatori: https://bit.ly/3PH54sw 

Wine Paris 2025

L’ultimo mese ci ha visto impegnati in diverse sessioni di assaggio, dal Piemonte allaToscana passando anche da Parigi! Vorrei raccontarvi le mie esperienze di degustazioni fatte a Wine Paris 2025.

La fiera si è svolta dal 10 al 12 febbraio scorso, presso il complesso fieristico di Paris Expo Porte de Versailles. I numeri parlano chiaro e si è visto il grande lavoro di ridistribuzione degli spazi rispetto ai paesi produttori di vino: Il padiglione dedicato all’Italia era davvero imponente.

Si parla oggi di Wine Paris come leader mondiale del vino e distillati, con un’affluenza da record durante i tre giorni di fiera: con un totale di 52.622 visitatori, provenienti da 154 paesi. Sono stati presenti più di 5.300 produttori, il 29% in più rispetto allo scorso anno, distribuiti su uno spazio fieristico aumentato del 25%. L’ 80% in più di spazio dedicato ai paesi produttori internazionali e un 7% in più per la Francia.

Rodolphe Lameyse CEO of Vinexposium dichiara: «in un contesto di instabilità geo-politica e ambientale, il settore globale del vino e degli alcolici sta vivendo un periodo di turbolenza senza precedenti: cambiamenti climatici, un minimo storico nei livelli di raccolta, calo dei consumi, rallentamento delle esportazioni e consumi, il rallentamento delle esportazioni e la minaccia di tasse protezionistiche, per citarne alcuni. A livello globale, le incertezze stanno avendo un effetto cumulativo. Di fronte a questa crisi complessa, l’isolazionismo non è un’opzione. È unendo le forze che nascono le soluzioni. I protagonisti del settore, pertanto sentono sempre più la necessità di riunirsi attorno a un potente hub per rafforzare i loro legami e interagire fra di loro, Wine Paris è un punto di riferimento fondamentale».

C’è da tenere conto che i trend di consumo sono cambiati e i vini che incuriosiscono di più il mercato rientrano oggi maggiormente in queste categorie: orange, vini vulcanici, biologici/biodinamici, naturali, a basso tenore alcoolico, in anfora, freschi che richiamano sempre meno l’uso del legno e gradazioni alcoliche inferiori, ricerca e valorizzazione dei vitigni autoctoni, queste appunto alcune delle categorie di tendenza al momento.

La fiera era immensa e si poteva degustare di tutto; mi sono concentrata su due tematiche interessanti. Una quella di riassaggiare alcuni vini premiati al Concours Mondial de Bruxelles lo scorso anno; l’altra orientata sull’assaggio di vini provenienti dai Paesi del Caucaso come l’Armenia e la Moldavia, in Europa dell’Est. La mia curiosità per questi paesi è nata un po’ di tempo fa e ho già in programma a breve un viaggio in Georgia per maggiori approfondimenti. Qui si ritrovano alcune produzioni di vini affinati in anfora, tecnica dal particolare fascino che ti porta a ragionare con parametri diversi rispetto al modo tradizionale. Senza preclusioni e preconcetti ovviamente.

Concours Mondial de Bruxelles CMB

Sono giudice di questo concorso dal 2010 e faccio parte del Team Italiano. C’è da dire che il nostro lavoro non finisce al momento della chiusura della batteria di assaggio. Stimolante, come in questa occasione, riassaggiare vini degustati nelle sessioni passate del 2024, che avevano preso la Medaglia d’Oro con range di voto da 87 a 90,9 punti su 100. Il CMB era presente a Wine Paris con un proprio stand e, in questo spazio comune di rappresentanza, sono state messe in rete tutte le connessioni comuni al fine di creare una rete internazionale volta a favorire le trattative commerciali.

I miei assaggi qui al CMB si sono divisi in due percorsi, parliamo prima degli Sparkling Wines:

Vouvray Fine Bulles Méthode Traditionelle Vignoble Brisebarre – Val de Loire

(Chenin blanc 100%)

Nel cuore della Valle della Loira dove i paesaggi sono contornati dai famosi castelli, si trova questa azienda che produce vini da tre generazioni, e questo Metodo Classico rientra nella AOC Vouvray Brut.

