Chianti Classico Collection 2026 – i risultati del panel di assaggi della tipologia Riserva 2023 e 2022 e della Gran Selezione 2022

Ultimo giorno di assaggi per l’Anteprima Chianti Classico Collection. È il momento dei risultati del panel organizzato con gli autori di 20Italie Adriano Guerri, Alberto Chiarenza e Ombretta Ferretto. I campioni della Riserva e della Gran Selezione sono stati rigorosamente degustati alla cieca e menzionati in ordine alfabetico.

Ecco i migliori assaggi:

Migliori Chianti Classico Riserva 2023

Casale dello Sparviero

Castello di Albola

Mons Driadalis

Mori Concetta – Morino

Villa a Sesta

Villa S. Andrea

Migliori Chianti Classico Riserva 2022

Caparsa – Caparsino

Casa Emma – Vignalparco

Castello di Monsanto

Istine – Levigne

Ottomani

Ruffino – Ducale

Vigneti La Selvanella/Melini – Vigneti La Selvanella

Migliori Chianti Classico Gran Selezione 2022

Castello di Ama – San Lorenzo

Castello di Fonterutoli – Badiola

Castello di Meleto

Colombaio di Cencio – Montelodoli

Conti Capponi – Vigna Contessa Luisa

Fontodi – Pastrolo

Le Filigare – San Lorenzo

Querceto di Castellina – Sei

San Felice Toscana A.D. 714 – La Pieve

Tolaini – Vigna Montebello Sette

L’Expo del Chianti Classico spegne le sue prime 53 candeline

Con grande soddisfazione sia da parte dei produttori che dei numerosi visitatori, si è conclusa la 53esima edizione di Expo del Chianti Classico, organizzata dal Comune di Greve in Chianti in collaborazione con il Consorzio del Vino Chianti Classico.

L’appassionante evento ha avuto luogo dall’11 al 14 settembre 2025, con un programma ricco di eventi culturali ed artistici, nonché di masterclass sulle tipologie Chianti Classico e sull’olio extravergine d’oliva. Negli stand in piazza la possibilità di degustare ed acquistare etichette vino e non solo.

Le etichette in degustazione: naturalmente, Chianti Classico, nelle sue tre tipologie: annata, riserva e gran selezione, arricchite da vini bianchi, rosati e alcuni vin santo provenienti dai comuni di questo meraviglioso angolo di Toscana posto tra Siena e Firenze.

La suggestiva piazza di Greve in Chianti, circondata da  logge ad arco con al centro la statua del celebre navigatore Giovanni da Verrazzano, garantisce all’ avventore la possibilità di  degustare e parlare serenamente con gli espositori. Nutrita la presenza di turisti provenienti da ogni parte del globo, attratti dall’incantevole borgo toscano, rinomato per i suoi secolari castelli, i panorami di ineguagliabile bellezza e le vicine città d’arte.

Dagli anni ‘70, ne è passata di acqua sotto i ponti e  questa manifestazione, inizialmente “Mostra Mercato” ha visto scorrere fiumi di vino nel calice.

Ecco alcuni assaggi apprezzati il 12 settembre:

Chianti Classico 2023 “Poggio Scaletta” – Rubino intenso, rivela sentori di ciclamino, ciliegia, fragola,  frutti di bosco e pepe nero; sorso fresco, aggraziato, persistente e coerente.

Chianti Classico 2022 “Querciabella” – Rosso rubino vivace, sviluppa sentori di violetta, lampone, ciliegia, mora e spezie dolci. Al palato è pieno ed appagante, avvolgente ed armonico.

Chianti Classico 2022 “Istine” – Rubino intenso, al naso arrivano note di violetta, ciliegia, fragola, prugna e tocchi balsamici. Composto, fine, avvolgente e molto persistente.

Chianti Classico 2022 “Isole e Olena” – Rubino trasparente, rimanda a sentori di viola mammola, amarena, prugna, bacche di ginepro ed eucalipto. Generoso, rotondo ed appagante.

Chianti Classico Riserva 2021 “Castello di Monsanto” – All’olfatto rimanda note di ribes, fragolina di bosco, amarena, melagrana, tabacco e spezie. Il sorso è fine, setoso, coerente e persistente.

Chianti Classico 2020 Vigneto Boscone “Castello di Monterinaldi” – Rosso rubino con sottili sfumature granate, sprigiona note di prugna, mirtillo, amarena e bacche di ginepro. In bocca è setoso, saporito e decisamente durevole.

Chianti Classico Gran Selezione 2020 “Pieve di Campoli”– Sprigiona sentori di frutti di bosco maturi, sottobosco, spezie ed erbe officinali. Al gusto è soddisfacente e morbido, di buona struttura e lunga persistenza aromatica.

Chianti Classico Gran Selezione Monnalisa 2018 “Vignamaggio” – Rubino trasparente, dal bouquet complesso,  i sentori floreali richiamano perlopiù la rosa canina e quelli fruttati la prugna, ma anche sottobosco, liquirizia e menta. Avvolgente e generoso, coerente e molto persistente.

