Tra ulivi secolari e sapori mediterranei, il Cilento racconta sé stesso attraverso l’olio extravergine, intrecciando tradizione, ricerca e nuove visioni per il futuro.
C’è un momento, nel cuore dell’estate cilentana, in cui il paesaggio sembra parlare attraverso i suoi profumi. È accaduto il 10 luglio, nel giardino della Tenuta Botti a Massa di Vallo della Lucania, dove l’olio extravergine è diventato il filo conduttore di una serata capace di intrecciare gastronomia, cultura e riflessione sul futuro dell’olivicoltura e dell’agricultura.
“Il Territorio dell’Extra”, iniziativa ideata e promossa da Emilio Conti, settima generazione dello storico frantoio di famiglia fondato nel 1842, ha superato il format della tradizionale degustazione per diventare un percorso esperienziale dedicato all’olio extravergine di oliva quale espressione autentica del paesaggio, della cultura e dell’identità cilentana.

Una sessantina di ospiti ha preso parte a un itinerario sensoriale costruito attorno al valore dell’extravergine, non solo come alimento di eccellenza, ma come chiave di lettura del territorio e della sua evoluzione.
Emilio Conti: il rigore della scienza al servizio della cultura olearia
Dietro l’impeccabile regia dell’evento emerge la visione di Emilio Conti, erede di una famiglia che da quasi due secoli custodisce e rinnova una delle più significative realtà olearie del Cilento.
La laurea in Ingegneria Meccanica rappresenta il punto di partenza di un percorso che lo conduce a dedicarsi interamente all’olivicoltura e all’arte molitoria, coniugando tradizione familiare, metodo scientifico e formazione specialistica come assaggiatore professionista presso l’O.N.A.O.O. di Imperia.
Nel corso degli anni Conti si è distinto come promotore della cultura dell’olio extravergine di qualità, collaborando con autorevoli studiosi, tra cui il professor Primo Fontanazza, e maturando importanti esperienze internazionali come consulente in Cile, in altri Paesi del Sud America e in Sudafrica.

Tra i riconoscimenti più prestigiosi figura quello ottenuto nel 2008 dall’olio “Il Sogno” della famiglia Bertolli, prodotto presso il Frantoio Conti e proclamato miglior olio al mondo a seguito di una selezione anonima. Già socio Federolio e componente del Consiglio Direttivo Unifol, oggi è Presidente del Consorzio di Tutela Olio DOP Cilento, ruolo attraverso il quale continua a promuovere l’extravergine come patrimonio culturale, economico e identitario.
Il gusto come racconto del territorio
La cifra estetica dell’evento porta la firma di Sara De Marco, wedding ed event planner cilentana che ha curato integralmente concept, progettazione e allestimento della serata.
Materiali naturali, cromie ispirate al paesaggio mediterraneo e dettagli botanici hanno dato vita a una tavola di grande eleganza, concepita non come semplice elemento scenografico, ma come parte integrante del racconto. Ogni dettaglio contribuiva a costruire un’atmosfera coerente con la filosofia dell’iniziativa, nella quale estetica e contenuto procedevano in perfetto equilibrio.
Su questo raffinato scenario si è inserito il lavoro di Hera Catering, che ha gestito con puntualità e professionalità la preparazione delle portate e il servizio, accompagnando gli ospiti lungo un percorso gastronomico pensato per valorizzare le produzioni del territorio.
Le isole del gusto hanno accolto i partecipanti con pizze fritte preparate al momento, zeppole realizzate con gli ortaggi dell’Azienda Agricola Conti e bruschette arricchite da verdure di stagione. Preparazioni di apparente semplicità nelle quali l’olio extravergine non era un complemento, ma il filo conduttore dell’intera esperienza gastronomica.

