“L’Altro Oltrepò” – L’Oltrepò Pavese tutto da scoprire

L’Altro Oltrepò raccoglie undici produttori e ben trentaquattro vini; un incontro con un territorio che chiede di essere guardato negli occhi.

L’Oltrepò è terra di Pinot Nero, lo è dal 1850 quando il Conte Augusto Giorgi di Vistarino portò questa varietà, ma non solo. È una terra generosa, dedita alla viticoltura di qualità da secoli e con una storia così sfaccettata che non può relegarsi a una voce solista perché è nella polifonia delle sue sfaccettature che mostra il suo meglio.

Quello di cui parliamo oggi è un “Altro” Oltrepò fatto di Riesling Italico, Barbera, Croatina, Mornasca, Moradella grande e piccola, Cortese, Ughetta, Uva Rara, Vespolina e altri vessilli identitari più intimi, che con la loro qualità stanno trovando il loro spazio all’interno del racconto principale del territorio. Il 7 maggio, alla Trattoria Masuelli San Marco, questo Oltrepò ha avuto spazio, parlando con la sua voce, attraverso una selezione magistrale.

I produttori sono molti, tra nomi più celebri e altri sorprendenti seppur meno conosciuti, Picchioni, VNA Wine, Cascina Gnocco, Vini Buscaglia, Colle del Bricco, Perego & Perego, Bruno Verdi, Cà del Gè, Giogà, La Rocchetta di Mondondone, Dezza 1890.

Il Riesling Italico è una varietà di uva ampiamente diffusa in Oltrepò ma vive spesso d’ombra per via del suo nome che lo porta erroneamente a paragone con il cugino Renano, tanto che tra le ultime proposte al tavolo del Consorzio vi è anche la possibilità di darle unicamente il nome di “Italico” abbandonando la radice Riesling per garantirle quella identità che merita. In Croazia col nome di Grasevina è la bacca bianca più diffusa, meritatamente, perché è un’uva generosa che con le sue caratteristiche può permettersi variegate narrazioni, dalle più croccanti alle terziarizzazioni più audaci, mantenendo eleganza e “Identità”.

Barbera(minimo 25% max 65%), Croatina(minimo 25% max 65%), Uva Rara, Ughetta di Canneto Pavese (altresì conosciuta come Vespolina),Uva Rara raccontano invece l’ossatura tradizionale dei Rossi dell’Oltrepò, in percentuali differenti e con eventuali presenze in forma minore di altri vitigni locali consentiti (come la Moradella che troveremo, o il Pinot Nero che non deve superare il 45%), blend che hanno trovato il loro equilibrio nella natura e nella storia del territorio, qui rappresentati da aziende che hanno saputo adattarli all’attualità senza decontestualizzarli ma rafforzando la loro storica e bellissima indentità.

Bruno Verdi – Canneto Pavese

Apre le danze una delle realtà più coerenti del territorio, sette generazioni e una fedeltà assoluta allo stile pulito, territoriale, senza derive moderniste, che rivedremo dopo nei rossi. Il Riesling Italico Frizzante 2025 è un piccolo manifesto, la lieve bolla esprime in modo intimo note di erba sfalciata, agrume, più in evidenza rispetto a una note semi aromatiche. Al palato lo zucchero è sciolto e assolutamente poco evidente, mentre la bolla leggera che esalta la sapidità freca dei suoli calcarei.

La scelta di spumantizzare questa varietà in maniera un po’ diversa, in autoclave con pied de cuve è lodevole e da dona a queste uve una dimensione briosa e Armonica.

Passando ai rossi il Cavariola 2021 conferma la mano magistrale sui blend del territorio e la vocazione pazzesca dell’omonima vigna da cui si produce questo vino, solo nelle migliori annate, dal 1985: Croatina e Barbera in equilibrio naturale, Uva Rara e Ughetta a rifinire la finezza. Un vino profondo, che al naso sprigiona note di sottobosco, cannella noce moscata, frutta nera matura e humus, pepe di cayenna. Asciutto e generoso, ricco di nobili tannini.

Il Buttafuoco 2024 è immediato, croccante, vivo: la vinificazione passa qualche attimo in assenza di ossigeno, è effettuata parte con buccia e parte senza buccia. La Vespolina spicca nella nota di pepe nero, Si apre su note di liquirizia e una rotondità di beva molto agevole e contemporanea, piacevole.

