Lo chef Alessandro Feo racconta la sua storia durante l’evento Ficus in Tabula ad Ottati

Il fico in cucina, un ingrediente versatile dalle mille potenzialità che stimola l’inventiva dei giovani talenti come Alessandro Feo. La terza edizione dell’evento Ficus in Tabula è stata l’occasione propizia per intervistare lo chef di Casalvelino, che propone nei suoi piatti la firma del Cilento, in equilibrio tra i prodotti del mare e quelli ancora poco conosciuti dell’entroterra.

Nel ristorante di famiglia, presente nelle guide Gambero Rosso e Michelin, il pescato del giorno è da sempre il protagonista della carta: ogni mattina Feo diventa il capitano della sua piccola imbarcazione, per andare alla ricerca con amo e lenza di quanto di meglio offra la natura.

Feo Ristorante a Casalvelino

L’amicizia di Bruno Sodano e la vicinanza al territorio lo hanno convinto a partecipare alla manifestazione di Ottati incentrata sul frutto ricco di fibre, potassio e ferro, dal ridotto impatto calorico e dalle proprietà digestive antiossidanti. Con le sue foglie inoltre si ricavano preparazioni antisettiche e antibatteriche e dai fusti il caglio vegetale per formaggi delicati e nutrienti.

Motivo ulteriore per il sindaco Elio Guadagno nel comunicare, con orgoglio, la piantumazione di 5000 nuove piante di fico dottato e la creazione di un annesso laboratorio di lavorazione in loco, per restituire il futuro ad un’intera Comunità.

panorama da Ottati

Alessandro Feo, come ha inizio la tua storia in cucina?

Nel 1999 terminai la scuola Alberghiera a Vallo della Lucania e cominciai a viaggiare in Italia e all’estero, innamorato fin da subito del mio lavoro. Poi il ritorno a casa e la tappa in Cilento, dove gestisco il ristorante Feo dal 2019 a Casalvelino.

C’è stato un personaggio ispiratore?

In realtà la passione mi ha accompagnato sin da bambino, quando la cucina non era quella di oggi. Si cercava di fare qualità, anche alla buona, senza però l’idea fissa dei grandi numeri ad ogni costo.

maialino in ficus

Da dove nasce l’idea del piatto proposto alla terza edizione di Ficus in Tabula?

Il “maialino in ficus” deriva dalla volontà di unire più luoghi del Cilento. La forza risiede nel concetto di unità: da un lato ci sono i fichi dottati, dall’altra la riduzione d’Aglianico di San Lorenzo, le patate di Castelcivita ed il maialino cotto a bassa temperatura piastrato su piastra giapponese. Entrerà a breve anche nel nuovo menu del ristorante, magari con qualche modifica in funzione della stagionalità e della reperibilità delle materie prime.

Cosa ricorderai di questa esperienza?

Quello di poter essere stato d’aiuto, anche se per un breve momento, nell’incuriosire tanti giovani presenti. Sono essi il vero motore trainante contro lo spopolamento di borghi bellissimi ed incontaminati.

“Orgoglio Campania”: Paolo De Simone conquista i Tre Spicchi Gambero Rosso

Il founder della catena Modus Pizzeria e Ambasciatore della Dieta Mediterranea nuovamente nella Guida Pizzerie d’Italia Gambero Rosso Paolo De Simone, creator e pizza chef della catena Modus Pizzeria e Ambasciatore della Dieta Mediterranea, è entrato nella Guida Pizzerie D’Italia Gambero Rosso 2026 ottenendo i Tre Spicchi.

«Essere nella Giuda Pizzerie d’Italia con i Tre Spicchi Gambero Rosso è importante ed emozionante, sono orgoglioso di questo traguardo che mi sprona a lavorare con entusiasmo per migliorare sempre di più». La premiazione al Palacongressi della Mostra d’Oltremare di Napoli dove si è svolta la tredicesima edizione della guida Pizzerie d’Italia Gambero Rosso, con la giuria che ha premiato Paolo De Simone con 90/100. Una riconferma per l’Ambasciatore della Dieta Mediterranea nel Mondo, un premio al suo impegno nel promuovere e valorizzare le tradizioni gastronomiche del Cilento, mettendo al centro della sua filosofia la stagionalità, la biodiversità e la sostenibilità. 

Filiera e produttori sono la base operativa di De Simone che ha voluto ricreare a Milano un’oasi del Cilento, e in una doppia chiave, pizzeria e cucina. afferma Paolo De Simone che nelle sue pizzerie a Corso Magenta e in Via Maffei, in luoghi raffinati e moderni, fa diventare il cibo uno stile di vita, quello ancora praticato nel Cilento e che ha come cardini il tempo, la qualità, la stagionalità e la tradizione. La sua idea di pizza fonde due anime: da un lato una versione cilentana più rustica, radicata nella tradizione del pane casalingo; dall’altro una pizza in stile napoletano reinterpretata, con impasti soffici e alveolati e guarnizioni legate alla dieta mediterranea (come mozzarella di bufala di Paestum, pomodori dell’Agro Sarnese-Nocerino e pesce azzurro del Cilento).

I tempi di lievitazione, che variano da 36 a 48 ore e l’uso di farine selezionate, garantiscono digeribilità e leggerezza. Un percorso, quello di Paolo De Simone, con alla base un solo fil rouge a legare tutti questi approdi di buona cucina: il grande amore per il Cilento, il luogo che ispira quotidianamente la sua arte unito al fattore stagionalità che per Paolo De Simone è fondamentale. Infatti, menu disponibile nella catena Modus pizzeria lo fa la Natura. Un’anima green, dunque, quella di De Simone che si declina in quattro location complementari, due pizzerie e due gastronomie, tutte accomunate dagli stessi valori: sostenibilità ambientale, benessere alimentare e valorizzazione del patrimonio culturale cilentano.

Ottati celebra il fico bianco del Cilento: terza edizione di “Ficus in Tabula”

Ottati, piccolo borgo nel cuore del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, si prepara ad accogliere la terza edizione di “Ficus in Tabula”, la rassegna gastronomica che mette al centro il fico bianco dottato del Cilento. Un frutto antico, amato in tutto il mondo, che diventa per due giorni il filo conduttore di un programma capace di unire cultura, gusto ed economia territoriale.

