VitignoItalia 2025: il focus sui processi di internazionalizzazione del vino

A due settimane dalla chiusura della XIX edizione di Vitigno Italia, si guarda con grande ottimismo a una manifestazione che negli anni ha mantenuto costante il suo trend di crescita. Quest’anno, nelle giornate 11-13 Maggio, hanno esposto alla stazione marittima di Napoli oltre 200 cantine con 2000 etichette per un record di 12.000 visitatori, tra cui una delegazione di diciannove buyer stranieri.

Da sempre la manifestazione concentra i suoi sforzi per attivare politiche volte a sostenere l’internazionalizzazione delle cantine presenti all’evento.

“Vitigno Italia ha portato negli anni oltre 600 buyers a Napoli e nelle precedenti edizioni almeno il 30% delle cantine ha aperto un canale estero”, ci ha confermato Maurizio Teti, direttore della manifestazione.

“D’altronde Vitigno Italia”, continua Teti, “è l’unica manifestazione del Sud Italia con cui l’ICE collabori”.

Diversi mesi prima dell’evento, viene attivata, in concerto con l’Istituto per il Commercio Estero, una vera e propria campagna volta prima a selezionare i paesi e successivamente a raccogliere le adesioni di quei soggetti economici interessati ad ampliare il proprio portfolio nel nostro Paese.

Per la XIX edizione della manifestazione è stata rivolta un’attenzione particolare alla Germania, ai paesi scandinavi e all’Inghilterra. Anche gli Stati Uniti, nonostante il momento di tensione economica, rimangono un mercato imprescindibile e due erano i buyer presenti. Rappresentato anche il Giappone con due piccoli importatori. Tutte le categorie rappresentate: dai più classici importatori e distributori, fino a enoteche e negozi al dettaglio.

“Sempre di stimolo il confronto con professionisti impegnati su mercati con regole molto diverse ma accomunati dalla tipica fascinazione alimentata dalla difficoltà di comprendere le tante sfumature del vino italiano. Ancora di più se si tratta di Sud, territorio emergente che sorprende i più e che, facendo leva su Vitigno Italia a Napoli, riferimento nazionale di tutto il centro-Sud, può ben sperare in una sempre migliore penetrazione” interviene Chiara Giorleo, giornalista ed esperta di comunicazione del vino.

Novità di quest’anno, rispetto alle edizioni precedenti, le modalità con cui aziende vinicole e buyer sono entrati in contatto: non più incontri BtoB preventivamente programmati in base agli interessi di ciascuna delle parti, ma un lungo lavoro di concerto che ha permesso la conoscenza approfondita dei players coinvolti. Alcune settimane prima della manifestazione, grazie a un webinar, alcuni delegati esteri hanno potuto incontrare preventivamente le aziende vinicole coinvolte. Il webinar è stata l’occasione per presentare i singoli mercati esteri con le proprie caratteristiche, per raccogliere informazioni dettagliate sulle cantine e sui vini prodotti.

“In questo modo abbiamo favorito possibilità di incontro e dialogo tra soggetti che magari in prima battuta e sulla base di conoscenze generiche non si sarebbero presi in considerazione”, continua Maurizio Teti. Vitigno Italia è una manifestazione aperta a tutte le cantine italiane ma di fatto è una vera e propria leva per il settore vinicolo della Campania.

Durante la manifestazione abbiamo incontrato Cesarino Gobbi. Italiano di origine marchigiana, Gobbi vive in Svezia da vent’anni e da diciotto conduce una propria attività d’importazione vini. Ci spiega che Vitigno Italia è una manifestazione di grande rilievo per attività come la sua: spesso sollecitati dalla presenza di prodotti più noti all’estero, molti compratori hanno poi la possibilità di venire in contatto su questa piazza con piccole realtà vinicole altrimenti sconosciute.

Inoltre, l’organizzazione dedicata da Vitigno Italia alla delegazione dei buyer si spinge oltre la partecipazione all’evento in Stazione Marittima, durante la quale vengono anche organizzate svariate masterclass. Nell’ultimo giorno di permanenza infatti la delegazione viene accompagnata in un territorio vinicolo campano e guidato in diverse cantine, selezionate dai consorzi e dalle Camere di Commercio locali. Quest’anno si è trattato di Sannio-Irpinia, con la visita a I Capitani a Torre Le Nocelle, Petrillo Vini a Pietredifusi e La Guardiense a Guardia Sanframondi.

In questo modo dunque Vitigno Italia, rimanendo una manifestazione di respiro nazionale, riesce a catalizzare l’interesse dei buyers stranieri in maniera specifica sul territorio campano. Ci vorranno non meno di sei mesi affinché si abbiano dei riscontri concreti su questa edizione di Vitigno Italia, in un momento in cui il mondo del vino è sotto scacco da diversi fronti. Ciò non di meno non bisogna perdere di vista l’elemento principale di questo settore, ha concluso Maurizio Teti, ossia che il vino è principalmente veicolo di cultura e solo attraverso questa lettura possiamo sperare che il settore continui a prosperare a tutti i livelli.

Vinitaly 2023: il focus sui produttori del Lazio

Alberto Chiarenza

Verona, città d’arte e cultura, dal 2 al 5 aprile, ha ospitato il più grande evento del vino italiano: Vinitaly 2023.

