Piemonte: il Barolo di Ferdinando Principiano da Monteforte d’Alba

L’ultimo evento campano per Banca del Vino prima della pausa estiva si è svolto nei Campi Flegrei presso Cantine degli Astroni, anch’essa protagonista del progetto nato per valorizzare e conservare il patrimonio enologico italiano.

Cantina ospite: Ferdinando Principiano in Monforte d’Alba (CN), che ha fatto del territorio su cui opera un baluardo di biodiversità da difendere ed un luogo vocato esclusivamente alla produzione di vino.

La famiglia Principiano è radicata nelle Langhe, a cavallo tra Monforte e Serralunga, già da tre generazioni, ma è stato Ferdinando nel 1993 a decidere di non conferire più le uve prodotte bensì di vinificarle in proprio. Siamo al culmine del periodo in cui la parola Barolo tornava a risplendere ai quattro angoli del mondo grazie all’opera comunicativa di Marc De Grazia e alla “rivoluzione stilistica” dei Barolo Boys e Ferdinando, giovane enologo appena laureato, si pose nel solco di questi cambiamenti, prediligendo l’uso della barrique al posto dei legni grandi della tradizione.

Ci vorranno dieci anni per cambiare rotta, giunta ormai la consapevolezza e la convinzione che una buona parte del carattere del territorio veniva persa nel perseguire scelte agronomiche e di cantina poco rispettose dell’ambiente. Tra il 2003 e il 2006 dunque la conversione totale del lavoro di vigna con la scelta di eliminare ogni tipo di diserbante, pesticida ed erbicida; contemporaneamente il lavoro di cantina diventa meno interventista per salvaguardare e mantenere integro il frutto ottenuto in vigna.

“Vent’anni fa nelle Langhe non era così scontato operare questo genere di scelte”, commenta Niccolò Abbellonio, responsabile commerciale, che ha raccontato la storia della cantina e ci ha guidato a comprendere l’approccio di Ferdinando alla vinificazione attraverso i vini degustati. “Oggi non è più pensabile gestire la vigna come si faceva trenta o quaranta anni fa”.

Una consapevolezza che pone al centro il lavoro nei campi e lo studio continuo per ottenere alti livelli di eccellenza nella produzione di ogni singola etichetta.

Il primo campione in degustazione ne è la prova. Si tratta di un vero e proprio outsider rispetto al territorio tanto da non poterne rivendicare in etichetta il vitigno: un Timorasso vinificato in purezza in territorio di Alta Langa, a 750 mt slm, da una piccola vigna di appena 1,4 ettari, impiantata nel 2010.

Cinquemila bottiglie totali che escono al pubblico come Langhe bianco DOP. Degustiamo l’annata 2019. Ammalia sin dal colore oro lucente. Al naso si presenta evoluto, ricco e sfaccettato nei sentori idrocarburici che lasciano pian piano spazio alla marmellata cotogna, all’anice, alla caramella d’orzo, puntinati da sprazzi di miele d’acacia. Contiene la tipica sapidità del varietale all’interno di un corpo più snello e longilineo se comparato al parente prossimo nell’areale più noto dei Colli Tortonesi.

Il secondo calice in degustazione è la Barbera d’Alba “Laura” prodotta da un clone antico dagli acini e dai grappoli più piccoli, rese bassissime e ceppi di oltre trent’anni. Dodici filari in tutto, al fondo della vigna Ravera, che Ferdinando ha voluto preservare anziché sostituire con Nebbiolo. La produzione annuale si limita a circa cinquecento bottiglie, uno sforzo enorme dettato dalla volontà di continuare la vinificazione separata anziché confluire questi esigui quantitativi  nella barbera basica.

L’annata è la 2021, che si presenta ancora con evidenti riflessi violacei. Il naso ricorda confettura di gelso nero, fresia, alloro, cappero ed  erbe mediterrnee. Fresco e diretto il sorso, asciuga e lascia un retrogusto lievemente amaricante.

Continuiamo la degustazione con l’orizzontale dei tre Barolo prodotti dalla cantina: Barolo del Comune di Serralunga 2019, Barolo Ravera e Barolo Boscareto, questi ultimi due presentati nei millesimi 2019 e 2012.

Il Barolo del comune di Serralunga è un blend di due vigne, Boscareto e Neirano. Vinificato per la prima volta nel 2006, è prodotto in circa trentamila bottiglie l’anno e delle tre etichette è quella di approccio e bevibilità più immediata. Il frutto si evidenzia al primo impatto, per poi dettagliarsi in profondità – ma sempre in modo nitido e pulito – nei sentori di liquirizia e arancia essiccata, delicate sensazioni terrose che ricordano la radice di china. Il tannino, pur nella sua finezza, è evidente, sostenuto da vivida freschezza che sa di frutto croccante.

I due cru di Barolo rappresentano due anime completamente diverse, oltre a essere il risultato di un lungo percorso di studio in vigna e cantina. Prodotti entrambi in circa tremila bottiglie l’anno, si differenziano per l’invecchiamento che avviene in botti grandi di diversa età: per Ravera la sosta è di due anni per Boscareto si prolunga a tre a cui segue, per entrambe le etichette, un anno di affinamento in bottiglia.

Ravera nel comune di Monforte è una vigna di oltre ottant’anni vinificata a partire dal 1997. Si trova sul fronte di collina più meridionale della zona del Barolo, discende molto ripidamente ed è costituita da suoli prevalentemente sabbiosi. 100% clone Michet di Nebbiolo, il vino si presenta coerente nelle due diverse annate sia nel colore, che in entrambe i calici, seppur in gradazioni diverse, risulta più intenso e cupo sia nel carattere sferzante e vegetale che attraversa entrambe i vini.

Boscareto è una singola vigna di Serralunga, vinificata sin dal 1993 in purezza. Nella MGA omonima è ancora preservata una ricca biodiversità boschiva. Il Barolo di Principiano deriva da una selezione operata in vigna di cinque diversi appezzamenti ed è vinificato a raspo intero mediante pigiatura coi piedi, per conferire maggior carattere. Ancora giovanissima la 2019 evidenzia immediatamente il frutto, fragranze mediterranee, acqua di rose; risulta goloso al palato, snello nella beva e di trama tannica sottilissima, caratteristiche che lo accomunano anche alla 2012, coerente nell’evoluzione olfattiva rispetto alla versione più giovane , di tannino ormai lineare e compiuto e freschezza appagante, caratteristiche che richiamano continuamente il sorso.

L’evento “Generosa Barbera” ai blocchi di partenza

Il 9 giugno 2025 dalle ore 12:00 presso la cantina Monserrato 1973 – Contrada La Francesca Via Monte Serrato 60 – 82100 Benevento prende il via l’evento “Generosa Barbera”

“Bevendola ci pare d’esser soli in mare sfidanti una bufera” – Giosuè Carducci

Blend 75 in collaborazione con Monserrato 1973 presenta “Generosa Barbera”, evento dedicato al vitigno Barbera.