L’apertura della kermesse sarà affidata a Rossella Pisaturo e vedrà la partecipazione di Andrea Volpe, consigliere regionale della Campania che ha sostenuto l’evento attraverso un emendamento alla legge di bilancio, insieme a voci del settore come Andrea Giuliano della Tenuta Principe Mazzacane, Manlio De Feo, presidente del Consorzio di tutela del fico bianco del Cilento, e altri protagonisti del comparto. Un momento inaugurale che darà vita al talk “Esperienze, conoscenze e orizzonti del fico dottato”, occasione di confronto e approfondimento sul futuro di questa eccellenza cilentana.

«Con Ficus in Tabula – sottolinea il sindaco Elio Guadagno – vogliamo dare voce a un prodotto identitario che non è solo tradizione gastronomica, ma anche risorsa di sviluppo. Il Comune ha investito 1,67 milioni di euro sulla filiera del fico dottato, piantumando 5.000 nuove piante in un terreno comunale e avviando la ristrutturazione di un immobile per trasformarlo in laboratorio di lavorazione. È un progetto che vede la politica assumere un ruolo imprenditoriale, con l’obiettivo di recuperare identità, generare occupazione ed economia e restituire futuro a una comunità dell’area interna».

Il programma

Sabato 20 settembre 2025

  • Apertura nel convento di Ottati con la svelatio di un’opera in ceramica a forma di fico, realizzata nella scorsa edizione e completata quest’anno nel forno ceramico del borgo.
  • Aperificus (18:30 – 19:30): calice di vino e finger food a tema fico.
  • Passeggiata gastronomica serale con piatti e specialità locali.
  • In degustazione: antipasto a cura delle massaie del Ficus in Tabula, pizza in padellino di Angelo Rumolo (Le Grotticelle, 37ª pizzeria migliore al mondo per 50 Top Pizza 2025), primo piatto a cura dell’Istituto Alberghiero “Parmenide” di Roccadaspide, secondo piatto alla brace curato da Il Covo della Bistecca, selezione vini e liquoreria ai fichi del Palazzo De Philippis a cura del sommelier Daniele Croce.

Domenica 21 settembre 2025

  • Ore 9:00: esperienza nel Ficheto dell’Azienda Agricola Syké di Passannante Carmen, con colazione contadina nella natura.
  • Laboratorio di panificazione a cura di Francesco Petrone (La Spiga del Cervati), con pane al fico e degustazione dei suoi prodotti (ore 12).
  • Aperificus (11:30 – 12:30 e 18:30 – 19:30).
  • Pastry show della maestra pasticciera Rosetta Lembo (Pasticceria La Ruota), vincitrice del premio Top Italian Food 2024 e 2025 di Gambero Rosso.
  • Pastry show del Maestro gelataio Raffaele Del Verme (Gelateria Di Matteo, Torchiara), miglior gelato d’Italia per 50 Top Italy e 3 coni Gambero Rosso (ore 17:00).
  • Masterclass alla scoperta del fico dottato a cura della rinomata azienda Santomiele, moderata da Barbara Guerra (co-curatrice di 50 Top Pizza) (ore 18:00).
  • Show cooking dello chef Alessandro Feo, con un piatto omaggio ai tre territori: i fichi di Ottati, le patate di Castelcivita e il vino di Castel San Lorenzo.
  • Dalle 19:00 Passeggiata gastronomica serale con antipasto delle massaie, pizza in pala di Vito Chiumiento (Mo Veng), primo piatto a cura dell’Istituto Alberghiero “Parmenide” di Roccadaspide, secondo piatto alla brace de Il Covo della Bistecca, dolci al fico e gelato di Gelati Matteo con ricotta di bufala, foglie di fico e miele di spiaggia.

Talk e approfondimenti

Durante la due giorni sono previsti talk tematici con esperti, giornalisti, produttori e operatori della ristorazione, a cura di Yuri Buono, esperto di gastronomia e territorio. Un’occasione di confronto che arricchisce la rassegna con spunti di riflessione sul presente e sul futuro delle produzioni locali.

Una festa per il territorio

“Ficus in Tabula” è una rassegna gastronomica che ogni sera si trasforma in una passeggiata del gusto tra le prelibatezze locali, pensata per valorizzare i prodotti, raccontare storie e generare nuove economie. Anche l’arte avrà uno spazio con il laboratorio di ceramica Creta, che realizzerà opere d’arte utilizzando il laboratorio comunale, ed Emily Artist Colangelo, che dipingerà live durante la due giorni.

L’evento è organizzato dal Comune di Ottati, con il supporto della Polisportiva Ottati, della Pro Loco di Ottati e della Comunità di Ottati, e realizzato con il sostegno di BCC Aquara e Planet Beverage e con il supporto operativo di Federica Giuliano, Francesco Di Piano e Daniele Croce.

Cilento Tastes 2024

Il Cilento torna nella sua cornice di sapori, tradizioni e cultura grazie a Cilento Tastes, evento enogastronomico che celebra l’essenza di questo territorio incastonato tra le montagne e il mare, un’area storica che comprende borghi antichi, colline rigogliose e una costa incontaminata.

Cilento Tastes nasce come un’iniziativa volta a promuovere la cultura alimentare e le eccellenze locali del Cilento, un patrimonio unico, frutto di una combinazione di antiche ricette, prodotti di qualità e di una profonda connessione con la terra.

Screenshot

La seconda edizione si è svolta dal 27 al 29 settembre 2024 presso l’ex Tabacchificio di Capaccio-Paestum, un’imponente struttura industriale risalente agli inizi del Novecento, oggi polo multifunzionale che ospita eventi, mostre e attività culturali. attirando un vasto pubblico e numerosi espositori.

La location ha potuto comodamente accogliere i circa 90 espositori, “gli artigiani del gusto”, tra cui produttori locali, artigiani e cantine, creando un ambiente vivace, festosa e accogliente. Durante i tre giorni, i partecipanti hanno partecipato a degustazioni guidate e laboratori di cucina, scoprendo le tecniche tradizionali e i sapori unici del Cilento. Le cantine aderenti hanno presentato i loro prodotti, offrendo un’ottima opportunità per abbinare i piatti tipici con vini locali.

Tra le novità spicca il progetto “Da Zero”, ambasciatore della pizza cilentana, che ha già raggiunto città come Milano e Bologna per esportare le eccellenze locali, e che non solo celebra la tradizione della pizza cilentana, ma la reinventa con un approccio moderno.

