Vinitaly 2025: presentata in anteprima la mappa geoviticola di Montalcino

N.d.r. Lo studio delle zone nel mondo vitivinicolo ha acquisito rilevanza da oltre vent’anni, seguendo gli esempi francesi già dell’800. Parleremo approfonditamente della novità assoluta del Vinitaly 2025, nell’articolo a doppia firma di Adriano Romano e Ombretta Ferretto, inviati per 20Italie.

In Italia, dopo il Piemonte è stata la Toscana a muoversi velocemente nello studio dell’interazione vite-ambiente, mirando alla valorizzazione del territorio e della sua vocazione agricola. Non ci si ferma alle indagini pedologiche, agronomiche delle zone delimitate cartograficamente, ma si impiegano sistemi GIS (Geographic Information System) per catalogare i dati complessivi del territorio. Entra dunque in gioco la capillarità delle rilevazioni.

Il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino ha affidato a un team multi-specialistico la realizzazione di uno strumento ufficiale per raccontare i caratteri identitari del vigneto Montalcino. Con la oculata e sapiente guida di due esperti Master of Wine, come Gabriele Gorelli e Andrea Lonardi, insieme al coordinamento scientifico di Emilio Machetti (Copernico),  è stato compiuto il primo passo verso un sistema unico di rilevazione tra i più complessi esistenti al mondo.

Entrano in gioco diversi strati dello studio dell’ambiente, partendo dalla geologia  e dall’altimetria fino alla puntuale rilevazione climatica di media delle temperature, dell’andamento di piogge e venti, della capacità per ogni terreno di trattenere la ricchezza pluviale e moderare l’effetto delle cosiddette bombe d’acqua sempre più frequenti.

Il Presidente Fabrizio Bindocci un introdotto la mappa tridimensionale, spiccata trasposizione dei dati digitali, che non fa semplice zonazione nel senso “selettivo” francese, ma mira all’unificazione attraverso la ricomprensione analitica di tutti i caratteri del terroir ilcinese.

Tutte le 209 aziende produttrici di Brunello sostengono attivamente tale metodo, permettendo l’installazione di centraline di misurazione Netsens, in grado di funzionare integrando dati in tempi certi e coerenti, per una completezza di analisi momento per momento, che dia fluidità alla lettura dei dati e permetta previsioni puntuali. È questo uno standard di riferimento in corso di adozione anche da altri areali in Italia, la cui elaborazione nasce da una ricerca delle Università di Milano Bicocca e di Brescia.

Gabriele Gorelli (MW) presenta quindi i dettagli del lavoro svolto: <<La fase 1 che presentiamo alla stampa vedrà successivi passi a cadenza regolare. Cominciamo dal risultato di questo progetto: la mappa presenta tutte le informazioni su bordi di confine delle tenute, le loro dimensioni e il perimetro in dettaglio di ogni singola produzione. L’obiettivo è far emergere Montalcino come areale e la sua diversità. Sono annotate le altitudini e i dettagli pedoclimatici come l’orientamento dei vigneti e il loro drenaggio naturale riferito ai tre fiumi che abbracciano l’area di Montalcino. La rilevazione presenta anche l’origine geologica dei suoli e le loro specificità e diversità. A complemento, abbiamo il monitoraggio per l’intero anno delle temperature e delle piogge, con minimi e massimi e la media stagionale>>.

L’altro progetto che si accompagna alla mappa è Brunello Forma 2020,  che interagisce con la nostra mappa, un nuovo modello di valutazione delle vendemmie. Abbiamo iniziato con il 2014 valutando da 1 a 5 stelle a ogni annata e l’aggiunta di una sintesi di definizione che è sia contemporanea e sia generata tramite AI. 

Sono dati oggettivi, autorevoli e non autoreferenziati. Le serie storiche di dati acquisiti partono da 3 vecchie stazioni meteo, arrivando a 39 stazioni nel 2019, a 100 quest’anno e mirando ad un minimo di 209 entro il 2027.

Andrea Lonardi (MW) continua nel dettaglio del lavoro: <<Abbiamo integrato assieme diverse competenze, dai raccoglitori di dati ai viticoltori, ma il concetto è unico: studiare la relazione di elementi fissi come i dati geologici con gli eventi variabili rilevanti della meteorologia. L’elemento più variabile è però il vitigno stesso, il Sangiovese. Gli elementi meteo lo influenzano così tanto che nel progetto per noi è necessario misurare le variazioni per singolo podere, con l’obiettivo di ottenere la massima varietà di espressione>>. 

Da ultimo, vengono misurate la portata e le temperature dei fiumi che determinano l’areale: tali variazioni, poste in base alla direzione geografica nelle quattro macrozone N/E – N/W – S/E – S/W, rappresentano l’esposizione, altimetrologia, pedologia e la geologia.

Gabrielle Gorelli conclude: <<Giungiamo perciò  a una mappa diversa dal generico, poiché sovrappone gli strati e riguarda ai dati politici, come la densità degli abitanti per ogni punto specifico della mappa, elaborando le progressive mutazioni strato per strato e producendo una carta in 3D progressivamente aggiornata con regolari pubblicazioni. Ogni membro del Consorzio potrà inoltre presentare campioni da vasca — finora 57 per la vendemmia 2022 — consentendoci l’analisi chimica che misura l’impatto del clima sulle loro  caratteristiche organolettiche, più che la dimensione chimica del vino>>.

L’obiettivo dichiarato non è quello di creare una classifica dei migliori vini in confronto, come in altre zonazioni nel mondo, ma di promuovere le caratteristiche individuali di ogni vigneto nell’annata in corso e aiutare le correzioni di processo nelle vinificazioni di ogni produttore. Il team ha presentato, quindi, la definizione qualitativa per l’annata 2020 giudicata “Accattivante Brillante Succulenta”. Il 2020 infatti ha avuto un decorso stagionale caldo e soleggiato ma mai aggressivo. Questo andamento climatico ha prodotto vini attraenti e intriganti, bevibili sin da subito, caratterizzati da freschezza e vivacità, da un frutto nitido e preciso e dai tratti salini distintivi. La tensione tra succosità e integrità di frutto unita a tannini ben delineati e agili, ne ha determinato il carattere succulento.

La mappa sarà uno strumento unico e distintivo: unica, perché per la prima volta un territorio viticolo viene mappato attraverso un sistema che prevede più livelli di analisi. Distintivo perché riferendosi al territorio di Montalcino – un quadrilatero di base diciassette chilometri e altezza diciotto –  si propone di veicolarne l’unicità.

La seconda fase del progetto ha previsto il coinvolgimento di otto Master of Wine, tra cui Gorelli e Lonardi, che hanno valutato alla cieca un numero significativo di campioni di Brunello di Montalcino 2020 alla luce dei dati prodotti dalla mappa geo-viticola.

Al termine della presentazione, la degustazione ha interessato sei Brunello di Montalcino, provenienti da sei diverse aree del territorio, ognuna di esse “esposta” a elementi diversi della mappa geoviticola. Di ciascun campione, sono stati forniti oltre ai dati più canonici, come tipologia del suolo e altitudine, anche i dati relativi all’andamento atmosferico nello specifico sito: escursione termica giornaliera, livello di precipitazioni, picchi di calore e loro distribuzione durante la stagione vegetativa.