Perlage fine e persitente, profumi intensi di fiori di acacia e nuance di agrumi e frutta tropicale appena accennata. Gradevole al palato con una bollicina aggraziata, spinge in acidità e freschezza.

Clé Riserva Trento Doc Dosaggio Zero, Metodo Classico 2019– Albino Armani

(Pinot nero 50% Chardonnay 50%)  

Azienda che vanta una tradizione vitivinicola di oltre 400 anni. Le prime produzioni iniziano in Trentino – Alto Adige per poi acquisire vigneti anche in altri parti d’Italia.  Le uve per fare questo spumante nascono su terreni ricchi di calcare e basalto, i vigneti possono definirsi di altura. Rimane 60 mesi sui lieviti, regalandoci così una complessa gamma aromatica: crosta di pane, sentori agrumati, zagara, eucalipto. Esprime equilibrio, finezza e eleganza, con sensazioni in bocca di una bollicina persistente e elegante, finale lungo e sapido.

Champagne Blanc de Noirs Brut – Albert Beerens

(Pinot noir 80% Pinot meunier 20%)

Ci troviamo in Côte de Bar. Producono Champagne da sei generazioni, oggi guidati da Anne-Laure Beerens. Sette ettari di vigneto suddivisi in cinque Cru, dal 2021 sono certificati biologici e producono circa 40.000 bottiglie annue.

Rimane 30 mesi sui lieviti, si presenta con un naso di fiori bianchi e agrumi come il cedro, balsamico, minerale. In bocca è cremoso, ampio e elegante, spinge in profondità con una bollicina elegante e persistente.

Bulles Belges Blanc de Blancs 2021 – Domaine Mont des Anges

(Chardonnay 100%)

Nella regione della Vallonia in Belgio, si trovano la maggior parte dei vigneti del paese, immersi in un contesto naturalistico unico, circondati da fiumi e foreste. Qui il clima è freddo si adatta bene a vini bianchi e spumanti. Cantina relativamente giovane, la cui produzione è concentrata nel lavorare in agricoltura biologica tre varietà: Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Meunier.

Fermentazione e affinamento in legno per 24 mesi. Leggere note fumée, crosta di pane e spezie dolci, vaniglia e legno di sandalo. Seguono nuance fruttate di pompelmo rosa, agrumi, e fiori bianchi. In bocca è intenso e vibrante con un’acidità espressa rinfrescante. Finale lungo e persistente.

Passiamo ora ad assaggiare qualche vino premiato durante la sessione del concorso svolto a Léon in Messico lo scorso anno

Carcare Rosso IGT Palizzi 2021 – Filippo Brancati

(Nerello Calabrese 100%) – Acciaio

Le vigne di questa piccola realtà calabrese si trovano in un contesto ambientale piuttosto suggestivo, fra i calanchi alle spalle e il mare della costa Jonica, il tutto circondato da alberi di bergamotto e olivo. Nerello, Alicante e Chardonnay per un’etichetta che rimane impressa, sui toni caldi. Dal color porpora brillante, si presenta al naso con frutti scuri, come la prugna e la ciliegia, inchiostro e sentori speziati, tabacco, pepe nero, balsamico e iodato. Le sensazioni marine le ritrovi anche nel sorso, con la grande sapidità che sembra una pennellata dal blu del mare al giallo del sole di questa terra. Ampio, elegante e profondo, dai tannini setosi.

Villa Santera Primitivo di Manduria DOC 2022 – Leone De Castris

(Primitivo 100%)

Leone de Castris è storia di Puglia e questo vino rappresenta una notevole espressione del Primitivo di Manduria. Colore profondo rubino, con sentori terziari di cioccolato e spezie dolci, arriva in successione un frutto denso e scuro, con sfumature fresche e balsamiche. In bocca risulta ampio e succoso, ottimo equilibrio con acidità presente, con tannini fitti e vivaci, ancora da integrarsi appieno.