Cà del Gè – Montalto Pavese

Specialisti dell’Italico, i loro vigneti sono in altura, caratteristiche che si ripercuotono nei vini tesi e minerali. La Brina 2024 è la versione più fresca, brillante, al naso apre con note di marndorla e frutta a guscio, in bocca esprime una burrosità molto ben amalgamata e finale salino. Il Filagn Long 2024, è un purista ed è l’Italico più strutturato, se ne fanno circa 3000 bottiglie: viene da una vigna di 80 anni, terreni poveri, caratteristiche che aiutano a concentrare la mineralità, la vinificazione di uve leggermente surmature è fatta attraverso una micro-ossigenazione naturale i lieviti sono quelli naturalmente presenti. Il risultato è un vino paglierino di buona carica, che all’olfatto apre con note di ananas, mandaola dolce, lilium, in bocca equilibrio e persistenza burrosa e sapida.

Il Fajro 2022 è un Buttafuoco da annata calda, maturo, speziato in cui si fa notare la Barbera al 40% che con la sua freschezza si coniuga perfettamente con la potenza della Croatina di questa annata e gli dona leggeri toni selvatici.

Perego & Perego – Artigiani dell’eleganza

Piccola realtà che lavora con estrazioni misurate privilegiando l’eleganza sulla potenza, sperimentatori e minimalisti. Il Barocco è un blend di 50% Croatina, 10% Moradella Grande, 10% Moradella Piccola, 20% Vespolina, 10% Barbera che fa dai 12 ai 60 mesi di legno grande. Barocco 2018 è fresco, fine, floreale, con colore vivido e beva agevolissima. Il Barocco 2017 è più caldo: frutto maturo, struttura ampia, liquirizia evidente. Il Giubilo 2016 è una Bonarda, quindi Croatina, quasi in purezza, con un 10% di Barbera e un 5% di uva Rara a ingentilire: toni aranciati aprono a un ventaglio olfattivo variegato e fine, mora, cacao amaro, poi sottobosco secco e grafite, al palato dimostra una grande struttura e un tannino fine, profondità, il 2016 rappresenta tra l’altro una grande annata.

Picchioni – Solinga e Riva Bianca

Riferimento assoluto del Buttafuoco Storico, Andrea è un viticoltore meticoloso, un agricoltore purista, dedico al territorio e ai suoi prodotti. Il Bricco Riva Bianca è uno dei due crù, una vigna simbolo del territorio, che arriva a 45% di pendenza, e il buttafuoco nasce proprio su questi pendii, che ci viene presentata in un trittico di annate: 2021,2020,2016 tutte magnum.

La vinificazione prevede una cernita a tavolo, la fermentazione in tini tronco-conici di rovere di Slavonia da 4000 litri, sosta sulle bucce per un minimo di 40 giorni, quindi ancora rovere per 24 mesi e attesa dopo l’imbottigliamento.

La 2021 ha un equilibrio spostato sulla freschezza e su tannini agevoli. Un Buttafuoco che non sbaglia mai, che nella differenza di ogni annata riesce a trovare un grande equilibrio. La 2020 è più calda: il frutto pieno in bocca acquista rotondità e tannini più ricchi di frutto e smussati. 2016, annata perfetta per un vino in sintonia con lo stile del Vigneron: generoso al visivo, al naso apre con note di ciliegia sotto spirito e cacao, sorso dinamico, salino, rotondo, nero.

Vini Buscaglia – La Croatina in purezza

L’azienda porta la Croatina come scelta identitaria, coraggiosa, rara. Il tempo dei lunghi affinamenti per cercare l’equilibrio e far parlare coi giusti toni un vitigno vigoroso e tannico naturalmente.

La verticale Tabar 2004–2015–2018 è una piccola masterclass: 2018 iniziamo con colori cupi, profumi di viola e si mischiano a frutta più matura, poi radice di liquirizia e spezia dolce, in bocca freschezza e slancio acidità, il tannino fitto e asciutto. 2015 più vigore, l’annata è calda e struttura e morbidezza. Con la 2004 abbiamo la piena maturità, c’è terziarizzazione, note di cacao, tabacco spento e marasca si aggiungono al ventaglio olfattivo, in bocca il tannino è succoso e amplifica la lunghezza gustativa piacevolmente.