È stato introdotto anche il progetto “Neve Gelati e Torte”, innovativo nel settore del gelato, che combina ingredienti freschi del territorio e tecniche artigianali per creare gusti unici e originali. In anteprima il Gin Paestum dell’azienda “Old Tom Gin” che si distingue per l’uso di botaniche locali, portando un tocco di Cilento a una bevanda sempre più popolare. Un’altra innovazione è rappresentata dal Hera nei Campi, pionieri nel reintrodurre la coltivazione del riso nella Piana del Sele, sviluppato in collaborazione con l’Università Federico II.

Si sono svolti convegni su temi come l’hospitality, la pizza ammaccata, l’olivicoltura e il food marketing. Per i più piccoli è stata allestita l’area Lab for Kids, con laboratori dedicati alla scoperta delle tradizioni culinarie e artigianali cilentane Anche l’intrattenimento non è mancato. La manifestazione ha incluso concerti di musica cilentana e la proiezione del docufilm “I Cilentenari”, che narra storie di longevità nel Cilento.

Diverse le masterclass in collaborazione con le principali Associazioni nazionali: vini, formaggi, olio extravergine d’oliva ed un focus sulla mozzarella, la pizza cilentana ed il gelato. La manifestazione è stata l’occasione giusta per ospitare la presentazione del progetto sostevin “Sostenibilità e sviluppo della diversità bio-culturale vitivinicola campana”, vede coinvolti il CREA, Centro di ricerca Viticoltura ed Enologia (CREA VE), con le sedi di Turi (Ba) Asti, Velletri, Arezzo , il CNR – ISPC,Tito (PZ) e il capofila “I piccoli Campi” srl Felitto (SA).

La masterclass sul Fiano del Cilento, condotta da Maria Sarnataro, delegata AIS Cilento e Vallo di Diano, ha messo in luce la storia e l’importanza di questo vino. Il particolare terroir cilentano influisce, infatti, sulle caratteristiche organolettiche del Fiano. I partecipanti hanno degustato diverse etichette, imparando a riconoscere i profumi floreali e fruttati, insieme alla componente minerale distintiva dei vini.

Nella sessione di Cheese Lento, con il Delegato ONAF Maria Sarnataro, i partecipanti hanno assaporato formaggi tipici, scoprendo la biodiversità e le tecniche artigianali che ne caratterizzano la produzione. La degustazione ha offerto un ampio ventaglio di sapori, da quelli freschi e delicati a quelli più complessi e stagionati.

L’olio d’oliva è stato al centro della masterclass guidata da Mimmo Cosimo dell’associazione Oleum. Qui, i partecipanti hanno appreso la storia, le varietà e le tecniche di produzione dell’olio extravergine, enfatizzando il ruolo del terroir e delle pratiche sostenibili. Diverse varietà di olio sono state degustate, rivelando profili aromatici unici, da note fruttate a quelle piccanti.

L’Aglianico del Cilento ha avuto come relatore Ugo Baldassarre della FISAR, che ha presentato le caratteristiche di questo vitigno. I partecipanti hanno potuto riconoscere profumi e sapori tipici dell’Aglianico, come frutta rossa matura e spezie, apprezzando la sua struttura tannica.

Nella masterclass sulla Pizza Ammaccata, Cristian Santomauro ha condiviso la sua passione per la tradizione culinaria cilentana. Ha spiegato le peculiarità della pizza, dalla forma irregolare alla consistenza morbida, e ha mostrato le tecniche per un impasto perfetto, sottolineando l’importanza di ingredienti freschi come farina e pomodori locali.

La sessione sul gelato, guidata da Domenico Belmonte, ha esplorato l’arte della produzione artigianale, con focus su ingredienti freschi e tradizioni locali. Infine, la masterclass sui salumi, condotta da Enrico De Nigris di ONAS, ha presentato le specialità del Cilento, come capocollo e soppressata. De Nigris ha illustrato l’importanza delle tecniche artigianali e degli ingredienti locali, mostrando come ogni salume racconti una storia legata al territorio e alle tradizioni familiari.

Il Cilento che non ti aspetti

Vivere nel Cilento. Bella impresa si direbbe, persi tra stradine, borghi antichi e usanze tipiche marinare. Eppure in quest’angolo di paradiso alberga un ritmo di vita forse unico al mondo, pari solo ai villaggi dei pescatori scandinavi e poco altro.

Festina lente pronunciavano i Romani: appropinquarsi con la giusta lentezza, il vero segreto di una lunga e serena esistenza. Quando lo stress del quotidiano pesa sulle nostre spalle, arriva un momento in cui l’assenza di responsabilità, di tensioni nervose e di voglia di sgomitare sul prossimo devono lasciare il posto alla quiete, al silenzio assordante di luoghi senza tempo e sapori senza confini, impregnati di storia e tradizione.

“Le vie del Cilento sono infinite”, parafrasando un celebre motto. Vengono persino utilizzate per sentieri religiosi come il Cammino di San Nilo, che conduce dalla Calabria alle sponde laziali di Grottaferrata ripercorrendo le tappe dei monaci eremiti bizantini. I viandanti e pellegrini dell’epoca ben conoscevano ante litteram i pregi delle terre d’origine della Dieta Mediterranea, celebrata secoli dopo dal biologo scrittore Ancel Keys.

Un entroterra quasi esoterico, ricco però di pietanze a base di sughi e carne, formaggi e salumi e tanti prodotti dell’orto. La Costa, invece, regno del pescato, in particolare dell’alice di menaica e sostenuta dai profumi mediterranei delle classiche erbe officinali, per dare un tocco di aroma e sostanza alle ricette.

Il riassunto ideale, tra mari e monti, lo si trova tra i sobborghi di Ceraso, all’Osteria del Notaro della famiglia Notaroberto con Augusto, la moglie e il figlio Stefano ai fornelli. Dalla mozzarella nella mortella, alla parmigiana bianca per finire con fiori di zucca fritti (senza ripieno come vuole la tradizione) e le alici proposte in frittella o “rinchiuppate”, ossia riempite di formaggio e pane raffermo, variabile a seconda del luogo in cui le si assaggia.

E poi la fetta di carne tipica locale, la melanzana al pomodoro, per chiudere poi in dolcezza con le pasterelle cilentane fritte con crema di castagne. Il cibo e il vino viaggiano di pari passo e l’offerta enologica è notevolmente ampia in Cilento, soprattutto quando a parlare sono due varietà cardine per la Campania: il Fiano per i bianchi, l’Aglianico per i rossi.

