Biskè – Pizza e Brace celebra l’amore: un menù esclusivo per un San Valentino tra gusto e tradizione per festeggiare la festa degli innamorati a Roma

Per la serata di San Valentino, Biskè – Pizza e Brace apre le porte del suo locale in Via Nomentana 1040 con una proposta che celebra il connubio tra tecnica e passione. Il percorso gastronomico è firmato interamente da Giuseppe Todaro, chef pizzaiolo e anima creativa di Biskè, che per una sera si allontana dal forno a legna per curare un menù completo che esalta la materia prima e il gusto mediterraneo.

L’evento, intitolato “A tavola con l’Amore“, rappresenta la visione di Todaro: una cucina di sostanza, sincera ma capace di stupire attraverso accostamenti ricercati, pensata per chi cerca un’esperienza conviviale ed elegante.

L’Esperienza gastronomica: la firma di Todaro

Il menù si snoda attraverso tappe che giocano sui contrasti di consistenze e temperature, cifra stilistica dello Chef:

L’aperitivo di benvenuto: L’accoglienza firmata Biskè per preparare il palato.

L’antipasto creativo: Un involtino di melanzana con cuore di provola affumicata e salsa al basilico, accompagnato da un prosciutto cotto in un’inedita panatura al formaggio.

Il primo: Un risotto che esplora l’equilibrio tra l’amaro del radicchio e la dolcezza del miele, impreziosito dalla cremosità della fonduta e dal crunch delle noci tostate.Il secondo di brace: Un omaggio alla specialità della casa, con un arrosto di vitello tenerissimo servito con funghi cardoncelli e un medaglione di patata alla griglia.

Pizzeria I Fontana: pizza e solidarietà con la Cooperativa Irene ’95

Avevamo conosciuto Pietro Fontana e il suo concept di pizza alla presentazione del menù estivo della pizzeria I Fontana a Somma Vesuviana. Siamo ritornati non solo per scoprire il menù invernale e l’interpretazione che Pietro dà alle materie prime della stagione fredda, ma anche per conoscere il progetto di solidarietà che, insieme alla moglie Melania Panico, sta sostenendo per la Cooperativa Irene ‘95.

Nata nel 1994, oggi la cooperativa opera sul territorio est di Napoli e si occupa di accoglienza di minori a rischio grazie a due comunità educative a dimensione familiare (Casa Irene e Casa Momo). Alla serata stampa di presentazione sono intervenuti Fedele Salvatore, presidente della cooperativa sociale, e Monica Procentese, responsabile d’area delle comunità, per raccontare il loro impegno in un ambito sensibile, quello dei minori con storie familiari difficili. Tra i progetti nati nell’ambito della cooperativa, c’è Re.S.P.I.R.O. per la presa in carico e tutela degli orfani speciali, segnati dalla perdita di entrambi i genitori: la madre per femminicidio, il padre per suicidio o carcerazione.

L’impegno concreto dei Fontana nasce dal proprio lavoro e dall’esperienza solida di appartenenza familiare: dal 1° Febbraio all’8 Dicembre 2026 parte del ricavato della vendita delle pizze e dei fritti della sezione “Pizza Concept” del menù verrà devoluto alla Cooperativa Irene ‘95. Non è un caso che Pietro, durante la serata, abbia ribadito come l’insegna I Fontana si riferisca a un progetto che coinvolge l’intera famiglia, dalla moglie Melania ai figli della coppia.

Nella tappe di degustazione della serata dedicata a Irene ‘95, abbiamo assaggiato tutte le proposte più rappresentative di ogni categoria: fritti, pizza, padellino, pala, tripla cottura.

La sfera croccante, come tutti i fritti del menù, è ideata e preparata da Melania. Patata della Sila, blu di bufala dei Monti Lattari, panatura extra croccante arricchita con granella di mandorle e un giro d’olio al tartufo: “è una proposta che abbiamo sin dalle origini del nostro menù”, ci spiega Melania, “e nasce dalla mia passione per il blu di bufala.” Un boccone goloso e ricco grazie alla bella persistenza del blu di bufala.