LA DEGUSTAZIONE

Il primo campione è stato il Brunello di Montalcino 2020 Ugolforte di Tenuta San Giorgio, azienda situata nell’angolo sud-est dell’areale a Castelnuovo Abate. Naso speziato e presenza definita di frutto e fiore scuro; al palato è gustoso, con sentori umami e chiusura sapida, uno dei tratti comuni di questa annata.

Brunello di Montalcino 2020 di Baricci proviene invece da Montosoli, a nord. Il campione degustato è balsamico, con una chiara impronta mediterranea, di sorso fresco e appagante.

Passiamo poi all’angolo sud-ovest dell’areale, con Brunello di Montalcino 2020 Paesaggio Inatteso di Camigliano. Naso fruttato molto definito, al palato si offre snello e disteso con evidenti sentori di erbe mediterranee.

Sbuffi di cipria e gesso, uniti al frutto croccante e alla freschezza agrumata, sono invece la cifra distintiva del Brunello di Montalcino 2020 di Castello Romitorio, di nuovo a nord dell’areale.

Il Brunello di Montalcino 2020 Castelgiocondo di Frescobaldi proviene invece dalla parte ovest e si esprime con naso elegante che ricorda la polvere di borotalco mentre al palato è caldo, avvolgente, con chiusura asciugante.

Per chiudere Brunello di Montalcino 2020 Collemattoni, le cui uve provengono da diversi siti collocati nella parte sud del territorio. Si distingue per il frutto rosso sotto spirito, sorso balsamico caldo e tannino graffiante.

Montalcino: tutte le novità presenti al Vinitaly

La nuova mappa geoviticola di Montalcino e Red Montalcino

Il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino ha presentato una novità che segnerà la svolta nella produzione dei vini di Montalcino. La crescente attenzione alle nuove tendenze di mercato e alle esigenze di consumatori sempre più attenti e consapevoli ha infatti reso necessaria una strategia di riorganizzazione territoriale.

Nasce così la nuova mappa dei vigneti di Montalcino, uno strumento pensato per raccontare in modo oggettivo e scientificamente fondato le peculiarità identitarie di questo straordinario territorio. (N.d.r. In questo articolo ci limiteremo a un accenno tecnico, rimandando all’approfondimento curato dai colleghi di 20Italie Ombretta Ferretto e Adriano Romano).

La mappa è stata presentata dal Presidente del Consorzio Brunello di Montalcino Fabrizio Bindocci, insieme ai Master of Wine Gabriele Gorelli e Andrea Lonardi. Fondamentale anche il contributo di Marco Antoni e del Geologo Emilio Machetti della Società Copernico, che hanno curato le attività di ricerca, sviluppo e raccolta dati, frutto di studi approfonditi e accurati su tutto il territorio di Montalcino.

Si tratta di uno dei sistemi più complessi e articolati mai realizzati per analizzare e caratterizzare un territorio vitivinicolo, basato su molteplici fattori:

  • La componente geologica dei suoli
  • Il clima
  • La media delle temperature
  • La media delle precipitazioni
  • I venti
  • L’esposizione
  • L’altimetria

Fabrizio Bindocci, Presidente del Consorzio, ha dichiarato:

“La nuova mappa non presuppone una zonazione rigida del territorio, ma un’unificazione che tiene conto di tutti gli aspetti morfologici dei vigneti. La sua realizzazione, di proprietà intellettuale del Consorzio, è stata possibile grazie a un team di professionisti che vive, lavora e conosce a fondo Montalcino. Le aziende hanno sostenuto questo approccio metodologico, fornendo dati puntuali che contribuiscono a definire le peculiarità del nostro territorio. La mappa costituisce uno standard di riferimento utile per ogni realtà produttiva, offrendo un dettaglio più accurato sulla posizione territoriale di ciascun vigneto. L’unicità di ogni vino nasce proprio dall’interazione tra suolo, clima e tutti i fattori oggetto di questo studio.”

Uno strumento prezioso, quindi, che non solo valorizza il Brunello di Montalcino, ma offre ai produttori e agli appassionati una chiave di lettura nuova, più precisa e scientifica, per comprendere il legame indissolubile tra vino e territorio.

Red Montalcino: la voce contemporanea del Rosso

Se il Brunello è il patriarca carismatico di Montalcino, il Rosso di Montalcino è l’anima giovane e brillante. Non chiamiamolo “fratello minore”: il Rosso di Montalcino è un vino dalla personalità decisa, prodotto con 100% Sangiovese (Grosso), con un approccio più diretto e immediato.

La differenza sta tutta nel tempo: affinamento minimo di un anno, meno legno, più freschezza. Un vino che sprigiona profumi intensi di ciliegia, lampone, mora, intrecciati a note floreali e speziate, con un sorso snello, sapido e di grande bevibilità.

E la grande novità?

Montalcino amplia i suoi confini produttivi: dai precedenti 510 ettari dedicati al Rosso, si passa ad 860 ettari a fronte di una domanda che cresce, in particolare sui mercati internazionali.
Un segnale chiaro: il Rosso di Montalcino non è più un comprimario, ma un protagonista capace di conquistare i palati più attenti.


Le Annate 2023 e 2022: due interpretazioni, una sola anima

2023
Annata fresca e complessa. Il germogliamento tardivo di aprile, le abbondanti piogge di primavera e un’estate senza eccessi hanno regalato uve equilibrate e una maturazione fenolica eccellente. Vendemmia che punta sulla finezza e sull’eleganza.

2022
Decisamente diversa dalla precedente: calda, secca, con picchi sopra i 35°C per oltre un mese. Le piogge estive hanno salvato il raccolto, anticipato e generoso. Vini intensi, concentrati, dai tannini presenti ma armonici, saporiti e densi. Una versione potente e strutturata del Rosso di Montalcino.


In Degustazione: il Rosso come non l’avete mai sentito

Tenute Silvio Nardi 2023
Fine, elegante, con note di sottobosco e frutti rossi. Sorso agile e verticale, tannino sottile e freschezza che invita a un nuovo sorso.

Campogiovanni 2023
Intenso, con sentori di frutti rossi maturi, muschio e pepe nero. Un sorso avvolgente, speziato e ricco.

Val di Suga 2023
Profondo e raffinato, tra rabarbaro, china ed erbe aromatiche. Alterna dolcezza e amaro in un sorso dinamico e setoso.

Fattoi 2023
Deciso e complesso, tra spezie, ferro e confettura di visciole. Profondo e persistente.

La Magia 2023
Profumi di frutti rossi, spezie e torba. In bocca caffè, cacao e spezie in un finale rotondo e armonico.

Sesti 2022
Classico, con note di violetta, tabacco e mandorla amara. Fresco e balsamico, fedele al Sangiovese.

Fanti 2022
Potente e complesso, con ciliegia, visciole e spezie dolci. Sorso ampio, strutturato, da invecchiamento.

Col d’Orcia Vigna Banditella
Complesso e misurato. Profumi che si svelano con il tempo, tra frutta dolce, spezie e note amare. Beva dinamica e persistente.


Il Rosso di Montalcino ha conquistato un ruolo da protagonista, con una voce moderna, fresca e autentica, capace di accogliere chi cerca nel calice una storia da bere fatta di terra, passione e prospettiva.

