“Panettone d’Artista 2025”, il 29 e 30 novembre alla Stazione Marittima di Salerno la terza edizione con 30 maestri pasticcieri

Dopo il successo delle prime due edizioni, la Stazione Marittima di Salerno si appresta ad accogliere la terza edizione di “Panettone d’Artista”, in programma sabato 29 e domenica 30 novembre 2025, dalle 18 alle 24. L’iniziativa, divenuta un appuntamento distintivo delle festività salernitane, coniuga tradizione, creatività e valorizzazione delle eccellenze artigianali del Sud Italia.

Promosso da Erre Erre Eventi con il sostegno della Camera di Commercio di Salerno e del Comune di Salerno, “Panettone d’Artista” si presenta come un percorso sensoriale tra arte dolciaria e cultura, un’esperienza immersiva che restituisce il valore del territorio attraverso il linguaggio del gusto.

Il Festival

Protagonisti dell’edizione 2025 saranno oltre 30 maestri pasticcieri, provenienti dalla Campania, interpreti del panettone artigianale d’eccellenza.

Ogni partecipante porterà la propria visione di un dolce che è ormai patrimonio della cultura gastronomica italiana, dal classico milanese alle reinterpretazioni mediterranee con agrumi, fichi, limone e cioccolato.

Il percorso espositivo, allestito negli eleganti e suggestivi spazi della Stazione Marittima, offrirà ai visitatori un itinerario tra degustazioni, vendita diretta, incontri e momenti di intrattenimento, in un’atmosfera festosa e raffinata.

Gli awards “Maestri Pasticceri”

Non mancherà la cerimonia dei Premi “Maestri Pasticceri”, tributo alle eccellenze del mondo dolciario campano. I riconoscimenti premieranno qualità, ricerca, creatività e valorizzazione delle materie prime locali, con una menzione speciale per i giovani talenti.

La sostenibilità e l’inclusione

L’edizione 2025 rafforza l’impegno verso un evento eco-friendly, con riduzione della plastica, gestione responsabile dei rifiuti e promozione della filiera a chilometro zero.

Particolare attenzione anche all’inclusione, con un’area “Gluten Free” interamente dedicata ai panettoni senza glutine e con iniziative a favore della solidarietà sociale, in collaborazione con associazioni e scuole del territorio.

La solidarietà e il territorio

Panettone d’Artista rinnova la collaborazione con il progetto “Zero Spreco”, donando i panettoni invenduti a Caritas Diocesana e Banco Alimentare Campania. L’evento, inoltre, ospiterà momenti di sensibilizzazione sul valore della condivisione e dell’inclusione, in linea con lo spirito natalizio autentico.  

La Comunicazione

La comunicazione social sarà curata da Click Agency che racconteranno l’evento con format video, contenuti live e storytelling visivo. La manifestazione “Panettone d’Artista”, inoltre, sarà supportata dalla partecipazione di food influencer e giornalisti di settore, con l’obiettivo di ampliare la risonanza della kermesse oltre i confini regionali. A sintetizzare lo spirito della manifestazione il claim ufficiale: “Ogni fetta ti conquista”.

Media Partner

Luciano Pignataro Wine&Food Blog

La dichiarazione

«Con Panettone d’Artista – dichiarano Rosario Augusto (presidente) e Roberto Jannelli (direttore artistico) di Erre Erre Eventi – vogliamo valorizzare il lavoro dei maestri pasticcieri e delle imprese che portano avanti con dedizione l’arte dolciaria italiana. La terza edizione consolida un progetto che unisce gusto, cultura e identità del territorio, grazie al sostegno della Camera di Commercio di Salerno, del Comune e di una rete di partner che condividono la nostra visione. È un evento che cresce di anno in anno, segno che la qualità artigianale e la passione per il bello continuano a conquistare il pubblico.»

I numeri dell’edizione 2024

·         5.000 + visitatori complessivi

·         2.500 panettoni venduti

·         225 uscite media (stampa, TV, radio, web)

·         34 maestri pasticcieri partecipanti

·         7 masterclass tematiche

·         50 panettoni donati a Caritas e Banco Alimentare (Zero Spreco)

·         30 ospiti media e 50 operatori professionali

Biglietti e Modalità di Partecipazione

L’ingresso all’evento offre diverse opzioni di biglietti che includono percorsi degustativi con assaggi di panettone e abbinamenti con vini selezionati, oltre a vantaggi esclusivi, come sconti sull’acquisto del Panettone.

La prevendita è già attiva, e gli appassionati possono assicurarsi un posto acquistando il biglietto online su https://www.postoriservato.it/showProductList.html?idOrganizers=227

Informazioni e Contatti

Per ulteriori dettagli sull’evento, sulle modalità di partecipazione e sugli orari delle degustazioni, vi invitiamo a visitare il sito ufficiale o a seguire i nostri canali social.

Accreditamento per la Stampa

Le testate e i membri della stampa che desiderano accreditarsi per l’evento “Panettone d’Artista” possono farne richiesta inviando un’e-mail a: ass.erreerre@gmail.com 

Infoline: 338 565 5306 / 338 188 7787

Benvenuto Brunello 2025, la valutazione sugli assaggi dell’annata 2021 e della Riserva 2020

Un’annata a tre fasi – la 2021 – proposta durante l’anteprima Benvenuto Brunello 2025. Di sicuro le tenere sfumature della precedente, l’omogenea 2020, sono svanite di fronte alla potenza del frutto, considerando anche la condizione climatica decisamente più calda e asciutta.

Il Sangiovese di queste terre ha ancora un vantaggio in termini di cambiamento climatico, grazie ad un areale considerato nel complesso “fresco”, almeno secondo i dati confortanti del progetto “Brunello Forma”, il nuovo metodo di valutazione delle annate e del territorio.

A giocare dunque da protagonista negli assaggi alla cieca dei campioni proposti è stata la mano stilistica dell’uomo e le scelte in vendemmia. Quando hai tanta ricchezza, paradossalmente, le decisioni diventano ancora più delicate rispetto a vintage interlocutorie. Tre sono le considerazioni da fare:

  • chi ha optato per favorire la completa maturazione per vini di forza e spessore, con tannini decisi, sembra recuperare le antiche concezioni (anacronistiche) del recente passato.
  • chi ha lavorato in prevenzione, con il freno a mano tirato per evitare eccessi di alcool e struttura, ha però sacrificato una parte di quel volume di bocca che distingue i Brunello di Montalcino da altre espressioni toscane.
  • chi, invece, ha perseguito entrambi gli obbiettivi con saggezza ha ottenuto delle performance strepitose con dei picchi di assoluta bellezza, restituendo tutta la gioia del presente e del futuro.

