Piemonte: Grandi Langhe 2026 – Un successo clamoroso, con la denominazione Barbaresco in gran spolvero

La decima edizione di Grandi Langhe conferma il suo successo della passata edizione, con ben 515 espositori e un focus speciale sul Barbaresco.

Si è conclusa con grande soddisfazione la decima edizione di Grandi Langhe, kermesse che ha riunito i produttori vinicoli del Piemonte alle OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino. Dal 26 al 27 gennaio 2026, 515 espositori, di cui 379 provenienti da Langhe e Roero e 136 dal resto della regione, hanno presentato oltre 3100 etichette in degustazione.

La Kermesse

Per la seconda volta, la manifestazione ha coinvolto tutte le denominazioni piemontesi, arricchendosi anche di un’area dedicata interamente alla stampa con servizio Sommelier e dei consueti desk di assaggio. L’evento, organizzato dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani e dal Consorzio Tutela Roero, in collaborazione con Piemonte Land of Wine, ha registrato numeri da record, con un’affluenza significativa di operatori professionali del settore e stampa nazionale ed estera, quest’ultima proveniente da varie nazioni del mondo.

Le anteprime e il focus sul Barbaresco

Le anteprime più attese dell’evento hanno riguardato le annate 2022 di Barolo, 2021 di Barolo Riserva, 2023 di Barbaresco e Roero e 2022 per le rispettive tipologie Riserva. Tra i protagonisti della degustazione, il Barbaresco 2023 ha impressionato per eleganza e piacevolezza di beva, grazie a un’annata particolarmente propizia.

Ecco alcuni assaggi per i lettori di 20Italie

Giuseppe Cortese – Barbaresco Rabaja 2023 – Bel rubino con sfumature granato, al naso sprigiona sentori di viola, ciliegia,  frutti di bosco, menta e spezie dolci. Il sorso è vibrante e saporito, setoso, armonioso e lungo.

Paitin – Barbaresco Serraboella Sorì Paitin 2022 – Colore rubino con riflessi granati, rivela sentori di viola appassita, ciliegie sotto spirito, prugna, arancia sanguinella. tabacco e liquirizia, al palato è avvolgente, fine, coerente e persistente. Grande sorso.

Massolino –  Barbaresco Albesani 2023 – Rosso rubino intenso tendente al granato emana sentori di petali di rosa, amarena, prugna, mora e pepe bianco. Al gusto è vellutato con tannini nobili,  appagante, generoso e duraturo.

Tenute Cisa Asinari dei Marchesi di Gresy – Barbaresco Camp Gros Martinenga Riserva 2021 – Il calice é rosso granato intenso, dipana sentori di violacciocca, marasca, rosa appassita, ribes, spezie fini e con cenni balsamici. Sorso leggiadro, avvolgente, setoso e saporito.

Cigliuti – Barbaresco  Bricco di Neive Vie Erte 2022 – Bel rubino con sfumature granato, al naso sprigiona sentori di ciliegia, frutti di bosco, menta e spezie orientali. Il sorso è vibrante e saporito, setoso ed armonioso.

Angelo Negro – Barbaresco Basarin 2022 – Tonalità granato intenso e trasparente, giungono al naso sentori di rosa canina, lampone, ciliegia, tabacco e liquirizia. Dai tannini setosi è intenso, di buona struttura e notevole persistenza.

Pelissero – Barbaresco Vanotu 2022 – Tonalità rosso granato trasparente, libera sentori di rosa, lampone, ciliegia, timo e vaniglia. Al gusto è vellutato, avvolgente, pieno e decisamente persistente.

Socrè – Barbaresco Pajore 2021 – Veste color granato vivace e trasparente, rimanda sentori di floreali che richiamano la mammola, poi mora, prugna,  ribes, tabacco e bacche di ginepro. Il gusto è contraddistinto da una setosa trama tannica e una buona piacevolezza di beva.

Michele Chiarlo – Barbaresco Faset 2022  –  Granato intenso e consistente, con raffinati sentori di ciliegia, prugna, mirtillo, liquirizia e nuances mentolate. Sorso vellutato, suadente e persistente.

Adriano Marco e Vittorio – Barbaresco Docg Basarin 2022 – Rubino con sfumature granato, si percepiscono note di rosa, violetta, ciliegia, pepe nero e nuance mentolate. Il sorso è  fresco e sapido, al contempo setoso e armonioso.

Grandi Langhe 2025 – Atto Secondo

Si è appena conclusa la nona edizione di Grandi Langhe 2025 tenuta nel bellissimo complesso OGR – Officine Grandi Riparazioni Torino. Questo stupendo edificio fu costruito a fine ottocento come complesso industriale e adibito alle riparazione di grandi mezzi, come locomotive dei treni e altro, rappresentando l’eccellenza in questo settore, oggi dopo che è stata fatta una grande opera di recupero di questa immensa infrastruttura, è diventata così un vero e proprio hub della creatività e dell’innovazione. Qui si fa comunicazione culturale, progettazione e formazione, dai temi che vanno dall’arte contemporanea, alla musica e letteratura, tenendo conto dell’inclusione sociale.

Le presenze in questa edizione a Grandi Langhe sono state di grande crescita oltre 5.000 presenze, ed è stato dedicato ampio spazio al trade che indica un 20% di presenze dall’estero. L’evento è stato organizzato da: il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani con il Consorzio di Tutela Roero e in collaborazione con PiemonteLand of Wine, con il supporto della Regione Piemonte, la Città di Torino e Banca d’Alba.

Le cantine presenti sono state 500 di cui 380 da Langhe e Roero e 120 dal resto del Piemonte che hanno presentato più di 3000 referenze di tutte le DOC e DOCG piemontesi. Le degustazioni erano suddivise in due giorni, dando così il via a tutte le “Anteprime Italiane del vino”.

Negli assaggi ci sono state alcune nuove scoperte e delle splendide conferme.

Inizio così il mio giro di degustazioni con la Cantina Sant’Anna dei Bricchetti che si trova a Costigliole d’Asti, qui si lavorano solo due uve: barbera e moscato. I proprietari sono Ruggero e Orsetta Lenti, innamorati delle colline del Monferrato decidono di acquisire nel 2012 questa azienda, dove hanno coniugato sia la passione per il vino che per questo territorio. Oggi lavorano in azienda anche i figli Giulia e Giacomo.

L’azienda è composta da 5 ettari di vigneto e fin da subito la scelta è stata quella di produrre vini che avessero grande identità territoriale. L’etichette proposte sono un metodo Charmat, due metodo classico, un moscato secco, tre versioni di barbera, un moscato d’Asti e un passito naturale, per una produzione di circa 20.000 bottiglie annue.

L’uva Barbera

Da un punto di vista enologico la Barbera è caratterizzata da una grande duttilità: le sue uve, dotate di elevata acidità fissa, trovano impiego in una vasta gamma di vini. Vengono utilizzate per la produzione di spumanti, per rossi giovani e frizzanti, per vini tranquilli di medio corpo e, infine, con uve ben mature ed affinamento più o meno prolungato nel legno, per rossi ricchi e generosi, e di grande eleganza. Da questa uva in genere si produce un vino rosso color rubino carico, dai profumi intensi, vinosi e fruttati. Nelle zone più adatte è possibile ottenere un vino ricco di struttura e di corpo adatto anche a sopportare un lungo invecchiamento.

L’uva Moscato

Le sfumature che contraddistinguono il vino prodotto con queste uve sono l’intensità della componente aromatica e l’armoniosa dolcezza della componente zuccherina, accompagnata da un basso tenore alcolico.

Storicamente in Piemonte viene utilizzata per fare due fra i vini italiani più conosciuti al mondo, e le differenze nella produzione fra Asti Spumante Docg e il Moscato d’Asti Docg, si riscontrano soprattutto a livello di vinificazione, nel primo si usa il metodo Charmat, mentre nel secondo la fermentazione viene arrestata al raggiungimento della gradazione alcolica di circa 5 % vol. Inoltre il Moscato d’Asti, pur non essendo uno spumante (non viene sottoposto a presa di spuma durante le fasi finali della fermentazione alcolica) mantiene una vivacità che lo rende tipico ed unico.

I profumi del moscato ci ricordano generalmente il glicine ed il tiglio, la pesca e l’albicocca e sentori di erbe aromatiche con sentori di salvia, limoni e fiori d’arancio. Oggi la versione del moscato secco, ci offre notevoli opportunità di bere in modo diverso, regalandoci così abbinamenti inconsueti, come per esempio con la cucina orientale.