Un viaggio tra i versanti dell’Etna con Gambero Rosso a Vinitaly 2025

La degustazione condotta da Gianni Fabrizio curatore Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso a Vinitaly

Un momento di approfondimento insieme a Gianni Fabrizio e al presidente del Consorzio Etna Doc Francesco Cambria sulla grande diversità che possono esprimere i vini etnei, sia che siano fatti con l’uva bianca autoctona, il Carricante o con il Nerello Mascalese.

Questa peculiarità, di avere microclimi e tipologie di suoli diversi, è sicuramente dovuta all’altitudine, all’esposizione, all’influenza del mare ed alla stratificazione delle colate laviche, testimoni dell’attività del vulcano attivo più alto d’Europa. Grandi sono le escursioni termiche che si possono avere soprattutto in estate, anche con 20°C di differenza tra il giorno e la notte.

Gianni Fabrizio ha ricordato la previsione fatta in passato, successivamente avverata: era certo che questo territorio avrebbe fatto molto parlare di sé. Negli ultimi 15 anni è diventato un punto di riferimento non solo per la Sicilia ma per l’Italia intera del vino.

La caratteristica dei vini dell’Etna, bianchi o rossi che siano, è anche il grande potenziale di invecchiamento: il Carricante è un vitigno a bacca bianca straordinario e acquisisce nel tempo sentori di pietra focaia e di idrocarburo e il prodotto che si ottiene è sempre sorretto da una vibrante acidità.

Francesco Cambria ha aggiunto che il successo dei vini dell’Etna è stato decretato dal gradimento dei consumatori e degli operatori del settore, che hanno apprezzato le mille sfumature che possono cogliersi, rendendo una bottiglia diversa dall’altra. Proprio per esaltare questa variabilità, unicità ed espressività, a partire dal  2011 il Consorzio ha approvato nel disciplinare la possibilità di indicare nei etichetta le Contrade di provenienza (una sorta di UGA).

I versanti del Vulcano Etna sono terrazzati ed è possibile scorgere in alcune vigne delle piante centenarie, condotte ad alberello, a piede franco. I suoli vulcanici sono infatti sempre stati un ostacolo alla diffusione della fillossera. In queste condizioni la meccanizzazione è impossibile e le lavorazioni avvengono manualmente.

Le aziende che producono vino sull’Etna, per lo più di piccole dimensioni, sono oggi circa 470: non solo vignaioli locali, ma anche celebrità staniere e italiane (Angelo Gaja, ad esempio) hanno voluto investire sul territorio.

La degustazione, a bottiglie coperte, si è articolata in 9 campioni: 3 bianchi, un rosato e 5 rossi.

Solo alla fine sono stati comunicati i nome delle aziende dei vini serviti, che per maggiore fruibilità, riporto di seguito.

Etna Bianco 2023 Tenuta Ballasanti – Versante Est, zona di Mascali. Vinificazione in acciaio, profumi delicati di acacia e buccia di limone. Caratteristica sapidità.

Etna Bianco “A Puddara” 2023 Tenuta di Fessina – Versante Sud, zona di Biancavilla. Un colore più intenso con bagliori dorati. Nota speziata dolce che ricorda la vaniglia e poi sentori agrumati. Mantiene con la sensazione salata il rapporto con il territorio di origine.

Etna Bianco Superiore Contrada Villagrande 2021 Barone di Villagrande – Versante Est, zona di Milo. Vino di una azienda storica che ha visto e partecipato alla nascita della Doc. Mimosa, acacia, cedro, pietra focaia. In bocca è preciso, affilato e si allunga in chiusura con una nota salina.

Etna Rosato Tre Versanti 2024 Giovinco – Le uve di Nerello Mascalese provengono dai  tre versanti e questa tipologia rappresenta una vera sfida ai mercati: il colore ricorda la Provenza, al naso si apprezzano piccoli frutti rossi freschi e succosi e una gradevole nota floreale.

Etna Rosso Contrada Monte Serra 2022 Benanti – Versante Sud-Est. Affinamento in botte grande. Espressione in purezza di Nerello Mascalese di un’altra azienda storica etnea, si apprezzano i sentori di viola mammola, frutta rossa, l’elicriso, il pepe. Tannino che si integra nel vino in modo discreto, componendo un quadro gusto olfattivo molto piacevole ed equilibrato.

Etna Rosso San Lorenzo 2022 Girolamo Russo – Siamo nel versante Nord vicino a Passopisciaro. Colore rubino luminoso. Un vino che si riconosce per la sua eleganza olfattiva, la progressione del sorso, il tannino serico. Riesce sempre a emozionare.

Etna Rosso Piede Franco Quota 900 annata 2021 Tenute dei Ciclopi – Contrada Pino, versante Nord. Vinificazione in tini aperti e affinamento in barrique. Profilo olfattivo che ricorda la mora, il gelso, cardamomo, anice e chiodi di Garofano, scorza di arancia. Buona la persistenza e il tannino integrato magistralmente.

Etna Rosso Zottorinotto Riserva 2019 Cottanera – Versante Nord, Castiglione di Sicilia. Profilo floreale, con inserti fruttati di mirtillo, more, tè nero e un cenno di vaniglia. Tannino vellutato.

Etna Rosso Contrada Santo Spirito 2019 Palmento Costanzo – Versante Nord, Passopisciaro. Fermentazione in tini troncoconici di rovere e affinamento 24 mesi in botti di rovere francese e 12 mesi di bottiglia. Ciliegia, anche sotto spirito, spezie e accenni di pietra focaia. Finale lungo e persistente, con refoli balsamici.

Alla fine della presentazione, è stato proposto un abbinamento con il salmone di Upstream di Claudio Cerati, marinato dolcemente e affumicato con i legni di faggio dell’Appennino Emiliano. Una degustazione che ha confermato la versatilità dei due vitigni autoctoni dell’Etna e soprattutto la bella espressività di un terroir assolutamente unico e sempre in divenire, che vale la pena di conoscere meglio e di andare a esplorare.

Padiglione Alto Adige: i vini della Cantina San Michele Appiano a Vinitaly 2025

Andare al Vinitaly e non visitare il padiglione dell’Alto Adige equivale ad andare a Roma senza vedere il Papa. La visita è avvenuta presso lo stand della Cantina San Michele Appiano – St. Michael-Eppan e ad attendermi c’erano Stefania Mafalda, Alessia Telese di SMstudio e l’enologo Jakob Gasser. Alcune notizie aziendali precedono, come di consueto, le note sensoriali delle etichette degustate.

La Storia della Cantina di San Michele Appiano

La prestigiosa cantina cooperativa San Michele Appiano, fondata nel 1907, è una delle aziende più iconiche e importanti dell’Alto Adige. Al timone della cantina dal 1978 fino a chiusura 2024 il grande enologo Hans Terzer, che ha puntato da subito alla produzione di vini di elevata qualità. Il testimone passa ora al suo discepolo appena trentenne, JaKob Gasser, entrato in azienda nel 2017 e dal 2019 a stretto contatto con Hans Terzer. Giovane e dinamico, porta avanti il progetto con una visione innovativa e rispettosa sia delle tradizioni sia della sostenibilità ambientale. 

