Dulcis in fundo, consigli pratici di 20Italie per un Natale in dolcezza

Il Dolcissimo Award, la competizione nata per premiare i vini dolci dell’Alto Adige, ormai da qualche anno è parte di The WineHunter al Merano Wine Festival ed è stato esteso a tutti i vini dolci italiani. Lo scopo del premio è quello di riconoscere una chiara identità a un panorama variegato e frastagliato, che difficilmente si configura in areali ben definiti come avviene in altre parti del mondo, una per tutte in Francia col Sauternes.

Abbiamo avuto l’occasione di assaggiare i vini insigniti del riconoscimento 2024 durante la masterclass Dulcis in fundo, condotta da Helmuth Köcher e dal giornalista Angelo Carillo. Vi raccontiamo, quindi, cinque ottimi prodotti utili anche nei fine pasto o nei momenti unici di convivialità ed amore delle feste natalizie.

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I Vini da dessert

Cantina Girlan 2022 Pasithea Oro – Gewurtztraminer Vendemmia Tardiva

Vino ottenuto da acini di Gewurtztraminer attaccati dalla muffa nobile, fermenta in barrique. La 2022, annata particolarmente calda, ha ritardato la comparsa di botrite e spostato la vendemmia a poco prima di Natale. Al naso rosa canina, albicocca e zafferano; il sorso è denso e corposo ma equilibrato da freschezza vivida  e sapidità netta, chiude su arancia candita. Residuo zuccherino 225 g/l.

Cantina Possa 2021 Underwater Classico – Cinque Terre Sciacchetrà DOP

Da uve Bosco e Rossese Bianco appassite, sgranate a mano e pigiate a piedi, secondo la tradizione dello Sciacchetrà. Dopo la fermentazione con macerazione sulle bucce di 28 giorni, l’affinamento è in barrique di ciliegio e pero per circa un anno. Per l’annata 2021, una piccola parte delle 1700 bottiglie prodotte è stata sottoposta ad affinamento underwater a 52 metri. L’affinamento subacqueo, ha spiegato il produttore Samuele Bonanini, ha dato una “spinta in avanti” di almeno dieci anni al vino, che si presenta dunque già evoluto. L’olfatto è sottile nei sentori di rosa, smalto e salsedine, il palato è verticale, nonostante il residuo zuccherino di 225 g/l. Cantina inclusa nel Presidio Slow Food Sciacchetrà.

Muri Gries Tenuta Cantina Convento 2023 Moscato Rosa Abtei Classico – Vendemmia Tardiva

Varietà particolare di Moscato Rosa, introdotta durante il regno austro-ungarico a Bolzano, di cui sopravvivono solo 5 ettari vitati in Alto Adige. Un’estensione irrisoria per quello che Helmuth Köcher  ha definito uno dei vitigni più identitari della Regione. Quattromila bottiglie prodotte, uve sottoposte a vendemmia tardiva, attaccate da muffa nobile. Fermentazione sulle bucce e successivo affinamento in barrique. Si presenta lucente nel suo rubino scarico, con sentori di rosa canina e radice di liquirizia; il palato è pulito e ben equilibrato con una piacevole persistenza sapida. Residuo zuccherino 140 g/l.

Pagnoncelli Folcieri 2018 – Moscato di Scanzo DOCG

La seconda DOCG più piccola d’Italia, con soli 31 ettari vitati, è un vero e proprio monumento alla resilienza nel portare avanti una tradizione – quella della coltivazione e vinificazione di un vitigno autoctono attestato sin dalla fine del 1200- che nella famiglia Pagnoncelli risale al 1907. Le ultime annate sono state particolarmente favorevoli, ci spiega l’appassionata produttrice Francesca. Come dire che i cambiamenti climatici in corso non hanno portato solo effetti negativi.  Ottenuto da vendemmia tardiva con appassimento e concentrazione su pianta, matura in botte per un minimo di 18 mesi, successivamente in acciaio per 24 mesi e termina l’affinamento in bottiglia per uscire a non non meno di cinque anni dalla vendemmia. Di colore rubino, il naso è balsamico con sentori di mirtillo, petali di rosa e incenso. Al sorso è caldo e opulento, con una delicata tannicità che smorza il residuo zuccherino (70 g/l).

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Innovation Kiemberger 2022 Paul – Lagrein Passito Mitterberg IGT

Le uve Lagrein, colte a piena maturazione e poi lasciate appassire in fienile per alcuni mesi, vengono parzialmente diraspate e pigiate. La fermentazione avviene sulle bucce per ottenere la massima estrazione dai tannini. Fermentazione e affinamento per 14 mesi in legno di rovere di Slavonia. Rubino fittissimo alla vista, ha naso avvolgente di more e visciole in confettura, rosa rossa e chiodi di garofano. Al palato è pieno, corposo, equilibrato nelle sensazioni dolci grazie alla freschezza ben presente e al tannino sottilissimo che ricorda la polvere di cacao amaro.