Merito di Melania anche la scelta degli abbinamenti al calice. Aspirante sommelier AIS, per la serata ha prediletto un piccolo birrificio artigianale della provincia di Trento, Fravort dei Fratelli Perrella. Iniziamo con la Fresh, birra chiara di puro malto d’orzo: delicata e fresca accompagna l’arancino e la prima proposta pizza.

La degustazione di pizze concept si apre con la Metamorfosi di carciofo, omaggio a uno degli ortaggi più complessi dal punto di vista organolettico. Pietro Fontana lo gestisce in modo esemplare, riuscendo a conservarne tutte le caratteristiche senza renderle predominanti. Il carciofo viene delicatamente arrostito ma solo le parti nobili (cuore e parte superiore del gambo) diventano protagoniste di questa pizza, insieme a una crema di pecorino dei Monti Lattari, a un pesto di aglio orsino e a foglioline di maggiorana fresca in uscita, che con la loro aromaticità determinano l’equilibrio finale all’assaggio.

Le consistenze sono uno dei tratti distintivi delle pizze di Pietro Fontana che contrappone sempre un elemento di croccantezza a equilibrare, arricchire e migliorare la masticabilità del boccone.

Così la Friarielli e salsiccia in stile padellino: un panino croccante che accoglie salsiccia di suino a punta di coltello e friarielli saltati e in crema, con un ricordo di piccantezza. Uno dei gusti pizza più tradizionali si veste con un tocco di originalità, esaltato anche dall’abbinamento birra: La Rossa del Brenta Fravort, fruttata e fresca, accompagna con passo agile il friariello, grazie alla concordanza di sensazioni amaricanti.

La pizza in pala accoglie la zucca prima ammorbidita in forno e poi ripassata in padella. In uscita blu di bufala, la nduja resa croccante, castagna fermentata in polvere per aggiungere una nota di acidità e zucca in julienne marinata al ghiaccio. Ancora una volta un boccone completo, anche se in questo caso la dolcezza della zucca napoletana, pur tra le più saporite qualità di zucca, si lascia a tratti sopraffare da blu di bufala e dalla nduja croccante.

Pietro Fontana ci stupisce in chiusura serata con la versione dolce della tripla cottura. Le tre distinte fasi di cottura – al vapore, fritta e al forno – determinano il gioco di consistenze della pasta: croccantezza esterna e leggera morbidezza interna.

Dichiaratamente e orgogliosamente ispirata a Francesco Martucci, la degustiamo in versione dolce ai tre agrumi: crema di limone, confettura di mandarino di Ciaculli, polvere di arancia rossa fermentata e timo fermentato a guarnire una cremosa ricotta di bufala. Un contrasto dolce-agrumato di grande equilibrio e aromaticità.

I Fontana Pizzeria

Via Annunziata, 58

Somma Vesuviana (NA)

Caserta, il 6 febbraio la presentazione del libro “La cucina napoletana” di Luciano Pignataro a L’Amo Racconti di Mare

Cena-evento con ospiti e vini iconici della Campania

Caserta, 27 gennaio 2026 – Venerdì 6 febbraio, alle ore 20, il ristorante L’Amo Racconti di Mare di Rosario Rondinone, in vicolo Pietro Mascagni 10 a Caserta, ospiterà la presentazione del volume “La cucina napoletana” (Hoepli) di Luciano Pignataro, giornalista de Il Mattino,  tra i più autorevoli comunicatori e divulgatori del giornalismo enogastronomico italiano.

Giunto alla seconda edizione, il libro è uno degli ultimi lavori editoriali dell’autore e racconta Napoli come

un viaggio dell’anima, dove ’o magnà non è solo nutrimento, ma linguaggio, identità, rito quotidiano. Una città dai mille volti, in cui ogni quartiere possiede una propria psicologia e una specifica inflessione culturale, capace di intrecciare realtà e immaginazione, quotidianità e mito, vita e memoria. A Napoli anche chi non c’è più continua a vivere nei gesti, nei sogni e nella proverbiale scaramanzia del popolo partenopeo.

