Pillole di Vinitaly: focus sul moscato di Sorso Sennori

La bellezza dell’Italia vitivinicola risiede anche nella resilienza di micro areali che producono quantità irrisorie di nettare, impossibile da rinvenire nei classici canali di vendita. Durante Vinitaly edizione 2022, la celebre fiera enologica manifesto di un settore che ha voglia di ripartire dalle ansie post-pandemia, abbiamo partecipato ad una insolita Masterclass condotta dal giornalista Maurizio Valeriani, Direttore Responsabile della testata online Vinodabere: quella della Denominazione “MOSCATO DI SORSO – SENNORI” O “MOSCATO DI SORSO” O “MOSCATO DI SENNORI”, giunta al cinquantesimo anniversario. Abbiamo scambiato con lui alcuni pensieri in libertà, a proposito dell’argomento di degustazione, spaziando anche sull’intera realtà produttiva dei vini della Sardegna.

Il sunto della piacevole chiacchierata lo trovate nel seguente video, molto interessante se volete scoprire un territorio vasto e ricco di diversità. A margine dell’incontro racconteremo più in dettaglio il territorio, con l’augurio che possa spingere il lettore, un giorno, ad un viaggio fatto..di sapori autentici.

La zona del Moscato di Sorso Sennori è racchiusa in due comuni confinanti: quelli di Sorso e di Sennori in Provincia di Sassari, lungo la Statale 200 dell’Anglona, all’interno del comprensorio della Romangia.

Sorso è più vasto, con terreni fronteggianti la costa in vista dell’isola di Asinara fatti di sabbie e di argille. Sennori tende a salire verso rilievi collinari con presenza di calcare misto ad argille. Quattro le tipologie di vino previste dal Disciplinare: bianco, liquoroso, spumante e passito. 

Proprio quest’ultima tipologia attira il nostro interesse, con prodotti straordinariamente seducenti, pieni di note da albicocche mature quasi candite e richiami di macchia mediterranea e miele, mai stucchevoli. Ciò nonostante la componente glicerica e gli zuccheri residui (minimo 45 g/l), per merito di una bocca tonica dalla sapidità pressoché infinita. Stiamo parlando del Moscato Bianco, varietà diffusissima nel nostro Paese, con alcune chicche enologiche sparse lungo lo stivale. La produzione è mostruosamente bassa, appena 11,29 ettolitri registrati nel 2021 e di sicuro il freno all’economia vissuto nell’era del Covid non ha agevolato i pochi produttori. C’è da aggiungere che molta produzione resta confinata tra le mura di casa, secondo le antichissime tradizioni sarde di creare delle vere e proprie competizioni tra famiglie per trovare il vino più buono. Il meglio, come recita un vecchio adagio, deve ancora venire, sia per questa piccolissima Denominazione che per l’intera Isola.

Alla prossima pillola di Vinitaly.

Dai Campi Flegrei al mondo: tra archeologia, natura e mare

Dai Campi Flegrei al mondo: tra archeologia, natura e mare, in un posto unico, a ridosso della città di Napoli, dove si fondono storia, mito e leggende, si terrà l’edizione 2022 di Campania Stories, l’evento dedicato alla stampa.

La rassegna si aprirà lunedì 5 settembre al Palazzo dell’Ostrichina, nel Parco Vanvitelliano del Fusaro, tra il lago Fusaro e la Casina Vanvitelliana, uno scenario unico al mondo in cui si darà il benvenuto alla stampa nazionale e internazionale attraverso una importante iniziativa di valorizzazione del pescato campano in collaborazione con la Regione Campania nell’ambito del FEAMP (Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca), dando visibilità a questo rapporto così simbiotico con il mare inteso non solo come elemento paesaggistico che dà unicità a questo pezzo di territorio regionale, ma anche come risorsa in termini economici e produttivi. Tutto quanto il mare produce ed offre, coniugando questa istanza con il necessario riferimento alla sostenibilità, alla tutela dell’ecosistema, ad una corretta educazione alimentare. Ad interpretare il pescato campano – e non solo – saranno i ristoranti dei Campi Flegrei: Associazione Ristoratori Flegrei (saranno presenti Aguglia Osteria di Mare, Capoblu Restaurant, Da Fefe’, Esperia Terrazza Flegrea, Home Piccola Osteria Alternativa, Hosteria Bugiarda Contemporary Kitchen, Il Testardo Locanda Atipica, Kuma 65, La Bifora Ristorante, Masseria Sardo Orti e Cucina, Mazzella Gastropub, Oblio, Officina Meccanica Generale wine e tapas bar, Riccio Restaurant Baia Porto, Sunrise Monte di Procida Est 1984) e i ristoranti Abraxas, Coevo – Ristorante Mediterraneo di Dimora dei Lari e Cala Moresca.

Tra i momenti che arricchiranno ulteriormente il programma, la Masterclass sulla Falanghina dei Campi Flegrei in collaborazione con il Consorzio Tutela Vini Campi Flegrei, Ischia e Capri e la presentazione del libro “Altrove a Sud. Il vino, il cibo, l’anima dell’Italia(South of Somewhere: Wine, Food, and the Soul of Italy) del giornalista americano Robert Camuto (Ampelos Edizioni), in programma giovedì 8 settembre alle ore 17.30 presso la cantina Villa Raiano di San Michele di Serino (Avellino), che sarà intervistato dal giornalista Luciano Pignataro.