“Vino possente, sempre piuttosto severo, ma ricco d’un profumo squisito, e d’un sapore che alla forza accoppia la finezza” (Sulla coltivazione della vite, Nuvolone, 1798). “Vitigno conosciutissimo ed una delle basi principali dei vini dell’Astigiano e del basso Monferrato, dove è indigeno e da lunghissimo tempo coltivato…” (Ampelografia della provincia di Alessandria, Carlo Leardi e Pier Paolo Demaria, 1875).

Storicamente considerata il “vino del popolo” per la sua versatilità, che va da espressioni fresche e fruttate a vini ben strutturati e adatti all’invecchiamento, e la sua elevata resa. La Barbera ha saputo conquistare un posto di prestigio grazie a una crescente attenzione qualitativa che ne ha esaltato il potenziale, diventando un pilastro della produzione vitivinicola italiana.

La Barbera è il terzo vitigno a bacca nera più coltivato in Italia, il più diffuso in Piemonte (nelle province di Asti, Alba e Monferrato), ma viene coltivato anche in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto, e in California nella Sierra Foothills, Napa Valley e Contea di Sonoma, in alcune regioni vinicole australiane, come le Adelaide Hills e McLaren Vale e nelle regioni vinicole dell’Argentina.

Esistono diverse espressioni di Barbera, ognuna legata al territorio di produzione, alle tecniche di vinificazione e alla tipologia di affinamento. Ed è proprio questo l’obiettivo della giornata dedicata alla Barbera con tanti produttori accomunati dal desiderio di valorizzarla al meglio nelle loro bottiglie.”

“Barbera, un tempo considerato vino popolare, da pasto, afferma Luigi Salvatore Scala, fondatore di Blend 75, senza troppe pretese, si distingue oggi per numerosi esempi di eccellenza vitivinicola e, grazie al lavoro dei produttori, è diventato un vino più elegante, strutturato, longevo.

In Italia esistono più di 32 cloni registrati di Barbera con caratteristiche differenti. Di territorio in territorio acquista caratteristiche differenti e più sono vecchie le piante, più questa differenziazione si fa profonda.
Come diceva Veronelli: “…ogni vitigno è apolide; prende cittadinanza nel momento stesso dell’impianto”. Nel caso della Barbera è immediatamente evidente, è un’uva capace di interpretare il territorio, anzi, il Terroir.

I vini ottenuti dalla Barbera sono caratterizzati da una piacevole acidità che rende ogni vino, anche il più strutturato, facile da bere.”

Il 9 giugno si celebra la Barbera presso l’azienda Monserrato 1973 a Benevento. Più di 50 aziende nazionali e tante più etichette in degustazione. Dalle ore 12.00 alle ore 20.00 un percorso di degustazione aperto al pubblico con banchi d’assaggio delle Barbera d’Italia, dal Piemonte alla Calabria, dalla Sardegna al Veneto, passando per l’Emilia Romagna, il Lazio, l’Umbria fino al Sannio, farà viaggiare lungo lo stivale nei diversi territori, tra Barbera dalle caratteristiche differenti, chiacchiere e racconti con i produttori presenti, visite in cantina e scoperte enogastronomiche.

Alessandro Marra, vice curatore guida Slow Wine, condurrà 2 Masterclass per soli 24
partecipanti. Alle ore 11.30 la Masterclass dal titolo “Sfumature di Barbera” destinata a giornalisti accreditati, preceduta da una visita in cantina, per conoscere territori, storie e curiosità. Alle ore 16 la Masterclass dal titolo “Viaggio nei terroir” per addetti di settore, sommelier e pubblico attento, appassionato e curioso desideroso di scoprire la Barbera fuori dai territori tradizionalmente vocati.

Servizio mescita banchi d’assaggio a cura dell’AIS Campania delegazione di Benevento
Biglietto d’ingresso:
Intero €25
Ridotto (soci AIS, FISAR, ASSOSOMMELIER, ONAV, SCUOLA EUROPEA SOMMELIER) €20
(chiedere codice sconto).

Il costo comprende:

  • degustazione di tutte le etichette presenti,
  • food del percorso enogastronomico offerto,
  • Masterclass “Viaggio nei terroir” fino ad esaurimento posti.
    Per info:
    Mail blend75@outlook.it;
    WA 340 7061414 – 349 6863302

Grandi Langhe 2025 – Atto Secondo

Si è appena conclusa la nona edizione di Grandi Langhe 2025 tenuta nel bellissimo complesso OGR – Officine Grandi Riparazioni Torino. Questo stupendo edificio fu costruito a fine ottocento come complesso industriale e adibito alle riparazione di grandi mezzi, come locomotive dei treni e altro, rappresentando l’eccellenza in questo settore, oggi dopo che è stata fatta una grande opera di recupero di questa immensa infrastruttura, è diventata così un vero e proprio hub della creatività e dell’innovazione. Qui si fa comunicazione culturale, progettazione e formazione, dai temi che vanno dall’arte contemporanea, alla musica e letteratura, tenendo conto dell’inclusione sociale.

Le presenze in questa edizione a Grandi Langhe sono state di grande crescita oltre 5.000 presenze, ed è stato dedicato ampio spazio al trade che indica un 20% di presenze dall’estero. L’evento è stato organizzato da: il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani con il Consorzio di Tutela Roero e in collaborazione con PiemonteLand of Wine, con il supporto della Regione Piemonte, la Città di Torino e Banca d’Alba.

Le cantine presenti sono state 500 di cui 380 da Langhe e Roero e 120 dal resto del Piemonte che hanno presentato più di 3000 referenze di tutte le DOC e DOCG piemontesi. Le degustazioni erano suddivise in due giorni, dando così il via a tutte le “Anteprime Italiane del vino”.

Negli assaggi ci sono state alcune nuove scoperte e delle splendide conferme.

Inizio così il mio giro di degustazioni con la Cantina Sant’Anna dei Bricchetti che si trova a Costigliole d’Asti, qui si lavorano solo due uve: barbera e moscato. I proprietari sono Ruggero e Orsetta Lenti, innamorati delle colline del Monferrato decidono di acquisire nel 2012 questa azienda, dove hanno coniugato sia la passione per il vino che per questo territorio. Oggi lavorano in azienda anche i figli Giulia e Giacomo.

L’azienda è composta da 5 ettari di vigneto e fin da subito la scelta è stata quella di produrre vini che avessero grande identità territoriale. L’etichette proposte sono un metodo Charmat, due metodo classico, un moscato secco, tre versioni di barbera, un moscato d’Asti e un passito naturale, per una produzione di circa 20.000 bottiglie annue.

