Le degustazioni sartoriali a “The Wine Tour” di Vinario4

di Cristina Santini

I ragazzi di Vinario4 non sbagliano un colpo. Domenica 29 gennaio ho partecipato ai banchi di degustazione “The Wine Tour” accolti nella sala di Straforno, rinomato locale di Roma adatto ad ogni tipo di evento, che coniuga l’estro culinario fuori onda alla tradizione della nostra cucina regalando piatti sfiziosi fatti con materie prime di altissima qualità e con una carta vini sensazionale.

Un incontro con 24 realtà soprattutto del tessuto laziale e toscano che hanno presentato le loro migliori etichette, anche di diverse annate, tra autoctoni e non. Ho scritto del progetto Vinario 4, nato nel 2019, in altre occasioni; amo parlarne spesso perché ammiro la loro professionalità, la temperanza e la passione nel raccontare i territori e il lavoro sapiente dei produttori con un’attenzione particolare a quelle aziende che fanno ricerca, innovazione e sostenibilità.

Molti produttori laziali rappresentano per me una grande famiglia, amici con cui condividere dialoghi costruttivi e assaggiare i loro vini dalle vasche ancora in fermentazione fino a poco prima dell’imbottigliamento. Una fiducia reciproca che si costruisce nel tempo con serietà e passione per il meraviglioso mondo del vino. D’altro canto Ernst Engel diceva che il miracolo del vino consiste nel rendere l’uomo ciò che non dovrebbe mai cessare di essere: amico dell’uomo.

Vi presento allora alcune cantine con i loro vini e le mie considerazioni di rito.

Casamecocci Winery – “Il Malandrino” annate 2021 – 2020 – 2019

Azienda di appena tre ettari nata nel 2019 da due amici, Marcello Lagrimanti e Giacomo Andreocci, che hanno recuperato vigneti antichi di settant’anni e ostinatamente ripercorso quella che era la tradizione vinicola della Tuscia, nel territorio di Vignanello tra i monti Cimini, storicamente nota e citata nelle opere di famosi poeti italiani e stranieri, dove fare vino rischiava di divenire un’impresa dimenticata.

Un’etichetta particolare, “malandrina”, che si fa subito notare. Unione di uve bianche nate su terreni stratificati dall’attività dei vulcani Cimino e Vico. Da Procanico, biotipo del Trebbiano Toscano, e dalla varietà Trebbiano Giallo (localmente chiamato Rossetto) per il 70% ed il resto conteso tra Malvasia di Candia, Malvasia Puntinata, Greco di Vignanello e Grechetto. Decantazione statica a freddo, vinificazione dell’uvaggio e affinamento per sei mesi in vasche d’acciaio, con continui bâtonnage, più un ulteriore riposo di sei mesi in bottiglia.

Vino poliedrico che sorprende con la forza dei suoi profumi, attimo dopo attimo senza annoiare mai. Regala emozioni diverse con l’età e con la longevità: una 2021 può conquistarti per sentori di agrumi ed erbe aromatiche fresche che ricordano le montagne e con quel sorso minerale e sapido che richiama i terreni tufacei.  La 2020 stupisce per forza di freschezza e mineralità, declamando aromi di pietra focaia e leggere note terrose. In chiusura una 2019 dalla quale ti aspetteresti la discesa ed invece ti presenta il conto della maturità.

Tenuta Iacoangeli – Cabernet Franc Igt Lazio 2020 – Eredità di famiglia che parte nel lontano 1571 con il trisavolo Giovanni Iacoangeli e viene tramandata di padre in figlio fino agli attuali sei ettari coltivati e curati da papà Mauro e dai figli Matteo e Paolo. Passione, quella di fare vino, da cinque generazioni che ha visto una crescita costante negli anni puntando alla qualità e al rispetto del territorio.

I vigneti sono stati reimpiantati e trasformati da allevamento a tendone a quello a spalliera a cominciare nel 2013, partendo da Malvasia Puntinata, Bellone e Viognier (che formano la Doc Roma di cui la cantina è socia fondatrice), proseguendo nel 2016 con il Cabernet Franc ed il Petit Verdot. Siamo a Genzano di Roma (RM), nel cuore dei celebri “Castelli”, situati sul versante esterno del cratere vulcanico del lago di Nemi appartenente al complesso del Vulcano laziale. Da immaginare solo il lavoro nel trasportare le uve raccolte rigorosamente a mano dai vigneti, non proprio vicinissimi, ai localeidi vinificazione.

Tra le proposte, tutte d’impronta qualitativa, vi racconto proprio il Cabernet Franc. Vino giovane, vigoroso ed intenso che matura 14 mesi in acciaio e 12 mesi in bottiglia, sfoderando note erbacee non troppo marcate e nuance di frutta rossa come lamponi e ribes. Buona la struttura, finemente speziato nonostante la giovane età, dal sorso armonico e consistente che trapela una velata alcolicità mai priva di eleganza. Grintoso, compatto, autentico ha ancora tanto spazio per crescere ed elevarsi.

Emiliano Fini – Cleto Igt 2019 e Lavente Igt 2020 – Altra bellissima realtà familiare acquistata nel 1988 da Anacleto e sua moglie Giorgia insieme ai figli Claudia e Emiliano, ubicata con i suoi dieci ettari ad Aprilia (LT), ai piedi del grande distretto vulcanico dei Colli Albani. Le piante crescono a pochi chilometri dal mare su terreni costituiti da piroclastiti, tufo e lapilli dando quell’impronta di sapidità e mineralità importante ai vini.

La verità è che quando hai un sogno e sei determinato come lo è stato Emiliano prima o poi le cose si avverano. Nel 2017, dopo un attento studio del territorio e della qualità delle varietà prodotte finora, si convince a vinificare in proprio le uve che prima andavano in conferimento. La scelta privilegia la vinificazione in purezza dei vitigni autoctoni (Grechetto e Malvasia Puntinata) caratteristici della zona avendo particolare cura e attenzione verso la terra in cui dimorano da sempre.

Il buongiorno si vede dal mattino! Da un’accurata selezione in vigna dei migliori grappoli fino alla maturazione di sette mesi sulle fecce fini in cemento, ho degustato due esempi dal carattere schietto, pulito ed identitario. Mentre per il Cleto (omaggio a Papà Anacleto) le uve di Grechetto raccolte a mano vengono dolcemente pressate, per il Lavente (da suolo vulcanico) le uve di Malvasia Puntinata sono sottoposte a macerazione pre-fermentativa prima della pressatura soffice.

