Durante i miei dieci giorni trascorsi tra Skiathos e Skopelos, il mare è stato il filo conduttore di ogni giornata: un orizzonte che cambia colore, baie raggiungibili solo in barca, pinete che sembrano tuffarsi nell’Egeo e piccoli porti dove il tempo conserva ancora un ritmo diverso. Ma, da appassionato e cronista del vino, non potevo fare a meno di chiedermi se dietro l’immagine più conosciuta di queste isole, quella fatta di spiagge e vacanze, esistesse anche un’altra storia.

Una storia di terra, di vigne e di vino. A Skiathos questa storia porta il nome di Parissis Winery.
La visita alla cantina rappresenta, per chi ama il vino, un modo diverso di leggere l’isola. Qui il mare non è soltanto un elemento del paesaggio: entra nella narrazione, influenza il clima, accompagna la vita quotidiana e diventa parte dell’identità dei vini. Qui ho ricevuto una fantastica accoglienza
Parissi è una giovane e piccola realtà greca, l’unica delle isole Sporadi e i suoi vigneti si estendono su 45 “strémma” che è l’unità di misura utilizzata in Grecia ed equivale a 1000 m2 ovvero un decimo di ettaro.

La famiglia Parissis ha scelto di costruire un progetto profondamente legato a Skiathos, lavorando con vitigni greci e cercando un’espressione autentica del territorio. Una scelta che, nel calice, assume un significato ancora più evidente.
Assyrtiko, Roditis, Malagousia, Xinomavro e Limnio diventano gli strumenti attraverso cui raccontare una viticoltura insulare che non vuole rincorrere modelli esterni, ma trovare una propria voce.
E proprio assaggiando i vini uno dopo l’altro ho iniziato a riconoscere un tratto comune. Non un semplice dettaglio stilistico, ma una vera firma territoriale: la freschezza e la presenza costante della macchia mediterranea. Un filo conduttore che unisce il primo calice all’ultimo.
Talassa Steria, il mare e la terra
Si parte con Talassa Steria, PGI Magnesia, ottenuto da Roditis in purezza. Già il nome richiama il rapporto tra mare e terra, due elementi che a Skiathos sembrano impossibili da separare. Al naso il vino si presenta intenso, con sensazioni floreali e fruttate che si muovono dalla ginestra verso la frutta tropicale, per chiudere su eleganti richiami di erbe aromatiche.
Al sorso è complesso, fresco e sapido. Tornano le sensazioni di frutta gialla matura, accompagnate dalla macchia mediterranea e da una buona impronta minerale. Il finale è lungo e persistente. È un vino che, mentre lo assaggi, sembra riportarti all’isola. Al sole, alla vegetazione, all’aria salmastra.

Antithessi, l’incontro tra due anime
Con Antithessi, da Malagousia per il 90% e Assyrtiko per il 10%, il profilo cambia. Il naso si apre su una bella maturità del frutto, con pesca e albicocca in primo piano. In bocca l’ingresso è fresco e minerale, confermando le sensazioni olfattive e aggiungendo sfumature di frutta secca, erbe aromatiche e macchia mediterranea.
La Malagousia porta generosità aromatica, mentre l’Assyrtiko contribuisce a mantenere il sorso dinamico. Il risultato è un vino che riesce a essere mediterraneo senza perdere slancio.
Epi Topou, la verticalità della pietra
Con Epi Topou, PGI Magnesia, da Assyrtiko 90% e Roditis 10%, la degustazione prende una direzione più verticale. Al naso emergono subito le sensazioni minerali e di pietra focaia, accompagnate dalla scorza di agrumi e dalle erbe officinali. In bocca il vino entra deciso, fresco e minerale, con note di agrumi e frutta bianca.
La chiusura, con il suo elegante richiamo alla mandorla, completa un sorso preciso e dinamico. È forse il vino che più mette in evidenza la tensione e la freschezza come elementi centrali della filosofia della cantina.
Moscato 2025, la sorpresa della lama
Una delle piacevoli sorprese della degustazione è stato il Moscato 2025 Dry White Wine, un Moscato secco al 12,5%. I profumi richiamano immediatamente la varietà, ma è soprattutto al sorso che il vino sorprende. Mi aspettavo forse maggiore morbidezza, invece entra teso come una lama, fresco, agrumato, con richiami alle erbe aromatiche.
Fine ed elegante, dimostra quanto un vitigno spesso associato a espressioni più morbide e aromatiche possa invece regalare tensione e precisione. Un vino capace di spiazzare piacevolmente.

