Pillole di Vinitaly: focus sul moscato di Sorso Sennori

La bellezza dell’Italia vitivinicola risiede anche nella resilienza di micro areali che producono quantità irrisorie di nettare, impossibile da rinvenire nei classici canali di vendita. Durante Vinitaly edizione 2022, la celebre fiera enologica manifesto di un settore che ha voglia di ripartire dalle ansie post-pandemia, abbiamo partecipato ad una insolita Masterclass condotta dal giornalista Maurizio Valeriani, Direttore Responsabile della testata online Vinodabere: quella della Denominazione “MOSCATO DI SORSO – SENNORI” O “MOSCATO DI SORSO” O “MOSCATO DI SENNORI”, giunta al cinquantesimo anniversario. Abbiamo scambiato con lui alcuni pensieri in libertà, a proposito dell’argomento di degustazione, spaziando anche sull’intera realtà produttiva dei vini della Sardegna.

Il sunto della piacevole chiacchierata lo trovate nel seguente video, molto interessante se volete scoprire un territorio vasto e ricco di diversità. A margine dell’incontro racconteremo più in dettaglio il territorio, con l’augurio che possa spingere il lettore, un giorno, ad un viaggio fatto..di sapori autentici.

La zona del Moscato di Sorso Sennori è racchiusa in due comuni confinanti: quelli di Sorso e di Sennori in Provincia di Sassari, lungo la Statale 200 dell’Anglona, all’interno del comprensorio della Romangia.

Sorso è più vasto, con terreni fronteggianti la costa in vista dell’isola di Asinara fatti di sabbie e di argille. Sennori tende a salire verso rilievi collinari con presenza di calcare misto ad argille. Quattro le tipologie di vino previste dal Disciplinare: bianco, liquoroso, spumante e passito. 

Proprio quest’ultima tipologia attira il nostro interesse, con prodotti straordinariamente seducenti, pieni di note da albicocche mature quasi candite e richiami di macchia mediterranea e miele, mai stucchevoli. Ciò nonostante la componente glicerica e gli zuccheri residui (minimo 45 g/l), per merito di una bocca tonica dalla sapidità pressoché infinita. Stiamo parlando del Moscato Bianco, varietà diffusissima nel nostro Paese, con alcune chicche enologiche sparse lungo lo stivale. La produzione è mostruosamente bassa, appena 11,29 ettolitri registrati nel 2021 e di sicuro il freno all’economia vissuto nell’era del Covid non ha agevolato i pochi produttori. C’è da aggiungere che molta produzione resta confinata tra le mura di casa, secondo le antichissime tradizioni sarde di creare delle vere e proprie competizioni tra famiglie per trovare il vino più buono. Il meglio, come recita un vecchio adagio, deve ancora venire, sia per questa piccolissima Denominazione che per l’intera Isola.

Alla prossima pillola di Vinitaly.

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Luca Matarazzo

Giornalista, appassionato di cibo e vino fin dalla culla. Una carriera da degustatore e relatore A.I.S. che ha inizio nel lontano 2012 e prosegue oggi dall’altra parte della barricata, sui banchi di assaggio, in qualità di esperto del settore. Giudice in numerosi concorsi enologici italiani ed esteri, provo amore puro verso le produzioni di nicchia e lo stile italiano imitato in tutto il mondo. Ambasciatore del Sagrantino di Montefalco per il 2021 e dell’Albana di Romagna per il 2022, nonché secondo al Master sul Vermentino, inseguo da sempre l’idea vincente di chi sa osare con un prodotto inatteso che spiazzi il palato.

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