Nizza Docg: un grande lavoro di squadra portato avanti dai suoi produttori

Nizza Monferrato si distingue storicamente come un importante centro vitivinicolo nel Piemonte, con una tradizione che affonda le radici nel passato. Una lettera del 1609, scoperta dal dottor Arturo Bersano (studioso di storia piemontese e del Risorgimento), sottolinea l’importanza del vino Barbera prodotto in questa area, evidenziando come già all’epoca il suo apprezzamento fosse tale da meritare l’attenzione della Corte ducale di Mantova.

Il passaggio del Barbera da vino popolare a vino di alta qualità, un processo che ha avuto luogo nel corso del Novecento grazie anche alla figura di Bersano, è emblematico della capacità della regione di valorizzare le proprie risorse vitivinicole. Questo cambiamento ha permesso di elevare un vino che, pur avendo origini umili, è stato in grado di conquistare i palati più raffinati, tanto da essere servito in occasioni di prestigio.

L’area di Nizza Monferrato, delimitata dai fiumi Tanaro e Belbo e dal torrente Nizza, si presenta come un territorio vocato alla viticoltura, dove la Barbera è stato coltivata in purezza varietale per lungo tempo. Questa storicità e continuità nella produzione contribuiscono a conferire al vino un’identità unica, legata non solo al territorio ma anche alla tradizione e alla cultura locale.

L’evento organizzato da AIS Monza sulla Docg Nizza si è rivelato entusiasmante e arricchente, offrendo l’opportunità di approfondire un territorio (18 comuni intorno a Nizza Monferrato) dove il vitigno principe si esprime al meglio per potenza ed eleganza.

Questa piccola Denominazione – riconosciuta Docg nel 2014 – è un simbolo della tradizione vitivinicola piemontese, caratterizzata da una forte identità territoriale e da un’attenta valorizzazione della Barbera. I terreni argillosi e calcarei contribuiscono a dare vita a vini dal colore intenso, profumi complessi e una struttura tannica equilibrata.

Il Disciplinare prevede l’utilizzo esclusivo del vitigno Barbera sia nella tipologia Nizza che Nizza Riserva. Un’ulteriore selettività nei vincoli colturali ed enologici è data dalla possibilità di usufruire della menzione “Vigna”.

Alcune aziende presenti ed i relativi vini degustati

Cascina Guido Berta

Esempio di passione e tradizione vinicola, si trova a San Marzano Oliveto, areale riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Guido ha ereditato l’amore per la viticoltura dai suoi genitori, vignaioli esperti, e da oltre 25 anni si dedica alla gestione della cantina di famiglia. Sotto la sua guida, la produzione vinicola si è ampliata significativamente, oggi in listino ci sono 10 vini, tra rossi, bianchi, rosati e un vino spumante metodo Charmat.

Il suo Nizza DOCG parte dal colore rosso granato inteso, arricchito con riflessi violacei che ne evidenziano la vivacità. Al naso esprime un bouquet profondo e complesso, dove le note fruttate di ciliegia e prugna si intrecciano coi sentori di cioccolato. In bocca si presenta corposo ed armonico, con una gustosa esplosione di frutta rossa e una delicata nota di mandorla che aggiunge un tocco di eleganza, dal finale in armonia.

Canto di Luna Nizza DOCG Riserva, granato intenso, caratterizzato da riflessi brillanti. All’olfatto offre un profilo aromatico avvolgente e complesso: i piccoli frutti rossi si fondono con rimandi di cioccolato fondente. In bocca presenta una grande struttura dal carattere deciso. La morbidezza sorprendente e la complessa persistenza fruttata lo rendono un vino di grande eleganza.

Cascina la Barbatella

Attiva dal 1982 rappresenta da sempre un punto di riferimento per qualità ed eccellenza nella produzione vinicola della zona. La dedizione e la passione vengono espresse in ogni fase del processo, dalla cura del vigneto alla selezione delle uve, fino alla vendemmia. Il nome dell’azienda evoca l’origine della vite, la barbatella.

Nel primo anno di produzione del loro NIZZA Docg “VIGNA DELL’ANGELO” hanno ottenuto importanti riconoscimenti. Ed è proprio il Nizza DOCG Riserva “La Vigna dell’Angelo” che degustiamo, frutto di un’attenta selezione delle uve provenienti da vigneti storici piantati nel 1950. L’esposizione a Sud contribuisce a conferire al vino una straordinaria complessità e profondità. Al naso sprigiona aromi intensi di frutta matura, come prugne e ciliegie, accompagnati da sfumature speziate che evocano il pepe nero e la vaniglia. Vino che si distingue per una struttura equilibrata, dalla piacevole acidità che esalta un finale lungo e persistente.

Cantina Sociale Barbera dei Sei Castelli.

Il termine, “sociale”, esprime la passione di Noi vignaioli che operiamo insieme per il bene comune e la valorizzazione dei vini del territorio. Originariamente il nome della Cantina prese spunto dai sei comuni conferitori: Agliano, Castelnuovo Calcea, Moasca, San Marzano, Costigliole d’Asti e Calosso. Oggi troviamo anche altre zone di produzione, ottenendo un bacino più ampio ed una scelta maggiore.

Il loro Nizza Riserva Angelo Brofferio è dedicato alla figura di un intellettuale nato nel 1802 nell’Astigiano che si distinse per la sua opposizione alle politiche unitarie di Cavour. Il colore è di un brillante rosso rubino. L’olfatto ricorda note vegetali condite da frutti rossi; al palato è succoso con tannini vivaci e ottima struttura.

Michele Chiarlo  

Un’autentica istituzione dal 1956. Michele Chiarlo esprime l’essenza del Piemonte con i suoi 110 ettari di vigneti tra Langhe, Monferrato e Gavi. Il loro motto: la tradizione è un’innovazione consolidata. Valorizzazione dei grandi terroir utilizzando solo vitigni autoctoni; vinificazione esclusivamente di uve che provengono dai vigneti di proprietà; centralità del lavoro in vigna nel pieno rispetto dell’ambiente e della sostenibilità. Infine proiezione all’innovazione con il dovuto rispetto e riguardo della tradizione.

Cipressi Nizza DOCG, rubino intenso, sorprende per la sua finezza ed eleganza. Frutta rossa, ciliegia matura, lampone e note dolci di tabacco. Sorso fresco e morbido particolarmente piacevole, con una struttura ampia dal finale sapido.

Montemareto Nizza DOCG: rubino intenso e profondo dai riflessi violacei. Olfatto inebriato dai profumi di ciliegia, amarena e piccoli frutti neri. Qualche cenno speziato conferisce maggior complessità. Molto ampio in bocca, conferma l’olfatto con in aggiunta un tannino vellutato.

La Court Nizza DOCG Riserva una delle etichette più rappresentative della cantina. Affina per un anno in botti di legno e barrique. Colore rosso rubino, al naso frutta matura, spezie con note boisée. Sorso ampio e morbido con una vena fresca che rende la beva scorrevole.