Suoli marnoso calcarei, con punte di argille lamellari che donano potenza e armonia ai vini, come quelli di Fattoria Albamarina di Mario Notaroberto, raffinato gourmand proprietario di ristoranti in Lussemburgo, con vasta esperienza nel commercio estero delle nostre eccellenze alimentari. Partendo dalle bollicine giocose de “L’Eremita”, passando per la suadente Falanghina “Etèl”, il Greco del “Nylos”, verso i due cavalli di razza del Fiano: “Valmezzana” (vinificato solo in acciaio) e l’ammiccante borgognone “Palimiento”, strutturato e denso come la varietà sa offrire.

Completano il quadro l’Aglianico del “Futos” e quello di “Agriddi”, una sorta di riserva che guarda alle scie tanniche taurasine, non dimenticando l’avvolgenza del Vulture. Vigne a strapiombo, cullate dal tramonto di un sole che tutto colora con luci soffuse, in mezzo a colline dalle verdi sfumature. Un emozionato Mario Notaroberto ci narra proprio delle origini del paese di Futani e della menzione grafica speciale tra le etichette dei suoi vini.

Dalle altezze di Ceraso sino alle propaggini di Pisciotta, seguiamo l’arte di chi, come Alessandro Amendola, vive il mare da protagonista con il frutto del proprio lavoro ricavato dalle reti artigianali dette “menaiche”, che pescano solo le alici più grandi preservando l’ecosistema per le generazioni future. Un procedimento di salagione e stagionatura simile ad altri magnifici territori campani; una moneta di scambio in passato, da barattare con le primizie contadine di chi viveva lontano dalle spiagge.

La giornata si chiude in barca sulla rotta di Palinuro e della celebre Grotta Azzurra, tra miti e leggende che si perdono nella notte dei tempi. Un inatteso sapore di vita sana.

Ritorno a Il Colle del Corsicano: il primo amore non si scorda mai

Abbiamo sempre dato spazio ai territori a noi vicini. Il Cilento, è senza dubbio, uno dei più magici e misteriosi ancora da scoprire. I tramonti di Punta Licosa hanno qualcosa di unico: si srotolano lenti, compiendo giorno per giorno il loro percorso sull’orizzonte del mare, come avviene solo per i sogni più grandi, che si realizzano passo dopo passo nel solco di un progetto ben definito.

Siamo a Castellabate, all’interno del Parco Nazionale del Cilento e degli Alburni, in una delle riserve marine più suggestive del nostro Paese, dove, secondo la mitologia, aveva dimora Leucosia, una delle Sirene che insieme a Partenope e Ligea cercarono di incantare Ulisse. Su questa lingua di terra, caratterizzata da pini marittimi e macchia mediterranea, si estende per tre ettari la vigna sul mare dell’azienda Il Colle del Corsicano.

Siamo tornati a raccontarvi, dopo l’articolo “Il Colle del Corsicano” a San Marco di Castellabate (SA): il sogno di una vita di Alferio Romito di questa splendida realtà cilentana che ha visto la sua prima vendemmia nel 2017, con una produzione iniziale di circa 4000 bottiglie tra le etichette Licosa, da uve Fiano in purezza, e Patrinus, Aglianico con un piccolo saldo di primitivo. Un sogno diventato progetto, che Alferio Romito, giovanissimo titolare, sta portando avanti con entusiasmo anno dopo anno: oggi le bottiglie prodotte sono circa 25.000 e alle etichette Licosa e Patrinus, si è aggiunta Furano, il rosato da Aglianico in purezza.

Alferio Romito

In un caldo pomeriggio di luglio, Alferio ci ha raccontato il suo amore per la vigna nato quando da bambino seguiva il nonno passo dopo passo dalla terra fino alle operazioni di vinificazione, la sua filosofia e il suo modo di pensare il vino.

La possibilità di realizzare il sogno e di produrre il proprio vino, inizia a concretizzarsi nel giorno dei festeggiamenti per la laurea in enologia, quando il padrino di cresima di Alferio gli comunica di aver trovato il posto ideale per impiantare la prima vigna: Punta Licosa. A lui con gratitudine Alferio ha dedicato il nome della prima etichetta rossa della cantina, Patrinus. La casa-cantina di famiglia, collocata sull’omonimo Colle del Corsicano, si trasforma per adattarsi alle esigenze della moderna viticoltura.

L’area di vinificazione che in passato doveva essere simile a una di quelle rimesse di campagna, dove in tempo di vendemmia si lavavano pavimenti e botti con la cavara, decotto di erbe spontanee, oggi è un locale moderno a temperatura controllata, con serbatoi e fermentini d’acciaio di massimo 15 ettolitri, non solo per vinificare in modo parcellizzato i singoli lotti di uve che arrivano in cantina, ma soprattutto per abbassare velocemente la temperatura del mosto per l’avvio di fermentazione.

Ci troviamo in Cilento, dove la vendemmia di Fiano e Aglianico inizia già a partire dalla prima decade di agosto: il controllo delle uve è stretto fin dalla vigna e le varie fasi di raccolta e conferimento sono serratissime, per fare in modo che dal momento in cui il grappolo è staccato dalla pianta a quando diventa mosto passi il minor tempo possibile, preservando le caratteristiche ottimali del frutto.

Per le tre etichette prodotte dal Colle del Corsicano, la fermentazione e l’affinamento avvengono in acciaio e i lieviti sono inoculati. Alferio, con l’acquisizione di nuove parcelle di vigna, punta ad ampliare la produzione di bottiglie per raggiungere soglia 40.000, accarezzando l’idea, ancora in fieri, di una nuova etichetta come intuiamo dalla presenza di due barrique separate, nei locali di vinificazione.

La degustazione

Quando arriviamo al momento della degustazione chiudiamo il cerchio di una visita emozionante, che ci ha reso chiaro cosa significhi lavorare per il perseguimento di un obiettivo: la valorizzazione massima di un territorio e delle sue peculiarità. Alferio voleva per le sue bottiglie un’etichetta classica, ispirata a quella delle maison bordolesi, dove in primo piano appare lo chateau, punto di riferimento visivo sul territorio. Il risultato è una foto riprodotta a pennino che tratteggia la vigna di Punta Licosa, la torretta di avvistamento e l’isolotto col faro proteso nel mare.