Gli assaggi:

Incanto rose è un Metodo Classico Extra Brut 2017, 60 mesi sui lieviti, sboccatura febbraio 2024. Fatto con barbera per il 90% e moscato per un 10% che viene aggiunto al momento del tiraggio. Color buccia di cipolla, molto delicato. Il naso verte su floreale di rosa e piccoli frutti rossi, con accenni di erbe aromatiche. In bocca risulta succoso e cremoso allo stesso tempo lasciando una bocca fresca e appagata. Il perlage è fine e persistente e la sensazione finale è aggraziata e piacevole

Incanto Pas Dosé

Le uve sono le stesse, questa volta la barbera è vinificata in bianco, il procedimento è lo stesso, annata 2017 e sboccatura 2014 con 60 mesi sui lieviti, il risultato però è molto diverso: colore giallo paglierino brillante, i profumi sono più definiti su crosta di pane, pan brioche, poi arriva una marcata nota di agrumi, cedro e erbe aromatiche come la salvia. Olfatto complesso e elegante. Il sorso è appagante, regala cremosità alternato a grande verticalità grazie alla vena acida presente che lo rende molto fresco. Perlage elegante e persistente.

Suggestioni – Piemonte Doc Moscato secco 2023

Questa espressione di moscato secco ci regala un bel momento di degustazione, fermentato in barrique, viene poi filtrato e rimane successivamente in legno per altri sei mesi. La cantina è termo condizionata ad una temperatura costante di circa 16°per preservare i profumi. Bel giallo paglierino con leggeri riflessi dorati. Mantiene tutti i profumi primari del moscato, è elegante con il legno che è dosato in modo equilibrato. In bocca ha un ottimo equilibrio fra acidità e sapidità, regala così un sorso strutturato e fresco.

Vivace – Piemonte Doc Barbera 2021

Questo vino rappresenta la tradizionale barbera frizzante che fa solo acciaio. Il colore è un rosso rubino con riflessi violacei, ricorda la viola e un fruttato di prugna, molto varietale. Un vino diretto senza fronzoli, con una bollicina aggraziata e un sorso succoso e piacevole.

Ricordi – Barbera d’Asti Docg 2021

Una produzione di 40 ql/h che vinifica e rimane in acciaio fino a giugno, segue l’imbottigliamento e rimane in affinamento in cantina per circa due anni. Colore rosso rubino brillante, al naso molto espressivo e elegante, frutto pieno di more, poi arrivano sentori terziari con nuance di inchiostro e grafite, chiodi di garofano e leggero sentori di radici di bosco. All’assaggio risulta succoso e ampio, ottimo equilibrio, persistente con tannini eleganti e vivaci.

Vigna dei Bricchetti – Barbera d’Asti Superiore DOCG 2019

Le uve arrivano da un solo vigneto con una produzione di circa 70 ql/h, dopo la vinificazione in acciaio rimane per circa un anno in tonneau di rovere francese. Rosso rubino intenso e brillante con riflessi granato. Al naso arrivano prima i sentori terziari come inchiostro, tabacco, e chiodi di garofano per poi evolvere sul frutto scuro, leggeri accenni di radici di liquirizia nel finale che risulta essere complesso. Il sorso è profondo e molto elegante con un tannino setoso e intrigante. Persistente e sapido nel finale.

Interessante anche l’assaggio del Moscato d’Asti Docg 2024 che si esprime sul floreale, molto tipico con un ottimo equilibrio fra gli zuccheri/acidità risultando fresco. Infine chiudo la degustazione con Destino, vino da uve stramature appassite sul tralcio per oltre due mesi, in questa versione del 2016, si esprime con un colore ambrato, un naso complesso che verte su datteri, fico secco, agrumi canditi e profumo di miele millefiori, con una bocca aggraziata, equilibrata e gustosa.

DOPO LA BARBERA MI SPOSTO NEL MONDO DEL GRIGNOLINO…

Questa uva ci regala un vino degno della tradizione piemontese, il vino di solito risulta essere quasi un rosso atipico, che si caratterizza per delicatezza, freschezza e raffinatezza, piuttosto che per potenza e intensità aromatica.

Questo vitigno, difficile da coltivare, produce un acino molto piccolo con abbondante presenza di vinaccioli, quindi la maturazione fenolica è molto importante. Il vino si presenta dal carattere elegante e schivo, c’è da dire però che negli ultimi decenni è stato riscoperto da molti produttori, che ne propongono versioni in purezza di notevole interesse e qualità. Il Grignolino ha un colore rosso rubino tendente al granato piuttosto scarico, quasi da risultare trasparente.  Al naso si apre con un bouquet dai delicati profumi di rosa e fiori secchi a cui si aggiungono note di piccoli frutti di bosco e nuances speziate. Al palato è piacevolmente scorrevole, di medio corpo con fine trama tannica e buona acidità. Sul finale chiude con una caratteristica nota amarognola.

Continuo gli assaggi con l’azienda Vicara di Rosignano Monferrato (AL).

Il progetto di Vicara nasce nel 1992 dall’amicizia di tre famiglie che sono:i Visconti custodi del territorio fin dal xv sec., i Cassinis maestri della comunicazione e i Ravizza, instancabili vignaioli, il nome appunto prende forma con le iniziali delle tre famiglie. Le uve che vengono coltivate in azienda sono da sempre quelle che hanno le radici più profonde in questo territorio: il grignolino, la barbera e la freisa. I vigneti sono adagiati su dolci colline con terreni diversi fra loro e si esprimono principalmente su tre zone: Vadmon, Crosia e Bricco Uccelletta. Trentatre gli ettari di vigneto suddivisi in queste tre zone che differiscono sia per composizione che per età, che risale a circa 30 milioni di anni fa, qui si producono circa 55.000 bottiglie annue. Dal 2022 Giuseppe e Emanuele Visconti guidano questa azienda, con profonde radici nella tradizione del Monferrato, in una fra quelle più contemporanee del momento

Domino – Spumante Brut Rosè – Metodo Martinotti 2023

Questo vino fatto con grignolino e chardonnay ci regala un esplosione di fiori di rosa e zagare, pompelmo rosa, sorso piacevole e aggraziato con una bollicina elegante.

.G  – Grignolino del Monferrato Casalese Doc 2023

Questa è la prima annata certificata Bio, anche se di fatto in campagna lavorano da sempre con un occhio di riguardo a tutta la filiera produttiva in modo sostenibile. .G ha un significato ben preciso dato da Domenico Ravizza che è stato uno degli enologi più rispettati e conosciuti del territorio, cioè portare l’attenzione su questo “vitigno complesso, fiero e testardo allo stesso tempo, che rappresenta l’anima delle genti di questo territorio”(cit.).

Vinificazione in acciaio e affinamento per sei mesi circa in bottiglia. Il naso è definito sulla rosa canina e frutti come il ribes rosso, ma anche accenni di terziari come l’inchiostro. Ottimo equilibrio fra sapidità e acidità, che ci regalano così freschezza ad ogni bicchiere, il tannino è ben presente, vivace e croccante.

Uccelletta I Monferace – Grignolino del Monferrato Casalese Doc 2020

Il vino si ottiene da una fermentazione spontanea con “pied de cuve” svolta dai lieviti indigeni, vinificazione in cemento per poi affinare in tonneau metà di rovere e metà di acacia per circa 24 mesi, ulteriore affinamento in bottiglia per altri due anni. Si presenta con rosso rubino scarico con riflessi aranciati, molto brillante. Sentori di frutti scuri e nuance floreali, cioccolato e note balsamiche rendono il naso complesso e elegante. In bocca è ampio, lungo e persistente con tannini dinamici e eleganti.

Volpuva – Barbera del Monferrato Doc 2023

Barbera 100% segue una vinificazione in acciaio e affinamento per circa 4 mesi in bottiglia. Un vino definito: essenziale e versatile, e io aggiungerei gastronomico. Colore rosso rubino intenso, sentore di more e frutti scuri, note di cioccolato e accenno di inchiostro. Bocca ampia, succosa e fresca.

Cantico della Crosia Barbera del Monferrato Superiore Docg 2020

L’areale Crosia racchiude una complessità di terreni che vanno da 7 a 30 milioni di anni come formazione, e in questo anfiteatro naturale si può immaginare davvero la vita come un’esplosione di gioia, la bellezza è quella di visitare questi vigneti e “camminarci dentro” come ci insegnava Luigi Veronelli, per capire effettivamente come la natura possa davvero gratificare la nostra vita.

Vinifica in modo spontaneo in acciaio per poi fare un affinamento di sei mesi di barrique e un anno di botte grande, segue un anno di bottiglia. Granato intenso e profondo. Al naso si percepiscono frutti scuri, note di cioccolato, tabacco, inchiostro e china, balsamico e minerale. Il sorso è ampio e persistente con un tannino scattante e rotondo. Esprime grande eleganza gustativa.