L’uva Barbera

Da un punto di vista enologico la Barbera è caratterizzata da una grande duttilità: le sue uve, dotate di elevata acidità fissa, trovano impiego in una vasta gamma di vini. Vengono utilizzate per la produzione di spumanti, per rossi giovani e frizzanti, per vini tranquilli di medio corpo e, infine, con uve ben mature ed affinamento più o meno prolungato nel legno, per rossi ricchi e generosi, e di grande eleganza. Da questa uva in genere si produce un vino rosso color rubino carico, dai profumi intensi, vinosi e fruttati. Nelle zone più adatte è possibile ottenere un vino ricco di struttura e di corpo adatto anche a sopportare un lungo invecchiamento.

L’uva Moscato

Le sfumature che contraddistinguono il vino prodotto con queste uve sono l’intensità della componente aromatica e l’armoniosa dolcezza della componente zuccherina, accompagnata da un basso tenore alcolico.

Storicamente in Piemonte viene utilizzata per fare due fra i vini italiani più conosciuti al mondo, e le differenze nella produzione fra Asti Spumante Docg e il Moscato d’Asti Docg, si riscontrano soprattutto a livello di vinificazione, nel primo si usa il metodo Charmat, mentre nel secondo la fermentazione viene arrestata al raggiungimento della gradazione alcolica di circa 5 % vol. Inoltre il Moscato d’Asti, pur non essendo uno spumante (non viene sottoposto a presa di spuma durante le fasi finali della fermentazione alcolica) mantiene una vivacità che lo rende tipico ed unico.

I profumi del moscato ci ricordano generalmente il glicine ed il tiglio, la pesca e l’albicocca e sentori di erbe aromatiche con sentori di salvia, limoni e fiori d’arancio. Oggi la versione del moscato secco, ci offre notevoli opportunità di bere in modo diverso, regalandoci così abbinamenti inconsueti, come per esempio con la cucina orientale.

Gli assaggi:

Incanto rose è un Metodo Classico Extra Brut 2017, 60 mesi sui lieviti, sboccatura febbraio 2024. Fatto con barbera per il 90% e moscato per un 10% che viene aggiunto al momento del tiraggio. Color buccia di cipolla, molto delicato. Il naso verte su floreale di rosa e piccoli frutti rossi, con accenni di erbe aromatiche. In bocca risulta succoso e cremoso allo stesso tempo lasciando una bocca fresca e appagata. Il perlage è fine e persistente e la sensazione finale è aggraziata e piacevole

Incanto Pas Dosé

Le uve sono le stesse, questa volta la barbera è vinificata in bianco, il procedimento è lo stesso, annata 2017 e sboccatura 2014 con 60 mesi sui lieviti, il risultato però è molto diverso: colore giallo paglierino brillante, i profumi sono più definiti su crosta di pane, pan brioche, poi arriva una marcata nota di agrumi, cedro e erbe aromatiche come la salvia. Olfatto complesso e elegante. Il sorso è appagante, regala cremosità alternato a grande verticalità grazie alla vena acida presente che lo rende molto fresco. Perlage elegante e persistente.

Suggestioni – Piemonte Doc Moscato secco 2023

Questa espressione di moscato secco ci regala un bel momento di degustazione, fermentato in barrique, viene poi filtrato e rimane successivamente in legno per altri sei mesi. La cantina è termo condizionata ad una temperatura costante di circa 16°per preservare i profumi. Bel giallo paglierino con leggeri riflessi dorati. Mantiene tutti i profumi primari del moscato, è elegante con il legno che è dosato in modo equilibrato. In bocca ha un ottimo equilibrio fra acidità e sapidità, regala così un sorso strutturato e fresco.

Vivace – Piemonte Doc Barbera 2021

Questo vino rappresenta la tradizionale barbera frizzante che fa solo acciaio. Il colore è un rosso rubino con riflessi violacei, ricorda la viola e un fruttato di prugna, molto varietale. Un vino diretto senza fronzoli, con una bollicina aggraziata e un sorso succoso e piacevole.

Ricordi – Barbera d’Asti Docg 2021

Una produzione di 40 ql/h che vinifica e rimane in acciaio fino a giugno, segue l’imbottigliamento e rimane in affinamento in cantina per circa due anni. Colore rosso rubino brillante, al naso molto espressivo e elegante, frutto pieno di more, poi arrivano sentori terziari con nuance di inchiostro e grafite, chiodi di garofano e leggero sentori di radici di bosco. All’assaggio risulta succoso e ampio, ottimo equilibrio, persistente con tannini eleganti e vivaci.

Vigna dei Bricchetti – Barbera d’Asti Superiore DOCG 2019

Le uve arrivano da un solo vigneto con una produzione di circa 70 ql/h, dopo la vinificazione in acciaio rimane per circa un anno in tonneau di rovere francese. Rosso rubino intenso e brillante con riflessi granato. Al naso arrivano prima i sentori terziari come inchiostro, tabacco, e chiodi di garofano per poi evolvere sul frutto scuro, leggeri accenni di radici di liquirizia nel finale che risulta essere complesso. Il sorso è profondo e molto elegante con un tannino setoso e intrigante. Persistente e sapido nel finale.

Interessante anche l’assaggio del Moscato d’Asti Docg 2024 che si esprime sul floreale, molto tipico con un ottimo equilibrio fra gli zuccheri/acidità risultando fresco. Infine chiudo la degustazione con Destino, vino da uve stramature appassite sul tralcio per oltre due mesi, in questa versione del 2016, si esprime con un colore ambrato, un naso complesso che verte su datteri, fico secco, agrumi canditi e profumo di miele millefiori, con una bocca aggraziata, equilibrata e gustosa.

DOPO LA BARBERA MI SPOSTO NEL MONDO DEL GRIGNOLINO…

Questa uva ci regala un vino degno della tradizione piemontese, il vino di solito risulta essere quasi un rosso atipico, che si caratterizza per delicatezza, freschezza e raffinatezza, piuttosto che per potenza e intensità aromatica.

Questo vitigno, difficile da coltivare, produce un acino molto piccolo con abbondante presenza di vinaccioli, quindi la maturazione fenolica è molto importante. Il vino si presenta dal carattere elegante e schivo, c’è da dire però che negli ultimi decenni è stato riscoperto da molti produttori, che ne propongono versioni in purezza di notevole interesse e qualità. Il Grignolino ha un colore rosso rubino tendente al granato piuttosto scarico, quasi da risultare trasparente.  Al naso si apre con un bouquet dai delicati profumi di rosa e fiori secchi a cui si aggiungono note di piccoli frutti di bosco e nuances speziate. Al palato è piacevolmente scorrevole, di medio corpo con fine trama tannica e buona acidità. Sul finale chiude con una caratteristica nota amarognola.

