Campania, la visita ad Abbazia di Crapolla a Vico Equense

In epoca medievale la grangia era l’azienda agricola che faceva capo a un’abbazia e non distava più di una giornata di cammino da essa. Non si sottrae a questa regola l’Abbazia di San Pietro, sita lungo il sentiero che da Torca raggiunge il Fiordo di Crapolla, di fronte all’Isola di Isca e a Li Galli, in costiera amalfitana.

Il toponimo Crapolla, che per estensione andò a identificare l’antica abbazia di epoca alto medievale, deriva dal fatto che in epoca antica in questo punto era ubicato un tempio dedicato ad Apollo. La grangia dell’Abbazia di Crapolla era situata invece lungo l’antico sentiero di Minerva che tagliando in due la Penisola Sorrentina e i Monti Lattari giungeva in meno di una giornata di cammino su un pianoro che guarda il Golfo di Napoli e il Vesuvio, oggi in località San Salvatore di Vico Equense. E partendo proprio dai casolari ormai dismessi dell’antica grangia, Fulvio Alifano nel 2007 ha dato il via al suo progetto vinicolo: Abbazia di Crapolla.

Chiacchieriamo con il dottor Alifano – che di professione è medico anestesista ma per passione si dedica alla terra – in una sera d’estate, sorseggiando Poizzo davanti a un meraviglioso scenario: Il Golfo di Napoli, Il Vesuvio, Ischia e Capri.

Fulvio Alifano ci racconta la storia del suo progetto, in un territorio, quello di Vico Equense e della Penisola Sorrentina, prettamente agricolo ma con una propensione rivolta ad altre colture: ulivi e agrumi. Il suo racconto inizia dalla lunga trattativa – che non ha nulla da invidiare a quella che Angelo Gaja deve aver sostenuto per i terreni di Ca’Marcanda – per acquisire la terra e i manufatti dell’antica grangia: un luogo a lui caro perché qui suo padre, medico condotto, riceveva gli assistiti. “Non si possiede la terra, è la terra che possiede te”, prosegue Alifano, spiegando come abbia deciso di recuperare in questo luogo quello che i monaci facevano già nel Medioevo.

“Da un documento del 1526 in cui si parla di una lite tra la famiglia Carafa e l’Università di Vico Equense sul prezzo dei vini di Crapolla, emerge che già all’epoca qui si coltivava la vite. Anche lo storico greco Strabone chiama questo tratto di costa Sireos, ossia la terra adatta alla produzione del vino e al pascolo degli armenti”, prosegue Alifano.

Oggi i manufatti dell’antica grangia, sottoposti a vincolo della sovrintendenza archeologica, sono stati completamente recuperati, trasformati in locali di cantina e ospitalità, mentre i circa due ettari e mezzo di terreno intorno alla proprietà sono stati destinati alla vigna: principalmente fiano, falanghina, pinot nero e i ceppi originari, che già insistevano sulla proprietà, di uva di Sabato, specie autoctona precipua del territorio di Vico Equense.

La prima consulenza è stata quella del professor Luigi Moio che suggerisce impianti stretti a 9000 ceppi per ettaro per contrastare la forte vigoria determinata dal terreno fertile e propone l’impianto del pinot nero, come nella migliore tradizione dei vini d’abbazia.

Una sfida, ci spiega Fulvio, quella di vinificare questa uva in un territorio poco vocato, un vino, il Nireo, che ha accompagnato con la sua evoluzione il percorso di Abbazia di Crapolla: “Oggi Nireo ha raggiunto un suo equilibrio, lo definiamo un pinot mediterraneo da suolo vulcanico.” Ormai da qualche anno alla conduzione agronomica ed enologica troviamo Arturo Erbaggio, che ha portato avanti anche l’ultimo impianto di fiano risalente al 2022.

Abbazia di Crapolla ha all’attivo quattro etichette per un totale di poco meno di ventimila bottiglie: Sireo, Nireo, Poizzo, e Sabato.

“Tutti i nomi dei vini li ha ideati mio fratello e sono legati al mito e al territorio.”

Sireo, blend di falanghina e fiano, etichetta di punta della cantina, si ispira proprio al Sireos di Strabone. Imbottigliato per la prima volta nel 2010, è fine ed elegante, figlio di un territorio vulcanico e mediterraneo, non alza mai la voce e si esprime attraverso i profumi di quelle erbe aromatiche così presenti sul territorio.

Fuori dalla DOP Penisola Sorrentina per la scelta di utilizzare il fiano, è un Campania IGP.

Nireo, che identifica il pinot nero, è il figlio di Poseidone, omaggio al mare della mitologia, mentre Poizzo, è il nome locale del vento serale che soffia dal mare. Infine Sabato, che è vinificato con una percentuale di uva di sabato, i cui ceppi centenari a piede franco sono ancora presenti in alcuni punti della proprietà. La retroetichetta recita “secondo i Romani, le uve che maturavano in sesta epoca, si legavano al sesto giorno della settimana.” Questa è una delle interpretazioni legate al nome di questo vitigno, ma c’è chi giura che il nome derivi dal giorno in cui i monaci si recavano a Napoli a vendere il vino o addirittura al Fiume Sabato, spostandone l’origine in Irpinia.

I progetti futuri sono ambiziosi e importanti: a partire dalla bollicina metodo classico da pinot noir alla cantina ipogea, scavata nella roccia calcarea.

Nel frattempo Noemi e Antonio, i figli di Fulvio e Piera, muovono i primi passi nell’accoglienza enoturistica. E’ possibile infatti effettuare un percorso tra vigna e cantina, in un luogo ricco di fascino: lontano dal caos e dal turismo di massa perché localizzata al termine di un sentiero collinare percorribile solo con auto di piccole dimensioni, Abbazia di Crapolla offre uno dei panorami più emozionanti di Vico Equense e della Penisola Sorrentina. Sorseggiare qui un bicchiere di vino al tramonto non ha eguali. E noi lo abbiamo fatto.

POIZZO CAMPANIA BIANCO IGP 2024

Blend di falanghina, fiano e una piccola percentuale di malvasia. Vinificazione in acciaio. Il naso è invitante, profuma di fiori di campo e salvia, la beva è fresca e immediata; dopo qualche istante nel bicchiere si fa strada la salsedine e la nota iodata.

SABATO VINO ROSSO

Blend di merlot, pinot nero e uva di sabato. Vinificazione in acciaio.

Uva tardiva, il sabato si vendemmia a novembre inoltrato ed è caratterizzata dalla spiccata acidità, che in questo blend si ingentilisce grazie alla presenza del merlot.

Il naso è goloso di piccoli frutti rossi e rose, con screziature fumé. Al palato è un piacevole vino rosso da sorseggiare fresco in estate.

ABBAZIA DI CRAPOLLA

Via San Filippo, 3

80069 Vico Equense (NA)

Immagine di Ombretta Ferretto

Ombretta Ferretto

Degustatore AIS, ha lavorato 14 anni nella logistica internazionale del vino. Attualmente si occupa di ospitalità e di produzione miele e olio EVO, oltre ad essere portavoce Slowfood dei produttori Noce della Penisola Sorrentina

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