Comune di Treville 33 Cascina Rocca – Barbera del Monferrato Doc 2021

Prodotto solo nelle annate migliori, qui hanno voluto evidenziare la potenza della barbera unita all’eleganza, ma soprattutto alla freschezza del frutto, per questo motivo questo vigneto, uno fra i migliori dell’azienda, iscritto in precedenza alla Docg è stato declassato a Doc per avere così la possibilità di fare meno legno durante le fasi di affinamento. Inizia la fermentazione spontanea in acciaio per poi fare un affinamento di otto mesi in tonneau e altri dodici in bottiglia.

Rosso rubino profondo, si esprime inizialmente sui terziari: inchiostro, balsamico, china, poi arriva l’esplosione del frutto scuro come la prugna. Il sorso è ampio e rotondo, persistente con una trama tannica importante, fitta, vivace e vellutata allo stesso tempo. Interessante la retrolfattiva che ci ricorda un bosco pieno di violette appena sbocciate. Elegante e fine.

NON POTEVA MANCARE UN PASSAGGIO A BARBARESCO…

Un piccolo accenno all’andamento climatico:

L’annata 2021 è stata definita come “un’ottima annata”, anche se è stata un po’ più calda rispetto ad altre, ma le piogge arrivate nel periodo invernale, anche se in modo anomalo, hanno garantito le riserve idriche necessarie, facendo si che la maturazione del frutto arrivasse senza problemi. La quantità delle uve è stata inferiore rispetto alla 2020 a causa delle gelate primaverili, producendo così acini più piccoli, ma il risultato è stato ottimale poiché avevano equilibrio e un apporto poli fenolico ricco, importante per la produzione di vini di struttura e equilibrati.

La 2020 è partita con un inverno nella media, senza grosse criticità. Durante i mesi di marzo e aprile ci sono state poche precipitazioni, facendo così intravedere una vendemmia precoce, fortunatamente a maggio sono arrivate le piogge che hanno consentito di riequilibrare tutto il processo vegetativo, per arrivare così ad una vendemmia nei tempi e senza stress per la maturazione del frutto.

Produttori di Barbaresco Società Agricola Cooperativa

Questa cantina è stata fondata nel 1958, ed è il cuore pulsante di questo paese, oggi i membri sono circa una cinquantina e coltivano 120 ettari di vigneto a Nebbiolo. La produzione si attesta in circa 650.000 bottiglie annue, ed è un grande esempio a livello nazionale, di come le cantine cooperative dovrebbero funzionare. Negli anni questi vini hanno sempre regalato assaggi di grande espressione territoriale e maestria nel valorizzare i Cru da dove provengono, oltre ad avere un ottimo rapporto qualità/prezzo.

I Cru che rappresentano i Produttori di Barbaresco sono: Asili, Montefico, Montestefano, Muncagota, Ovello, Pajè, Pora, Rabajà e Rio Sordo. In cantina seguono una vinificazione tradizionale, con macerazioni lunghe e affinamento in botte grande: circa 20 mesi per il Barbaresco DOCG e circa 30 per i Barbaresco Riserva.

Barbaresco Docg 2021 – Produzione circa 300.000 bottiglie

Il vino si presenta di un rosso rubino brillante, naso molto floreale con apertura su piccoli frutti a bacca rossa, note balsamiche e accenno di terziari. Il sorso è ampio e profondo con una trama tannica fitta e allo stesso tempo delicata, chiude con grande sapidità, regalandoci un finale fresco ed elegante.

Barbaresco Cru Muncagota – credito fotografico dal sito dei Produttori di Barbaresco

L’esposizione del vigneto è a Sud-Est risultando più fresco rispetto agli altri Cru, questo fa si che all’assaggio si esprima più su note floreali e balsamiche. Il suolo è ricco di calcio e dona carattere e tannini potenti. Questa è una delle zone più storiche dei Cru dei Produttori di Barbaresco, la prima vinificazione risale al 1967, con il nome di Moccagatta. Nel 2007 a seguito della classificazione ufficiale delle MGA (Menzioni Geografiche Aggiuntive), il nome è stato sostituito con Muncagota.

Barbaresco Muncagota Riserva 2020 – Produzione 13.300 bottiglie

Di un rosso rubino brillante con leggeri accenni granato. Al naso ci entusiasmano i sentori floreali di rosa e frutti rossi, balsamico di eucalipto e note diffuse di inchiostro e grafite. Al gusto è appagante, profondo e persistente con tannini di grande spessore in evoluzione, interessante sarà assaggiarlo fra qualche anno!

RIMANIAMO ANCORA UN PO’ A BARBARESCO…

Azienda Agricola PAITIN – Neive (CN)

Questa azienda ha radici secolari e oggi la conduzione viene portata avanti dall’ottava generazione della Famiglia Pasquero Elia. Luca il più giovane, è entrato in azienda dopo gli studi, affiancando il padre Giovanni e lo zio Silvano.

La loro storia è fitta di importanti passaggi, ma quello che conta oggi è che qui si continua a portare avanti la produzione dei vini partendo da un territorio unico e inconfondibile. Le colline dell’azienda sono caratterizzate da una grande biodiversità, facendo si che già dagli anni 2000 si potesse lavorare in un ambiente sano, teso a valorizzare la vigna, per arrivare alla certificazione biologica nel 2015. L’azienda conta circa diciannove ettari di vigneto per una produzione di circa 90.000 bottiglie annue.

Starda – Langhe Nebbiolo Dop 2023

Vino gastronomico, con un naso che si esprime su fiori e frutti rossi, ci regala un sorso agile e succoso.

Barbaresco Faset Dop 2021

Questo barbaresco nasce come prima annata nel 2019 da due appezzamenti: uno esposto a pieno Sud e uno che curva verso Sud- Ovest. Il terreno è composto da marne di colore grigio-blu e limo che può variare a seconda della ripidità della collina, originando così vini con aspetti organolettici diversi, anche se la caratteristica principale è quella di offrire vini immediati alla beva. Dal colore rosso rubino brillante, si esprime con sentori floreali e di frutta scura, il sorso è ampio e elegante, il tannino vivace gioca un ruolo importante per renderlo godibile fin da subito.

Barbaresco Basarin Dop 2021

Il vigneto da cui proviene questo vino è stato acquistato di recente nel 2018, e al momento solo i vigneti più vecchi sono dedicati alla produzione di Barbaresco. Esposto in pieno Sud, da cui deriva appunto il suo nome che significa “baciato dal sole”. La collina è molto erta e i suoli sono eterogenei con presenza di argille fini e una componente sabbiosa importante. Qui si incontrano le tre denominazioni di Neive, Treiso e Barbaresco. All’olfatto risulta complesso, elegante e fine con leggere note vegetali e balsamiche, al gusto è ampio e di ottima struttura con un tannino leggermente più marcato, ben integrato e in evoluzione.

Barbaresco Albesani Dop 2021

I terreni sono più strutturati, specialmente nelle parti alte che acquistano una struttura argillosa-calcarea importante. «Le vigne sono poco ventilate durante il giorno, ma dalle ore 5 del pomeriggio si potrebbe rimettere l’orologio, poiché arriva il “Marino” e calano le temperature» mi racconta Luca durante l’assaggio. Sicuramente l’influenza del fiume Tanaro aiuta a creare un microclima adatto alle escursioni termiche durante le giornate più calde. Forse questi sono fra i vigneti più celebri della zona, un tempo monopolio del Castello di Neive e vinificato sapientemente per decenni da Bruno Giacosa.

Il vino si presenta di un rosso rubino intenso e brillante. Al naso si percepiscono più sentori di frutta scura e arancia sanguinella, che note floreali, chiudono nuance di inchiostro e sottobosco. In bocca si percepisce una struttura equilibrata e di spessore quasi austera, tannino giovane e vibrante.

Piccolo approfondimento

La collina di Serraboella si estende in lunghezza con un versante esposto a Ovest che diventa più ripido in altezza e volge lentamente verso Sud, i venti caldi vengono incanalati verso il villaggio di Neive riscaldando i vigneti durante il giorno. La valle essendo molto estesa però riesce a rinfrescarsi altrettanto velocemente durante la notte. I terreni in questa collina si dividono essenzialmente in tre grandi espressioni:

  1. La parte più limosa, produce vini più rotondi
  2. La parte leggermente più argillosa-sabbiosa identificata come Sorì, regala vini di maggiore profondità e struttura.
  3. La parte più sabbiosa, offre vini più magri e nervosi, con espressioni però sempre molto affascinanti.