Il volume, impreziosito da una veste grafica rinnovata, dalla prefazione della Principessa Giulia Ferrara Pignatelli di Strongoli e dalle fotografie di Ciro Pipoli, è un omaggio ai 2.500 anni della città e alla sua inesauribile capacità di trasformare il cibo in cultura condivisa.

La cena-evento del 6 febbraio sarà un invito concreto alla condivisione e al piacere della tavola come stile di vita. A dialogare con l’autore saranno la giornalista di settore Antonella D’Avanzo e Pietro Iadicicco, responsabile dell’Associazione Italiana Sommelier di Caserta (AIS).

In cucina, accanto al giovane executive chef de L’Amo, Pasquale Cavallo, che proporrà una personale interpretazione di alcuni dei piatti del cuore di Luciano Pignataro, ci sarà il pastry chef Guido Sparaco di Castel Morrone, socio fondatore di PAART, associazione impegnata nella valorizzazione della pasticceria d’arte attraverso l’uso esclusivo di ingredienti naturali e privi di semilavorati, con una selezione dedicata alla pasticceria napoletana.

Nel calice, a raccontare il territorio, due aziende simbolo della viticoltura campana di qualità: Montevetrano e Villa Matilde, realtà capaci di coniugare tradizione, ricerca e visione contemporanea. Vini iconici che, anche grazie alla firma enologica di Riccardo Cotarella, trovano spazio naturale nelle carte dei ristoranti che intendono rappresentare al meglio l’eccellenza della Campania.

A Pozzuoli l’idea del Temporary Sushi Corner di White Chill Out sfida la tradizione orientale

Sul lungomare del borgo puteolano un nuovo concept prende forma con il lancio del Temporary Sushi Corner – limited edition – di White Chill Out. Fino al 15 febbraio il ristorante di mare si trasforma in una fucina di preziosità asiatiche, con quel tocco di mediterraneo che contraddistingue da sempre la cucina campana.

«Da sempre il nostro obiettivo è puntare all’eccellenza nella nostra terra, valorizzandola attraverso il gusto e l’innovazione», racconta Nicola Scamardella, proprietario del White Chill Out Lungomare. «Il Temporary Sushi Corner nasce proprio da questa visione: offrire esperienze che parlino di qualità, ricerca e identità, senza mai perdere il legame con il mare e con il territorio che ci ospita».

Il cocktail signature

A Pozzuoli l’arte del lavorare le meraviglie del pescato è storia di secoli. Tradizione dei popoli del mare, in un luogo rinomato dall’antica Grecia e dagli imperatori romani che su queste spiagge paradisiache costruivano il proprio buen retiro. Ed in fin dei conti la linea che demarca la gastronomia orientale da quella occidentale non riguarda tanto la scelta dei pesci da utilizzare, quanto piuttosto la loro preparazione e l’utilizzo di riso, alghe e salse come condimento.

I Roll

Il mare è un punto di partenza, il gusto la destinazione; l’incontro tra sapori nostrani fatti di erbe officinali e spezie calde è un plus valorizzato dallo chef Romerson Coelho. Il White 24K Roll ad esempio è una dichiarazione di stile: alga nori, riso, sesamo, tonno rosso e gambero di Mazara del Vallo si intrecciano con una tartare di astice blu cotto, maionese al basilico e menta, wasabi fresco giapponese, caviale di yuzu e una sottile scaglia di oro 24k.

Geometrie di salmone

Più diretto ma altrettanto identitario il Flegreo Roll: alga di soia, riso, gambero fritto in panko, tartare di sauté di vongole, maionese giapponese all’olio di prezzemolo e masago arare. Qui il mare è protagonista assoluto, in una lettura che richiama il territorio flegreo con sensibilità contemporanea.

Il tagliolino

Le geometrie di salmone guardano alla parte gourmet, un piatto dove il disco solido di salsa ponzu crea vivacità, lasciando libera scelta al commensale sulle giuste proporzioni d’assaggio. Chiudono la serie degli antipasti il verace polpo in doppia consistenza dell’Octopus Infusion tra patata liquida e limone candito e L’oro d’Islanda, un delicato fritto di baccalà con crema di provola affumicata e friarielli al forte.