Continuo gli assaggi con l’azienda Vicara di Rosignano Monferrato (AL).

Il progetto di Vicara nasce nel 1992 dall’amicizia di tre famiglie che sono:i Visconti custodi del territorio fin dal xv sec., i Cassinis maestri della comunicazione e i Ravizza, instancabili vignaioli, il nome appunto prende forma con le iniziali delle tre famiglie. Le uve che vengono coltivate in azienda sono da sempre quelle che hanno le radici più profonde in questo territorio: il grignolino, la barbera e la freisa. I vigneti sono adagiati su dolci colline con terreni diversi fra loro e si esprimono principalmente su tre zone: Vadmon, Crosia e Bricco Uccelletta. Trentatre gli ettari di vigneto suddivisi in queste tre zone che differiscono sia per composizione che per età, che risale a circa 30 milioni di anni fa, qui si producono circa 55.000 bottiglie annue. Dal 2022 Giuseppe e Emanuele Visconti guidano questa azienda, con profonde radici nella tradizione del Monferrato, in una fra quelle più contemporanee del momento

Domino – Spumante Brut Rosè – Metodo Martinotti 2023

Questo vino fatto con grignolino e chardonnay ci regala un esplosione di fiori di rosa e zagare, pompelmo rosa, sorso piacevole e aggraziato con una bollicina elegante.

.G  – Grignolino del Monferrato Casalese Doc 2023

Questa è la prima annata certificata Bio, anche se di fatto in campagna lavorano da sempre con un occhio di riguardo a tutta la filiera produttiva in modo sostenibile. .G ha un significato ben preciso dato da Domenico Ravizza che è stato uno degli enologi più rispettati e conosciuti del territorio, cioè portare l’attenzione su questo “vitigno complesso, fiero e testardo allo stesso tempo, che rappresenta l’anima delle genti di questo territorio”(cit.).

Vinificazione in acciaio e affinamento per sei mesi circa in bottiglia. Il naso è definito sulla rosa canina e frutti come il ribes rosso, ma anche accenni di terziari come l’inchiostro. Ottimo equilibrio fra sapidità e acidità, che ci regalano così freschezza ad ogni bicchiere, il tannino è ben presente, vivace e croccante.

Uccelletta I Monferace – Grignolino del Monferrato Casalese Doc 2020

Il vino si ottiene da una fermentazione spontanea con “pied de cuve” svolta dai lieviti indigeni, vinificazione in cemento per poi affinare in tonneau metà di rovere e metà di acacia per circa 24 mesi, ulteriore affinamento in bottiglia per altri due anni. Si presenta con rosso rubino scarico con riflessi aranciati, molto brillante. Sentori di frutti scuri e nuance floreali, cioccolato e note balsamiche rendono il naso complesso e elegante. In bocca è ampio, lungo e persistente con tannini dinamici e eleganti.

Volpuva – Barbera del Monferrato Doc 2023

Barbera 100% segue una vinificazione in acciaio e affinamento per circa 4 mesi in bottiglia. Un vino definito: essenziale e versatile, e io aggiungerei gastronomico. Colore rosso rubino intenso, sentore di more e frutti scuri, note di cioccolato e accenno di inchiostro. Bocca ampia, succosa e fresca.

Cantico della Crosia Barbera del Monferrato Superiore Docg 2020

L’areale Crosia racchiude una complessità di terreni che vanno da 7 a 30 milioni di anni come formazione, e in questo anfiteatro naturale si può immaginare davvero la vita come un’esplosione di gioia, la bellezza è quella di visitare questi vigneti e “camminarci dentro” come ci insegnava Luigi Veronelli, per capire effettivamente come la natura possa davvero gratificare la nostra vita.

Vinifica in modo spontaneo in acciaio per poi fare un affinamento di sei mesi di barrique e un anno di botte grande, segue un anno di bottiglia. Granato intenso e profondo. Al naso si percepiscono frutti scuri, note di cioccolato, tabacco, inchiostro e china, balsamico e minerale. Il sorso è ampio e persistente con un tannino scattante e rotondo. Esprime grande eleganza gustativa.

Comune di Treville 33 Cascina Rocca – Barbera del Monferrato Doc 2021

Prodotto solo nelle annate migliori, qui hanno voluto evidenziare la potenza della barbera unita all’eleganza, ma soprattutto alla freschezza del frutto, per questo motivo questo vigneto, uno fra i migliori dell’azienda, iscritto in precedenza alla Docg è stato declassato a Doc per avere così la possibilità di fare meno legno durante le fasi di affinamento. Inizia la fermentazione spontanea in acciaio per poi fare un affinamento di otto mesi in tonneau e altri dodici in bottiglia.

Rosso rubino profondo, si esprime inizialmente sui terziari: inchiostro, balsamico, china, poi arriva l’esplosione del frutto scuro come la prugna. Il sorso è ampio e rotondo, persistente con una trama tannica importante, fitta, vivace e vellutata allo stesso tempo. Interessante la retrolfattiva che ci ricorda un bosco pieno di violette appena sbocciate. Elegante e fine.

NON POTEVA MANCARE UN PASSAGGIO A BARBARESCO…

Un piccolo accenno all’andamento climatico:

L’annata 2021 è stata definita come “un’ottima annata”, anche se è stata un po’ più calda rispetto ad altre, ma le piogge arrivate nel periodo invernale, anche se in modo anomalo, hanno garantito le riserve idriche necessarie, facendo si che la maturazione del frutto arrivasse senza problemi. La quantità delle uve è stata inferiore rispetto alla 2020 a causa delle gelate primaverili, producendo così acini più piccoli, ma il risultato è stato ottimale poiché avevano equilibrio e un apporto poli fenolico ricco, importante per la produzione di vini di struttura e equilibrati.

La 2020 è partita con un inverno nella media, senza grosse criticità. Durante i mesi di marzo e aprile ci sono state poche precipitazioni, facendo così intravedere una vendemmia precoce, fortunatamente a maggio sono arrivate le piogge che hanno consentito di riequilibrare tutto il processo vegetativo, per arrivare così ad una vendemmia nei tempi e senza stress per la maturazione del frutto.

Produttori di Barbaresco Società Agricola Cooperativa

Questa cantina è stata fondata nel 1958, ed è il cuore pulsante di questo paese, oggi i membri sono circa una cinquantina e coltivano 120 ettari di vigneto a Nebbiolo. La produzione si attesta in circa 650.000 bottiglie annue, ed è un grande esempio a livello nazionale, di come le cantine cooperative dovrebbero funzionare. Negli anni questi vini hanno sempre regalato assaggi di grande espressione territoriale e maestria nel valorizzare i Cru da dove provengono, oltre ad avere un ottimo rapporto qualità/prezzo.