A Napoli arrivano le diverse anime di Panzano nel Chianti Classico di Vecchie Terre di Montefili

Il Chianti Classico non termina mai di stupire. Quando sembra aver raccontato tutto, riesce a distinguersi proponendo nuove sfaccettature in un’unica macrozona, più che sottozona, come Panzano. Da un lato i vini della cosiddetta “Conca d’Oro”, volumici e strutturati; dall’altro quelli del lato nord, che guarda verso le alture di Lamole altro territorio sublime per il Sangiovese. Quando le colline si inerpicano ecco comparire quella traccia di galestro che dona longevità e mordenza alla parte tannica.

Il risultato, come nei vini di Vecchie Terre di Montefili, è dato dalla sapiente pazienza nell’aspettare che tutte le componenti quadrino per il giusto. L’arancia sanguinella dà quel tocco di acidità appetitosa, cui seguono inevitabilmente spezie scure e nuance ferruginose, specie con il riposo ulteriore in bottiglia.

Serena Gusmeri, agronoma ed enologa, ha imparato a conoscere da vicino l’uva principe della Toscana, partendo da una posizione privilegiata: quella di chi non ha nulla da perdere e non ha preconcetti di sorta su stile e tipologie, provenendo da una lunga esperienza precedente con i bianchi ed i rossi tipici della Campania.

Quando parti da queste radici, con la voglia di sfidare l’ignoto e imparare il sangue tipico del Sangiovese nel Chianti Classico, cerchi di apprendere i trucchi del mestiere come una spugna ardente, davanti ad una pozza d’acqua. L’azienda nasce nel 1975 per la folle idea dell’imprenditore tessile Roccaldo Acuti che da Prato si innamorò di questo piccolo lembo di paradiso.

Nel 2015 il passaggio di mano prima della sua scomparsa e l’arrivo della Gusmeri in cantina. Dei circa 13 ettari ben 11 sono piantati a Sangiovese, tra cui la storica Vigna Anfiteatro dei primordi, che ha consentito una selezione massale genetica dalle piante madri. In essa non si accenna neppure lontanamente all’idea del guyot, mantenendo invece l’antica arte contadina del doppio capovolto alla toscana, tornato estremamente utile per dare ombreggiatura ai grappoli con il cambiamento climatico.

Gli inizi di Serena raccontano di sperimentazioni per piccole parcelle, per ascoltare le diverse anime del vitigno. Acquisita confidenza con esso si ritorna ad un concetto di blend da più appezzamenti e filari, per creare il perfetto “sound” in stile Chianti Classico. Vigne curate tra i 480 e i 540 metri, che pongono Vecchie Terre di Montefili come l’azienda più in alto dell’areale. Tre suoli interconnessi, tra pietraforte, meglio conosciuta come alberese, quarzi e il noto galestro. Studi sul microbioma da parte dei consulenti agronomi di Vitenova e tanta volontà di rispettare in toto le annate, sia nel bene che nel male, evitando stereotipi.

Al ristorante L’Ebbrezza di Teonilla di Napoli è andata in scena l’opera in verticale del racconto delle vintage di Vecchie Terre di Montefili, partendo dall’attuale 2021 in commercio e proseguendo in scia verso le 2019, 2017, 2016 e 2015.

In mezzo le proposte culinarie della brigata di cucina di Luca Di Leva, titolare del raffinato locale partenopeo. La parola ai calici, grazie a Lara Buscato di AB-Comunicazione.

Chianti Classico 2021 – sensazioni sugose e iodate con inserti di frutti di bosco (lampone) oltre visciola sotto spirito e petali di viola mammola. Finale sapido stuzzicante, gastronomico e ferruginoso, perfetto in abbinamento con pane e rau vegetale.

Chianti Classico 2019 – colore traslucido, gioca molto su agrumi rossi, chinotto e cuoio, miscelati con chiodi di garofano. Leggero nel centro bocca, tonico nel tannino ancora piccante. Termina su parti evolute in buona forma per essere apprezzate adesso. Incredibile il pairing con la triglia scottata con lardo e piselli, che sfata il tabù errato e anacronistico del non bere vino rosso con il pesce.

Chianti Classico 2017 – vintage che solo dopo anni riesce a dimostrare la sua vera natura. Vino caldo e accogliente, scuro e irsuto con ricordi di bosco in ogni fase. Carattere fumoso e succulento nelle spezie al sapore di pepe nero. Bene seppure interlocutorio il quinto quarto di manzo arrostito con ketchup di ciliege e misticanza all’agro.

Chianti Classico 2016 – sbaraglia i diretti concorrenti con levità e arancia sanguinella al meglio dello splendore. Floreale, delicato e persino ematico, dalla chiosa salmastra eterna, degno compagno del raviolo con genovese, pecorino bagnolese e vino rosso.

Chianti Classico 2015 – timido e ancora chiuso. Col tempo diviene masticabile e polveroso nelle sue nuance balsamiche-officinali. Quello che dimostra maggior legame con l’evoluzione e con una fase quasi calante nelle componenti terziarie di bocca. L’aromaticità e la morbidezza delle selezioni di formaggi a campani sono il colpo di scena finale di una serata memorabile.

Radda Nel Bicchiere 2025: un viaggio emozionante nel cuore del Chianti Classico

Il borgo medievale di Radda in Chianti ha ospitato, il 24 e 25 maggio 2025, la 28ª edizione di Radda Nel Bicchiere, un appuntamento imprescindibile per gli appassionati e gli operatori del settore. Oltre trenta aziende hanno presentato in degustazione più di cento etichette, offrendo un panorama approfondito sulle eccellenze del Chianti Classico.

