Lo chef Marianna Vitale a Casa Lerario: il Sannio ospita i Campi Flegrei

Per l’ultimo appuntamento della rassegna A pranzo con lo chef, Pietro Lerario, patron di Casa Lerario a Melizzano (BN), ha ospitato Marianna Vitale, chef del ristorante Sud a Quarto Flegreo.

Nato nel 2009, primo ristorante nei Campi Flegrei ad essere insignito nel 2011 di una Stella Michelin, Sud offre una cucina di mare contemporanea con forti contaminazioni della tradizione e utilizzo di ingredienti territoriali pur non sempre convenzionali. Come gli anemoni di mare che Marianna ha scoperto durante un’immersione e introdotto in alcune delle sue ricette.

Cucina di carattere quella della chef Vitale; nella sua trasferta sannita ha proposto alcuni piatti signature registrando il tutto esaurito per oltre cento coperti.

Ad accompagnare il percorso di degustazione, i vini dell’azienda Cautiero, piccola realtà a conduzione biologica di Frasso Telesino, versante sud-ovest del Taburno, con una produzione media di circa 20 mila bottiglie l’anno. Fulvio Cautiero e la moglie Imma Cropano ci hanno raccontato le etichette e la loro avventura enologica – fatta anche di sperimentazione –  nata ex-novo nel 2002, con la prima vendemmia nel 2007.

Cifra stilistica l’abbinamento tra gli ingredienti iconici usati in cucina Sud con i prodotti di Casa Lerario.

L’evoluzione del ragù a Napoli è l’entrée sfiziosa che presenta in quattro consistenze diverse, corrispondenti a quattro fasi di cottura diverse, la salsa usata per il più celebre sugo partenopeo: dall’ora zero della passata cruda fino alla densa concentrazione delle ore dodici, attraverso intervalli di quattro ore. Il risultato è una piccola tavolozza di quattro sfumature di rosso, da degustare prima singolarmente, per cogliere diverse consistenze e gradi di acidità, e poi in un’unica cucchiaiata per apprezzare la sinfonia di sapori.

Forse non tutti sanno che le ostriche in epoca romana erano coltivate nell’area flegrea: Marziale e Giovenale parlano delle pregiate bivalve del Lago Lucrino, mentre è a Ferdinando IV di Borbone, nella seconda metà del XVIII secolo, che dobbiamo il ripristino di questa coltura nel salmastro Lago Fusaro. È invece recente l’interesse che sta riportando nei Campi Flegrei la coltivazione di questo mollusco, che entra quindi di diritto nel menù di Marianna. Nella sua versione alla brace, con tequila alla vaniglia e fragole, diventa un originale amuse-bouche, in cui la forte tendenza sapido-iodata del mollusco viene ingentilita e domata.

Èggàs Falanghina frizzante IGT Campania 2022 ha accompagnato i primi due piatti. Vendemmia 2022 per l’80% Falanghina e il resto suddiviso tra Fiano e Greco, fa macerazione sulle bucce per quattro giorni e rifermenta in bottiglia. Non chiarificato per scelta, ha sentori di mela verde e biancospino, dal sorso fresco e intrigante con chiusura amaricante tipica della mandorla fresca, che ben si abbina alle prime due proposte a tavola.

La pasta non poteva mancare nel menù di Marianna Vitale. Gli spaghettoni anemoni di mare, carciofi e limone, concentrato di gusto e inaspettata ricercatezza, omaggiano il limone, ingrediente così caro a Marianna. Infatti il bistrot da lei aperto nel 2022 all’interno di Villa Avellino a Pozzuoli si chiama proprio Mar Limone – Bar, Cucina & Acidità. Una pennellata cremosa ed il giro di forchetta completo nel piatto ci conquista subito, per il connubio tra tendenza dolce e acidula misto all’intensità persistente e minerale delle alghe, accompagnate dalla bevuta voluminosa di Fois Falanghina IGT Campania 2023, dai sentori succosi di pera e albicocca con vena agrumata.