Cleto 2019 colpisce per profumi di pesca gialla e agrumi e, se lo sai attendere con calma, ti avvolge per soffuse essenze di fiori di campo. Il sorso è energia e sapidità all’unisono, con quella freschezza che si protrae fino all’ultima goccia.

Lavente 2020 non ha la classica aromaticità prorompente della Malvasia Puntinata, ma un delicato sentore al naso di mela gialla ed erbette aromatiche. Piacevolissima la beva così intensa e persistente dove sapidità e mineralità la fanno da padrone. Ogni annata del Lavente è una vera sorpresa.

Gianmarco Iachetti – Colle San Lorenzo Igt 2021 – Che meraviglia i vini di Gianmarco. Giovane produttore classe ’92 dopo essersi laureato in Enologia all’Università della Tuscia ed aver frequentato a Bordeaux l’Institut des Sciences De la Vigne et Vin (in sigla ISVV), ritorna alle origini recuperando l’azienda appartenuta ai nonni dal lontano 1953. Prima vendemmia targata 2016. Sei gli ettari vitati, dislocati nell’Agro Pontino a Doganella di Ninfa (LT), alle pendici dei Monti Lepini, culla di due autoctoni come il Nero Buono e il Bellone. Ampia gamma dei prodotti, la maggior parte realizzata da varietà autoctone. Personalmente sono rimasta colpita dal Colle San Lorenzo, blend di uve rosse 75% Merlot e 25% Cesanese.

Il frutto di prove continue ed esperimenti per arrivare ogni anno ad ottenere risultati diversi e interpretativi. Dall’amore per il territorio è nata anche la collaborazione con l’Associazione Piccoli Vignaioli Pontini per diffondere e valorizzare al meglio i vitigni di questa zona e le loro peculiarità. Colle San Lorenzo 2021 va letteralmente dimenticato per anni in cantina, così intenso e complesso al naso con note croccanti di frutti rossi e un’importante balsamicità ben armonizzata al sottobosco finale. Sorso morbido nonostante la gioventù, si fa bere con estrema facilità portando ad una chiosa di bocca caldamente fruttata.

Evento “Vini Migranti”: il punto di vista di 20Italie

Lo scorso 22 e 23 gennaio alle ex scuderie Granducali di Firenze  ha avuto luogo la terza edizione di Vini Migranti. Una fiera che ha visto la partecipazione di 60 produttori provenienti da ogni parte d’Italia e da nazioni quali Argentina, Francia, Germania, Libano, Slovenia, Spagna, Ungheria e Giappone per quanto concerne il Sakè, propriamente chiamato Nihonshu. Un’occasione dedicata interamente a piccole ed esclusive realtà vitivinicole del panorama enologico.

Da un desiderio di Teseo Geri – Distribuzione Tanta Roba – assieme ad un gruppo di ristoratori ed enotecari è nato l’evento con il preciso obiettivo di far conoscere cantine da tutto il mondo in una regione a forte vocazione produttiva come la Toscana. Nella due giorni di kermesse hanno avuto luogo anche le Masterclass alle quali, mio malgrado per limiti di tempo, non ho potuto partecipare. La fiera è stata ben organizzata e da consigliare sicuramente agli amanti del nettare di Bacco. Mi sono presentato subito pronto ai banchi d’assaggio, notando un’ottima rispondenza del pubblico di settore: ecco la segnalazione delle note di merito.

Úrágya 57 annata 2015 Demetervin. L’azienda si trova a Mád, in Ungheria, nella storica regione vitivinicola di Tokaj. Ottenuto interamente da uve Furmint provenienti da un vigneto che risale al 1921, è di un luminoso giallo dorato,  sprigionante all’olfatto eleganti sentori di pesca, albicocca e frutta tropicale che ben si fondono con note di agrumi canditi.  Sorso piacevolmente fresco e sapido, dotato di una ottima lunghezza.

Friulano Doc Colli Orientali del Friuli Colvierie 2020 Azienda Agricola Sara & Sara. La Cantina è immersa nella campagna di Savorgnano del Torre in provincia di Udine. Friulano in purezza, affina per un periodo di 10 mesi in tonneaux francese. Delicate le nuance paglierine, al naso prorompono sentori di camomilla, pera, albicocca e mandorla, ben amalgamate a note di agrumi e vaniglia. Tutto molto avvolgente dal finale sapido, persistente e di buona armonia.

Ribolla Gialla Filip Jure  Štekar 2018: cantina a Snežatno, in Slovenia, a poca distanza dal Collio Goriziano. Anche qui parliamo di un monovarietale spinto agli occhi verso le classiche sfumature ambrate della tipologia, con profumi di albicocca, mango e papaya alle quali seguono gustose scie di erbe aromatiche. Lascia un palato elegante e delicato, colpendo per gradevole piacevolezza di beva.

Fara Doc 2018 Az. Castaldi Francesca: ubicata a Briona, in provincia di Novara, tra le splendide colline dell’Alto Piemonte. Blend costituito da 70% di uve Nebbiolo ed il restante 30% di Vespolina; bellissimi i riverberi intensi rosso rubino, spiccano poi sbuffi di violetta,  petali di rosa, frutti di bosco e frutta essiccata  con un gusto pieno ed appagante, dal finale speziato.

Il Faro Doc Chiano Conti 2015 Tenuta Gatto viene prodotto sulle alture di Messina, a 400 metri. Vino da uve Nerello Mascalese (50%), Nerello Cappuccio (30%), Nero d’Avola (15%) ed il raro autoctono Nocera, affina prima in acciaio e poi un anno in tonneaux. Veste di rosso rubino intenso, quasi impenetrabile, dipanandosi tra eleganti sentori di rosa, geranio, ciliegia, mora accompagnate da note di spezia. Rotondo e di buona struttura con la giusta corrispondenza nelle diverse fasi di giudizio.

E chiudiamo con Chianti Riserva Docg Regista 2019 Il Palagio. La Tenuta, di proprietà del cantante Sting (ex leader dei Police) e di sua moglie Trudie, si trova a Figline Valdarno (FI), nella residenza estiva.  Prodotto che dimostra la dinamicità del Sangiovese sia nel colore rubino che nei profumi potenti e complessi tra ciliegia, violacciocca, prugna, cacao e liquirizia. Trama tannica ben amalgamata con un finale fresco e sapido. Un degno “messagge in a bottle” di commiato in attesa del prossimo anno.