La 55ª edizione ha visto la partecipazione di ben 93.000 espositori, 29.600 provenienti da 30 nazioni diverse. Tante le emozioni e le occasioni per gli appassionati del vino, ma soprattutto per produttori, i buyer e operatori del settore, per incontrarsi e confrontarsi sui nuovi trend e sulle sfide del mercato.

A sinistra il professor Luigi Moio con Alberto Chiarenza di 20Italie

Il successo di Vinitaly è sotto gli occhi di chiunque. Consolidati vecchi rapporti commerciali e create numerose nuove collaborazioni. Il quartiere Fiera si è trasformato in un’immensa enoteca, con degustazioni, convegni e masterclass, dove ho incontrato esperti del settore tra i quali il professore Luigi Moio – Presidente OIV – Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino, Federica Cecchi winedesigner di etichette per grandi aziende e Vice delegata della Associazione Donne del Vino Toscana, Marco Simonit di Simonit & Sirch ed enologi del calibro di Barbara Tamburini, Maurilio Chioccia e Giuseppe Colopi.

Non solo: Vinitaly ha dato anche l’opportunità di conoscere meglio il mercato internazionale, grazie alla presenza di operatori stranieri e di esperti del settore dell’export come Marco Facchini di China Link conosciuto in una cena nella sontuosa Villa Mosconi Bertani grazie ad Alessia Lulli della cantina Parvus Ager.

Tanti i produttori incontrati durante la kermesse: Giovanni Folonari e Andrea Contucci, Enrico Pimazzoni di Sagrivit, gruppo che racchiude tre grandi realtà vinicole, Rocca Bernarda, Villa Giustiniani e Castello di Magione, Francesca Pagnoncelli Falcieri, produttrice e Presidente del Consorzio Moscato di Scanso e organizzatrice dell’evento Wine in Venice, Umberto Trombelli Delegato di AIS Latina, Tullio Galassini Presidente del Consorzio Roma DOC e Emanuele Ranchella della Associazione Vignaioli in Grottaferrata.

La possibilità, unica nel suo genere, di conoscere meglio le realtà vitivinicole delle regioni italiane, in particolare il Lazio, che sta facendo un lavoro encomiabile per proiettarsi ai massimi livelli qualitativi.

Nel territorio del Cesanese, ad esempio, spicca Pina Terenzi, figlia di Giovanni Terenzi l’uomo che ha creduto nel vitigno rosso ciociaro. Dal 15 marzo Pina è il nuovo Presidente del Consorzio del Cesanese del Piglio DOCG. Rimanendo sul territorio, ho intervistato Marina Perinelli della storica Cantina Casale della Ioria e con Gabriella Grassi della Cantina L’Avventura. Una vera e propria avventura d’amore, insieme al marito Stefano Maturro, che ha portato alla creazione di vini di notevole qualità e potenziale.

Nello stand dedicato ai Castelli Romani ho incontrato Chiara Iacoponi di Eredi dei Papi, Lorenzo Costantini di Villa Simone e la figlia Sara, che ha intrapreso il percorso paterno iniziando una produzione propria con la nuovissima realtà: Borgo del Cedro. Infine Cristina Piergiovanni di Casale Vallechiesa, Francesco De Sanctis della Cantina De Sanctis, 

Per la Provincia di Latina, Giovanna Trisorio della Cooperativa Cincinnato, con la sua realtà a Cori che vanta la partecipazione di ben 110 associati e la signora Carmen della Cantina I Pampini, visitando anche lo spazio dell’azienda Villa Gianna.

Appartiene alla bassa Tuscia la Cantina Muscari Tomajoli dove il Vermentino (per Marco Muscari Tomajoli) è un punto di riferimento. Ma la vera scommessa e sfida è stata AIDA, rosso di struttura ottenuto da rese bassissime di uve Montepulciano, raccolta tardiva e, dopo la fermentazione, elevazione in barrique per 18 mesi poi in bottiglia per altri 9. Solo 325 bottiglie davvero ricercate.

Vinitaly è stata anche l’opportunità per constatare e tastare il polso del livello qualitativo del panorama enologico italiano, attraverso convegni e incontri con la partecipazione delle più alte cariche istituzionali italiane. Tra i temi trattati si è parlato dell’impatto del cambiamento climatico sulla produzione del vino e delle strategie adottate per far fronte a questa sfida. In particolare, si è discusso della necessità di adottare pratiche sostenibili e di ridurre l’impatto ambientale della produzione vitivinicola.

Ampio spazio è stato dato ai vini naturali e biologici, sempre più apprezzati dai consumatori. Sono stati organizzati degustazioni e incontri con i produttori di questi vini, per far conoscere al pubblico le loro caratteristiche e le tecniche utilizzate nella produzione. Non sono mancate le novità tecnologiche, con la presentazione di soluzioni innovative per la gestione dei vigneti e la vinificazione, che permettono di ottenere vini sempre più di qualità, con un minore impatto ambientale e una maggiore efficienza produttiva.

Grande merito va riconosciuto a Excellence di Pietro Ciccotti che, con professionalità, ha organizzato nell’area eventi un’agenda fitta di incontri in collaborazione con la Regione Lazio, ARSIAL e altri Enti, Associazioni e Consorzi vitivinicoli. 

Vinitaly: un appuntamento imperdibile per gli appassionati del buon vino e per tutti coloro che desiderano scoprire le eccellenze enologiche del made in Italy. Al prossimo anno!