A Lido di Camaiore, lontano dalla stagione turistica, la Toscana del vino si ritrova per raccontarsi. Un evento ormai a cui non posso mancare, dove noto anno dopo anno, un incremento di presenze. Per me ogni volta, è l’occasione di incontrare molti produttori e provare sia le novità, che qualche vecchia annata interessante. La manifestazione andata in scena domenica 22 e lunedì 23 marzo al UNA Esperienze Versilia Lido di Lido di Camaiore, che è stata la cornice elegante e luminosa, che ha reso perfetta la manifestazione organizzata dalla rivista L’Acquabuona in collaborazione con Roberta Perna Comunicazione.

Facendo due chiacchiere con Fernando Pardini tra i banchi d’assaggio, mi ha confermato che Terre di Toscana, anche in questa edizione, è uno degli osservatori più lucidi sullo stato di salute della regione. Due giornate intense, scandite da degustazioni serrate, incontri e confronti diretti con i produttori, in un contesto che privilegia la sostanza rispetto alla spettacolarizzazione. Quest’anno infatti è aumentato il numero degli operatori di settore e soprattutto di qualità.
Perché piace molto? Perché girare tra i banchi d’assaggio significa attraversare idealmente tutta la Toscana. Forse la regione con il maggior numero di denominazioni importanti e conosciute in tutto il mondo, dalle colline del Chianti Classico, , alle profondità del Brunello di Montalcino, al Vino Nobile di Montepulciano, la Vernaccia di San Gimignano, Bolgheri e la costa maremmana, la vasta area dei Chianti, il Carmignano, Montecucco, Morellino di Scansano, fino alle aree più defilate, spesso meno raccontate ma non meno interessanti e che celano piccoli scrigni enologici.

La forza della manifestazione sta proprio qui: non nella celebrazione dei nomi già affermati, ma nella capacità di mettere sullo stesso piano realtà diverse per dimensione, storia e approccio produttivo. Ne emerge un quadro articolato, dove la Toscana smette di essere un blocco compatto e si rivela per ciò che è realmente: un insieme di identità territoriali in continua evoluzione.
Se c’è un filo conduttore emerso chiaramente nei calici, è la ricerca di equilibrio. Meno estrazione forzata, meno legno invasivo, maggiore attenzione alla bevibilità e alla definizione del frutto. Non è una rivoluzione dichiarata, ma un cambio di passo percepibile. Accanto a interpretazioni più classiche e strutturate, si fanno spazio vini che puntano su tensione acida, precisione aromatica e trasparenza territoriale. Rivedendo i miei appunti di degustazione, mi rendo conto di aver assaggiato grandi vini. Non tutti, però. 140 aziende e circa 700 etichette rappresentano un vero esercizio degustativo.

La giornata dedicata alle vecchie annate si è confermata uno dei momenti più significativi dell’evento. In un contesto spesso dominato dall’urgenza del nuovo, poter assaggiare vini con anni di evoluzione alle spalle permette una lettura più profonda. È qui che emergono le differenze più nette tra visioni e approcci, ma anche la capacità della Toscana di esprimere vini longevi, complessi e dinamici.
Molto interessante anche l’angolo del food che ha riunito in una sala, alcuni operatori gastronomici toscani famosi per le i loro prodotti di grande qualità.
Uno degli aspetti che rendono Terre di Toscana particolarmente efficace è il rapporto diretto con i produttori. Non ci sono filtri, né mediazioni: il racconto passa dalle parole di chi il vino lo fa. Ne derivano conversazioni spesso tecniche, ma anche riflessioni più ampie su andamento climatico, scelte agronomiche, sostenibilità e prospettive future. Un confronto diretto che giova nei rapporti tra produttore e chi il vino lo vende. Per chi lavora nel settore, è un momento di aggiornamento e di confronto concreto, oltre che di degustazione.
In un panorama sempre più affollato di eventi enologici, Terre di Toscana mantiene una sua identità precisa. Non rincorre le mode, non cerca effetti scenici, ma continua a puntare sulla qualità della selezione e sulla profondità dell’esperienza. La Versilia fuori stagione contribuisce a questo equilibrio: meno distrazioni, più concentrazione, più spazio per l’ascolto e per l’analisi.

Quello che emerge, a fine degustazione, è un’immagine della Toscana in movimento. Consapevole del proprio passato, ma sempre più orientata a ridefinire il proprio linguaggio. Non si tratta di una rottura con la tradizione, ma di una sua rilettura più attenta alla misura, più sensibile al contesto, più aperta al cambiamento. Un cambiamento che attualmente spaventa i produttori anche se sono consapevoli di avere radici salde che gli permettono di affrontare i momenti di crisi con grande determinazione. È proprio in questa tensione tra identità e cambiamento che si gioca oggi il futuro del vino toscano. Un evento che, ancora una volta, non si limita a mostrare il vino toscano, ma lo mette in discussione, lo confronta e, soprattutto, lo fa evolvere.



Terre di Toscana, il vino come racconto corale tra identità e cambiamento
Le Famiglie Storiche e l’Amarone: il tempo, la sala e la scelta in un viaggio in 3 annate e 13 interpretazioni
Caserta – “I santi Giusti”: gli abbinamenti originali tra aceto balsamico di Modena e mixology proposti da Stile Raro
Vinaltum 2026: la terza edizione si rinnova e approda a Castel Mareccio
Sicilia – Festival della filosofia in Magna Grecia: “KALLIPOLIS”, Magnifica Utopia Politica.