L’insostenibile eleganza di “Nebbiolo nel Cuore”

di Augusta Boes

Tutta l’eleganza del Nebbiolo all’evento Nebbiolo nel Cuore. Giunto alla IX edizione l’evento cult di Riserva Grande torna a Roma nella sua veste classica: senza contingentamenti o distanziamenti, potendo finalmente rivedersi in volto. Tra sorrisi, abbracci e tintinnii di calici il Nebbiolo è stato finalmente libero di scorrere copioso per due giorni di festa e di pura condivisione.

Nebbiolo nel Cuore, un nome perfetto per colui che non può non essere annoverato tra i vitigni prediletti di ognuno per insostenibile eleganza, inconfutabile piacevolezza e, diciamolo, anche per una indiscussa notorietà. Nebbiolo non è sinonimo soltanto di Barolo ce n’era tanto presente. Ed in questo Marco Cum è un “Maestro” nel distinguersi, con una selezione sempre originale e di qualità elevatissima che porta in scena ogni volta il nobile vitigno in tutte le sue sfaccettature e declinazioni. Per quanto sia difficile e capriccioso, con il ciclo vegetativo più lungo di altri vitigni, assolutamente incapace di adattarsi al di fuori delle sue poche zone di elezione, possiede una personalità poliedrica e versatile. Dal Roero alle Langhe, dall’Alto Piemonte al Monferrato, dall’Alto Canavese finanche alla Valtellina non mancava nessuno (o quasi).

Si può seguire l’istinto e la curiosità, con il privilegio di poter bere in scioltezza, perché non c’è stato un solo banco d’assaggio che non abbia riempito il calice di emozioni palpitanti. Che fosse Barbaresco, Sizzano, Lessona, Boca, Valtellina, Barolo o altro, il comune denominatore di ogni assaggio è stato sempre e comunque la insostenibile eleganza del Nebbiolo. Non nomino nessuno…perché dovrei in realtà nominarli tutti! Però la verticale del Barolo Bricco San Pietro che ci ha offerto Anna Maria Abbona ve la devo raccontare. Nel confronto tra i millesimi 2015, 2016, 2017 e 2018, la degustazione verticale (dalle annate più giovani alle mature o viceversa) è sempre un viaggio infinito nell’incomparabile. Una sequenza di racconti che si intrecciano e si dividono senza mai incontrarsi realmente. Vini che si somigliano alla stregua in cui si somigliano i fratelli e le sorelle. Per quanto condividano lo stesso DNA non si può prevedere il futuro di uno basandosi sulle caratteristiche e le performance dell’altro. Figli di annate diverse: ognuno una nuova sfida e per ognuno una nuova scelta.

Il vignaiolo lavora tanto, patisce tanto, ma per fortuna non si annoia mai. Ognuno di questi vini vive e rifulge di luce propria e a nulla vale paragonare la forza prorompente della giovinezza con il fascino ammaliante di una personalità più evoluta. Sono aspetti profondamente diversi della stessa bellezza, che non possono e non devono essere estrapolati dal contesto e dal momento dell’incontro. Devo ammettere, senza alcuna volontà di scherno, che ho sorriso in silenzio ascoltando le divagazioni di un neo-sommelier di turno, nel tentativo di raccontare la storia di questo Barolo come una sorta di “verità assoluta” con aria da saccente come ne esistesse una sola e non quattro distinte e separate! C’è stato un tempo in cui sono stata anch’io una giovane Sommelier certo, ma già allora preferivo degustare in silenzio ed ancora oggi lascio la voce soltanto al vino ed a chi lo produce. Ascoltando le loro storie imparo qualcosa di nuovo e, soprattutto, me ne torno a casa con qualche amico in più nel cuore! Chiudo la lieve parentesi da “maestrina bacchettona” ed anticipo invece una grande novità: La Guida di Nebbiolo nel Cuore – Vademecum per l’appassionato, il degustatore, il viaggiatore. Sarà una guida digitale, sempre aggiornata in tempo reale e fruibile attraverso una specifica APP. La prima guida completa ed esaustiva sul Nebbiolo, organizzata per valorizzare le molteplici declinazioni e le tipiche espressioni territoriali del nobile vitigno. Un supporto smart per i viaggiatori enoici.

Approfondire la conoscenza dei vini, e visitare i luoghi del Nebbiolo non sarà mai così semplice, con tutte le informazioni utili digitalizzate alla portata di ognuno e facilmente consultabile grazie ad una esperienza utente progettata ad hoc. Infine, una menzione speciale la do all’Arneis, vitigno a bacca bianca originario del Roero che in passato veniva coltivato ai margini delle vigne di Nebbiolo perché il suo forte profumo attirava sia gli uccelli golosi che gli insetti. Devo confessare che i pochi assaggi del passato non mi avevano entusiasmata, ma mi sono dovuta ricredere. Intenso e floreale, appaga i sensi e consola il cuore. Voglio più Arneis nel mio futuro! Con la partecipazione di 50 cantine, oltre 300 etichette in degustazione e circa 1.500 visitatori, equamente distribuiti nelle due giornate, la IX edizione di Nebbiolo nel Cuore ha battuto tutti i record a dimostrazione del fatto che l’amore per questo nobile vitigno non solo è eterno ma anche contagioso. Per quest’anno è tutto, alla prossima edizione!

La lista completa dei produttori presenti la trovate qui: https://www.nebbiolonelcuore.it/i-produttori/

“AGER FLUENS” di Tenute Bianchino: un nuovo modo di raccontare la storia dell’Ager Falernus

La Campania è stata sempre Felix? Forse la risposta migliore sarebbe: a tratti. In realtà, ripensando attentamente alle problematiche vissute in tempi non lontani (l’immediato dopoguerra tanto per intenderci), l’orizzonte dei vini locali è stato alquanto nebuloso. Foschie a parte, da qualche anno si assiste ad una sorta di riscatto nazionàl-popolare al quale non possiamo che rendere l’onore giornalistico delle penne affilate di una volta. Il luogo del primo sigillo di qualità, il “Pitaccium” di due millenni orsono, o del celebre vino Falerno rievocato sulle tavole delle antiche osterie, sembra finalmente tornato ai fasti dell’Impero Romano. Sarà vero? Anche qui preferiamo rispondere: a tratti! Di sicuro è stato notevole lo sforzo compiuto dal Consorzio VITICA, Consorzio Tutela Vini Caserta per le D.O.C. Aversa, Falerno del Massico e Galluccio delle I.G.T. Terre del Volturno e Roccamonfina. Parimenti fondamentale il lavoro di piccole realtà in crescita, come quella di Tenute Bianchino guidata da Concetta (“Titti” per gli amici) Bianchino e dal marito Armando. A completare il quadro l’interesse di figure professionali illustri come l’enologo Angelo Valentino, a dare supporto ed imparzialità per uno stile che rappresenti unitamente territorio e varietali.

