Casaleta, il Verdicchio che custodisce la memoria delle Marche

Casaleta é uno di quei posti che quando ci vai, ci lasci il cuore. Natura incontaminata, biodiversità, colline disegnate e panorami mozzafiato che sembrano uscire dalla tela di un pittore.

Stare tra i vigneti all’ombra di una quercia e sentire soltanto il suono delle cicale, perché non ci sono strade nel giro di qualche chilometro è una sensazione unica. Vigne vecchie e vigne più giovani sono su filari adagiati sui sali e scendi delle colline marchigiane, con le foglie sempre in movimento grazie alle brezze che soffiano dal mare di giorno e dalle montagne la notte.

Il Verdicchio qui è il nettare prezioso che due donne sanno vinificare talmente bene che chi prova i vini di Casaleta, rimane colpito per la pulizia e l’eleganza. Tanta attenzione ad ogni dettaglio e tanto sacrificio si tramutano in vini potenti, autentici e schietti. 

Siamo a Serra de’ Conti, nel cuore dei Castelli di Jesi, dove Alberto ha dato vita a un progetto che affonda le proprie radici nella tradizione agricola marchigiana. Il vigneto di Castiglioni di Arcevia, impiantato all’inizio degli anni Novanta, rappresenta oggi il cuore produttivo dell’azienda. Tra i filari sopravvivono antichi ceppi di Verdicchio, alcuni con oltre settant’anni di età, preservati attraverso la selezione massale anziché essere sostituiti con materiale clonale. Una scelta coraggiosa che racconta il desiderio di mantenere viva la biodiversità e l’identità di questo straordinario vitigno.

Oggi è Oretta Manieri insieme ai figli Cristina, Michele e Roberto Biancini a condurre le redini dell’azienda che ha una estensione di 50 ettari di cui 12 vitati. Di questi, 5 sono i vigneti più vecchi ad uso esclusivo di Casaleta. La filosofia produttiva è improntata al minimo intervento. Le fermentazioni spontanee, l’attenzione verso pratiche agronomiche sostenibili e la ricerca continua di vini sempre più essenziali dimostrano la volontà di lasciare parlare il territorio. Non è un caso che alcune etichette vengano prodotte senza solfiti aggiunti o addirittura senza trattamenti fitosanitari, frutto di un lavoro meticoloso in vigneto prima ancora che in cantina. In cantina l’enologo Giancarlo Soverchia

La degustazione ha rappresentato un vero viaggio attraverso le molteplici anime del Verdicchio e della produzione Casaleta.

L’apertura è affidata al Brut Rosé Metodo Martinotti, ottenuto da Sangiovese e Montepulciano. È uno spumante immediato e piacevolissimo, perfetto per l’aperitivo. Il profilo aromatico è dominato da piccoli frutti rossi: fragolina di bosco, ribes e ciliegia fresca croccante. Al sorso è fresco, vivace e scorrevole, con una bollicina fine che invita continuamente al nuovo assaggio.

Il Metodo Classico Millesimato 2018, sboccatura 2025, Dosaggio Zero con ben 72 mesi sui lieviti, cambia completamente registro. Il lungo affinamento regala profumi fragranti di crosta di pane e lievito, accompagnati da eleganti sfumature agrumate. In bocca esprime una tensione minerale molto precisa; l’ingresso è fresco e verticale, poi il vino si distende lentamente mostrando richiami alla frutta secca e una raffinata sapidità che accompagna un finale lungo e pulito. Uno spumante di notevole eleganza che dimostra quanto il Verdicchio possa eccellere anche nella spumantizzazione.

Tra i vini più rappresentativi della filosofia aziendale spicca INDI 2020, prodotto dal 2015 con fermentazione spontanea grazie ai soli lieviti indigeni. È un vino che privilegia autenticità ed espressività territoriale, nel quale il frutto dialoga con una piacevole complessità fermentativa, mantenendo equilibrio e naturalezza.