VNA Wine – Federico Fiori, il laboratorio

Piccola cantina sperimentale, nelle esperte mani di Federico Fiori, ogni anno viene lanciato un progetto diverso. La N0 è il tavolo sperimentale, ogni anno cambia vitigno. La N0 2019 è un Riesling Italico macerato: al naso svela note di tè nero, erbe, in bocca tannino leggero, un naso sorprendentemente un filo rossista per estrazione, qualche sbuffo di geranio, un vino gastronomico che si potrebbe azzardare con un’anatra all’arancia.

N1 2019 è Cortese, una rarità fuori dal Piemonte, e qui trova generosità che si traduce in più corpo e sapidità: le note sono fresche e agrumate, anche leggermente terziarizzate da leggero smalto, in bocca sapidità che crea fame.

N02 altro Cortese, di eccellente finezza: il profilo è agrumato e finissimo, infuso di scorza d’arancia, miele di tarassaco, salgemma che preannuncia quello che all’assaggio è un vino dal sorso pieno e saporito.

N2 2020 è invece un Metodo Classico, siamo di fronte a un’annata calda al contrario della precedente. Al naso spiccano mandorla, fiori bianchi, e un frutto leggermente più maturo in bocca bel volume accentuato dalla bolla.

Dezza 1890 – Metodo Classico da Italico

Altra storica realtà che dimostra mano tecnica. Il Carlo Giorgio è un Brut secco, dai 15 ai 18 mesi sui lieviti, se ne fanno 600 bottiglie sboccate a la volée. Il perlage è fine e persistente, al naso sprigiona ricordi di scorza di mela golden, mandorla, un leggero tono agrumato, in bocca una bella e fresca sapidità naturale di buona persistenza.

Colle del Bricco – Giovane e fresco

A Valleversa su un terreno argilloso con gesso e calcare.La passione per il Riesling Italico si vede e emerge in bottiglia, in vigna sfogliando nella fascia del grappolo cerca di sfruttare il più possibile l’azione solare, Borea 2023 è un frizzante: la bolla esalta la parte erbacea e di scorzetta di limone del vitigno, con vivacità, l’annata calda dona note fruttate più intense, la bolla resta in sottofondo come la parte salina presente e equilibratissima. Khione 2024 è invece fermo e da vigna vecchia su base di argille nere e fondo gessoso/calcareo, in questo caso ci si avvale di una doppia raccolta per avere più completezza e fa affinamento su fecce fini. Si mostra estremamente piacevole, agrume biondo fresco e in infusione, fiori bianchi, sorso calibrato e ben definito, burroso ma di bella tensione, finale asciutto, ricordi di susina.

Gipsy Red 2024: Barbera, Croatina, Uva Rara, Vespolina; da vigne dai 60 ai 70anni, fermentazione spontanea su lieviti indigeni, semi-carbonica e per metà vinificata in rosso per metà a grappolo intero, 6 mesi in legno e 6 in acciaio per legare, il giovane colore dai riflessi violacei svela al naso una piacevole speziatura pepata che marca la presenza di vespolina, croccante ciliegia, retronasale e assaggio burroso e presente, si presenta nel suo migliore stato evolutivo.

Cascina Gnocco – La Mornasca

Vitigno rarissimo, identitario, assolutamente autoctono, sono stati fatti importanti sforzi per farlo riconoscere, l’azienda ha piante di 16 anni. Orione 2018 è un rosso pieno dai riflessi ancora violacei, al naso la frutta gioca con toni che vanno dalla prugna secca alla ciliegia, radice di liquirizia. In bocca tannino fine e speziatura naturale, lascia un finale balsamico, ricordi di erbe secche. Saltiamo molto indietro con la 2005, molto evoluta, al naso cuoio, frutta nera, in bocca un tannino legato e bella eleganza, lasciandolo respirare sprigiona sentori e ricordi di cioccolata e tabacco biondo.

 Eos Rosè 2012, è un Metodo Classico di Mornasca in edizione limitatissima, 500 bottiglie: colore rosa antico, al naso frutta secca a guscio, petali di rosa, agrume candito, la bolla percepibile è finissima, una lunga scia minerale lascia un finale di mandorla dolce.

Giogà – Pietra de’ Giorgi

Produzione essenziale e stile territoriale. Iniziamo con un Riesling Italico Boietto 2024: scorza di limone, fiori bianchi, sottobosco, in bocca salinità e grande freschezza che ci parla del territorio più aperto ai venti da cui viene, una leggera astringenza dona una dimensione precisa alla beva e pulizia. Buttafuoco 2024 50% Croatina · 30% Barbera · 20% Uva Rara/Vespolina: fresco, croccante, speziato, con la percentuale di Barbera che tiene il vino teso. Buttafuoco 2019 in questo caso l’annata è più calda, l’evoluzione amplia lo spettro del vino che marca prugna, pepe, tabacco e si svolge in una struttura ampia e molto piacevole.