L’Armangia

L’Armangia in dialetto piemontese significa rivincita, il loro motto è “non ci prendiamo sul serio, ma facciamo vini seriamente” La voglia di giocare e sperimentare che passa da un’agricoltura rispettosa nei confronti della natura, dalla responsabilità di chi lavora nei vigneti e di chi consuma i loro vini.

Titon Nizza DOCG rosso rubino alla vista con riflessi violacei, rimanda a profumi di fragola, viola, mandorla, vaniglia, preludio della pienezza e della buona acidità che si rivela in bocca. La vinificazione classica in acciaio è seguita dalla sistemazione in fusti di rovere, la parte finale dell’affinamento avviene esclusivamente in botte grande.

Vignali Nizza DOCG Riserva il colore rosso rubino profondo con unghia violacea indicativo della giovinezza del vino, si evolve verso la tonalità granata dopo alcuni anni di invecchiamento. Le note di frutti polposi come ciliegie e prugne, si mescolano a fragole e a sentori floreali di viola mammola. Ad arricchire il profilo aromatico la presenza di vaniglia e mandorla essiccata. In bocca è sapido e pieno, talvolta di buona acidità, nelle fasi giovanili con tannino lievemente astringente.

ANANTARA CONVENTO DI AMALFI GRAND HOTEL: FUGA DI PASQUA IN COSTIERA TRA GUSTO, RELAX E CULTURA

Comunicato Stampa

Dalla divertente caccia alle uova alle raffinate sorprese culinarie del ristorante Dei Cappuccini e agli esclusivi rituali benessere all’Anantara Spa, fino alle esperienze inedite alla scoperta del territorio

Amalfi, aprile 2025. Con l’arrivo della primavera, la Costiera Amalfitana si accende di nuovi colori e profumi avvolgenti: i vivaci fiori che sbocciano lungo la costa e il cielo azzurro annunciano il ritorno delle giornate di sole. In questa suggestiva cornice, Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel, che ha riaperto le porte il 12 marzo, èpronto a celebrare la Pasqua offrendo soggiorni all’insegna dell’eccellenza, tra esperienze autentiche, momenti di relax e imperdibili incontri gastronomici.

Si inizia con il primo appuntamento il sabato prima di Pasqua, il 19 aprile, con un pomeriggio dedicato a tutta la famiglia: dalle 16:00 alle 18:00, l’antico Chiostro prenderà vita e si trasformerà in un’oasi di divertimento per grandi e piccini. Giochi, attività creative e un colorato truccabimbi accompagneranno la visita speciale del coniglietto pasquale, che sorprenderà i piccoli ospiti con dolci e sorprese. L’evento è aperto anche agli esterni, regalando a tutti la possibilità di immergersi nell’atmosfera festosa della Pasqua in Costiera.

La domenica di Pasqua, il 20 aprile, si apre con una colazione speciale presso il Ristorante Dei Cappuccini, dove l’immancabile apertura delle uova di cioccolato renderà il risveglio ancora più dolce. A seguire, alle 11:00, l’atmosfera si riempirà di allegria con la tanto attesa Caccia alle uova nel giardino dell’ex Convento. Le famiglie vivranno un momento di puro divertimento alla ricerca delle uova nascoste, immersi nella quiete della natura, tra i colori del giardino in fiore e una vista spettacolare che si apre sul mare.

Per il Pranzo di Pasqua – dalle 12:30 alle 15:00 -il Ristorante Dei Cappuccini invita ad intraprendere un viaggio culinario, curato dall’Executive Chef Claudio Lanuto, che celebra la tradizione gastronomica del territorio, in un trionfo di sapori e aromi. Sulla terrazza panoramica, con il mare cristallino della Costiera Amalfitana che si estende all’orizzonte, si potranno gustare piatti tipici come fusilli napoletani con stracotto di agnello, maiale laccato al limone e dolci napoletani, il tutto accompagnato da una selezione di vini pregiati. Un pranzo indimenticabile, perfetto per condividere momenti speciali con i propri cari, aperto sia agli ospiti dell’hotel sia agli esterni.

Per chi desidera abbandonarsi a un momento di totale benessere, l’Anantara Spa, punto di forza del brand Anantara, propone trattamenti unici. Da segnalare, Il Citrus Bliss Rivitalizzante, che include un massaggio agli agrumi di Amalfi rigenerante, seguito da un trattamento viso per una pelle fresca e luminosa. In alternativa, l’offerta Energizzatevi e rilassatevi combina un rilassante scrub corpo con un massaggio antistress che allevia tensioni e ristora i sensi, preparando gli ospiti ad affrontare la nuova stagione con una nuova energia.

Non mancano, infine, le attività pensate per esplorare il territorio e conoscere la cultura locale:

  • “Pace & Bene” con Fra Marcus, momenti nei quali immergersi nella vita monastica insieme al frate del convento, esperto della filosofia Pace & Bene e profondo conoscitore dei segreti della struttura. Fra Marcus è a disposizione per offrire dettagli sul contesto storico durante le visite alla chiesa, al chiostro e alla Passeggiata dei Monaci [Su prenotazione – soggetta a disponibilità]
  • Amaro Masterclass al Bar Dei Cappuccini, un’immersione nei sapori storici, con l’opportunità di esplorare gli amari preparati dai monaci, utilizzando erbe coltivate nel convento e scoprendo le loro proprietà lenitive e digestive. Ogni degustazione sarà accompagnata da stuzzichini locali, per un’esperienza completa. [Su prenotazione – soggetta a disponibilità]
  • Easter Afternoon Tea al Bar Dei Cappuccini, una degustazione di selezionate prelibatezze tipiche della Pasqua, tra cui la tradizionale pastiera napoletana e specialità salate, il tutto accompagnato da un calice di bollicine per rendere il momento ancora più speciale. [Quando: ogni giorno, dalle 15:00 alle 17:00]

Per info consultare il sito https://www.anantara.com/it/convento-di-amalfi

Per prenotazioni contattare conventodiamalfi@anantara-hotels.com – +39 089 8736711

Note Stampa

Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel

Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel fa parte del portfolio europeo del brand Anantara Hotels & Resorts, del gruppo Minor Hotels. Situato in una delle destinazioni più famose d’Italia, in uno dei monumenti più iconici della Costiera Amalfitana – un ex convento dei Cappuccini del XIII secolo costruito a picco sulla scogliera – l’Hotel dista a soli 10 minuti a piedi dal centro di Amalfi e a circa 90 minuti di auto dall’aeroporto internazionale di Napoli. Un rifugio esclusivo, ideale per chi cerca una fuga di serenità e benessere, in un ambiente intimo e riservato, dove rigenerarsi in totale tranquillità. L’edificio, risalente a 800 anni fa, è stato sottoposto a un attento lavoro di ristrutturazione che ha preservato le caratteristiche storiche dell’edificio, tra cui il chiostro e la chiesa barocca, completa di altare in marmo e pavimento in maiolica. Della facciata sono stati attentamente conservati i materiali e i colori originali. Il design degli interni si ispira al convento e alla vita semplice e artigianale dei monaci che per secoli hanno abitato questo luogo, con materiali naturali – legni, pelli, fibre naturali e metalli preziosi, impreziositi da dettagli di lusso che contraddistinguono il brand Anantara.