Si resta comunque colpiti dalla qualità media in continua crescita e dalle dissonanze ormai ridotte a pochissimi casi. Un buon viatico in un momento di profonda trasformazione dell’intero comparto vitivinicolo italiano.

Le Riserva 2020 lasciano “l’amaro in bocca” con l’incognita sulla tenuta complessiva della tipologia e delle versioni sempre meno distinguibili dai Brunello entry level. La vintage, inoltre, ha dimostrato i propri limiti nella capacità evolutiva, per vini già pronti e di minore prospettiva.

Il panel degli assaggi era composto assieme al direttore Maurizio Valeriani, a Paolo Valentini e Franco Santini sempre della testata amica Vinodabere.

Migliori Assaggi Brunello di Montalcino 2021 (e qualche uscita ritardata del 2020)

Brunello di Montalcino Vignavecchia 2021 – San Polo Marilisa Allegrini

Brunello di Montalcino Lot.1 2020 – Col d’Orcia

Brunello di Montalcino 2021 – Fuligni

Brunello di Montalcino Piaggione 2021 – Salicutti

Brunello di Montalcino 2021 – Chiusa Grossa

Brunello di Montalcino 2021 – Gorelli Giuseppe

Brunello di Montalcino Podernovi 2021 – San Polo Marilisa Allegrini

Brunello di Montalcino Ugolaia 2020 – Lisini

Brunello di Montalcino Ciliegio 2021 – La Magia

Brunello di Montalcino 2021 – Cortonesi

Brunello di Montalcino 2021 – Sesti

Brunello di Montalcino Giuseppe Tassi 2021 – Tassi

Brunello di Montalcino 2021 – Renieri

Brunello di Montalcino 2021 – Corte dei Venti

Brunello di Montalcino 2021 – Patrizia Cencioni

Brunello di Montalcino Prètto 2021 – Giodo

Brunello di Montalcino 2021 – La Casaccia di Franceschi

Brunello di Montalcino Ofelio 2021 – Patrizia Cencioni

Brunello di Montalcino 2021 – Salicutti

Brunello di Montalcino Vigna del Lago 2021 – Val di Suga

Migliori Assaggi Brunello di Montalcino Riserva 2020

Brunello di Montalcino Riserva 2020 – Villa al Cortile

Brunello di Montalcino Riserva Phenomena 2020 – Sesti

Brunello di Montalcino Riserva Ugolforte 2020 – Tenuta San Giorgio

Brunello di Montalcino Riserva Donna Elena 2020 – Corte dei Venti

Brunello di Montalcino Riserva 2020 – La Palazzetta

Brunello di Montalcino Riserva 2020 –  Matè

Brunello di Montalcino Riserva Teatro 2020 – Salicutti

Brunello di Montalcino Riserva Vigna Spuntali 2020 – Val di Suga

Brunello di Montalcino Riserva Vigna Paganelli 2020 – Il Poggione

Brunello di Montalcino Riserva 2020 – Renieri

Derthona On Tour Roma 2025 – Timorasso: l’eco della pietra e la metamorfosi del talento

Dalla voce di Sandro Sangiorgi a Roma, un viaggio nella longevità e nell’anima dei Colli Tortonesi. Nella quiete colta del Garum – Biblioteca e Museo della Cucina, in via dei Cerchi, luogo intriso di storia e cultura gastronomica, il tempo cambia passo.

Tra le volte antiche e il profumo di storia, la capitale ha accolto una tappa speciale di Derthona On Tour, evento interamente dedicato al Timorasso, il grande bianco piemontese che ha saputo riscattare una terra, trasformare l’ostinazione in splendore e affermarsi come simbolo di autenticità e longevità. Diciotto produttori delle Terre Derthona hanno presentato le loro migliori etichette, offrendo ai visitatori un viaggio sensoriale nel cuore dei Colli Tortonesi, là dove luce, roccia e vento si fondono in un’unica, antica armonia.

Organizzato dal Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi in collaborazione con Vinòforum, l’evento non è soltanto una degustazione, ma una vera celebrazione della rinascita di un vitigno che ha ritrovato la propria voce. Il Timorasso, coltivato in quell’area di confine tra Liguria e Lombardia, è un vino che racconta la sua terra attraverso la struttura, la mineralità e un raro talento evolutivo. Ogni produttore, nel presentare il proprio Derthona, ha offerto una diversa lettura del territorio: la trama dei suoli, l’altitudine, la luce e le scelte di cantina hanno dato vita a un coro polifonico, dove ogni bottiglia è una nota distinta dello stesso canto.

Cuore pulsante della giornata è stata la masterclass “Derthona e il Timorasso – L’essenza di un bianco minerale e longevo”, condotta da Sandro Sangiorgi, fondatore di Porthos racconta e fra i più raffinati interpreti del linguaggio sensoriale del vino. Il suo approccio, intriso di umanità e visione, ha trasformato la degustazione in un’esperienza quasi mistica: un cammino di conoscenza e consapevolezza. Nel silenzio carico di presenze di un calice versato, Sangiorgi ha invitato i presenti ad ascoltare il vino, più che a giudicarlo.

“Un vino longevo non è quello che non cambia,” ha detto, “ma quello in cui il tempo ha lasciato traccia di sé.” La longevità, dunque, non come resistenza, ma come metamorfosi poetica: un dialogo fra materia, luce e memoria.

Sangiorgi ha ricordato il suo primo incontro con il Timorasso, nella primavera del 1998, come una rivelazione sentimentale e culturale. Dietro l’austerità di quel vitigno intuì una forza vitale capace di mutare, crescere e maturare, come un essere vivente che attraversa le stagioni della propria esistenza.
Il suo metodo di degustazione si fonda sull’azzeramento delle aspettative, sull’ascolto empatico e sull’accoglienza del vino nudo nel calice. È un invito alla sospensione del giudizio, alla delicatezza del gesto, alla disponibilità a percepire ciò che emerge dal silenzio. Così l’analisi sensoriale si fa atto poetico: non elenco di aromi, ma un’esperienza unitaria e meditativa, dove profumi, sapori e sensazioni si fondono in un linguaggio oltre le parole.

Le tre batterie della degustazione

Prima Batteria
Colli Tortonesi DOC Derthona Regina 2022 (Davico Stefano)
Colli Tortonesi DOC Timorasso Derthona “Bourg” 2022 (Az. Agricola Boveri Luigi)
Colli Tortonesi DOC Timorasso Derthona Riserva “Zerba Antica” 2022 (Cantine Volpi)
Colli Tortonesi DOC Timorasso Derthona 2021 (Sassaia)

Un quartetto di esploratori: vini coerenti e impeccabili, provenienti da vigneti giovani, ancora in cerca di una piena definizione. Freschezza e tensione li accomunano, con note di pietra focaia, erbe secche e scorza d’agrumi. Bocca vibrante, quasi tattile, e un finale salino, verticale, luminoso.