I Cru che rappresentano i Produttori di Barbaresco sono: Asili, Montefico, Montestefano, Muncagota, Ovello, Pajè, Pora, Rabajà e Rio Sordo. In cantina seguono una vinificazione tradizionale, con macerazioni lunghe e affinamento in botte grande: circa 20 mesi per il Barbaresco DOCG e circa 30 per i Barbaresco Riserva.

Barbaresco Docg 2021 – Produzione circa 300.000 bottiglie

Il vino si presenta di un rosso rubino brillante, naso molto floreale con apertura su piccoli frutti a bacca rossa, note balsamiche e accenno di terziari. Il sorso è ampio e profondo con una trama tannica fitta e allo stesso tempo delicata, chiude con grande sapidità, regalandoci un finale fresco ed elegante.

Barbaresco Cru Muncagota – credito fotografico dal sito dei Produttori di Barbaresco

L’esposizione del vigneto è a Sud-Est risultando più fresco rispetto agli altri Cru, questo fa si che all’assaggio si esprima più su note floreali e balsamiche. Il suolo è ricco di calcio e dona carattere e tannini potenti. Questa è una delle zone più storiche dei Cru dei Produttori di Barbaresco, la prima vinificazione risale al 1967, con il nome di Moccagatta. Nel 2007 a seguito della classificazione ufficiale delle MGA (Menzioni Geografiche Aggiuntive), il nome è stato sostituito con Muncagota.

Barbaresco Muncagota Riserva 2020 – Produzione 13.300 bottiglie

Di un rosso rubino brillante con leggeri accenni granato. Al naso ci entusiasmano i sentori floreali di rosa e frutti rossi, balsamico di eucalipto e note diffuse di inchiostro e grafite. Al gusto è appagante, profondo e persistente con tannini di grande spessore in evoluzione, interessante sarà assaggiarlo fra qualche anno!

RIMANIAMO ANCORA UN PO’ A BARBARESCO…

Azienda Agricola PAITIN – Neive (CN)

Questa azienda ha radici secolari e oggi la conduzione viene portata avanti dall’ottava generazione della Famiglia Pasquero Elia. Luca il più giovane, è entrato in azienda dopo gli studi, affiancando il padre Giovanni e lo zio Silvano.

La loro storia è fitta di importanti passaggi, ma quello che conta oggi è che qui si continua a portare avanti la produzione dei vini partendo da un territorio unico e inconfondibile. Le colline dell’azienda sono caratterizzate da una grande biodiversità, facendo si che già dagli anni 2000 si potesse lavorare in un ambiente sano, teso a valorizzare la vigna, per arrivare alla certificazione biologica nel 2015. L’azienda conta circa diciannove ettari di vigneto per una produzione di circa 90.000 bottiglie annue.

Starda – Langhe Nebbiolo Dop 2023

Vino gastronomico, con un naso che si esprime su fiori e frutti rossi, ci regala un sorso agile e succoso.

Barbaresco Faset Dop 2021

Questo barbaresco nasce come prima annata nel 2019 da due appezzamenti: uno esposto a pieno Sud e uno che curva verso Sud- Ovest. Il terreno è composto da marne di colore grigio-blu e limo che può variare a seconda della ripidità della collina, originando così vini con aspetti organolettici diversi, anche se la caratteristica principale è quella di offrire vini immediati alla beva. Dal colore rosso rubino brillante, si esprime con sentori floreali e di frutta scura, il sorso è ampio e elegante, il tannino vivace gioca un ruolo importante per renderlo godibile fin da subito.

Barbaresco Basarin Dop 2021

Il vigneto da cui proviene questo vino è stato acquistato di recente nel 2018, e al momento solo i vigneti più vecchi sono dedicati alla produzione di Barbaresco. Esposto in pieno Sud, da cui deriva appunto il suo nome che significa “baciato dal sole”. La collina è molto erta e i suoli sono eterogenei con presenza di argille fini e una componente sabbiosa importante. Qui si incontrano le tre denominazioni di Neive, Treiso e Barbaresco. All’olfatto risulta complesso, elegante e fine con leggere note vegetali e balsamiche, al gusto è ampio e di ottima struttura con un tannino leggermente più marcato, ben integrato e in evoluzione.

Barbaresco Albesani Dop 2021

I terreni sono più strutturati, specialmente nelle parti alte che acquistano una struttura argillosa-calcarea importante. «Le vigne sono poco ventilate durante il giorno, ma dalle ore 5 del pomeriggio si potrebbe rimettere l’orologio, poiché arriva il “Marino” e calano le temperature» mi racconta Luca durante l’assaggio. Sicuramente l’influenza del fiume Tanaro aiuta a creare un microclima adatto alle escursioni termiche durante le giornate più calde. Forse questi sono fra i vigneti più celebri della zona, un tempo monopolio del Castello di Neive e vinificato sapientemente per decenni da Bruno Giacosa.

Il vino si presenta di un rosso rubino intenso e brillante. Al naso si percepiscono più sentori di frutta scura e arancia sanguinella, che note floreali, chiudono nuance di inchiostro e sottobosco. In bocca si percepisce una struttura equilibrata e di spessore quasi austera, tannino giovane e vibrante.

Piccolo approfondimento

La collina di Serraboella si estende in lunghezza con un versante esposto a Ovest che diventa più ripido in altezza e volge lentamente verso Sud, i venti caldi vengono incanalati verso il villaggio di Neive riscaldando i vigneti durante il giorno. La valle essendo molto estesa però riesce a rinfrescarsi altrettanto velocemente durante la notte. I terreni in questa collina si dividono essenzialmente in tre grandi espressioni:

  1. La parte più limosa, produce vini più rotondi
  2. La parte leggermente più argillosa-sabbiosa identificata come Sorì, regala vini di maggiore profondità e struttura.
  3. La parte più sabbiosa, offre vini più magri e nervosi, con espressioni però sempre molto affascinanti.

Il Barbaresco Serraboella nasce da una cuvée dei terreni limosi-sabbiosi, mentre per il Sorì Paitin si utilizzano i vigneti della parte centrale del Cru.

Barbaresco Serraboella Dop 2021

Il colore acquisisce una sfumatura più profonda anche seppur sempre molto brillante. Un naso complesso e elegante ci ricorda: inchiostro, china, frutti rossi e agrumi canditi, balsamico e sanguigno, minerale. Si esprime con un sorso complesso e fine, sapido, persistente e profondo. Il tannino è aggraziato e setoso.

Sorì Paitin Barbaresco Serraboella Dop 2021

Questo vino viene prodotto dall’azienda dal 1893 e i vigneti sono nel cuore del Cru Serraboella.