Risotto alla pescatora 2.0

Ritorno a casa tra il classico risotto alla pescatora 2.0 e il tagliolino fresco con acciughe del Cantabrico, burro, limone di Sorrento, per capire e distinguere le eventuali differenze tra Est ed Ovest del mondo.

Il San Valentino a Napoli: “Love in Translation” al Renaissance Naples Hotel Mediterraneo

“Love in Translation”, ovvero l’amore in tutte le lingue del mondo. Il San Valentino al Renaissance Naples Hotel Mediterraneo è un percorso emotivo tra gusto, scoperta di nuovi abbinamenti, tanto romanticismo, accompagnamento musicale e sorprese che faranno “viaggiare” gli ospiti non solo virtualmente.  

La raffinata cena preparata dall’executive chef Pasquale De Simone al Roof Garden Angiò (14 febbraio ore 20.30, costo 109 euro per persona) prevede l’aperitivo di benvenuto con Mini cheese cake ricotta di bufala e salmone affumicato, Pane ai cereali, alici di Cetara e pomodori essiccati, Gambero in tempura al sesamo, Focaccia con lardo di Colonnata e riduzione di vino Aglianico, Montanarina con passata di pomodoro e burrata alle erbe. Antipasto con Nido di calamari in infusione di barbabietole, perle di salmone, scarola liquida e croccante, arancia candita, come primo il Riso carnaroli in variazione di crostacei, la loro bisque, polvere di limone e salsa alle erbe spontanee.

Il secondo piatto è il Lingotto di rombo, salmone e pistacchi, carciofo arrosto e cipolla rossa caramellata. Particolare attenzione per il dolce, il “Love Drops” a cura del giovane e pluripremiato pastrychef Ferdinando De Simone. Espresso napoletano, dulce de leche, lampone, litchi e acqua di rose per un viaggio d’amore da Napoli al mondo tra tradizione partenopea, vibranti incursioni esotiche e note più delicate. Un mix di ingredienti che si combinano in un abbraccio di sapori, con il linguaggio dell’amore che si esprime pienamente al termine della cena più romantica dell’anno.

La serata consentirà di partecipare anche ad un particolare e coinvolgente momento in cui protagonista sarà la fortuna e in cui ritorna il tema del viaggio: saranno messi in palio voucher per soggiorni in città europee.

Info e prenotazioni, anche per pacchetti soggiorno con pernottamento: 

gmoffice@mediterraneonapoli.comreception@mediterraneonapoli.com,

Telefono: 081.7970001

Mille&UnBabà – inizia la selezione per la finale della quinta edizione

Parte la quinta edizione di “Mille&UnBabà”, il contest dedicato al dolce napoletano per antonomasia.

Il progetto, targato Mulino Caputo, ha fornito l’opportunità e l’ispirazione a tanti pasticceri, italiani e stranieri, per creare decine di varianti di questo grande classico della pasticceria, già sintesi di successo tra la tradizione mitteleuropea e l’eleganza francese perfezionate dalla tecnica e dalla creatività partenopee.

Se la finale è prevista per lunedì 16 marzo, è già possibile richiedere il regolamento, inviando una mail all’indirizzo: info@dfcomunicazione.it

Le candidature potranno essere presentate entro il 2 marzo, e sono riservate agli artigiani che abbiano maturato almeno 5 anni di esperienza in pasticceria, per la realizzazione di un Babà contemporaneo, proposto in monoporzione.

La giuria sarà composta da un panel d’eccezione; a degustare le proposte in gara ci saranno: il celebre chef stellato Gennaro Esposito; il maestro pasticcere Sal De Riso, presidente dell’AMPISalvatore Capparelli, tra i maggiori e più apprezzati interpreti del Babà napoletano; Sabatino Sirica, Cavaliere della Repubblica e della pasticceria partenopea, e Antimo Caputo, ceo di Mulino Caputo.

Al vincitore verrà assegnata una fornitura di 1000 kg di farina Mulino Caputo, oltre a un premio in denaro di 1000 euro.