Il Barbaresco Serraboella nasce da una cuvée dei terreni limosi-sabbiosi, mentre per il Sorì Paitin si utilizzano i vigneti della parte centrale del Cru.

Barbaresco Serraboella Dop 2021

Il colore acquisisce una sfumatura più profonda anche seppur sempre molto brillante. Un naso complesso e elegante ci ricorda: inchiostro, china, frutti rossi e agrumi canditi, balsamico e sanguigno, minerale. Si esprime con un sorso complesso e fine, sapido, persistente e profondo. Il tannino è aggraziato e setoso.

Sorì Paitin Barbaresco Serraboella Dop 2021

Questo vino viene prodotto dall’azienda dal 1893 e i vigneti sono nel cuore del Cru Serraboella.

Si presenta con un rosso rubino profondo con riflessi granato. Qui si gioca con i profumi delicati e eleganti e allo stesso tempo complessi che vanno dal floreale ai frutti scuri, note di inchiostro e grafite, con un tocco balsamico. La bocca esprime perfetto equilibrio, centrata e appagante. L’acidità ci regala freschezza, fine e persistente, grande struttura che al tempo stesso esprime agilità nel sorso. Il tannino è giovane, vibrante con una trama fitta in evoluzione.

PER L’ULTIMO ASSAGGIO ANDIAMO A BAROLO

Le Langhe si sono formate a seguito del sollevamento della terra (Arco Alpino) dovuto ad assestamenti delle placche europea e africana, nel periodo miocenico terziario (Miocene da 25 Ma a 5 Ma) e sono ricche di calcare, le rocce sono di origine sedimentaria e la composizione del terreno è varia a seconda del periodo di formazione. Alcuni periodi di riferimento sono il Tortoniano e l’Elveziano (questi nomi si riferiscono ad un’età ben precisa del terreno) con la risultanza di avere caratteristiche del terreno ben distinte e di conseguenza i vini che sono prodotti su questi terreni hanno caratteristiche molto diverse (qui sotto ho provato a suddividere i Cru di Barolo in riferimento alla loro età di formazione):

  • al periodo Elveziano (da 13 a 11 Ma), corrispondono terreni ricchi di marne grigie-brune molto compatte e vi appartengono i comuni di Serralunga d’Alba, Monforte e Castiglione Falletto.
  • al periodo Tortoniano (da 11 a 7 Ma), ricco di marne azzurre, meno compatte, appartengono i comuni di La Morra e Barolo.

Azienda Agricola Giovanni Rosso – Serralunga d’Alba

Anche questa è un’azienda storica langarola, siamo alla quarta generazione e dal 2001 subentra alla guida l’enologo Davide Rosso, portando tutte le sue esperienze maturate all’estero, per una conduzione dinamica e attuale, senza mai perdere di vista la territorialità. L’azienda è composta da ventun ettari dislocati fra le più importanti MGA delle Langhe. Si producono circa 320.000 bottiglie annue.

Barbera d’Alba Doc 2023

Colore rosso rubino brillante con un naso che si esprime su frutti scuri e piccoli frutti rossi, in bocca è agile, gustoso e fresco, con tannini setosi e vivaci.

Langhe Nebbiolo Doc 2022

Colore rosso rubino brillante. Il naso verte sul floreale di rosa e ciliegia, balsamico, potrei definirlo classico! Il sorso regala freschezza data dalla grande acidità espressa, rendendo il vino godibile. Ottima struttura e persistenza con tannini fini e aggraziati.

Barolo Docg 2021

Questo vino è un blend da vari vigneti, per la precisione: otto vigne da Serralunga, una da Barolo, e una da Castiglione Falletto. Il colore è rosso rubino con leggeri accenni granato. Sentori di fiori poi il frutto di ciliegia, inchiostro, china e nuance di bacche di bosco. Il sorso è ampio e con grande spessore, ottima sapidità che allunga in profondità, tannino giovane e vivace.

Barolo Cerretta Docg 2021

Si trova nella parte settentrionale del comune di Serralunga d’Alba con esposizione a Sud-Est, il suolo è tipicamente argilloso-calcareo. Floreale di violetta è la prima cosa che si percepisce, poi arriva la ciliegia e altri frutti rossi, vira poi su inchiostro e grafite, accenno di pepe bianco e note di mentuccia. In bocca è ampio ma composto, arriva piano piano esprimendo equilibrio e estrema eleganza, tannino avvolgente e ben integrato.

Barolo Serra Docg 2021

Questo Cru si trova nel comune di Serralunga ed è fra i più elevati, trovandosi a 370 metri di altitudine, adagiato su un terreno di colore bianco, indice di grande presenza di calcare.

Frutti scuri e note di tabacco, radici di liquirizia e note di tabacco, humus e balsamico, molto complesso ma credo anche che fosse in grande evoluzione olfattiva al momento dell’assaggio! Ottimo equilibrio gustativo, struttura e corpo, tannini fitti e graffianti con un grande spettro evolutivo davanti, accompagnano il sorso in profondità regalando una grande persistenza e sapidità finale.

Mi sto già preparando per l’anno prossimo, magari con tempi meno stringati!!!

Fonti:

https://www.grandilanghe.comhttps://ogrtorino.it

Grandi Langhe 2025 – Atto Primo

N.d.r.: Volevamo stupirvi con effetti speciali e invece di un solo articolo, sullo straordinario evento di successo Grandi Langhe, abbiamo raddoppiato gli sforzi dei redattori, perché c’era davvero tanto da narrare. Inizia Adriano Guerri con un breve report che sarà ampliato, nel prossimo appuntamento, dalla collega Claudia Marinelli. Buona lettura.

Un successo annunciato per la prestigiosa Anteprima piemontese “Grandi Langhe 2025”, svoltasi nei giorni 27 e 28 gennaio 2025, nella mirabile cornice delle Officine Grandi Riparazioni (OGR) di Torino. Ubicazione strategicamente perfetta, posta vicino alla stazione ferroviaria di Torino Porta Susa, comodamente raggiungibile con qualunque mezzo di trasporto.

L’Evento

In questa edizione è aumentata notevolmente la presenza degli espositori, circa 500 dietro ai desk di assaggio, contenti di far degustare i loro capolavori e orgogliosi di raccontare la loro terra. I banchi di sono stati allestiti in ordine alfabetico: oltre alla sala principale sono state aperte al pubblico altre due sale in funzione dell’elevato numero di espositori. 

Per la prima volta, inoltre, una sala è stata riservata esclusivamente alla stampa con servizio effettuato da sommelier, con qualche punta di miglioramento per il futuro prossimo. Presenti tutti i produttori del Piemonte, rendendo così la kermesse più articolata e  appassionante.

Organizzazione curata dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani e dal Consorzio di Tutela del Roero, in collaborazione con Piemonte Land of Wine e con il supporto di Regione Piemonte ed il sostegno di banca d’Alba, Coalvi, Nocciola Piemonte e Pulltex. L’anteprima è rivolta a buyers, importatori, ristoratori, enotecari, giornalisti e wine blogger nazionali ed esteri, i quali numerosi hanno mostrato il pass agli addetti ai lavori.

L’annata di Barolo in anteprima presa in esame è il 2021, quella di Barbaresco e Roero la 2022. Come consuetudine una excursus tra i produttori e un approfondimento con le aziende mha dato la possibilità di degustare vari vini ottenuti da uve autoctone, in primis “Sua Maestà” il Nebbiolo.

I migliori assaggi tra quelli effettuati

Barolo  Lazzarito Riserva 2019 Ettore Germano 

Barbaresco Faset  2021 Michele Chiarlo 

Virna Borgogno – Barolo Cannubi 2022 

Fratelli Serio & Battista Borgogno – Barolo Cannubi  Riserva 2019

Agricola Marrone – Barolo Pichemej 2021

Barolo Cerequio 2021 Vietti 

Barolo Rocche dell’Annunziata Riserva 2019 Paolo Scavino

Barolo Bussia 2021 Fogliati 

Barbaresco Basarin 2021 Adriano Marco e Vittorio 

Nebbiolo d’Alba Cascinotto 2022 Alario Claudio 

Grignolino del Monferrato Casalese Buslin Noblesse 2021 Tenuta Ca’ Davite 

ELIO GRASSO E IL BAROLO DI MONFORTE D’ALBA

Banca del Vino chiude gli appuntamenti del 2024 all’Enopanetteria di Stefano Pagliuca con un evento dedicato al Barolo e all’Azienda Agricola Elio Grasso. Il format è quello ormai consolidato: la degustazione di annate correnti e annate storiche raccontate in prima persona dalla voce del produttore. Ospite della serata Gianluca Grasso, terza generazione di una bella, ma soprattutto virtuosa realtà produttiva in Monforte d’Alba.

