vincenzo michele sellitto

Vincenzo Michele Sellitto e il suo suolo “vivo”

Gli scienziati si dividono in due categorie: quelli che studiano la propria materia da ogni angolazione, con professionalità e meticolosità, e quelli che vanno oltre, scavano fino all’essenza stessa della materia, si mettono a sua disposizione e ricercano con essa un rapporto di scambio reciproco, simbiotico, quasi intimo. Vincenzo Michele Sellitto, agronomo italiano di riconosciuta fama internazionale, appartiene senz’altro a quest’ultima.

Oltre a insegnare come professore associato nella Universitatea de Stiinte Agricole si Medicina Veterinara in Romania, ricoprire il ruolo di Project Leader presso Biolchim spa, ottenere premi e riconoscimenti di alto livello, essere co-autore di un brevetto e firmare numerose pubblicazioni, nel tempo si è distinto in campo nazionale e internazionale per i suoi studi relativi al Suolo e alle Tecnologie per lo sviluppo e l’innovazione sostenibile in agricoltura, divenendo una vera e propria eccellenza italiana nel mondo.

Parlare con il professor Sellitto del suolo e della cruciale importanza che ricopre nella sostenibilità è a dir poco affascinante. Lo descrive come un essere vivente a tutti gli effetti, capace di respirare ed evolvere, ma anche di soffrire e ammalarsi, proprio come noi. Per Sellitto il suolo è, appunto, vivo.

Più che mai convinto del ruolo fondamentale che la cura del suolo ricopra nella sopravvivenza del nostro pianeta, Vincenzo Michele Sellitto è impegnato in moltissime attività di sensibilizzazione, rivolgendo le sue riflessioni sia ad un pubblico di esperti operatori del settore che, più in generale, a chi è desideroso di fare la sua parte nella tutela dell’ambiente. A questo proposito, oltre ai frequenti webinar che organizza sul territorio, ha pubblicato due libri: I microrganismi utili in agricoltura (2020) e Microalghe (e cianobatteri). I microrganismi fotosintetici in agricoltura (2021).

Flos Olei 2022, Mennella primo tra i best del mondo

L’uomo che sussurra alle olive, è il caso di dirlo, è Mennella che quest’anno conquista il primato per la guida Flos Olei, strumento di divulgazione delle eccellenti realtà produttive dell’olio extravergine di oliva, in tutto il mondo.

La zona compresa tra gli Alburni e il Calore è un’intera macchia verde: chiunque provasse a censire il numero degli ulivi si sentirebbe come un folle che prova a contare i granelli di sabbia, anche su una sola mano. Ci troviamo in un panorama suggestivo, dove si incontrano i venti, dove lo Scirocco lambisce gli Alburni e, tornando indietro, si unisce alle correnti fredde dell’Irpinia.

Le pale eoliche sono diventate di certo futuristiche, sembrano dei robot che dall’alto controllano tutto e che si ergono su un gigante buono, una piccola chiesa. Piccola solo di dimensioni, in realtà alimenta lo spirito di chiunque si fermi misticamente a contemplarla: ospita la statua lignea di una Madonna, quella dell’Ulivo. Da qui ha inizio un progetto interessante. Antonino Mennella e la compagna di vita Annamaria ogni anno fanno un piccolo miracolo, trasformando piccole Drupe in oro verde.

Compiti ben divisi: il braccio e la mente. Annamaria è il braccio e Antonino è l’anima, così come lo definisce proprio lei. Antonino Mennella è del resto ben noto per il suo attento lavoro, tutto l’anno gira tra le sue creature, come il medico condotto di un tempo girava tra i suoi pazienti per controllare lo stato di salute. Parla con le piante, ne riconosce le voci e solo quando l’equilibrio naturale lo consente, comincia l’attività nel suo piccolo laboratorio: un frantoio a due fasi. La Signora delle Drupe si occuperà di questa preparazione, un lavoro di squadra artigianale che sembra una danza. Seleziona le olive, con attenta analisi, scartando ancora manualmente tutte quelle che potrebbero compromettere il risultato. È un ritratto di amore: scrutano dal piccolo oblò le olive frante che girano lente nella gramolatrice, fino a raggiungere il separatore.

Così come un sacerdote tira fuori dal Tabernacolo le ostie per il sacramento della Comunione, ripetendo il miracolo di Cristo, così da quel piccolo incavo si manifesta un miracolo naturalistico, l’oro verde acquista luce. Questa è solo una piccola parte di un racconto più ampio, che avremo il piacere in seguito di raccontare in tutte le sue fasi. È la passione ad animarlo ed è il vero motivo per cui quest’anno Mennella vanta l’ennesimo riconoscimento, tra una selezione di 500 oli eccellenti provenienti da tutti i continenti. L’Itran’s di Mennella è l’olio dell’anno per la Flos Olei.

Pomodama: dove il pomodoro è protagonista

La Campania è una regione ricca di unicità, soprattutto nel settore agroalimentare. Sono molte le zone divenute famose anche grazie a prodotti tipici che riescono a proliferare per merito delle proprietà della terra su cui crescono. Non fa eccezione il pomodoro lampadina, un’esclusiva dell’area di Castellammare di Stabia, coltivato dall’Ottocento e ancora oggi come tradizione vuole dalla famiglia D’Auria, proprietaria dell’azienda agricola Dama.

Il profondo rispetto per questo prodotto, divenuto un’eccellenza italiana, ha radici lontane: una tradizione che si tramanda da generazioni, che rimane viva nei ricordi di chi da bambino giocava ad aiutare gli adulti nel processo produttivo e che, oggi, quel processo lo segue in prima persona e con lo stesso amore. Le rotazioni colturali, la concimazione naturale, l’autoriproduzione dei semi, la raccolta a mano e la totale assenza di correzioni con acido citrico fanno del “lampadina” un pomodoro unico, 100% bio e dal sapore inconfondibile.

Nella tenuta Dama il tempo sembra scorrere più lento, volutamente. Come scandito dal ritmo con cui maturano i pomodori. Perché la bontà non può nascere dalla frenesia, ma richiede attesa e pazienza. Una filosofia che la famiglia D’Auria raccomanda anche a tavola, perché utilizzare prodotti naturali e di qualità fa bene alla salute. In fin dei conti, siamo ciò che mangiamo.