Molto interessante il confronto tra due annate di Castijo, il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico dell’azienda.

Il Castijo 2024 esprime tutta la freschezza della gioventù. Al naso emergono note di agrumi, fiori bianchi e mela verde, accompagnate da una piacevole vena minerale. Il sorso è dinamico, sapido e di grande bevibilità, con un finale agrumato che invita immediatamente a un secondo bicchiere.

Il Castijo 2015, invece, dimostra la straordinaria capacità evolutiva del Verdicchio. Il tempo ha trasformato il profilo aromatico verso sentori di idrocarburo, miele d’acacia, frutta gialla matura e mandorla. Il vino conserva una sorprendente freschezza e una tensione acida che sostiene una struttura complessa e profonda.

Con ZeroS 2022, prodotto senza solfiti aggiunti, Casaleta conferma come sia possibile ottenere vini puliti, precisi e territoriali. Il profilo aromatico è diretto, giocato sulla frutta fresca e sulla componente minerale, mentre il sorso appare energico, sapido e molto naturale.

La Posta 2021 rappresenta invece un’espressione più ampia e strutturata del Verdicchio. I profumi alternano frutta matura, erbe aromatiche e leggere note balsamiche. In bocca mostra volume, equilibrio e una persistenza che lascia emergere la tipica mandorla finale del vitigno.

Con ZeroF 2020, ottenuto senza trattamenti fitosanitari, la cantina porta ancora oltre la propria ricerca in vigneto. Il vino esprime un carattere autentico, con profumi nitidi e una beva di grande energia, sostenuta da una viva sapidità.

Ancora più radicale è il progetto ZeroF Premium 2025, realizzato senza trattamenti fitosanitari e senza solfiti aggiunti. È probabilmente il manifesto della filosofia Casaleta: un vino essenziale, puro, capace di trasmettere senza filtri il carattere dell’annata e del territorio.

La degustazione culmina con due annate del Barasta Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva.

Il Barasta 2015 colpisce per complessità ed eleganza. Al bouquet si intrecciano frutta gialla evoluta, miele, nocciola, pietra focaia e leggere note speziate. Il sorso è profondo, sapido e interminabile, sostenuto da una freschezza che rende il vino ancora straordinariamente vivo.

Il Barasta 2018 appare più giovane e verticale. Le note agrumate e floreali dialogano con una marcata mineralità, mentre il palato evidenzia precisione, equilibrio e un potenziale evolutivo ancora tutto da esprimere.

A chiudere il percorso è Caroggio Marche Rosso IGT 2024, ottenuto da uve a bacca rossa del territorio. Al naso offre profumi di ciliegia, mora e prugna, arricchiti da delicate sfumature speziate. In bocca è succoso, equilibrato e di piacevole freschezza, con tannini ben integrati che rendono il sorso armonioso e particolarmente gastronomico. Casaleta dimostra come innovazione e tradizione possano convivere senza compromessi. Da una parte la salvaguardia del patrimonio genetico del Verdicchio, dall’altra una continua sperimentazione che porta alla nascita di vini identitari, capaci di raccontare le Marche con autenticità.

Una cantina che non cerca effetti speciali, ma emoziona attraverso la sincerità del proprio lavoro e la capacità di trasformare ogni bottiglia in un racconto del territorio.

Immagine di Alberto Chiarenza

Alberto Chiarenza

Romano di nascita e cresciuto in un paese distante, il Sud Africa. Un posto dove convivono molte etnie e religioni. un pot-pourri multietnico che apre la mente a nuove esperienze e conoscenze. Amo l’eleganza e le buone maniere, viaggiare e scoprire continuamente nuove realtà enogastronomiche. Critico enogastronomico, ho iniziato dal corso Sommelier fino a specializzarmi come Assaggiatore Esperto e Consigliere ONAV Roma di cui sono l’addetto alla comunicazione. Ho un blog personale e un sito internet come “Alberto Winelover”. Viva il vino e viva la vita…Cheers!

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