A corredo delle degustazioni, due seminari di alto profilo hanno arricchito l’evento: il primo, un gemellaggio tra il Sangiovese e il Cannonau, guidato da Aldo Fiordelli, ha esaminato le peculiarità e le affinità tra queste due grandi espressioni territoriali.

Il secondo, Radda Vintage, condotto dal sommelier Giovanni D’Alessandro e da Davide Bonucci (presidente di Enoclub Siena e fondatore di Sangiovese Purosangue), ha offerto un’analisi verticale di trenta anni di annate di Chianti Classico, Riserva, Gran Selezione e IGT, mettendo in risalto il carattere evolutivo della denominazione.

Il valore storico e identitario di Radda nel Chianti Classico: Radda riveste un ruolo centrale nella storia del Chianti Classico, essendo stata cuore pulsante della Lega del Chianti fin dal XIII secolo. Oggi è una delle undici Unità Geografiche Aggiuntive (UGA) della denominazione, accanto a San Casciano, Greve, Montefioralle, Lamole, Panzano, Gaiole, Castelnuovo Berardenga, Vagliagli, Castellina e San Donato in Poggio. Molte aziende sono state valutate positivamente durante le recenti Anteprime Toscane, nella manifestazione Chianti Classico Collection, agli articoli sulle tipologie Annata e Riserva e Gran Selezione.

Radda Vintage: Trent’anni di Chianti Classico in degustazione. Sedici aziende hanno contribuito alla retrospettiva, proponendo alcuni dei loro vini più rappresentativi:

·  Istine, Chianti Classico 2015

·  Poggio alla Croce, Chianti Classico 2015

·  Podere Terreno, Chianti Classico Riserva 2017

·  Brancaia, Chianti Classico Riserva 2016

·  Pruneto, Chianti Classico Riserva 2015

·  Castello di Albola, Chianti Classico Riserva 2013

·  Borgo Salcetino, Chianti Classico Riserva 2013

·  Caparsa, Chianti Classico Riserva 2005

·  Vigneti La Selvanella, Chianti Classico Riserva 1988

·  Castello di Radda, Chianti Classico Gran Selezione 2016

·  Montemaggio, Chianti Classico Gran Selezione 2015

·  Castelvecchi, Chianti Classico Gran Selezione Madonnino della Pieve 2010

·  Corte Domina, a.M.a.r.t.i. Rosso 2017

·  Poggerino, Primamateria 2014

·  Podere Capaccia, Podere Capaccia 2011

·  Livernano 2009

È impossibile tracciare una classifica dei campioni degustati: il panorama del Chianti Classico si distingue per la ricchezza delle sue espressioni territoriali, dalle annate alle riserve, fino alle prestigiose Gran Selezioni.

Ogni declinazione di questo vino iconico racconta una storia di tradizione e territorio, affermandosi con carattere e autenticità. Fondamentali, come sempre, gli interventi dei produttori, che arricchiscono la presentazione con dettagli inediti su storia, famiglia e radici culturali, offrendo un viaggio sensoriale che va ben oltre il calice.

L’organizzazione di Radda nel Bicchiere è resa possibile grazie all’instancabile lavoro della Pro Loco di Radda in Chianti e dell’Associazione dei Vignaioli di Radda, testimoni di una dedizione che ha contribuito alla crescita e alla valorizzazione del territorio, un percorso che, negli ultimi anni ha portato alla definizione delle UGA, marcando un ulteriore passo avanti nella riconoscibilità del Chianti Classico.

Vallepicciola descrive minuziosamente l’UGA Vagliagli con vini eleganti e longevi

L’UGA Vagliagli è l’ala sinistra dell’ideale farfalla che divide in due il comune di Castelnuovo Berardenga, il più a sud del Chianti Classico. Qui, in località Pievasciata, si trova la cantina Vallepicciola, una realtà vinicola presente e attiva sul territorio dal 1999 di cui abbiamo scritto nell’articolo Napoli: Vallepicciola porta il vento del Chianti Classico nel “paese d”o sole e d”o mare”.

Da Napoli alla Toscana e poi dritti a Verona, dove al Vinitaly abbiamo ritrovato Alberto Colombo, amministratore delegato della società nonché presidente dell’Associazione Vagliagli, che raduna al suo interno i produttori del Chianti Classico dell’omonima UGA.

Vallepicciola nasce per volontà dell’imprenditore Bruno Bolfo, come recupero di un vecchio convento, riconvertito in un resort di lusso. Gli originari 3 ettari di vigna che circondavano la proprietà si ampliano grazie all’acquisizione di ulteriori 80 ettari alla fine del 2000. Attualmente la cantina si estende su 265 ettari totali, di cui 107 a vigneto – ripartito per il 40% a sangiovese e per il 60% a vitigni internazionali- la restante parte a uliveti e bosco.

L’attuale produzione si attesta attorno alle 500 mila bottiglie, divise tra mercato nazionale e altri trentacinque paesi nel mondo. Gli Stati Uniti, ci spiega Alberto, rappresentano una fetta importante ma non determinante del business – circa 100.000 bottiglie – e la cantina sta affrontando il momento attuale con spirito collaborativo nei confronti dei propri importatori.

