Cambiamento climatico, viticoltura di alta quota e identità territoriale: il Convegno di Poppi racconta un territorio che evolve senza dimenticare le proprie radici
Ci sono territori che sembrano avere una relazione particolare con il vino e il Casentino è uno di questi. Boschi, altitudine, escursioni termiche e una viticoltura che negli ultimi anni ha trovato nuove chiavi di lettura fanno di questa valle una delle aree più interessanti della Toscana da osservare, soprattutto, in un momento in cui il cambiamento climatico sta imponendo alla viticoltura nuove domande.

È proprio da queste domande che è partito il Convegno Vini del Casentino, ospitato nella suggestiva cornice del castello medievale di Poppi. Un appuntamento che ha messo intorno allo stesso tavolo produttori, tecnici e istituzioni con lo sguardo verso una viticoltura chiamata a cambiare: piogge distribuite in modo diverso, estati più lunghe, inverni meno rigidi e periodi di siccità sempre più ricorrenti stanno modificando le condizioni nelle quali i viticoltori si trovano a lavorare.
A delineare il quadro sono stati Bernardo Gozzini, ex responsabile del Consorzio Lamma Regione Toscana, Gennaro Giliberti della Direzione Agricoltura della Regione Toscana, l’agronomo Ruggero Mazzilli, insieme a Marco Biagioli e Vincenzo Tommasi dell’Associazione Viticoltori del Casentino.

Il tema non è soltanto comprendere che cosa sta cambiando, ma capire come prepararsi al cambiamento. Tre le direttrici emerse dal confronto: innovazione e investimenti per rendere i vigneti più resilienti, gestione dell’acqua come risorsa strategica e una maggiore attenzione alla prevenzione agronomica e alla lettura dei dati climatici.
Una sfida che riguarda il futuro, ma che parte da decisioni molto concrete nel presente. E il Casentino sembra volerla affrontare con consapevolezza, perché evolvere significa capire come preservare la propria identità mentre cambiano le condizioni intorno.

Dopo il confronto tecnico, è stato il vino a prendere la parola: la Masterclass condotta da Luca Radicchi ha messo a confronto nove Pinot Nero, nove interpretazioni diverse di uno stesso territorio. Un vitigno che in Casentino ha trovato condizioni particolarmente interessanti e che oggi è coltivato da 19 aziende su 27 ettari.
La degustazione ha mostrato una gamma espressiva tutt’altro che uniforme: freschezza, trasparenza, componente floreale, frutto, balsamicità, struttura e verticalità si sono alternate nei diversi calici, restituendo un’immagine articolata del territorio.

Terre di Romena 2024 ha aperto la degustazione con una bella trasparenza luminosa, profumi agrumati di arancia sanguinella, piccoli frutti rossi e viola mammola. Fresco, succoso e sapido, con un tannino fine e ben integrato.
Più materico il Giuncaia, Gorgo 2024, da agricoltura biologica, caratterizzato dai terreni argillosi che regalano maggiore concentrazione cromatica e un frutto maturo. Le note balsamiche accompagnano una struttura solida e un tannino più marcato.
Il Lo Ri, Podere Pereto 2023 propone invece un’espressione più calda e mediterranea, con spezie ed erbe aromatiche, acidità più contenuta e buona persistenza.
Grande trasparenza per Ornina 2023, biologico e biodinamico, ottenuto con fermentazione spontanea. Vivace, floreale e agrumato, con eleganti richiami balsamici e aromatici.
Il Podere della Civettaja 2023, biologico, si distingue per luminosità e verticalità. Un naso inizialmente timido lascia spazio a una bocca di grande espressività, con un tannino lunghissimo, fine ed elegante.
Con L’Alberone, I Renzetti 2022 arrivano note di frutto e fiore evoluti e una speziatura delicata. Fresco, equilibrato e lineare.
Pergentina, Passumena 2022 esprime invece un frutto scuro maturo, accompagnato da un lieve accenno di confettura e da una nota balsamica. Intenso, persistente e compiuto.
Poppiena 2021 gioca ancora sulla trasparenza, con frutti rossi e scuri, note floreali e speziate. In bocca mostra equilibrio e compattezza, con un lieve calore alcolico che non disturba.

A chiudere la degustazione è stato Cuna 2021, caratterizzato da intensità olfattiva, dolcezza del frutto, piacevolezza e un finale lungo e armonico. Una delle interpretazioni più complete della Masterclass.
Nove vini diversi, dunque, ma un filo comune: la capacità del Pinot Nero di leggere il territorio attraverso sfumature, più che attraverso la forza.
Il pomeriggio ha portato il pubblico dalle riflessioni tecniche all’incontro diretto con produttori e territorio. L’apertura delle cantine ha inaugurato la 28ª edizione del Festival “Il Gusto dei Guidi”, manifestazione che da decenni racconta il Casentino attraverso vino, cultura e gastronomia.
È qui che il racconto del vino trova la sua dimensione più completa, perché un territorio vitivinicolo non è fatto soltanto di vigneti e bottiglie: è fatto di persone, tradizioni, cultura, accoglienza e capacità di costruire relazioni per trasformare il territorio in un luogo da conoscere, vivere e ricordare.
Un ringraziamento speciale all’Associazione Viticoltori del Casentino, alla Pro Loco Centro Storico di Poppi e a Davide Bonucci di Enoclub Siena per l’invito e per aver creato un’occasione di confronto così ricca.

Il Casentino sta costruendo il proprio futuro attraverso una viticoltura che osserva i cambiamenti climatici, sperimenta, investe e cerca nuove risposte, senza perdere il rapporto con il territorio.
Il confronto tecnico del convegno e la degustazione dei nove Pinot Nero raccontano una viticoltura fatta di altitudine, freschezza, biodiversità e ricerca, il Festival “Il Gusto dei Guidi” aggiunge la dimensione della comunità e della cultura.
Due momenti diversi, ma complementari, che restituiscono l’immagine di un territorio capace di ascoltare ciò che accade, studiare, sperimentare e, soprattutto, continuare a raccontarsi, perché il futuro del vino passa anche da qui: dalla capacità di evolvere senza smettere di essere riconoscibili. E il Casentino, oggi, ha ancora molto da raccontare.
Un ringraziamento speciale per le foto ad Andrea Moretti, fotografo in Firenze.



Casentino: il Pinot Nero che guarda al futuro
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