Tra i momenti più originali della serata si è distinto il maestro gelatiere Enzo Crivella con il Gelato EVO “Conti dal 1842” Sale & Pepe, una proposta che ha saputo interpretare l’extravergine in chiave contemporanea, dimostrando la straordinaria versatilità di questo ingrediente anche nel mondo della gelateria artigianale.
Ad accompagnare il percorso sensoriale, l’Isola del Vino e dei Drink ha proposto una selezione di etichette delle cantine Sciore, De Conciliis e Magnoni, accanto a cocktail, aperitivi analcolici e acque aromatiche alla menta e al rosmarino, in un equilibrio coerente tra territorialità e freschezza.
Sulla grande tavolata si sono quindi susseguite le portate della cena. L’insalata di fagioli cannellini del Cilento con cipolla bianca di Vatolla ha valorizzato l’extravergine “Conti dal 1842”, mentre la tradizionale pasta e patate “Azzeccata”, simbolo della cucina cilentana, ha trovato nell’olio “Orti di San Paolo” il naturale complemento aromatico.
La terza proposta ha celebrato alcune delle più rappresentative produzioni agroalimentari del territorio: la soppressata del Salumificio Tomeo, il capocollo del Piccolo Salumificio Artigianale di Gioi, il caprino della Tenuta Principe Mazzacane, la ricottina di bufala del Caseificio Carrozza, la celebre mozzarella nella mortella dell’azienda agricola Cicco di Buono di Adolfo Valiante e una selezione di ortaggi stagionali dell’Azienda Agricola Conti.
A chiudere il percorso, la frutta fresca e il tradizionale Cannolo Cilentano hanno ribadito una filosofia gastronomica fondata sul rispetto della materia prima e sulla valorizzazione delle produzioni locali.

Un laboratorio di idee per il futuro dell’olivicoltura
L’incontro è stato anche occasione di confronto sulle prospettive dell’olivicoltura italiana, riunendo rappresentanti delle istituzioni, del mondo produttivo, della ricerca e dell’associazionismo.
Il presidente di Coldiretti Campania, Ettore Bellelli, ha richiamato l’attenzione sulla tutela dell’origine e sulle criticità del codice doganale europeo, mentre gli interventi di Galli e Marcantuono hanno approfondito il ruolo dell’innovazione tecnologica nella gestione dell’oliveto. Quaglia, per Agrioli, e Nampoli, per Opi Evo, hanno invece posto l’accento sulla necessità di rafforzare le reti tra imprese e territori.
Particolarmente significativa anche la testimonianza di Francesca Garace della Fattoria Parco degli Ulivi di Francica, consorte di Emilio, esempio concreto di collaborazione tra Calabria e Cilento. Ad arricchire la serata è stata la presenza del professor Pasquale Persico, di Don Luigi Rossi, di Maurizio Puglisi e del giornalista Gaetano Bellotta, offrendo riflessioni sul valore della cultura, della comunità e della narrazione nella costruzione dell’identità territoriale.

Le storie che generano futuro
Tra gli aspetti più interessanti dell’iniziativa è emersa la presenza di una comunità internazionale che ha scelto il Cilento come luogo di vita e di progettualità.
Emblematica la testimonianza di Gina, dalla lontana Baviera, promotrice a Gioi di un laboratorio didattico dedicato ai bambini tedeschi, capace di coniugare educazione ambientale, ospitalità e percorsi di digital detox. Sempre dalla Germania, Suzanne, regista e autrice, e Hanz, musicista e costruttore di fisarmoniche, che hanno trovato nel borgo di Villammare un nuovo spazio creativo. A completare il quadro, Marco Radano, esperto di marketing internazionale, oggi impegnato nella valorizzazione del comparto vitivinicolo cilentano.
Esperienze diverse ma accomunate dalla convinzione che il Cilento possa ancora attrarre competenze, creatività e nuove progettualità.

Una sfida culturale prima ancora che agricola
Il confronto ha evidenziato le principali criticità del comparto: la frammentazione amministrativa, le difficoltà di accesso al credito per le nuove generazioni e la necessità di sostenere con maggiore decisione la meccanizzazione attraverso gli strumenti dello sviluppo rurale.
Parallelamente sono emersi esempi concreti di innovazione. Dai percorsi educativi e turistici sviluppati da Gina fino all’agricoltura di precisione adottata da Emilio Conti attraverso le centraline predittive Elaisian, l’evento ha mostrato come sostenibilità, tecnologia e valorizzazione del territorio possano convivere in un unico modello di sviluppo.
“Il Territorio dell’Extra” ha così confermato che un grande olio extravergine non racconta soltanto una cultivar o una tecnica di estrazione: custodisce la memoria di un paesaggio, il sapere di una comunità e la capacità di generare relazioni, cultura e futuro. Quando ricerca, impresa, gastronomia e territorio dialogano con una visione condivisa, l’extravergine diventa molto più di un’eccellenza alimentare: si afferma come autentico ambasciatore di identità e sviluppo.
“Custodire un uliveto significa proteggere un paesaggio; produrre un grande olio significa consegnarne la memoria alle generazioni future.”



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