Per Lui Salice Salentino Riserva DOC 2019 – Leone de Castris

(Negramaro 90% Malvasia 10%)

Rubino lucente dai riflessi granato, regala subito profumi altamente complessi. L’uva viene raccolta dopo un leggero appassimento su pianta. Frutta scura, sentori terziari di cioccolato e spezie dolci, cannella, bacche di ginepro, china, rabarbaro, balsamico e molto altro. Sorso equilibrato e avvolgente, con una sapidità immensa.

Cerviano Merli Barolo DOCG 2016 – Casetta

(Nebbiolo 100%)

Realtà situata nel territorio di Roero, gestisce vigneti in più zone delle Langhe esprimendo così i vari Cru.

Le uve provengono interamente dal Cru Cerviano Merli, per un vino dal colore granato vivido, con sentori di violetta, frutta rossa, sentori agrumati e spezie, tabacco e note di eucalipto. In bocca risulta equilibrato con tannini piacevoli e vellutati.

Seconda Stella a Destra Brunello di Montalcino DOCG 2019 – La Togata

(Sangiovese 100%)

La Togata ha circa 20 ettari di vigneto con una produzione di circa 145.000 bottiglie, di proprietà della famiglia Angel, hanno iniziato il loro percorso a Montalcino alla fine degli anni ’80. Bella espressione di Sangiovese sia per l’aspetto nel calice, che per i profumi che veicolano sbuffi di prugna e fiori di violacei. Prosegue su china, tabacco, pepe ed erbe officinali. In bocca è equilibrato, ampio e austero.

L’azienda La Vigna del Mare di Capalbio è stata una bella sorpresa che non conoscevo. Presenti i proprietari, con i quali ho chiacchierato a lungo assaggiando i loro vini premiati. Un progetto nato grazie all’amore di Francesca Serena Monghini per questa zona, che insieme al marito Massimo Masini, decide di comprare una proprietà per trascorrere le vacanze estive. Quindici ettari totali di cui otto a vigneto che si affacciano direttamente sul Mar Tirreno. Escono con il loro primo vino nel 2010. Una piccola produzione che si attesta sulle 25.000 bottiglie, dove si predilige anche l’arte spumantistica, oltre che ai vini fermi.

Rosè della Càpita Metodo Classico – La Vigna del Mare

(Syrah 60% Sangiovese 40%) – 60 mesi sui lieviti, 2.500 bottiglie prodotte.

Tonalità da buccia di cipolla, con sentori floreali e piccoli frutti rossi di bosco. Melagrana e scie agrumate, erbe aromatiche e note balsamiche che preludiano ad un sorso cremoso, equilibrato, soretto da un’acidità intrigante. La bollicina è fine e gradevole, con texture elegante e persitente.

Côr d’Or Vermentino Maremma Toscana DOC 2023 – La Vigna del Mare

(Vermentino 100%) – Fermentazione per un terzo in acciaio e il resto in tonneau, matura per 6/8 mesi in tonneau di rovere francese, con successivo affinamento in bottiglia 3/6 mesi.

Colore giallo paglierino dai riflessi dorati, al naso si presenta con salvia e note di agrumi che vanno dal floreale a sentori di pompelmo rosa e cedro. Mentuccia fresca, legno di sandalo e note iodate, completano lo spettro olfattivo ampio e intrigante.  Entra verticale, molto deciso, fresco con spiccata acidità e sapidità.

Ho trovato grande coerenza nel lavoro svolto alla cieca durante i vari panel di Commisione, sintomo che assaggiare senza conoscere il produttore di riferimento è sempre un plus per ottenere risultati imparziali e fortemente indicativi, anche a distanza di mesi.

Passiamo ora all’Estero

ARMENIA

Immersa tra le montagne, tra il Caucaso e l’Asia, l’Armenia è famosa per i vigneti coltivati fin dall’antichità, su altopiani compresi tra i 900 ed i 1.700 metri di altitudine. I paesi di quest’area hanno avuto un’influenza dominante sovietica per anni, dove veniva richiesto di produrre principalmente alcolici come il brandy. Negli ultimi anni l’Armenia sta vivendo una rinascita generale, in particolar modo nella viticoltura, dove l’interesse è rivolto verso vini naturali e biologici.