Sin qui tutto bene si direbbe; eppure sembra, in colui che scrive, che manchi ancora quel quid per svoltare definitivamente il passato. I tempi dell’Ager Falernus devono essere necessariamente superati. Memoria sì, a patto che sia di breve termine e non un legaccio con tradizioni ormai scomparse. La realtà delle cose richiede maggiori investimenti in tecnologie e qualità. Fare vino può essere facile, ma chissà se avremmo davvero gradito una tazza di quello proveniente dai tempi di Ottaviano Augusto, dal sapore acidulo, misto a spezie e miele pure allungato con acqua di mare. Oggi per fortuna siamo lontanissimi da quei metodi, ma resta comunque il fatto che non ci si improvvisa viticoltori. Al di là degli affetti, ben 26 aziende imbottigliatrici in un areale composto appena da 5 Comuni danno l’idea di un numero alquanto sproporzionato. In mezzo le classiche lotte campanilistiche, che in Italia non mancano mai, e che impediscono alle nuove leve di unirsi e darsi forza l’un l’altro. Doppiamente bravi, quindi, Titti ed Armando a crederci dal 2010 dopo la bonifica dei poderi, valorizzando uno dei vitigni autoctoni che alberga in tali lande da almeno da un paio di secoli: il Primitivo. Lo fanno presentando il futuro, chiamato “Ager Fluens”, con un’etichetta dall’elegante veste grafica realizzata da Giuseppe Mascolo di Marasma Studio. Lo fanno con una cantina modernissima e tanta sostanza nel curare le uve di una sottile vigna singola per bottiglie quasi da collezione. Piante ultracentenarie cresciute su suoli sabbiosi adatti alla coltivazione pre-fillosserica a piede franco. La vicinanza al mare ed al vulcano spento di Roccamonfina hanno regalato una combinazione di elementi ed una tessitura tale da impedire la diffusione del temibile parassita.

“Ager Fluens” Campania Rosso I.G.T. Primitivo 2019 ha il carattere ed il fascino di un prodotto in vecchio stile, ma con le movenze delicate dell’era moderna. Frutta densa e scura tra visciole e mirtilli maturi ed un finale balsamico di erbe officinali e mirto. La scia minerale allunga il passo e veicola con sé una spezia profonda e piccante, dai riverberi di pepe verde. Nella trama tannica si ravvisa la sua gioventù dall’ottima prospettiva e fattura, che lo rende un vino godibile da subito ed adatto altresì all’invecchiamento. La presentazione alla stampa ha visto gli interventi, tra gli altri, del Presidente A.I.S. Campania Tommaso Luongo, del Delegato A.I.S. Caserta Pietro Iadicicco e della giornalista Antonella Amodio in veste di moderatrice.

Team Costa del Cilento Incontra lo Chef Terry Giacomello

Proseguono gli incontri didattici organizzati dal Team Costa del Cilento e finalizzati all’alta formazione per professionisti o semplici appassionati di cucina; un’occasione unica di poter apprendere le tecniche di alcuni tra gli Chef più importanti e famosi del panorama. È la volta di conoscere Terry Giacomello impressionante curriculum in termini di esperienze internazionali ed autentico istrione. Terry è un rivoluzionario della materia prima, ama scomporla e ricrearla ad immagine e somiglianza dei suoi artistici piatti. Tanto studio, passione ed amore per gli ingredienti, sempre nel rispetto del territorio e della stagionalità. 

Le sue preparazioni seguono quanto studiato in Spagna, dietro i fornelli di Ferran Adrià il “Re” della cucina molecolare. Eppure le vere origini di Chef Giacomello si sentono nel suo stile inconfondibile. La semplicità resta il faro luminoso su cui puntare, anche nelle preparazioni estreme, avendo ben chiaro il nostro “essere italiani” e con una sana invidia per quante eccellenze gastronomiche offra il Meridione. Proprio da qui parte il racconto video per 20Italie, grazie alla collaborazione con Matteo Sangiovanni presidente dell’associazione e chef executive del ristorante Le Radici a Battipaglia.

Rudi Bindella: dalla Svizzera al suo amore per la Toscana

Arrivando alla Tenuta Vallocaia, adagiata su un poggio che guarda la Val di Chiana e la Val d’Orcia e abbracciata dalle splendide cittadine di Cortona e Montepulciano, si capisce subito che si tratta di un bel posto, in ogni senso. I paesaggi morbidi delle colline toscane, l’architettura della cantina moderna ma accogliente, perfettamente integrata con l’ambiente circostante, la cura di ogni particolare senza essere impersonale o artefatto, confermano tale impressione.

La tenuta Vallocaia dall’esterno – photo credits Alessandro Moggi

Quando Rubi Bindella, attuale proprietario, accompagnava il padre nei suoi viaggi dalla Svizzara in Italia, in giro per grandi aziende vinicole e ristoranti, capì ben presto che l’interesse e l’amore per la Toscana e per le sue bellezze, lo avrebbero rapito prima del previsto. Nel 1971 Rudi vinse una borsa di studio all’Università per stranieri di Perugia e nel 1983 decise di fermarsi a Montepulciano, quando acquistò la tenuta. Oggi è in azienda anche il figlio, Rudi Jr.

Rudi Bindella e Rudi Bindella Jr- photo credits Alessandro Moggi

Imprenditore di successo – le cui attività spaziano oggi dalla ristorazione di alto livello con qualche decina di ristoranti in Svizzera, all’edilizia e all’immobiliare, per un totale di circa 1400 collaboratori – Rudi ha una sua visione, molto semplice ma definita: “la vita è bella”. Con questo credo, porta avanti le proprie aziende cercando di lavorare per abbellire la vita di tutti. “Offrire ambienti esteticamente curati aiuta le persone che li vivono e che ci lavorano a stare meglio”, ci spiega. Come dargli torto! E lo si vede dalla bellezza e dalla cura della cantina di Vallocaia.

Oltre che del bon vivre, del buon vino e bel buon cibo, Rudi è un appassionato di arte: ha comprato il suo primo dipinto quando aveva 16 anni e questa sua passione colora oggi anche gli ambienti della tenuta, rendendola una mostra permanente di opere di ogni tipo e da ogni luogo del mondo.