Si presenta con un rosso rubino profondo con riflessi granato. Qui si gioca con i profumi delicati e eleganti e allo stesso tempo complessi che vanno dal floreale ai frutti scuri, note di inchiostro e grafite, con un tocco balsamico. La bocca esprime perfetto equilibrio, centrata e appagante. L’acidità ci regala freschezza, fine e persistente, grande struttura che al tempo stesso esprime agilità nel sorso. Il tannino è giovane, vibrante con una trama fitta in evoluzione.

PER L’ULTIMO ASSAGGIO ANDIAMO A BAROLO

Le Langhe si sono formate a seguito del sollevamento della terra (Arco Alpino) dovuto ad assestamenti delle placche europea e africana, nel periodo miocenico terziario (Miocene da 25 Ma a 5 Ma) e sono ricche di calcare, le rocce sono di origine sedimentaria e la composizione del terreno è varia a seconda del periodo di formazione. Alcuni periodi di riferimento sono il Tortoniano e l’Elveziano (questi nomi si riferiscono ad un’età ben precisa del terreno) con la risultanza di avere caratteristiche del terreno ben distinte e di conseguenza i vini che sono prodotti su questi terreni hanno caratteristiche molto diverse (qui sotto ho provato a suddividere i Cru di Barolo in riferimento alla loro età di formazione):

  • al periodo Elveziano (da 13 a 11 Ma), corrispondono terreni ricchi di marne grigie-brune molto compatte e vi appartengono i comuni di Serralunga d’Alba, Monforte e Castiglione Falletto.
  • al periodo Tortoniano (da 11 a 7 Ma), ricco di marne azzurre, meno compatte, appartengono i comuni di La Morra e Barolo.

Azienda Agricola Giovanni Rosso – Serralunga d’Alba

Anche questa è un’azienda storica langarola, siamo alla quarta generazione e dal 2001 subentra alla guida l’enologo Davide Rosso, portando tutte le sue esperienze maturate all’estero, per una conduzione dinamica e attuale, senza mai perdere di vista la territorialità. L’azienda è composta da ventun ettari dislocati fra le più importanti MGA delle Langhe. Si producono circa 320.000 bottiglie annue.

Barbera d’Alba Doc 2023

Colore rosso rubino brillante con un naso che si esprime su frutti scuri e piccoli frutti rossi, in bocca è agile, gustoso e fresco, con tannini setosi e vivaci.

Langhe Nebbiolo Doc 2022

Colore rosso rubino brillante. Il naso verte sul floreale di rosa e ciliegia, balsamico, potrei definirlo classico! Il sorso regala freschezza data dalla grande acidità espressa, rendendo il vino godibile. Ottima struttura e persistenza con tannini fini e aggraziati.

Barolo Docg 2021

Questo vino è un blend da vari vigneti, per la precisione: otto vigne da Serralunga, una da Barolo, e una da Castiglione Falletto. Il colore è rosso rubino con leggeri accenni granato. Sentori di fiori poi il frutto di ciliegia, inchiostro, china e nuance di bacche di bosco. Il sorso è ampio e con grande spessore, ottima sapidità che allunga in profondità, tannino giovane e vivace.

Barolo Cerretta Docg 2021

Si trova nella parte settentrionale del comune di Serralunga d’Alba con esposizione a Sud-Est, il suolo è tipicamente argilloso-calcareo. Floreale di violetta è la prima cosa che si percepisce, poi arriva la ciliegia e altri frutti rossi, vira poi su inchiostro e grafite, accenno di pepe bianco e note di mentuccia. In bocca è ampio ma composto, arriva piano piano esprimendo equilibrio e estrema eleganza, tannino avvolgente e ben integrato.

Barolo Serra Docg 2021

Questo Cru si trova nel comune di Serralunga ed è fra i più elevati, trovandosi a 370 metri di altitudine, adagiato su un terreno di colore bianco, indice di grande presenza di calcare.

Frutti scuri e note di tabacco, radici di liquirizia e note di tabacco, humus e balsamico, molto complesso ma credo anche che fosse in grande evoluzione olfattiva al momento dell’assaggio! Ottimo equilibrio gustativo, struttura e corpo, tannini fitti e graffianti con un grande spettro evolutivo davanti, accompagnano il sorso in profondità regalando una grande persistenza e sapidità finale.

Mi sto già preparando per l’anno prossimo, magari con tempi meno stringati!!!

Fonti:

https://www.grandilanghe.comhttps://ogrtorino.it

GRANDE ATTESA PER IL BARBERA D’ASTI WINE FESTIVAL

DAL 6 AL 15 DI SETTEMBRE AL VIA UNA DIECI GIORNI DI EVENTI CHE CELEBRERANNO VINO, CULTURA E TRADIZIONE NEL CUORE DEL MONFERRATO

Costigliole d’Asti, 2 agosto– Conto alla rovescia per la prima edizione del Barbera D’Asti Wine Festival che si terrà nella città di Asti da venerdì 6 a domenica 15 settembre 2024. L’evento è organizzato dal Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato,in collaborazione con Corriere della Sera, media partner dell’evento, e si inserisce nell’ambito della “Strategia nazionale aree interne Valle Bormida” capofila Unione Montana Alta Langa – Operazione 16.7.1, di cui è partner.

Dal 6 all’8 settembre, sotto la direzione artistica di Luciano Ferraro, vicedirettore di Corriere della Sera, si terrà un ricco palinsesto di incontri tematici con importanti ospiti del mondo del vino e del cinema, della letteratura, dell’arte e dell’imprenditoria, moderati dalle firme di Corriere della Sera Luciano Ferraro, Roberta Scorranese, Isidoro Trovato.

Il Barbera D’Asti Wine Festival continuerà dal 9 fino al 15 settembre con masterclass e degustazioni guidate da massimi esperti italiani e internazionali del mondo wine come Veronika Crecelius,  Gianni Fabrizio, Aldo Fiordelli, Andrea Gori, Othmar Kiem, Jeff Porter, Andrea Radic, Marco Sabellico e approfondimenti sulla Barbera d’Asti e le eccellenze del Monferrato e food experience tra le vie e le piazze del centro storico di Asti.

Incontri, Masterclass e degustazioni diurne avranno come location lo storico Palazzo del Michelerio, un ex monastero risalente al Cinquecento.  

Per intrattenere il pubblico presente e dare spazio anche alla parte artistica e culturale, alcune delle serate della manifestazione saranno animate da concerti live e performance musicali che si terranno nel cortile di Palazzo Alfieri.

Il Barbera D’Asti Wine Festival – racconta Vitaliano Maccario, Presidente del Consorzio rappresenta per noi una manifestazione capace di proiettare ulteriormente il nostro territorio e il vitigno Barbera sul palcoscenico internazionale. Grazie a queste giornate puntiamo a rafforzare ulteriormente e promuovere l’identità e la visibilità della Barbera d’Asti e delle nostre denominazioni – 4 Docg e 10 Doc – elevandone il prestigio a livello mondiale. È un’occasione imperdibile per tutti gli amanti del vino, oltre che per stampa e operatori del settore, di approfondire la loro comprensione dei vini del Monferrato e di aumentare la consapevolezza sul valore vitivinicolo del nostro meraviglioso territorio.”