Sempre giovedì 8 settembre l’atteso Campania Stories Day, degustazione per operatori e appassionati di tutta Italia, in programma all’Hotel Gli Dei di Pozzuoli (Napoli) su tre fasce orarie (10-12, 16.30-18.30, 19.30-21.30) con prenotazione obbligatoria fino a esaurimento posti (per info: whastapp 379.1991513, 329.9606793, 392.0059528 – eventi@miriadeweb.it)

Questa edizione di Campania Stories vedrà focus sulla stampa internazionale, autorevoli firme della stampa di settore e groupage per la stampa d’oltreoceano, dando la possibilità alle cantine di far assaggiare i propri vini alle più importanti testate nazionali e internazionali, fornendo allo stesso tempo a giornalisti e operatori contenuti tecnici e aggiornamenti sui dati di produzione di filiera, nonché sulla valutazione delle annate dei vini bianchi e rossi dell’ultimo ventennio espressa in ventesimi, relativa alla media qualitativa e al potenziale evolutivo generale, accompagnata da parole-chiave riconducibili allo specifico carattere climatico ed espressivo, oltre ad indicazioni sulle finestre di consumo consigliabili per ciascuna annata.

Un evento che dura 365 giorni, anche attraverso le attività digitali (e non solo) dipromozione della Campania del vino nel mondo, presentando sul web e sui social denominazioni, territori e protagonisti del mondo del vino della regione,da seguire attraverso gli hashtag #campaniastories e #iobevocampano e sul sito www.campaniastories.com. Ecco le cantine che parteciperanno all’edizione 2022 di Campania Stories: per Avellino Amarano, Barbot Stefania, Bellaria, Borgodangelo, Cantina del Barone, Cantine dell’Angelo, Cantine di Marzo, Colli di Lapio, Contrade di Taurasi, De Beaumont, De’ Gaeta, Di Meo, Di Prisco, Donnachiara, Ferrara Benito, Feudi di San Gregorio, Fonzone Caccese, I Capitani, I Favati, Le Otto Terre, Il Cancelliere, Nativ, Passo delle Tortore, Perillo, Petilia, Petra Marzia, Pietracupa, Sanpaolo di Claudio Quarta, Sertura, Tecce Luigi, Tenuta Cavalier Pepe, Tenuta De Gregorio, Tenuta del Meriggio, Tenuta Madre, Tenuta Sarno 1860, Tenuta Scuotto, Tenute di Pietrafusa di Villa Matilde Avallone, Traerte, Vesevo, Vigne Guadagno, Villa Raiano. Per Benevento Cantina di Solopaca, Cantine Tora, Fattoria La Rivolta, Fontanavecchia, La Fortezza, La Guardiense, Monserrato 1973, Mustilli, Rossovermiglio, Tenuta 33 Filari, Tenuta Sant’Agostino, Terre Stregate, Torre a Oriente. Per Caserta Alois, Calatia, Cantina di Lisandro, Caputo 1890, Galardi, Il Verro, Masseria Piccirillo, Paparelli Luca, Sclavia, Torelle, Vestini Campagnano, Vigne Chigi, Villa Matilde Avallone. Per Napoli Agnanum, Astroni, Bosco de’ Medici,

Cantine Carputo, Cantine dell’Averno, Cantine del Mare, Cantine Federiciane, Cantine Olivella, Casa Setaro, Contrada Salandra, Farro, La Sibilla, Portolano Mario, Quaranta Angelina, Salvatore Martusciello, Scala Fenicia, Sorrentino. Per Salerno Albamarina, Alessandra, Cuomo Marisa, Polito Viticoltori, Montevetrano, Sammarco Ettore, San Salvatore 19.88, Tempa di Zoè, Vuolo.

Partner di Campania Stories – organizzata da Miriade & Partners con le aziende partecipanti, con il sostegno della Regione Campania e in collaborazione con AIS Campania – sono Assoenologi Campania, Movimento Turismo del Vino Campania Felix, Comune di Bacoli, Centro Ittico Campano, Associazione Ristoratori Flegrei, ristoranti Abraxas, Coevo – Ristorante Mediterraneo di Dimora dei Lari e Cala Moresca, Hotel Gli Dei di Pozzuoli (Napoli) e agenzia di viaggi Lunadimiele.it. Media Partner è Luciano Pignataro Wine Blog.

Sulle vie del Montecucco, Montenero D’Orcia

L’incantevole borgo ricadente nel comune di Castel del Piano e che domina la Val D‘Orcia, sarà protagonista Domenica 28 agosto di un’intera giornata dedicata alla presentazione, degustazione e diffusione della conoscenza del pregiato Montecucco DOC e DOCG. 

Vino di grandissima qualità che ebbe il riconoscimento di Denominazione di Origine Controllata nel 1998 e che comprende diverse tipologie di vini: Rosso, Sangiovese, Riserva, Bianco e Vermentino. 

L’amministrazione comunale di Castel del Piano con la Pro Loco di Montenero d’Orcia e la Strada del Vino Montecucco in una perfetta condivisione di intenti e di obiettivi hanno provveduto a definire una giornata evento chiamata “Sulle Vie del Montecucco” che avrà come location il Museo della Vite e del Vino ed il borgo di Montenero D’Orcia con le sue terrazze naturali.  Al mattino alle ore 11 si terrà infatti un Concorso Enologico nel quale una qualificata giuria di esperti fornirà la propria valutazione sulle diverse categorie di vino Montecucco DOC e DOCG in gara, vale a dire : Rosso Montecucco Doc annata 2019, Bianco Montecucco Doc annata 2020, Vermentino Montecucco Doc annata 2020, Sangiovese Montecucco Docg annata 2018, Sangiovese Riserva Montecucco Docg annata 2016. Il concorso sarà chiuso al pubblico.