Vallocaia ha oggi all’attivo 175 ettari di cui 54 a vigneto, 16 di oliveto e una quarantina di seminativi e bosco. La crescita dagli inizi è stata graduale e progressiva (all’acquisto nel 1983 erano 2,5 ettari di vigneto, 10 di bosco e un rudere). Nel 2015 sono iniziati i lavori per la nuova cantina, una struttura interrata e progettata con le più moderne tecnologie di efficienza energetica, utilizzando materiali e colori che ben si sposano col luogo, puntando alla massima funzionalità di ogni reparto, oltre ad un lato estetico sempre curato e mai esagerato. Non ultimo, un profondo rispetto per la natura dirige la produzione vinicola in ogni sua fase, ottimizzando al massimo le risorse a disposizione, in un programma di riciclo addirittura del calore dei frigoriferi e l’utilizzo di pannelli fotovoltaici. Operano inoltre secondo tutti i dettami di un’agricoltura sostenibile e nel pieno rispetto dell’ambiente anche se non in possesso di alcuna certificazione ufficiale.

La zona vinificazione – dominata da grandi serbatoi in acciaio – è estremamente moderna, organizzata e ottimizzata per una eccellente gestione delle uve dove rigore e pulizia sono le parole d’ordine (e l’immancabile tocco estetico con le colonne rosse per dare un punto di colore e calore ad un ambiente che sarebbe, di per sé, molto freddo ed asettico).

La barriccaia, oltre a tutti gli spazi comuni in azienda, non manca della presenza di opere d’arte, quasi a volte far sentire il visitatore all’interno di un museo, piuttosto che in una cantina.

Oggi 30 ettari sono destinati alla produzione di Nobile di Montepulciano dove, tra il 2012 e il 2019 è stata realizzata la parcellizzazione dei vitigni, anticipando, di fatto, quella che sarà la nuova tipologia “Pieve” approvata nel 2021 dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano e in commercio dal 2024. 180 mila le bottiglie prodotte in totale, di cui 60 mila della Nobile DOCG e il resto ad altre referenze sotto il cappello Toscana IGT. La raccolta delle uve è totalmente manuale. La direzione della produzione – e di tutta l’azienda in generale – è affidata a Giovanni Capuano, originario di Cava de’ Tirreni, ma stabilmente a Vallocaia da oltre 20 anni.

Giovanni Capuano – Direttore Vallocaia

Giovanni e Rudi condividono la stessa filosofia produttiva, con l’intento di studiare e capire il carattere del territorio per trasferirlo quanto più possibile nei loro vini, affinché siano riconoscibili, identitari e ambasciatori di Montepulciano. Attraverso tre “mini verticali” delle annate 2015-2018-2019 abbiamo potuto conoscere dettagliatamente le tipologie dei Nobile rappresentativi di Vallocaia:

Vino Nobile di Montepulciano Bindella (annata, da blend di vigneti)

Vino Nobile di Montepulciano Quadri (cru)

Vino Nobile di Montepulciano Vallocaia (Riserva)

La precisa segmentazione dei suoli di ogni vigneto racconta in maniera inequivocabile le differenti tipologie di Nobile e proprio qui sta la forza di Bindella. Il Sangiovese (localmente detto Prugnolo Gentile) non può dare gli stessi risultati su terreni differenti. Per il Bindella (Nobile annata) si attinge ai vigneti posti su sabbie della Valdichiana di diversi colori (i più recenti risalgono a un milione di anni fa), da zone palustri prosciugate, mutate in terreni sciolti che si ritrovano in vini sottili, taglienti e fini al sorso, ma dagli intensi profumi. Blend di Sangiovese (minimo 85% come da disciplinare) con saldo del 15% circa tra Canaiolo (principale responsabile dei profumi, specie speziati), Colorino e Mammolo.

L’annata 2015 è ricordata come un’ottima vendemmia, dal clima caldo, secco e molto soleggiato con un unico aspetto negativo dato da alcune grandinate in giugno e luglio compromettendo alcune parcelle vitate. Ne derivano vini piuttosto intensi per colore e sostanze estrattive, medi livelli di alcool in equilibrio con un tessuto tannico ben strutturato.

Bindella 2015 si svela sui toni dei frutti rossi maturi in armonia con un manto di erbe aromatiche e balsamiche, rendendo il sorso pieno e di una piacevole freschezza gustativa. L’affinamento in botti grandi di solo rovere francese dona eleganza e profondità.

La 2018 ha inevitabilmente un altro passo, mostrando accenni di sottobosco e frutti meno concentrati dovuti ai grappoli più grandi e di conseguenza dalle sostanze più diluite. Le fasi fenologiche nella stagione sono state per forza di cose in ritardo in base alle media stagionale, a causa delle ripetute precipitazioni che da fine inverno si sono protratte fino al mese di luglio, non consentendo ai suoli di asciugarsi e quindi riscaldarsi in modo appropriato, limitando nelle piante l’assorbimento dei sali minerali. Il clima favorevole di settembre e ottobre ha fortunatamente consentito di raggiungere la piena maturazione dei frutti, portando nel calice un Nobile 2018 dalla delicata espressione del varietale in un corpo senza spigoli, per un vino che non ha bisogno di essere atteso a lungo, ma si che apprezza oggi stesso per la sua immediata freschezza e bevibilità.

Nel 2019 si cambia nuovamente registro dove si parla di vini di grande qualità. Due sono stati i periodi di intense piogge tra la primavera e l’autunno mentre il resto dell’anno – specie nel cruciale periodo giugno-ottobre – si ricorda come una stagione dominata da un clima secco con brevi ed intensi episodi piovosi (arrivati in momenti provvidenziali ed evitando un eccessivo stress idrico alle vite). Già dal colore rubino luminoso, Bindella 2019 si manifesta nell’intensità floreale nettissima e dai toni concentrati di amarena e lampone, insieme a tocchi rinfrescanti di eucalipto e un finale agrumato di grande piacevolezza.

Quadri è figlio di una parcella argillosa da terreni pliocenici, ricchi di calcare, che regalano struttura ed intensità cromatica ai vini. Dalle vigne poste a circa 360 mt slm., per questa selezione si utilizzano solo uve Sangiovese che non ha bisogno di aiuti per struttura e colore, caratteristiche che gli arrivano in maniera del tutto naturate dei terreni su cui cresce. La produzione media è di circa 13 mila bottiglie all’anno, passando da 6 a 20 mila bottiglie a seconda dell’annata. La differenza può essere davvero molto significativa in termini di quantità, ma la scelta delle uve è decisamente selettiva, tanto che si è deciso di usarle solo per il Nobile, non declassando un parte di materia prima, eventualmente, per la produzione di Rosso di Montepulciano, ma rinunciando completamente all’utilizzo dei grappoli non idonei.