Le condizioni pedoclimatiche sono molto favorevoli, dai suoli di origine vulcanica a temperature ideali per la produzione di uve. Gli ettari vitati sono circa 16.000 distribuiti per una cinquantina di produttori totali, che prediligono autoctoni poco conosciuti come: Areni noir o il Voskehat, varietà a bacca bianca. Hanno aderito ben 21 aziende a Wine Paris per promuovere vini interessanti e contemporanei.

MOONQ WINES

Poco meno di un ettaro, nata nel 2004. La prima bottiglia arriva solo nel 2021. Il proprietario è Tevan Poghosyan, enologo che per anni si è dedicato a fare consulenze sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni della zona come il Voskehat e i rossi Nrneni, Areni e Khndoghni.

Nrneni 2023 (1.000 bottiglie), in acciaio e con 8 mesi di bottiglia, si presenta rosso violaceo profondo e denso. Ricordi di frutti scuri e viola, leggera tostatura di caffè e pepe bianco. Il sorso è slanciato con ottima acidità, persistente e dai tannini vivaci.

Areni-Khndoghni-Nrneni 2023 (2.700 bottiglie), la versione quotidiana del blend con notevole freschezza olfattiva data da note balsamiche e floreali come viola e glicine. Equilibrato ed espressivo, con trama tannica in via di evoluzione.

Nrneni Rosè 2023 (300 bottiglie), non possiamo certo definirlo provenzale. «Le uve sono raccolte espressamente per fare questo vino, e il colore è questo e rappresenta l’uva» macconta Tevan. Il naso verte su sentori floreali, il vino esprime versatilità, ed è ben fatto.

Nrneni Reserve 2022 (600 bottiglie): matura 12 mesi in barrique, con profumi fruttati e balsamici, da accenni di bacche di ginepro, cioccolato e caffè. Sorso ampio, finale lungo, sapido e elegante.

Riserva Areni- Khndoghni-Nrneni 2022 (300 bottiglie). Barrique per un anno, più complesso, ma ancora tenero nei suoi ricordi floreali. Si esprime con intrigante eleganza e profondità e tannini fitti e vivaci.

GEVORKIAN WINERY

Di Gevorkian Winery di Yerevan ho avuto il piacere di degustare i vini alla presenza del proprietario Vahagn Gevorgyan. Fondata nel 2006 vi invito a visitare il sito dove ci sono dei meravigliosi video dei paesaggi e delle loro lavorazioni. Si lavora in cantina su vari fronti: acciaio, Karas (le anfore locali) e botti di legno. Una delle tecniche usate per i rossi è quella dell’appassimento dei grappoli, vinificati poi dopo 3 mesi. Questo metodo si chiama: Kakhani (metodo similare di produzione per l’Amarone della Valpolicella).

Amphora 2023 – vinificazione di due uve bianche Voskehat e Kangun, che rimangono in anfora per circa sei mesi. Nuance floreali intense, ottima acidità e piacevolezza di beva.

Ariats Areni Kes Kakhani 2021 – uve Areni, di cui circa un 50% seguono appassimento. Dopo la seconda fermentazione il vino passa in botti armene per circa sei mesi. Frutti scuri come il mirtillo e ribes seguiti da sentori di mentuccia e leggere nuance terziarie di cioccolato e caffè. In bocca il sorso è piacevole e gustoso.

Ariats Kakhani Riserva 2019 – Quattro varietà tradizionali: Areni, Haghtanak, Milagh e Karmrahyut che vengono appassite per tre mesi, con successiva sosta in grandi botti di quercia armena per due anni. Espressioni violacee, spezie dolci ed erbe officinali. E poi china, more di bosco e tannini setosi, ben integrati. Chiosa elegante.

