Salvatore Santucci apre al Vomero con tanta passione e con i suoi celebri impasti

Chi dice che la tradizione non si possa sposare con la creatività e l’evoluzione?

E’ su questa filosofia che si basa l’arte di Salvatore Santucci, ambasciatore e Istruttore senior della Associazione Verace Pizza Napoletana nel mondo e formatore internazionale del Gambero Rosso, che lo scorso novembre ha inaugurato in via Giotto, a due passi da Piazza Medaglie d’Oro, il suo nuovo locale napoletano.

Di concept pulito ed essenziale, alterna elementi estrosi – come lo scatto di Oliviero Toscani che immortala Santucci in una posa semiseria – a elementi tipici dell’iconografia napoletana.

Abbiamo avuto occasione di visitarlo per assaggiare alcune delle creazioni più note e alternarle a due chiacchiere col Maestro Pizzaiolo.

Salvatore Santucci ha le mani in pasta dall’età di nove anni, da quando, dopo scuola, andava a imparare il mestiere nella pizzeria di quartiere, a Forcella. Di strada ne ha fatta, sia materiale in giro per il mondo che professionale, tanto che oggi può vantare i tre spicchi nella Guida Pizzerie d’Italia del Gambero Rosso oltre ad essere l’ideatore della filosofia BSB – Buona, Sana e Bella – applicata alla pizza: “La pizza deve essere Buona perché va messa al pari della cucina degli Chef, Sana, perché bisogna avere consapevolezza di ciò che mangiamo per il nostro benessere, e anche Bella da vedere.”

Iniziamo dalla Montanara con Genovese, come tradizione comanda: una nuvola soffice e asciutta che non si fa sopraffare dal condimento, anch’esso leggero e cremoso.

Continuiamo con i Lapilli del Vesuvio, prima nota fuori dal coro:  ritagli di pizza con impasto al carbone, conditi con Nduja di Spilinga, salsa di pomodorino Cesarino e filamenti di peperone dolce. Il colpo d’occhio fa pensare a una creazione pop di Andy Warhol, ma è all’assaggio che ci convince e ci conquista per il corretto gioco di equilibri: la lieve sensazione amaricante del carbone in impasto viene bilanciata dall’aromaticità e dalla piccantezza della Nduja a sua volta equilibrata dalla tendenza dolce del pomodorino Cesarino e dei filamenti di peperone.

La Margherita ci riporta di nuovo ai canoni della Pizza Verace, ma ci introduce al mondo degli impasti alternativi di Santucci. “Quindici sono quelli che si alternano sul menù, ma solo quattro quelli stabili: il verace o tradizionale e poi quelli che definisco alternativi. Con essi il cuore verace si veste con qualcosa di diverso.”

Farina 0, un lievito madre di venticinque anni (‘o creaturo, lo chiama Salvatore) e lievito di birra come starter, sono alla base dell’impasto verace di Santucci, che caratterizza la nostra Margherita, condita con pomodoro San Marzano, mozzarella e basilico. I tre impasti alternativi invece integrano rispettivamente carbone, curcuma e nove cereali.

Maestro d’impasti ma anche attento nella scelta e nell’abbinamento degli ingredienti da usare sui topping: “Non più di tre. Riesco a sentirne il gusto, prima ancora di assaggiare il risultato finale”, capacità innata ma anche coltivata grazie allo studio e all’affiancamento a maestri di cucina come Heinz Beck.

Nell’ordine, la pizza Marinera è la versione nera della classica marinara: il condimento abbina pomodoro San Marzano e Piennolo oltre ad aglio, origano e pecorino romano. Succulenta ed equilibrata, richiama un boccone dopo l’altro. La Gialla in Crosta è golosa, grazie al connubio tra l’aromaticità dell’impasto alla curcuma e l’opulenza del topping  di pancetta, pomodorini gialli, crema e granella di pistacchi.

Non da meno la Fossa & Fichi, che sfrutta il più classico degli abbinamenti a contrasto, pecorino di fossa e confettura di fichi, sull’impasto rustico ai nove cereali.

Un percorso di degustazione che partendo da una grande base, l’impasto verace, ce ne mostra le molteplici possibilità. E’ come ascoltare Toccata e Fuga di Bach prima interpretata dal classico organo a canne e poi nella moderna versione elettronica dei Symphonics: il valore della composizione rimane indiscusso, semmai arricchito.

Apprezzabile anche l’attenzione agli abbinamenti proposti di volta in volta al calice. Anche in questo caso siamo partiti dalla tradizione, con Gragnano Ottouve di Salvatore Martusciello, fino ad arrivare all’intrigante cocktail Santexperience, un mix di Franciacorta e albicocca pellecchiella del Vesuvio, passando per Nero Metà – aglianico vinificato in bianco – di Mastroberardino, senza dimenticare il più popolare degli abbinamenti alla pizza: birra bionda e birra ambrata Paulaner alla spina.

Salvatore Santucci Pizzeria

Via Giotto, 14

Napoli (NA)

Immagine di Ombretta Ferretto

Ombretta Ferretto

Degustatore AIS, ha lavorato 14 anni nella logistica internazionale del vino. Attualmente si occupa di ospitalità e di produzione miele e olio EVO, oltre ad essere portavoce Slowfood dei produttori Noce della Penisola Sorrentina

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