Tra le 3 annate degustate, la 2015 sfuma su toni aranciati e parla di bosco, frutti neri essiccati e maturi, more e prugne, funghi e foglie bagnate, dando spazio anche a delicate note tostate di cacao e caffè ed accenni di cera. Il sorso è composto e sorretto da tannini in riga e ben integrati, chiude balsamico in una scia di scorza d’arancia. Di contraltare, anche qui nel millesimo 2018 si riscontra chiaramente l’annata molto diversa e un po’ più “snella” ma non meno interessante. L’acidità resta protagonista di ogni vino aziendale: in questo calice spiccano più i richiami al floreale scuro di viola, ai frutti rossi sotto spirito dal sorso scorrevole, in un finale di media lunghezza. Anche in questo caso, bevilo oggi e apprezzane la piacevolezza. Quadri 2019 spinge su fragole e ribes, note floreali fresche e profumate con una struttura tannica integra e graffiante. Chiude in lunghezza con un ottima sapidità e il richiamo a qualche anno di bottiglia per integrare al meglio le parti, godendone ancora di più in futuro.

La Riserva Vallocaia nasce dalle storiche dalle terre rosse di Montepulciano, argillo-sabbiose e ricche di ferro e manganese. Va da sé che nel calice si ritrovano la complessità e la struttura date dalle argille e i variegati profumi delle sabbie. Circa il 95% di Sangiovese e un accenno di Colorino compongono il blend del Nobile di Montepulciano Riserva.

Le terre rosse dei terreni per la Riserva Vallocaia

L’annata 2015 ritrova nella Riserva ancora la vivacità del rosso rubino intenso. Il naso è monolitico, compatto e complesso di rose rosse e viola, ciliegie e mora mature, foglie di mirtillo e lieve tostature arricchiscono il bouquet. In bocca è ampio e dalle sfumature balsamiche, slanciato con il frutto al centro bocca, guidato da un tannino che accarezza il sorso. Chiude a lungo su note sottili di cacao. La vendemmia 2018 conferma una carattere più morigerato, quasi timido su accenni di piccoli frutti e zest di arancia, comune denominatore degli assaggi fino a qui raccontati. La spinta acida dona dinamicità al sorso. 2019 è la compiutezza del Nobile nella sua forma migliore: grande protagonismo del Sangiovese perfettamente maturo e croccante, nota smoky che lo rende accattivante in un sorso strutturato e sapido, succoso e fresco, dove il tannino tipico del vitigno conduce le danze e guida il vino verso l’evoluzione in bottiglia. Riassaggiare tra 3/5 anni quando potrà regalare ancora maggiori soddisfazioni!

Chiacchierando con Giovanni, io gli altri colleghi della stampa presenti, gli abbiamo chiesto di scattare una fotografia sull’attuale situazione della denominazione e di abbozzare una previsione a breve-medio termine. Conviene con noi che il Nobile di Montapulciano è un vino che negli ultimi 10 anni ha un perso un po’ della sua identità, a causa della forse troppa libertà di produzione data dalle modifiche apportate al disciplinare dal 2010, permettendo un utilizzo maggiore di varietà di uve (fino al 30% di tutte le varietà coltivabili in Toscana, internazionali inclusi) creando grande confusione tra produttori e consumatori. Il maggior numero di ettari iscritti a Nobile è nelle mani di imbottigliatori di una cantina sociale, aumentando così la difficoltà di far crescere il livello di apprezzamento del Vino Nobile nel mondo. Last but not least, la variegata differenza di prezzi per una stessa tipologia di etichetta, quasi senza controllo. L’impegno di Bindella Tenuta Vallocaia nella valorizzazione del Vino Nobile di Montepulciano è significativo, soprattutto in questi anni in cui molti si chiedono in che direzione stiano andando il Consorzio e la denominazione, adesso che si va verso l’istituzione delle menzione geografiche aggiuntive con le “Pievi” e la restrizione all’utilizzo di soli vitigni autoctoni per la produzione del Nobile.

Campania.Wine Sustainability

Iniziativa dedicata ai vini a indicazione geografica della regione in programma a Napoli il 22 e 23 maggio 2022 a Palazzo Reale

Ritorna Campania.Wine Sustainability il grande evento promosso in cooperazione dai cinque consorzi di tutela vini e il consorzio di tutela del Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP. Dopo la prima edizione dello scorso autunno, che ha visto per la prima volta insieme le comunità del vino della Campania, è in programma un nuovo importante appuntamento che avrà come teatro il palazzo Reale di Napoli dove si svolgeranno incontri di approfondimento, promozione e valorizzazione attraverso wine forum, masterclass, seminari e degustazioni, laboratori enogastronomici con il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP.

Un evento unico nel suo genere che vede insieme le cinque comunità del vino, e non solo, della Campania con l’obiettivo di valorizzare e promuovere le DOC e IGT tutelate, attraverso un suggestivo itinerario di conoscenza esperienziale rivolto ad esperti, giornalisti di settore, addetti ai lavori e appassionati del mondo del vino.

Si inizia domenica 22 maggio dalle 10 alle 19, con un “walk around wine tasting” presso il porticato del Palazzo Reale dove saranno allestiti spazi espositivi con i produttori campani aderenti ai cinque consorzi di tutela vini riconosciuti: Sannio Consorzio Tutela Vini, Consorzio Tutela Vini Vesuvio; Consorzio Tutela Vini d’Irpinia; VITICA – Consorzio Tutela Vini Caserta; Consorzio tutela vini Vita Salernum Vites, in replica anche nella giornata di lunedì 23 maggio, sempre dalle 10 alle 19.

Lunedì 23 maggio è previsto un importante forum dal tema “Le indicazioni geografiche come patrimonio sostenibile della Campania e il ruolo dei consorzi di tutela” in programma alle 10 presso il Teatro di Corte del Palazzo Reale di Napoli. All’incontro, moderato dal giornalista de Il Sole 24, Giorgio Dell’Orefice, parteciperanno: Nicola Caputo assessore agricoltura Regione Campania, Ciro Fiola presidente Unioncamere Campania, i presidenti dei consorzi di tutela, Raffaele Amore presidente CIA Campania, Gennarino Masiello vice presidente nazionale Coldiretti, Salvatore Schiavone direttore ICQRF Italia Meridionale, Matteo Lorito rettore Università degli Studi di Napoli Federico II, Enrico De Micheli amministratore delegato Agroqualità SPA, Stefano Stefanucci direttore Equalitas, Roberta Cafiero Direttore PQAI IV Dir.Generale Ministero Politiche Agricole, Lucrezia Lamastra, Università Cattolica del Sacro Cuore Piacenza e coordinatrice scientifica SOStain, Ettore Capri Università Cattolica del Sacro Cuore Piacenza e Osservatorio europeo sostenibilità in agricoltura, conclude Paolo De Castro Deputato Parlamento Europeo.