Licosa 2022 Cilento Fiano DOC

Timido, necessita di tempo e di una temperatura più alta per sprigionare un caleidoscopio di profumi, che si evolvono nel bicchiere in maniera cesellata e precisa: la finissima nota di pasticceria, tipica dell’amaretto di Sassello, si intreccia da subito alla pesca tabacchiera e ai fiori dolci. Arrivano poi le erbette aromatiche tipiche della macchia mediterranea, che col trascorrere del tempo si definiscono nel profumo di cappero e di caramella d’orzo. Elegante anche il sorso, di grande freschezza agrumata bilanciata nell’ottima sapidità, che riporta al palato note iodate e di salsedine. La vigna di Punta Licosa che dà il nome al vino è tutta in questo bicchiere!

Licosa 2023 Cilento Fiano DOC

Trasmette ancora lievi sentori  di fermentazione, che con l’attesa lasciano spazio al caprifoglio, al bergamotto e alla maggiorana fresca. Di sorso prontamente godibile e pieno, mostra anche in questo millesimo il carattere del territorio, facendosi al contempo fresco e sapido con chiari elementi marini.

Furano 2023 IGP Paestum Rosato

Naso invitante, ricorda una caramella gelée di piccoli frutti rossi, e poi il pompelmo e la foglia di geranio. Verticale e coerente il sorso, che pulisce e rinfresca riportando sentori mediterranei di rosmarino selvatico. Si fa bere con la leggerezza di quella brezza marina di cui porta il nome.

Patrinus 2019 Paestum Aglianico IGT

Alferio assaggia per la prima volta insieme a noi la terza annata di Patrinus e ne rimane, a ben ragione, orgogliosamente soddisfatto. C’è tutta la stoffa del campione che corre la maratona ad un ritmo cadenzato, come appare evidente dal contemporaneo confronto con l’annata 2022. Mirtillo, pepe bianco, una lieve nota di carbone introducono il naso che diventa complesso con sentori di foglia di tabacco, caffè, polvere di cacao, marmellata di frutti di bosco e ritorna col tempo su note di fiori viola e di prugna. Avvolgente in bocca, si distingue per il tannino levigato e per la freschezza ancora incisiva.

Patrinus 2022 Cilento Aglianico DOC

Il naso ci trasporta tra cespugli di macchia mediterranea estiva percorsi dal profumo del mare, e solo dopo tempo di consegna note fruttate di prugna e cioccolato fondente. Fresco, di tannino sottilissimo, ci fa pensare senza timore a un abbinamento di mare estivo come il pesce spada arrostito. Da riassaggiare tra qualche anno per prendere nota della sua evoluzione.

A Palazzo Gentilcore si celebrano le eccellenze enogastronomiche del Cilento e Vallo di Diano

La splendida cornice di Palazzo Gentilcore, nel cuore del borgo antico di Castellabate, ha ospitato un evento straordinario dedicato alla celebrazione delle eccellenze del Cilento e Vallo di Diano. La manifestazione è stata fortemente voluta da Chiara Fontana e Giovanni Riccardi con la sapiente collaborazione di Marco Contursi e Assunta Niglio in rappresentaza della condotta Slow Food Gelbison.

La terrazza elegante e accogliente della Locanda Pancrazio ha fornito il palcoscenico ideale per questo viaggio culinario, con la partecipazione di appassionati di gastronomia e professionisti del settore, tutti accomunati dall’obiettivo di valorizzare e promuovere le risorse uniche del territorio.

Giovanni e Chiara, dopo aver trasformato l’edificio storico del XI secolo “Palazzo Gentilcore” in un’incantevole Art boutique hotel con annesso ristorante “Locanda Pancrazio”, hanno saputo coniugare il rispetto per la tradizione culinaria cilentana con una visione innovativa, sempre alla continua ricerca di nuovi stimoli sul territorio.

Marco Contursi, da sempre attivo sul territorio, ha concentrato il suo impegno nella valorizzazione delle eccellenze gastronomiche locali e nella promozione di una cucina che rispetti i ritmi della natura e le culture del luogo.

L’evento ha celebrato i sapori e i saperi della tradizione culinaria a chilometro zero: un vero e proprio omaggio alla ricchezza culturale, gastronomica e imprenditoriale del Cilento e Vallo di Diano: un’immersione totale nella sapienza dei popoli del Mediterraneo, che mette in risalto anche l’importanza della sostenibilità e del rispetto per le tradizioni locali.

Durante la serata uno degli aspetti più apprezzati è stato il percorso che ha offerto ai partecipanti la possibilità di degustare una vasta gamma di prodotti tipici. Dai formaggi ai salumi, dai vini agli oli, dai fagioli alla cipolla, dalle farine antiche ai magnifici prodotti della pesca locale, ogni assaggio è stato un viaggio nei sapori autentici di questa terra straordinaria.

Stazionando tra i vari stand, guidati dai sorrisi e dalle parole dei diversi produttori e dei padroni di casa, si è potuto raggiungere gustativamente i luoghi più affascinanti e significativi del territorio, percorrendo questo meraviglioso e selvaggio parco naturale in lungo ed in largo, dal mare alla montagna.

I vini autoctoni e biologici dell’alto e basso Cilento (Paestum, Perdifumo, Licusati, Prignano Cilento, Sant’Angelo a Fasanella, Giungano, Castellabate, Punta Licosa, Torchiara, Rutino), la soppressata di Gioi, lo struffolone e le olive ammaccate di Salento, le Alici di Menaica di Pisciotta, le ricotte e le mozzarelle di Paestum, l’Amaro del Tumusso di Padula, i salumi e i formaggi del Vallo di Diano, i panettoni di Agropoli, il fico, la genziana e il rosmarino distillati di Casalvelino, la cipolla di Vatolla, i taralli dai grani antichi di Sala Consilina, i tartufi di Colliano, la pasta fresca di Palomonte, i fagioli di Controne sono solo alcune delle tappe del lungo e suggestivo viaggio.

Ad allietare ulteriormente i presenti sono stati i piatti preparati con maestria dalla cucina di Locanda Pancrazio, coadiuvata purtroppo a distanza dallo chef Pietro Parisi. L’evento è iniziato con un aperitivo che ha introdotto gli ospiti ai sapori freschi e autentici della Campania, con antipasti creativi e sfiziosità che esaltavano ingredienti quali: pomodori, mozzarella di bufala, basilico e olio extravergine d’oliva. L’associazione “Pescatori di Castellabate” ha poi proposto la tradizionale “cunzatura” e un delizioso e delicato pacchero con scorfano e aragosta.