L’accesso alla manifestazione sarà possibile previo acquisto di un biglietto in loco o sul sito del Consorzio Barbera d’Asti, che avrà validità giornaliera e permetterà agli interessati di partecipare a tutti gli eventi della giornata.

IL CONSORZIO BARBERA D’ASTI E VINI MONFERRATO

Il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, fondato nel 1946, ha il compito di tutelare e promuovere le sue denominazioni per garantire la loro diffusione e la loro immagine sui mercati nazionali e internazionali, anche attraverso appositi marchi distintivi. Attualmente il Consorzio conta più di 410 aziende associate e 14 denominazione tutelate.

Ufficio stampa AB Comunicazione

Silvia Comarella | s.comarella@ab-comunicazione.it

Anna Barbon | a.barbon@ab-comunicazione.it

Piemonte: Vinchio Vaglio, cooperare con amore

È stupefacente pensare che nel lontano 1959 un piccolo gruppo di 19 viticoltori provenienti dai Comuni di Vinchio e Vaglio Serra, in provincia di Asti, riuscì a superare le divisioni territoriali secolari, uniti dalla comune passione per la vite, dando vita a una Cooperativa vitivinicola destinata a far parlare di sé.

Vinchio Vaglio diverrà “Il Nido della Barbera”, un luogo dove tale varietà potrà esprimere appieno le sue caratteristiche poliedriche. La Barbera, infatti, è un vitigno estremamente duttile che, a seconda dello stile di vinificazione e dell’affinamento, può regalare sia vini giovani e profumati che prodotti adatti a un buon invecchiamento.

In controtendenza a quanto accadeva in quegli anni, in cui nelle regioni più avanzate si pensava principalmente a rimpiazzare i vigneti vecchi con nuove piantagioni, dai cloni differenti e dalle densità di impianto più elevate, nel 1987 a Vinchio Vaglio si decideva di individuare i migliori vigneti dei propri soci, con un’età superiore ai 50 anni, dando vita a un vino sin da allora chiamato “Vigne Vecchie”. Un successo consolidatosi nel tempo e che, nel 2009, in occasione del cinquantesimo anniversario della cantina, si sdoppia con un secondo vino denominato “Vigne Vecchie 50”. Mentre il primo affina in legno, raccontando la Barbera nella sua longevità, complessità di profumi e struttura, il secondo sceglie di esprimere la freschezza e l’eleganza di una Barbera giovane.

Oggi, quegli stessi vigneti vantano più di 80 anni e richiedono un lavoro sempre accurato. Le poche uve che producono, tuttavia, possiedono qualità e caratteristiche del tutto particolari. Stiamo parlando di rese che vanno dai 30 ai 40 quintali per ettaro e per garantire ai viticoltori la possibilità di continuare a lavorare su questi vigneti, la cantina si impegna a garantire un determinato rendimento ad ettaro.

Il forte legame tra i soci è evidente, e il presidente Lorenzo Giordano sottolinea spesso: <<Il lavoro più importante è quello di mantenere questo contatto stretto e positivo, perché è solo grazie ai viticoltori i cui vigneti sono stati scelti per vini come ‘Insynthesis’, ‘I tre Vescovi’, i due ‘Vigne Vecchie’ o il Nizza ‘Laudana’, che in cantina arrivano uve perfette al momento concordato>>.

Grazie a questo legame, quasi 500 ettari di vigneto ancora oggi adornano le colline del Monferrato, riconosciute come Patrimonio UNESCO. La superficie media di proprietà di ogni viticoltore è di circa 2,5 ettari, rendendo la cantina l’unica possibilità per i quasi 200 conferitori di continuare a coltivare le proprie vigne in modo economicamente sostenibile. Vinchio Vaglio si erge come esempio virtuoso di Cantina Cooperativa, dimostrando l’importanza che un tale organismo può avere per il territorio e per una varietà così preziosa come la Barbera.

Alla scoperta delle gemme del Monferrato

È mattino presto, la brina e i primi raggi del sole fanno capolino tra le nebbie che lentamente si diradano, scoprendo le dolci colline del Monferrato, localmente chiamate “bricchi”. Mentre il sole lentamente sale, i colori tenui dal rosa all’arancio tingono i vigneti e i raggi fanno brillare i cristalli di ghiaccio sulle viti di Barbera. Si respira un profumo di storia su queste colline patrimonio dell’ UNESCO dal 2014 e che per secoli hanno visto avvicendarsi eventi che hanno fatto la storia d’Italia.

Grazie all’impeccabile organizzazione di Maddalena Mazzeschi, scopro luoghi meravigliosi alla scoperta della Cantina Cooperativa Vinchio Vaglio.

Oggi la produzione totale vede la Barbera come vitigno protagonista indiscusso. La maggior parte della produzione è nelle mani di un esclusivo gruppo di 30/35 soci della Cantina Cooperativa. Nizza Monferrato, dunque, non è solo un luogo di straordinaria bellezza paesaggistica, ma anche un punto di riferimento nel mondo vinicolo, dove la tradizione si unisce alla modernità. Gli enologi in sinergia con uno staff specializzato di professionisti, curano ogni aspetto dalla gestione dei vigneti di ogni conferitore, al trasporto in cantina, alla vinificazione, all’ affinamento e imbottigliamento.

Ogni conferitore viene seguito attentamente, con pratiche agricole mirate a ottenere uve di altissima qualità. Il trasporto delle uve in cantina è un momento cruciale, dove la delicatezza e l’attenzione sono fondamentali per preservarne l’integrità. Una volta giunte in cantina, le uve sono sottoposte a vinificazione, un processo guidato dalla maestria degli enologi, che sanno esaltare al massimo le caratteristiche di ogni varietà. Dopo la vinificazione, segue l’affinamento, dove il tempo e la cura sono essenziali per permettere al vino di sviluppare complessità e armonia. Infine, l’imbottigliamento, fase finale del processo, è eseguito con precisione chirurgica per garantire che ogni bottiglia sia un’opera d’arte pronta per essere gustata.