Sempre lunedì 23 alle 17.00, presso il Teatro di Corte del Palazzo Reale di Napoli, altro importante appuntamento: “La Campania che ama la Campania 2022”, con l’assegnazione dei riconoscimenti voluti dai consorzi di tutela vini della Campania per le migliori carte dei vini che hanno referenze regionali. Il riconoscimento nasce per far conoscere e sostenere coloro che promuovono la cultura e il patrimonio della vitivinicoltura campana. In particolare il riconoscimento vuole valorizzare le attività che costituiscono il fondamento conservativo e innovativo della cultura vitivinicola, oltre a tutelare le identità in tutte le possibili forme connesse al mondo del vino. Conducono Veronica Maia e Luciano Pignataro.

Per i winelover appuntamenti da non perdere presso la Sala delle Armi del Maschio Angioino dove sono in programma quattro masterclass dedicate ad altrettante tipologie di vini campani. A condurre Chiara Giorleo DipWset, in collaborazione con Associazione Italiana Sommelier Campania (l’accesso è consentito solo su prenotazione scrivendo a masterclass@campania.wine) gli appuntamenti saranno dedicati ai vini a indicazione geografica: spumanti (ore 11); vini bianchi (ore 12.30); vini rosati (ore 15); vini rossi (ore 16.30).

L’ edizione di Campania.Wine Sustainability, promossa dai cinque consorzi di tutela insieme al consorzio di tutela del Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP, coinvolge oltre 150 produttori campani e mette in vetrina oltre 600 etichette a DOC e IGT: Taurasi, Greco di Tufo, Fiano di Avellino, Aglianico del Taburno,Vesuvio, Cilento, Falerno del Massico, Castel San Lorenzo, Aversa, Costa d’Amalfi, Galluccio, Sannio, Irpinia, Falanghina del Sannio, Colli di Salerno, Paestum, Pompeiano, Roccamonfina, Benevento, Terre del Volturno, Catalanesca del Monte Somma, Campania. Tutti i territori esprimono vini sostenibili capaci di rappresentare la grande biodiversità della Campania in termini enologici sui mercati nazionali e internazionali. L’evento in programma il 22 e 23 maggio a Napoli è frutto di un’importante cooperazione che mira a creare una efficace condivisione progettuale tra le varie realtà territoriali, ciascuna con le proprie identità e le proprie vocazioni.

Le iniziative, che si svolgeranno in ottemperanza alle vigenti normative nazionali e regionali anti Covid-19, sono realizzate con il cofinanziamento dell’Unione Europea, Campagna Medways_EU: from Mediterranean to the East, new WAYS to advance Sustainability in Europe.

Primavera ed estate tra trekking, musica, cene e degustazioni sotto le stelle

Ricco di interessanti proposte, il programma di eventi primavera-estate di Vallepicciola va in scena nella cornice paesaggistica delle colline del Chianti Classico, circondati dai vigneti ed ammirando l’innovativa struttura della cantina. Dal 24 aprile a fine agosto l’azienda è pronta ad accogliere con originali iniziative in cui il piacere di un calice di vino diventa occasione per vivere la gioia di stare insieme e celebrare la bella stagione. Camminate tra i filari, cene a base di prodotti locali e musica dal vivo per tutti.

Incastonata nel paesaggio di Pievasciata, zona sud del Chianti Classico, l’azienda vitivinicola Vallepicciola permette ai turisti e ai residenti di vivere la primavera e l’estate circondati dai suoi 105 ettari di vigneti con iniziative che offrono la possibilità di riscoprire il piacere di stare assieme. In programma dal 24 aprile a fine agosto 2022la serie diventi in cui il vino, che la fa da padrone, è sempre piacevolmente accompagnato da musica dal vivo, prodotti locali, suggestive passeggiate tra i filari e la tradizionale degustazione con visita della cantina.L’atipica e dinamica azienda, in questo modo, propone un programma accattivante che permette di vivere un’esperienza
eno-turistica d’eccellenza.A coloro che desiderano vivere momenti di convivialità con l’arrivo dei primi caldi e della bella stagione si offre la possibilità di partecipare a degli eventi che, a partire dal mese di aprile e per tutto agosto, animano Vallepicciola. Immersi nella suggestiva atmosfera delle colline toscane, gli ospiti possono godere della musica, del relax, dell’enogastronomia locale e della bellezza di queste terre. Eventi diversificati tra loro così da poter soddisfare ogni gusto ed esigenza. Un’offerta ricercata e accessibile a tutti, che permette agli ospiti di vivere nuovamente momenti da passare in compagnia circondati dalla bellezza del territorio godendosi fantastiche esperienze. Si inizia con il Trek & Wine in programma domenica 24 aprile, ideale per tutti coloro che amano il contatto con la natura, offre la possibilità di passeggiare con l’agronomo di Vallepicciola tra i vigneti, imparando tutto ciò che riguarda i vitigni, concludendo l’esperienza con l’immancabile degustazione di uno dei vini dell’azienda durante il pic-nic organizzato. Si prosegue, poi, con il Bubbly Event del 6 maggio che propone sfiziosi finger food, immancabili bollicine e accompagnamento musicale. Chi volesse, inoltre, può partecipare al Brunch con l’enologo, evento dell’11giugno che, a partire dalle ore 11:00, fa scoprire agli ospiti tutto sulle tematiche di vinificazione: per l’occasione, l’enologo e direttore generale di Vallepicciola Alessandro Cellai accoglie i partecipanti e li conduce nel suggestivo viaggio alla scoperta della produzione del vino. Coloro che invece amano godere della suggestione di queste terre all’imbrunire, il Solstizio d’Estate il 21 giugno offre la possibilità di cenare sotto le stelle degustando i pregiati vini di Vallepicciola uniti ad interessanti proposte food locali, dolcemente accompagnati dalla musica live di Umagroso.

