Che un’azienda debba innanzitutto far quadrare i conti non è in discussione, talvolta si prendono delle decisioni che non si condividono appieno dettate dalla necessità d’essere a conduzione familiare e unica fonte di reddito.
Non è così anche nella vita di tutti i giorni, siamo liberi di fare esattamente ciò che vorremmo? E cosa c’entra tutto questo con la visita della cantina Toros, nel tour al quale ho partecipato organizzato dal Consorzio Collio?
È una personale riflessione nata dopo aver conosciuto Franco Toros (ma c’eravamo già incontrati, entrambi ne avevamo il dubbio). È motivata da alcune frasi dette da Franco sull’economia aziendale, battute del tipo: se le banche lo vorranno… (non è la prima volta che in Collio sentiamo menzionare dai produttori di vino gli istituti di credito, ciò testimonia di come sono venuti in soccorso, e anche della preoccupazione che in alcuni destano), oppure meno bottiglie rimangono e meglio stiamo…

E poi la scelta di uscire per i bianchi con vini della precedente vendemmia (come ci insegna l’Alto Adige, rammenta Franco), vinificazioni semplici ma non semplicistiche, miranti a ottenere un vino fresco, minerale e immediato, con la sorbevolezza degli aromi primari, salvo infine sparigliare le carte e terminare la degustazione con un paio di espressioni, due autentiche chicche con profondità d’annata, come a sussurrare: cosa credevate, che questo territorio (straordinario, aggiungo io) non consenta la serbevolezza dei propri vini?
Peccato non n’è capitato un Pinot Bianco vintage: sarebbe piaciuto ricordare a me stesso quanto il vitigno sia valido, quanto sia longevo, quanto sia sottovalutato.
La Cantina Toros è stata fondata da Edoardo, bisnonno di Franco, ai primi del ‘900 e il suo nucleo storico sotterraneo risale al 1648, anno in cui apparteneva ai Baroni Locatelli Franco Toros è oggi aiutato dalle tre figlie Eva, Cristina ed Erika, che continueranno la tradizione ereditata dal padre e i suoi avi. Siamo nella località Novali nel comune di Cormons, a meno di un chilometro dal confine sloveno di Plešivo, e prossimi a Zegla, altra località che regala celebri vini in Collio.

In circa 15 ettari vitati a guyot in filari completamente inerbiti, disposti in un corpo unico attorno alla cantina, una fortuna per molti versi, si producono 70.000 bottiglie l’anno con Friulano e Pinot Bianco sulle 20.000 bottiglie cadauno, e poi Ribolla Gialla, Chardonnay, Sauvignon, Pinot Grigio, e infine Merlot a rappresentare la bacca rossa in due versioni, poichè c’è un Riserva. Totale otto etichette di Collio, tutte monovarietali, quindi non è previsto il Collio Bianco.
La vendemmia è fatta tutta a mano, con pressatura soffice, mosto da uva intera e senza compiere macerazioni (tranne il Merlot), meglio una surmaturazione in vigna all’occorrenza (rischiando un po’), e i vini, dopo la fermetazione in serbatoi di acciaio con temperatura controllata senza eseguire travasi, qui rimangono per quattro/cinque mesi con crescenti batonnage. Dopodiché, Pinot Bianco, Friulano e Chardonnay per il 10-20% della massa passano in barrique per cinque mesi.
La degustazione ha previsto sei vini Collio doc anno 2025: Ribolla Gialla (da vigneti molto antichi di 60/70 anni, è una Ribolla tanto fresca grazie a toni citrini, la sua carta vincente sebbene nel mazzo del Collio a mio avviso c’è un jolly, vale a dire la sua versione macerata, con note di fiori, gelsomino, acacia e ginestra; al palato ha bisogno di tempo per stabilizzarsi, è sapida ma leggermente poco persistente, al momento), Pinot Bianco (15% della massa in barrique, fresco e intenso nelle note di frutto, acidità malica di mela verde, e pera, infine floreali, che si ritrovano anche al palato, con un finale sapido e di pepe bianco; vino con grande potenzialità ma da riassaggiare più avanti, ancora troppo giovane), Pinot Grigio (da uve stramature, è floreale con note di gelsomino, e di frutta di una pera croccante; al palato sapidità e territorialità e un finale piccante), Friulano (15-20% della massa in barrique, molto morbido, frutta secca, fruttato di pesca, vaniglia, sentori della burrosità da legno piuttosto percepibili; al palato è vegetale e torna ancora la morbidezza.
Un “vecchio Tocai” con toni rotondi quasi inattesi che spero di assaggiare di nuovo più avanti), Chardonnay (la massa che va in barrique è il 20%, e il vino ha toni di vaniglia e agrumi, al palato è glicerico, completo, pieno, fresco e speziato), Sauvignon (e come non riconoscerlo, con le sue tipiche note varietali, pirazine e foglia di pomodoro, un po’ di erbe aromatiche, salvia, sambuco, e di frutta esotica; al palato è glicerico, ampio, torna il varietale e il finale richiama le spezie).

Poi, prima di passare al Collio Merlot Riserva 2022 proveniente da un’unica vigna (dopo venti giorni di macerazione, il vino matura per 24/30 mesi in nuove barrique francesi: intenso con note di piccoli frutti a bacca rossa, vaniglia, rovere, freschezza; al palato ha ancora tanta longevità e tannini da polimerizzare, teso, con un finale speziato che rammenta certi syrah), la sorpresa delle due rarità d’antan prima anticipate.
Collio Chardonnay 2015
Finezza ed eleganza, con tanta freschezza benché una decade sia trascorsa, fiori secchi e morbidezza da miele d’acacia. Poi esce la frutta esotica e la suggestione idrocarburica: facendo la crasi, un pompelmo rosa con ottani. Al palato è pieno e fine, lascia una sensazione glicerica, pecca solo, se proprio dobbiamo trovargli un difetto, in persistenza.
Collio Sauvignon 2007
Olfatto che affascina e certamente intenso, con note mielate e minerali da un vino maggiorenne. Idrocarburi e tanta sapidità, se aveva in origine delle caratteristiche varietali, ora si son perse.
Al palato ha un buon corpo e una progressione non trascurabile, con le sensazioni d’idrocarburo meno presenti, un vino di una certa eleganza e, questo sì, persistente. Il finale è declinato sulla spezia. Insomma due vini longevi e con un’interpretazione della ponca da cui hanno origine, e conoscendo il comportamento medesimo che avrebbe avuto (se lo avessimo testato) il Pinot Bianco, come non notare che i tre vitigni sono internazionali?



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