Il Terroir

Appiano si trova sulla Strada del Vino in Alto Adige alle porte delle Dolomiti e con oltre 1.000 ettari di vigna, è il più grande comune vitivinicolo altoatesino nel cuore della provincia di Bolzano. I 390 ettari di vigneti dei 320 soci produttori della Cantina sono posti su pendii soleggiati, dove la natura ha tutte le carte in regola per dare origine alla produzione di vini eccellenti. Un’ampia gamma tra bianchi e rossi, da uve Pinot Grigio, Chardonnay, Sauvignon Blanc, Pinot Nero, Pinot Bianco, Lagrein e Gewürztraminer, dà origine alle linee “Sanct Valentin”, “Fallwind” “Classica”, “Annate Storiche”, “The Wine Collection”e “Appius”.

La degustazione dei vini della Cantina San Michele Appiano

Pinot Bianco Eppan-Berg-Schulthaus Alto Adige Doc 2024 – Giallo paglierino, emana sentori di fiori di campo, mela, pera, albicocca e cedro; il sorso è fresco e saporito, setoso, armonioso e delizioso.

Chardonnay Sanct Valentin Alto Adige Doc 2022 – Giallo paglierino dai riflessi dorati, rimanda a sentori di fiori di gelsomino, pera, melone, ananas e nuance di burro fuso. Gusto delicato, fresco, appagante e avvolgente.

Sauvignon Sanct Valentin Alto Adige Doc 2023 – Paglierino luminoso, al naso esprime subito sentori di fiori di sambuco, salvia, mango e ananas. Al gusto è leggiadro, fine, suadente, e persistente.

Gewürztraminer Sanct Valentin Alto Adige Doc 2023 – color oro brillante, sviluppa note di rosa bianca, litchi, frutto della passione e spezie orientali. Fresco e avvolgente in bocca, persiste a lungo.

Sauvignon Blanc The Wine Collection Alto Adige Doc 2020 – Giallo dorato, rivela note di pesca, frutta tropicale, pompelmo e vaniglia; il sorso è ricco, intenso, vellutato, coerente e duraturo.

Appius Alto Adige Doc 2020 – Dorato intenso, sprigiona rapidamente sentori di albicocca, frutta tropicale, vaniglia, passion-fruit, miele e agrumi. Al palato è avvolgente, cremoso e incredibilmente persistente.

Vinitaly 2025: visita al padiglione della Regione Lazio

Era il 1980 quando nelle sale cinematografiche uscì “L’aereo più pazzo del mondo”, e molti ricordano ancora quella celebre scena in cui si accendeva la scritta lampeggiante “PANICO”. Ecco, così, in modo un po’ surreale ma perfettamente realistico, è iniziata per molti operatori del settore la 57ª edizione di Vinitaly, tra timori legati agli annunciati dazi USA e tensioni internazionali. Ma, come spesso accade, la realtà ha superato ogni aspettativa, trasformando quel presunto “panico” in entusiasmo, concretezza e visione.

Vinitaly 2025 si è confermata una delle edizioni più dinamiche e strategiche degli ultimi anni. Non solo per l’ottimo afflusso di pubblico e operatori del settore, ma soprattutto per la qualità degli incontri business-oriented e l’energia percepita in ogni padiglione. Un segnale forte in un momento storico in cui il mondo del vino cerca nuove chiavi di lettura, nuove narrazioni, nuovi modi per emozionare e restare rilevante, specialmente tra i giovani e i consumatori più consapevoli.

E tra le regioni protagoniste, il Lazio ha lasciato un’impronta indelebile. Non solo per i suoi vini sempre più apprezzati, ma per un progetto ambizioso, visionario e fortemente identitario. Il nuovo padiglione del Lazio, posizionato in area Cangrande, è stato uno dei punti focali della manifestazione: 2.450 mq ispirati agli antichi acquedotti romani, con un concept architettonico firmato Westway Architects che ha unito la monumentalità della storia con l’essenzialità del design contemporaneo. Un’autentica opera d’arte al servizio della comunicazione territoriale.

Il piano inferiore ha accolto con eleganza la lounge istituzionale, gli stand delle 62 cantine partecipanti, e partner di prestigio come la Camera di Commercio di Roma, Acqua Filette, Fondazione Italiana Sommelier, Blu Banca e Di Marco. Il piano superiore, invece, è stato il cuore pulsante delle relazioni: area stampa, due sale masterclass, uno spazio ristorante stellato e tante opportunità per raccontare, confrontarsi, approfondire.

L’Assessore Giancarlo Righini ha sintetizzato così lo spirito dell’evento:

“Il 2025 sarà l’anno della consacrazione della nostra regione. Stiamo rivoluzionando il modo di raccontare il Lazio, offrendo una nuova narrazione che unisce tradizione, eccellenza produttiva e modernità. Il nostro padiglione è il biglietto da visita di una regione che non vuole più restare in ombra.”

Prosegue il Commissario di ARSIAL, Massimiliano Raffa:

“Abbiamo raddoppiato la nostra partecipazione alle fiere dal 2023 ad oggi. Gli investimenti sono saliti del 120%, e oggi portiamo il Lazio in prima linea, unendo il meglio del vino con la nostra cucina, la nostra storia, la nostra capacità di innovare.”

Il concept scelto per l’edizione 2025 è stato potente e poetico: LAZIO MONUMENTAL TASTE. Un invito a scoprire il gusto monumentale di una terra ricca di fascino, che fonde millenni di storia con l’eleganza di un calice ben fatto. Il vino come chiave di lettura di un’identità forte, che parla attraverso sapori, colori e profumi inconfondibili.

E proprio i numeri confermano il successo:

• 18.000 ettari di vigneti

• 3 DOCG, 27 DOC, 6 IGT

• 37 vitigni autoctoni

• Oltre 400 cantine attive

• Una vendemmia 2024 che ha raggiunto 730.000 ettolitri (+64% rispetto al 2023), con una netta prevalenza di vini bianchi (74%).

A rendere l’esperienza ancora più coinvolgente, un programma fittissimo:

• 8 masterclass blind tasting curate dalla Fondazione Italiana Sommelier

• 3 masterclass dedicate ai Consorzi del Lazio

• Una masterclass esclusiva firmata Gambero Rosso sui “Tre Bicchieri” laziali

• Un’area ristorante guidata da Marco Bottega (Aminta Resort, 1 stella Michelin), con apertura affidata allo chef Doriano Percibialli (La Locanda Dorica – Velletri), interprete raffinato del territorio dei Castelli Romani.

Presenti i Consorzi del Cesanese del Piglio, con la Presidente Pina Terenzi, dei vini Frascati con il Presidente Andrea Evangelisti e il Consorzio Roma DOC con la Presidente Rossella Macchia e, i relativi territori degnamente rappresentati dalle cantine presenti al Vinitaly. Non è mancato un momento di networking divertente e popolare: il Pinsa Party ha animato il padiglione la sera del 6 aprile, tra vini, musica e la regina della tradizione romana.

Vinitaly 2025 ha dimostrato che il vino è molto più di un prodotto: è un linguaggio, un’emozione, una finestra aperta sul futuro. E il Lazio, con il suo gusto monumentale, ha parlato forte e chiaro.

Vinitaly 2025: la degustazione guidata del Cinque di Tenuta Di Sipio

In occasione della 57° edizione di Vinitaly, dietro gentile invito del giornalista Marco Signori di Virtù Quotidiane, ho partecipato alla presentazione del Montepulciano d’Abruzzo 2017 “Cinque” – Tenuta Di Sipio.

La Tenuta si trova in Abruzzo a Ripa Teatina, in provincia di Chieti. I vigneti occupano una superficie di 70 ettari immersi tra i verdi rilievi collinari che da un lato degradano verso il mare Adriatico e dall’altro la catena montuosa della Maiella, il secondo massiccio più alto degli Appennini dopo il Gran Sasso.