L’albergo, con un totale di 52 camere e suite elegantemente rinnovate, ospita il ristorante gourmet Dei Cappuccini, curato dall’Executive Chef Claudio Lanuto, La Locanda della Canonica, l’Anantara Spa e una palestra panoramica all’aperto dotata di attrezzature all’avanguardia TechnoGym. Inoltre, la struttura vanta un’ampia terrazza con piscina a sfioro sul bordo della scogliera, offrendo agli ospiti una vista mozzafiato sul mare. Grazie al suo fascino unico e alla sua posizione straordinaria, Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel è anche una delle location per matrimoni più belle e ricercate della Costiera Amalfitana.

Per maggiori informazioni contattare:

Francesca La Rosa
Marketing & Communication Manager
Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel
E: f.larosa@anantara-hotels.com

Ufficio Stampa Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel

FCOMM via Pinamonte da Vimercate, 6 – 20121 Milano

Francesca Pelagotti: E-mail: francescapelagotti@fcomm.it

Lodovica Massarelli: E-mail: lodovicamassarelli@fcomm.it

Chiara Cortiana: E-mail: communication@fcomm.it

Vinitaly 2025: le considerazioni finali sulla Cinquantasettesima edizione

N.d.r. Cala il sipario sulla Cinquantasettesima edizione di Vinitaly, in uno dei momenti più difficili per il settore vinicolo. Chiudiamo la nostra rassegna stampa con i volti dei tanti inviati presenti, Alberto Chiarenza, Adriano Guerri, Ombretta Ferretto, Adriano Romano, Olga Sofia Schiaffino, che hanno narrato i mille volti della nota kermesse. A loro vanno le foto di rito finali ed i complimenti di tutta la redazione di 20Italie diretta dal sottoscritto Luca Matarazzo.

Tra le minacce di una guerra a colpi di dazi e la crisi che investe il comparto in maniera conclamata, la più grande manifestazione italiana del vino esce in forma smagliante e si conferma come uno dei principali eventi di settore del nostro paese, una vetrina di 180 mila metri quadri, per buyer nazionali e internazionali, ma anche semplici amatori.

La sensazione è quella di un Vinitaly meno affollato, ma con maggior qualità di presenze, sostenuto dai numeri: 97 mila presenza complessive in quattro giornate, un incremento del 33% di operatori esteri, specialmente dai mercati di maggior interesse per il nostro paese, Stati Uniti, Germania e Regno Unito.

Il format è stato quello consueto, con la macro divisione per Regioni all’interno delle Hall. Come ogni anno sono state organizzate le aree tematiche in padiglioni dedicati: veri e propri comparti nel comparto, come Micro Mega wine, lo spazio per le piccolissime aziende che fanno dei vitigni e dei vini rari il loro vessillo o Vinitaly Mixology, dedicato alla specializzazione di maggior tendenza del settore.

Gli eventi fuori salone, come Vinitaly and the City, hanno animato Verona prima ancora dell’apertura ufficiale della fiera, denotandosi con veri e propri momenti di intrattenimento e convivialità extra business. E poi tasting, masterclass, convegni, con ampi approfondimenti dedicati all’enoturismo sia a livello nazionale che regionale, a riprova dell’importanza sempre maggiore di questa voce nell’economia delle aziende vitivinicole.

I tanti anni di presenza al Vinitaly ci hanno testimoniato l’evoluzione e il cambiamento del mercato, eppure la sensazione che proviamo ogni volta che mettiamo nuovamente piede a Veronafiere è sempre la stessa: riuscire a toccare solo un’infinitesima parte di questo enorme palcoscenico sul quale si muovono grandi gruppi internazionali insieme a piccole aziende a conduzione familiare.

Entrare e camminare tra i padiglioni è conoscere e scoprire realtà emergenti al fianco di quelle ormai consolidate, prodotti e idee nuove per un mercato sempre più esigente, innovazione e tradizione che camminano di pari passo. E soprattutto incontrare le persone che determinano il valore del vino, la sua autenticità, e ne fanno prima di tutto centro di convivialità e aggregazione.

Muovendosi tra i vari stand raccogliamo entusiasmo, aspettative, ma anche una punta di leggero scetticismo nei confronti di questo evento, con un’unica grande certezza: le date della cinquattottesima edizione dal 12 al 15 Aprile 2026.

Vinitaly 2025: presentata in anteprima la mappa geoviticola di Montalcino

N.d.r. Lo studio delle zone nel mondo vitivinicolo ha acquisito rilevanza da oltre vent’anni, seguendo gli esempi francesi già dell’800. Parleremo approfonditamente della novità assoluta del Vinitaly 2025, nell’articolo a doppia firma di Adriano Romano e Ombretta Ferretto, inviati per 20Italie.

In Italia, dopo il Piemonte è stata la Toscana a muoversi velocemente nello studio dell’interazione vite-ambiente, mirando alla valorizzazione del territorio e della sua vocazione agricola. Non ci si ferma alle indagini pedologiche, agronomiche delle zone delimitate cartograficamente, ma si impiegano sistemi GIS (Geographic Information System) per catalogare i dati complessivi del territorio. Entra dunque in gioco la capillarità delle rilevazioni.

Il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino ha affidato a un team multi-specialistico la realizzazione di uno strumento ufficiale per raccontare i caratteri identitari del vigneto Montalcino. Con la oculata e sapiente guida di due esperti Master of Wine, come Gabriele Gorelli e Andrea Lonardi, insieme al coordinamento scientifico di Emilio Machetti (Copernico),  è stato compiuto il primo passo verso un sistema unico di rilevazione tra i più complessi esistenti al mondo.

Entrano in gioco diversi strati dello studio dell’ambiente, partendo dalla geologia  e dall’altimetria fino alla puntuale rilevazione climatica di media delle temperature, dell’andamento di piogge e venti, della capacità per ogni terreno di trattenere la ricchezza pluviale e moderare l’effetto delle cosiddette bombe d’acqua sempre più frequenti.

Il Presidente Fabrizio Bindocci un introdotto la mappa tridimensionale, spiccata trasposizione dei dati digitali, che non fa semplice zonazione nel senso “selettivo” francese, ma mira all’unificazione attraverso la ricomprensione analitica di tutti i caratteri del terroir ilcinese.

Tutte le 209 aziende produttrici di Brunello sostengono attivamente tale metodo, permettendo l’installazione di centraline di misurazione Netsens, in grado di funzionare integrando dati in tempi certi e coerenti, per una completezza di analisi momento per momento, che dia fluidità alla lettura dei dati e permetta previsioni puntuali. È questo uno standard di riferimento in corso di adozione anche da altri areali in Italia, la cui elaborazione nasce da una ricerca delle Università di Milano Bicocca e di Brescia.

Gabriele Gorelli (MW) presenta quindi i dettagli del lavoro svolto: <<La fase 1 che presentiamo alla stampa vedrà successivi passi a cadenza regolare. Cominciamo dal risultato di questo progetto: la mappa presenta tutte le informazioni su bordi di confine delle tenute, le loro dimensioni e il perimetro in dettaglio di ogni singola produzione. L’obiettivo è far emergere Montalcino come areale e la sua diversità. Sono annotate le altitudini e i dettagli pedoclimatici come l’orientamento dei vigneti e il loro drenaggio naturale riferito ai tre fiumi che abbracciano l’area di Montalcino. La rilevazione presenta anche l’origine geologica dei suoli e le loro specificità e diversità. A complemento, abbiamo il monitoraggio per l’intero anno delle temperature e delle piogge, con minimi e massimi e la media stagionale>>.