La particolarità di Vagliagli, continua Colombo, che ha spinto alla creazione di un’UGA a sé rispetto al comune di riferimento Castelnuovo Berardenga, risiede nella varietà di suoli prevalentemente di matrice alluvionale, ma con importanti presenze di scisti argilloso calcaree e sequenze marnose. Dal prossimo anno l’UGA Vagliagli verrà definitivamente riconosciuta con possibilità di indicarne il nome in etichetta, solo per il Chianti Gran Selezione, come previsto dall’attuale disciplinare.

Per quanto riguarda la produzione di Chianti Classico, Vallepicciola ha optato per la vinificazione in purezza del sangiovese sia per l’Annata che per la Riserva e la Gran Selezione, lavorando su una densità d’impianto pari a 5000 ceppi per ettaro e una resa di 60 quintali.

Iniziamo la degustazione con il Chianti Classico 2021. Vinificato in acciaio e affinato in tonneau e barrique di secondo passaggio, ha naso tipico e delicato di frutto rosso e fiori scuri, beva agile e snella. La produzione annua si aggira intorno alle 140/150 mila bottiglie.

La Riserva 2021 vinifica invece in cemento e affina 24 mesi in barrique di primo e secondo passaggio. Al naso esprime caratteri più minerali che ricordano il talco e poi di nuovo la ciliegia. Palato disteso, con ottimo equilibrio fresco-sapido. La produzione annua è di circa 30 mila bottiglie.

Infine degustiamo la Gran Selezione 2021 ottenuta dalla vigna singola “Lapina”, con ceppi di circa trent’anni e una produzione di circa 10 mila bottiglie. Anche in questo caso vinificazione in cemento e affinamento per 30 mesi in barrique di primo e secondo passaggio. Al naso presenta evoluzione, con sentori di frutti scuri macerati e sbuffi balsamici e minerali. Snello ed elegante il palato,contraddistinto da un tannino sottile e perfettamente integrato.

La collezione dedicata al sangiovese si chiude con Vallepicciola Rosso IGT, produzione limitata di circa 8000 bottiglie l’anno, provenienti dai tre ettari di vigneto originari della proprietà, il Fontanelle.

Fermentazione in cemento, macerazione di 4 settimane, invecchiamento di 20 mesi in barrique nuove, mostra un carattere completamente diverso rispetto alla linea del Chianti Classico. Corpo e materia si intuiscono sin dalla mescita, si delineano nel naso intenso, ricco, goloso di frutti scuri, spezie, tostature e si definiscono nella beva gustosa, di tannino strutturato e sferzante, finale lungo e appagante. Non si può fare a meno di pensare a una succulente bistecca fiorentina al sangue.

I vitigni internazionali rappresentano il 60% del parco vigne aziendale. Pinot Nero, Merlot, Cabernet Sauvignon e Franc costituiscono la linea dei monovarietali di Vallepicciola.

Abbiamo degustato il Pinot Neto Boscobruno 2022 da vigne a 500 metri d’altitudine, vinifica in cemento e matura in barrique di secondo e terzo passaggio. Espressione del varietale in Toscana, si esprime con un naso di piccoli frutti rossi in confettura e grande eleganza al palato.

Il Cabernet Franc Mordese 2022 lascia il segno: compatto e preciso all’olfatto, non offre alcuna sbavatura verso i tipici sentori erbacei. La vena balsamica elegante e le nuance di tabacco biondo sono completati da un sorso succoso, fresco, sostenuto da tannino vibrante e grande chiusura sapida.

VALLEPICCIOLA

Strada Provinciale 9 di Pievasciata n. 21

53019 Castelnuovo Berardenga

Chianti Classico Collection 2025 – i migliori assaggi delle tipologie Chianti Classico Riserva e Gran Selezione

Capire un vino è un compito non semplice, anche per il più esperto degustatore. Capire il Chianti Classico, in particolare, richiede concentrazione, analisi e comparazione con le proprie reminiscenze storiche. Un archivio che è forma stessa di cultura, di aneddoti avvincenti e qualche delusione inaspettata, soprattutto quando si assaggiano i vini alla cieca, senza conoscere il produttore di riferimento.

Ieri abbiamo scritto della versione Chianti Classico d’annata (https://www.20italie.com/anteprima-di-toscana-chianti-classico-collection-le-nostre-impressioni-sulla-tipologia-annata-2023-e-2022/) affrontando le tematiche dell’articolata 2023 rispetto a chi ha scelto di prendersi qualche tempo ai box ed uscire, invece, con le vendemmie 2022 e 2021. Potevamo segnalarvi qualche audace viticoltore che ha persino proposto, non senza sorprendenti sorprese, di giungere sul mercato con campioni oltre il lustro d’età; ma i numeri in lista erano troppo esigui per avere un quadro esaustivo della situazione. La libertà di scelta (e di stile) lasciata ai singoli protagonisti rimane uno dei tanti punti di forza dell’areale.

Iniziamo per gradi il resoconto della Riserva, versione che ha risentito nel tempo dell’impatto prorompente del nuovo arrivo Gran Selezione. Rispetto alle anteprime passate, però, sembra esserci un lieve riscatto con la 2022, ben distesa con prontezza di beva unita a stoffa ed eleganza. Poche chiacchiere, tanto gusto ed uno stacco rispetto alla 2021, dotata di magnificenze forse ineguagliabili ed altrettanti ripidi cali, come in un veloce saliscendi. Analizzando entrambi gli andamenti stagionali le differenze non sembrano rilevanti, eccezion fatta per alcune gelate tardive. Piogge primaverili, calura e poche precipitazioni estive con buoni escursioni termiche hanno garantito uve in piena salute.