Fondata all’inizio del nuovo millennio da Nicola Di Sipio, imprenditore di successo nel settore dell’automotive, Nicola ha acquisito la proprietà ed è partito, nel 2006, con il primo imbottigliamento. La cantina realizzata dall’architetto Rocco Valentini ben si integra nel contesto panoramico ed è vocata anche all’accoglienza degli enoturisti.

Un pregevole esempio di conservazione dell’architettura agricola dell’Abruzzo costiero integrato con innesti contemporanei in vetro e acciaio. La rivista Archilovers nel 2014 l’ha annoverata tra le prime dieci cantine di design al mondo. Al piano sotterraneo alloggiano vinificatori e barrique e sopra un’ampia sala per eventi tra mattoncini e vetri che creano un dialogo costante con il paesaggio esterno mozzafiato.

Un’antica villa del 1500, finemente ristrutturata, che tra gli ospiti illustri ha visto anche Gabriele d’Annunzio, una piscina a sfioro, un’altra sala per degustazioni ed in fase di completamento 8 suites aggiungono quel tocco finale di eleganza assoluta. Dal 2019 al timone dell’azienda c’è Paolo, figlio di Nicola.

Le etichette prodotte sono 15 ottenute dai 40 ettari coltivati in biologico, con varietà autoctone abruzzesi alle quali si affiancano quelle internazionali come Pinot Nero e Chardonnay per lo spumante Metodo Classico, il prodotto che ha dato il via al sogno vitivinicolo di Nicola Di Sipio. La produzione si attesta su circa 200 mila bottiglie annue. I

IL DI SIPIO 5

Il Di Sipio 5, assieme al Di Sipio 3, forma una coppia di vini che si riferiscono all’anno di nascita di Nicola, il 1953, e vuole rappresentare l’idea di eccellenza della cantina abruzzese. Per l’annata 2017 sono state prodotte soltanto 1.498 bottiglie, ognuna numerata. È il modo per rendere unico ogni esemplare di ‘5’, un vino che rappresenta il tributo di Di Sipio al tempo, alla terra e alla passione che Paolo ha ereditato dal padre.

Note di degustazione

Alla vista è rosso rubino profondo con sfumature granata. Al naso sviluppa sentori di prugne, mora di rovo, amarena, ribes nero, spezie dolci e liquirizia, con un sorso vellutato, pieno, appagante, coerente e persistente. La temperatura di servizio ideale è sui 18°C.

SCHEDA TECNICA

Origine e Vinificazione

• Uve: Montepulciano

• Raccolta: manuale a maturazione piena con attenta selezione dei grappoli ed acini perfettamente sani ed integri con vinaccioli lignificati.

• Vinificazione: Infusione e fermentazione a cappello sommerso temperatura 25-30°C e lunghissima macerazione post-fermentativa in tini troncoconici di rovere di Slavonia fino al momento dell’imbottigliamento.

Note del produttore

In media 2 o 3 volte ogni decennio alcuni grappoli raggiungono la desiderata concentrazione, maturazione aromatica e polifenolica. La progressiva e delicata estrazione avviene attraverso un’interminabile infusione macerativa all’interno di tini di rovere. Reazioni lentissime e interscambi nell’agglomerato integrale senza nessun travaso, trasformano con il tempo tutti i caratteri convenzionali. Frutto, spezie, consistenza e tannini assumono forme nuove ed un equilibrio inesplorato.

Amphora Revolution torna a Vinitaly, celebrando l’antica usanza della vinificazione in terracotta

In occasione della 57ª edizione di Vinitaly, alla Fiera di Verona, è tornato protagonista Amphora Revolution, progetto nato dalla collaborazione tra Merano WineFestival e Vinitaly, con un’area interamente dedicata alla vinificazione in anfora, una tecnica antichissima che oggi vive una nuova giovinezza.

Lo spazio espositivo, situato nel Padiglione 8 (stand A8-A9), ha accolto una selezione di eccellenze italiane che si sono distinte per l’uso sapiente delle giare di terracotta, utilizzate in tutte le fasi della vinificazione dalla fermentazione all’affinamento. L’iniziativa è un punto di riferimento per appassionati e professionisti interessati a un approccio produttivo che unisce storia, innovazione e sostenibilità.

Attraverso l’anfora si assiste a un ritorno alle origini del vino: questo stile di vinificazione ha infatti radici antichissime, risalenti a oltre 6.000 anni fa, nelle regioni del Caucaso. Oggi, sempre più vignaioli in Italia stanno riscoprendo tale pratica, affascinati dalla possibilità di produrre vini autentici, capaci di esprimere il carattere del vitigno e del territorio con grande trasparenza.

Le anfore, realizzate in terracotta non smaltata, permettono una micro-ossigenazione naturale che favorisce l’evoluzione del vino senza alterarne i profumi originari. A differenza del legno, la terracotta non rilascia aromi esterni, mantenendo intatto il profilo organolettico del vino e offrendo una lettura più pura e sincera della materia prima.

Questa tecnica produttiva si inserisce perfettamente in una visione moderna e consapevole, in risposta alle esigenze di sostenibilità ambientale e adattamento ai cambiamenti climatici.

A testimonianza della vitalità del settore, all’interno dell’area collettiva di Amphora Revolution, erano presenti dieci produttori italiani che lavorano con anfore, ciascuno con una propria interpretazione stilistica e filosofica. Accanto ai vini in terracotta, v’erano anche alcune esperienze legate alla viticoltura biologica e la salvaguardia dei vitigni autctoni e all’innovativo mondo dell’affinamento underwater, che prevede la maturazione delle bottiglie in ambienti marini.

In degustazione allo stand i vini prodotti in anfora delle seguenti cantine:

Nove Lune, Pietramatta, Piona, Jamin UnderWaterWines, Terre Antiche, Nima, Hadrianum, Luca Leggero Villareggia, A Mi Manera e La Vite – F.lli Lizzio.

Situata ad Atri in Abruzzo, la cantina Hadrianum coltiva vitigni autoctoni nei 20 ettari di vigneti tra i 150 e i 600 metri sul livello del mare. Nata nel 2018, vuole essere un alfiere della tradizione vitivinicola locale. Le anfore utilizzate per la vinificazione sono realizzate dai maestri ceramisti di Castelli (TE) con la “tecnica del colombino”, tradizione di più di 2000 anni. In degustazione il Pecorino Colli Aprutini Igt Naevia affinato in anfora e in acciaio, dal colore luminoso e dai sentori di erbe aromatiche, miele e albicocca e il Montepulciano d’Abruzzo Docg Colline Teramane Maximo, che regala note floreali, di frutta rossa matura, di pepe bianco e si offre con una trama tannica gradevolmente integrata.

Nove Lune è la cantina di Alessandro Sala che crede nell’utilizzo dei vitigni Piwi per contenere l’impatto delle pratiche agronomiche in vigna, nel rispetto totale della natura e del suo ecosistema. L’azienda nasce nel 2015 nell’Oasi Naturale della Valpredina, nel comune di Cenate di Sopra (BG) con la coltivazione di 4 varietà d’uva differenti. Per la vinificazione di Rukh, vino orange biologico ottenuto da un blend di Bronner e Johanniter, vengono utilizzate le anfore Tava: sulla bottiglia, è posto un sigillo di ceramica, la stessa utilizzata per il contenitore, che iscritto il nome del vino.