I vini degustati sono stati apprezzati da tutti i presenti tra cui l’amica e collega di 20Italie Olga Schiaffino

  1. Sorì dei Mori – Barbera d’Asti DOCG 2022
  2. I Tre Vescovi – Barbera d’Asti Superiore DOCG 2022
  3. Vigne Vecchie 50 – Barbera d’Asti DOCG 2021
  4. Laudana – Nizza DOCG 2020
  5. Vigne Vecchie – Barbera d’Asti Superiore DOCG 2019
  6. Sei Vigne Insynthesis – Nizza DOCG 2019

Piemonte: Crotin 1897 – i loro vini e la piccola grotta di affinamento

di Olga Sofia Schiaffino

Maretto (AT) è un paese di  poco più di trecento abitanti, posizionati su di una collinetta a quindici minuti da Asti, dove il tempo sembra aver rallentato quasi fino a fermarsi.

Il ruggito di un moderno trattore mi riporta al presente, nel suo lento avvicinarsi mentre mi obbliga a lasciargli spazio a lato della strada, prima di imboccare l’ultima curva per arrivare in cantina dal giovane enologo Corrado Russo dell’azienda Crotin 1897.

Il posto è molto bello: si gode un ampio panorama e la cascina ospita un agriturismo con camere accoglienti e, dietro una siepe, uno spazio relax con tanto di piscina. In cucina il fratello gemello di Corrado, Marcello Russo, confeziona piatti squisiti, coniugando la produzione dell’orto alla genuinità della cucina piemontese.

Corrado mi mostra il luogo che ha dato il nome all’azienda: in dialetto Crota è “ la grotta” e Crotin un antro ancora più piccolo. Scendendo le scale si arriva a una ampia stanza, usata anche per accogliere i visitatori per le degustazioni e poi, attraverso un passaggio angusto, si arriva alle fondamenta dello stabile ove si legge in una rientranza Crotin 1897.

L’azienda è nata nel 2002 con la prima di generazione di imbottigliatori e dal 2018 è certificata biologica; vengono coltivati in tutto 14 ettari, di cui 7 nei comuni intorno a Maretto, dove regnano anche la Freisa, il Grignolino e le due rare varietà a bacca bianca Bussanello e Malvasia Moscata.

Altri 7 ettari invece a Cocconato (AT), ove albergano Barbera e Nebbiolo. I suoli sono piuttosto omogenei, con buone componenti di sabbia e di argilla e ricchi di conchiglie fossili, a testimonianza che anticamente quel territorio era occupato dal mare.

Il Bussanello  è un vitigno a bacca bianca, creato dal prof. Dalmasso nel 1938, dall’incrocio tra Riesling Italico e Furmint.

La Malvasia Moscata è una varietà autoctona che occupava, fino a due secoli orsono, gran parte delle vigne piemontesi; essendo delicata e sensibile all’oidio, le si preferì il Moscato Bianco. La scelta di una vinificazione a secco, però, risulta davvero interessante.

Corrado è rimasto affascinato dal mondo del vino sin da piccolo, quando seguiva il nonno in cantina e in vigna, tanto da decidere di intraprendere gli studi di enologia facendone una professione. Crede fermamente nella necessità di ottenere un frutto sano da avviare alla vinificazione, limitando il più possibile l’intervento in cantina e preferendo l’utilizzo di lieviti indigeni.

Si preferiscono contenitori in acciaio inox e cemento per le vinificazioni e gli affinamenti; solo i vini destinati per le tipologie Freisa Superiore e Albarossa prevedono un passaggio in legno.

Di seguito i campioni degustati. Tutti hanno personalità e carattere, per nulla banali e con il timbro riconoscibile del varietale.

Bussanello 2022: luminoso giallo dorato trasparente. Dodici ore di macerazione a freddo a temperatura controllata e 16 giorni di fermentazione. La vendemmia è stata anticipata per preservarne l’acidità. Avvolgente naso floreale, note di pesca e cedro. Sorso piacevole, pieno e fresco. Chiude su un finale delicato di mandorla dolce. Prodotto in circa 3000 bottiglie, dal buon potenziale evolutivo.

Vino bianco 2019 Camporotondo: varietà Malvasia Moscata. Color giallo paglierino dai guizzi dorati. Il 30% della massa fermenta insieme alle bucce; dalla 2021 si è scelto di operare in tal senso sulla totalità dell’uva. Corredo olfattivo appagante, con descrittori aromatici di rosa canina, rosolio, litchi e trifoglio. Pulito e coerente tra gusto ed olfatto con chiosa sapida.

Piemonte Rosato Malvento 2022: da Nebbiolo in purezza. Dopo una pressatura soffice dei grappoli, fermenta in acciaio. Si producono circa 20 ettolitri per anno. Ammaliante rosa salmone chiaro, da piccoli frutti rossi di bosco, buona persistenza e decisamente gradevole.

Grignolino d’Asti Doc San Pantelu 2021: un vitigno davvero difficile da vinificare, ma Corrado lo rende al meglio delle possibilità. Uve raccolte a piena maturazione, cinque giorni di macerazione sulle bucce, maturazione in cemento. Fragola, pepe bianco, trama tannica appena accennata, sapido in chiusura, stupenda speziatura e finale persistente. Perfetto con i piatti di pesce. Un vero colpo di fulmine!

Barbera D’Asti  Docg La Martina2021: Barbera 100% , vendemmia leggermente anticipata, 40 giorni di fermentazione ed utilizzo soltanto di tini in acciaio. Naso elegante ed espressivo da frutta rossa succosa, petali di rosa, note balsamica e di uva spina. Affascina per pulizia di profumi e per complessità. Sorso agile, fresco e sapido in chiusura.

Monferrato Doc  Nebbiolo 2021: lunga macerazione sulle bucce e sosta in cemento. Prima annata in commercio. Rosso rubino luminoso. Sentori floreali, di frutti rossi su finale di cipria e pepe bianco. Tannino presente, ma egregiamente integrato nella struttura del vino.

Freisa d’Asti Doc Aris 2021: macerazione per il 20 % a grappolo intero. Rosso rubino sfavillante, frutto presente e succoso, ciliegia marasca, viola, prugna rossa, note di affumicature. Verticale con tannino perfettamente integrato di buona persistenza e personalità.

Freisa d’Asti superiore Docg  Cisero 2018: da un vigneto di circa 70 anni, il vino fermenta e affina in tonneau da 500 litri. Intrigante complessità e note speziate che dialogano  con quelle di frutta matura.

Piemonte Doc  Albaris 2018: il vitigno Albarossa è anch’esso stato creato dal prof. Dalmasso, incrociando due varietà, il Nebbiolo di Dronero (Chatus) e Barbera.  Macerazioni di oltre 40 giorni. Matura in tonneaux per 2 anni seguiti da altri 2 in bottiglia. Note di frutta succosa, ciliegia, prugna, chiodi di garofano, cannella e vaniglia. Tannino preciso, maturo, dal sorso pieno e vibrante e dalla buona persistenza.

Crotin 1897 colpisce per i suoi vini puliti e sinceri, che lasciano parlare i varietali ed il terroir e che trasmettono al consumatore la passione di chi li produce.