La domanda perché non vi sia, dunque, una sorta di omologazione negli assaggi appartiene a quell’alone di mistero e bellezza di cui il mondo del vino, per fortuna, è ancora permeato. Sta di fatto che i tannini della 2021 sono in generale austeri, regalando al vino sussulti di giovinezza, ma anche maggior tensione.

Una nota a margine di tante considerazioni è stato il riconoscimento al redattore Ombretta Ferretto di 20Italie, già presente nei panel di degustazione alla cieca assieme al sottoscritto, al giornalista Paolo Valente ed agli autori Adriano Guerri ed Alberto Chiarenza, del premio quale Miglior Comunicatore al Master del Chianti Classico 2025 organizzato dal Consorzio Chianti Classico e dall’Associazione Italiana Sommelier.

Migliori Chianti Classico Riserva 2022 in ordine di preferenza

Castellare di Castellina – Castellare

Le Filigare – Maria Vitttora

Antinori – Villa Antinori

Banfi

Castello di Volpaia

Tregole

Capannelle

Castello di Vicchiomaggio – Agostino Petri

Migliori Chianti Classico Riserva 2021 in ordine di preferenza

Le Miccine

Podere Lecci e Brocchi – Il Chiorba

Castello di Ama – Montebuoni

Fattoria La Ripa

Tenute Selvolini

Castellinuzza e Piuca/Castellinuzza Paolo Coccia – Podere Castellinuzza

Arillo in Terrabianca

Il Contadino Cusano – Poggio Torselli

Montefioralle

Villa Rosa e Villa Cerna

Caparsa – Caparsino

Il divario analizzato in precedenza si amplifica nella Gran Selezione 2022 in confronto con la 2021 e la 2020. Nel primo caso le rassicuranti sensazioni fruttate tessono la tela di un quadro di generale morbidezza, sorretta da sfumature agrumate tipiche del Sangiovese ed in linea con i desideri sperati. Sapida e potente la seconda, meno profonda e vibrante la 2020, di sicuro la più fresca delle tre e con maturazioni antocianiche in chiaroscuro. La qualità media della tipologia è in continua crescita e sembra non arrestarsi neppure di fronte agli umori ballerini del mercato. Saremo curiosi di osservarla nella complicatissima 2023, durante la prossima edizione di Chianti Classico Collection.

Migliori Chianti Classico Gran Selezione 2022 in ordine di preferenza

Fèlsina – Rancia

Brancaia

Famiglia Zingarelli – Tenuta Fizzano – Il Crocino

Ricasoli – Castello di Brolio

Tenute di Arceno – Strada al Sasso

Antinori – Badia a Passignano

Castello di Vicchiomaggio – Agostino Petri

Migliori Chianti Classico Gran Selezione 2021 in ordine di preferenza

Riecine – Vigna Gittori

Istine – Vigna Istine

Nardi Viticoltori – Vigna del Pino

San Felice Toscana A.D. 714 – La Pieve

Luiano – Ottantuno

Fontodi – Vigna del Sorbo

Tenuta di Bibbiano – Vigna di Montornello

Migliori Chianti Classico Gran Selezione 2020 in ordine di preferenza

Le Miccine

Castello Monterinaldi

Le Cinciole – Aluigi

Cafaggio – Solatio

Vecchie Terre di Montefili – Vigna nel Bosco

Carpineta Fontalpino – Vigna Monteaperto

La Madonnina/Triacca – La Madonnina

Castello di Monsanto – Vigna Il Poggio

San Felice A.D. 714 – Poggio Rosso

Fattoria di Rignana – Villa di Rignana

Il Chianti Classico raccontato nei vini di Vecchie Terre di Montefili

Oggi siamo da Vecchie Terre di Montefili, grazie all’accoglienza del direttore commerciale Stefano Toccafondi. Giornata splendida per fare quattro passi nei vigneti, prima di entrare in cantina. Il modus operandi dell’azienda tiene conto della particolare attenzione alla biodiversità di specie endemiche.

La chiacchierata con l’esperta Enologa e Agronoma Serena Gusmeri e poi a seguire la degustazione vini hanno arricchito la nostra esperienza con alcune nozioni sul territorio che vi racconteremo.

Vecchie Terre di Montefili è situata a Panzano in Chianti nel cuore del Chianti Classico, facente parte del comune di Greve in Chianti (FI), osta ad un’ altimetria di oltre 500 metri., sul crinale collinare che fa da spartiacque tra la valle di Greve e la Val di Pesa. Quando varchi il cancello della tenuta si gode di un panorama senza eguali e la quiete regna sovrana. 

L’etimo del nome deriva dal vecchio Castello Montefilippi, che andò in rovina nel periodo di lotta tra Guelfi e Ghibellini. La famiglia si ritirò definitivamente a Firenze e dopo poco il Castello cominciò a crollare, preda di chi necessitava di pietre e ferro per rafforzare o costruire ex novo la propria residenza. 