Alle ore 18 si terrà la Masterclass Montecucco con la premiazione del vincitore del concorso e la presentazione della Denominazione da parte di un rappresentante del Consorzio Tutela Vini Montecucco ed a seguire si terrà una degustazione guidata e gratuita da parte di uno dei degustatori ufficiali dell’Associazione Italiana Sommelier ( Delegazione di Grosseto ). 

La degustazione è su prenotazione e fino ad esaurimento posti (per info al 3472442395).

La giornata si concluderà con una cena al tramonto, organizzata dalla Pro Loco di Montenero D’Orcia, presso “ La Terrazza” in uno scenario magnifico che si estende dalla Val D’Orcia verso la Maremma (per info al 347 237 5638).

Sarà l’occasione di valorizzare ulteriormente la qualità del vino Montecucco DOC e DOCG e dei suoi produttori, che ringraziamo per la disponibilità e per la collaborazione, sempre più affermati su scala nazionale ed internazionale, ma anche l’occasione di scoprire o riscoprire la bellezza incantevole di Montenero D’Orcia e del suo Museo della Vite e del Vino.

Comune di Castel del Piano – Pro Loco di Montenero D’Orcia – Strada del Vino Montecucco

Greve in Chianti protagonista il primo settembre

L’ASSOCIAZIONE VITICOLTORI DI GREVE IN CHIANTI PROTAGONISTA DI UN GRANDE EVENTO IN PIAZZA GIOVEDI’ 1 SETTEMBRE 2022, DEDICATO A STAMPA E OPERATORI, ARRICCHITO DA UNA ESCLUSIVA MASTERCLASS CONDOTTA DA ALESSANDRO MASNAGHETTI

Viticoltori di Greve in Chianti si sono riuniti in una associazione di produttori del territorio lo scorso anno e, durante l’evento di presentazione della loro attività nel novembre 2021, hanno raccontato la propria mission: tutelare e promuovere l’intero territorio grevigiano, tutelare le aziende vitivinicole associate, promuovere la sostenibilità attraverso la protezione e la valorizzazione del territorio,  riqualificare le aree distoniche, lo sviluppo dell’enoturismo e delle produzioni agricole che ne favoriscano la biodiversità. Ad oggi l’associazione conta 32 aziende.

Allo scopo di promuovere e far conoscere in maniera sempre più ampia e capillare la propria attività, l’associazione ha organizzato un evento su invito riservato a stampa e ospiti selezionati previsto per giovedì 1° settembre 2022 a Greve in Chianti (FI) che verrà inserito nell’ambito del ciclo di iniziative “Aspettando l’Expo”, nel fine settimana che precede il cinquantesimo anniversario dell’Expo del Chianti Classico.

La giornata avrà inizio alle ore 17:00 con una masterclass per un ristretto e selezionato numero di invitati, condotta dal grande esperto del territorio del Chianti Classico (e non solo), Alessandro Masnaghetti, editore di Enogea, con la quale ha pubblicato numerosi volumi su alcune delle più importanti zone vinicole italiane (Barolo MGA, Barbaresco MGA, solo per citarne alcune).

Masnaghetti sta inoltre per presentare l’Atlante del Chianti Classico: il primo libro al mondo dedicato esclusivamente al territorio del Gallo Nero, ai suoi comuni, ai suoi vigneti e alle sue Unità Geografiche Aggiuntive (UGA).

La masterclass, organizzata presso la storica Enoteca Falorni, permetterà di conoscere in modo più approfondito le peculiarità e differenze del vasto territorio del Comune di Greve in Chianti attraverso i vini in degustazione, ciascuno proveniente da una diversa zona e azienda dell’Associazione dei Viticoltori di Greve.

L’evento proseguirà alle ore 20:00 presso la piazza principale, cuore del paese: piazza Matteotti, che sarà allestita per una cena sotto le stelle, preceduta da un aperitivo in piedi, dove gli ospiti avranno l’occasione di confrontarsi con i Viticoltori di Greve in Chianti, oltre che durante la cena a seguire. L’aperitivo e la cena saranno in piccola parte aperti al pubblico, con possibilità di acquistare il biglietto per partecipare alla serata esclusiva al prezzo di Euro 120,00 pp, comprensivo della cena seduta e servita con un menù di 4 portate, oltre alla possibilità di assaggiare tutti i 38 vini in degustazione presenti durante la serata. I biglietti disponibili sono limitati: per prenotare il proprio posto è necessario accedere a questo linkhttps://www.viticoltorigreveinchianti.com/esperienze/. Sono attesi in piazza circa 140 ospiti. Il servizio sommelier durante tutto l’evento sarà affidato alla FISAR di Firenze.

Importante la collaborazione dell’Associazione dei Viticoltori di Greve in Chianti con le istituzioni ed i partners che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento: il patrocinio del Comune di Greve in Chianti, il contributo del Consorzio del Chianti Classico e della Banca Credito Cooperativo Banco Fiorentino Mugello-Impruneta-Signa.

“In Diretta dal Territorio”. Tenuta Cavalier Pepe

Alla Tenuta Cavalier Pepe sono molto affezionato per motivazioni differenti. La prima è che, senza dubbio, riesce a valorizzare il territorio irpino, con il suo panorama ampelografico-enologico ricco di varietà e stili differenti. La seconda, parimenti alla precedente, è l’entusiasmo che trasmette Milena Pepe, che cura in ogni dettaglio l’azienda di famiglia, seguendo i saggi consigli del padre il Cavaliere della Repubblica Angelo Pepe. Un’altra ragione degna di nota è la ricerca dell’eleganza, passo dopo passo, annata dopo annata: i loro vini sono puliti, senza sbavature di sorta o compromissioni nelle espressioni aromatiche. Ma non basta, serve quel quid in più da rincorrere per raggiungere le vette dell’eccellenza e soddisfare il palato esigente di mercati profondamente diversi. 