Seconda Batteria
Colli Tortonesi DOC Timorasso Derthona 2021 (Cascina Giambolino)
Colli Tortonesi DOC Timorasso Terre di Libarna “Archetipo” 2019 (Ezio Poggio Winery)
Colli Tortonesi DOC Timorasso Derthona “Origo” 2021 (Vigneti Repetto)
Colli Tortonesi DOC Timorasso Derthona “Lacrime del Bricco” 2017 (Vigneti Giacomo Boveri)

I primi due, Vini di convivialità e profondità, in cui la tensione cede il passo alla morbidezza; più gastronomici, invitano al dialogo. Gli ultimi si distinguono per la ricchezza aromatica e il timbro agrumato, vivo e tagliente.

Terza Batteria
Colli Tortonesi DOC Timorasso Biancornetto 2018 (Terre di Sarizzola)
Colli Tortonesi DOC Timorasso Derthona 2016 Bio (Cascina Gentile)
Colli Tortonesi DOC Timorasso Derthona 2016 (Claudio Mariotto)
Derthona “Costa del Vento” 2016 (Vigneti Massa)

Qui il tempo diventa protagonista. Emergono vini di grande complessità e respiro, con note di miele, idrocarburi, nocciola e pietra bagnata. Bocche stratificate, ampie, di profondità quasi “rossa”. Il Biancornetto 2018, definito “minore da scoprire”, ha suscitato curiosità per la sua schiettezza acerba e sincera. Il culmine si è raggiunto con Mariotto e Massa: vertici stilistici del Timorasso maturo, vini che non solo raccontano il territorio, ma ne diventano la voce più profonda, “tirando la volata” per tutto il Derthona.

La DOC Colli Tortonesi, estesa su circa 786 km², possiede una superficie vitata inferiore al 2%: un mosaico raro, dove geologia, storia e viticoltura si intrecciano. I suoli calcareo-argillosi donano ai vini struttura, spessore e mineralità, tratti distintivi del Timorasso.
Un tempo parte della Marca Obertenga, dominio dell’antico marchesato degli Obertenghi, questo lembo di Piemonte è oggi un crocevia di eccellenza, non più “terra di passaggio”, ma custode di identità.

Walter Massa, figura carismatica e visionaria, fu il primo a intuire il destino del vitigno. Negli anni in cui molti contadini abbandonavano la vite per il pesco, egli scelse di restare.

“Il nostro enologo è il sole,” amava dire, ricordando come la forza del Timorasso nasca dalla luce che modella la pietra. Oggi, grazie a lui e a una nuova generazione di vignaioli, il Tortonese è tornato a brillare. È in corso la revisione del disciplinare che riconoscerà ufficialmente Derthona come nome del Timorasso, restituendogli la radice storica dell’antica Dertona romana.

Accanto al Derthona classico, fioriscono nuovi progetti, come Terre di Palla, dedicato agli spumanti metodo classico di Timorasso: un’altra anima del vitigno, minerale e scintillante. Tra le uve rosse, la Barbera del Monleale si conferma vino di potenza e grazia, mentre la Freisa, vitigno antico e ribelle, trova qui un equilibrio di eleganza e autenticità.Derthona On Tour Roma 2025 è stato molto più di una vetrina: un momento di riflessione collettiva, un invito a riascoltare il tempo attraverso un calice.

Il Timorasso non è un vino da comprendere, ma da ascoltare: nelle sue vene scorre una “genetica della Madonna” – quell’intreccio di forza, grazia e mistero che solo i grandi vini custodiscono.
Oggi il Derthona è la voce di una terra riscattata, il simbolo di una libertà enologica piemontese ritrovata. Un canto minerale che, dai Colli Tortonesi, si leva con compostezza e splendore verso l’eternità del gusto.

Modus di Paolo De Simone: il pranzo della domenica dal Cilento direttamente nel cuore di Milano

Paolo De Simone, creator e pizza chef della catena Modus Pizzeria e Ambasciatore della Dieta Mediterranea, da sempre impegnato nella promozione e nella valorizzazione delle tradizioni gastronomiche del Cilento, ha ideato per le domeniche che ci proiettano alle festività natalizie, un menù ad hoc. Il pranzo della domenica da Modus Pizzeria è un appuntamento pensato per chi desidera vivere il giorno di festa all’insegna del gusto, della convivialità e delle materie prime d’eccellenza. Con il concept il tuo pranzo della domenica a Milano, Modus trasforma il momento più italiano della settimana in un’esperienza autentica, calda e accogliente: un vero e proprio viaggio nel cuore del Cilento, pur restando nel centro meneghino.

L’obiettivo è semplice e ambizioso ovvero accogliere tutti da chi arriva da lontano o chi vive a Milano, da chi cerca un pranzo speciale a chi desidera solo un momento di serenità. Il tutto senza formalità, senza fretta, con quella naturalezza tipica del Sud, dove il cibo è cura, attenzione, relazione, la stessa che si crea davanti a piatti che sanno di ricordi, pizze che raccontano il Cilento, antipasti pensati per essere condivisi, dolci che riportano all’infanzia.

Ogni domenica, Modus propone un’esperienza gastronomica che unisce tradizione e creatività, con un menù dedicato in grado di valorizzare i prodotti tipici del Cilento e della Dieta Mediterranea, dagli sfizi e fritti più iconici, ai primi con pasta fatta in casa al profumo di ragù, passando per il pollo al forno e finendo con l’immancabile dolce della domenica.

Paolo De Simone nella scelta del menù mette come sempre al centro la sua filosofia Modus semplice mangiare, un conetto che abbraccia i valori della tradizione del pranzo domenicale in famiglia. “La domenica è il giorno della famiglia, del relax e del buon cibo. Con questo nuovo format voglio offrire a chi sceglie di trascorrere la domenica da Modus, uno spazio accogliente dove ritrovarsi e vivere un pranzo speciale, senza fretta, con la qualità che da sempre ci contraddistingue” afferma Paolo De Simone.

Ogni ingrediente del menu della domenica di Modus racconta una storia, ogni piatto porta con sé il ricordo di una domenica in famiglia, “cucinare significa custodire le radici, ma anche avere il coraggio di reinterpretarle con rispetto e curiosità” conclude Paolo che da sempre porta a Milano un pezzo del suo Cilento. I sapori autentici, la cultura dell’accoglienza, l’arte della condivisione, i profumi del cibo fatto in casa diventano un ponte tra Sud e Nord, tra tradizione e innovazione.