Il vigneto più vecchio di Vecchie Terre di Montefili risale al 1975 ed il vitigno maggiormente coltivato è il Sangiovese. I tre proprietari amici, Nicola Marzovilla, Frank Bynum and Tom Peck Jr., hanno creduto e credono in questo straordinario vitigno, tranne un piccola parcella dedicata al Cabernet Sauvignon. E’ in programma la realizzazione della nuova cantina che andrà a facilitare le operazioni di vinificazione.

L’azienda possiede oggi la certificazione biologica; il suolo è ricco di argilla, ma a circa quaranta cm di profondità sono presenti galestro e pietra forte. Le rese nelle vigne per ettaro attuali risultano molto basse e l’elevata qualità dei vini si riscontra nel calice.  L’enologa e agronoma è Serena Gusmeri, entrata poco prima dell’autunno del 2015, dando sin da subito un nuovo impulso all’attività. Panzano è infatti un areale rinomato per la longevità dei suoi vini, per la famosa Conca d’Oro e per essere stato il primo biodistretto d’Italia. Panzano è divenuta ufficialmente una UGA all’ interno del comune di Greve in Chianti.

I vini degustati

Bruno di Rocca Toscana Igt 1999 – Cabernet Sauvignon e Sangiovese – rosso granato dalle sfumature aranciate, sprigionante note di lavanda, prugna, frutti di bosco maturi, tabacco liquirizia, sandalo e bacche di ginepro. Avvolge con accattivante suadenza e buona lunghezza. Spettacolare.

Anfiteatro Toscana Igt 2015 – Sangiovese 100% – rubino intenso dai riflessi granati, emana sentori di violacciocca, amarena, mora, arancia rossa, melagrana, charcuterie e spezie orientali. Sorso appagante, dai tannini setosi e ben integrati.

Chianti Classico 2020 – Sangiovese 100% – Rubino vivace, olfatto di violetta, ciliegia, ribes, grafite e curcuma. Al gusto è saporito, vibrante e generoso.

Chianti Classico Gran Selezione 2019 – Sangiovese 100% – Rosso rubino vivace, giungono subito note di rosa canina, marasca, lampone, seguite da rabarbaro, bacche di ginepro, pepe nero e nepitella. Rotondo, pieno ed equilibrato.

I 100 anni del Consorzio Vino Chianti Classico: metti una sera a cena al Teatro della Pergola

Ci sono serate che ripagano dai tanti sforzi del mestiere. Raccontare vini, produttori, territori, non può escludere il rapporto con i Consorzi di Tutela e le Istituzioni del mondo agrario. Tra i tanti, uno in particolare affascina da sempre per il suo emblema – un Gallo Nero – e per la storia di un comparto conosciuto nel mondo tra le eccellenze del made in Italy: il Consorzio Vino Chianti Classico.

Nel 1924 furono 33 i viticoltori ad avere un progetto comune e decidere di creare il Consorzio: la loro visione fu quella di credere nell’unità di intenti, nella forza della collettività, fu quella di investire nell’aggregazione uscendo dalla miopia del singolo interesse privato, perché solo così si poteva gestire una produzione che potesse parlare di un intero territorio. Questi 33 “padri fondatori” furono lungimiranti anche nel pensare per primi alla necessità di rendere visibile e riconoscibile la qualità del loro prodotto.

Oggi, a distanza di 100 anni, festeggiare l’impegno di coloro che sono stati autentici pionieri del movimento enologico italiano, non solo è un atto dovuto per chi esercita il ruolo di giornalista enogastronomico, quanto un onore nel far parte di un momento storico che si ripeterà solo tra un altro secolo. Il Presidente del Consorzio Vino Chianti Classico Giovanni Manetti ha raccolto il suo staff, i produttori, la stampa e gli operatori del settore in una serata magica a cena al Teatro della Pergola di Firenze.

Il teatro fu eretto con una struttura lignea nel 1656 da Ferdinando Tacca su incarico dell’Accademia degli Immobili, presieduta dal cardinale Giovan Carlo de’ Medici, e inaugurato il 26 dicembre 1656 e ufficialmente durante il carnevale del 1657, con la prima assoluta dell’opera buffa Il podestà di Colognole di Jacopo Melani. In questo teatro nacque il genere del cosiddetto melodramma, dal quale si sviluppò la vera e propria opera lirica.

Il pomeriggio al Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio

Il convegno “Back to the Future” nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio ha anticipato la cena di gala, sul tema della “sostenibilità e identità territoriale”, con gli interventi dei rappresentanti di alcune fra le più illustri denominazioni e grandi vini del mondo: Champagne, Borgogna, Porto e Douro, Oregon e Barolo.

Poi la presentazione del Manifesto di Sostenibilità e la visione di un Chianti Classico sostenibile sia come sistema imprenditoriale sia come mezzo di salvaguardia del territorio, per poterlo restituire intatto alle generazioni future.

Abbiamo atteso fino ad oggi ad affrontare, come Consorzio, il tema così attuale della sostenibilità, per potergli dare una caratterizzazione, un’identità specifica che fosse in grado di evidenziare ed esaltare i caratteri distintivi della nostra denominazione e del suo territorio di produzione – afferma Giovanni Manetti – Un manifesto che siamo certi i nostri viticoltori accoglieranno e renderanno vivo e attivo, fino a farlo diventare un vero impegno di sostenibilità del nostro territorio e delle sue produzioni”.