Gugliucciello Tartufi ha elaborato una profumatissima polenta al tartufo scorzone. Il pastificio “La sfoglia d’oro” ha fatto assaporare un intrigante raviolo allo zenzifero con tartufo. La cucina della “Locanda Pancrazio” ha invece preparato un appetitoso fusillo al ragù di fichi, armonioso e succulento.

Una cucina genuina e dedita al rispetto delle tradizioni con l’abbinamento ad alcuni vini coraggiosi e unici, tipicamente cilentani, delle cantine presenti all’evento. Particolare menzione meritano l’attraente e strutturato Antece 2022, il fiano della DOC Cilento, macerato in anfora, dei Viticoltori De Conciliis; l’elegante e fresco Rosato Ronnorà 2023, PAESTUM IGP ROSATO 2023 della cantina Donna Clara; il ramato e luminoso Ephyra 2023, IGP Campania di Rossella Cicalese; il biologico e fruttato Phasis 2023, Fiano Paestum I.G.P- Tenute del Fasanella; l’aromatico Iscadoro 2022, IGT Paestum della Cantina Casebianche. Nel post-dinner, hanno deliziato i palati i ricercati liquori e gli affascinanti distillati dell’Alchimista incantatore Giuseppe Pastore (Cilento, I Sapori della Terra) e l’artigianale Amaro del Tumusso, affinato in anfora, la cui miscela di genziana, alloro, carciofo, elicrisio, rafano e altre erbe autoctone segrete lo rende aromatico, avvolgente e morbido.

Un banchetto per il palato. Un momento di celebrazione, ma anche un’opportunità per riflettere sul futuro dell’areale. Gli ambasciatori del gusto presenti hanno tutti ribadito l’importanza di sostenere le eccellenze del territorio attraverso eventi che ne promuovano l’eccellenza, politiche di sviluppo sostenibile e progetti di valorizzazione che coinvolgano l’intera comunità.

Chiara Fontana, Giovanni Riccardi e Marco Contursi hanno condiviso con gli ospiti il loro impegno per la promozione della sostenibilità e della qualità degli ingredienti locali, evidenziando come la cucina possa essere un veicolo per preservare le tradizioni e sostenere l’ambiente.

OlivitalyMed, la prima edizione della manifestazione sull’Olio Extravergine d’Oliva nel ricordo di Stefano Squeglia

Nello splendido Castello Medievale di Rocca Cilento nel comune di Lustra (SA), affacciato sul panorama mozzafiato della valle dell’Alento, si è tenuto a battesimo OlivitalyMed 2024, la prima edizione di una tre giorni (4-5-6 maggio) dedicata all’olio extravergine d’oliva, alla dieta mediterranea e alle eccellenze del Cilento.

Da un’idea dello scomparso imprenditore Stefano Sgueglia, nata in occasione dell’inaugurazione del Castello di Rocca di Cilento nel 2022, nel tentativo di organizzare una rassegna sull’esempio di Vinitaly dedicata alle eccellenze agroalimentari del territorio. Originario di Telese e già proprietario, con la sua famiglia, del Castello di Limatola, Stefano, ha acquistato quest’ulteriore Castello nel 2016 e dopo importanti interventi di recupero, l’ha restituito ai turisti e ai visitatori di passaggio sull’antica via tra Paestum e Velia.

Uno spettacolo unico dove l’opera dell’uomo riesce a integrarsi molto bene con la natura. Il Castello è ora un’incantevole struttura ricettiva condotta dalla moglie Giuseppina Martone e dai figli Tonio e Piera Sgueglia, con eleganti camere, SPA, ristorante e sale da adibire a conferenze, eventi e cerimonie.

Siamo stati presenti all’inaugurazione della rassegna, assistendo all’emozionante taglio del nastro nella corte interna da parte di Giuseppina e della figlia Piera, visibilmente commosse dall’affetto dimostrato dalle numerose persone presenti, compresi celebrità come il Maestro Peppe Vessicchio e diverse personalità istituzionali, tra cui Luciano D’Aponte per la Regione Campania e docenti ed esperti dell’agroalimentare, dell’olio extravergine d’oliva e della dieta mediterranea.

Altrettanto emozionante è stata l’apertura dei lavori del convegno ad opera dell’altro figlio Tonio,
con la proiezione di un video risalente all’ottobre 2023, nel quale un commosso Stefano, partecipava alla presentazione alla stampa e alle istituzioni della sua creatura, OlivitalyMed. I primi a prendere la parola sono stati rispettivamente il Sindaco di Lustra Luigi Guerra, il Sindaco di Capaccio Paestum Francesco Palmieri e il Sindaco di Pollica Stefano Pisani. Comunicare in modo corretto la ricchezza di produrre un olio EVO territoriale e di grande qualità, a cui riconoscere il giusto valore dei sacrifici delle famiglie di olivicoltori e scongiurare l’abbandono degli oliveti è l’obbiettivo chiave di simili iniziative.

È lui il vero protagonista, il succo del frutto dell’olivo, l’olio extravergine d’oliva, un prodotto naturale che si definisce tale se ottenuto dalla prima spremitura di olive attraverso processi meccanici a freddo, senza far ricorso all’uso di sostanze chimiche, che preservino sapore, aroma e
sostanze bioattive, la cui acidità rientri in determinati valori. Ci potremmo chiedere se l’olio extravergine di oliva sia un condimento; la risposta è certamente affermativa, ma è anche un alimento e un potente nutraceutico.

Sulla sua importanza alimentare e sulle sue virtù salutistiche si è incentrata la seconda parte degli interventi: il professor Raffaele Sacchi Ambasciatore della Dieta Mediterranea per il Museo di Pollica e Coordinatore del Corso di Laurea triennale in “Scienze Gastronomiche Mediterranee presso l’Università degli studi di Napoli Federico II di Portici, ha sottolineato come la ricerca abbia identificato l’insetto più antagonista della mosca olearia, il Myopites Stylata, ospite svernante della pianta Inula Viscosa, che va così diffusa negli incolti delle aree olivetate.