Parissis Rosé, il colore dell’estate
Il Parissis Rosé, PGI Magnesia, nasce da Xinomavro per il 70% e Limnio per il 30%.
Il colore è un delicato rosa cipria, quasi buccia di cipolla tenue, di grande eleganza visiva. Al naso è intenso e persistente, con note di macchia mediterranea ed erbe aromatiche.
Al sorso mostra maggiore complessità, con fragolina di bosco e pera matura. Fresco e leggermente sapido, propone anche richiami minerali e accompagna il tutto con un’eleganza che lo rende particolarmente piacevole.
Il finale è persistente e invita a un nuovo sorso. In un’isola come Skiathos, dove il rosato sembra naturalmente dialogare con il mare e con la tavola estiva, questo vino trova la sua dimensione ideale.

Vapori, il vino che naviga
Il nome Vapori significa in greco nave cargo, un richiamo al mondo della navigazione riportato anche in etichetta. Per noi italiani il pensiero corre spontaneamente al vaporetto, a quelle imbarcazioni che collegano luoghi e persone. E forse non è casuale che questo vino diventi, idealmente, un ponte tra la terra e il mare.
Prodotto da Xinomavro 70% e Limnio 30%, con una macerazione di 18 giorni sulle bucce, si presenta di un brillante colore rubino. Al sorso è fresco e leggermente tannico. Emergono sensazioni polverose e gessose, accompagnate da leggere note fruttate e da richiami che ricordano la foglia di olivo. In chiusura il tannino diventa più evidente, pur mantenendosi sempre delicato.
Un rosso dalla personalità agile, che privilegia la freschezza e la bevibilità senza rinunciare alla struttura.
Liasti Malagousia, la sorpresa finale
La degustazione si conclude con Liasti Malagousia, un vino che considero una delle più piacevoli sorprese dell’assaggio. Al naso regala sensazioni asciutte di erbe officinali, zenzero e una delicata speziatura dolce che ricorda la vaniglia.
Al sorso entra fresco e morbido, con note di litchi, scorza di agrume candita e ancora vaniglia. Il risultato è equilibrato, piacevole e dinamico. È uno di quei vini che, senza cercare effetti speciali, riescono a conquistare progressivamente. Un bel sorso, capace di invitare naturalmente alla beva.

Riassaggiando tutti i vini, dal primo all’ultimo, ho cercato di trovare una chiave di lettura comune. La risposta è arrivata quasi spontaneamente: la freschezza e la macchia mediterranea. Due elementi che ritornano con continuità nei profumi e nei sapori, pur esprimendosi in modo diverso a seconda del vitigno e dello stile. La freschezza dona dinamismo ai vini e li rende particolarmente piacevoli a tavola; la macchia mediterranea, invece, sembra rappresentare una vera impronta paesaggistica.
Forse è proprio questo il ricordo che porterò con me da Skiathos: non soltanto le spiagge, le barche che attraversano l’Egeo o i tramonti osservati dal mare. Ma anche il momento in cui, davanti a un calice, ho scoperto un’altra dimensione delle Sporadi.
Quella meno conosciuta, più silenziosa e profondamente legata alla terra. Perché un’isola può raccontarsi in molti modi. Attraverso il mare, naturalmente. Attraverso la sua cucina, la sua storia e le persone che la abitano. E, qualche volta, anche attraverso un bicchiere di buon vino.
A Skiathos, per me, quel racconto ha avuto il profumo delle erbe aromatiche, il sapore della mineralità e la freschezza del vento che arriva dall’Egeo.



Grecia: Skiathos e il vino di Parissis Winery
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