A due passi dal fiume Isonzo, tra Savogna e Farra, in località Grotta, si trova la cantina di Colmello di Grotta (appunto), nella collina di Villanova.
Ma dove siamo, in zona dell’Isonzo del Friuli o in Collio? Perché ospiti del Consorzio Collio, dei suoi vini dobbiamo parlare.
La soluzione è molto semplice e oltretutto strana. Gli edifici dell’azienda vinicola si trovano nell’Isonzo del Friuli, ma salendo e mirando (parafrasando il poeta di Recanati) di una ventina di metri entriamo in Collio, poiché questi terreni hanno grande affinità con esso e in fase di definizione del disciplinare vi rientrò a farne parte, per di più nella tenuta un tempo vi scorreva il fiume a delimitare le due zone, il quale da indisciplinato ora si è spostato trecento metri più in là.
Per tale ragione a Colmello di Grotta i vigneti situati in Collio, rimanendo completamente circondati dai relativi dell’Isonzo, sono ritenuti, a torto, un fanalino di coda e la zona è bistrattata.

Ci importa poco, saranno i vini a parlare di qualità o meno.
L’azienda vinicola ha 21 ettari, dei quali 15 sono quelli vitati tra Collio e Isonzo equamente divisi, gli altri sono bosco (ottima notizia) e indagando abbiamo contato 13 etichette complessive (ma aumenteranno) per circa 35.000 bottiglie l’anno. E’ certificata bio dal 2018.
Colmello di Grotta non ha ancora un vino Collio Bianco, probabilmente accadrà il prossimo anno e sarà prodotto solo con uve autoctone, mentre i vitigni monovarietali per il Collio sono: Sauvignon (cloni del Sancerre), Chardonnay (da poco impiantato con cloni dello Chablis), Ribolla Gialla, Pinot Bianco, Pinot Grigio.
Colmello di Grotta nasce ufficialmente nel 1965, grazie a Luciana Bennati, veneziana innamorata di queste colline, e oggi la cantina è guidata dalle due generazioni successive: Francesca Bortolotto Possati, imprenditrice e interior designer, e sua figlia Olimpia che aggiunge alla passione del vino quella dell’arte contemporanea. In effetti, le belle etichette delle bottiglie nominate Coldigrotta, una crasi che rende il nome più scorrevole, sono interamente disegnate da un artista amico di famiglia, Alfonso Clerici, pittore genovese di fama internazionale che ha lavorato a New York tra la fine degli anni ’70 e i primi ’80, frequentando tra l’altro la Factory di Andy Warhol, il celebre atelier di centro di produzione culturale attivo dal 1962 fino a poco prima della sua morte. Del resto dimestichezza con l’arte i Possati l’hanno, sostenendo con passione l’arte vetraria veneziana, e tra i promotori e sostenitori della Venice Glass Week, dedicato festival internazionale che quest’anno ne compierà dieci.
Per la consulenza enologica in azienda ci si avvale di Daniele Michelet di Conegliano.
Come ci ha spiegato Roberto Ottogalli direttore della cantina, fino al 2015 per la maturazione del vino si usavano le barrique. Oggi si adoperano delle anfore in gres fatte a mano da cinque ettolitri, al fine di mantenere le caratteristiche del vitigno e del territorio, contenitori che si limitano ad arrontondare il vino, senza aggiungere le cessioni proprie del legno, o delle più comuni anfore di terracotta. I vini pertanto eseguono sia un affinamento serbatoi di acciaio, che in anfora per circa sei fino a dieci mesi con i loro lieviti, e poi sono blendati in percentuali differenti secondo tipologia e annata, in media il rapporto è di 70 a 30 a beneficio dell’acciaio.