La polpessa alghe e scarole è l’ultima portata prima della chiusura, ancora una volta tributo al mare elevato all’ennesima potenza, abbinata con Piedirosso IGT Campania 2020, dalla beva snella e non impegnativa. Fulvio ci racconta delle difficoltà – ben note ai viticoltori campani – sia nella coltivazione che nella vinificazione del Piedirosso. L’annata che degustiamo è ancora completamente fermentata e affinata in acciaio, ma Fulvio anticipa per i prossimi millesimi l’utilizzo di anfora marchio Tava.

Il dolce è uno dei classici dello chef: crostatina meringata, arancia e cioccolato. In abbinamento il Liquore Fondente ai Cinque Sensi di Alma de Lux, servito nel micro bicchiere al cioccolato: un bonbòn liquido al gusto di cannella, arancia, mandarino e peperoncino che accompagna fino all’ultimo morso e suggella il termine della degustazione con finale di bocca asciutto e pulito.

CASA LERARIO

Contrada Laura 6

82030 Melizzano (BN)

Ristorante SUD

Via Santissima Pietro e Paolo 8 80010 Quarto (NA)

Passato, presente e futuro nei vini dei Campi Flegrei

Non capita tutti i giorni di trovarsi seduti a fianco di Vincenzo Di Meo, patron  de La Sibilla Vini, durante una degustazione alla cieca di Falanghina e Piedirosso dei Campi Flegrei e apprezzarne l’impegno e la cura nel riconoscere alla cieca vini di cantine “concorrenti”.

È quanto accaduto a Passato, presente e futuro dei vini flegrei, una fotografia sullo stato dell’arte di questo areale a trent’anni dalla DOP. L’evento, organizzato lo scorso gennaio dalla Condotta Slow Food Campi Flegrei, ha visto coinvolti la Slow Wine Coalition e alcuni vignaioli produttori del territorio. Il fiduciario della condotta Campi Flegrei, Cosimo Orlacchio, ha fatto gli onori di casa; Elena Martusciello in un prologo appassionato ha ricordato la figura del cognato Gennaro e il suo ruolo pionieristico nell’enologia non solo del territorio flegreo ma della Campania tutta. Alessandro Marra, responsabile Campania Puglia e Basilicata per la Guida Slow Wine, ha moderato gli interventi di produttori, stampa e professionisti del settore.

Dieci i vini in degustazione, cinque da uve Falanghina e cinque da Piedirosso, declinati in diversi millesimi che, lungi dall’essere esaustivi nel racconto di un territorio, hanno piuttosto acceso spunti di riflessione tra i produttori presenti in sala. Il filo che ha intessuto la trama dell’intera serata è stata infatti la ricerca dell’identità territoriale attraverso i suoi vitigni principe e la visione del futuro prossimo per la denominazione.

La prima batteria di vini falanghina dei Campi Flegrei ci ha fatto viaggiare dal 2021 indietro fino al 2016. Punto di coerenza fermo per tutti i calici il carattere salino minerale, che, nelle diverse sfumature di ciascun vino, si esprimeva in alcuni bicchieri con maggior verticalità di palato, in altri con più succosità.

“Un filo conduttore che parla di riconoscibilità, pur mantenendo ognuno le proprie caratteristiche”, ha commentato Vincenzo Di Meo.

Più articolato invece il quadro dei cinque vini a base Piedirosso che, ancor più della Falanghina, può essere considerato il vitigno identitario dei Campi Flegrei. Possiamo leggere in questa varietà di espressioni la complessità del vitigno sia a livello agronomico che enologico.