Dettagli

  • Ogni domenica dalle 12.30 alle 14.30
  • Modus Pizzeria Milano – Corso Magenta 25

Info e prenotazioni: +39 02 828 60326 / https://reservations-guest.teamsystem.cloud/moduscorsomagenta

Giovanni Senese: il pizzaiolo che riscrive la tradizione napoletana con etica, sostenibilità e l’orto biologico

Giovanni Senese, giovane pizzaiolo napoletano, si presenta al panorama gastronomico non solo come artigiano del forno, ma anche come portavoce di una filosofia che unisce pizza, etica e gusto. Dopo oltre dieci anni di esperienza e ricerca in Liguria, Senese è pronto a tornare nella sua Napoli per proseguire il suo percorso nella pizza contemporanea reinterpretando l’eredità partenopea con creatività e avanguardia. 

La pizza come equilibrio etico e alimentare

La filosofia di Giovanni Senese è un manifesto di principi che va oltre il semplice piatto, concentrandosi su tre pilastri fondamentali: 
Equilibrio: l’obiettivo è offrire un pasto consapevole, nutriente e bilanciato. 
Sostenibilità: per Senese è un imperativo morale che si traduce nella lotta allo spreco, nell’uso della filiera corta e nell’impiego di macchinari a basso impatto ambientale, ed grazie a questa attenta filosofia che 50Top Pizza gli riconosce il premio forno verde per la sostenibilità
Contaminazione: il racconto del suo percorso professionale, dalle radici sul lungomare di Napoli all’esperienza in altre regioni, si riflette nella creazione di audaci contaminazioni che esaltano le cucine locali. 

L’orto: dove la pizza prende vita

Il vero cuore della sua cucina di Giovanni Senese è il suo orto biologico, vivo e sinergico. Questo ecosistema segue i ritmi delle stagioni e detta quotidianamente il menù: qui nascono le materie prime – come melanzane, zucche, barbabietole ed erbe aromatiche – che vengono trasformate in topping, creme e contrasti di gusto. L’orto biologico per Giovanni Senese é un atto d’amore verso la natura, senza sprechi senza forzature e rappresenta in pieno la filosofia verde che caratterizza da anni l’attività di Giovanni Senese. 

Un Impasto che sfida la tradizione

L’impasto di Senese è un connubio di tradizione e scienza alimentare. Per garantire un alto profilo nutrizionale e una resa ottimale nella lievitazione, vengono utilizzate farine tipo 1 e grani antichi, oltre a dedicare un impasto specifico interamente al senza glutine. La lievitazione per Senese non ammette scorciatoie: solo tempo, aria, tecnica e pazienza. Il risultato è una pizza digeribile, soffice e completa sotto il profilo nutrizionale. 

Giovanni Senese dopo aver ricevuto il prestigioso riconoscimento di 3 spicchi da parte di Gambero Rosso è pronto a far scoprire la sua visione di pizza, un viaggio che parte dalla terra e arriva al piatto, dove tradizione, equilibrio, innovazione e natura si incontrano.

Le Cimate: il respiro del vino tra le colline di Montefalco

Tra le colline sinuose di Montefalco, dove i filari disegnano geometrie perfette e il vento accarezza la terra, il vino nasce come un atto d’amore. Qui, nel cuore verde dell’Umbria, si trova Le Cimate, una cantina che unisce radici antiche e visione moderna.

Una storia di famiglia e di coraggio

La storia della famiglia Bartoloni affonda le sue radici nell’Ottocento, quando il nonno Cavalier Paolo guidava con dedizione la Cantina Sociale dei Colli Spoletini. Poi fu la volta del figlio, l’ingegner Giovanni a portare nella tradizione familiare un approccio innovativo e razionale.

Ma è con Paolo, il nipote, che nel 2011 nasce il sogno chiamato Le Cimate: una cantina contemporanea, rispettosa della terra e sostenibile, grazie anche ai pannelli fotovoltaici che la rendono energeticamente autosufficiente. Un progetto che parla di continuità, passione e rispetto per l’ambiente, dove la tecnologia non è mai invasiva ma dialoga in armonia con la natura.

Un nome che nasce dal vento

Le Cimate” non è un’invenzione di marketing: è un nome che appartiene al luogo stesso, alla cima della collina su cui sorge la tenuta. Ventotto ettari di suolo limo-argilloso, acquistati nel 1993 dalla Curia di Spoleto, dove il vento porta con sé leggende antiche: si racconta che Santa Chiara della Croce, nel Trecento, pascolasse qui il suo gregge accanto a una fonte d’acqua oggi scomparsa.
Forse è solo una storia, ma quando il sole filtra tra i tralci e illumina la terra umida, viene naturale crederci. C’è davvero una luce speciale su questa collina una luce che sembra restituire vita a tutto ciò che tocca.

Innovazione e identità

All’interno della cantina, l’atmosfera cambia ritmo. L’acciaio lucido e i touchscreen che controllano le fermentazioni convivono con il legno delle botti dove maturano i rossi e l’unico bianco, il Trebbiano Spoletino, che affina un anno in rovere austriaco e due in bottiglia.

Il Montefalco Rosso DOC, nato nel 1979, non è una “versione minore” del Sagrantino, ma una denominazione autonoma, con un disciplinare preciso (Sangiovese 60-80%, Sagrantino 15-25%, altri vitigni rossi).
Il nonno di Paolo usava Cabernet Franc e Merlot; oggi, grazie alla consulenza dell’enologo Maurilio Chioccia, Paolo ha scelto di sperimentare: introduce il Refosco dal peduncolo rosso e il Tannat, varietà insolite per la zona ma capaci di donare acidità, colore e struttura. Il risultato è un vino più snello, elegante e verticale, che esprime il carattere di Montefalco con spirito contemporaneo.

La misura della qualità

Le vigne potrebbero produrre fino a 250.000 bottiglie l’anno, ma la famiglia Bartoloni ha scelto di fermarsi a 100.000. Una decisione controcorrente che privilegia la qualità, non la quantità.
Ogni grappolo è raccolto a mano, ogni fase seguita con cura artigianale e nella barricaia, immersa nel silenzio tra il profumo avvolgente del legno di Slavonia e dell’Allier, i vini riposano e respirano, trovando equilibrio e profondità nel tempo.

L’ospitalità: la voce del territorio

L’accoglienza è parte integrante del progetto Le Cimate. Nella sala degustazione panoramica, i visitatori vengono guidati da personale competente in un percorso che unisce racconto e assaggio.
Quando il vino arriva nel bicchiere, è come se la collina parlasse: ogni sorso racconta una sfumatura diversa della sua terra.