La storia di famiglia va indietro fino al nonno di Gianluca e affonda le radici nelle Langhe de La Malora di Beppe Fenoglio, quando lavorare la terra era considerato un destino ineluttabile a tratti maledetto e fare il vino aveva ben poco del fascino odierno. A quei tempi si praticava viticoltura di sussistenza: l’uva veniva in parte conferita in parte vinificata, ricavandone il vino per il consumo familiare o, al più, da vendere sfuso. Chi poteva, fuggiva dalla campagna. Neanche Elio, papà di Gianluca, ha fatto eccezione, preferendo un lavoro in banca a Torino, pur rimanendo saldamente legato alle sue origini.

Nel 1978 la svolta: alla morte del padre, Elio lascia la sicurezza dell’impiego stabile e retribuito “per dare dignità a quello che era stato il lavoro del papà”; inizia a vinificare e imbottigliare la totalità delle uve di proprietà. Il 1996 rappresenta un altro momento di svolta, quando Gianluca, nel solco di quella rivoluzione che ha segnato la storia della moderna viticoltura nel nostro Paese, introduce  tecniche di vendemmia verde e diradamento e sceglie di dare un passo diverso all’Azienda, staccandosi definitivamente da una produzione per molti aspetti ancora esclusivamente quantitativa.

“La nostra Azienda si estende su 42 ettari di cui 18 a vigna e 24 a prati e bosco, scenario non consueto nelle Langhe, dove siamo abituati a un paesaggio in cui regna la monocoltura (la vigna n.d.r.)”, ci racconta Gianluca. Dalle sue parole, scaturisce in maniera concreta e palpabile come la salvaguardia della biodiversità e del territorio sia  uno degli obiettivi chiave: “Abbiamo cuore e abbiamo radici: fino a quando la terra sarà nelle nostre mani, siamo tranquilli.”

Il vino è il risultato di un processo in cui la vigna, curata in ogni fase, è il fattore principale per ottenere la condizione essenziale alla base di un grande prodotto: la maturità fenolica, ricercata da Gianluca in maniera estrema, talvolta ai limiti del rischio. Defogliazione e diradamenti controllati a seconda dell’andamento climatico, inerbimento, sovescio e letame come fertilizzanti sono alcune delle pratiche operate in vigna, mentre le successive operazioni di cantina devono solo aiutare ad esprimere al meglio i caratteri dell’annata. Utilizzo, quindi, di lieviti selezionati in annate dove quelli indigeni sarebbero meno performanti, lunghe macerazioni e cappello sommerso per ottenere la massima estrazione, delestage e rimontaggi più o meno frequenti, quando il frutto lo consente.

Le vigne della cantina Elio Grasso si estendono nella MGA Ginestra, cru storico di Monforte d’Alba, citato già nei documenti dell’Ottocento, all’interno della quale è stato inglobato nel tempo anche il vigneto Gavarini, portatore di un proprio carattere e di una propria identità. Il vigneto Gavarini, da  sempre proprietà della Famiglia Grasso assieme all’omonima cascina e al bosco che la sovrasta, si distingue per un terreno minerale e sabbioso. Da qui provengono il cru Barolo Gavarini Vigna Chiniera e la Riserva Runcot. Dai terreni a matrice argillosa di Ginestra, deriva invece il cru Barolo Ginestra Vigna Casa Maté.

La Degustazione

La degustazione non ha incluso annate correnti in commercio, ma solo alcune annate che maggiormente hanno saputo decifrare il territorio e che ora possono essere degustate nel pieno della loro espressione. Il tannino sottile ed elegante è stata la cifra distintiva di tutti i calici, frutto di quella maturazione fenolica in vigna così fortemente perseguita da Gianluca.

Abbiamo iniziato il giro di calici con il Barolo 2014, definita da Gianluca come l’espressione più chiara e nitida del barolo. Frutto di un’annata particolarmente difficile, dove a un inverno nevoso sono seguite una primavera piovosa e un’estate fresca, questo millesimo non è stato imbottigliato come cru, ma come selezione dei vini derivati dalle vigne più alte, vinificate singolarmente, secondo la maniera tradizionale di fare barolo.

Il successivo assemblaggio ha permesso di identificare il blend migliore, affinato in botti grandi di 24 ettolitri, vecchie di 12/15 anni.  Ne deriva un barolo equilibrato ed elegante che si esprime con un naso complesso di frutti di rovo, petali di rosa e caramella alla liquirizia mentre il sorso risulta avvolgente, di tannino impalpabile, freschezza tipica di arancia rossa e chiusura su sentori balsamico-mentolati.

La verticale di Barolo Gavarini-Chiniera nelle annate 2013-2011-2007

Tratto comune delle tre annate quello tipico del vigneto Gavarini: naso austero, lento nell’aprirsi e struttura vigorosa.

La 2013, vendemmiata il 26 Ottobre, è il risultato di 40 giorni di macerazione e tre anni di affinamento. Al naso si esprime con frutto rosso in confettura e note empireumatiche di carbone ardente. Il palato risulta succoso, il frutto è preponderante a centro bocca; freschezza pungente e tannino vigoroso ma perfettamente integrato sostengono un sorso di grande equilibrio che ritorna sulle tostature in chiusura.

Interessante il confronto tra 2011 e 2007, entrambe considerate calde. Il risultato nel bicchiere è estremamente diverso: la 2011 si evidenzia per sentori di foglia di tabacco e cenere di camino, il sorso è denso, rotondo, quasi “cioccolattoso” dall’equilibrio tra freschezza incisiva, ma non invadente e tannino sottile e polveroso; la 2007 risulta più spostata su sentori balsamici, di sottobosco e mora in confettura; si propone in bocca più nervosa grazie a un tannino maggiormente marcato e ad freschezza più pacata, tipica di agrume dolce.

Chiudiamo la degustazione con la Riserva Runcot, figlia di Gianluca e di quei cambiamenti portati in vigna a partire dal 1996. Ci troviamo ancora a Gavarini, su due ettari di vigna ripida e pendente (appunto runcot in piemontese), frutto di selezione massale da cloni risalenti al nonno di Gianluca. Riserva prodotta solo nelle annate migliori con  valutazione effettuata in vigna in fase di diradamento: quando si verificano le condizioni per produrla, la resa per ettaro si abbassa notevolmente a 4800 chili, tre grappoli per pianta. Diversamente vengono lasciati nove grappoli a pianta e la vigna viene destinata alla produzione del Langhe Nebbiolo DOC.

Lunghissima macerazione di 50/55 giorni, con fase finale a cappello sommerso, quattro anni di affinamento in barrique nuove a bonde de côté, senza travasi ma solo con rabbocchi periodici quando necessario, due anni di affinamento in bottiglia: questi i numeri di una riserva che si evidenzia sì muscolosa e complessa, ma ancora una volta espressione di un barolo di grandissimo equilibrio.

Degustiamo il millesimo 2007, di naso sfaccettato con note ancora vividamente floreali, di spezie dolci, di frutti di rovo sotto spirito e arancia sanguinella essiccata; in bocca è saporoso e materico pur nella trama finissima del tannino, di freschezza ancora nervosa che ricorda a tratti lo zenzero, di chiusura lunga che si alterna tra il frutto e le tostature di cacao. In accompagnamento le rinomate pizze di Stefano Pagliuca e un piatto territoriale: il brasato con patate.

Azienda Agricola Elio Grasso

Località Ginestra, 40

12065 Monforte d’Alba (CN)

Piemonte: ReWine Canavese, l’evento per scoprire lo spirito artigianale dei Giovani Vignaioli Canavesi

Dal 17 al  19 maggio a Ivrea ha avuto luogo la quarta edizione di ReWine Canavese, organizzato dai Giovani Vignaioli Canavesani (GVC) con la preziosa collaborazione del direttore artistico Nello Gatti.

Tre giorni dedicati alla stampa per far conoscere meglio questo affascinante lembo di Piemonte. Il primo giorno è stato contraddistinto da un bel tour nel suggestivo borgo di Carema per recarci sotto i pergolati di Nebbiolo, ove molte viti sono a dimora da oltre mezzo secolo. Gian Marco Viano, presidente dell’Associazione ci ha fornito importanti informazioni sulla singolare enclave; siamo entrati in un edificio storico, recuperato e restituito alla Comunità, il Gran Masun, centro di valorizzazione del vino Carema e dopo aver assistito ad una proiezione sul territorio abbiamo degustato i vini della Doc.