L’altro progetto che si accompagna alla mappa è Brunello Forma 2020,  che interagisce con la nostra mappa, un nuovo modello di valutazione delle vendemmie. Abbiamo iniziato con il 2014 valutando da 1 a 5 stelle a ogni annata e l’aggiunta di una sintesi di definizione che è sia contemporanea e sia generata tramite AI. 

Sono dati oggettivi, autorevoli e non autoreferenziati. Le serie storiche di dati acquisiti partono da 3 vecchie stazioni meteo, arrivando a 39 stazioni nel 2019, a 100 quest’anno e mirando ad un minimo di 209 entro il 2027.

Andrea Lonardi (MW) continua nel dettaglio del lavoro: <<Abbiamo integrato assieme diverse competenze, dai raccoglitori di dati ai viticoltori, ma il concetto è unico: studiare la relazione di elementi fissi come i dati geologici con gli eventi variabili rilevanti della meteorologia. L’elemento più variabile è però il vitigno stesso, il Sangiovese. Gli elementi meteo lo influenzano così tanto che nel progetto per noi è necessario misurare le variazioni per singolo podere, con l’obiettivo di ottenere la massima varietà di espressione>>. 

Da ultimo, vengono misurate la portata e le temperature dei fiumi che determinano l’areale: tali variazioni, poste in base alla direzione geografica nelle quattro macrozone N/E – N/W – S/E – S/W, rappresentano l’esposizione, altimetrologia, pedologia e la geologia.

Gabrielle Gorelli conclude: <<Giungiamo perciò  a una mappa diversa dal generico, poiché sovrappone gli strati e riguarda ai dati politici, come la densità degli abitanti per ogni punto specifico della mappa, elaborando le progressive mutazioni strato per strato e producendo una carta in 3D progressivamente aggiornata con regolari pubblicazioni. Ogni membro del Consorzio potrà inoltre presentare campioni da vasca — finora 57 per la vendemmia 2022 — consentendoci l’analisi chimica che misura l’impatto del clima sulle loro  caratteristiche organolettiche, più che la dimensione chimica del vino>>.

L’obiettivo dichiarato non è quello di creare una classifica dei migliori vini in confronto, come in altre zonazioni nel mondo, ma di promuovere le caratteristiche individuali di ogni vigneto nell’annata in corso e aiutare le correzioni di processo nelle vinificazioni di ogni produttore. Il team ha presentato, quindi, la definizione qualitativa per l’annata 2020 giudicata “Accattivante Brillante Succulenta”. Il 2020 infatti ha avuto un decorso stagionale caldo e soleggiato ma mai aggressivo. Questo andamento climatico ha prodotto vini attraenti e intriganti, bevibili sin da subito, caratterizzati da freschezza e vivacità, da un frutto nitido e preciso e dai tratti salini distintivi. La tensione tra succosità e integrità di frutto unita a tannini ben delineati e agili, ne ha determinato il carattere succulento.

La mappa sarà uno strumento unico e distintivo: unica, perché per la prima volta un territorio viticolo viene mappato attraverso un sistema che prevede più livelli di analisi. Distintivo perché riferendosi al territorio di Montalcino – un quadrilatero di base diciassette chilometri e altezza diciotto –  si propone di veicolarne l’unicità.

La seconda fase del progetto ha previsto il coinvolgimento di otto Master of Wine, tra cui Gorelli e Lonardi, che hanno valutato alla cieca un numero significativo di campioni di Brunello di Montalcino 2020 alla luce dei dati prodotti dalla mappa geo-viticola.

Al termine della presentazione, la degustazione ha interessato sei Brunello di Montalcino, provenienti da sei diverse aree del territorio, ognuna di esse “esposta” a elementi diversi della mappa geoviticola. Di ciascun campione, sono stati forniti oltre ai dati più canonici, come tipologia del suolo e altitudine, anche i dati relativi all’andamento atmosferico nello specifico sito: escursione termica giornaliera, livello di precipitazioni, picchi di calore e loro distribuzione durante la stagione vegetativa.

LA DEGUSTAZIONE

Il primo campione è stato il Brunello di Montalcino 2020 Ugolforte di Tenuta San Giorgio, azienda situata nell’angolo sud-est dell’areale a Castelnuovo Abate. Naso speziato e presenza definita di frutto e fiore scuro; al palato è gustoso, con sentori umami e chiusura sapida, uno dei tratti comuni di questa annata.

Brunello di Montalcino 2020 di Baricci proviene invece da Montosoli, a nord. Il campione degustato è balsamico, con una chiara impronta mediterranea, di sorso fresco e appagante.

Passiamo poi all’angolo sud-ovest dell’areale, con Brunello di Montalcino 2020 Paesaggio Inatteso di Camigliano. Naso fruttato molto definito, al palato si offre snello e disteso con evidenti sentori di erbe mediterranee.

Sbuffi di cipria e gesso, uniti al frutto croccante e alla freschezza agrumata, sono invece la cifra distintiva del Brunello di Montalcino 2020 di Castello Romitorio, di nuovo a nord dell’areale.

Il Brunello di Montalcino 2020 Castelgiocondo di Frescobaldi proviene invece dalla parte ovest e si esprime con naso elegante che ricorda la polvere di borotalco mentre al palato è caldo, avvolgente, con chiusura asciugante.

Per chiudere Brunello di Montalcino 2020 Collemattoni, le cui uve provengono da diversi siti collocati nella parte sud del territorio. Si distingue per il frutto rosso sotto spirito, sorso balsamico caldo e tannino graffiante.

Montalcino: tutte le novità presenti al Vinitaly

La nuova mappa geoviticola di Montalcino e Red Montalcino

Il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino ha presentato una novità che segnerà la svolta nella produzione dei vini di Montalcino. La crescente attenzione alle nuove tendenze di mercato e alle esigenze di consumatori sempre più attenti e consapevoli ha infatti reso necessaria una strategia di riorganizzazione territoriale.

Nasce così la nuova mappa dei vigneti di Montalcino, uno strumento pensato per raccontare in modo oggettivo e scientificamente fondato le peculiarità identitarie di questo straordinario territorio. (N.d.r. In questo articolo ci limiteremo a un accenno tecnico, rimandando all’approfondimento curato dai colleghi di 20Italie Ombretta Ferretto e Adriano Romano).

La mappa è stata presentata dal Presidente del Consorzio Brunello di Montalcino Fabrizio Bindocci, insieme ai Master of Wine Gabriele Gorelli e Andrea Lonardi. Fondamentale anche il contributo di Marco Antoni e del Geologo Emilio Machetti della Società Copernico, che hanno curato le attività di ricerca, sviluppo e raccolta dati, frutto di studi approfonditi e accurati su tutto il territorio di Montalcino.