E’ sempre stimolante assaggiare le proposte che i maestri pasticceri elaborano e realizzano in occasione dei nostri contest. Soprattutto grazie al contributo delle giovani generazioni, capaci di padroneggiare le tecniche della pasticceria contemporanea, si definiscono nuove tendenze, reinterpretando i dolci della nostra tradizione, in una chiave innovativa.

In questi anni, abbiamo assistito ad una costante ricerca e al raggiungimento di un crescente equilibrio del gusto oltre che alla riduzione dello zucchero, favorita dall’uso sempre più sapiente di spezie, frutta e aromi naturali.”

Il ristorante “O me o il mare” di Gragnano ospita le opere di Gabriele Leonardi: celebrare il mare  e il rispetto dei delicati equilibri marini attraverso l’arte

Il 6 febbraio cena a 4 mani dove si uniscono mani di chef e mani di pittore – “O me o il mare”, Via Roma n°45 , Gragnano (NA). Del ristorante gourmet abbiamo già scritto in Campania, 7 ristoranti Stella Michelin per un 2025 davvero gourmet: O Me o il Mare Restaurant; adesso la nuova iniziativa di Tramontano e Gargiulo.

Luigi Tramontano: “La mia cucina è l’espressione dell’anima e le mie mani provano a trasformarla, quelle stesse mani che l’artista toscano usa per raccontare il mondo marino e fantastico attraverso i suoi lavori”.

“Un po’ di tempo fa avevamo chiesto a Gabriele di ispirarsi al nostro lavoro e alla nostra cucina per celebrare il percorso da noi intrapreso molti anni addiietro. Ne sono nate alcune rappresentazioni pittoriche legate al tema del mare che ci hanno colpito molto per l’estrema bellezza, suggestive ma, soprattutto, molto rappresentative.”

Lo chef Luigi Tramontano, patron di “O me o il mare“,stella Michelin dal 2024, presenta con queste parole le opere dell’artista Gabriele Leonardi, toscano di nascita, che verranno esposte all’interno dei locali del ristorante, situato nel centro storico di Gragnano.

 La cucina dello chef Tramontano attualmente fonde insieme tutte le sue esperienze, lavorative e personali, i viaggi e l’icontro di tante culture diverse.Le radici della sua cucina affondano nella tradizione napoletana interpretata in chiave contemporanea, elaborata con i migliori prodotti che le stagioni offrono. Principalmente verdure e pasta, strettamente legate alle proprie radici, includendo carne e pesce, ponendo la tecnica  e la lunga esperienza a servizio della semplicità e del sapore. Da sempre amante dell’arte, pone l’estetica dei piatti in primo piano, spaziando tra forme e colori creativi.

Finalmente in questa nuova sfida legata al ristorante di proprietà O me o il mare, portiamo un artista da noi molto apprezzato perché si lascia ispirare dalla natura, da terra e mare.

L’unione dei due intenti, tra la cucina d’autore e le tele artistiche di Gabriele Leonardi, camminano con armonia sul medesimo filo conduttore: l’amore profondo per il mare, il legame con le proprie radici, il rispetto per l’ambiente.

Gabriele Leonardi, classe 1970, vive in Toscana è un pittore e artista appassionato dei colori e dei fantastici temi legati al mare e alla terra. Nelle sue opere ama trasformare e alterare scene e forme di vita in visioni fantastiche o surreali o, semplicemente, accendere sui suoi soggetti una luce colorata e una intuizione personale.

La sua ispirazione più grande viene dall’arte del ‘900, in particolare dai maestri dell’immaginario che si nutrono della fantasia infantile e della potenza coinvolgente delle fiabe e dei colori in un mondo sovrannaturale.

Le sue forme d’arte si sono evolute negli anni a partire dalle modellazioni in legno, acciaio, sino alle realizzazioni su tela. I suoi soggetti principali sono le sardine, protagoniste frequenti delle sue rappresentazioni pittoriche.