All’inizio, con l’arrivo di Milena a metà anni 2000, c’era molto da lavorare; l’esperienza conseguita in Francia ha avuto un impatto fondamentale in lei, per creare una identità precisa che cresce di un gradino ogni anno nella scala della qualità. Ormai mancano davvero solo i dettagli per la perfezione. Cinque appezzamenti distribuiti tra le migliori zone irpine, denominati Carazita, Piergolo, Brussineta, Santa Vara e Pesano. In ognuno di essi si è individuata la miglior espressione e vocazione tra i bianchi Fiano, Greco, Falanghina, Coda di Volpe ed il rosso Aglianico, dal cui clone scaturisce il celebre Taurasi. Per i bianchi ed il rosso Campi Taurasini si preferiscono altitudini inferiori, con declivi morbidi ed esposizioni fresche. Alle Riserve di Greco di Tufo, Fiano di Avellino e Taurasi invece le maggiori pendenze, per trovare la perfetta maturazione degli acini. La composizione del suolo varia da materiale argilloso a ricordi piroclastici delle eruzioni del Vesuvio, per passare a zone limose e calcaree molto eterogenee. A Milena Pepe le parole giuste per identificare la storia dei luoghi e dell’azienda nella video intervista rilasciata per 20Italie. Torneremo, come di consueto, per gli assaggi di rito a chiusura articolo.

Eccoci alle nostre valutazioni nel merito dei campioni proposti. Una qualità media complessiva molto convincente, anche nelle tipologie considerate, con un termine del settore alquanto discutibile, “di ingresso”. Vediamole insieme:

Oro Classico Pas Dosé – la novità di Tenuta Cavalier Pepe, che già produce da tempo in altre due versioni spumantizzate. Uve bianche scelte tra le varietà autoctone locali, tra Luogosano e Sant’Angelo all’Esca. Trentasei mesi di sosta sui lieviti, fanno della piacevolezza il biglietto da visita. Fiori gialli e frutta matura a polpa bianca, con nuance finali di erbe aromatiche. Buona la cremosità e la persistenza al sorso, ideale per molti usi negli abbinamenti gastronomici. Eclettico.

Irpinia Rosato Doc 2021 Vela Vento Vulcano – Milena crede fortemente in questo prodotto. Sono anni che lo produce, utilizzando Aglianico in purezza, ma non aveva mai raggiunto l’equilibrio come adesso. Elegante, gradevole e di carattere. Sia il corredo “petaloso” che quello fruttato sono rispettati nella totalità, rendendo il vino un’operazione logica e non un semplice esercizio stilistico. Speriamo mantenga la linea raggiunta in questa edizione. Concreto.

Fiano di Avellino DOCG Riserva 2019 Brancato – livelli altissimi, ben oltre i 90 centesimi, grazie ad una verve agrumata molto aderente al varietale, con corredo di spezie dolci e pepe bianco in chiusura. Al sorso spicca una sensazione quasi piccante di zenzero, con un lontano richiamo alla tostatura identificativa del Fiano. Per fortuna c’è tanto altro prima di arrivare a questo descrittore oramai fin troppo abusato. Maestoso.

Greco di Tufo DOCG Riserva 2018 Grancare – sottotono rispetto alla norma. Nel complesso esprime evoluzione, con minor presenza di acidità. Il Greco di Tufo è, forse, quello che sta soffrendo di più per via dei cambiamenti climatici. Non sopporta sbalzi termici, né annate eccessivamente calde od eccessivamente fredde, essendo un’uva dalla buccia spessa con numerose sostanze polifenoliche al suo interno. Confidiamo nell’adeguamento delle tecniche agronomiche per recuperare le difficoltà sofferte dal comparto negli ultimi tempi. Indifeso.

Irpinia Doc Falanghina 2019 Santa Vara – chi non soffre il caldo da queste parti è la Falanghina, che anzi beneficia di qualche grado ulteriore e di giornate soleggiate. Il risultato è sorprendente, ben lontano dagli effluvi di banana e frutta tropicale che si trovano in giro sul mercato. Qui siamo su cedro, salvia e melone cantalupo, dal finale di pepe bianco. Intrigante.

Irpinia Campi Taurasini Doc 2016 Santo Stefano – per chi avesse smarrito la bussola considerandolo un prodotto di seconda scelta rispetto al fratello maggiore Taurasi, conviene ricredersi in fretta. Dopo 6 anni (questa è l’annata in commercio) mantiene una freschezza vivida, con la corretta componente terziaria per nulla stanca. Mirtilli di bosco, liquirizia e cacao in polvere con levità balsamiche. Succoso.