Cinque calici, cinque vini completamente diversi, giocati tra varie gradazioni, dalle succose note fruttato-floreali fino alle nuance più terrose e ferrigne. In questo caso il tratto distintivo è determinato dalle caratteristiche stesse del piedirosso, da cui derivano vini di grande bevibilità, leggerezza alcolica e moderata tannicità, che attraggono il sorso già a partire dalle sfumature rubino o carminio brillante. Caratteristiche che rendono il piedirosso dei Campi Flegrei un vino contemporaneo e quindi, a ragion veduta, si rende necessario un’opera di promozione uniforme. In tal senso è intervenuta anche Mariangela Scotti, Presidente Associazione Ristoratori Flegrei che ha posto l’accento sull’importante lavoro di “localizzazione” di molte carte dei vini.

Le annate presenti di piedirosso andavano dalla 2021 alla 2015.

“È stata una sorpresa. Si tratta di poche bottiglie che non erano nate con l’intenzione di durare nel tempo”, ha parlato così Salvatore Martusciello del suo Sette Vulcani 2017.

Commento che porta a una riflessione ulteriore: la valutazione se uscire sul mercato a due anni dalla vendemmia.

Infine un punto è emerso con chiarezza da più voci: l’esigenza di fare squadra per consolidare e posizionare in maniera ferma l’immagine del territorio. Tuttavia la coesione necessaria a emergere la intravediamo già nel confronto condiviso, fatto non solo di parole ma di gesti concreti, come quello di assaggiare e riconoscere alla cieca i vini dei propri vicini di vigna.

Non possiamo dunque che condividere le parole di Cristina Varchetta di Cantine degli Astroni: “Con questa degustazione, una delle più belle sotto il profilo della longevità, i Campi Flegrei hanno raggiunto la maggiore età. In ogni calice il territorio è presente nella sua pienezza e interezza. Affermare il territorio Campi Flegrei è la strada da percorrere, come fatto da tempo in altri comparti vinicoli, nazionali e internazionali.”

I VINI IN DEGUSTAZIONE E  I PRODUTTORI PRESENTI ALLA SERATA

A etichette coperte abbiamo apprezzato, insieme con i produttori:

Falanghina 2021 Il IV Miglio – millesimo che anticipa note evolute, intrecciate ai tipici caratteri citrini

CRUna DeLago 2020 La Sibilla – esprime finezza nei sentori olfattivi e sorso equilibrato di freschezza agrumata

Vigna Astroni 2019 – di chiara impronta vulcanica e consolidata eleganza

Falanghina 2017 Agnanum – naso maturo e compiuto ma freschezza ancora prorompente

Falanghina 2016 Cantine Babbo – opulento con sprazzi balsamici

Vigna Solfatara 2021 Iovino – profumato, scorrevole, giocoso

Piedirosso 2019 Contrada Salandra – compatto nei sentori di piccoli frutti scuri e macchia mediterranea

Terra del Padre 2018 Cantine del Mare – elegante, speziato, succoso

Sette Vulcani 2017 – Salvatore Martusciello – note empireumatiche calde e speziature avvolgenti

Piedirosso 2015 Mario Portolano – Scuro, terroso, intrigante

Campi Flegrei e Ischia, 2700 anni di cultura

Si è concluso il convegno organizzato dal Consorzio Tutela Vini Campi Flegrei e Ischia per i primi 30 anni della DOP e festeggiare per l’occasione, l’adesione di Bacoli all’Associazione Nazionale Città del Vino.

Unici al mondo, i Campi Flegrei, hanno origine da un processo laborioso e cruento, iniziato circa 50.000 anni fa e che nei quattro cicli successivi, ha generato quello che è l’attuale paesaggio. Siamo a Nord Ovest di Napoli, numerosi sono i bassi crateri vulcanici, da Posillipo a Cuma, sino ad arrivare a Lago Patria, attraversando rilievi ondulati e promontori in un’area di appena 65 Km quadrati, dove ovunque troviamo: rocce, pozzolane, pomici e lapilli, e poi fumarole, sorgenti termominerali e altre testimonianze di una terra tutt’ora inquieta, segnata dal bradisismo.

Dove si è svolto il convegno?