Un numero relativamente esiguo di produttori, 10 per la precisione, coltivano e producono vino in un’estensione totale di 22 ettari vitati. Le vigne sono poste su terrazzamenti con muretti a secco e la vite è  allevata con il sistema a Pergola del Caremese, sorretta da pilastri troncoconici in pietra e calce, tipici del territorio, in loco chiamati “pilun”: le sue pietre immagazzinano calore e lo distribuiscono durante le ore notturne.

Il vitigno allevato è il Nebbiolo varietà Picotendro, capace di dare origine a vini freschi e dotati di una straordinaria piacevolezza di beva. I vigneti sono posti a forma di anfiteatro con suoli sabbiosi derivanti dal disfacimento delle morene dell’antico ghiacciaio. Un meraviglioso lembo di terra che si è ampiamente meritato il titolo di Presidio Slow Food. Le altimetrie dei vigneti si attestano fra i 350 e i 700 metri s.l.m. Carema è inoltre  attraversata dalla via Francigena.  A livello sensoriale il vino è di un bellissimo colore rosso granato intenso e  molto trasparente, al naso giungono sentori di rosa, lampone, frutti di bosco, polvere di caffè e tabacco, al palato è fresco e setoso, coerente e persistente. 

La degustazione

Cantina Produttori di Carema 2020 – Sprigiona sentori di rosa, amarena, e spezie dolci,  sorso setoso e armonioso. 

Cantina Togliana  Riserva 2020 – Emana note di frutti di bosco maturi, noce moscata e sottobosco,  gusto avvolgente e decisamente persistente. 

Sole e Roccia Monte Maletto 2020 – Rivela note di lamponi, ribes e sentori balsamici, avvolgente,  pieno ed appagante. 

Sorpasso 2020 – Si percepiscono sentori di ciliegia sotto spirito, arancia sanguinella, liquirizia e tabacco. Avvolgente, generoso ed armonioso. 

Muraje 2020 – Libera note di rosa, lampone e sussulti balsamici e speziati; il sorso rimane in bocca a lungo, è setoso e leggiadro. 

Turris Nuove Tradizioni 2021 – sentori di violetta, frutti di bosco e mora di rovo, fresco, pieno ed invitante.

Rubiolo Alberand 2021 – Giungono al naso note di viola, amarena e fragola, dai tannini setosi e dal finale duraturo. 

Toppia Figliej 2021 – Rivela sentori di rosa, frutti di bosco e menta. Sorso accattivante e duraturo.  

Broglina Kalamass 2021 – con sentori di ciclamino, mora, tabacco e liquirizia, regala un palato fine e rotondo.

Gasparre Buscemi 1986 – Un vino ancora in forma smagliante, davvero sorprendente, piacevole e lungo su nuance terziarie di tabacco dolce e cioccolato. 

Il secondo giorno è  iniziato con una tavola rotonda incentrata sul tappo a vite in comparazione con il tappo di sughero. Sul palco della Sala Santa Marta d’Ivrea, vi erano l’azienda Gaula Closures, rappresentata da Emanuele Sansone con gli “Svitati”: Walter Massa, Sergio Germano, Luca Rostagno della Cantina Matteo Correggia e Monica Laureati, Professore associato dipartimento di Scienze per gli alimenti dell’Università di Milano e Daniele Lucca, speaker di Wine Voice Radio & Podcast.

Una masterclass che ha ben chiarito la funzionalità del tappo a vite, senza demonizzare quello in sughero. Nei vari interventi sono emersi i vantaggi sia per i vini stessi (o perlomeno alcuni di essi) sia per la sostenibilità produttiva. In Italia, nostro malgrado, il tappo a vite gode ancora di una scarsa reputazione, ma viene molto più utilizzato nel nord Europa e in molti paesi del nuovo mondo. Nei vini bianchi sembra dimostrare di essere più indicato: i vini erano più freschi e piacevoli al palato. Per quanto riguarda i rossi è stato il tappo di sughero a dimostrare di avere maggiore capacità di affinamento, pur in un dibattito ancora molto aperto.

I vini proposti

Derthona 2017 Vigneti Massa

Monleale 2017 Vigneti Massa 

Langhe Sauvignon Doc 2007 Matteo Correggia 

Roero Riserva Roche d’Ampsej Docg Matteo Correggia

Riesling Herzu Langhe Doc 2016 Ettore Germano

Nebbiolo Langhe Doc 2016 Ettore Germano 

Dopo una pausa pranzo siamo tornati nella Sala Santa Marta per un focus ed una degustazione guidata di 8 etichette di Erbaluce. Varietà d’uva a bacca bianca che ha trovato la sua terra di elezione nel Canavese, conosciuto come Erbaluce di Caluso. In passato veniva prodotto nella tipologia Passito. Oggi si sono aggiunte anche le tipologie secco e spumante prevalentemente ottenuto da Metodo Classico. Un’uva capace di donare ai vini una buona acidità. 

Il Canavese è un ampio territorio circondato da laghi, castelli, suggestivi borghi e boschi, e verdi valli in provincia di Torino, nella parte nord e nord-est, confinante con la Valle D’Aosta, ricadente anche una piccola parte nelle province di Biella e Vercelli. Un anfiteatro naturale originato dal discioglimento delle morene dell’antico ghiacciaio, con suolo sabbioso, ricco di potassio e fosforo. Il clima alpino è caratterizzato da notevoli  escursioni termiche tra il giorno e la notte. La forma di allevamento è la pergola canavese, tuttavia è molto diffuso anche il guyot semplice. Due sono le Denominazioni: la Doc Canavese e la Docg Erbaluce di Caluso. I vitigni maggiormente coltivati oltre al Picotendro e L’ Erbaluce, sono la Barbera, la Vespolina e l’Uva Rara. 

I vini degustati dell’annata 2021

Canavese Doc Bianco Mezzavilla Terre Sparse – Al naso giungono note di camomilla, albicocca e mandorla. Saporito, coerente e lungo.

Vino Bianco Vecchie Tonneaux Monte Maletto – Emana sentori di zagara, pera e mela cotogna, fresco, avvolgente e persistente. 

Caluso Docg Anima Dannata La Masera – Nuance di mela, frutta tropicale e erbe aromatiche, pieno sapido e durevole. 

Calusco Docg Etichetta Nobile La Campore – Sprigiona sentori di zagara,  ananas ed erbe di campo. Rinfrescante e duraturo. 

Calusco Docg San Martin – Libera note di mela, pera Williams e banana. Sorso vibrante, avvolgente e coerente. 

Calusco Docg Primavigna Roberto Crosio – Dipana sentori di fiori di camomilla, zagara e ananas, dal gusto dinamico e invitante.

Calusco Docg Galattica Fontecuore – Rivela note di fiori di campo, banana, agrumi e menta. Saporito, armonioso e leggiadro. 

Calusco Docg Scelte d’Ottobre  Cantina 336 – Rimanda a sentori di mela cotogna, vaniglia e liquirizia. Pieno e appagante.  

All’auditorium Mozart d’Ivrea si è svolto un convegno “Spirito artigianale e cultura collettiva: con uno sguardo verso il futuro”. Sono intervenuti Riccardo Boggio, giovane vigneron, Gaspare Buscemi, enologo artigiano, antesignano del comprensorio, Alberto Alma professore di Entomologia Generale e applicata, Laura Donadoni, scrittrice, giornalista e wine educator, e Daniele Lucca, speaker di Wine Voice Radio & Podcast.

Il titolo già suggerisce gli argomenti trattati, ha preso la parola anche Oscar Farinetti, imprenditore di successo, patron di Eataly e titolare di iconiche aziende vitivinicole italiane, un intervento molto apprezzato da parte di tutti, un decalogo finale per ottenere successo con interessanti riferimenti a personaggi storici del passato, alcuni su tutti Leonardo da Vinci, Napoleone Bonaparte, Winston Churchill, tratto dal suo ultimo libro scritto “10 mosse per affrontare il futuro”.

Nella terza ed ultima giornata alle Officine H d’Ivrea sono state aperte le porte al pubblico, tra eno-appassionati ed operatori del settore. Ho fatto una passerella tra la maggior parte degli espositori presenti, degustando soprattutto vini ottenuti con Picotendro ed Erbaluce di Caluso, quest’ultimo nelle tipologie Metodo Classico, fermo secco e qualche  passito. I vini variano a seconda degli affinamenti, tra acciaio, legno, cemento e anfora, che viene utilizzata da pochissimi produttori, ma la qualità dei vini è elevata.