MOLDAVIA

Repubblica parlamentare dell’Europa Orientale, caratterizzata da un territorio variegato che va dalle colline rocciose alle immense foreste. Le regioni vitivinicole sono piuttosto rilevanti nell’economia del paese e la produzione dei vini ricopre un ruolo importante, dal rapporto produzione/export fra i più alti in Europa. Le proprietà sono molto estese e rappresentano centinaia di ettari. Qui si producono varietà autoctone come: Rară Neagră, Plavai, Feteasca Alba e Feteasca Neagra, e Saperavi che arriva dalla Georgia, oltre a ceppi internazionali. Le zone di produzione si distinguono principalmente in quattro: Bălți (nord), Codru (centro), Purcari (sud-est), Cahul (sud).

VINIA TRAIAN

La regione di Valul Lui Traian (Vallo di Traiano) è posta sud, nell’area di Cahul molto vicina alla Romania ed ospita l’azienda Vinia Traian con i suoi 300 ettari di proprietà ed i due milioni di bottiglie annue. Mi accoglie per la degustazione Maria, figlia del proprietario Simion Kristev.

DeLaVal Inspiration IGP Vallo di Traiano 2022 (Sauvignon 50%, Aligote 35% e Muscat 15%), un naso che ricorda molto il varietale delle uve Moscato e del Sauvignon Blanc. In bocca richiama freschezza e agilità.

Saperavi 2024 – dal colore piuttosto intenso, vino fresco e gastronomico, su ricordi di frutta come ciliegie e mirtilli, nuance di cioccolato e pepe bianco. Sorso piacevole e fresco, vivace e non potente il tannino.

Reserve 2029 IGP Vallo di Traiano (Cabernet Sauvignon 100%), 2.500 bottiglie per questa vendemmia, prodotto solo nelle annate migliori. Riposa 20 mesi in barrique di rovere americano, che ne caratterizza l’accenno iniziale alla spezia dolce e all’affumicatura. Si passa dal frutto di ciliegia, alla china, eucalipto e radice di liquirizia. In bocca è equilibrato dal finale persistente, elegante con spiccata sapidità. Ottima interpretazione

DeLaVal Inspiration 2018 IGP Vallo di Traiano (Cab.Sauv. 50% e Merlot 50%), 6 mesi di barrique canadesi e 2 anni di bottiglia. Complesso al naso: more, balsamicità, pepe nero, bacche di ginepro e inchiostro. Assaggio elegante, equilibrato e persistente, forse dal tannino ancora un po’ pronunciato, ma con buoni margini di evoluzione.

CHATEAU VARTELY

Chateau Vartely situata sempre nel Vallo di Traiano, vanta circa 500 ettari per una produzione complessiva di 3.500.000 di bottiglie prodotte. Ovviamente l’azienda è rappresentata da varie linee di produzione differenziate per brand e fascia prezzo.

Individo 2022 (blend al 50% fra Feteasca Neagra e Rara Neagra), affina sei mesi in barrique usate. Frutto scuro e leggeri sentori terziari, con un sorso aggraziato e equilibrato, ottima acidità e tannini vivaci. Ottimo rapporto qualità-prezzo.

Taraboste Pur Aristocratic 2022 (Feteasca neagra 100%), per due anni in barrique di rovere della Moldavia nuove. Il legno è gestito in modo sapiente e ci regala dei sentori delicati di spezie dolci, caffè e note di cioccolato, poi arriva il frutto scuro. In bocca esprime equilibrio. ma in modo austero con un grande finale sapido.

Taraboste Pur Aristocratic Reserva 2018 (Cab. Sauv. 70% e Merlot 30%), affinamento di 30 mesi in barrique. Il naso ricorda il varietale del Merlot, con tocchi terziari e balsamici che donano freschezza. Ampio e persistente con espressioni sapide molto presenti, finale elegante con tannino fitto e ben integrato.

Taraboste Tribut Saperavi 2018 (Saperavi 100%), qui si utilizzano barrique ungheresi dove il vino rimane per 14 mesi. I ricordi di frutti piccoli scuri predominano l’olfatto che poi verte su sentori di china e radici di bosco, balsamico. Al gusto risulta complesso e equilibrato, elegante con tannini vivaci e in evoluzione.

À la prochaine!