“Ho pensato alla sardina perché oltre a rappresentare l’energia, la vitalità, lo spirito di gruppo, la fiducia reciproca e la forza di volontà, spiega Gabriele Leonardi, interpreta al meglio la tradizione marinaresca tipica del nostro territorio, mettendo in risalto i colori e le tonalità della sua livrea e del suo grande occhio profondo, proprio quell’occhio che scruta il fondale marino con le sue cromie, i toni del blu e del bianco o magari degli arancioni e dei rossi di un tramonto sul mare che si amalgamano ai colori dei piatti e della cucina di mare dello chef”.

PRENDE VITA UN MENU’ ISPIRATO AL PESCE  CHE SARA’ POSSIBILE

DEGUSTARE DURANTE  LA CENA

Le mie alici “arreganate”

Mischia francesca in brodo di polpo con crema di patate e dragoncello

Spaghettone di Gragnano con alici, finocchi e carpaccio di pesce azzurro

Crèpe di calamaro con ostrica, mandarino e zucca

Granita di Gin Mare e alghe

In riva al mare

Nicoletta gargiulo e Luigi Tramontano

O me o il Mare 

tel. 081 6200550 – info@omeoilmare.com

Fuori dal Feed – In provincia si mangia meglio, come da Élevage Wine Restaurant

Sono nata e cresciuta in provincia. Solo durante un breve ma significativo periodo a Roma posso dire di aver assaporato davvero la vita di città. Per il resto, sono sempre stata “quella che non è del centro”, non proprio Napoli-Napoli, per intenderci.

Da quando ho un fidanzato, che vive la Città ogni giorno, c’è una frase che mi ripeto spesso. E no, non riguarda i chilometri da percorrere per incontrarci… ma riguarda il cibo. Io ne sono convinta: in provincia si mangia meglio!

In provincia, almeno per ora, non comanda il turismo di massa. In provincia devi volerci andare. Devi spostarti, fare fatica, scegliere. E se scegli di muoverti, deve valerne la pena.

Ed è esattamente quello che succede quando arrivi da Élevage Wine Restaurant, a Trentola Ducenta, in provincia di Caserta: non solo ne vale la pena, ma ti fa anche capire perché qualcuno decide di restare, investire e rischiare lontano dai riflettori del centro città. Proprio come hanno fatto Anna Rancella e Mario Di Gioia, compagni nella vita e in sala, che nonostante le difficoltà hanno scelto di reinventarsi e plasmare la loro identità attraverso questo locale.

Qui chef Vincenzo Cozzolino porta avanti una cucina che spinge al massimo, senza compromessi, in collaborazione con lo chef una stella Michelin Luca Fracassi.

Il loro menù è pensato per chi ha la mente aperta, per chi ha voglia di provare, di fidarsi e di uscire dalla propria comfort zone, senza però dimenticare sapori (e ingredienti) che rendono la cucina campana così familiare.

Ho provato la degustazione da 75 euro a persona: sei portate, con wine pairing (3 calici) e 2 cocktail a 40 euro. Élevage conta oltre 200 referenze di Champagne e circa 700 etichette di vino, frutto della passione di Anna e Mario, coltivata attraverso viaggi, studio ed esperienze.

Ostrica, verza e capperi

Cozza e lattuga di mare

Trottole, granciporro e pecorino

Stoccafisso, purea di limone e cavolfiore

Pomodoro candito, bruciato e fermentato

Crema, porcini e provolone del Monaco

«Ogni piatto ha carattere, ed è questo il bello della degustazione – afferma lo chef Cozzolino – Quando mi chiedono se possono cambiare qualcosa, provo a spiegare che ogni scelta nasce da uno studio. Togliere o aggiungere un dettaglio significa riscrivere il piatto, cambiarne il senso prima ancora del sapore».

Non ho chiesto modifiche a nessun piatto, mi sono lasciata guidare per capire appieno la visione della loro cucina. E in ogni portata ho ritrovato l’amore per il territorio campano e la voglia di osare, senza mai forzare la mano per stupire o cercare consensi facili.

Ho apprezzato in modo particolare l’ostrica con verza e capperi, un piatto che gioca sull’equilibrio tra note vegetali e sapidità, così come le trottole con granciporro e pecorino, dove la dolcezza del crostaceo viene accompagnata dal formaggio senza sovrastarlo. Stessa cosa per le cozze e lo stoccafisso.