I vini degustati

  • “Dedicato a te” – Trebbiano Spoletino MC Brut Nature Millesimato 2021

(dosaggio zero, sboccatura prevista 06/2025)
Metodo classico sorprendente per identità e finezza. Profumi di pera Williams, fiori bianchi e agrumi, con un sorso teso e minerale. Lungo, elegante, autentico interprete del Trebbiano Spoletino in versione contemporanea.

  •  Trebbiano Spoletino DOC 2024

Giovane e vibrante, esprime la freschezza varietale del vitigno. Al naso fiori appassiti, pesca e mela; in bocca è rotondo, scorrevole, di grande equilibrio. Un bianco immediato e armonico, capace di conquistare al primo sorso.

  • Trebbiano Spoletino Superiore “Del Cavaliere Bartoloni” 2021

Un bianco di spessore e complessità. Profumi evoluti di humus e sottobosco, con un sorso pieno e strutturato. Il legno, perfettamente integrato, accompagna note di albicocca secca e frutta matura, per un finale elegante e persistente.

  • Montefalco Rosso 2022

Blend di Sangiovese (60%)Sagrantino (20%)Refosco (10%) e Tannat (10%), affinato 18 mesi in legno.
Profumi di frutti rossi e spezie dolci, tannini fini e una viva freschezza che rende il sorso dinamico e verticale. Un Montefalco Rosso moderno e coerente, firmato con mano sicura.

  • Montefalco Sagrantino 2018

Il cuore pulsante della degustazione.
Note di amarena, erbe aromatiche, tabacco e cioccolato fondente. In bocca è potente ma equilibrato, con una struttura imponente e un finale lunghissimo.
Un Sagrantino elegante e misurato, che dimostra quanto la forza possa convivere con la grazia.

  • “Macchieto” Umbria Rosso IGT 2018

Unione perfetta tra Sagrantino (50%) e Cabernet Sauvignon (50%).
Vino profondo e meditativo, con sentori di frutta matura, cacao e spezie scure. Denso e avvolgente, ideale da gustare con cioccolato fondente o da solo, in un momento di riflessione.

Un racconto che unisce memoria e visione

La degustazione firmata Giovanni Bartoloni è un percorso coerente e armonico, che attraversa le sfumature del Trebbiano Spoletino fino alla potenza del Sagrantino. Sette anni di affinamento raccontano una filosofia chiara: non avere fretta.
Il tempo, qui, è parte del vino stesso lo scolpisce, lo ammorbidisce, lo rende longevo. Paolo Bartoloni rappresenta la vera continuità della passione di famiglia per questa terra, che dona uve uniche, interpretando al meglio la tradizione in chiave innovativa.

A Sansepolcro debutta B.E.V.I. – Borgo Eccellenze Vinicole Italiane

A Sansepolcro (Ar), nei giorni 25 e 26 ottobre 2025 all’interno dei saloni del Borgo Palace Hotel si è svolta la prima edizione di B.E.V.I. – Borgo Eccellenze Vinicole Italiane. Oltre 100 produttori provenienti da tutta Italia, un parterre caratterizzato da prestigiose e affermate realtà vitivinicole del nostro Paese ed alcune valide emergenti.

Sansepolcro è una ridente cittadina in provincia di Arezzo, in Valtiberina, attraversata dal fiume Tevere, che si incunea tra le Marche, l’Umbria e l’Emilia Romagna. Nota per aver dato i natali a Piero della Francesca. Facilmente raggiungibile in auto, il luogo dell’evento è un hotel dotato di ampie sale meeting con ampio parcheggio.

Organizzato dal comune di San Sepolcro in collaborazione con AIS Toscana e aziende selezionate dal Wine Critic Luca Gardini, il programma è stato denso di masterclass ed iniziative nel centro storico.

Tanti i volti conosciuti ed alcuni assaggi memorabili di Toscana:

Bacicolo Toscana Rosso Igt  2022 Il Colombano di Santa Chiara – Cabernet Franc 100% – Rubino intenso,  sviluppa note di ribes, mirtillo, spezie dolci ed eucalipto, al gusto è vellutato,  fine, goloso e lungo.

Sassicaia Bolgheri Doc 2022 Tenuta Incisa della Rocchetta – Cabernet Sauvignon 85% e Cabernet Franc 15% – Rubino vivace, rivela sentori di frutti di bosco, amarena, violacciocca e spezie dolci; al palato scivola morbido, setoso e armonioso.

Guado al Tasso Bolgheri Doc Superiore 2022 Antinori – Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc,  Mere Petit Verdot – Rubino intenso, sprigiona sentori di frutti di bosco maturi, menta, vaniglia e polvere di cacao, avvolgente,  corrispondente e persistente.

Pugnitello Toscana Rosso Igt 2021 San Felice – Rubino profondo, libera sentori di frutti di bosco, cannella, tabacco e bacche di ginepro, al palato è pieno ed appagante con tannini setosi e un finale lungo e saporito.

Galatrona Val d’Arno di Sopra Doc 2023 Petrolo – Merlot 100% – Rubino intenso, dipana sentori di di mora, mirtillo, tabacco e liquirizia, sorso ricco, avvolgente, coerente è persistente.

Vino Nobile di Montepulciano Docg Madonna della Querce 2018 Dei – Sangiovese 100% – Rubino brillante, rimanda a sentori di violetta,  amarena,  prugna e spezie orientali; al gusto è avvolgente con tannini nobili dalla chiusura lunga e duratura.

Brunello di Montalcino Docg 2020 Capanna – Bel rubino tendente al granato, i sentori richiamano la ciliegia,  sottobosco, viola appassita e liquirizia, in bocca risulta vellutato. Elegante, generoso e appagante.

Rosso di Montalcino Doc 2023 Col di Lamo – Bel rubino, richiama sentori di violetta, marasca, frutti di bosco e arancia sanguinella, al palato è piacevolmente fresco, saporito e corrispondente. 

Sergio Zingarelli Chianti Classico Gran Selezione Docg 2020 Rocca delle Macie – Sangiovese 100% – Rosso rubino con sfumature granato, le note spaziano dalla rosa, alla ciliegia con nuances speziate e balsamiche. Il sorso è ricco e suadente nonché persistente.

Montecristo Suvereto Docg 2020 Bulichella – Cabernet Sauvignon e Franc, Merlot e Petit Verdot – Rubino brillante, emana sentori di prugna, mora, arancia, liquirizia e polvere di caffè; sorso dinamico,  setoso e armonioso

Biskè – Buon cibo, calda accoglienza, anima salentina

Un nuovo capitolo di gusto in via Nomentana: il calore del Sud incontra la convivialità romana.