La serata di gala al Teatro della Pergola

Ed eccoci qua, sotto i riflettori del palcoscenico, a degustare le numerose etichette nella lista vini dedicata ai presenti. Emozionante l’ascolto delle testimonianze scritte nei verbali di alcuni passaggi delicati consortili in questi 100 anni.

A destra il Presidente del Consorzio Vino Chianti Classico Giovanni Manetti

Il ringraziamento degli Organi del Consiglio Direttivo e la storia di alcuni vitivinicoltori celebri nelle immagini video che scorrevano durante il breve dibattito è stato un brivido che resterà per sempre nel cuore di chi scrive.

Viva il Consorzio Vino Chianti Classico e come si dice in questi casi: cento di questi giorni!

Chianti Classico: i 500 anni di Villa Calcinaia celebrati dalla famiglia Capponi

Viaggiare nel territorio del Chianti Classico è come fare un tuffo in un mondo variegato di panorami, terreni e biodiversità. Le dolci colline si alternano ai boschi montani, passando da suoli argillosi a quelli pietrosi calcarei, in un continuo saliscendi inebriante. Scorci pittoreschi e borghi medievali con il celebre Gallo Nero che campeggia a guardia delle meraviglie di natura.

Ogni curva svela un territorio intriso di storia e quando raccontarla sono i protagonisti, allora stiamo parlando davvero di qualcosa di unico e irripetibile. Qualcosa che rimane nel cuore e non se ne va via: non succede infatti di celebrare tutti i giorni i cinquecento anni di una cantina, quella della famiglia Capponi a Villa Calcinaia.

Situata a Greve in Chianti, questa magnifica Villa-Fattoria è stata il fulcro delle celebrazioni del 23 maggio 2024, in occasione dei 500 anni dall’acquisto della proprietà da parte dei Capponi, avvenuto il 23 maggio 1524. Una giornata splendida, scandita dai momenti storici della famiglia Capponi, raccontati da Tessa, Sebastiano e Niccolò, di fronte al Sindaco di Greve in Chianti Paolo Sottani, al Vicepresidente della Denominazione Chianti Classico, Sergio Zingarelli ed al consulente enologo Federico Staderini.

Giunti alla trentasettesima generazione, originari di Pistoia, i Capponi si stabilirono a Firenze nel XIV secolo, divenendo rapidamente una delle famiglie più influenti toscane. Mercanti di lana e seta accumularono notevoli ricchezze, investendole poi in proprietà agricole. Nel 1244 Compagno Capponi fu il primo membro della famiglia ad intraprendere il commercio della seta. Durante il Rinascimento, la famiglia consolidò il proprio potere politico e sociale. Gino Capponi (1350-1421), noto uomo d’affari e politico, fu un membro di spicco coinvolto nelle dinamiche della Repubblica Fiorentina. I Capponi furono anche mecenati delle arti, commissionando opere come la “Cappella Capponi” nella Chiesa di Santa Felicita a Firenze, dove lavorò Pontormo.

Nel Risorgimento italiano, un altro Gino Capponi (1792-1876) si distinse come storico e politico, giocando un ruolo chiave nel movimento per l’unificazione italiana. Nei secoli, i Capponi hanno continuato a essere una presenza di rilievo nella società fiorentina, adattandosi ai cambiamenti politici, umanistici e sociali. Interessante la prima testimonianza in cui si parla di Chianti che risale al 26 settembre 1872 ad opera di Bettino Ricasoli, in cui descrive, come in una ricetta, le caratteristiche delle uve per fare un Vino Chianti da bere ogni giorno:

“…Mi confermai nei risultati ottenuti già nelle prime esperienze cioè che il vino riceve dal Sagioveto (così si chiamava all’epoca il Sangiovese) la dose principale del suo profumo, a cui io miro particolarmente, e una certa vigoria di sensazione; dal Cannajuolo L’amabilità che tempera la durezza del primo, senza togliergli nulla del suo profumo per esserne pur esso dotato; la Malvagia, della quale si potrebbe fare a meno nei vini destinati all’invecchiamento, tende a diluire il prodotto delle prime uve, ne accresce il sapore e lo rende più leggero e più prontamente adoperabile all’uso della tavola quotidiana…”

Villa Calcinaia

Dimora nobiliare, è un esempio perfetto di architettura rinascimentale famosa per la produzione di vino Chianti Classico, attività che i Capponi hanno sempre seguito con grande impegno e innovazione. La storica cantina della villa è testimonianza della lunga tradizione vinicola della famiglia. Oggi, Villa Calcinaia continua a essere un’azienda agricola e vinicola attiva, offrendo visite guidate, degustazioni di vino e ospitalità agrituristica.

Degustazione Storica

La giornata del 23 maggio è stata caratterizzata da una degustazione che ha seguito i momenti storici di Villa Calcinaia:

Parte 1 – Prequel – An Intimate Tale of Renaissance Florence: La storia del Chianti e della famiglia Capponi fino all’acquisto di Villa Calcinaia. Vino in abbinamento: Mauvais Chapon Metodo Classico 2018.

Parte 2 – The High Renaissance: Dal Rinascimento al Granducato, la vita e l’organizzazione della villa. Vino in abbinamento: AD 1613 Rosso Toscana IGT 2011.

Parte 3 – DOC World: La promulgazione di un documento precursore della DOC, rendendo il Chianti famoso nel mondo. Vino in abbinamento: Villa Calcinaia Chianti Classico DOC 1969.