Durante la masterclass sono stati serviti in abbinamento i panettoni Slow Luxury Capsule del pastry Chef del Lido Palace Riva del Garda, Matteo Trinti: la versione dolce, con cioccolato bianco Valrhona e caramello salato, la versione salata, con zafferano del Monte Baldo e limoni canditi del Garda, e la limited edition, con fichi canditi, gianduia Valrhona e molche del Garda.

Una menzione speciale però, vogliamo dedicarla al “nostro” cilentano Antonio Ventieri, vincitore del premio Mastro Panettone 2024. Ben 40 ore di lievitazione e 60 di lavorazione per un piccolo capolavoro di artigianalità campana. Lo abbiamo incontrato durante l’evento “Calice v.2” curato dall’Agenzia di Comunicazione Grapee.it e dall’Associazione Culturale Ambientarti.

A loro ed a voi lettori di 20Italie va il nostro miglior augurio di trascorrere un Natale più dolce e gustoso di sempre!

Merano Wine Festival 2023: “c’è chi dice no”…

Noi vi spieghiamo, invece, il perché dei tanti “sì” e le ragioni per essere presenti alla vera “Festa dell’Enogastronomia”

Festa o Festival, il passo è davvero breve. Dopo mesi di duro lavoro, visite, esposizioni e degustazioni di varia natura, arriva il momento per tutti di resettare la mente e ritrovare la serenità persa. Costi quel che costi si intende, e la tematica del “vil denaro” influirà nel merito del discorso.

Merano Wine Festival è il luogo dove, per un giorno, due e finanche una settimana, le lancette dell’orologio cessano di muoversi. Un immenso parco giochi dove sentirsi come Pinocchio nel Paese dei Balocchi. Espositori di vino, Area Gourmet con primizie provenienti da ogni angolo dello Stivale, masterclass e show cooking appetitosi.

Una sezione dedicata al biologico, biodinamico e naturale ed ai prodotti provenienti dai mercati esteri, come in una sorta di infinito gemellaggio itinerante. L’abile mano di Helmuth Köcher – The WineHunter – il visionario uomo immagine e patron della manifestazione, si è fatta sentire in maniera ancora più pressante e articolata. Merano dovrebbe intitolargli vie, piazze e statue d’oro, anche per buon augurio di altri 100 anni al timone della nave.

Helmuth Köcher ai microfoni di 20Italie

L’indotto comportato in queste 32 edizioni è stato tangibile fin da subito per la cittadina dell’Alto Adige. I miei ricordi d’infanzia della Merano fine anni ’80 cozzano decisamente con la versione aperta all’Europa e al mondo intero dei tempi odierni. Servizi, cura e decoro, che si autoalimentano proprio in simili occasioni, quando ogni angolo diventa meta di incontri, dibattiti e persino accordi commerciali.

E veniamo all’altro tema in corso…

Può una fiera del vino e della gastronomia creare anche vantaggi economici per chi partecipa?

La domanda è tendeziosa si direbbe; la pubblicità è l’anima del commercio e Merano Wine Festival rappresenta una vetrina unica nel suo genere. Ma, come altre occasioni della vita, alla fine conta sempre l’abilità dell’imprenditore, compresa la propensione al rischio di esporsi a sonore fregature. Insomma: la partita Iva non è cosa per tutti (per fortuna).

Ci si potrebbe chiedere, dunque, se il gioco valga davvero la candela. Alla fine, però, sono tutti lì, aziende e comunicatori (stampa inclusa) con numeri mostruosamente in crescita da un anno all’altro. Numeri che costringono gli organizzatori a selezioni cruente al momento degli accrediti, con evidente scontento di chi resta fuori lista. Ormai è una macchina così ben collaudata che non ha bisogno neppure di quella bulimia comunicativa per trovare una propria dimensione o il benestare delle firme d’autore. Facciamocene una ragione ora e per l’avvenire.

Alla fine fa parte del mestiere: “a chi tocca non si ingrugna”. Nelle scelte economiche (legittime) di ciascun operatore, restare fuori dal giro significa un atto di coraggio che non è detto dia risultati sperati; basta non pensarci una volta tratto il dado e non denigrare un evento che, nel bene e nel male, raccoglie consensi ovunque da autentico fiore all’occhiello d’Italia. Chi fa parli, gli altri tacciano.

Abbiamo corso freneticamente tra gli stand, scalino dopo scalino, sui red carpet che conducono ai settori caldi del Merano Wine Festival. Le interviste integrali le troverete cliccando sul seguente link di youtube.

Ne pubblichiamo un estratto in particolare, riguardante due attori importanti dietro le barricate: il professor Luigi Moio, presidente di OIV ed enologo di chiara fama, e l’esperto sommelier comunicatore del vino Davide D’Alterio di Enoteca Pinchiorri, lo storico tre stelle Michelin di Firenze.

Il prof. Luigi Moio
Il sommelier e comunicatore del vino Davide D’Alterio

Non vogliamo convincere nessuno, ma offrire solo spunti per una buona riflessione.