Il mese di luglio offre, invece, due iniziative dedicate a un pubblico specifico: la prima è l’Independence Day che, come il nome stesso lascia intuire, è dedicato agli amici americani che si ritrovano a festeggiare il giorno dell’indipendenza degli Stati Uniti a Vallepicciola il 4 luglio; un’occasione di festa con musica, ottimo vino, BBQ americano con la carne selezionata dal macellaio Dario Cecchini di Panzano in Chianti, noto tra gli amanti della carne toscana per i suoi prodotti e che, per l’occasione, sarà presente con il suo food truck; la seconda è il Cigar&Wine, in programma il 21 luglio in collaborazione con ClubAmici del Toscano, un’occasione unica per gli appassionati di questi prodotti, che così potranno abbinare vino e cibo con un buon sigaro toscano accompagnati dal sound dal vivo.

Per finire, durante il mese di agosto per ogni mercoledì, Vallepicciola si prepara a salutare la stagione estiva conHappy Wine Day, suggestivi aperitivi che, dalle 18:30 in poi, accompagnano dolcemente gli ospiti verso la fine dell’estate tra cibo, vino e musica.«Fil rouge di tutti questi eventi è l’offerta di possibilità diverse e accattivanti che vadano incontro a interessi e passioni differenti» sottolinea Tamara Marini, responsabile hospitality ed eventi a Vallepicciola.«Questi eventi riflettono bene la nostra realtà aziendale giovane e dinamica. Vorremmo che i partecipanti vivessero il vino come il prodotto sì del territorio, ma anche come un tutt’uno con le diverse passioni che qui si possono ritrovare. È fondamentale mettersi nei panni di chi visita Vallepicciola per capire al meglio le esigenze di ognuno, saper accogliere e offrire un’esperienza che rimanga nella memoria dei nostri ospiti con il tocco umano che ci contraddistingue. In questa visione è importante anche la nostra presenza agli eventi e in occasione del bellissimo Solstizio d’estate ci sarà anche il nostro amministratore delegato Alberto Colombo a fare da padrone di casa». Una serie di eventi che dona al moderno design di Vallepicciola una dimensione personale ed accogliente. Il vino nel bicchiere, nato da una o più varietà di uva coltivate da Vallepicciola sapientemente trasformate in vini rossi, bianchi rosati e spumanti, oltre alle sue proprie note degustative, si arricchisce del sapore della convivialità e del piacere di stare insieme

Flos Olei 2022, Mennella primo tra i best del mondo

L’uomo che sussurra alle olive, è il caso di dirlo, è Mennella che quest’anno conquista il primato per la guida Flos Olei, strumento di divulgazione delle eccellenti realtà produttive dell’olio extravergine di oliva, in tutto il mondo.

La zona compresa tra gli Alburni e il Calore è un’intera macchia verde: chiunque provasse a censire il numero degli ulivi si sentirebbe come un folle che prova a contare i granelli di sabbia, anche su una sola mano. Ci troviamo in un panorama suggestivo, dove si incontrano i venti, dove lo Scirocco lambisce gli Alburni e, tornando indietro, si unisce alle correnti fredde dell’Irpinia.

Le pale eoliche sono diventate di certo futuristiche, sembrano dei robot che dall’alto controllano tutto e che si ergono su un gigante buono, una piccola chiesa. Piccola solo di dimensioni, in realtà alimenta lo spirito di chiunque si fermi misticamente a contemplarla: ospita la statua lignea di una Madonna, quella dell’Ulivo. Da qui ha inizio un progetto interessante. Antonino Mennella e la compagna di vita Annamaria ogni anno fanno un piccolo miracolo, trasformando piccole Drupe in oro verde.

Compiti ben divisi: il braccio e la mente. Annamaria è il braccio e Antonino è l’anima, così come lo definisce proprio lei. Antonino Mennella è del resto ben noto per il suo attento lavoro, tutto l’anno gira tra le sue creature, come il medico condotto di un tempo girava tra i suoi pazienti per controllare lo stato di salute. Parla con le piante, ne riconosce le voci e solo quando l’equilibrio naturale lo consente, comincia l’attività nel suo piccolo laboratorio: un frantoio a due fasi. La Signora delle Drupe si occuperà di questa preparazione, un lavoro di squadra artigianale che sembra una danza. Seleziona le olive, con attenta analisi, scartando ancora manualmente tutte quelle che potrebbero compromettere il risultato. È un ritratto di amore: scrutano dal piccolo oblò le olive frante che girano lente nella gramolatrice, fino a raggiungere il separatore.

Così come un sacerdote tira fuori dal Tabernacolo le ostie per il sacramento della Comunione, ripetendo il miracolo di Cristo, così da quel piccolo incavo si manifesta un miracolo naturalistico, l’oro verde acquista luce. Questa è solo una piccola parte di un racconto più ampio, che avremo il piacere in seguito di raccontare in tutte le sue fasi. È la passione ad animarlo ed è il vero motivo per cui quest’anno Mennella vanta l’ennesimo riconoscimento, tra una selezione di 500 oli eccellenti provenienti da tutti i continenti. L’Itran’s di Mennella è l’olio dell’anno per la Flos Olei.

Amalfi Lemon Experience

Profumo di limoni e aria di casa: questo è ciò che si respira quando si percorrono i sentieri tracciati dagli alberi dei terreni della famiglia Aceto, la maggiore produttrice di limoni dell’intera Costiera dopo la Seconda Guerra mondiale.

Qui, dove i limoni brillano di un giallo che sembra il sole riflesso, nasce il progetto Amalfi Lemon Experience, un viaggio per entrare in contatto con questa terra (chiamata amorevolmente dal produttore “il giardino”) così unica e incredibilmente fertile, per apprezzarne la storia ultracentenaria e scoprire l’amore e il rispetto che la famiglia Aceto gli riserva.

Un amore che si alimenta quotidianamente di cura ed attenzione nella coltura, di impegno costante nella sostenibilità e di rispetto per la biodiversità che caratterizza il territorio. Qui, nei poderi di Via delle Cartiere ad Amalfi, la coltivazione industriale è bandita. Qui la coltivazione è considerata al pari di un’arte.

Il progetto Amalfi Lemon Experience ha anche lo scopo di sensibilizzare i visitatori su un’esclusività del Made in Italy: lo “Sfusato Amalfitano”, una varietà di limone unica al mondo per qualità e caratteristiche, che va prudentemente preservata. Dai racconti delle guide che accompagnano gli ospiti durante il tour si scopre tutto il suo ciclo di vita, dalla coltivazione alla sua nascita, fino al raccolto.

La famiglia Aceto offre una vasta gamma di esperienze, tour e degustazioni, nel pieno rispetto delle restrizioni vigenti e della sicurezza di tutti gli ospiti, in una cornice paesaggistica mozzafiato. Non resta che lasciarsi trasportare dall’incanto di questa terra.