Si tratta di uno dei sistemi più complessi e articolati mai realizzati per analizzare e caratterizzare un territorio vitivinicolo, basato su molteplici fattori:

  • La componente geologica dei suoli
  • Il clima
  • La media delle temperature
  • La media delle precipitazioni
  • I venti
  • L’esposizione
  • L’altimetria

Fabrizio Bindocci, Presidente del Consorzio, ha dichiarato:

“La nuova mappa non presuppone una zonazione rigida del territorio, ma un’unificazione che tiene conto di tutti gli aspetti morfologici dei vigneti. La sua realizzazione, di proprietà intellettuale del Consorzio, è stata possibile grazie a un team di professionisti che vive, lavora e conosce a fondo Montalcino. Le aziende hanno sostenuto questo approccio metodologico, fornendo dati puntuali che contribuiscono a definire le peculiarità del nostro territorio. La mappa costituisce uno standard di riferimento utile per ogni realtà produttiva, offrendo un dettaglio più accurato sulla posizione territoriale di ciascun vigneto. L’unicità di ogni vino nasce proprio dall’interazione tra suolo, clima e tutti i fattori oggetto di questo studio.”

Uno strumento prezioso, quindi, che non solo valorizza il Brunello di Montalcino, ma offre ai produttori e agli appassionati una chiave di lettura nuova, più precisa e scientifica, per comprendere il legame indissolubile tra vino e territorio.

Red Montalcino: la voce contemporanea del Rosso

Se il Brunello è il patriarca carismatico di Montalcino, il Rosso di Montalcino è l’anima giovane e brillante. Non chiamiamolo “fratello minore”: il Rosso di Montalcino è un vino dalla personalità decisa, prodotto con 100% Sangiovese (Grosso), con un approccio più diretto e immediato.

La differenza sta tutta nel tempo: affinamento minimo di un anno, meno legno, più freschezza. Un vino che sprigiona profumi intensi di ciliegia, lampone, mora, intrecciati a note floreali e speziate, con un sorso snello, sapido e di grande bevibilità.

E la grande novità?

Montalcino amplia i suoi confini produttivi: dai precedenti 510 ettari dedicati al Rosso, si passa ad 860 ettari a fronte di una domanda che cresce, in particolare sui mercati internazionali.
Un segnale chiaro: il Rosso di Montalcino non è più un comprimario, ma un protagonista capace di conquistare i palati più attenti.


Le Annate 2023 e 2022: due interpretazioni, una sola anima

2023
Annata fresca e complessa. Il germogliamento tardivo di aprile, le abbondanti piogge di primavera e un’estate senza eccessi hanno regalato uve equilibrate e una maturazione fenolica eccellente. Vendemmia che punta sulla finezza e sull’eleganza.

2022
Decisamente diversa dalla precedente: calda, secca, con picchi sopra i 35°C per oltre un mese. Le piogge estive hanno salvato il raccolto, anticipato e generoso. Vini intensi, concentrati, dai tannini presenti ma armonici, saporiti e densi. Una versione potente e strutturata del Rosso di Montalcino.


In Degustazione: il Rosso come non l’avete mai sentito

Tenute Silvio Nardi 2023
Fine, elegante, con note di sottobosco e frutti rossi. Sorso agile e verticale, tannino sottile e freschezza che invita a un nuovo sorso.

Campogiovanni 2023
Intenso, con sentori di frutti rossi maturi, muschio e pepe nero. Un sorso avvolgente, speziato e ricco.

Val di Suga 2023
Profondo e raffinato, tra rabarbaro, china ed erbe aromatiche. Alterna dolcezza e amaro in un sorso dinamico e setoso.

Fattoi 2023
Deciso e complesso, tra spezie, ferro e confettura di visciole. Profondo e persistente.

La Magia 2023
Profumi di frutti rossi, spezie e torba. In bocca caffè, cacao e spezie in un finale rotondo e armonico.

Sesti 2022
Classico, con note di violetta, tabacco e mandorla amara. Fresco e balsamico, fedele al Sangiovese.

Fanti 2022
Potente e complesso, con ciliegia, visciole e spezie dolci. Sorso ampio, strutturato, da invecchiamento.

Col d’Orcia Vigna Banditella
Complesso e misurato. Profumi che si svelano con il tempo, tra frutta dolce, spezie e note amare. Beva dinamica e persistente.


Il Rosso di Montalcino ha conquistato un ruolo da protagonista, con una voce moderna, fresca e autentica, capace di accogliere chi cerca nel calice una storia da bere fatta di terra, passione e prospettiva.

Un viaggio tra i versanti dell’Etna con Gambero Rosso a Vinitaly 2025

La degustazione condotta da Gianni Fabrizio curatore Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso a Vinitaly

Un momento di approfondimento insieme a Gianni Fabrizio e al presidente del Consorzio Etna Doc Francesco Cambria sulla grande diversità che possono esprimere i vini etnei, sia che siano fatti con l’uva bianca autoctona, il Carricante o con il Nerello Mascalese.

Questa peculiarità, di avere microclimi e tipologie di suoli diversi, è sicuramente dovuta all’altitudine, all’esposizione, all’influenza del mare ed alla stratificazione delle colate laviche, testimoni dell’attività del vulcano attivo più alto d’Europa. Grandi sono le escursioni termiche che si possono avere soprattutto in estate, anche con 20°C di differenza tra il giorno e la notte.

Gianni Fabrizio ha ricordato la previsione fatta in passato, successivamente avverata: era certo che questo territorio avrebbe fatto molto parlare di sé. Negli ultimi 15 anni è diventato un punto di riferimento non solo per la Sicilia ma per l’Italia intera del vino.

La caratteristica dei vini dell’Etna, bianchi o rossi che siano, è anche il grande potenziale di invecchiamento: il Carricante è un vitigno a bacca bianca straordinario e acquisisce nel tempo sentori di pietra focaia e di idrocarburo e il prodotto che si ottiene è sempre sorretto da una vibrante acidità.

Francesco Cambria ha aggiunto che il successo dei vini dell’Etna è stato decretato dal gradimento dei consumatori e degli operatori del settore, che hanno apprezzato le mille sfumature che possono cogliersi, rendendo una bottiglia diversa dall’altra. Proprio per esaltare questa variabilità, unicità ed espressività, a partire dal  2011 il Consorzio ha approvato nel disciplinare la possibilità di indicare nei etichetta le Contrade di provenienza (una sorta di UGA).

I versanti del Vulcano Etna sono terrazzati ed è possibile scorgere in alcune vigne delle piante centenarie, condotte ad alberello, a piede franco. I suoli vulcanici sono infatti sempre stati un ostacolo alla diffusione della fillossera. In queste condizioni la meccanizzazione è impossibile e le lavorazioni avvengono manualmente.

Le aziende che producono vino sull’Etna, per lo più di piccole dimensioni, sono oggi circa 470: non solo vignaioli locali, ma anche celebrità staniere e italiane (Angelo Gaja, ad esempio) hanno voluto investire sul territorio.

La degustazione, a bottiglie coperte, si è articolata in 9 campioni: 3 bianchi, un rosato e 5 rossi.