Il professor Claudio Di Vaio del Dipartimento di agraria dell’Università di Portici che ha parlato della ricchezza e della biodiversità varietale dell’olivo in Italia rispetto agli altri paesi Europei, nonché dei marchi DOP e IGP della Campania: il dottor Luigi Leo, quale Direttore Oncologia Asl NA 3 Sud e Oncologo dell’Ospedale dei Colli Monaldi di Napoli, con l’affermazione “la salute dell’uomo dipende da ciò che mangia” ha voluto sottolineare le proprietà dell’EVO, un alimento funzionale con effetti benefici su una o più funzioni fisiologiche dell’essere umano, contribuendo a migliorare il suo stato lo stato di salute e a ridurre il rischio di insorgenza delle malattie correlate al regime alimentare.

ll direttore del Centro Ricerca CREA Enzo Perri che ha riportato dei dati relativi all’attuale all’analisi dell’economia agraria; il biochimico e patologo microbiologico, specialista in Scienze dell’alimentazione e autore di pubblicazioni scientifiche Michele Scognamiglio, hanno segnalato l’importanza dell’EVO quale antinfiammatorio naturale, assolvendo la frittura se fatta con l’olio extravergine di oliva, dimostrando perché sia da preferire a quella con altri oli. Infine, l’intervento della dottoressa Ivonne Tonani Tomasoni, Interface Manager dell’azienda di cosmetici REDOFVIEW, che ha parlato dell’importanza dell’EVO nella Dermocosmesi, fin dagli antichi Egizi.

Per l’occasione è stato presentato anche il Premio OlivitalyMed 2024, realizzato dall’artista
Angelo Casciello
. Un convegno intensissimo e interessante, con vari produttori oleari campani,
perlopiù cilentani. Un ringraziamento sincero alla famiglia Sgueglia per l’organizzazione.

Bellissima anche l’idea della cena a fine serata con tutti gli amici presenti per testimoniare il loro affetto e stima nei confronti di Stefano.
Arrivederci al prossimo anno.

Team Costa del Cilento: da Franca Feola dove il pescato del giorno è sempre il protagonista

Franca Feola decide di immergersi tra i fornelli non da subito. Ci vuole prima qualche anno di esperienza e maturazione per concepire finalmente la sua Locanda Le Tre Sorelle a Casal Velino. Tradizione di famiglia nell’amore per il pescato del giorno sempre fresco, sempre di altissima qualità da coniugare ai sapori genuini di un tempo.

Quelli delle primizie dell’orto, magari amplificati da tecniche di cottura solo all’apparenza semplici, eppure tremendamente gustose. Il concetto di cucina boutique, buona solo per gli occhi, per fortuna non appartiene a Franca, che realizza piatti concreti, identitari. Procedere all’interno di un territorio come il Cilento richiede visione creativa, senza smarrire per un secondo l’aderenza a quanto di meglio proposto dall’ambiente circostante.

Contaminazioni sì, ma al giusto prezzo: quello di rimarcare (urge quanto mai) cosa sia la Dieta Mediterranea, tra pomodori colorati e ricchi di sostanze benefiche, pesce azzurro, pasta fatta a mano sfidando il concetto di omologazione. Per il Team Costa del Cilento, l’associazione presieduta da Matteo Sangiovanni, abbiamo qui il racconto di due creazioni di Chef Feola.

La prima riguarda un tagliolino con riccio di mare ed estratto di gambero rosso in olio extravergine di oliva aromatizzato alla rucola. Eleganza e sapore, ben amalgamati dalla sapidità del riccio e dalla delicatezza morbida del gambero.

Il mezzo pacchero con ricciola, pomodorini dell’orto ed erbette aromatiche viene descritto in video da Franca in persona. Compostezza ed equilibrio fanno il resto. La location è suggestiva ed ha possibilità di ospitare gli avventori in comode camere, nel silenzio della collina cilentana, dove la natura regna ancora selvaggia e incontrastata.

Locanda Le Tre Sorelle

Via Roma

84040 Casal Velino (SA)

Tel: 0974 1848143

Email: info@locandaletresorelle.it

www.locandaletresorelle.it

Cilento: l’espressione elegante dell’Aglianicone fa tappa da Silva Plantarium. L’anfora ne è la chiave di volta

“A acen’ a acen’ se face na macena” è un proverbio cilentano che letteralmente significa “acino dopo acino si ottiene la macina”, cioè oliva dopo oliva si raggiunge la quantità giusta per poterla pressare (“A macena”). A poco a poco si ottiene il risultato…

Questo nobile proverbio esprime a pieno la nostra volontà di volere raccontare, a poco a poco, di una terra selvaggia, difficile, spettacolare, variegata e ricca di tradizioni, il cui popolo resiliente e sincero ne mantiene vivi carattere e peculiarità. Caratteristiche in parte presenti anche nel vitigno Aglianicone, uno dei genitori dell’Aglianico, uno dei primi e più antichi vitigni cilentani.

L’Aglianicone in passato era il vino più diffuso dei vigneti nella zona. I fenomeni di acinellatura del grappolo a volte marcate (forse per difetti di morfologia floreale) hanno contribuito in passato al suo abbandono, facendo preferire ai contadini altre varietà più produttive di uva, non rammentando che dal punto di vista enologico tale vitigno si comporta in modo eccellente. Infatti, differisce dal più noto Aglianico, per la presenza di tannini meno aggressivi che ne riducono il tempo di affinamento, mantenendo descrittori aromatici di interessante intensità.

A Torre Orsaia (SA), con più esattezza nella località Cerreto, nel cuore del Cilento, in piena campagna (20 km circa ci separano dallo splendido mare di Scario) un cilentano doc, Mario Donnabella, con la sua famiglia, ha perseguito la mission di preservare le naturali bellezze ed espressioni del territorio. Una terra di cui Mario si dichiara custode con la sua azienda Silva Plantarium, il bosco delle piante. È nato vivaista, ed ha poi inseguito la sua predisposizione emotiva e sentimentale: diventare un viticoltore che si basa sull’agricoltura più naturale. L’approccio a cui lui si riferisce, è quello di non intervenire, di osservare la natura fare il suo corso, accettare ciò che dona senza forzarla, senza addomesticarla a proprio piacimento. Le montagne intorno, il movimento collinare del terreno, la flora e la fauna e l’escursione termica tra il giorno e la notte formano un microclima perfetto per le sue piante e le sue vigne. L’umidità naturale proveniente dai piccoli bacini d’acqua artificiali, la brezza marina, il suolo ricco di humus, arenaria, argilla e calcare completano l’opera.