Taurasi DOCG 2015 Opera Mia – non finiscono mai le parole per descrivere il vino al quale Milena è particolarmente affezionata. Dal 2008 incluso non ho mancato neppure una annata: sempre differente, sempre originale, sempre tipico ed espressivo. L’Aglianico non lo puoi domare con semplicità, ogni volta è una nuova sfida. Se nella 2014 l’eleganza e la delicatezza la facevano da padrona, con note suadenti di rosa rossa e chiodi di garofano, la 2015 si riappropria del nerbo e della forza del vitigno. Non è un Barolo del Sud come dicono alcuni; è irripetibile ed inimitabile tra succo di amarene e tannini cesellati come la lavagnetta di uno scriba. Ha lustri davanti a sé, non può far altro che migliorare. Progressivo

I vitigni di punta della Cantina San Michele Appiano

I vini da degustare per scoprire le migliori espressioni altoatesine delle cinque varietà.
Pinot Bianco, Pinot Nero, Sauvignon, Chardonnay e Gewürztraminer rappresentano i vitigni sui quali il winemaker Hans Terzer della Cantina San Michele Appiano, dopo un lungo processo di ricerca e progressiva evoluzione della viticoltura altoatesina, ha puntato per raggiungere l’eccellente qualità oggi riconosciuta a livello nazionale e internazionale. A rappresentanza di ognuno, Terzer suggerisce i vini San Michele Appiano da degustare per poter scoprire ed apprezzare la migliore espressione delle cinque varietà.

Pinot Bianco, Pinot Nero, Sauvignon, Chardonnay e Gewürztraminer. Sono questi i vitigni di punta della Cantina San Michele Appiano, realtà vitivinicola leader in Alto Adige che ad oggi conta 385 ettari vitati, distribuiti nel comune di Appiano e dintorni. È il perfetto connubio tra la zona di coltivazione, il clima, il terreno e il sapiente lavoro manuale dei 320 soci della cantina e del winemaker, ad aver permesso alle cinque varietà di esprimere al meglio il proprio potenziale, raggiungendo la straordinaria qualità che caratterizza tutti i vini San Michele Appiano.
 
Ognuno dei vitigni di punta della Cantina San Michele Appiano ha una storia che mette in evidenza l’importanza della natura, nell’offrire i presupposti per una produzione di qualità e dell’uomo, nel comprendere il modo migliore per metterla in atto.
 
Così è stato per il Pinot bianco, vitigno poco considerato in Alto Adige in termini di qualità alla fine degli anni ‘70, al quale si è potuto dare nuovo valore, grazie alla scelta di abbassare le rese e di migliorare la gestione del vigneto. Il vino che rappresenta al meglio questo vitigno è il Pinot Bianco Schulthauser, imbottigliato per la prima volta nel 1982: finemente fruttato e fresco, dotato di cremosa morbidezza e di spiccata acidità e ottenuto da uve provenienti dai vigneti in zona „Schulthaus“, sopra Castel Moos ad Appiano Monte, è oggi un vino tra i più conosciuti nel panorama altoatesino.

Il Sauvignon è il vitigno prediletto dal winemaker della Cantina San Michele Appiano. In un momento storico in cui in Alto Adige ve ne era pochissima traccia, Hans Terzer lo scoprì per puro caso, in un impianto situato in una piccola vallata accanto a un ruscello durante l’assaggio di uve di Pinot Bianco. Decise di lavorare le uve di Sauvignon separatamente e di iniziare un lungo processo di ricerca ed esperimenti, che portò il Sauvignon ad affermarsi così in tutta la regione. Il vino più famoso della Cantina San Michele Appiano è, non a caso, il Sauvignon Sanct Valentin: nato nel 1989 e prodotto con singole e selezionate parcelle situate sui pendii ai piedi del massiccio della Mendola, è il vino più importante della linea e il più premiato. Fruttato, con eccellente mineralità e persistenza, completo.

Il Pinot Nero è il vitigno più nobile e difficile con il quale la Cantina ha voluto mettersi più volte alla prova, consapevole dell’esistenza di terreni vocati, seppur giovani, nella zona di Appiano Monte, che avrebbero risposto positivamente alle esigenze di questa particolare varietà. Nel 1995 il Pinot Nero entra ufficialmente nel marchio Sanct Valentin, diventando il vino rosso più importante della Cantina: prodotto solo con uve delle vigne migliori e delle piante più antiche, il Pinot Noir Riserva Sanct Valentin si distingue per struttura, equilibrio e tannini fini e possiede uno straordinario potenziale di invecchiamento.

La scelta di seguire una strategia basata su “rese improntate sulla qualità”, si rivelò vincente anche nel caso di un altro vitigno internazionale a bacca bianca, lo Chardonnay. In merito a quest’ultimo, Hans Terzer capì che la coltivazione in collina non permetteva al vitigno di esprimersi a livelli qualitativamente eccellenti e così, grazie alla decisione di abbassare gli impianti ad un’altitudine di 400 m, ebbe l’opportunità di essere tra i primi enologi altoatesini ad imbottigliare lo Chardonnay in purezza. Le uve che danno vita allo Chardonnay Sanct Valentin provengono da microzone selezionate del comune di Appiano e, proprio per questo, il vino è dotato di notevole fragranza ed eleganza, oltre ad un eccellente potenziale di invecchiamento.
Tra i vitigni più coltivati della regione e tra i più memorabili nel pa

norama viticolo mondiale, il Gewürztraminer è stato riconosciuto ben presto dalla Cantina San Michele Appiano come la varietà caratteristica per eccellenza, grazie all’intensa natura aromatica delle sue uve. Nel 1986, infatti, il Gewürztraminer entra nel marchio Sanct Valentin: il Gewürztraminer Sanct Valentin si caratterizza per un bouquet intenso e complesso, ricco di profumi e aromi fruttati e speziati. Si distingue per piacevolezza e garantisce anche dopo molti anni una beva incantevole.
Tutti i vini monovitigno di San Michele Appiano rispecchiano la profonda conoscenza delle molteplici e diverse varietà. Una conoscenza che Hans Terzer non smette mai di perfezionare, promettendo brillanti produzioni future che sapranno stupire winelovers ed appassionati.