Solo alla fine sono stati comunicati i nome delle aziende dei vini serviti, che per maggiore fruibilità, riporto di seguito.

Etna Bianco 2023 Tenuta Ballasanti – Versante Est, zona di Mascali. Vinificazione in acciaio, profumi delicati di acacia e buccia di limone. Caratteristica sapidità.

Etna Bianco “A Puddara” 2023 Tenuta di Fessina – Versante Sud, zona di Biancavilla. Un colore più intenso con bagliori dorati. Nota speziata dolce che ricorda la vaniglia e poi sentori agrumati. Mantiene con la sensazione salata il rapporto con il territorio di origine.

Etna Bianco Superiore Contrada Villagrande 2021 Barone di Villagrande – Versante Est, zona di Milo. Vino di una azienda storica che ha visto e partecipato alla nascita della Doc. Mimosa, acacia, cedro, pietra focaia. In bocca è preciso, affilato e si allunga in chiusura con una nota salina.

Etna Rosato Tre Versanti 2024 Giovinco – Le uve di Nerello Mascalese provengono dai  tre versanti e questa tipologia rappresenta una vera sfida ai mercati: il colore ricorda la Provenza, al naso si apprezzano piccoli frutti rossi freschi e succosi e una gradevole nota floreale.

Etna Rosso Contrada Monte Serra 2022 Benanti – Versante Sud-Est. Affinamento in botte grande. Espressione in purezza di Nerello Mascalese di un’altra azienda storica etnea, si apprezzano i sentori di viola mammola, frutta rossa, l’elicriso, il pepe. Tannino che si integra nel vino in modo discreto, componendo un quadro gusto olfattivo molto piacevole ed equilibrato.

Etna Rosso San Lorenzo 2022 Girolamo Russo – Siamo nel versante Nord vicino a Passopisciaro. Colore rubino luminoso. Un vino che si riconosce per la sua eleganza olfattiva, la progressione del sorso, il tannino serico. Riesce sempre a emozionare.

Etna Rosso Piede Franco Quota 900 annata 2021 Tenute dei Ciclopi – Contrada Pino, versante Nord. Vinificazione in tini aperti e affinamento in barrique. Profilo olfattivo che ricorda la mora, il gelso, cardamomo, anice e chiodi di Garofano, scorza di arancia. Buona la persistenza e il tannino integrato magistralmente.

Etna Rosso Zottorinotto Riserva 2019 Cottanera – Versante Nord, Castiglione di Sicilia. Profilo floreale, con inserti fruttati di mirtillo, more, tè nero e un cenno di vaniglia. Tannino vellutato.

Etna Rosso Contrada Santo Spirito 2019 Palmento Costanzo – Versante Nord, Passopisciaro. Fermentazione in tini troncoconici di rovere e affinamento 24 mesi in botti di rovere francese e 12 mesi di bottiglia. Ciliegia, anche sotto spirito, spezie e accenni di pietra focaia. Finale lungo e persistente, con refoli balsamici.

Alla fine della presentazione, è stato proposto un abbinamento con il salmone di Upstream di Claudio Cerati, marinato dolcemente e affumicato con i legni di faggio dell’Appennino Emiliano. Una degustazione che ha confermato la versatilità dei due vitigni autoctoni dell’Etna e soprattutto la bella espressività di un terroir assolutamente unico e sempre in divenire, che vale la pena di conoscere meglio e di andare a esplorare.

Padiglione Alto Adige: i vini della Cantina San Michele Appiano a Vinitaly 2025

Andare al Vinitaly e non visitare il padiglione dell’Alto Adige equivale ad andare a Roma senza vedere il Papa. La visita è avvenuta presso lo stand della Cantina San Michele Appiano – St. Michael-Eppan e ad attendermi c’erano Stefania Mafalda, Alessia Telese di SMstudio e l’enologo Jakob Gasser. Alcune notizie aziendali precedono, come di consueto, le note sensoriali delle etichette degustate.

La Storia della Cantina di San Michele Appiano

La prestigiosa cantina cooperativa San Michele Appiano, fondata nel 1907, è una delle aziende più iconiche e importanti dell’Alto Adige. Al timone della cantina dal 1978 fino a chiusura 2024 il grande enologo Hans Terzer, che ha puntato da subito alla produzione di vini di elevata qualità. Il testimone passa ora al suo discepolo appena trentenne, JaKob Gasser, entrato in azienda nel 2017 e dal 2019 a stretto contatto con Hans Terzer. Giovane e dinamico, porta avanti il progetto con una visione innovativa e rispettosa sia delle tradizioni sia della sostenibilità ambientale. 

Il Terroir

Appiano si trova sulla Strada del Vino in Alto Adige alle porte delle Dolomiti e con oltre 1.000 ettari di vigna, è il più grande comune vitivinicolo altoatesino nel cuore della provincia di Bolzano. I 390 ettari di vigneti dei 320 soci produttori della Cantina sono posti su pendii soleggiati, dove la natura ha tutte le carte in regola per dare origine alla produzione di vini eccellenti. Un’ampia gamma tra bianchi e rossi, da uve Pinot Grigio, Chardonnay, Sauvignon Blanc, Pinot Nero, Pinot Bianco, Lagrein e Gewürztraminer, dà origine alle linee “Sanct Valentin”, “Fallwind” “Classica”, “Annate Storiche”, “The Wine Collection”e “Appius”.

La degustazione dei vini della Cantina San Michele Appiano

Pinot Bianco Eppan-Berg-Schulthaus Alto Adige Doc 2024 – Giallo paglierino, emana sentori di fiori di campo, mela, pera, albicocca e cedro; il sorso è fresco e saporito, setoso, armonioso e delizioso.

Chardonnay Sanct Valentin Alto Adige Doc 2022 – Giallo paglierino dai riflessi dorati, rimanda a sentori di fiori di gelsomino, pera, melone, ananas e nuance di burro fuso. Gusto delicato, fresco, appagante e avvolgente.

Sauvignon Sanct Valentin Alto Adige Doc 2023 – Paglierino luminoso, al naso esprime subito sentori di fiori di sambuco, salvia, mango e ananas. Al gusto è leggiadro, fine, suadente, e persistente.

Gewürztraminer Sanct Valentin Alto Adige Doc 2023 – color oro brillante, sviluppa note di rosa bianca, litchi, frutto della passione e spezie orientali. Fresco e avvolgente in bocca, persiste a lungo.

Sauvignon Blanc The Wine Collection Alto Adige Doc 2020 – Giallo dorato, rivela note di pesca, frutta tropicale, pompelmo e vaniglia; il sorso è ricco, intenso, vellutato, coerente e duraturo.

Appius Alto Adige Doc 2020 – Dorato intenso, sprigiona rapidamente sentori di albicocca, frutta tropicale, vaniglia, passion-fruit, miele e agrumi. Al palato è avvolgente, cremoso e incredibilmente persistente.

Vinitaly 2025: visita al padiglione della Regione Lazio

Era il 1980 quando nelle sale cinematografiche uscì “L’aereo più pazzo del mondo”, e molti ricordano ancora quella celebre scena in cui si accendeva la scritta lampeggiante “PANICO”. Ecco, così, in modo un po’ surreale ma perfettamente realistico, è iniziata per molti operatori del settore la 57ª edizione di Vinitaly, tra timori legati agli annunciati dazi USA e tensioni internazionali. Ma, come spesso accade, la realtà ha superato ogni aspettativa, trasformando quel presunto “panico” in entusiasmo, concretezza e visione.