Quattro sono le sue vigne: Tempa d’Elia e Casino impiantate già da tempo, circa 15 anni fa, Facenna e Terra Rossa più giovani. In questi 4 ettari e mezzo coltiva con cura e dedizione Aglianicone, Aglianico, Fiano, Santa Sofia e Mangiaguerra. Nell’antico casolare di famiglia, il Casino del Cardinale, dove Mario è nato e dove ha vissuto, in una piccola cantina posta nei locali sotterranei, lavora sue uve. I suoi vini macerano in anfora, come una volta: micro ossigenazione garantita, preservando le caratteristiche del varietale. Tutto richiama la semplicità e l’amore, la pazienza e la cura, l’attesa e la rassegnazione tipiche del mondo contadino di un tempo lontano, ma con lo sguardo al futuro, alla salvaguardia del risultato finale.

Mario Donnabella

C’è un’associazione a cui Mario appartiene, Terre dell’Aglianicone, il cui presidente è Ciro Macellaro (altro custode impagabile del vitigno cilentano), che unisce un gruppo di aziende che intendono custodire e diffondere questo vitigno perché ne riconoscono il valore. 

L’Azienda Silva Plantarium produce il rosso Buxento da Aglianicone (biotipo di Castel Civita) in purezza. Il nome richiama Buxentum l’antico nome romano di Policastro, posta alla foce dell’omonimo fiume. L’aglianicone, nato da incroci spontanei in vigna, particolarmente adatto alla coltivazione biologica grazie al grappolo spargolo e allo spessore della buccia, con grandi capacità di adattarsi alle condizioni pedoclimatiche, con resa bassissima, ha trovato forse la sua massima espressione nell’affinamento in anfora.

L’uva è raccolta a mano, tendenzialmente nell’ultima settimana di settembre, selezionando i grappoli, diraspati e poi pigiati. La fermentazione in fermentini d’acciaio è affidata ai lieviti autoctoni. La macerazione delle bucce dura circa dieci giorni, senza aggiunta di solforosa, prestando la massima attenzione al dosaggio dell’ossigeno mediante rimontaggi e delestage. La svinatura è eseguita con una soffice pressatura delle bucce il cui prodotto va poi aggiunto al vino fiore. Dopo circa un mese di riposo, il vino è trasferito in orci di creta sigillati dove attende e matura pazientemente per almeno due anni. Imbottigliato senza l’aggiunta di solforosa e senza alcun intervento di chiarificazione o filtrazione prosegue il periodo di affinamento in bottiglia per almeno 4 mesi.

La degustazione viene condotta nell’antico casolare e si articola sulla verticalità delle diverse annate a disposizione (2017-2018-2019).

Buxento – IGP Paestum – Aglianicone 100% – 2017

Il colore appare subito importante e compatto, un bel rosso rubino carico. Il naso è inizialmente timido, ma, dopo una conveniente attesa, si fa ampio e pronto ad arricchirsi di nuovi sentori regalati dall’ossigenazione. Oltre a frutti rossi (mora e ciliegia sotto spirito su tutti), si percepiscono odori autunnali terrosi, di foglia bagnata, un leggero fungo porcino e poi del cuoio. In bocca risaltano immediatamente equilibrio e ampia freschezza, l’eleganza dei tannini è sorprendente, suadenti e perfettamente armonizzati alla morbidezza della beva.

Buxento – IGP Paestum – Aglianicone 100% – 2019

Il colore è un inchiostro porpora con venature violacee. Il bouquet è complesso e accattivante con profumi di frutta rossa e nera come la prugna e le more e sentori floreali di violetta. Note di spezie orientali accompagnano le sniffate. Sul palato plana un sorso decisamente vinoso e lievemente speziato. Tannini presenti, più acuti rispetto alla 2017, ma pur sempre eleganti. La bocca rimane morbida calda, fluida. Mineralità e buona verticalità persistono nel finale.

Buxento – IGP Paestum – Aglianicone 100% – 2018

Si colloca esattamente a metà delle due precedenti annate degustate. Il naso accoglie il vino di colore rosso rubino, con note fruttate di prugna più matura, amarena e mora; le gradevoli espressioni floreali di viola si mescolano ai sentori fruttati e alle spezie dolci presenti. Alla beva presenta un’incredibile freschezza che lo riporta all’annata più giovane; si affacciano aromi retronasali di frutta croccante. Il palato mantiene una buona morbidezza e i tannini rimangono suadenti e per nulla aggressivi.   

Durante la degustazione a Silva Plantarium, non può mancare l’assaggio del bianco Kamaratòn. Ottenuto da uve Fiano (50%) e Santa Sofia (50%) con utilizzo di lieviti naturali. La macerazione alcolica delle bucce avviene in fermentini d’acciaio. A seguito della svinatura, il vino matura in anfora a contatto con le fecce e viene poi imbottigliato senza aggiunta di solforosa e senza alcun intervento di chiarificazione o filtrazione. Segue un affinamento in bottiglia per circa 4 mesi. Kamaratòn, richiama il nome greco di Camerota e della superba ninfa del mare, trasformata in roccia da Venere per punizione (il promontorio di Camerota), condannandola a guardare per l’eternità il Promontorio di Palinuro, suo spasimante respinto.

Kamaraton – IGP Paestum – Bianco 2020

Nel bicchiere il Kamaraton presenta un vivace colore oro appena velato. La tela olfattiva è tessuta da delicate sensazioni di fiori gialli, macchia mediterranea, con prevalenza di albicocca secca e nespola matura. In bocca l’impatto conferma le premesse olfattive con un’avvolgente morbidezza, ed una freschezza ben misurata e piacevole. Lunga la persistenza gusto-olfattiva. La mineralità del sorso risulta appagante e richiede immediatamente quello successivo.

Mario Donnabella non importunando l’opera della Madre Terra, come stesso lui afferma, ottiene una produzione ad ettaro piccolissima, ma porta in bottiglia due vini autentici, puliti, “naturali”, non estremi.

La natura non fa il vino, è l’uomo semmai che fa il vino secondo natura. E il vivaista di Silva Plantarium è proprio bravo in questo. E’ bello immaginarlo come il nocchiero cilentano dei vini naturali…