Concludiamo con il racconto della giornalista Veronica Caprio, che si unisce a quello della collega Francesca Sepe, l’evento che ha tenuto banco in queste prime fasi d’autunno nella metropoli partenopea. Lo Sparkling Party come non l’avete mai visto nel calice!
Prendete una sera d’autunno, il Vomero, uno dei suoi salotti più eleganti, un chiostro illuminato, la musica, le luci, i calici che si riempiono e oltre cento etichette di bollicine arrivate da tutta Italia.
Aggiungete qualche special guest d’Oltralpe, più di trecento persone tra operatori del settore, giornalisti, degustatori e appassionati e una lunga teoria di bottiglie pronte a raccontare territori diversi.

Ecco, più o meno, il Falstaff Sparkling Party.
Per la prima volta Falstaff è arrivato a Napoli e ha scelto di farlo in grande stile.
Il Chiostro di San Francesco ha accolto una serata che aveva tutto quello che serve per trasformare una degustazione in un vero appuntamento: bollicine, naturalmente, ma anche musica, convivialità, incontri, masterclass e quella voglia tipicamente napoletana di fare festa.
Una prima volta in città che ha puntato subito sul glamour, ma senza dimenticare il contenuto.
Napoli brinda all’Italia delle bollicine
Quasi 40 cantine, oltre 120 etichette e un viaggio dentro la produzione spumantistica italiana che parte dal Prosecco e arriva al Trento DOC, passa dall’Alta Langa e dalla Franciacorta e si spinge fino allo Champagne.
Un piccolo atlante delle bollicine, insomma, arrivato a Napoli per una serata pensata per mettere insieme professionisti e appassionati.
Ed è proprio questa la cosa interessante.
Perché dietro una bolla c’è sempre un territorio.
Ci sono vigne, persone, metodi di produzione, storie familiari e modi diversi di interpretare lo stesso desiderio: quello di portare nel calice qualcosa che sappia raccontare da dove arriva.

Dalle montagne del Trentino alle colline dell’Alta Langa, dalla Franciacorta al Veneto, fino alla Francia.
Tanti territori, tante identità e una cosa in comune: la capacità delle bollicine di parlare a pubblici molto diversi.
E poi c’è la CAMPANIA che deve sempre farsi riconoscere.
Come? Con un uno spumante bianco Metodo Classico fatto di 100% Aglianico il Gioì Blanc de Noir dell’Azienda Agricola San Salvatore, nel Cilento, vicino Paestum.
Colore bianco luminoso e bollicine finissime.
Nato dal desiderio di realizzare uno spumante bianco col vitigno a bacca rossa per eccellenza del nostro territorio sua maestà l’aglianico. Un prodotto unico nel suo genere.
Al palato elegante, setoso e sinuoso, minerale e dal ritorno sapido.
Abbinamenti perfetti: marinato di mare, cruditè e latticini, ma anche prosciutto di Parma.
Affinamento interessante: fino a 36 mesi in bottiglia sui lieviti e poi 3 mesi dopo sboccatura. Insomma, anche sulle bollicine la Campania vuole decisamente dire la sua.

Dal mare di Cetara alla pizza a portafoglio
E poi arriva Napoli. Quella vera.
Ora, possiamo anche parlare per ore di Metodo Classico, Champagne, Franciacorta e denominazioni.
Ma siamo a Napoli.
E a Napoli il vino, prima o poi, incontra sempre qualcosa da mangiare.
E infatti accanto alle bollicine sono arrivate alcune eccellenze che hanno riportato immediatamente il calice verso il territorio.
Armatore ha portato a tavola i sapori del mare di Cetara con le sue alici.
Casa Iuorio ha raccontato la Campania attraverso la linea di conserve Stappa & Mangia, una cucina campana racchiusa nei barattoli.

Flamigni 1930 ha invece giocato con il dolce e il salato proponendo il suo Panettone nelle due versioni, tradizionale e salata.
E poi lei.
La pizza a portafoglio.
Perché puoi anche arrivare a Napoli con Champagne, Franciacorta, Alta Langa e Prosecco, ma prima o poi devi presentargli sua maestà la pizza.
E così la Margherita è stata preparata al momento dal pizzaiolo napoletano Salvatore Salvo, grazie alla collaborazione con Izzo Forni.
Una pizza calda, mangiata in piedi, piegata nel suo inconfondibile portafoglio.
Quando il territorio entra anche nell’organizzazione
A completare il percorso gastronomico anche i grissini stirati a mano de I Bibanesi e l’acqua minerale naturale Surgiva.

Italesse ha accompagnato le masterclass con i suoi calici, Wilog/IWS ha curato la logistica dell’intera giornata e il servizio delle degustazioni guidate è stato affidato ad AIS Campania.
Tanti tasselli diversi che, messi insieme, hanno costruito una giornata capace di tenere insieme il mondo professionale del vino e quello degli appassionati.
Perché una manifestazione di questo tipo non è soltanto una sequenza di degustazioni.
È anche un luogo dove ci si incontra.
Si conoscono produttori.
Si scambiano contatti.
Si parla di territori.
Si scoprono etichette che magari non avevi mai assaggiato.
E magari si torna a casa con qualche bottiglia in più nella lista dei desideri.
Perché il vino ha anche questo potere.
Fa incontrare le persone.
Una prima volta napoletana con il bicchiere pieno
Per Falstaff era il debutto a Napoli.
E forse non poteva esserci città più adatta per un appuntamento dedicato alle bollicine.
Napoli ha una naturale capacità di trasformare anche una degustazione in un’esperienza briosa.
Basta un chiostro, qualche luce, la musica giusta, persone che hanno voglia di incontrarsi e, naturalmente, qualcosa di buono da bere.
Il resto lo fa la città.

Il Falstaff Sparkling Party ha portato nel cuore del Vomero un pezzo dell’Italia del vino, mettendo intorno allo stesso tavolo territori molto diversi e mostrando ancora una volta quanto sia ampia e trasversale la cultura delle bollicine.
E alla fine, tra un calice di Franciacorta e uno Champagne, una pizza a portafoglio e un piatto di alici di Cetara, il messaggio è arrivato forte e chiaro.
Le bollicine non sono soltanto un brindisi.
Sono un modo per raccontare l’Italia. E Napoli, quando c’è da brindare, sa sempre come fare la sua parte.



Ornella Buzzone, la rivoluzione gentile del burger gourmet: al Public House di Caserta il panino è una storia da assaporare
Falstaff Italia a Napoli: molto più di uno “Sparkling Party” gastronomico
Trentino: Cantina Vivallis, storia di vino e identità
Roccaverano, il gusto autentico di una terra da scoprire
Da Bangkok a Sorrento: Bar Us, quarto al mondo per The 50 Best Bars, dietro al bancone di SHUB