Fonti: https://wineparis.com

A Pistoia il Ristorante Enoteca Baldo Vino nella splendida cornice di Palazzo Cancellieri

Ristorante Enoteca Baldo Vino, nel centro storico di Pistoia, dallo scorso maggio è all’interno del suggestivo Palazzo Cancellieri, risalente al seicento e appartenuto ad una nobile famiglia toscana.

Molto raffinato ed elegante con tavoli in quattro sale magnificamente affrescate anche con splendidi lampadari. Varcando la soglia si percepiscono dettagli curati alla perfezione, sia nel Bibendum, bistrot e cocktail bar, accogliente e meno formale, sia nell’ala adibita a ristorazione.

In estate, ampi spazi esterni nel giardino dello storico palazzo accanto a piante secolari e alla cucina a vista. A breve, al piano superiore, saranno a disposizione alcune sale private per banchetti con un massimo di cento coperti.

Baldo Vino è stato fondato nel 1998 da Francesco Balloni originariamente in piazza San Lorenzo, diventando subito un punto di riferimento per gli amanti del buon vino e della buona cucina. Qui a Palazzo Cancellieri dispone di una cantina che vanta oltre 3000 etichette e circa 18.000 bottiglie. La giornalista Roberta Perna ci ha raccontato la passione che Francesco ha avuto nella ricerca dei dettagli: dall’arredamento in stile inglese fine ’800 alla mise en place con piatti Wedgwood e cristalli Baccarat.

La cucina è stata affidata al dinamico chef Andrea Ciottoli, diplomato all’ Istituto Professionale di Stato “F. Martini” per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera di Montecatini Terme. Gli ingredienti e i prodotti utilizzati in cucina  vengono accuratamente scelti secondo la stagione e sono di elevata qualità; i piatti rispettano la tradizione toscana, alcuni dei quali rielaborati per garantire un’esperienza gastronomica originale e appassionante.

Si possono assaporare preparazioni culinarie sia di mare che di terra. Il servizio in sala è professionale ad accogliente, capace di far sentire l’ospite a proprio agio. Si può scegliere alla carta o tra i vari menù degustazione e optare per il giusto numero di portate. In abbinamento anche vini al calice consigliati da un esperto sommelier.

Ecco i piatti degustati

Amuse-bouche: Gnocco fritto, farcito con baccalà.
1°Antipasto: Ostriche fine de Claire Francia.
2°Antipasto: Gambero al sale, salsa bouillabaisse, broccoli.
Primo piatto: Linguine , salsa ravigote, canocchie, cime di rapa.
Secondo Piatto: Branzino selvaggio, maruzzelle, cavolo romanesco.
Dessert: Biancomangiare alla robiola, pere acidule, pinoli.

Baldo Vino
Enoteca ristorante
Via curtatone e montanara 51 – Pistoia
0573 21591
Sito di riferimento: https://www.enotecabaldovino.it

Turismo del vino: crescita, sfide e nuove opportunità per le cantine italiane

Presentata al Senato la prima indagine sul settore enoturistico a cura del CESEO e dell’Università LUMSA

Il turismo del vino in Italia continua la sua crescita, confermandosi un settore chiave per l’economia nazionale. Lo testimonia la prima indagine “Turismo del Vino: tra nuove sfide e opportunità”, realizzata dal CESEO – Centro Studi Enoturistico e Oleoturistico dell’Università LUMSA, in collaborazione con il Movimento Turismo del Vino (MTV). La ricerca, presentata a Palazzo Giustiniani, sede della Presidenza del Senato, ha fornito un quadro dettagliato sull’andamento del comparto, evidenziando trend, criticità e prospettive future.

Moderato da Massimiliano Ossini, l’evento ha visto la partecipazione di figure di spicco del settore, tra cui Violante Gardini Cinelli Colombini, presidente nazionale del MTV, Donatella Cinelli Colombini, direttore del CESEO, e Dario Stefàno, presidente dello stesso Centro Studi.

