Primo appuntamento con le eccellenze enogastronomiche della Gourmet Arena al 32° Merano Wine Festival

Inauguriamo, oggi, il primo di due articoli che ci ha visto protagonisti come 20Italie alla Gourmet Arena del Merano Wine Festival edizione 2023. Iniziamo con il nostro autore Olga Sofia Schiaffino, per procedere con un ulteriore supplemento completo di video nei prossimi giorni.

Ogni anno si ripete la magia del festival che ha conquistato il cuore di winelovers, operatori, giornalisti per la qualità delle aziende rappresentate e la ricchezza degli eventi proposti dal poliedrico Helmuth Köcher.

Dal 3 al 6 Novembre a Merano, presso la Gourmet Arena, è stato possibile incontrare persone che credono prima di tutto nella bontà e unicità delle materie prime che trasformano e lavorano con passione e che sono state premiate con i The WineHunter Awards.

L’azienda Flamigni, attiva dal 1930 e famosa per la produzione di pasticceria artigianale, ha ideato una linea dal nome evocativo – L’APERITIVO ITALIANO – che propone una gamma di 12 pasticcini salati, ispirati alla tradizione, ai profumi e alle ricette tipiche delle varie regioni italiane.

Le combinazioni sono raffinate e deliziose e vengono proposte in abbinamento ai cocktail, al vino e alla birra. Ecco alcuni esempi, provati con un cocktail a base di gin: Il Fiore di riviera (frollino salato con olive taggiasche e basilico), Gorgonzola (ripieno di Gorgonzola Dop) e Acciuga, un pasticcino ripieno di Acciughe del Cantabrico.

Mattia Vezzola, enologo di fama internazionale, ha collaborato con Flamigni per il biscotto neutro da degustazione RESET: un prodotto che permette di non stancare il palato e di mantenere il focus sul vino.

Tenuta Principe Mazzacane sorge nel parco nazionale del Cilento ed è nata dalla passione e dal progetto di Annacarla Tredici e Andrea Giuliano di produrre formaggi con il latte della Capra Cilentana. Sono davvero squisiti, l’erborinato, la cui forma ricorda quella del Monte Stella, è veramente strepitoso!

Nella campagna cilentana l’azienda agrituristica Salella produce olio di oliva dalla cultivar locale Salella che ha sentori particolari, di erba falciata, foglia di uliva e mandorla; inoltre sono impegnati nella produzione artigianale di conserve, di paté e di confetture.

La Dispensa a Paestum dell’azienda agricola San Salvatore, famosa per i vini, elegante espressione del territorio, grazie alle massaie, custodi delle antiche ricette, producono pasta fatta in casa, freselle e piatti della tradizione contadina cilentana; si aggiungono le mozzarelle di bufala prodotte con il latte da capi allevati in azienda e l’olio Evo.

Upstream è nato dal desiderio di Claudio Cerati di offrire un salmone selezionato e preparato direttamente da lui, per rendere l’assaggio qualcosa di prezioso. Una affumicatura delicata con i legni di faggio dell’Appennino Emiliano, che esalta senza coprire il gusto del pescato, riesce a regalare sorprendenti emozioni gustative.

Azienda Agricola Ramo di Mandorlo è una azienda tutta al femminile nata a L’Aquila in Abruzzo, che produce zafferano, pasta e biscotti con la farina di lenticchie: antichi sapori, da alimenti sani, coltivati e trasformati come si usava fare una volta.

Il Consorzio di Tutela della Coppa di Parma Igp, che raccoglie circa 21 realtà produttive, ha portato in assaggio questo pregiato salume dal profumo delicato, la consistenza morbida e dalla sapidità non troppo pronunciata. Squisita come antipasto ma perfetta per aggiungere personalità a panini, finger food e insalate. Anche in questa edizione di Merano Wine Festival, la ricchezza di proposte enogastronomiche nella Gourmet Arena è stata vincente e ha richiamato moltissimi visitatori, altamente soddisfatti per la varietà e la articolarità dei prodotti presentati.