Nella Sala dell’Ostrichina dello splendido “Parco Borbonico Vanvitelliano del Fusaro”, che si sviluppa intorno all’omonimo lago nel comune di Bacoli, assunto oggi quale simbolo del territorio Flegreo. Questo splendido e storico luogo che ho avuto oggi il piacere di visitare, merita altrettanto un accenno. In origine, sotto il Regno degli Angioini, il lago del Fusaro era adibito alla macerazione della Canapa e, grazie al ristagno delle acque, l’ambiente circostante si arricchì di vegetazione divenendo ben presto luogo ideale per lo stanziamento di molti animali.

È così che, durante l’800, i Borboni realizzarono la loro residenza di caccia, un “Casino Reale”, oggi conosciuta come “Casina Vanvitelliana”, dotata all’epoca di un piazzale circolare per la sosta delle carrozze reali. Dalla fine del secolo ne fu modificato il disegno, trasformandolo nel giardino che possiamo ammirare oggi. Successivamente, le acque di questo lago sono state utilizzate per l’itticoltura e l’allevamento di mitili, importante risorsa commerciale. Oggi, il “Parco Vanvitelliano del Fusaro” accontenta tutti, un luogo dove amanti della natura, della storia e del relax si possono immergere nella sua bellezza poliedrica.

Il convegno

Folto e ricco l’elenco dei relatori voluti dal vulcanico Presidente del Consorzio Michele Marra: moderatore della mattinata il giornalista enogastronomico Luciano Pignataro, che da subito la parola al giovane Sindaco di Bacoli Josi della Ragione. In quanto flegreo e primo cittadino della comunità Bacolese, il sindaco ci manifesta la soddisfazione di ospitarci nel Parco Vanvitelliano, loro fiore all’occhiello per valore storico-culturale-paesaggistico e, da oggi, anche per l’enogastronomia: <<Il nostro territorio, nonostante non sia molto esteso, racchiude tante peculiarità e la storia tramandata dai Greci e dai Romani. Proporre Bacoli all’interno dell’associazione Città del Vino, è un riconoscimento a tutti coloro che quotidianamente lavorano per fare del nostro territorio un’attrazione, ma anche un impegno preciso per l’Amministrazione Comunale a far sì che tutti i comparti diano il contributo nel realizzare un progetto di sostenibilità, senza aggiungere ulteriori volumi ai terreni e alle produzioni, valorizzando ciò che la Natura ci ha regalato>>.

La parola a Michele Marra, felicissimo per i trent’anni della DOP:< Se in agricoltura tre decenni potrebbero sembrare un tempo breve, dal punto di vista commerciale, il tempo è davvero lungo. Le nostre cantine hanno fatto passi da gigante, tanto che molti vini flegrei sono premiati in contesti nazionali e internazionali. La nostra, è considerata una Viticoltura Eroica perché insiste su terrazzamenti di piccoli appezzamenti, dove la mano dell’uomo ha anche il compito di salvaguardia dai disastri ambientali, visti i fenomeni metereologici degli ultimi anni>.

La Viticoltura Eroica Flegrea citata dal Presidente del Consorzio consente l’intervento di uno di questi “eroi”: la dottoressa Colomba Iacono in qualità di piccola produttrice e Vicepresidente della Cooperativa Agricola Vignaioli Ischitani voluta dal presidente Andrea D’Ambra. <<Noi soci e piccoli produttori, facciamo tantissimi sacrifici per coltivare le vigne ereditate dai nostri genitori e che senza la Cooperativa a cui conferiamo le uve, avremmo sicuramente abbandonate. Il nostro lavoro ci inorgoglisce e ci fa sentire utili alla salvaguardia del fragile territorio. È così che la cura delle vigne rafforza i terreni, che potrebbero altrimenti franare se non consolidati dalle radici delle piante>>.