Pietramatta è l’azienda di Andrea Sala, che ha iniziato a seguire i vigneti di famiglia, situati sul colle di Loreto a Cenate di Sotto (BG) nel 1990 e che ha convertito la conduzione in biologico nel 2019. In degustazione Amber, un macerato da Souvignier Gris vinificato totalmente in anfora. Colore dorato, luminoso, al naso emergono sentori di fiori gialli, albicocca, timo, scorza di cedro. In bocca presenta una bella persistenza.

Luca Leggero opera a Villareggia, in provincia di Torino, coltivando Erbaluce e Nebbiolo che vinifica in anfora. La passione per la viticoltura è stata ereditata dal nonno: tradizione, innovazione e sostenibilità coesistono nel progetto di Luca. Erbaluce di Caluso Docg Rend Nen è un vino espressivo, che si propone con sentori di fiori bianchi, di pesca e frutta esotica. In bocca si apre, dimostrando buona struttura e chiusura sapida. Sosta circa 7 mesi in anfora a cui seguono 10 mesi in bottiglia.

La selezione dei vini presentati al banco è stata curata da Helmuth Köcher, fondatore del Merano WineFestival, insieme alle commissioni della Guida The WineHunter, da sempre punto di riferimento per la valorizzazione dell’eccellenza vitivinicola italiana. Amphora Revolution non è solo un’occasione per la celebrazione di una tecnica antica, ma anche una piattaforma per riflettere sul futuro del vino ed in un’epoca in cui la sostenibilità e l’identità territoriale sono valori centrali, la vinificazione in anfora si propone come simbolo di equilibrio tra tradizione e innovazione, artigianalità e ricerca, natura e cultura.

Amarone Opera Prima – l’annata 2020 del grande Rosso della Valpolicella

Nel centenario dalla nascita del Consorzio Tutela Vini della Valpolicella, arriva la presentazione alla stampa dell’annata 2020 dell’Amarone della Valpolicella, il grande Rosso del Comprensorio veronese. La zona di produzione della denominazione copre l’intera fascia pedemontana della provincia di Verona, interessando 19 comuni – 5 nella zona classica e 14 nella zona DOC – e circa 30.000 ettari. Il suo territorio confina ad ovest con il Lago di Garda, mentre a est e a nord è protetta dai Monti Lessini.

Secondo il disciplinare di produzione il territorio è suddiviso in tre zone ben distinte

  • La zona DOC con i comprensori del comune di Verona e le valli di Illasi, Tramigna e Mezzane.
  • La zona Classica, formata da cinque aree geografiche, ovvero l’areale di Sant’Ambrogio di Valpolicella e di San Pietro in Cariano, le vallate di Fumane, Marano di Valpolicella e Negrar di Valpolicella.
  • La zona Valpantena, che comprende l’omonima valle.

Un Consorzio ricco di storia e cambiamenti, seppur relativamente giovane nel conferimento della funzione cosiddetta “Erga Omnes” prevista dalla Legge, a salvaguardia dell’areale nei confronti anche delle aziende non associate. Una decisione probabilmente sofferta e discussa, come lo è l’attuale clima produttivo vitivinicolo. I vini della Valpolicella, in primis l’Amarone, hanno visto momenti altalenanti di grande successo con quotazioni elevate e ritorno sui propri passi verso le origini, fase attualmente in corso.

Si chiede, in prospettiva, un alleggerimento delle potenze caloriche e della densità materica imposta da certe scelte commerciali a cavallo tra metà anni ’90 e prima decade del 2000; adesso il mercato globale tende a guardare, per motivazioni che non staremo qui a discutere, verso residui zuccherini nettamente bassi a favore di bevute più agevoli anche nell’abbinamento quotidiano con il cibo. Il che non significa sacrificare l’identità preziosa di un vino riconosciuto in tutto il mondo come l’Amarone della Valpolicella – nato peraltro come versione secca del passito Recioto – quanto più semplicemente contestualizzarlo con maggior cura al territorio e alle varietà d’uve prescelte dal Disciplinare come Corvina, Corvinone, Rondinella, Molinara ed altre ammesse.

Gli assaggi previsti in sala stampa hanno evidenziato proprio la fase di interregno tra chi è rimasto più realista del re mostrando estrazioni e opulenze fuori scala e chi, invece, ha cominciato da tempo a seguire le nuove prospettive, con prodotti decisamente gustosi, dotati di freschezza e sapidità: in poche parole agili da bere. Buona comunque la qualità media offerta e positiva l’impressione generale sull’annata, confermata più fresca rispetto ad altre anche dal report rilasciato dallo stesso Consorzio. Qualche perplessità sulle tante tipologie previste tra DOC e DOCG della Valpolicella (molto simili in alcuni casi), sull’esigenza di suddividere l’Amarone tra annata e Riserva e sulla ridotta adesione e comunicazione di campioni che escono in etichetta con indicata la sottozona Valpantena.

Abbiamo assaggiato alla cieca in panel insieme al giornalista Maurizio Valeriani (Direttore Responsabile di Vinodabere) e al critico enogastronomico Alfonso Mollo tutti i 77 vini disponibili, di cui solo 16 campioni di botte, qualcuno di essi peraltro già sorprendente.

Di seguito l’elenco dei migliori posto non in ordine di preferenza

Costa Arènte – Amarone della Valpolicella Valpantena 2020

Pasqua Vigneti e Cantine – Amarone della Valpolicella Famiglia Pasqua 2020 (campione di botte)

Ca’ La Bionda – Amarone della Valpolicella Classico Ravazzol 2020

Montezovo – Amarone della Valpolicella 2020

Marion – Amarone della Valpolicella 2020

Villa Canestrari – Amarone della Valpolicella Riserva Plenum 2020 (campione di botte)

Corte Saibante – Amarone della Valpolicella Classico 2020

Secondo Marco – Amarone della Valpolicella Classico 2020

Fattori – Amarone della Valpolicella Riserva 2020

Massimago – Amarone della Valpolicella Conte Gastone 2020

Bottega – Amarone della Valpolicella Il Vino degli Dei 2020

Santa Sofia – Amarone della Valpolicella Classico 2020

Cavedini – Amarone della Valpolicella 2020

Azienda Agricola Boscaini Carlo – Amarone della Valpolicella Classico S.Giorgio 2020  

Ca’ dei Frati – Amarone della Valpolicella Pietro Dal Cero 2020

Tezza Viticoltori in Valpantena – Amarone della Valpolicella Valpantena 2020

Roccolo Grassi – Amarone della Valpolicella 2020

Salvaterra – Amarone della Valpolicella Classico 2020

Cantine di Verona S.C.A. – Amarone della Valpolicella Torre del Falasco 2020

Famiglia Furia – Amarone della Valpolicella 2020 (campione di botte)

Tenuta Santa Maria di Gaetano Bertani – Amarone della Valpolicella Classico Riserva 2020

Corte Figaretto – Amarone della Valpolicella Valpantena Musa del Figaretto 2020

Accordini Igino Winery – Amarone della Valpolicella Classico Le Bessole 2020

Zeni 1870 – Amarone della Valpolicella Classico Vignealte 2020

Benazzoli – Amarone della Valpolicella Classico 2020

Perpetuo: il tempo infinito del vino

Perpetuo: un concetto immenso, enorme, affascinante e ombroso. La nostra mente riesce a rappresentarlo ma al contempo lo rifugge. Lo spiegheremo e lo riporteremo nel calice ripercorrendo alcune tappe nella Storia.

