Un’edizione davvero articolata quella di Vinitaly 2026 che riserva, da qualche anno a questa parte, colpi di scena imprevedibili. Quando tutto sembra scontato, con il settore fieristico in un momento delicato per via delle tensioni internazionali geopolitiche ed economiche, ripartire dalla semplicità e dalla cura del dettagliato è stata l’ennesima dimostrazione di saggezza stilistica del nostro comparto vitivinicolo.
Parlar male di quanto creiamo di buono è una cultura tipicamente nostrana, quella radicata al proprio orticello, all’invidia per il prossimo e all’autodistruzione. Un Vinitaly “in forma ridotta” non per tutti? Assolutamente falso, anzi. Un evento che ha visto la soddisfazione della stragrande maggioranza dei presenti, testimoniata in video ai nostri microfoni. Anche dai piccoli produttori, che hanno almeno avuto il respiro per poter parlare in serenità con i numerosi buyer presenti.


Di sicuro il vero scopo della fiera, tra le più grandi d’Europa assieme all’astro nascente Wine Paris, non deve mai perdere di vista il rapporto di fedeltà tra chi produce e chi vende. Per gli assaggiatori seriali ci saranno altri contesti dove poter sbizzarrire la fantasia; qui al netto del prezzo elevato del ticket d’ingresso e delle limitazioni negli eccessi, si parla la lingua del mercato. Comunque 90 mila presenze in quattro giorni sono egualmente un numero considerevole, fatto più di qualità e meno di quantità.


Ridisegnate le architetture di padiglioni e stand, alcuni accoglienti e di ottima fattura. Un immenso salotto enologico che ha visto la partecipazione attiva di numerosi consorzi di tutela, cooperativa vitivinicole, singoli produttori provenienti da ogni angolo d’Italia. E poi le masterclass a cui abbiamo partecipato, alcune esclusive ed uniche nel loro genere come quella sul confronto tra vecchie e nuove annate di Brunello di Montalcino grazie al presidente Giacomo Bartolommei del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino o la verticale dello storico Montepulciano d’Abruzzo Riserva “Caroso” di Citra, raccontata dalle parole sincere ed emozionate di Riccardo Cotarella, il guru dell’enologia italiana nel mondo.


Anche il Padiglione Campania ha detto la sua, con il presidente Tommaso Luongo di AIS Campania a presiedere soddisfatto i numerosi eventi tematici, dai bianchi vulcanici con la Master of Wine Cristina Mercuri ai grandi rosati descritti dalla giornalista e wine consultant Chiara Giorleo.


Il supporto silenzioso nel dietro le quinte dei sommelier e la classica accoglienza genuina che contraddistingue il meridione hanno fatto la differenza. Abbiamo dato voce anche a loro, il braccio operativo, i sommelier di servizio Andrea Cerino e Mino Perrotta: “essere qui a Vinitaly è per noi motivo di orgoglio. Possiamo fungere, attraverso il calice, da comunicatori dei territori d’appartenenza, un’esperienza adrenalica che ci aiuta a superare le tante ore di lavoro”. Conclude il capo servizio regionale Enzo Di Donna: “siamo una squadra fortissima perché perseguiamo un obbiettivo comune a favore del pubblico presente”.



Infine le storie, i volti di chi sta sui campi in attesa del raccolto che verrà. Chi offre il sacrificio quotidiano in cambio della libertà d’azione e dell’amore per la terra. I produttori intervistati nella nostra lunga playlist su youtube, anima indispensabile alla riuscita di Vinitaly, che sopportano crisi climatiche e di settore, rincari dei prezzi e posizionamenti globali difficili. Eppure alla lunga l’agricoltura resta sempre l’arma vincente per un Paese a forte vocazione come l’Italia. Vinitaly corre in avanti, ma noi di 20Italie saremo sempre dietro a sostenere idee, progetti imprenditoriali e iniziative visionarie di cultura e fatica contadina.



Vinitaly corre avanti (e noi di 20Italie scattiamo)
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