Prende vita un locale che porta con sé la passione delle tradizioni e il sapore autentico del Salento.
Arriva Biskè, in via Nomentana a Roma, ristorante-pizzeria-braceria con un’anima salentina che fa della genuinità, dell’artigianalità e dell’accoglienza i propri valori fondanti. Un luogo dove ci si siede per mangiare bene ma si resta per sentirsi a casa.

Il calore e l’energia della Puglia.

Biskè nasce dall’esperienza e dalla visione di Giuseppe e Maria Todaro, coppia nella vita e nel lavoro, che da oltre trent’anni coltivano la passione per la buona cucina. Entrambi pugliesi d’origine, portano nella capitale il calore, l’ospitalità e i sapori della loro terra, trasformando ogni piatto in un racconto di identità e memoria.

«La Puglia è il nostro punto di partenza e la nostra anima» racconta Giuseppe Todaro, pizzaiolo e fondatore. «Ogni pizza, ogni puccia, ogni pezzo di pane nasce dal sole e dal grano della nostra terra. È da lì che tutto ha inizio.»

Una cucina che parla salentino

Da Biskè la tradizione incontra l’innovazione: pucce salentine cotte nel forno a legna, pizze ad alta idratazione (oltre l’80%) realizzate con farine pugliesi Molino Casillo, carni danesi alla griglia, fritti e dolci rigorosamente fatti in casa.
Il risultato è una proposta gastronomica che unisce autenticità e modernità, con un’attenzione estrema alla qualità e alla digeribilità.

Se la pizza napoletana parla il dialetto del Vesuvio, quella di Biskè parla la lingua del Salento: cotta a 300°C, fragrante e profumata, simbolo di una Puglia che si rinnova senza dimenticare le proprie radici.
E accanto alla pizza, la Puccia — morbida, croccante e saporita — è la vera ambasciatrice del locale: farcita con ingredienti genuini, stagionali e spesso sorprendenti, dal pulled pork agli hamburger artigianali.

La griglia, la convivialità, la casa

Da Biskè l’arte della griglia non è solo tecnica, ma rituale: il profumo del fuoco, la selezione delle carni, la cura nella cottura. Il banco carni — con costate, fiorentine e filetti danesi — è un richiamo alle antiche macellerie pugliesi, dove la qualità si sceglie a vista e la scelta parte da una fiducia incondizionata.

Gli ambienti sono ampi e accoglienti: sale interne luminose, un garden estivo perfetto per le serate romane, area bimbi e un palco dedicato alla musica live. Un locale pensato per famiglie, coppie e gruppi di amici, dove ogni tavolo diventa occasione d’incontro.

Un’identità che evolve, senza cambiare anima

Biskè segna l’evoluzione naturale di un progetto familiare nato nel 2005, che oggi si rinnova nel nome e nell’immagine, ma resta fedele alla propria filosofia:
 “Fatto in casa, fatto con cuore”.

La nuova identità visiva — contemporanea, semplice e riconoscibile — racconta un brand che cresce rimanendo autentico. Perché da Biskè non si entra solo in un ristorante, ma in una casa del gusto, dove ogni dettaglio parla di calore umano e tradizione.

Informazioni utili

Biskè – Via Nomentana 1040, Roma
Tel: 06 8209 8204 | WhatsApp: 351 7990 977
Orari: Invernali: Mar–Ven dalle 19:45 a mezzanotte | Sab–Dom dalle 12:30 alle 15:30 / dalle 19:45 a mezzanotte
Estivi: Mar–Dom dalle 19:45 a mezzanotte (Lunedì chiuso)
Parcheggio libero fronte ristorante

Giuseppe Cutraro, napoletano di Francia, vince l’undicesimo Campionato Mondiale Pizza DOC, il campionato con più gare al mondo

Giuseppe Cutraro, classe 1988, napoletano dei Quartieri Spagnoli e proprietario di Gruppo Peppe, dal 2020 in Francia con ben 8 sedi tra Parigi e Lyon, si è aggiudicato il Campionato Mondiale Pizza DOC – Pizza DOC World Championship 2025, undicesima edizione della rassegna dedicata al Mondo Pizza.

“La pizza mi ha cambiato la vita, ho girato il Mondo attraverso la pizza ed è la pizza che mi ha formato e mi ha fatto diventare l’uomo che sono oggi. Sono fiero di essere riuscito a sdoganare lo stereotipo del napoletano dei Quartieri Spagnoli senza destino e senza futuro, quello te lo crei, ti rimbocchi le maniche. A 18 anni vivevo in un basement a New York, da solo, e sognavo un giorno come questo. Sono un pizzaiolo napoletano contemporaneo, per me la pizza è del popolo e deve restare tale, ma siamo nel 2025 e ho deciso di apportare dare il mio tocco moderno alla tradizione” ha affermato Giuseppe Cutraro, fresco Campione Mondiale Pizza DOC 2025.

Giuseppe Cutraro ha vinto con una pizza semplice ma rivisitata. Tra le 4 categorie top, Cutraro ha vinto la categoria Pizza Classica con una pizza provola e pepe con un pomodoro San Marzano arrostito al forno, con aggiunta di un pomodoro confit all’uscita. 

Al secondo posto assoluto si è classificato Vincenzo Abbate, pizzaiolo napoletano con omonima pizzeria ad Aversa, in provincia di Caserta, che è risultato essere vincitore della categoria Pizza Contemporanea.

Terzo posto assoluto, invece, per Daniele Gagliotta, pizzaiolo napoletano d’America già vincitore assoluto del CMPD 2024, che è risultato essere vincitore della categoria Pizza a Ruota di Carro.

Questo posto assoluto, infine, per il francese di Strasburgo Pierre James Quirin, vincitore della categoria Pizza Margherita DOC.

Una vittoria ottenuta su poco più di 1000 pizze sfornate da circa 600 concorrenti. Numeri per l’undicesimo Campionato Mondiale Pizza DOC che lo rendono tra i campionati di pizza, se non il primo in assoluto al Mondo, con il maggior numero di competizioni affrontate durante la gara. I concorrenti sono arrivati al NEXT di Capaccio Paestum, in provincia di Salerno, da tutte le regioni d’Italia ma soprattutto da oltre 30 Paesi di tutto il Mondo. Tantissimi concorrenti, infatti, sono arrivati da USA, Australia, Portogallo, Brasile, Argentina, Canada, Cile, Venezuela, Ecuador, Colombia, Panama, Korea del Sud, Albania, Tunisia, Polonia, Svezia, Francia, Spagna, Regno Unito, Slovacchia, Romania, Ungheria, Malta ma soprattutto da tutta Europa. 

