Vi siete mai chiesti come sarebbe stato un pranzo al periodo delle antiche civiltà, dal Paleolitico al Neolitico, passando per Etruschi, Greci e Romani, senza dimenticare i contributi sostanziali nella gastronomia di Angioini ed Aragonesi?
Da Somnium a Eboli si viaggia al centro della terra e dei sapori con le tecniche più innovative, necessarie alla trasformazione delle materie prime ridisegnate come la tela di un quadro manierista. Pasquale Trotta, mille esperienze da giramondo prima di tornare in Italia nella “sua” Campania con un concept assolutamente innovativo ha eliminato la carta, con un menù unico da 17 portate suddiviso per tappe storiche.

Si comincia proprio dalla preistoria con un tunnel interattivo di lava stratificata e sonorità selvatiche fino a giungere al salottino denominato “Thermopolium” in stile cyberpunk, con atmosfere distopiche e fantascientifiche dei libri di Azimov e Lem o delle sceneggiature alla Blade Runner: immagini di macchine volanti, pioggia e automi in movimento. Ai tavoli invece i calchi fossili marini, presenza “vivente” della fertilità delle terre del Sele, ai confini con la Lucania.

Nessuno schema precostituito neppure tra cucina e sala, con Mattia Besana a curare l’ampia carta vini da 511 referenze e alcune verticali importanti e l’intera brigata ai fornelli pronta a coccolare l’ospite a rotazione. «L’intelligenza artificiale ha avuto un ruolo fondamentale nella mia visione di Somnium – afferma Trotta – Nato da un sogno, costruito passo dopo passo in tre anni, sono adesso pronto alla rivelazione al pubblico e alla stampa di settore a cominciare da questa sera».

Ricostruzioni al computer, che supporta anche le giuste proporzioni e grammature nell’ideazione delle ricette visionarie di Pasquale, ma il restante 99% è tutto umano, ecosostenibile dal punto di vista energetico e basato sulla filosofia strettamente attuale dello zero spreco. «Siamo stati troppo a lungo legati, costretti ad atavici clichè; abbiamo immaginato una realtà di fantasia al ribasso, perdendo di vista il contatto con gli ingredienti. Il cucchiaio non esiste è inutile cercare di piegarlo, parafrasando uno dei miei capisaldo del cinema come Matrix».

La sfida vera sarà trasmettere il binomio inscindibile tra evoluzione e tradizione. Ogni proposta è frutto infatti delle contaminazioni tra epoche storiche differenti, preparazioni antichissime come garum e mulsum unite ai ricordi d’un tempo ancora vivo nella memoria. La mano si sente nei gusti forti, densi e ricchi del menù, dal sale alle cotture alla creatività ben dosata. Le carte da gioco fantasy, con la spiegazione dei piatti in uscita, presenti nel secondo angolo di degustazione denominato “popina” come le bettole mal frequentate romane, sono l’unica testimonianza cartacea utile al racconto.

L’ultima parte è il “laboratorio 2126” che guarda al futuro, dall’unica seduta per 16 posti totali. Tre i turni massimi per serata, scanditi dalla partenza ogni 30 minuti dalle ore 20. In inverno si apre dal mercoledì al sabato e in estate dal lunedì al giovedì. In questa sezione si affrontano anche le tematiche della sostenibilità, del cibo spazzatura e del riscaldamento globale, sempre con un’aria scanzonata e ironica per non appesantire gli animi lanciando comunque un messaggio positivo.
Quattro gli abbinamenti proposti dal “Sine ebrietate” (analcolico) o il “Transumatio” per 75 euro dove i cocktail del bartender e la selezione vini di Besana la fanno da padrone, per poi innalzare l’asticella con “Iter” ed “Aeternitas” a 150 euro con bottiglie rarissime e vecchie annate grazie al servizio Coravin, presente in tantissime scelte al calice.

Sogno o son desto? Somnium o realtà? le domande esistenziali della nuova esperienza ebolitana nata da un figliol prodigo del territorio che cerca di portare un vento di evoluzione della specie gourmand.




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