Molto interessante anche il lavoro sul pomodoro candito, bruciato e fermentato: un assaggio sorprendentemente dolce e nitido, che restituisce il pomodoro in una forma quasi essenziale.

Il dessert con crema, porcini e provolone del Monaco, invece, è da interpretare bene. Una proposta coraggiosa, che spinge sul confine tra dolce e salato e che, rispetto all’armonia dell’intero percorso, risulta più divisiva. Ma il rischio fa parte del gioco quando si decide di non abbassare l’asticella…

Perché fare una cucina di questo tipo fuori dal centro non è la strada più semplice, ma anche la più coraggiosa e soddisfacente.

Campania – Vincenzo Di Fiore festeggia il decennale nella prestigiosa Guida Pizzerie d’Italia del Gambero Rosso

Vincenzo di Fiore festeggia dieci anni con i “2 spicchi” della prestigiosa guida Pizzerie d’Italia del Gambero Rosso.

Un successo legato all’amore per la tradizione e per il territorio che il maestro pizzaiolo celebra in ogni sua creazione. Il lungo percorso è iniziato ad Acerra nel 2004 ed ora è giunto, nella sua tappa più recente, a Pomigliano D’Arco con il nuovo locale in via Gandhi, dove abbiamo avuto recentemente occasione di degustare alcune delle proposte più note del menù Di Fiore.

Un percorso non scontato, in un’epoca che ha fatto della sperimentazione e dell’innovazione i cavalli di battaglia del comparto pizza, Di Fiore è rimasto strettamente legato ai canoni dettati dal disciplinare dell’Associazione Verace Pizza Napoletana di cui è membro dal 2018: farina di forza media-debole, impasto diretto, lievitazione per un massimo di venti ore.

Il risultato è la pizza tradizionale per eccellenza, sottilissima al centro e dal cornicione ben alveolato. L’abbiamo gustata nelle sue versioni più semplici e popolari, margherita e salsiccia e friarielli. Ma è risaputo che sui terreni semplici si giocano le battaglie più dure, in questo caso vinta grazie al binomio spessore e cottura perfetta: il condimento non scivola via, la pasta non si affloscia e la chiusura a portafoglio è garantita. In un unico termine: equilibrio. 

La cura di Vincenzo per il territorio va oltre e si spinge fino al recupero di prodotti locali, come il fagiolo dente di morto, Presidio Slow food di Acerra, protagonista di uno dei fritti presenti a menù, l’Arancino Pulcinella. Bianco, con provola e pomodorini gialli, è dedicato alla maschera che proprio ad Acerra, secondo la leggenda, deve i natali. Di media grandezza, decisamente non un finger food, è appagante, anche grazie alla frittura pulita e asciutta che avvolge il ripieno cremoso.

Il vero flashback proustiano, che ci risucchia in un vortice di ricordi come lo chef Ego che assaggia la ratatouille dell’omonimo film, sta però nel gioiello di Vincenzo Di Fiore, la pizza lampiata.

“Sono un pizzaiolo della tradizione, mi piace riproporre i piatti che non si fanno più”, commenta Di Fiore, raccontando la storia della sua preparazione più famosa.

Tradizionale della provincia napoletana, ogni famiglia aveva la propria ricetta, con un unico punto in comune: la lampiata si cuoceva in teglia di ferro, sfruttando il calore del forno dopo la cottura del pane, quindi a una temperatura inferiore rispetto alla pizza verace. Le ultime lampe di fuoco scaldavano lentamente la pizza e diffondevano nei cortili e nelle strade il tipico profumo che si traduceva in un boccone arruscato e goloso.

Più alta e soffice della verace, senza cornicione,  l’abbiamo degustata in versione margherita e salsiccia e friarielli: un cibo confortevole e familiare, che nella mancanza di ricercatezza e di virtuosismi gastronomici, vede il suo punto di forza. Vincenzo la propone anche con baccalà e papaccelle o parmigiana, come sostituto estivo della salsiccia e friarielli.

Dieci anni di consolidata qualità senza compromessi sulla tradizione: questa la sfida vinta da Vincenzo Di Fiore.