Un’edizione da record, quindi, supportata appieno dalla dall’amministrazione comunale di Capaccio, dalla Provincia di Salerno, dalla Regione Campania e dalla Camera di Commercio di Salerno.

Organizzato da Accademia Nazionale Pizza DOC, ente di formazione guidato dal presidente Antonio Giaccoli, l’undicesimo Campionato Mondiale Pizza DOC si è tenuto da martedì 11 a giovedì 13 novembre 2025 negli spazi del NEXT – Nuova Esposizione ex Tabacchificio, a Capaccio – Paestum.

“L’undicesima edizione del Campionato Mondiale Pizza DOC è quella dei record. Siamo riusciti a diventare il Campionato Mondiale della Pizza con il maggior numero di competizioni al mondo tenute dagli oltre 600 concorrenti. Un traguardo che diventa subito un nuovo punto di partenza per tutti noi. Un numero enorme di partecipanti, per le aziende in Expò e soprattutto per i visitatori – ha affermato entusiasta il patron Antonio Giaccoli – Vedere persone partecipare da 30 Paesi esteri rappresenta il fatto che stiamo lavorando bene. L’Accademia ed il Campionato Mondiale Pizza DOC contribuiscono a valorizzare il Made in Italy ed il ruolo del pizzaiolo nel mondo”

 Un’edizione resa possibile anche al supporto di aziende leader del settore come Mulino Caputo con le sue farine, i prodotti caseari di Latteria Sorrentina, il pomodoro San Marzano di Solania, i prodotti conservieri di Carbone Conserve, i forni elettrici di Sa.Car Forni, le impastatrici di Mecnosud, l’hotellerie di De Luca – Attrezzature per la ristorazione, gli abiti professionali di Divise e Divise, la mozzarella di bufala di Sorì.

Aziende partner a cui si vanno aggiungere le circa 70 aziende che hanno colorato gli spazi fieristici dell’Expò DOC.

Questi i vincitori di tutte le categorie in gara:

  • Pizza Classica, ovvero la pizza specialità del concorrente; 1. Giuseppe Cutraro, 2 ex aequo Simone Magliulo e Andrea Mazzucca, 3 ex aequo Alberto Paolino e Gannaro Arrichiello;
  • Pizza Margherita DOC, anche senza rispettare il disciplinare STG; 1. Qurin Pierre James, 2. Morelys Carrero, 3 ex aequo Salvatore D’Ambrosio e Cristian Nasti
  • Pizza Contemporanea, realizzata con tutte le moderne tecniche di impasto, 1. Vincenzo Abbate; 2 ex aequo Andrea Lecca e Giuseppe Pasquale Ciaburri, 3 ex aequo Cosimo Chiodi e Daniele Gagliotta;
  • Pizza a Ruota di Carro, la classica pizza napoletana dal diametro tra i 35 ed i 40 cm, 1. Daniele Gagliotta, 2 ex aequo Pietro Musto e Salvatore Lo Faro; 3. Espedito Ammirata;
  • Pizza in Teglia, ovvero la classica pizza a fette; 1. Vincenzo Marco Della Rocca, 2. Antonio Gargiulo, 3. Fabio Strazzella; 
  • Pizza in Pala, la classica pizza scrocchiarella; 1.Felice Mellone, 2. Davide Montalbano, 3. Paolo Valles;
  • Pinsa Romana, famosa per la sua forma ovale; 1. Gianluca Piersanti, 2. Luigi Ontella, 3. Gabriele Ferrarese;
  • Pizza senza Glutine, la pizza gluten free margherita o classica; 1. Rosa Anna Citro, 2. Paolo Valles, 3. Fabio Cartone;
  • Pizza Fritta, il classico “battilocchio” o quella larga con “due pettole”; 1. Isabella De Cham, 2. Giovanni Barbieri, 3. Mario Dattilo;
  • Fritti, ovvero le 3 tipologie di fritto classico e contemporaneo come il crocchè di patate, arancino e frittatina di pasta, 1. Vito Iuorio, 2. Ferdinando Gilvetti, 3. Simone Magliulo; 
  • Pizza Gourmet, la pizza realizzata come un piatto di alta ristorazione, sia salata che dolce, 1. Giuseppe Cutraro, 2. Carlo Cardone, 3. Durman Esquivel Quesada;
  • Pizza Romana a mattarello, novità di quest’anno, ovvero la classica pizza tonda romana stesa con il mattarello, 1. Vanessa Savi, 2. Giuseppe Pompamea, 3. Mattia Di Giavannantonio
  • Pizza Parigina, novità di quest’anno, uno dei pezzi di rosticceria più iconici della cucina napoletana;1. Fabio Ciano di Cianò Parigine;
  • Pizza in Team, con più concorrenti che possono concorrere in team anche in categorie differenti, 1. New Sud con Fabio Strazzella, Alex Muscaritolo, Angelo Buzzacchino, Gabriele Ferrarese; 2. Team Las Vegas con Antonio Mazza, Vincent Cavaleri, Cosimo Chiodi, Gianluca Abbate; 3. Cilento Pizza con Giuseppe Bonviso, Giuseppe D’Alessandro, Alberto Paolino, Gabriele Passarelli; 3 Team Romania con Iannis Antonelakis, Vlad Holicov, Simone Castaldi, Alessandro Cardone;
  • Pizza a due, la collaborazione con uno chef o pasticcere o pizzaiolo, 1. Tamer Mohamed Ali, 2. Mohamed Moustafa E, 3. Veronica Matturo;
  • Brand di Pizzeria, un vero e proprio mini torneo tra grandi catene di pizzerie, 1. Manuè Ristorante Pizzeria di Bergamo; 2. Da Zero di Milano; 3 ex aequo Rossanos e Al Sotto Porzio di Napoli;
  • Pizza DOC School, ovvero il concorso dedicato agli istituti scolastici alberghieri, con l’istituto scolastico “Ancel Keys” di CastelNuovo Cilento a vincere il primo premio;
  • Free Style, il vero spettacolo acrobatico tra pizza e pizzaiolo, 1. Francesco Valente, 2. Alex Muscarutolo, 3. Rodny Lopez;
  • Pizza più larga, la pizza dal diametro più lungo, 1.Susana Sanchez Cruz, 2. Walter Di Natale, 3. Giovanni Lisa;
  • Pizza più veloce, la pizza stesa nel minor tempo possibile, 1. Alfio Cavallaro, 2. Luigi Pappacena, 3. Giovanni Lisa;
  • Trofeo Panuozzo DOC, dedicata ad un vero e proprio fratello della pizza, 1. Fabio Strazzella, 2 Nunzio Mascolo, 3. Flavio Di Martino;
  • Trofeo Pizza e Vino, novità di quest’anno, dove si celebra e si premia il pairing tra pizza e calice di vino, 1. Cosimo Chiodi, 2. Francesco Pio Comune, 3 Michele Friello
  • Trofeo Pizza e Drink, novità di quest’anno, ovvero il pairing tra pizza e cocktail, 1. Michele Friello, 2. Balazs Attila, 3. Mario Libero;
  • Pizza DOC Lovers, la categoria per i pizzaioli amatoriali, 1. Antonio Castiello, 2. Alessandro Memoli, 3. Massimo Esposito.