donne del vino

“Le donne del vino” pronte a ripartire Convention nazionale

Si chiude con un bilancio decisamente positivo la Convention nazionale delle Donne del Vino, che ha visto la presenza in Campania di socie provenienti da tutta Italia. Nei quattro giorni di soggiorno, le associate hanno avuto modo di scoprire la Campania del vino (e non solo) in alcune delle sue espressioni più importanti, dal Parco Nazionale del Vesuvio ai Campi Flegrei, dall’Irpinia all’isola di Procida, Capitale italiana della Cultura 2022. Accompagnate dalle socie campane, le Donne del Vino hanno seguito un percorso itinerante che ha permesso loro di conoscere diverse produzioni vinicole, aziende storiche e attività più moderne. Ogni cantina ha raccontato la propria produzione, dall’evoluzione di tradizioni tramandate da generazioni di produttori, ad aziende più giovani proiettate al know how. La degustazione dei loro vini poi, è stata sia un interessante confronto con tutte le socie produttrici italiane sia di grande importanza per analizzare e apprezzare nei calici quelli che sono, da sempre, segnali distintivi delle caratteristiche organolettiche del territorio campano.

Di grande rilievo il convegno “Il Domani del vino è ora” con la presenza di illustri esponenti del settore. “Il futuro del vino nell’era della sostenibilità” è stato l’argomento di apertura del Prof. Luigi Moio, Presidente dell’OIV – Organisation International de la Vigne et du Vin e docente di Enologia dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, che ha accuratamente illustrato lo stato del settore del vino e offerto numerosi spunti per il futuro del comparto. Non è possibile guardare al domani senza conoscere accuratamente il passato, è necessario frenare il cambiamento ambientale nella speranza di riportare la terra a uno status migliore. Resta fondamentale, quindi, produrre vino rispettando la naturalità del territorio. Eugenio Pomarici, docente del Dipartimento di Territorio e Sistemi agro-forestali all’Università degli Studi di Padova, ha invece presentato le previsioni di crescita del mercato globale del vino nei prossimi tre anni, che risultano positive, caratterizzando le principali linee evolutive della domanda e le opportunità della PAC. Si sono, inoltre, evidenziati anche i rischi di riflessi negativi sul mercato causati dalla tragica guerra in Ucraina a delle campagne anti alcool.  Giuseppe Festa, presidente Comitato Scientifico del Corso di Perfezionamento Universitario e Aggiornamento culturale in “Wine Business” all’Università degli Studi di Salerno, ha infine presentato l’evoluzione continua del marketing mix, dove il cliente-consumatore oggi non limita la propria fruizione al solo prodotto-vino ma, estende il suo orizzonte di analisi e scelta, una la fusione tra reale e virtuale o più semplicemente tra fisico ed elettronico.

Di rilievo è stata anche la presentazione delle iniziative delle delegate regionali.

“La Convention nazionale è andata ben oltre ogni più rosea aspettativa – afferma la presidente nazionale delle Donne del Vino, Donatella Cinelli Colombini – prima di tutto per il calore e l‘accoglienza mostrati dalle socie campane, senza dubbio straordinari. Come straordinario è stato il livello delle relazioni durante il convegno e le esperienze nelle cantine, che hanno fatto scoprire alle socie di tutta Italia vitigni straordinari, panorami mozzafiato e un’offerta gastronomica di altissimo livello. Questi elementi di grande unicità rappresentano il terreno fertile per dare vita ad un’offerta enoturistica di grande appeal”.

È stato un onore e un piacere – continua la delegata regionale delle Donne del VinoValentina Carputoospitare tantissime associate in Campania, non solo perché abbiamo avuto l’occasione di far conoscere il nostro territorio, ma anche perché da questi quattro giorni sono nate nuove amicizie, consolidate le vecchie e presto avvieremo, in tutta Italia, nuovi progetti che ci vedranno protagoniste. Ancora una volta lo spirito dell’associazione e di promozione e promulgazione della cultura del vino dimostra di essere vivo più che mai”.

La Convention Nazionale è stata realizzata grazie al supporto di preziosi partner e sponsor: AIS CampaniaAmorim Bioagrotech e AgroqualitàÈtoileGrand Hotel SerapideHotel Gli DeiLaboratorio CreativoMontespina Park Hotel,RELegno, Scuola Europea Sommelier.

Radici del Sud 2022

Radici del Sud si terrà dal 10 al 13 Giugno 2022 presso il Castello di Sannicandro di Bari (SOLO IL 13 GIUGNO E’ LA GIORNATA APERTA AL PUBBLICO) e sarà dedicato anche quest’anno ai vini da vitigno autoctono e agli oli vergini ed extravergini del mezzogiorno d’Italia. 

Radici Del Sud è un multievento che si sviluppa nell’arco di più giornate, alcune dedicate alle sessioni del concorso fra tutti i vini del Sud suddivisi per vitigno (11-12 Giugno p.v.), ed altre dedicate agli incontri B2B fra i buyer e gli importatori con i produttori vitivinicoli e olivicoli (11-12 Giugno p.v..).

Per concludere la grande kermesse che celebra e premia le migliori eccellenze vitivinicole del meridione, Radici del Sud apre le porte al pubblico Lunedì 13 Giugno 2021.