Per l’adesione di Bacoli all’Associazione Nazionale Città del Vino, non poteva certo mancare il Presidente Angelo Radica: <<Città del Vino è nata nel 1987 con lo scopo di sostenere i sindaci e i loro territori, proprio come successo per me, sindaco di Tollo, un piccolo comune abruzzese. Il sindaco di Bacoli potrà contare su di noi per interagire con il Consorzio, a cui la Comunità Europea, ha affidato un nuovo ruolo giuridico affinché aiuti l’Enoturismo a divenire il volano per promuovere oltre al vino, la storia, l’archeologia e il paesaggio dei Campi Flegrei. Se ci riflettete, il Turismo Enogastronomico, insieme ai Beni Culturali, sono le uniche forme di turismo che non hanno stagionalità>>.

Al termine del discorso è stato proiettato un video messaggio dell’Assessore Regione Campania per l’Agricoltura Nicola Caputo: <<In questi anni abbiamo fatto tanta strada. La Campania si è affermata come produttrice di vini di alta qualità. Dobbiamo essere consapevoli della forza dei nostri sistemi di produzione agroalimentare. Faccio i miei auguri a tutti di proseguire su questa strada>>.

Importante l’intervento del Professore di Diritto Amministrativo dell’Alimentazione e dell’Archeologia dell’Università Federico II di Napoli Daniele Maramma, che ha sottolineato quelle che sono le funzioni giuridiche ed economiche dei Consorzi di Tutela, nell’educare i propri iscritti inscritti a ragionare in modo collettivo, in collaborazione con le amministrazioni pubbliche, per usare l’Enoturismo come driver dello sviluppo del territorio.

Presenti anche coloro che operano sul territorio per la difesa dei diritti anche di noi consumatori: il Generale Ciro Lungo, Comandante CC Regione Campania, e il dirigente ICQRF (Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e della Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari) Campania Salvatore Schiavone: <<Il nostro è un Dipartimento del Masaf che verifica qualità e conformità alle denominazioni dei prodotti agroalimentari. Il Consorzio tutela anche il consumatore, che è il soggetto che spende. Proprio in riferimento alla sicurezza dei consumatori annuncio un’importante iniziativa del Consorzio di Tutela Vini Campi Flegrei e Ischia che, dal 1° marzo 2025, potrà apporre una fascetta consortile di controllo sul prodotto Dop. Si tratta di un valore dello stato che viene rilasciato alle cantine con Qr code per la tracciabilità. Il nostro Dipartimento verificherà l’autenticità delle fascette>>.

Ha chiuso i lavori l’Onorevole Marco Cerreto, Capogruppo Commissione Agricoltura Camera Deputati, delegato dall’assente Ministro Lollobrigida: <<L’adesione alle Città del Vino deve significare l’immersione non solo in un magnifico territorio, ma nel prodotto vino, quindi è la città, in tutti i suoi aspetti, che sceglie di connotarsi come ambasciatrice del vino. I vignaioli sono gli artigiani del paesaggio, ed è questo il lavoro che va narrato, il valore aggiunto in termini paesaggistici e rurali. Altrettanto non possiamo continuare ad assistere alle frodi sul Made in Italy, perché l’Italian sounding vale 24 miliardi di euro l’anno! A tal proposito il 1° ottobre 2024 abbiamo stanziato 66 milioni di euro per i consorzi su 100 progetti destinati a 30 paesi extra europei in cui i Consorzi dovranno recarsi e far comprendere la nostra vera cultura alimentare per non alimentare il mercato delle contraffazioni>>.

Una bella e interessante mattinata di lavori e prospettive, a cui ci auguriamo seguano i fatti, quelli ad opera di tutti, anche dei cittadini che ogni giorno fanno la loro parte. Al termine del convegno, grazie ad un banco di assaggi curato dal sommelier Pasquale Brillante, tutti abbiamo potuto assaggiare i vini delle cantine flegree e dell’isola d’Ischia, abbinando le proposte culinarie dello chef Michele Grande del Ristorante “La Bifora di Bacoli”.