I vini vulcanici di Suavia a Roma: il Soave Classico incontra la cucina di Davide Del Duca

Una serata che racconta il bianco italiano attraverso il dialogo tra territorio e cucina contemporanea. Il 20 aprile, a Osteria Fernanda, i vini vulcanici della cantina Suavia sono stati protagonisti di una cena speciale dedicata al Soave Classico, in abbinamento ai piatti dello chef Davide Del Duca.

Un appuntamento che ha visto la partecipazione di firme autorevoli di Gambero Rosso, come Marco Sabellico, Valeria Roberto e Marzio Taccetti, confermando il crescente interesse attorno ai grandi bianchi del Veneto e alla loro capacità di dialogare con la cucina d’autore.

Dalle colline di Soave a Roma

Fondata nel cuore del Soave, la cantina Suavia rappresenta una delle realtà più identitarie del territorio. Il nome stesso richiama l’antica denominazione della città scaligera, a sottolineare un legame profondo con la storia e con il paesaggio.

La famiglia Tessari coltiva vigneti sin dall’Ottocento nel piccolo borgo di Fittà, ma è nel 1982 che avviene la svolta produttiva, quando Giovanni Tessari e Rosetta Buratto decidono di vinificare in proprio. Oggi sono le figlie Meri, Valentina e Alessandra a guidare l’azienda, con una visione chiara: dare voce alle sfumature del Soave Classico attraverso una lettura autentica dei suoli vulcanici.

“Raccogliere questa eredità è stato naturale per noi, racconta Meri Tessari, e da qui è nata l’esigenza di costruire un’identità precisa per i nostri vini”.

Il carattere dei suoli vulcanici

I 34 ettari di vigneto si estendono a circa 300 metri di altitudine, su terreni di origine basaltica che conferiscono ai vini una cifra distintiva fatta di mineralità, freschezza e profondità.

Qui si coltivano esclusivamente varietà autoctone a bacca bianca: Garganega e Trebbiano di Soave. La prima, versatile e identitaria, capace di esprimersi in vini immediati o più complessi; il secondo, più esigente in vigna ma in grado di regalare vini strutturati e di grande tensione minerale.

Le vigne sono allevate secondo il sistema tradizionale della pergola veronese, una scelta che unisce valore culturale e funzionalità agronomica, garantendo protezione dei grappoli e un microclima favorevole. Dal 2019, inoltre, l’azienda è certificata biologica, a conferma di un approccio rispettoso dell’ambiente e delle varietà storiche.

La cucina come lente di lettura del vino

La cena all’Osteria Fernanda si è rivelata un vero percorso sensoriale, in cui ogni piatto ha dialogato con un vino, esaltandone caratteristiche e sfumature.

Dal nasello con pil pil, lenticchie e agrumi, abbinato a Opera Semplice Metodo Classico, alla triglia in tempura con sorbetto di ricci di mare accompagnata dal Soave Classico 2025, fino al tagliolino alla spirulina con cuore di tonno essiccato, valorizzato dal Monte Carbonare 2023.

Piatti più strutturati, come il bottone al rosso d’uovo con funghi e crudo di manzo, hanno trovato un equilibrio nel Massifitti 2022, mentre la quaglia alla brace con nespole fermentate si è intrecciata con la profondità del Tremenalto 2020.

Una cucina contemporanea, quella di Davide Del Duca, capace di lavorare per contrasti e armonie, esattamente come i vini di Suavia.

I vini: identità e precisione

La degustazione ha messo in luce una filosofia produttiva orientata alla precisione e alla valorizzazione dei singoli cru.

Opera Semplice, Metodo Classico da Trebbiano di Soave, è un progetto sperimentale prodotto solo nelle migliori annate: un vino complesso, tra note agrumate, richiami tostati e una spiccata impronta minerale.

Il Soave Classico rappresenta invece l’espressione più immediata della Garganega: fresco, equilibrato, capace di raccontare il territorio con chiarezza.

Il Monte Carbonare, proveniente da suoli vulcanici scuri, si distingue per intensità e verticalità, con sentori di pietra focaia, agrumi e fiori di campo, e una bocca sapida e avvolgente.

Il Massifitti, da Trebbiano di Soave, nasce da un progetto di recupero varietale avviato insieme all’Università di Milano e al professor Attilio Scienza: un vino che unisce struttura, acidità e finezza aromatica.

Infine il Tremenalto, da vigne di circa sessant’anni, restituisce una Garganega più evoluta e complessa, con note di frutta candita, fiori d’arancio e una trama gustativa ampia e persistente.

Un racconto di territorio

“Le nostre radici affondano in questa terra nera che alimenta grandi uve bianche”, spiega Alessandra Tessari. “È dall’equilibrio tra elementi opposti che nascono i nostri vini”.

Una dichiarazione che sintetizza perfettamente il senso della serata romana: un viaggio nel Soave Classico attraverso le sue diverse anime, raccontate calice dopo calice. Tra suoli vulcanici, tradizione familiare e ricerca contemporanea, Suavia conferma così il ruolo centrale del Soave tra i grandi bianchi italiani, capace di esprimere identità, eleganza e profondità anche lontano dalle sue colline di origine.

Immagine di Alberto Chiarenza

Alberto Chiarenza

Romano di nascita e cresciuto in un paese distante, il Sud Africa. Un posto dove convivono molte etnie e religioni. un pot-pourri multietnico che apre la mente a nuove esperienze e conoscenze. Amo l’eleganza e le buone maniere, viaggiare e scoprire continuamente nuove realtà enogastronomiche. Critico enogastronomico, ho iniziato dal corso Sommelier fino a specializzarmi come Assaggiatore Esperto e Consigliere ONAV Roma di cui sono l’addetto alla comunicazione. Ho un blog personale e un sito internet come “Alberto Winelover”. Viva il vino e viva la vita…Cheers!

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