Pizzeria Vincenzo Di Fiore Acerra

Corso Italia, 30

Acerra (Na)

Pizzeria Vincenzo Di Fiore Pomigliano

Via Gandhi, 18

Pomigliano d’Arco (Na) Tel. 334 8081782

Battipaglia, il ristorante gourmet Cinque Foglie entra ufficialmente in Guida Michelin

È il 1° e unico ristorante della città ad essere segnalato dalla “Rossa”

Cinque Foglie conquista la sua prima, prestigiosa segnalazione all’interno della Guida Michelin, come 1° e unico ristorante della città di Battipaglia ad entrare nel celebre firmamento della critica gastronomica internazionale. Un riconoscimento storico per la città, che entra così ufficialmente nella mappa dell’alta ristorazione italiana.

Un progetto che segna una nuova onda gastronomica nella Piana del Sele

Nato dal sogno della famiglia AdinolfiCinque Foglie è un luogo di ricerca, un laboratorio creativo immerso nella natura della Piana del Sele, dove lo chef Roberto Allocca trasforma tradizione mediterranea e tecnica contemporanea in un linguaggio gastronomico unico. Il nome Cinque Foglie incarna la filosofia di un progetto che mette al centro la perfezione nascosta della natura nella selezione delle materie prime e la continua ricerca di armonia: un luogo in cui la bellezza dei gesti agricoli e quella della cucina d’alta gamma convivono nella stessa luminosa identità.

Nel cuore della Piana del Sele, tra natura, tecnica e ispirazione

Al centro del progetto c’è un’idea di cucina che parte dalla terra: il ristorante è circondato da un un giardino mediterraneo di un ettaro coltivato a biologico è il cuore pulsante dell’esperienza gastronomica: una dispensa viva da cui arrivano frutta, ortaggi ed erbe utilizzati in cucina. Da qui provengono molte delle materie prime utilizzate nei piatti.

La filiera corta diventa cortissima in un atto di voluta autenticità. I piatti raccontano la potenza della costa, la dolcezza delle colline, l’equilibrio fragile e perfetto della terra madre. Ogni sapore è narrazione, ogni aroma è memoria che si fa presente.

Il menu ovvero un ecosistema gastronomico integrato

Due i percorsi degustazione firmati dallo chef Roberto Allocca che definiscono l’identità di Cinque Foglie:

  • NOSTOS, un viaggio tra mare e terra che racconta la morfologia del Cilento attraverso contrasti, memorie e profumi mediterranei.
  • L’Orto di Francesca, un itinerario vegetale dedicato alla giovane Francesca Adinolfi, oggi custode dell’azienda agricola di famiglia, che rende omaggio alle radici contadine e all’eredità culturale della Valle dei Templi.

L’esperienza è arricchita da una cantina di 250 mq di oltre 1800 etichette, a breve aperta anche al pubblico e da un ecosistema gastronomico che comprende anche il bistrot Le Radici e il cocktail bar Linfa, realtà sorelle che condividono valori di sostenibilità, ricerca e legame profondo con il territorio.

La firma dello chef Roberto Allocca

Alla guida della cucina c’è Roberto Allocca, chef campano dal percorso intenso e prestigioso: dalla scuola di maestri come Enrico Derflingher, Alfonso Iaccarino e Paolo Barrale, alla conquista della stella Michelin come Executive Chef del Relais Blu, fino alle esperienze al Marennà e all’Hotel Le Agavi.

La sua cucina è fatta di rispetto, tecnica e poesia. Ogni piatto è un racconto sussurrato, un invito alla scoperta lenta, un equilibrio tra emozione e misura.

Un riconoscimento che segna un inizio

La segnalazione nella Guida Michelin è la conferma di una visione. Cinque Foglie continuerà a coltivare il suo dialogo tra natura e cultura, memoria e innovazione, tecnica e poesia. Al centro il grande atlante di sapori della Piana del Sele.

È possibile visualizzare la presenza del ristorante sul sito della Guida Michelin al seguente link insieme alle nuove entrate del mese:

https://guide.michelin.com/it/it/selection/italy/ristoranti/nuovi-ristoranti