Parte 4 – World Largest Voluntary Emigration, Red Gravy and Chianti: Il Chianti Classico e la prima vigna non promiscua nel territorio. Vino in abbinamento: Vigna Bastignano Rosso Colli Toscana Centrale IGT 2006.

Parte 5 – Chianti Classico UNESCO World Heritage: La storia moderna del Chianti Classico e di Villa Calcinaia fino alla candidatura Unesco. Vino in abbinamento: Villa Calcinaia Chianti Classico Riserva DOCG 2010.

Il futuro riguarda il progetto di cui la Contessa Tessa Capponi è promotrice-Presidente: le Villa-Fattoria del Chianti Classico verso il riconoscimento di Patrimonio Mondiale dell’Umanità per l’UNESCO. Sebastiano con grande emozione, ha ringraziato la sua famiglia per averlo sempre appoggiato nelle decisioni aziendali e infine, Niccolò, da storico ha ripercorso la storia di famiglia concludendo che le proprietà non appartengono agli avi, né ai presenti, ma alle generazioni future.

Ciò che si fa oggi, lascerà il segno indelebile nel tempo.

Napoli: Vallepicciola porta il vento del Chianti Classico nel “paese d”o sole e d”o mare”

Bello rivedere, dopo la mia visita di qualche anno fa, Alberto Colombo CEO di Vallepicciola a Napoli nel “paese d”o sole e d”o mare”, come la famosa melodia di Bovio e D’Annibale. Bello riassaporare anche i vini provenienti da quest’angolo di Chianti Classico appartenente alla UGA Vagliagli, piccola frazione di Castelnuovo Berardenga.

Un doppio evento organizzato da smstudio pr & communication in un press day entusiasmante, suddiviso tra una tappa pomeridiana per la stampa ad Altogrado Vineria ed un momento più informale e interattivo nella cena serale al Ristorante Steak House, con l’abbinamento perfetto per i rossi toscani: la “ciccia” cotta a puntino.

Cantina avveniristica, sogno di Bruno Bolfo imprenditore ligure leader nel settore siderurgico. Per anni la consulenza enologica fu affidata alle abili mani di Riccardo Cotarella, che ne ha seguito le fasi prodromiche, lasciando poi il testimone per scelta aziendale ad Alessandro Cellai. L’opera di quest’ultimo, già riconosciuta e apprezzata in passato nei Domini Castellare di Castellina, è stata quella di rendere la materia prima eccellente, meno ricca e opulenta nella trasformazione e maturazione dell’uva in vino, anche grazie alla scelta di contenitori in cemento.

Eleganza, lunghezza ed espressività inserite nel ricamo territoriale. Vagliagli è nota per i suoi terreni compositi, basati su argille di tipo galestroso, calcare, buone altitudini ed esposizioni per garantire ventilazione con escursioni termiche notturne. L’incanto del paesaggio, i Monti del Chianti in lontananza, le vallate di Radda e Gaiole a pochi chilometri, è tale da rendere l’intera zona un sito di alto prestigio sul lato enoturistico.

Nella degustazione guidata presso Altogrado Vineria abbiamo riconosciuto la bellezza della diversità, raccontata nei calici da prodotti e annate differenti. In particolare il Chianti Classico 2021 ha un corredo di frutta e agrume rosso su nuance fumée di brace e radice di liquirizia. Il tannino lascia una scia avvolgente, quasi gelatinosa che rende il sorso aggraziato e godurioso. Annata della potenza e della morbidezza contrapposta alla fresca e floreale della Riserva 2020, dove i richiami di incenso, spezie scure e macchia mediterranea ben si uniscono alla trama antocianica irta e polverosa da sbuffo boschivo.

L’idea del Rosso Toscana IGT 2021 realizzato da Sangiovese in purezza ricalca la volontà di non adeguarsi ed adagiarsi per forza ai dettami di un disciplinare di produzione, cercando piuttosto di valorizzare quanto il terroir sa offrire senza incastonarlo in schemi prefissati. In questo caso il campione deve ancora digerire le espressioni boisé date dall’utilizzo di legni piccoli per la sosta in bottaia. Dalla vigna vecchia di 40 anni ne deriva un vino materico, strutturato e mellifluo, con dicotomia di bocca tra lievi surmaturazioni e pungenze tanniche. Ciò che è sicuro è che avrà molto tempo davanti per potersi esprimere nella sua piena compiutezza.

Chiudiamo i sipari con la garanzia di casa Vallepicciola: il Pievasciata Pinot Nero, che nella vintage 2022 ha regalato emozioni palpitanti ai cronisti, compreso il sottoscritto. Non serve attendere nulla per divertirsi con un sorso dinamico, ricco di piccoli frutti di bosco (lampone e fragoline) su tocchi balsamici e di cannella nel finale. Versatile, ottimo nel rapporto qualità-prezzo per non concentrarsi solo sul “Re” Sangiovese.

Due righe di chiosa le merita anche il Ristorante Steak House, con Francesco, Barbara e Gennaro che ci hanno accolto nel segno della tradizione partenopea di 54 anni di storia e una selezione di carni e frollature da autentici numeri uno. Apprezzabile il contesto “goliardico” per finire la giornata insolitamente calda, tra i ricordi del vento del Chianti Classico e del sole e del mare di Napoli.