Un settore in crescita: i numeri dell’enoturismo

L’indagine ha analizzato un campione di 237 cantine aderenti al Movimento Turismo del Vino, offrendo una fotografia aggiornata del settore. I dati confermano una crescita significativa:

• Il 53% delle cantine ha registrato un aumento del fatturato, con un incremento del 24% per le attività legate all’ospitalità.

• Il 64% delle aziende è costituito da micro-imprese, seguite da piccole imprese (31%), con solo il 9% che supera i 2 milioni di euro di fatturato annuo.

• 2 produttori su 3 accolgono personalmente i visitatori in cantina, rendendo l’esperienza più autentica e coinvolgente.

• 9 cantine su 10 offrono prodotti tipici locali durante le degustazioni, valorizzando il legame tra vino e territorio.

Questi numeri dimostrano come l’enoturismo italiano stia diventando sempre più una leva strategica per la promozione del patrimonio enogastronomico nazionale, contribuendo alla valorizzazione dei territori.

Opportunità e criticità: l’ospitalità al centro

L’ospitalità si conferma un elemento chiave dell’esperienza enoturistica. Le cantine italiane stanno investendo per rendere l’accoglienza sempre più inclusiva e diversificata. L’85% delle aziende è visitabile tutto l’anno, mentre il 68% accoglie turisti anche senza prenotazione, segno di una crescente apertura al pubblico.

Le attività offerte sono sempre più variegate:

• 33% delle cantine organizza pic-nic tra i filari,

• 30% propone passeggiate tra i vigneti,

• 25% organizza cene con il produttore,

• 20% offre corsi di cucina,

• 38% prevede esperienze dedicate alle famiglie, con aree gioco e fattorie didattiche.

Tuttavia, il settore deve affrontare alcune sfide importanti. L’81% delle aziende segnala un aumento dei costi di gestione, con un impatto significativo sui margini di guadagno. Inoltre, solo il 38% delle cantine dispone di personale specializzato nell’hospitality, mentre nella maggior parte dei casi l’accoglienza è gestita direttamente dal titolare o da personale non specificamente formato.

Digitalizzazione e intelligenza artificiale: una strada ancora da percorrere

Un aspetto cruciale dell’indagine riguarda l’uso della tecnologia nel settore enoturistico. Se da un lato la presenza sui social media è molto forte (Facebook al 97%, Instagram al 96%), dall’altro emerge una scarsa digitalizzazione della customer experience:

• Il 42% delle cantine registra meno di 1.000 visite mensili al proprio sito web,

• Il 33% invia comunicazioni via email solo tre volte l’anno,

• Solo il 21% utilizza un CRM per la gestione dei clienti,

• L’intelligenza artificiale è impiegata solo dal 20% delle aziende, soprattutto nel marketing e nella gestione delle prenotazioni.

L’adozione di strumenti digitali avanzati, come CRM, wine club e sistemi di prenotazione automatizzati, potrebbe rappresentare un fattore chiave per la crescita del settore, migliorando la fidelizzazione dei clienti e l’efficienza operativa.

Sostenibilità e nuove tendenze: il futuro dell’enoturismo

La ricerca ha evidenziato un crescente impegno per la sostenibilità, con il 43% delle aziende certificate BIO e il 38% che adotta pratiche di agricoltura sostenibile. Inoltre, il 26% delle cantine ha installato colonnine di ricarica per auto elettriche, segno di un’attenzione crescente verso un turismo più responsabile.

L’enoturismo si sta anche aprendo a nuovi target: non solo wine lovers, ma anche famiglie, sportivi e amanti della natura. L’offerta si sta diversificando per attrarre un pubblico sempre più ampio, con proposte che vanno oltre la semplice degustazione di vino.

Un settore in evoluzione tra tradizione e innovazione

L’enoturismo italiano è in piena evoluzione. Se da un lato si registra una crescita della qualità dell’offerta e dell’interesse dei visitatori, dall’altro emergono sfide legate ai costi di gestione, alla formazione del personale e alla digitalizzazione.