Nei tre giorni è stata data la possibilità di capire bene il territorio e conoscere meglio i suoi protagonisti, persone molto cordiali, coese e unite negli intenti che hanno intrapreso un percorso avvincente per valorizzare questa singolare enclave, in un clima di amicizia e di calorosa accoglienza. Impeccabile l’organizzazione curata sia dai Giovani Vignaioli con l’occhio attento del dinamico direttore artistico Nello Gatti, coadiuvato da Domenico Buratti.

Grandi Langhe 2024

La prestigiosa Anteprima piemontese Grandi Langhe 2024 ha avuto luogo nei giorni 29 e 30 gennaio 2024 all’interno degli ampi spazi delle Officine Grandi Riparazioni (OGR) di Torino. Location posta strategicamente a pochi passi dalla stazione ferroviaria di Torino Porta Susa, facilmente raggiungibile con qualsiasi mezzo di trasporto.

L’Evento

In questa edizione è aumentata la presenza degli espositori,  ben 300 dietro ai desk d’assaggio, lieti di far degustare i loro capolavori e fieri di raccontare il loro territorio. Modificato il sistema di assegnazione dei banchi, sempre contraddistinti da colori, ma adesso in ordine alfabetico anziché in zone come nelle precedenti edizioni. All’ingresso vi era un grande spazio d’assaggio per il Consorzio e la possibilità di degustare circa 50 etichette di Alta Langa Metodo Classico con servizio sommelier.

Ingresso spumeggiante: un benvenuto ai visitatori e una tesa di mano ad altri areali da parte del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani e dal Consorzio di Tutela del Roero con il supporto di Regione Piemonte ed il sostegno di banca Intesa San Paolo.
All’anteprima hanno partecipato buyers, importatori, ristoratori, enotecari, giornalisti e wine blogger nazionali ed esteri.

L’annata di Barolo in anteprima presa in esame è la 2020, quella di Barbaresco e Roero la 2021. Una passerella tra i produttori e un approfondimento con le aziende mi ha dato la possibilità di degustare vari vini ottenuti da uve varietà Nascetta,  Arneis, Favorita, Moscato Bianco, Barbera,  Dolcetto, Nebbiolo, Pelaverga di Verduno.

I migliori assaggi

G.D Vajra – Barolo Bricco delle Viole 2020 – Emana note di violetta, ciliegia, rosa appassita con cenni balsamici e speziati; avvolgente, elegante e setoso. 
Virna Borgogno – Barolo Sarmassa 2020 – Sensazioni di mora, ribes, tabacco e liquirizia. Composito, rotondo, appagante e persistente.
Fratelli Serio & Battista Borgogno – Barolo Cannubi 2020 – Melagrana, amarena, lampone, ribes e spezie dolci in successione, dalla trama tannica setosa, coerente e lunga.
Agricola Marrone – Barolo Bussia 2019 – Naso di frutti rossi, prugna, sottobosco e liquirizia. Sorso pieno ed appagante, coerente e duraturo
Conterno Fantino – Vigna Sorì Ginestra 2020 – Libera note di pout-pourri floreale, marasca e balsamicità. Palato delicato, setoso ed armonioso.
Diego Conterno- Le Coste di Monforte 2020 – Rimanda ai fiori di campo, alla rosa, mirtillo e sottobosco, con gusto pieno, generoso ed appagante.
Ceretto – Barolo Brunate 2019 – Sentori di ciliegia, fragola,viola ed eucalipto, dal tannino palpabile ma setoso. Duraturo e leggiadro.
Adriano Marco e Vittorio- Barbaresco Basarin 2020 – Effluvi di rosa canina, violacciocca, spezie e nuance mentolate. Fresco e sapido, al contempo setoso. 
Matteo Correggia – Roero Riserva Ròche d’Ampsèj 2018 – Con sentori di frutta matura, cacao e cenni di erbe officinali, è un vino generoso ed armonioso.
Livia Fontana- Barolo Fontanin 2018 – Note di sottobosco, fragolina, tabacco e liquirizia; espressivo e carezzevole, decisamente persistente e fine.

Torna “ReWine Canavese” con l’edizione 2023 alle Officine H di Ivrea

di Titti Casiello

Torna “ReWine Canavese”: il 20 e 21 maggio 2023 nella storica sede dell’Olivetti, alle Officine H di Ivrea. Arrivata alla terza edizione la kermesse si propone come la “ri-scoperta” del Canavese e dei suoi vini.

Una terra di confine che dal Piemonte sfiora la Valle d’Aosta, racchiudendo – a levante della Dora Baltea – il meglio della varietà a bacca bianca con la denominazione Erbaluce di Caluso Docg e – a ponente – l’eleganza dell’uva a bacca rossa con il Carema Doc a base Nebbiolo (localmente chiamato Picotendro). Su entrambe le sponde, invece, la sintesi completa avviene proprio nella Doc Canavese.

Da qui emergono vini tanto fragili e delicati, quanto ossuti e resilienti. Esattamente come la terra d’origine, con vigneti che si inerpicano su pendenze estreme sfidando persino la forza di gravità, ostacolata solo da quell’antico sapere contadino fatto di ingegnosi terrazzamenti a secco (Patrimonio Unesco) e di scenografiche pergole come principale sistema di allevamento. Le chiamano “topie”, le assi di legno costruite sui pilastri di pietra o “pilun” costruite in quei terrazzamenti. Non soltanto un sistema architettonico utile a rendere il territorio quasi immerso in una delle monumentali nature selvagge dipinte da William Turner: un sistema ideale visto che lo spazio concesso dalla montagna è davvero poco e le costruzioni in altezza consentono di guadagnare i giusti spazi in agricoltura.  

Questo era il tesoretto di Carema e dei suoi territori circostanti, fino al miracolo economico degli anni ’50, legato qui alla famiglia Olivetti. L’industria tessile divenne lo stipendio sicuro di tante famiglie piemontesi, disposte a un esodo di massa dalle campagne verso l’industrializzata città di Ivrea. Non ci sono cause né colpe di quanto è successo in questo pezzo di storia italiana. Nel mentre, in quegli anni, coi vigneti abbandonati il bosco si è riappropriato dei sui spazi e così quei 120 ettari vitati presenti nella sola cittadina di Carema nei primi del ‘900 si sono ridotti a poco meno di un ventina nei primi anni del 2000!

Stava per calare l’oblio su quei territori vocati, senza l’intervento concreto di un manipolo di giovani e entusiasti viticoltori, con in tasca un portafoglio pieno di speranza ed in mano micro-fazzoletti di terre  da coltivare. Un impulso per ognuno nel cercare di rimboccarsi le maniche. Definiti come la “nouvelle vague” del Canavese, il movimento enoico ha dato una nuova spinta, tramite ventidue under 40 che si sono insigniti – e onerati al tempo stesso – di un compito davvero importante: rendere la loro terra riconoscibile sulle mappe turistiche, vitivinicole e culturali. La strada del vino oggi passa anche da qui.

Ambizioso infine il progetto, affidato allo scrittore e storico dell’arte Armando Castagno, per un prossimo “censimento” di 43 papabili Cru. Senza dimenticare il valore intrinseco della parola, comunicante il valore di una comunità che crede nei propri luoghi natii, attraverso vini della stessa estrazione identitaria, senza mancare della personalità insita di ogni cifra stilistica.

Come conoscerli? Durante ReWine Canavese 2023. Due giorni di vino suddivisi tra momenti dedicati alla stampa di settore e altri dedicati al pubblico e, soprattutto, alle degustazioni tematiche.

Il programma

SABATO 20 MAGGIO

Dalle 10 alle 15 Press Day Castello di Masino “Storia e Geologia del Canavese: un racconto con il vino al centro” – Evento riservato alla stampa Interverranno: Franco Gianotti, geologo Marco Peroni, scrittore e storico Ore 18 Conferenza presso Officine H “Come cambia il mondo del vino: nuove tendenze e nuove generazioni” – Ingresso libero

Ore 18 Conferenza presso Officine H “Come cambia il mondo del vino: nuove tendenze e nuove generazioni” MODERA: Daniele Lucca OSPITI: Adriano Moretti (produttore in Roero) Mario Pojer (produttore in Trentino) Marta Rinaldi (produttrice in Barolo) Mateja Gravner (produttore in Oslavia) Ivan Zanovello (ristoratore a Los Angeles) e Neal Rosenthal (importatore USA) – Ingresso libero

DOMENICA 21 MAGGIO

Dalle 10 alle 18 ReWine Canavese presso Officine H Banchi d’ assaggio, masterclass, streetfood, momento culturale in collaborazione con La Grande Invasione. Dalle 18 alle 19 Convegno culturale “in collaborazione con La Grande invasione” presso Officine H (evento a pagamento).

