SKOK, “scocca” l’amore in Collio

Sanno bene gli illuminati viticoltori di quanto sia importante e fondamentale la presenza di un bosco a delimitare i vigneti. E’ fonte di umidità e di biodiversità, attuando una naturale filtrazione e purificazione dell’aria.

Da Skok, a meno di 400 metri dal confine sloveno in località Giasbana nel comune di San Floriano del Collio, Orietta, titolare dell’azienda vinicola assieme al fratello Edi, figli di Giuseppe, del bosco ne sono perfino immamorati, tanto da mancargli nelle escursioni presso altri colleghi fuori dalla loro regione.

La serenità di cui ho già menzionato in precedenza parlando del Collio, qui si compie e impera, poichè s’unisce a quella di chi produce il vino. I due fratelli e il figlio diciannovenne di Edi che abbiamo conosciuto nel press tour organizzato dal Consorzio del Collio, Nikolaj, apicoltore fin dall’età di dieci anni e mezzo, mi sembrano felici d’esistere, del luogo che li ospita, e orgogliosi della scelta di una vita rurale. Orietta poi è empatica, perennemente sorridente, e sembra baciata da Pan quanda parla di animali e di natura.

Quande capitombolò la mezzadria, il cui passato è rimembrato da Villa Jasbinae, il palazzo nobiliare posto al centro della proprietà edificato nel 1480 dai baroni Teuffenbach dove si svolgono le degustazioni quando il tempo lo consiglia, Giuseppe (Pepi) Skok e suo fratello Armando con l’aiuto delle banche ne acquistano la tenuta. E’ il 1968 e parliamo di un ettaro di vigneto con cento alberi di ciliegio, prati e bosco, e l’uva qui prodotta assieme al suo mosto si vendeva ad altre aziende.

Dal 1991 Skok imbottiglia grazie a Orietta e Edi succeduti a Giuseppe, e possiede 18 ettari di terreno, dei quali 11 vitati e nessun desiderio di espandersi ulteriormente.

Sette sono le etichette prodotte per circa 50.000 bottiglie l’anno.

Nella tenuta albergano cinque vitigni: Sauvignon, Chardonnay, Pinot Grigio, Friuliano e Merlot come unico a bacca rossa.

I filari dei vigneti sono alternati tra inerbito e lavorato (che non tutti in Collio attuano), perchè è stato notato che dove tutto era coperto d’erba, quando arriva l’acqua degli acquazzoni estivi se ne va via prima che il terreno la possa assorbire, mentre è recuperata dall’altro filare affianco rasato.

E’ l’arancione il colore aziendale, dal sito web, alle t-shirt (NE VOGLIO UNA), dai cartoni del vino, alle etichette e capsule di esso con il restyling del 2015, e non poteva essere diversamente. Rappresenta la solarità, l’energià, l’entusiamo, l’amicizia, il divertimento, è il tono delle rivoluzioni pacifiche, insomma tutte caratteristiche che ho ravvisato in Orietta e chi gli sta vicino.

Abbiamo assaggiato tutti i vini prodotti dall’azienda: i quattro monovitigni che vinificano in acciaio, Collio Pinot Grigio 2024 (36 ore di macerazione sulle bucce e 6 mesi di riposo sui lieviti), Collio Chardonnay 2024, Collio Sauvignon 2024, Collio Friulano Zabura 2025 che proviene da un cru; il Bianco Pe-Ar 2024, un vino da tavola dedicato ai fondatori Pepi e Armando, assemblaggio di Chardonnay (55% di cui circa un quarto è fatto surmaturare sulla pianta e passato in barrique per undici mesi), Pinot Grigio (30%), Sauvignon (15%); e i due Merlot, il Collio Merlot 2023 che vinifica in contenitori in acciaio, il Collio Merlot Villa Jasbinae 2019, proveniente da un unico vigneto, con 18 giorni di macerazione e affinamento in barrique nuove e usate di più passaggi per quattro anni.

Tutti vini corretti e ben eseguiti, tuttavia se fossi costretto a sceglierne solo due, non ho dubbiche il primo e l’ultimo sono stati quelli che mi hanno maggiormente impressionato. Il CollioPinot Grigio 2024 per il suo vocato all’arancione aziendale, con agrumi, pompelmo dolce, frutta a polpa gialla, fiori bianchi, e per la freschezza, vivacità, beva e sapidità al palato; ricco ed elegante invece il CollioMerlot Villa Jasbinae 2019 maturato in barrique, con tannini setosi, morbidezza e beva, dominato da piccoli frutti a bacca rossa e scura, come la mora e il ribes rosso, un vino con ancora anni sulle spalle che regalerà emozioni in futuro.

Immagine di Pino Perrone

Pino Perrone

Classe 1964, si appassiona al vino a vent'anni fino a diplomarsi sommelier A.I.S. nel diciottesimo corso 1998/1999 a Roma. Specializzatosi sul whisky, ma amante anche di altri distillati, organizza per 10 anni il Roma Whisky Festival. Ha tenuto numerosi corsi e degustazioni sul distillato di cereali, ed è autore di articoli per varie testate, come ad esempio Bartales e Vinodabere sul whisky e sul vino. È stato giudice internazionale per lo Spirits Selection del Concour Mondial de Bruxelles, e International Sugarcane Spirits Awards. Amante di letteratura, cinema e musica spesso le utilizza per contaminare il suo racconto. Ha curato editorialmente quattro libri inerenti i distillati: le versioni italiane di "Whisky", "Iconic Whisky" e "Rum" di Cyrille Mald, pubblicate da L'Ippocampo, e "Il Whisky nel Mondo" per la Readrink.

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