Merano Wine Festival 2023: “c’è chi dice no”…

Noi vi spieghiamo, invece, il perché dei tanti “sì” e le ragioni per essere presenti alla vera “Festa dell’Enogastronomia”

Festa o Festival, il passo è davvero breve. Dopo mesi di duro lavoro, visite, esposizioni e degustazioni di varia natura, arriva il momento per tutti di resettare la mente e ritrovare la serenità persa. Costi quel che costi si intende, e la tematica del “vil denaro” influirà nel merito del discorso.

Merano Wine Festival è il luogo dove, per un giorno, due e finanche una settimana, le lancette dell’orologio cessano di muoversi. Un immenso parco giochi dove sentirsi come Pinocchio nel Paese dei Balocchi. Espositori di vino, Area Gourmet con primizie provenienti da ogni angolo dello Stivale, masterclass e show cooking appetitosi.

Una sezione dedicata al biologico, biodinamico e naturale ed ai prodotti provenienti dai mercati esteri, come in una sorta di infinito gemellaggio itinerante. L’abile mano di Helmuth Köcher – The WineHunter – il visionario uomo immagine e patron della manifestazione, si è fatta sentire in maniera ancora più pressante e articolata. Merano dovrebbe intitolargli vie, piazze e statue d’oro, anche per buon augurio di altri 100 anni al timone della nave.

Helmuth Köcher ai microfoni di 20Italie

L’indotto comportato in queste 32 edizioni è stato tangibile fin da subito per la cittadina dell’Alto Adige. I miei ricordi d’infanzia della Merano fine anni ’80 cozzano decisamente con la versione aperta all’Europa e al mondo intero dei tempi odierni. Servizi, cura e decoro, che si autoalimentano proprio in simili occasioni, quando ogni angolo diventa meta di incontri, dibattiti e persino accordi commerciali.

E veniamo all’altro tema in corso…

Può una fiera del vino e della gastronomia creare anche vantaggi economici per chi partecipa?

La domanda è tendeziosa si direbbe; la pubblicità è l’anima del commercio e Merano Wine Festival rappresenta una vetrina unica nel suo genere. Ma, come altre occasioni della vita, alla fine conta sempre l’abilità dell’imprenditore, compresa la propensione al rischio di esporsi a sonore fregature. Insomma: la partita Iva non è cosa per tutti (per fortuna).

Ci si potrebbe chiedere, dunque, se il gioco valga davvero la candela. Alla fine, però, sono tutti lì, aziende e comunicatori (stampa inclusa) con numeri mostruosamente in crescita da un anno all’altro. Numeri che costringono gli organizzatori a selezioni cruente al momento degli accrediti, con evidente scontento di chi resta fuori lista. Ormai è una macchina così ben collaudata che non ha bisogno neppure di quella bulimia comunicativa per trovare una propria dimensione o il benestare delle firme d’autore. Facciamocene una ragione ora e per l’avvenire.

Alla fine fa parte del mestiere: “a chi tocca non si ingrugna”. Nelle scelte economiche (legittime) di ciascun operatore, restare fuori dal giro significa un atto di coraggio che non è detto dia risultati sperati; basta non pensarci una volta tratto il dado e non denigrare un evento che, nel bene e nel male, raccoglie consensi ovunque da autentico fiore all’occhiello d’Italia. Chi fa parli, gli altri tacciano.

Abbiamo corso freneticamente tra gli stand, scalino dopo scalino, sui red carpet che conducono ai settori caldi del Merano Wine Festival. Le interviste integrali le troverete cliccando sul seguente link di youtube.

Ne pubblichiamo un estratto in particolare, riguardante due attori importanti dietro le barricate: il professor Luigi Moio, presidente di OIV ed enologo di chiara fama, e l’esperto sommelier comunicatore del vino Davide D’Alterio di Enoteca Pinchiorri, lo storico tre stelle Michelin di Firenze.

Il prof. Luigi Moio
Il sommelier e comunicatore del vino Davide D’Alterio

Non vogliamo convincere nessuno, ma offrire solo spunti per una buona riflessione.