Per ogni info potete collegarvi alla pagina https://rewine.gvc-canavese.it

Piemonte: Crotin 1897 – i loro vini e la piccola grotta di affinamento

di Olga Sofia Schiaffino

Maretto (AT) è un paese di  poco più di trecento abitanti, posizionati su di una collinetta a quindici minuti da Asti, dove il tempo sembra aver rallentato quasi fino a fermarsi.

Il ruggito di un moderno trattore mi riporta al presente, nel suo lento avvicinarsi mentre mi obbliga a lasciargli spazio a lato della strada, prima di imboccare l’ultima curva per arrivare in cantina dal giovane enologo Corrado Russo dell’azienda Crotin 1897.

Il posto è molto bello: si gode un ampio panorama e la cascina ospita un agriturismo con camere accoglienti e, dietro una siepe, uno spazio relax con tanto di piscina. In cucina il fratello gemello di Corrado, Marcello Russo, confeziona piatti squisiti, coniugando la produzione dell’orto alla genuinità della cucina piemontese.

Corrado mi mostra il luogo che ha dato il nome all’azienda: in dialetto Crota è “ la grotta” e Crotin un antro ancora più piccolo. Scendendo le scale si arriva a una ampia stanza, usata anche per accogliere i visitatori per le degustazioni e poi, attraverso un passaggio angusto, si arriva alle fondamenta dello stabile ove si legge in una rientranza Crotin 1897.

L’azienda è nata nel 2002 con la prima di generazione di imbottigliatori e dal 2018 è certificata biologica; vengono coltivati in tutto 14 ettari, di cui 7 nei comuni intorno a Maretto, dove regnano anche la Freisa, il Grignolino e le due rare varietà a bacca bianca Bussanello e Malvasia Moscata.

Altri 7 ettari invece a Cocconato (AT), ove albergano Barbera e Nebbiolo. I suoli sono piuttosto omogenei, con buone componenti di sabbia e di argilla e ricchi di conchiglie fossili, a testimonianza che anticamente quel territorio era occupato dal mare.

Il Bussanello  è un vitigno a bacca bianca, creato dal prof. Dalmasso nel 1938, dall’incrocio tra Riesling Italico e Furmint.

La Malvasia Moscata è una varietà autoctona che occupava, fino a due secoli orsono, gran parte delle vigne piemontesi; essendo delicata e sensibile all’oidio, le si preferì il Moscato Bianco. La scelta di una vinificazione a secco, però, risulta davvero interessante.

Corrado è rimasto affascinato dal mondo del vino sin da piccolo, quando seguiva il nonno in cantina e in vigna, tanto da decidere di intraprendere gli studi di enologia facendone una professione. Crede fermamente nella necessità di ottenere un frutto sano da avviare alla vinificazione, limitando il più possibile l’intervento in cantina e preferendo l’utilizzo di lieviti indigeni.

Si preferiscono contenitori in acciaio inox e cemento per le vinificazioni e gli affinamenti; solo i vini destinati per le tipologie Freisa Superiore e Albarossa prevedono un passaggio in legno.

Di seguito i campioni degustati. Tutti hanno personalità e carattere, per nulla banali e con il timbro riconoscibile del varietale.

Bussanello 2022: luminoso giallo dorato trasparente. Dodici ore di macerazione a freddo a temperatura controllata e 16 giorni di fermentazione. La vendemmia è stata anticipata per preservarne l’acidità. Avvolgente naso floreale, note di pesca e cedro. Sorso piacevole, pieno e fresco. Chiude su un finale delicato di mandorla dolce. Prodotto in circa 3000 bottiglie, dal buon potenziale evolutivo.

Vino bianco 2019 Camporotondo: varietà Malvasia Moscata. Color giallo paglierino dai guizzi dorati. Il 30% della massa fermenta insieme alle bucce; dalla 2021 si è scelto di operare in tal senso sulla totalità dell’uva. Corredo olfattivo appagante, con descrittori aromatici di rosa canina, rosolio, litchi e trifoglio. Pulito e coerente tra gusto ed olfatto con chiosa sapida.

Piemonte Rosato Malvento 2022: da Nebbiolo in purezza. Dopo una pressatura soffice dei grappoli, fermenta in acciaio. Si producono circa 20 ettolitri per anno. Ammaliante rosa salmone chiaro, da piccoli frutti rossi di bosco, buona persistenza e decisamente gradevole.

Grignolino d’Asti Doc San Pantelu 2021: un vitigno davvero difficile da vinificare, ma Corrado lo rende al meglio delle possibilità. Uve raccolte a piena maturazione, cinque giorni di macerazione sulle bucce, maturazione in cemento. Fragola, pepe bianco, trama tannica appena accennata, sapido in chiusura, stupenda speziatura e finale persistente. Perfetto con i piatti di pesce. Un vero colpo di fulmine!

Barbera D’Asti  Docg La Martina2021: Barbera 100% , vendemmia leggermente anticipata, 40 giorni di fermentazione ed utilizzo soltanto di tini in acciaio. Naso elegante ed espressivo da frutta rossa succosa, petali di rosa, note balsamica e di uva spina. Affascina per pulizia di profumi e per complessità. Sorso agile, fresco e sapido in chiusura.

Monferrato Doc  Nebbiolo 2021: lunga macerazione sulle bucce e sosta in cemento. Prima annata in commercio. Rosso rubino luminoso. Sentori floreali, di frutti rossi su finale di cipria e pepe bianco. Tannino presente, ma egregiamente integrato nella struttura del vino.

Freisa d’Asti Doc Aris 2021: macerazione per il 20 % a grappolo intero. Rosso rubino sfavillante, frutto presente e succoso, ciliegia marasca, viola, prugna rossa, note di affumicature. Verticale con tannino perfettamente integrato di buona persistenza e personalità.

Freisa d’Asti superiore Docg  Cisero 2018: da un vigneto di circa 70 anni, il vino fermenta e affina in tonneau da 500 litri. Intrigante complessità e note speziate che dialogano  con quelle di frutta matura.

Piemonte Doc  Albaris 2018: il vitigno Albarossa è anch’esso stato creato dal prof. Dalmasso, incrociando due varietà, il Nebbiolo di Dronero (Chatus) e Barbera.  Macerazioni di oltre 40 giorni. Matura in tonneaux per 2 anni seguiti da altri 2 in bottiglia. Note di frutta succosa, ciliegia, prugna, chiodi di garofano, cannella e vaniglia. Tannino preciso, maturo, dal sorso pieno e vibrante e dalla buona persistenza.

Crotin 1897 colpisce per i suoi vini puliti e sinceri, che lasciano parlare i varietali ed il terroir e che trasmettono al consumatore la passione di chi li produce.

Grandi Langhe edizione 2023 a Torino

di Adriano Guerri

Grandi Langhe 2023 ha lasciato davvero soddisfatti produttori e visitatori. 

Come l’anno precedente è andata in scena a Torino, all’interno delle Officine Grandi Riparazioni (OGR), nei giorni  30 e 31 gennaio. La sede delle prime edizioni era ad Alba, graziosa cittadina delle Langhe. La location di Torino, però, ha garantito maggiori spazi espositivi ed era facilmente raggiungibile con i mezzi di trasporto pubblici o privati.

Poca la distanza, infatti, dalla Stazione ferroviaria di Torino Porta Susa e con ampio parcheggio per chi ha preferito spostarsi in auto. Hanno partecipato oltre 3200 visitatori da 20 differenti nazioni, con nutriti banchi  d’assaggio per complessivi 240 produttori felici di far degustare le nuove annate dei loro preziosi vini.

Riflettori puntati sulla 2019 del Barolo, davvero promettente, e sulla 2017 per la tipologia Riserva, nonché la 2020 riguardante Barbaresco e Roero. La coinvolgente kermesse è stata organizzata dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani e dal Consorzio di Tutela Roero con il patrocinio della Regione Piemonte e Banca Intesa Sanpaolo. 

Per ragioni di tempo, naturalmente, vista la vastità dei campioni presenti, ho preferito orientarmi nella selezione seguendo il criterio della piacevolezza di beva. Ecco un piccolo spunto dei migliori assaggi per i lettori di 20Italie, in attesa della prossima edizione di Grandi Langhe.

Michele Chiarlo – Barbaresco Faset 2020 e Barolo Cerequio 2019


Virna Borgogno – Barolo Cannubi sia  2018 che 2019


Malvira’ – Roero Riserva 2017


Fogliati – Barolo Bussia 2018


Fratelli Sergio & Battista Borgogno – Barolo Cannubi 2019


G.D Vajra – Barolo Bricco delle Viole 2019


Francesco Conterno – Barolo Riserva 2016


Agricola Marrone – Barolo Pichemej 2018