Molise: chi dice Tintilia dice Claudio Cipressi

La riscoperta della Tintilia in Molise la si deve a Claudio Cipressi, storico produttore vitivinicolo in questo meraviglioso lembo di Molise. Un vigneron che ha cercato di riportare in vita l’antico vitigno autoctono dalla bassa resa produttiva che rischiava l’estinzione.

La nuova cantina risale al 2014. Si trova a poca distanza dal piccolo e grazioso borgo di San Felice del Molise, uno dei tre comuni del Molise di lingua e cultura croata, in provincia di Campobasso, ma già produceva vino sin dal lontano 2003.

La tenuta vanta oggi 16 ettari vitati di cui 13 dedicati esclusivamente a questo singolare vitigno autoctono. I rimanenti invece: Montepulciano, Falanghina e Trebbiano. Territorio collinare caratterizzato da un paesaggio boschivo di rara bellezza, punteggiato da piccoli comuni arroccati sulle sommità dei rilievi, dove la Tintilia ha trovato e ritrovato il suo habitat ideale, capace di dare origine a vini di elevata qualità e spiccata piacevolezza di beva.

Claudio Cipressi coltiva, però, anche alcuni ettari di ulivi per arricchire l’offerta dei propri prodotti di qualità. La Cantina è moderna e funzionale con attrezzature moderne e all’avanguardia. Le vigne sono posti ad una altimetria che varia dagli oltre 400 ai quasi 700 metri e le escursioni termiche sono forti e beneficiano delle brezze marine. I vini sono ottenuti esclusivamente da agricoltura biologica, con trattamenti non intensivi.

Falanghina Settevigne Igt Terre degli Osci 2023 – Giallo dorato brillante, emana sentori di fiori di campo, cedro, lime, pesca e albicocca il sorso è vibrante, saporito e duraturo.

Collequinto Dop Tintilia del Molise Rosato 2024 – Rosa tenue, sprigiona sentori di iris, fragola, frutti di bosco e pompelmo rosa, al gusto è fresco, pieno ed appagante. 

Settevigne Dop Tintilia del Molise 2016 – Rosso rubino, dalle sfumature granate, rivela sentori di prugna, ciliegia,  fragola,  erbe aromatiche e spezie dolci, al palato è vellutato, armonioso, setoso e persistente.

Macchiarossa Dop Tintilia del Molise 2017 – Rubino profondo, sviluppa sentori di amarena, prugna, note balsamiche e pepe nero, sorso, coerente, avvolgente e profondo. 

Tintilia 66 Dop Tintilia del Molise 2019 – Rosso granato intenso, con note di frutti di bosco, sottobosco, liquirizia, menta e spezie orientali, al palato è morbido, armonioso, generoso e suadente.

Da Casa Lerario “il Molise esiste” con le ricette dello chef una Stella Michelin Stefania di Pasquo

Il Molise esiste, eccome! Anche nel fine dining. Ove fosse richiesta una prova è sufficiente conoscere la cucina stellata (il primo gradino del firmamento Michelin torna in Molise dopo 25 anni!) di Stefania Di Pasquo, chef di Locanda Mammì dal 2013 ad Agnone (IS) cittadina famosa nel mondo per la plurisecolare produzione di campane bronzee.

L’Alto Molise pentro-sannitico è territorio di cerniera: spartiacque nell’Appenino centrale, tra le sponde tirreniche e il vicino Adriatico e, come tale, terra di passaggio e di transumanze. Non poteva che essere una cucina del ricordo quella di Stefania, che abbiamo incontrato a Casa Lerario, ospitale ed accogliente farmhouse di Melizzano nel Sannio beneventano, dove l’eclettico patron Pietro Lerario organizza il format “A pranzo con lo Chef”.

Un’autentica rassegna gourmet, con appuntamenti dedicati alla cucina di diversi chef stella Michelin. Il pairing tra i piatti di chef Di Pasquo e i vini del territorio è stato “officiato” da Carlo Ceparano con le etichette dalla sua maison solopachese, Tenuta Sant’Agostino.  Nel 1991 Pietro Lerario, imprenditore napoletano di seconda generazione nell’antica arte del vetro, decide di diversificare gl’investimenti acquistando a Melizzano un vasto appezzamento popolato di “spine, rovi e poco altro” (come racconta egli stesso), dove in seguito ha impiantato e valorizzato, ettaro dopo ettaro, vigneti, oliveti, frutteti ed orti adiacenti il rustico ed elegante agriturismo.

Perfetto palcoscenico sulle cui assi lignee è entrata in scena la cucina emozionale di Stefania Di Pasquo, accompagnata nella narrazione dal marito Tomas Torsiello, tutt’altro che estraneo alla gastronomia stellata. L’abbrivio in tavola della chef, allieva di Niko Romito, tocca con il piatto Sorpresa Di Pasquo: pallotta fritta di cacio, uova e burro di lardo adagiata su manto di lenticchie crude e sovrastata da una nuvoletta di pomodoro passato.

Il Molise è anche terra di bacini lacustri e aste fluviali dove allevare, tra gli altri, la trota salmonata che arriva guarnita con le sue uova, dopo accurata marinatura e affumicatura, in trancio di filetto puntinato di pasta di mandorle e deposto su vinaigrette di carote. Ad accompagnare i primi due piatti di Stefania il trebbiano in purezza “Ventiventi”di Tenuta Sant’Agostino in versione 2021, IGT Beneventano maturato 8 mesi in anfora di terracotta. Il risotto della transumanza è inebriante; effluvio di erbe montane seccate dal sole estivo che volge oramai lo sguardo all’autunno.