Portiamo le lancette indietro spostandoci nell’Era Illuminista. Giambattista Vico spiega il concetto di perpetuo cammino umano nei “Corsi e Ricorsi Storici”. Nella Fisica la linea tracciata in precedenza da Leonardo, ossessionato dalla chimera del moto perpetuo e poi Galileo che invece lo ipotizzerà, portano alla Fisica Newtoniana. Nella musica, si concepisce il Canone Perpetuo, una composizione in cui più voci, iniziando in momenti diversi, cantano la stessa melodia, ripetibile all’infinito, fondendosi armoniosamente.

Nella Sicilia occidentale, intanto, infuria una forte tempesta e un giovane mercante di Liverpool alla guida del suo brigantino è costretto ad attraccare. Lui è John Woodhouse e ancora non lo sa, ma quell’approdo a Marsala sarà la sua fortuna. Accolto in città gli viene offerto un bicchiere di vino “Perpetuum”: è stupito, gli rievoca la preparazione dei vini a Jerez, che conosceva. Pochi giorni dopo 30 botti sono già in partenza per l’Inghilterra, fortificate da 2 galloni di alcool, è il 1773, nasce il Marsala.

Il vino in quel bicchiere è fatto con un procedimento che si tramanda da 3000 anni in Sicilia, ai periodi di dominazione Fenicia e Cartaginese. È il gioiello di famiglia, tramandato di padre in figlio, “U Carateddu”, una botticella da 26 litri ogni anno rabboccata con il miglior vino dell’annata da vigneti centenari. È un vino perpetuato e brindare con quel nettare significa condividere una goccia con tutti gli avi che vi hanno festeggiato, è un sorriso che varca il muro del tempo.

Una composizione che si rigenera e si arricchisce armoniosamente a ogni ripetizione, un vino che rifermenta a intervalli regolari. Sembra incredibile ma le idee illuministe nel vino erano già nate con 2000 anni di anticipo. Sebbene l’industrializzazione inglese e la fillossera misero a forte rischio questo patrimonio, la tradizione ha resistito grazie ad alcune famiglie.

Questo viaggio nel tempo ci ha permesso di entrare nella tecnica di un vino che è un patrimonio inestimabile ancora da riscoprire e valorizzare. Un sapere arcaico che ha saputo sfruttare al massimo le particolarità pedoclimatiche e i vitigni, che portavano maturazioni fino a 19°, usando macerazione sulle bucce, pressature energiche e alte temperature per ottenere mosti e vini ricchi di polifenoli ed estratti, ancor più evidenziati dalle botti, esclusivamente castagno o rovere.

Eccoci ai giorni nostri. Siamo a Vinitaly e l’Associazione Italiana Sommelier si è occupata di questo tema con un parterre d’eccezione: Sandro Camilli Presidente Associazione Italiana Sommelier, Camillo Privitera Responsabile Area Eventi A.I.S., Pietro Russo Master of Wine, Giacomo Ansaldi, Renato De Bartoli, Mario Pojer celebri produttori vitivinicoli. Il nostro viaggio nella tradizione continua attraverso le persone e i vini.

Giacomo Ansaldi dal 1987 ha intrapreso una faticosa ricerca, volta a recuperare e salvaguardare il Perpetuo. È il primo a legare la storia del Grillo, un incrocio tra Catarratto e Zibibbo al Barone Mendola e ne capisce immediatamente l’incredibile ecletticità. “È una varietà fantastica, ha una genetica di maturazione eccezionale, sorprende per Zuccheri acidità pH e azoto legabile.” In 30 anni, ricerca per le contrade di Marsala e acquisisce un patrimonio di Riserve di Famiglia, 28 botti da oltre 1500 litri, la più antica è un’annata 1957 della Contrada Zizza.

Metodo Classico Brut Ansaldi – 36 mesi sui lieviti, la liqueur de dosage è creata proprio con il vino “Perpetuo” del 1957. Siamo ad Abbadessa, singola vigna, biologica, medio impasto calcarenitico con presenza di “turba”, un suolo antico e ricco di sostanze. Bolla estremamente elegante, al naso si apre con note agrumate di limone di Siracusa, miele d’acacia e pane tostato alle nocciole, zagara e un sottofondo iodato ci anticipa un assaggio piacevole, vibrante e dal finale sapido.

Champagne Henri Giraud PR 2019 Il perpetuo non è un metodo che può rivolgersi a tutti, necessita di predilezione e grande padronanza dei processi in ogni fase, ma quando trova la sua elezione può donare perle rare. Proseguiamo il nostro tour in Champagne, zona di Aÿ, la Maison Henri Giraud è una realtà di 40 ettari familiare, ogni anno l’enologo in base all’importanza dell’annata va a selezionare i legni nella vicina foresta d’Argonne. Ulteriormente particolare è l’affinamento in cantina 5 metri sotto al letto della Marna. Il Perpetual Reserve PR 90-19 è una licenza poetica nella Champagne. Il primo Champagne 100% “Perpetual Reserve“, un blend di due “vin de réserve”,  perpetuati, “Reserve Perpétuelle“, una del 1990 alimentata ogni anno da un Grand Cru di Aÿ, la seconda è detta “Esprit de Giraud“ e risale agli anni ’50. “Les vieux éduquent les jeunes”. 2019 rappresenta l’annata più recente incorporata. 90% Pinot Nero, 10% Chardonnay, fermentato in legno, 36 mesi sui lieviti. È una bolla è setosa e cremosa, sovrasta un bellissimo giallo dorato cangiante. Sbuffi di scorza di limone ci invitano a immergere il naso, ricco, intenso. Emerge il Mango, cifra stilistica dell’azienda, l’ananas, la pesca e la nocciola, craie ed erbe aromatiche. Il sorso ha grande stoffa, lungo persistente e fortemente minerale, compatto e avvolgente.

Torniamo in Sicilia con Renato de Bartoli, figlio d’arte, nel 2014 vince una battaglia storica, slegando il Perpetuo dalla parola “liquoroso”, propria dei vini “fortificati” suggellando il sogno vinicolo del padre di realizzare un vino ossidativo complesso naturalmente senza addizioni, con le uve della sua contrada natia Samperi. Non è un vino da lievito Flor, l’alcol è maggiore e neanche un Solera essendo le botti solo su 3 livelli, di dimensioni maggiori e scolme. A ogni prelievo dalla base corrisponde un travaso dal piano intermedio e superiore, perpetuandolo, è il Vecchio Samperi, il vino senza età.

Una sera Renato ai portici di Roma sentì accostare il Perpetuo allo Champagne, e pensò, se proprio la bolla fosse un’altra via? Pochi anni dopo nascerà il Metodo Classico Terza Via VS – De Bartoli: La “Terza Via” del grillo in azienda. “VS” ossia Vecchio Samperi, che ne caratterizza la liqueur d’expédition. La fermentazione avviene in legno, segue l’affinamento sui lieviti di 12 mesi, il tiraggio con mosti freschi e un affinamento in bottiglia di 30 mesi. Perlage fine persistente su un dorato brillante. Al naso apre un panorama di caramella mou agli agrumi, carruba ma anche macchia mediterranea e un sottofondo iodato, congruente con l’assaggio lungo, succoso e sapido. “Un vino che va dopo tutto”.

