Dalle cuvée in Magnum della storica Maison di Épernay al potenziale dell’Alta Langa DOCG, Falstaff Sparkling Party ha riunito al Chiostro di San Francesco al quartiere Vomero a Napoli oltre 300 ospiti, 40 cantine e più di 120 etichette. Una giornata che ha messo a confronto la tradizione francese e le ambizioni del Metodo Classico italiano.
La prima edizione napoletana dell’evento organizzato da Falstaff Italia è stata un successo. Una cornice suggestiva, con le arcate storiche affacciate sul golfo, ha ospitato oltre 300 partecipanti tra professionisti del settore, giornalisti e appassionati, insieme a più di 40 cantine e oltre 120 etichette. Un percorso che ha attraversato alcune delle principali espressioni della spumantistica italiana, dal Prosecco al Trento DOC, dall’Alta Langa alla Franciacorta, con una significativa incursione nella regione francese dello Champagne.

Il risultato è stato un confronto tra territori, metodi produttivi e sensibilità enologiche differenti, nel quale la dimensione conviviale non ha escluso l’approfondimento tecnico. A scandire il programma sono state tre masterclass, tutte esaurite, dedicate all’Alta Langa, a Champagne Boizel e a Ca’ del Bosco.
Alta Langa DOCG, la risposta italiana alle grandi bollicine
Il programma ha riservato spazio all’Alta Langa con la masterclass Il futuro del Metodo Classico italiano, guidata da Simon Staffler direttore di Falstaff Italia e Giovanni Minetti, presidente del Consorzio Alta Langa DOCG. Un appuntamento che ha riportato l’attenzione sul Piemonte e su una denominazione il cui carattere si fonda sulla vocazione delle colline, sulla raccolta delle uve e su tempi di elaborazione rigorosi.
L’Alta Langa DOCG comprende spumanti bianchi e rosati prodotti esclusivamente con il Metodo Classico, ossia attraverso la rifermentazione in bottiglia. Il disciplinare prevede che la base ampelografica sia costituita per il 90–100% da Pinot Nero e/o Chardonnay; per la quota restante possono concorrere altri vitigni non aromatici idonei alla coltivazione in Piemonte.

La zona di produzione interessa le province di Alessandria, Asti e Cuneo. I vigneti devono trovarsi in collina, a un’altitudine non inferiore a 250 metri sul livello del mare, in aree caratterizzate da condizioni adatte alla maturazione delle uve destinate alla spumantizzazione.
Un elemento distintivo è l’obbligo di indicare l’annata di raccolta delle uve. L’affinamento minimo previsto dal disciplinare è di 30 mesi sui lieviti per le tipologie spumante e spumante rosato e di 36 mesi per le versioni Riserva. Il tempo trascorso in bottiglia contribuisce allo sviluppo della complessità aromatica e della struttura, senza annullare il ruolo della freschezza, componente fondamentale dell’equilibrio di un grande spumante.
Tra le espressioni piemontesi del Metodo Classico, Marcalberto racconta una visione artigianale della spumantistica, costruita sulla valorizzazione del Pinot Nero e dello Chardonnay provenienti dai vigneti collinari delle Langhe. L’azienda di Santo Stefano Belbo adotta una filosofia produttiva attenta alla pressatura soffice e all’affinamento delle basi in legno, prima della rifermentazione in bottiglia e della lunga sosta sui lieviti. Una scelta che mira a preservare l’identità del frutto e a coniugare complessità e freschezza.

La gamma comprende diverse interpretazioni dell’Alta Langa DOCG, dal Millesimato al Blanc de Blancs, ottenuto da Chardonnay in purezza, fino al Nature, realizzato esclusivamente con Pinot Nero e senza solfiti aggiunti. Quest’ultimo, con un residuo zuccherino di 2,8 grammi per litro, si colloca nella categoria Brut Nature. Una pluralità di stili che dimostra come, all’interno della stessa denominazione, il Metodo Classico possa trovare espressioni differenti, mantenendo un saldo legame con il territorio e con il lavoro in cantina.
Le bottiglie e il valore del tempo
Tra le etichette segnalate da AIS Napoli nel resoconto della degustazione generale del Falstaff Sparkling Party figura la Riserva Pas Dosé Zero 140 di Enrico Serafino, espressione dell’Alta Langa che si distingue per un affinamento di 140 mesi sui lieviti, pari a undici anni e otto mesi.
Il dato rende immediatamente comprensibile quanto possa essere ampio l’orizzonte temporale del Metodo Classico. Un affinamento così lungo non rappresenta semplicemente un’attesa, ma un investimento produttivo che richiede selezione delle uve, gestione delle riserve, controllo delle condizioni di cantina e una visione precisa dell’evoluzione del vino.
Il confronto con Champagne Boizel diventa comunque particolarmente interessante proprio su questo terreno. Le due realtà appartengono a contesti differenti, con storie e disciplinari propri, ma condividono l’importanza attribuita alla rifermentazione in bottiglia e all’affinamento sui lieviti. È il territorio, insieme alle scelte di cantina, a determinare le differenze di stile che il degustatore è chiamato a riconoscere.