Il Movimento Turismo del Vino e il CESEO stanno lavorando per fornire alle cantine strumenti e competenze per affrontare queste sfide, tracciando le linee guida per un turismo del vino più sostenibile, digitale e orientato all’esperienza. L’Italia ha tutte le carte in regola per consolidare la propria leadership globale nel settore enoturistico. La chiave sarà trovare un equilibrio tra innovazione e tradizione, valorizzando il territorio e rispondendo alle esigenze di un turismo sempre più esigente e diversificato.

Bacoli: Aguglia raddoppia tra Osteria di Mare ed Enoteca Brilla

Alessandro Costigliola ha un coraggio da leone per aver creduto fortemente in un territorio ricco di bellezza e altrettante asperità paesaggistiche. Siamo a Bacoli, sulla Marina Grande in un piccolo golfo marino dai colori tenui e patinati di un dipinto di Rembrandt.

Immersi nella quiete invernale, prima della calca festaiola d’estate, sembra di essere cullati dal silenzio intervallato dall’eterno sciabordio delle onde del mare e da quel vento di salsedine che predispone all’idea della tavola, accompagnati da una valida proposta di cucina di mare.

Alessandro con la sua Aguglia – Osteria di Mare è uno dei tanti autodidatta che ha deciso di cambiare la propria vita inseguendo il sogno di una gastronomia di qualità. Non poteva scendere a compromessi per evitare di veder sacrificato ogni impegno, diventando l’ennesimo improvvisato sulla scena dei ristoranti campani.

E di pari passo la carta dei vini doveva essere intrigante, originale e selezionata nell’etichette, differenti dai listoni dei rivenditori. Meno comfort zone e maggior accettazione del rischio d’impresa, offrendo ricette e rivisitazioni di piatti tipici, senza temere il giudizio di chi considera un sacrilegio toccare il “grande classico”.

Considerare il cibo come l’opera d’arte, nato dalle mani talentuose e dalla fantasia del proprio autore, significa rispetto anzitutto per le materie prime, per le contaminazioni e gli influssi positivi presi come spunto da altre mentalità fuori regione. “Dal km zero al km buono” afferma Costigliola fin dai tempi del Tuna, la precedente esperienza vissuta nel porticciolo bacolese.

Vale così per il saporito crostino e pesto di cozze, cromaticamente suadente, dal sapore concentrato di mitili in sauté. Contemporanea la tartare di orata con frutto della passione e ananas, accompagnata da una appagante tartare di tonno, crostini aromatizzati, aria di pomodoro e pesto di basilico e dal sashimi di pesce con erba cipollina, pomodorini e olive, costituenti il pilastro del “Non Menù”, 7/8 assaggi a tema libero in cui variare gli ingredienti volta per volta sulla base del pescato di stagione.

Dal crudo al caldo con gli antipasti composti da bracioletta di mare, salsiccia di tonno e friarielli con riduzione di aglianico, seppia con vellutata di piselli e guanciale croccante. Quei ricordi ricercati della trattoria di una volta, nella serenità di un prodotto fresco, abbattuto come da legge e cotto alla perfezione, seguendo tecniche moderne che ne amplificano aromi e gusto.

Prima del dolce il nuovo ingresso dedicato al mese del Carnevale: la lasagna di mare (strati di pasta fresca liscia, besciamella, mozzarella, parmigiano reggiano,leccia, ricciola e cefalo, su crema di basilico e fumetto di pesce). Gradevole l’insieme, magari pensando in futuro ad alzare l’asticella con un ragù ristretto di mare in futuro o altre sorprese ad effetto.

Cinque elementi di brigata in cucina, con a capo Francesco Fevola, possono essere il giusto brainstorming, dal pane e lievitati fino al dessert di chiusura. Come il TiramiSud, ad esempio, con ricotta di bufala e caffè. Scomposizione efficace della storica ricetta conosciuta in tutto il mondo.



I saluti di commiato avvengono tra gli spazi dell’Enoteca Brilla, che funge anche da cantina di Aguglia, con alcune chicche italiane ed estere tra le oltre 700 presenze degne della visita in un luogo incantevole e pieno di energia. Si nota dal bradisismo con cui gli abitanti convivono da sempre, si ravvisa nelle pietanze e nei calici di Alessandro Costigliola e del suo staff.