Tra le tante menzioni speciali, ricordiamo:

  • Miglior Pizzaiolo Estero 2025 – Pierre James Quirin
  • Miglior Pizzaiola Doc 2025 – Isabella De Cham 
  • Pizza DOC Special 2025 – Giuseppe Cutraro

Alle categorie in gara si aggiunge poi Pizza DOC Social. Tutte le pizze in gara fotografate dall’11 al 13 novembre saranno inserite in un album apposito condiviso sui canali facebook del Campionato. Dal 20 novembre alle 23.59 del 5 dicembre il pubblico potrà votare la pizza preferita e scegliere il vincitore della categoria. La foto che avrà ricevuto il maggior numero di like, sarà la vincitrice della categoria. Il vincitore sarà premiato il 10 dicembre in occasione dei Pizza DOC Awards 2025, che si terranno al Teatro Mediterraneo della Mostra d’Oltremare di Napoli.

Oltre 100 tra giornalisti di settore e foodblogger hanno valutato le pizze in gara. “E’ stato un Campionato davvero speciale. Si respirava un clima entusiasmo, sia da pizzaioli giovani che meno giovani, ma anche da parte dei giudici, infatti non ho percepito affatto chiusura, anzi c’è stata una volontà di confrontarsi, di capire. C’è stato sicuramente un salto di qualità incredibile” ha affermato la presidente di giuria Antonella Amodio, vero punto di riferimento per l’informazione food&beverage. Il giornalista Alfonso Del Forno, invece, è stato il giudice della sezione Pizza senza glutine.

Direttore tecnico della gara è stato Marco Di Pasquale, maestro pizzaiolo coadiuvato dai docenti della Accademia Nazionale Pizza DOC. 

Durante i 3 giorni di gara sono tornati i DOC Talk, i workshop di approfondimento condotti da Luca Fresolone, meglio conosciuto sui social come “La cucina del Presidente”. Protagonisti del format sono stati il giornalista Luciano Pignataro, la presidente di giuria Antonella Amodio, il giornalista Vincenzo Pagano, i libri dell’Accademia Nazionale Pizza DOC con Errico Porzio, Salvatore Lioniello, Cristian Zaghini, gli chef stellati Peppe Guida e Paolo Gramaglia, i food creator Gegè di Eat Food Porn e Giuseppe e Federica di Il mio viaggio a Napoli, la rucola della Piana del Sele di Ortomad, la pizza napoletana con prodotti al 100% campani e la Regione Campania, diversi incontro con onlus e cooperative sociali dedicata al supporto di bambini con disabilità e pizzaioli sordomuti. Una kermesse enorme che permetterà al vincitore Giuseppe Cutraro di guardare al futuro con un entusiasmo maggiore soprattutto dopo essersi aggiudicato il titolo di vincitore assoluto dell’undicesimo Campionato Mondiale Pizza DOC – Pizza DOC World Championship.

Ricordi di un’estate al ristorante Caracol con i vini del Consorzio Tutela del Roero

L’avvicinarsi dell’inverno porta con sé la bellezza del foliage e quella malinconia tipica delle giornate di sole sempre più corte. Abbandonarsi ai ricordi dolci dell’estate è un toccasana per l’animo, ripensando ai tanti momenti di festa e di unione, nelle serate trascorse a parlare di cultura enogastronomica.

Ripensare ai tramonti sfuggenti del Caracol, ristorante gourmet sulla baia di Bacoli, ai piatti firmati da chef Angelo Carannante e alla proposta vini in abbinamento curata dal Consorzio Tutela del Roero è il paradigma ideale per comprendere le cose belle della vita.

Massimo Damonte, presidente del consorzio, racconta la storia di un territorio ancora da scoprire, posto nella parte sud del Piemonte: «In queste colline si fa vino sin dal 600 secondo gli scritti a noi pervenuti. L’Arneis, la varietà autoctona per eccellenza nel territorio, veniva proposto in versione dolce o per il Vermouth di Torino, fino al cambio di prospettiva ed alla valorizzazione della sua versatilità nelle tipologie spumante e secco».

I suoli derivano dai fondali subacquei preistorici, una delle ultime zone collinari riaffioranti dal mare. Ricco di biodiversità il Roero è una delle poche denominazioni italiane ad avere la menzione Docg sia per il bianco che per il rosso. Nelle Menzioni Geografiche Aggiuntive emerge la forte eterogeneità tra zona e zona, eliminati i declivi posti a fondo valle. Ben 19 i Comuni interessati lungo l’antica via del commercio che collega la regione con la confinante Liguria.

«Il 1436 è stato l’anno della svolta – prosegue Damonte – L’Arneis venne individuato tra i filari di Nebbiolo, veniva paragonato al moscato e come tale si poteva anche mangiare. Il nome deriva dalla collina di Renesio, luogo a maggior vocazione per la coltivazione dell’uva». I bianchi dimostrano la delicatezza dei sentori floreali e mediterranei e un’ottima spinta salina che li rende agevoli alla beva e pronti a resistere al tempo.

I rossi sorprendono per uno stile diverso del Nebbiolo proveniente dalla riva destra del Tanaro. Carattere energico dei tannini in gioventù, corroborati da spezie scure e buona balsamicità, nell’evoluzione diventano compagni insostituibili anche da semplice meditazione. Nei piatti di Angelo Carannante del Caracol, ristorante una stella michelin, il pescato selezionato e quel tocco sempre presente di erbe aromatiche, consentono abbinamenti stuzzicanti, fuori dagli schemi.

Come nei tubetti rigati, anemoni, ricci di mare, salsa di rafano e sconcigli o come nel riso carnaroli riserva San Massimo, salsa verde, gamberi e limone candito. Fresco e da tutto pasto l’Arneis spumante millesimo 2019 “RitaSté” di Tibaldi.

Versatile invece l’Arneis 2024 di Marco Porello, annata per nulla semplice e storico l’Arneis Riserva 2017 “7 anni” di Angelo Negro con tocchi di vaniglia e frutta tropicale che ne allungano il sorso. Sul finale il Roero 2001 di Monchiero Carbone a rendere indelebile una notte di mezza estate.