A catturare maggiormente la curiosità è stata la spettacolare bottiglia di Champagne Blanc de Blancs 2012 Brut Grand Cru Legras & Haas Magnum rappresenta un’interessante espressione della tradizione champenoise. Prodotto esclusivamente da uve Chardonnay, come suggerisce la dicitura Blanc de Blancs, proviene da vigneti classificati Grand Cru e si confronta con una delle sfide più affascinanti della spumantistica: preservare freschezza e tensione minerale, lasciando al tempo il compito di sviluppare complessità. L’annata 2012, particolarmente significativa per gli Champagne, aggiunge interesse a una bottiglia in formato Magnum, da 1,5 litri, il cui maggiore volume può favorire un’evoluzione più lenta rispetto al formato standard, a parità di condizioni di conservazione. Un vino che consente di approfondire il rapporto tra Chardonnay, maturità e capacità evolutiva, mettendo in luce una delle interpretazioni più raffinate del Metodo Classico francese.
Franciacorta e le altre anime della spumantistica
Anche i banchi d’assaggio hanno restituito un panorama articolato. Nel resoconto di AIS Napoli compaiono, tra le altre, le interpretazioni di Berlucchi, con la linea Vintage Nature, e Antica Fratta, con Essence Noir, accanto alla già citata Riserva Pas Dosé Zero 140 di Enrico Serafino. Etichette differenti per provenienza e impostazione produttiva, accomunate dall’attenzione alla qualità e al carattere del vino.
La varietà delle proposte ha mostrato quanto sia riduttivo parlare delle bollicine italiane come di un’unica categoria. Il Metodo Classico è una tecnica, ma il vino che ne deriva è il risultato di un insieme di fattori che cambiano da una denominazione all’altra e da un produttore all’altro.

Napoli, dove il vino incontra la cucina
Falstaff Sparkling Party non si è però esaurito nelle degustazioni. La proposta gastronomica ha accompagnato il percorso enologico con una selezione di specialità che ha dato spazio alla cultura alimentare campana.
Salvatore Salvo ha preparato al momento la Margherita nella versione “a portafoglio”, uno dei gesti più riconoscibili della tradizione popolare napoletana. Armatore ha portato i sapori del mare di Cetara, mentre Casa Iuorio ha proposto le conserve della linea Stappa & Mangia. A completare l’offerta, i panettoni milanesi Flamigni e i grissini artigianali de I Bibanesi.
Il dialogo fra vino e cucina ha aggiunto una dimensione concreta alla degustazione: le bollicine non soltanto come protagoniste dell’aperitivo o delle occasioni celebrative, ma come vini capaci di accompagnare un pasto e confrontarsi con consistenze, sapidità e intensità differenti.
Oltre il brindisi, una cultura del vino
La prima edizione napoletana di Falstaff Sparkling Party ha dimostrato come una manifestazione dedicata alle bollicine possa unire divulgazione, confronto professionale e convivialità. Il successo di pubblico e il tutto esaurito delle tre masterclass confermano l’interesse verso un settore nel quale la competenza tecnica si accompagna sempre più alla curiosità dei consumatori.
Champagne Boizel ha portato al centro della scena il valore di una storia familiare e di uno stile costruito nel tempo. L’Alta Langa ha mostrato, attraverso il proprio disciplinare e le sue interpretazioni più ambiziose, le possibilità di crescita del Metodo Classico italiano. La Franciacorta ha completato il quadro con una delle espressioni più riconoscibili della spumantistica nazionale.
In una città che ha fatto della tavola un linguaggio di identità e accoglienza, il vino ha trovato una cornice capace di valorizzarne tanto il piacere quanto la cultura. Perché una grande bottiglia contiene il luogo da cui proviene, il tempo che ha attraversato e le scelte di chi l’ha prodotta.



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