Dalle ore 15.00 alle ore 21.00 di Lunedì 13 Giugno presso il Castello di Sannicandro di Bari resterà aperto il Salone dei vini e degli oli del Sud: i visitatori potranno conoscere le diverse produzioni delle Catine e degli oleifici partecipanti. Presso i banchi d’assaggio avranno l’opportunità di parlare direttamente con il produttore e informarsi approfonditamente sulle caratteristiche e le qualità delle etichette in degustazione.

Stessi orari per l’area food:

  • Aromi bistrot, Sannicandro di Bari: orecchiette al ragu di capretto con fonduta di caciocavallo.
  • Asfodelo Altamura ristorante di Campagna: prelibatezze di campagna e salumi di propria produzione.
  • Storico Caseificio Di Cecca Altamura: Formaggi e perle di latte.
  • Fieschi Altamura: Passione di mandorla dolce Federiciano. 

Programma

Lunedì 13 Giugno 2022

(attività aperte al pubblico)

11.00 -12.30  Conferenza e premiazioni dei vini selezionati dalle giurie dei giornalisti italiani ed internazionali 

15.00 – 21.00 APERTURA AL PUBBLICO DEL SALONE DEI VINI E DEGLI OLI DEL SUD ITALIA – Banchi d’assaggio col produttore

al salone si accede previo l’acquisto del kit di degustazione comprensivo di bicchiere, sacca portabicchiere e quaderno di degustazione (€20)

15.00 – 21.00   APERTURA AREA FOOD:

  • Asfodelo Altamura ristorante di Campagna: prelibatezze di campagna e salumi di propria produzione.
  • Storico Caseificio Di Cecca Altamura: Formaggi e perle di latte.
  • Fieschi Altamura: Passione di mandorla dolce Federiciano. 

fonte: https://www.radicidelsud.it/

Vitignoitalia, Napoli: l’evento nazionale più importante del Sud

Immagino, ma in realtà sono scene che ho anche visto, l’espressione di chi affronta la passeggiata che porta a Castel dell’Ovo.
La sensazione è quella di fare un tuffo nel medio evo; di essere tra mercanti di ambrosia, che girano tra corti e castelli, tra giochi e tornei, per allietare gli avventori, con il nettare degli dei.
La realtà non è poi così lontana dalla fantasia, perché per 3 giorni, mercanti ed avventori si sono incontrati a Castello, quello che si racconta custodire un uovo magico. 
Giullari di corte sono stati, con il dovuto rispetto, i sommelier, che con la capacità di racconto di cui sono dotati, hanno narrato storie di vino, che parlavano di luoghi, di costumi e di eroi: le gesta di donne e uomini nei campi.

Un programma intenso, una tre giorni dedicata al mondo dl vino.
La rassegna nazionale più importante, quella più consolidata, che si svolge a sud.
L’anteprima autunnale era stata interessante, primo appuntamento per le nuove annate, l’evento ufficiale ha confermato le premesse.
Ais, Scuola europea sommelier e Fisar si sono alternate nell’organizzazione di masterclass, convegni e concorsi.

La partenza affidata alla Scuola Europea sommelier che, Domenica 5,  ha proposto un approfondimento su “ i vitigni bianchii della costa adriatica”, dai Castelli di Jesi all’Abruzzo,
con UMANI RONCHI:
VECCHIE VIGNE 2020 – Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc (BIOLOGIO)
VECCHIE VIGNE 2016 – Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc (BIOLOGIO)
PLENIO 2020 – Castelli di Jesi Verdicchio DOCG Classico Riserva
PLENIO 2010 – Castelli di Jesi Verdicchio DOCG Classico Riserva
CENTOVIE 2020 – Colli Aprutini Igt Pecorino (BIOLOGICO)

A seguire l’incontro con  FRESCOBALDI
“Da quell’incontro, Luce fu Erano gli anni Settanta, quando il Merlot fece il suo ingresso a Montalcino per mano della Famiglia Frescobaldi.
Così, quando a metà anni Novanta, Vittorio Frescobaldi incontra Robert Mondavi è anche grazie a quell’esperienza pionieristica che si dà inizio a un nuovo capitolo nella storia dei grandi rossi toscani.
Un percorso presentato attraverso una verticale di Tentua Luce, 2011 – 2013 – 2019.

Lunedì 6 Giugno  è stata la volta dell’AIS con la masterclass dedicata a MARISA CUOMO
con la verticale di FIORDUVA 2007 – 2009 – 2015 – 2017 – 2019 – 2020
“Un vino appassionato che sa di roccia e di mare”


Seguita poi, con “Le Famiglie Storiche” – L’Amarone 2011:
Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi
Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta sant’Antonio
Tommasi, Torre d’Orti, Venturini, Zenato


Intanto all’Hotel Vesuvio Sala Mascagni si è tenuto il Concorso Miglior Sommelier della Campania.AIS

Martedì 7  a chiudere la Fisar che prima ha risalito le pendici dell’Etna, fermandosi a PASSOPISCIARO
Passobianco 2019 | Passopisciaro
Passorosso 2019 | Passopisciaro
Contrada C 2019 | Passopisciaro
Contrada G 2019 | Passopisciaro

È toccato, poi, alla Campania, prima con la presentazione del progetto “Grease” di
Feudi San Gregorio: tecnologie 4.0 per la gestione sostenibile del vigneto e il miglioramento del Greco, con vini sperimentali, poi con la Falanghina, regina bianca della Campania:
Azienda Agricola Nugnes – Falerno del Massico bianco doc “Tacito”
Azienda Agricola I Mustilli, Vigna segreta, falanchina del Sannio-  Sant’Agata dei Goti doc
Azienda Salvatore Martusciello – falanghina dei campi Flegrei  “Settevulcani “
Azienda Terredora di Paolo – Campania Falanghina IGT
Azienda Albamarina – Falanghina del Cilento

ha concluso l’evento la premiazione  dei 50 Top Italy Rosé – Guida ai Migliori Rosati d’Italia 2022 |  Sul podio: Ceraudo, Bonavita e Leone De Castris

14.000 presenze hanno popolato la sedicesima edizione, oltre 2500 etichette in degustazione delle 250 aziende produttrici provenienti da tutta la penisola, con un particolare focus sulla filiera del “Vitigno Campania”.