Accade perciò di inforcare per metafora una visione: quella millenaria di greggi e pastori che portano con sé la storia di popoli e il respiro stesso della natura, in un viaggio che sembra la danza tra uomo, animale e creato. Quei chicchi bianchi, tirati con brodo di fieno e burro acido, arricchiti da parti di micischia (la carne magra essiccata di pecora che i pastori portavano con se per il fabbisogno proteico nel tragitto) e spolverati generosamente dal verde intenso di erbe essiccate e petali di rosa canina parimenti polverizzati. Un caleidosopio della memoria.

E poiché similes cum similibus congregantur, entra in calice la carica aromatica di “Scomposto”, IGT beneventano solo da uve malvasia, annata 2021, ulteriore vino d’anfora della cantina ospite. Accostamento molto ben riuscito; come riuscito è il connubio tra il susseguente “Attoprimo”, rosso annata 2020 da blend di uve Aglianico e Lambrusco Maestri che ha affiancato la faraona arrosto su maionese di rapa rossa e ciuffi di radicchio scottato.

Infine, il coup de theâtre: affidare la chiusura a un piatto ispirato alla prima colazione mattutina del contadino-pastore, fatta di pane, vino e caciocavallo che nella rivisitazione di Stefania Di Pasquo diventano pan brioche caramellato, gelato di caciocavallo e, sul fondo, salsa marmellata al vino. Successo di critica e di pubblico.

“Giù il sipario”!

Banca del Vino presenta i vini di Agricolavinica alla Panetteria di Stefano Pagliuca – I sapori della tradizione

Il calendario degli eventi di Banca del Vino (www.bancadelvino.it) progetto targato Slow Food, da qualche anno ha rilanciato le proprie attività anche al di fuori delle mura di Pollenzo, con sedi didattiche a Bologna, Verona, Treviso, Milano e – unica al Sud – Napoli. Questa è la quarta stagione di eventi, ideati e condotti dal Vice Curatore nazionale di Slow Wine Alessandro Marra e dalla giornalista Adele Elisabetta Granieri, referenti per la Campania.

Degustazioni innovative alla ricerca non solo dei “big” famosi e celebrati, ma anche di qualche chicca da vigneron artigianali di cui l’Italia è piena. Parlare di Molise, superando gli atavici e irriverenti preconcetti d’un tempo, non è semplice. In realtà, pur a discapito della sua piccola estensione e di un’orografia arcigna, che impegna i lavoratori del settore agricolo a sforzi maggiori rispetto ad altre realtà, la viticoltura locale sta riscuotendo notevoli consensi grazie a varietà come Falanghina e Tintilia, quest’ultima interessante per l’intrinseco valore storico che non la vede accomunata a nessun’altra specie come erroneamente indicato in passato.

Agricolavinica, da Ripamolisani (CB), nasce nel 2007 dalla visione lungimirante di Rodolfo Gianserra e Giuseppe Tudino. La natura scandisce i tempi aziendali, tra colline irte e bianche, clima fresco e ventilato e recupero di tradizioni e vitigni abbandonati dallo spopolamento delle campagne. In zona si producono Moscato (il raro Moscatello di Montagano) e Tintilia da oltre due secoli. Assieme alle viti vengono coltivati oliveti, frutta ed ortaggi per una superficie totale di 220 ettari di cui 30 vitati, non tutti ancora operativi e ben 12 a base Tintilia del Molise.

Curiose ed eleganti le incursioni di altre uve come Riesling Italico, Sauvignon Blanc e Merlot, che abbiamo degustato alla Panetteria di Stefano Pagliuca – I sapori della tradizione – a Melito di Napoli (NA). Etichette come Lame del Sorbo, dedicate ai terreni a terrazzamento tipici dell’areale (le cosiddette “lame” simili per etimologia al termine utilizzato in Toscana). Alla fine del percorso, gli immancabili assaggi in abbinamento con le pizze artigianali di Stefano hanno chiuso in bellezza una serata densa di cultura enogastronomica.

I vini proposti da Agricolavinica

Terre degli Osci “Lame del Sorbo” Riesling 2020 sa di agrumi mediterranei, note balsamiche e nuance finali tra frutta secca e iodio marino. Materia e succo, persino un richiamo astringente sul finale che ne esalta la vivacità al sorso.

Sauvignon del Molise “Lame del Sorbo” 2020 è un piccolo capolavoro in bottiglia. Cedro maturo, tripudio d’erbe officinali (timo, maggiorana e salvia) che cenni all’idrocarburo da vino del Nord Europa. Chiosa su tostature gustose.

Tintilia del Molise Doc “Beat” 2023 gode di immediatezza ed avvolgenza, quasi a far dimenticare l’annata affatto semplice per il clima altalenante. Piccoli frutti di bosco, liquirizia e arancia rossa con tannini ben dosati. Fermenta ad acino intero. Unica lieve pecca lo scatto finale che termina in maniera repentina, privando il sorso della piacevolezza iniziale.

Tintilia del Molise Doc “Beat” 2019 si muove elegante su spezie da chiodi di garofano, pepe rosa e tocchi balsamici tra genziana e radice di liquirizia. Sanguigno e succoso, si concede vantando in dote un corredo di more e ciliege sotto spirito che lo rendono appetitoso e lungo.

Tintilia del Molise Doc “Lama del Sorbo” 2020 è semplicemente pazzesco, danza tra frutta scura (visciola e amarene), pepe nero e torrefazione da cacao in polvere. Ematico e saporito dall’inizio alla fine, perfetto nell’integrazione della trama tannica al resto delle sue componenti.