Dopo la pandemia si è scelto di uscire dopo tre anni dalla vendemmia, pertanto la corrente è la 2022.
Di Colmello di Grotta abbiamo assaggiato i seguenti vini, con l’ausilio di Olimpia Possati e Roberto Ottogalli:
Collio Ribolla Gialla 2022 12%
Proviene dall’appezzamento di 1,28 ettari del vitigno in Collio e compie la maturazione in serbatoio di acciaio per il 70% e anfora per il 30%. Prima annata 2004.
E’ una Ribolla fresca, fruttata, e minerale con pietra focaia, e alcuni riferimenti alle erbe aromaatiche.
Al palato mantiene la freschezza e al contempo è grasso, glicerico e ampio, con un finale dove ritornano le note minerali e una decisa sapidità, e una lieve ma percepibile sensazione amarognola regalata dal vitigno.
Collio Pinot Grigio 2022 13%
Da cloni alsaziani, effettua la medesima vinificazione del precedente vino.
Un bel mix tra il gelsomino e il pompelmo caratterizza l’elegante espressione olfattiva, che poi s’impreziosisce con suggestioni di tè verde.
Al palato esce una nota morbida, caramellata, che ricorda la mou, e il frutto che accompagna a lungo il ricordo del vino, assieme a una spiccata salinità.
Collio Pinot Grigio (ramato) 2022 12.5%
Ramato è scritto tra parentesi perchè il disciplinare del Collio non prevede di indicarlo in etichetta. Per differenziare i due vini si è ricorso al colore della capsula. La vinificazione avviene solo in anfora dove la macerazione dura venti giorni, svinato e rimesso in anfora per circa un anno con continui bâtonnage. Grazie alla prolungata macerazione, portando via parte degli zuccheri che rimangono sulla buccia, si ottiene un grado alcolico leggermente inferiore.
Bien fait, fin dall’olfatto il vino conquista con le sue note di frutta secca, di fiori secchi, e di fruttato dove emerge il melone giallo.
Al palato è ampio, molto elegante e persistente nella coerenza delle note percepite al naso. Una profondità da distillato che ovviamente incontra il mio personale plauso.
Collio Ribolla Gialla macerata 2023 12.5%
Il vino, prodotto solo nelle annate in cui l’uva è perfetta, sviluppa l’intera maturazione in anfora, dove permane per due settimane sulle bucce con fermentazione spontanea, e sei mesi di affinamento. Senza aggiunta di solfiti aggiunti rimane un ulteriore anno in bottiglia. La produzione è di appena 666 bottiglie l’anno (noi abbiamo testato la n. 346).
Anche questo è un vino notevole, con una indiscussa fragranza declinata al balsamico. Credo di riconoscere la celebre pastiglia che per non citarne il nome dirò che è gommosa con note balsamiche a base di levomentolo e olio essenziale di eucalipto, tutta verde e di forma piramidale. Croccante e intrigante si correda anche di frutta gialla matura e susina.
Al palato ha le caratteristiche dei vini macerati, senza le note astringenti, ricordi di buccia di pesca gialla, e di albicocca succosa. Grande infine la persistenza.
(atto a divenire) Collio Pinot Bianco 2025 13% campione
Anteprima della prima vendemmia con bottiglia presa dalla vasca, che uscirà in questo mese di giugno. La vinificazione è essenzialmente in acciaio, con un piccolo passaggio in anfora. 1.300 le bottiglie che saranno prodotte da dieci ettolitri.
Attualmente all’olfatto gioca sui sentori floreali, con gelsomino, fiori di acacia e altri bianchi, e spezie fra cui il pepe bianco. Molto intenso e fragrante.
Al suo morbido palato esce invece il tono fruttato (e la rima non guasta) e ha un finale sapido e speziato. Da riprovare più avanti perchè si tratta, di un promettente inizio per un vitigno che amo in particolar maniera, in generale e su ciò che il Collio ha saputo esprimere in passato e ahimè poco nel presente.
Concludendo, ammetto che non conoscendo l’azienda e avendo alcuni personali pregiudizi, non mi aspettavo un granchè dai suoi vini.
Che bello che è stato, invece, sentirsi smentiti.
Non a caso i latini dicevano in vino veritas (sebbene si riferissero ad altro).
Au revoir.



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