Il quarto vino ci proietta in Trentino, con Sandro Pojer che dal 1975 insieme a Fiorentino Sandri rappresenta il territorio in modo esemplare, attraverso chiavi di lettura innovative, sostenibili e risultati di estrema qualità. Lo Zero Infinito Perpetuo – Pojer e Sandri è figlio del progetto “Vini con zero Aggiunte” del 2007, Zero funghicidi, antiparassitari, antiossidanti in cantina. Perpetuato dal 2009 in vecchie botti ex-brandy energizzate con Argon. Macerazione in stile georgiano per estrarre il tannino, antiossidante naturale. Le varietà sono Piwi, coltivate in alta Val di Cembra. Nuance ambra antica, al naso fiori appassiti di montagna, zafferano e fava di cacao. Frutta disidratata, spezie dolci, agrume candito e grafite, pietra focaia. Svela pian piano le doti vulcaniche del suolo, e sorprende al palato, secco, morbido e intenso, sapido e dal tannino percettibile, un sorsò di grande personalità, armonico ed elegantissimo.

Ritorniamo a Marsala. Il Vecchio Samperi – De Bartoli prende forma nel 1978 quando Marco inizia il processo di “ringiovanimento” del Perpetuo dei suoi nonni, acquisisce carateddi da cantine ormai dimenticate, punta Grillo e su una produzione atta a dargli struttura. Il risultato è un calice è giallo oro antico al naso entra con note di torrone, albicocca e dattero essiccati, liquirizia e liquore al cioccolato, cardamomo, davanti a una lieve brezza marina. È un’esplosione al palato. Secco, sapido e fresco, morbido e seducente, lungo e dall’altissima attrazione.

Il Perpetuo Origini 1957 Ansaldi “Come lo definiresti? Un compagno di vita”.  Le sfumature dorate si arricchiscono di un caramellato, che si fa subito presente anche all’olfatto, seguono poi note di fichi secchi, nocciola tostata, caffè, cioccolato. All’assaggio è avvolgente, sontuoso, succoso, dura per minuti piacevolmente. Il viaggio sensoriale compiuto in questo evento è stato profondo. Abbiamo trasceso il tempo attraverso dei veri e propri messaggi lasciati nelle bottiglie ai posteri, dei testamenti enologici.

“Il Perpetuo è uno stile eterno per infinite occasioni”

Vinitaly 2024: focus su Etna Doc

A Verona, in occasione della 56° edizione di Vinitaly, ho visitato con enorme piacere il Padiglione Sicilia e cercato di approfondire meglio la conoscenza della denominazione Etna Doc e dei suoi vini, grazie al gentile invito del giornalista Salvo Ognibene. Alcune nozioni sulla denominazione preludono l’assaggio di alcuni vini.

Il Monte Etna, “A’ Muntagna” per gli abitanti del luogo, è posto sulla costa orientale della Sicilia ed è il vulcano attivo più alto d’Europa, supera oggi i 3300 metri di altitudine. Alle pendici viene da secoli allevata la vite ad altimetrie che si attestano dai 400 agli oltre 800 metri s.l.m. La Doc nata nel 1968 comprende vini bianchi, rosa, rossi e bollicine M.C.. I vitigni che danno origine all’ Etna Doc Bianco sono il Carricante che da disciplinare può essere prodotto in purezza o con Catarratto per un massimo del 40%, per la tipologia Superiore sono previsti anche altri vitigni autorizzati. Per L’Etna Doc Rosso e Rosa  è il Nerello Mascalese che la fa da padrone per un minimo dell’80% ed il Nerello Cappuccio per un massimo del 20%, mentre per la bollicina cambiano le percentuali dei due Nerello. Può essere prodotto nel territorio dei comuni di Biancavilla, S. Maria di Licodia, Paternò, Belpasso, Nicolosi, Pedara, Trecastagni, Viagrande, Aci S. Antonio, Acireale, S. Venerina, Giarre, Mascali, Zafferana, Milo, S. Alfio, Piedimonte, Linguaglossa, Castiglione e Randazzo in provincia di Catania. Per la tipologia Etna Bianco Superiore la zona è localizzata nel territorio del comune di Milo.

La denominazione è composta da ben 133 contrade corrispondenti alle UGA (Unità Geografiche Aggiuntive) che viste dall’alto hanno la forma di luna nuova. I terreni sono di origine vulca­nica, talvolta ciottolosi e ghiaiosi, talaltra sabbiosi o meglio grigio cenere. Le escursioni termiche tra le ore diurne e notturne sono notevoli anche di  30 gradi. Molti vigneti in questo lembo di Sicilia sono tra i più vecchi in Italia, alcuni dei quali sono addirittura a piede franco. Vari sono i tipi di allevamento,  tuttavia,  il più diffuso è quello ad alberello su splendidi terrazzamenti di pietra di origine vulcanica.

I vini degustati

Grotta della Neve Etna Bianco Doc 2021 Tenuta Serafica –  Carricante e Catarratto –  paglierino luminoso,  arrivano al naso note di fiori di ginestra, pera, pompelmo e mentuccia; sorso rinfrescante e persistente dal finale saporito.

Mirantur Rosso Terre Siciliane Igp 2021 – Nerello Cappuccio 100% – Rosso rubino trasparente, con sentori di rosa canina, frutti di bosco e ciliegia. Al palato è fresco, carezzevole e leggiadro.

San Lorenzo Etna Rosso 2018 Giovinco – Nerello Mascalese 95% e Nerello Cappuccio 5% – Rosso rubino intenso, sprigiona note di melagrana, lampone e spezie dolci, mentre al gusto è piacevolmente tannico e sapido con chiusura lunga e duratura.

Ceneris Etna Bianco Doc 2021 Tenuta Ferrata – Carricante e Catarratto – paglierino, palesa sentori di fiori di camomilla,  pesca, albicocca e nuances agrumate. Ricco e suadente nonché persistente.

Frevi Etna Rosso Doc 2020 Tenuta Ferrata – Nerello Mascalese 100% –  rubino trasparente,  emana note di amarena, rabarbaro,  tabacco e bacche di ginepro; gusto setoso e armonioso con lungo finale.

Brut Rosé Metodo Classico Etna Doc Palmento Costanzo – Nerello Mascalese 100% – rosa tenue, perlage fine, libera sentori di fragolina di bosco, ribes e scorza d’agrumi. La freschezza stimola il durevole sorso.

Contrada Santo Spirito Etna Rosso Doc 2019 Palmento Costanzo – Nerello Mascalese 90% e Nerello Cappuccio 5%  – Rubino tendente al granato trasparente, rivela note di ciliegia, fragola, lampone,  arancia sanguinella, spezie e pietra focaia. Sorso avvolgente con tannini nobili e di lunga persistenza aromatica.

Passorosso Etna Rosso Doc 2022 Passopiciaro – Nerello Mascalese 100 % – rubino vivace, rimanda a sentori di ciclamino, amarena, lampone e pepe nero. In bocca è avvolgente, ricco e suadente.

Aitna Etna Rosso Doc 2020 Edome’ – Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio –  rubino intenso, dipana note di frutti di bosco,  mora, tabacco e liquirizia. Gusto pieno ed appagante con tannini ben integrati.