“Siamo estremamente soddisfatti – commenta Maurizio Teti, direttore di VitignoItalia – dei risultati ottenuti, che credo siano il giusto riconoscimento per il grande lavoro svolto. La prima giornata, ma ancor più quelle di lunedì e martedì, hanno dato ottimi riscontri in termini di affluenza di pubblico, sia italiano che internazionale”.

Grande entusiasmo e partecipazione anche per i seminari e workshop, tutti sold out, utili tanto per gli appassionati quanto per gli operatori del comparto.
Agli incontri tematici ha potuto partecipare anche il pubblico internazionale, grazie alle traduzioni in simultanea messe a disposizione dei WineLovers esteri, che continuano a consolidare di anno in anno la loro presenza alla manifestazione.
La sedicesima edizione di VitignoItalia ha saputo amalgamare i molteplici territori e le numerosissime sfaccettature del panorama vitivinicolo campano e di tutta la Penisola, riunendo a sua volta un pubblico estremamente eterogeneo in un clima di entusiasmo e, soprattutto, di ripartenza.

Vitigno Italia, 6 giugno, masterclass: verticale di Fiorduva

Immagino, ma in realtà ho visto la scena di chi affronta la passeggiata che porta a Castel dell’Ovo.
La sensazione è quella di fare un tuffo nel medio, di essere tra mercanti di ambrosia, che girano tra corti e castelli, tra giochi e tornei, per allietare gli avventori, con il nettare degli dei.
La realtà non è poi così lontana dalla fantasia, perché per 3 giorni, mercanti ed avventori si incontreranno a Castello, quello che si racconta custodire un uovo magico. Giullari di corte saranno, con il dovuto rispetto, i sommelier, che con la capacità di racconto di cui sono dotati, narreranno storie di vino, che parleranno di luoghi, di costumi e di eroi: le gesta di donne e uomini nei campi.

Il caldo è intenso, la brezza del mare corrobora, gli ospiti affaticati dalle irte salite, si concedono a libagioni. Nelle sale il tintinnio dei calici si alterna a quello della fuoriuscita dei tappi che liberano le nuove annate alla vita.
In alto, nella sala Megaride (dedicata proprio al nome dell’isolotto su cui si erge il castello) meno di 30 privilegiati, affrontano un percorso a ritroso nel tempo, che segue l’itinerario dé “il sentiero degli Dei”, in Costiera Amalfitana, dove la viticoltura eroica si pratica quotidianamente.
Terrazze che dominano il mare: con tutto il bello che lo avvolge, come poteva non essere un vino straordinario?

Non è la prima volta che ho la possibilità di partecipare ad una verticale Marisa Cuomo e del suo Fiorduva, ma mai mi era capitato di vivere una degustazione in maniera cosi immersiva.
Andrea Ferraioli è andato a fondo. E’ partito dal nome, dal suo significato, ignorato da molti.
Fiorduva non è dedicato, come si potrebbe facilmente pensare al fiore dell’uva, bensì nasce dall’idea di raccontare i due tesori del luogo in cui viene prodotto : il fiordo e l’uva.
Poi il percorso di ricerca e di sperimentazione sui vitigni autoctoni, le vinificazioni separate già dal ’95 con il professore Moio.
Ci ha descritto le singole proprietà : la vendemmia tardiva del Ripoli; quella precoce del Fenile, che arriva carico e segnato dal sole, della Ginestra, della Pepella.
La volontà di capire, di aspettare, fino alla conditio sine qua non del professore, che dopo aver assaggiato una sintesi, dopo qualche anno, pretese che il vino fosse messo in commercio, affinchè la collaborazione continuasse.
I cuori sono pregni di emozione, adesso bisogna soddisfare quella sensazione di arso, di bere quel nettare che intanto è stato versato nei calici.
L’oro è il colore dominate, si passa da quello più tenue delle annate recenti a quello antico, unico, brillante, intenso, ammaliante della 2009.
Come racconta Gabriele Pollio, il sommelier Ais che ha il compito di descriverlo tecnicamente, i profumi sono quelli della Costiera amalfitana, dei fiori, dei frutti, della terra: Il gesso, le erbe aromatiche, il limone.
Progressione minerali intense con morbide chiusure; lunghe persistenze; Freschezza sempre, aldilà del tempo. L’evoluzione del legno, più presente, nelle annate degli anni duemila, divenuto sempre più discreto nell’utilizzo, nei due decenni successivi.
Un vino importante, che parla Italiano nel mondo e lo fà con accento Campano.
Si dice che: “quando si viene a Napoli, si piange due volte: una quando si arriva e una quando si va via. Dopo una degustazione del genere, sarà difficile non emozionarsi al solo pensiero.

Intanto, per chi volesse vedere, quello di cui parlo, può guardare il video che segue

MARISA CUOMO
VERTICALE FIORDUVA 2007 – 2009 – 2015 – 2017 – 2019 – 2020


***qui l’altra masterclass che abbiamo seguito: https://www.20italie.com/masterclass-vitigno-italia-amarone/