Vinitaly 2025 si è confermata una delle edizioni più dinamiche e strategiche degli ultimi anni. Non solo per l’ottimo afflusso di pubblico e operatori del settore, ma soprattutto per la qualità degli incontri business-oriented e l’energia percepita in ogni padiglione. Un segnale forte in un momento storico in cui il mondo del vino cerca nuove chiavi di lettura, nuove narrazioni, nuovi modi per emozionare e restare rilevante, specialmente tra i giovani e i consumatori più consapevoli.

E tra le regioni protagoniste, il Lazio ha lasciato un’impronta indelebile. Non solo per i suoi vini sempre più apprezzati, ma per un progetto ambizioso, visionario e fortemente identitario. Il nuovo padiglione del Lazio, posizionato in area Cangrande, è stato uno dei punti focali della manifestazione: 2.450 mq ispirati agli antichi acquedotti romani, con un concept architettonico firmato Westway Architects che ha unito la monumentalità della storia con l’essenzialità del design contemporaneo. Un’autentica opera d’arte al servizio della comunicazione territoriale.

Il piano inferiore ha accolto con eleganza la lounge istituzionale, gli stand delle 62 cantine partecipanti, e partner di prestigio come la Camera di Commercio di Roma, Acqua Filette, Fondazione Italiana Sommelier, Blu Banca e Di Marco. Il piano superiore, invece, è stato il cuore pulsante delle relazioni: area stampa, due sale masterclass, uno spazio ristorante stellato e tante opportunità per raccontare, confrontarsi, approfondire.

L’Assessore Giancarlo Righini ha sintetizzato così lo spirito dell’evento:

“Il 2025 sarà l’anno della consacrazione della nostra regione. Stiamo rivoluzionando il modo di raccontare il Lazio, offrendo una nuova narrazione che unisce tradizione, eccellenza produttiva e modernità. Il nostro padiglione è il biglietto da visita di una regione che non vuole più restare in ombra.”

Prosegue il Commissario di ARSIAL, Massimiliano Raffa:

“Abbiamo raddoppiato la nostra partecipazione alle fiere dal 2023 ad oggi. Gli investimenti sono saliti del 120%, e oggi portiamo il Lazio in prima linea, unendo il meglio del vino con la nostra cucina, la nostra storia, la nostra capacità di innovare.”

Il concept scelto per l’edizione 2025 è stato potente e poetico: LAZIO MONUMENTAL TASTE. Un invito a scoprire il gusto monumentale di una terra ricca di fascino, che fonde millenni di storia con l’eleganza di un calice ben fatto. Il vino come chiave di lettura di un’identità forte, che parla attraverso sapori, colori e profumi inconfondibili.

E proprio i numeri confermano il successo:

• 18.000 ettari di vigneti

• 3 DOCG, 27 DOC, 6 IGT

• 37 vitigni autoctoni

• Oltre 400 cantine attive

• Una vendemmia 2024 che ha raggiunto 730.000 ettolitri (+64% rispetto al 2023), con una netta prevalenza di vini bianchi (74%).

A rendere l’esperienza ancora più coinvolgente, un programma fittissimo:

• 8 masterclass blind tasting curate dalla Fondazione Italiana Sommelier

• 3 masterclass dedicate ai Consorzi del Lazio

• Una masterclass esclusiva firmata Gambero Rosso sui “Tre Bicchieri” laziali

• Un’area ristorante guidata da Marco Bottega (Aminta Resort, 1 stella Michelin), con apertura affidata allo chef Doriano Percibialli (La Locanda Dorica – Velletri), interprete raffinato del territorio dei Castelli Romani.

Presenti i Consorzi del Cesanese del Piglio, con la Presidente Pina Terenzi, dei vini Frascati con il Presidente Andrea Evangelisti e il Consorzio Roma DOC con la Presidente Rossella Macchia e, i relativi territori degnamente rappresentati dalle cantine presenti al Vinitaly. Non è mancato un momento di networking divertente e popolare: il Pinsa Party ha animato il padiglione la sera del 6 aprile, tra vini, musica e la regina della tradizione romana.

Vinitaly 2025 ha dimostrato che il vino è molto più di un prodotto: è un linguaggio, un’emozione, una finestra aperta sul futuro. E il Lazio, con il suo gusto monumentale, ha parlato forte e chiaro.

Vinitaly 2025: la degustazione guidata del Cinque di Tenuta Di Sipio

In occasione della 57° edizione di Vinitaly, dietro gentile invito del giornalista Marco Signori di Virtù Quotidiane, ho partecipato alla presentazione del Montepulciano d’Abruzzo 2017 “Cinque” – Tenuta Di Sipio.

La Tenuta si trova in Abruzzo a Ripa Teatina, in provincia di Chieti. I vigneti occupano una superficie di 70 ettari immersi tra i verdi rilievi collinari che da un lato degradano verso il mare Adriatico e dall’altro la catena montuosa della Maiella, il secondo massiccio più alto degli Appennini dopo il Gran Sasso.

Fondata all’inizio del nuovo millennio da Nicola Di Sipio, imprenditore di successo nel settore dell’automotive, Nicola ha acquisito la proprietà ed è partito, nel 2006, con il primo imbottigliamento. La cantina realizzata dall’architetto Rocco Valentini ben si integra nel contesto panoramico ed è vocata anche all’accoglienza degli enoturisti.

Un pregevole esempio di conservazione dell’architettura agricola dell’Abruzzo costiero integrato con innesti contemporanei in vetro e acciaio. La rivista Archilovers nel 2014 l’ha annoverata tra le prime dieci cantine di design al mondo. Al piano sotterraneo alloggiano vinificatori e barrique e sopra un’ampia sala per eventi tra mattoncini e vetri che creano un dialogo costante con il paesaggio esterno mozzafiato.

Un’antica villa del 1500, finemente ristrutturata, che tra gli ospiti illustri ha visto anche Gabriele d’Annunzio, una piscina a sfioro, un’altra sala per degustazioni ed in fase di completamento 8 suites aggiungono quel tocco finale di eleganza assoluta. Dal 2019 al timone dell’azienda c’è Paolo, figlio di Nicola.

Le etichette prodotte sono 15 ottenute dai 40 ettari coltivati in biologico, con varietà autoctone abruzzesi alle quali si affiancano quelle internazionali come Pinot Nero e Chardonnay per lo spumante Metodo Classico, il prodotto che ha dato il via al sogno vitivinicolo di Nicola Di Sipio. La produzione si attesta su circa 200 mila bottiglie annue. I

IL DI SIPIO 5

Il Di Sipio 5, assieme al Di Sipio 3, forma una coppia di vini che si riferiscono all’anno di nascita di Nicola, il 1953, e vuole rappresentare l’idea di eccellenza della cantina abruzzese. Per l’annata 2017 sono state prodotte soltanto 1.498 bottiglie, ognuna numerata. È il modo per rendere unico ogni esemplare di ‘5’, un vino che rappresenta il tributo di Di Sipio al tempo, alla terra e alla passione che Paolo ha ereditato dal padre.