La Rocchetta di Mondondone – PIWI e altitudini

Lavorando su altitudini più elevate cambiano le scelte agronomiche, la sostenibilità è al centro, la scelta di puntare sui Piwi è ambiziosa e interessante. Gocce di Vento 2017: Cortese + Riesling Italico, imbottigliato in luna calante, in una annata più calda manifestano frutta gialla, erbe aromatiche, agrume infuso, crema chantilly, floreale macerato, molto delicato all’assaggio, buona lunghezza e finale sapido. Gocce di Vento Resistente 2023 è un Johanniter, un vitigno resistente dalle caratteristiche affini alla famiglia dei Riesling: agrume, mela, fiori, 23 è una annata ideale per PIWI, anche in bocca c’è una bella maturità d frutto ma senza perdere acidità. Croaticum 2015 è una Croatina e mostra l’evoluzione di una annata calda, al naso apre con frutto nero, cacao, grafite e sottobosco. In bocca tannino morbido e ricordi di mora matura.

Trattoria Masuelli

L’evento è stato ospitato all’interno della Trattoria Masuelli, presente dal 1921, è una istituzione del territorio, un luogo dove ci si immerge in una Milano di altri tempi. Lo Chef Massimiliano Masuelli porta avanti la tradizione di famiglia e ha sapientemente accompagnato questo viaggio con assaggi della tradizione Milanese come i Mondeghili, il Risotto alla Milanese eseguiti magistralmente e di fortissimo abbinamento con i vini degustati.

Conclusione

L’Oltrepò è una terra fertile come poche, un caleidoscopio di varietà enologiche che oltre a essere il polmone vinicolo di Lombardia rappresentano un patrimonio da proteggere, tutelare e sostenere nell’avvenire. Questa bellissima iniziativa ha permesso a diverse aziende di cooperare per questo obiettivo, ringrazio Federica Schir e Davide Bortone per l’organizzazione e per il bellissimo momento creato. L’Oltrepò che fa squadra vince, è questa la certezza che porto con me. Dopo il progetto Classese, a Febbraio 2027, il Consorzio porterà in Assemblea il progetto Montenapoleone per creare un posto dedicato alla vinificazione in rosso “tipica” di questa terra, che abbiamo ampiamente visto e che oggi non ha una collocazione propria. Il nome che evoca un vino rosso locale che negli anni Sessanta era tra i più famosi e apprezzati della zona insieme a Buttafuoco, Sangue di Giuda e Barbacarlo. L’obiettivo è partire subito con questo nome già registrato e dare lustro e rappresentanza e ordine anche a un altro tassello di questo “Altro”, grande, Oltrepò.

Immagine di Andrea Russetti

Andrea Russetti

Informatico prestato all’enogastronomia. Di indole curiosa e ossessionato dai dettagli. Finiti gli studi di Ingegneria Elettronica seguo i consigli dello Stregatto, incamminandomi per strade fatte di altri libri, uffici, padelle, planimetrie, cucine, calcio, Hotellerie, formaggi, Rock e Sommelier. E i puntini iniziano a unirsi quando incontro la cucina, come le costellazioni quando guardavo le stelle da piccolo, passando attraverso gli insegnamenti di docenti di Alma, Bocconi e Casnati, celebri brigate e tavole stellate, Campi di Serie A e Champions. Sono Degustatore Ufficiale per l'AIS e collaboro alla redazione delle guide, Ambasciatore dei Mieli, Maestro Assaggiatore dei Formaggi per ONAF, senza mai lasciare indietro la Programmazione e la Fisica, perché dentro in me c'è sempre quel bambino che vuole scoprire di più del mondo che lo circonda, avvicinarsi alla singolarità. Per alimentare la fiamma del sapere approdo nel mondo dei Concorsi, che mi vedono sul podio in diversi palchi, come Lombardia e Lambrusco e poi in giro a scoprire le meraviglie enogastronomiche per cantine, cucine e botteghe. Collaboro con diverse realtà, scrivendo, versando, cucinando e come Food & Beverage Consultant. Per me il vino è incontro e io propongo di realizzare le connessioni perché scocchi la freccia del colpo di fulmine.

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