Alta Langa DOCG a Roma – Terza edizione: 47 produttori, zero compromessi

Palazzo Brancaccio, su Via Merulana, è una scelta che non è mai neutrale. Araldo del Barocco romano, costruito per i ricevimenti dell’Ottocento, diventa per la terza volta cornice dell’Alta Langa DOCG e del suo Consorzio.

Il messaggio è esplicito: le Langhe non si raccontano solo col Barolo e col Barbaresco. Esiste un’altra eccellenza, in declinazione spumantistica, che merita Roma e merita Palazzo Brancaccio. L’11 maggio è stato il giorno di ben 47 produttori e oltre 115 etichette in degustazione. Un percorso strutturato per altitudine, esposizione e marcatori del sottosuolo — lungo le province di Asti, Cuneo e Alessandria, tra i 400 e gli 800 metri s.l.m. — con confronti mirati con Trento DOC e Franciacorta DOCG e un breve sguardo all’Oltrepò Pavese: riferimenti utili, non minacce all’identità della denominazione.

Il disciplinare è rigoroso: sole due varietà ammesse, Pinot Nero e Chardonnay. Entrambe alloctone per origine, entrambe naturalizzate in circa un secolo sulle coste ripide delle Langhe, grazie all’eredità geologica dell’antico Bacino Triassico piemontese: dense stratificazioni di fossili, marne — tra cui le celeberrime marne blu di Sant’Agata, culla ancestrale del Nebbiolo — calcari e argille. Terroir che non perdona approssimazioni e non regala nulla gratis.

La Morra: il versante aperto al Tirreno.

Il punto di partenza è La Morra, esposizione a Sud, correnti tirreniche liguri, argille e marne blu con inserti sabbiosi. Brandini porta in degustazione l’Alta Langa DOCG 655 Blanc de Blancs Brut 2021: Chardonnay in purezza, bollicine numerose e delicatissime, olfatto ampio di bianchi, miele e crosta di pane. Un liqueur de tirage proprietario — e dichiaratamente riservato — aggiunge croccantezza, agrume di lime, frutta secca. Finale lungo, mineralità salina che racconta il vento del mare. Tipico, identitario, senza elementi superflui.

Barolo: la cooperazione come metodo.

Nel cuore delle Langhe, Vite Colte rappresenta 180 cantine associate in un progetto di qualità che non ammette compromessi né sulla selezione delle uve né sulla tecnologia di cantina. L’Alta Langa DOCG 600 Pas Dosé 2021 — 80% Pinot Nero, 20% Chardonnay — si distingue per finezza al palato, lungo il finale di note minerali e fumé. Classe solida, senza ostentazione.

Serralunga d’Alba: calcare e potenza verticale.

Serralunga è geologicamente un mondo a sé: più calcare, più fossili, meno argilla. Le Sabbie di Diano e le presenze ferrose esaltano l’acidità e il pregio dei vini. Ettore Germano è una casa vinicola celeberrima per il Barolo, porta un Alta Langa DOCG Riserva Blanc de Noir Pas Dosé 2017: Pinot Nero in purezza, 65 mesi sui lieviti, colore paglierino con riflessi ramati, salino, con pompelmo rosa e richiami ferrosi di grande originalità. Equilibrio notevole, lunghezza agrumata che imprime memoria. Franciacortino per ispirazione, piemontese nell’esecuzione. Distinzione netta.

Diano d’Alba: quasi cent’anni di metodo classico.

Fratelli Abrigo, cantina quasi centenaria, formata alla Scuola Enologica d’Alba, propone l’Alta Langa DOCG Sivà 60 Mesi Riserva Pas Dosé 2013: Chardonnay in purezza, complessità aromatica immediata — cedro, arancia, lemongrass, mela, ananas — poi la sorpresa di una nocciola che irrompe e spinge la boccata. Struttura, sapidità, persistenza lunga. Non fa rimpiangere i migliori Trento DOC.

Perletto e la pulizia del Pas Dosé.

Da Serralunga verso l’Alto Monferrato, Garesio costruisce il suo Alta Langa DOCG Pas Dosé 2021 con Pinot Nero in purezza, 36 mesi sui lieviti — il minimo da disciplinare — e sboccatura senza liqueur de tirage, usando solo una riserva dello stesso spumante. Perlage fine e persistente, sentire di pane all’olfatto, sentori vegetali di tiglio, mandorla, pesca, susina. Al gusto, gesso, cremosità crescente. Grande come un Franciacorta senza complessi.

Alto Monferrato: cento mesi e storia scritta.

Banfi chiude il percorso con autorevolezza storica: fu tra le sette aziende piemontesi che nel 1990 avviarono il Progetto Spumante Metodo Classico in Piemonte, contribuendo all’ottenimento della DOCG nel 2008. Il Banfi Alta Langa DOCG Cuvée Riserva Aurora 100 Mesi 2019 è il punto d’arrivo logico di questa narrazione: 100 mesi sui lieviti, blend di Pinot Nero (minimo 70%) e Chardonnay, fusione austera ed elegante di brioche, agrume candito, vaniglia e nocciola, con una cornice di lievito finissima. Gareggia con i Trento DOC più noti. Non perde.

Al prossimo anno, allora. Le Langhe hanno molto ancora da dire — e Roma, evidentemente, sa ascoltare.

Immagine di Adriano Romano

Adriano Romano

Adriano Romano, Sommelier FIS/WSA e Master PoliMi, editor di pubblicazioni in USA e Italia sull’arte e sul commercio dei vini italiani. In costante oscillazione tra i due continenti dell’Occidente, vive in prima persona e racconta le storie dei territori e dei produttori che animano la comunità internazionale degli enofili contemporanei.

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