Note di degustazione

Alla vista è rosso rubino profondo con sfumature granata. Al naso sviluppa sentori di prugne, mora di rovo, amarena, ribes nero, spezie dolci e liquirizia, con un sorso vellutato, pieno, appagante, coerente e persistente. La temperatura di servizio ideale è sui 18°C.

SCHEDA TECNICA

Origine e Vinificazione

• Uve: Montepulciano

• Raccolta: manuale a maturazione piena con attenta selezione dei grappoli ed acini perfettamente sani ed integri con vinaccioli lignificati.

• Vinificazione: Infusione e fermentazione a cappello sommerso temperatura 25-30°C e lunghissima macerazione post-fermentativa in tini troncoconici di rovere di Slavonia fino al momento dell’imbottigliamento.

Note del produttore

In media 2 o 3 volte ogni decennio alcuni grappoli raggiungono la desiderata concentrazione, maturazione aromatica e polifenolica. La progressiva e delicata estrazione avviene attraverso un’interminabile infusione macerativa all’interno di tini di rovere. Reazioni lentissime e interscambi nell’agglomerato integrale senza nessun travaso, trasformano con il tempo tutti i caratteri convenzionali. Frutto, spezie, consistenza e tannini assumono forme nuove ed un equilibrio inesplorato.

Amphora Revolution torna a Vinitaly, celebrando l’antica usanza della vinificazione in terracotta

In occasione della 57ª edizione di Vinitaly, alla Fiera di Verona, è tornato protagonista Amphora Revolution, progetto nato dalla collaborazione tra Merano WineFestival e Vinitaly, con un’area interamente dedicata alla vinificazione in anfora, una tecnica antichissima che oggi vive una nuova giovinezza.

Lo spazio espositivo, situato nel Padiglione 8 (stand A8-A9), ha accolto una selezione di eccellenze italiane che si sono distinte per l’uso sapiente delle giare di terracotta, utilizzate in tutte le fasi della vinificazione dalla fermentazione all’affinamento. L’iniziativa è un punto di riferimento per appassionati e professionisti interessati a un approccio produttivo che unisce storia, innovazione e sostenibilità.

Attraverso l’anfora si assiste a un ritorno alle origini del vino: questo stile di vinificazione ha infatti radici antichissime, risalenti a oltre 6.000 anni fa, nelle regioni del Caucaso. Oggi, sempre più vignaioli in Italia stanno riscoprendo tale pratica, affascinati dalla possibilità di produrre vini autentici, capaci di esprimere il carattere del vitigno e del territorio con grande trasparenza.

Le anfore, realizzate in terracotta non smaltata, permettono una micro-ossigenazione naturale che favorisce l’evoluzione del vino senza alterarne i profumi originari. A differenza del legno, la terracotta non rilascia aromi esterni, mantenendo intatto il profilo organolettico del vino e offrendo una lettura più pura e sincera della materia prima.

Questa tecnica produttiva si inserisce perfettamente in una visione moderna e consapevole, in risposta alle esigenze di sostenibilità ambientale e adattamento ai cambiamenti climatici.

A testimonianza della vitalità del settore, all’interno dell’area collettiva di Amphora Revolution, erano presenti dieci produttori italiani che lavorano con anfore, ciascuno con una propria interpretazione stilistica e filosofica. Accanto ai vini in terracotta, v’erano anche alcune esperienze legate alla viticoltura biologica e la salvaguardia dei vitigni autctoni e all’innovativo mondo dell’affinamento underwater, che prevede la maturazione delle bottiglie in ambienti marini.

In degustazione allo stand i vini prodotti in anfora delle seguenti cantine:

Nove Lune, Pietramatta, Piona, Jamin UnderWaterWines, Terre Antiche, Nima, Hadrianum, Luca Leggero Villareggia, A Mi Manera e La Vite – F.lli Lizzio.

Situata ad Atri in Abruzzo, la cantina Hadrianum coltiva vitigni autoctoni nei 20 ettari di vigneti tra i 150 e i 600 metri sul livello del mare. Nata nel 2018, vuole essere un alfiere della tradizione vitivinicola locale. Le anfore utilizzate per la vinificazione sono realizzate dai maestri ceramisti di Castelli (TE) con la “tecnica del colombino”, tradizione di più di 2000 anni. In degustazione il Pecorino Colli Aprutini Igt Naevia affinato in anfora e in acciaio, dal colore luminoso e dai sentori di erbe aromatiche, miele e albicocca e il Montepulciano d’Abruzzo Docg Colline Teramane Maximo, che regala note floreali, di frutta rossa matura, di pepe bianco e si offre con una trama tannica gradevolmente integrata.

Nove Lune è la cantina di Alessandro Sala che crede nell’utilizzo dei vitigni Piwi per contenere l’impatto delle pratiche agronomiche in vigna, nel rispetto totale della natura e del suo ecosistema. L’azienda nasce nel 2015 nell’Oasi Naturale della Valpredina, nel comune di Cenate di Sopra (BG) con la coltivazione di 4 varietà d’uva differenti. Per la vinificazione di Rukh, vino orange biologico ottenuto da un blend di Bronner e Johanniter, vengono utilizzate le anfore Tava: sulla bottiglia, è posto un sigillo di ceramica, la stessa utilizzata per il contenitore, che iscritto il nome del vino.

Pietramatta è l’azienda di Andrea Sala, che ha iniziato a seguire i vigneti di famiglia, situati sul colle di Loreto a Cenate di Sotto (BG) nel 1990 e che ha convertito la conduzione in biologico nel 2019. In degustazione Amber, un macerato da Souvignier Gris vinificato totalmente in anfora. Colore dorato, luminoso, al naso emergono sentori di fiori gialli, albicocca, timo, scorza di cedro. In bocca presenta una bella persistenza.

Luca Leggero opera a Villareggia, in provincia di Torino, coltivando Erbaluce e Nebbiolo che vinifica in anfora. La passione per la viticoltura è stata ereditata dal nonno: tradizione, innovazione e sostenibilità coesistono nel progetto di Luca. Erbaluce di Caluso Docg Rend Nen è un vino espressivo, che si propone con sentori di fiori bianchi, di pesca e frutta esotica. In bocca si apre, dimostrando buona struttura e chiusura sapida. Sosta circa 7 mesi in anfora a cui seguono 10 mesi in bottiglia.

La selezione dei vini presentati al banco è stata curata da Helmuth Köcher, fondatore del Merano WineFestival, insieme alle commissioni della Guida The WineHunter, da sempre punto di riferimento per la valorizzazione dell’eccellenza vitivinicola italiana. Amphora Revolution non è solo un’occasione per la celebrazione di una tecnica antica, ma anche una piattaforma per riflettere sul futuro del vino ed in un’epoca in cui la sostenibilità e l’identità territoriale sono valori centrali, la vinificazione in anfora si propone come simbolo di equilibrio tra tradizione e innovazione, artigianalità e ricerca, natura e cultura.