In ogni settore c’è un autentico fuoriclasse, quasi sempre un pioniere, che con il proprio talento fa da scuola per tutti gli altri. Gabriele Bonci, maestro nell’arte della lievitazione è tornato a trovare un suo allievo illustre, Federico De Maria, titolare assieme al fratello Francesco delle pizzerie a marchio I Vesuviani.

Lo ha fatto in un originale pranzo a 4 mani il 21 novembre scorso nella sede de I Vesuviani a Casoria, ascoltando i giovani imprenditori e raccontando la propria passione negli impasti e nelle proposte autentiche rivisitate in chiave contemporanea.

Non solo acqua, farina e lievito, ma anche fritti come la celebre frittatina alla carbonara, topping squisiti e ingredienti a chilometro zero della gastronomia romana.

Da quel primo impasto – fatto di curiosità che è poi diventata ambizione – imparato da Bonci, è iniziato per i De Maria il percorso che li ha condotti nell’olimpo dei migliori pizzaioli italiani stimati anche all’estero, con i massimi riconoscimenti di 91/100 per la guida pizzerie d’Italia 2026 Gambero Rosso (3 spicchi dal 2023), 18a posizione secondo la guida 50 Top Pizza Italia 2025, 40a nella 50 Top Pizza World 2025 e 3 galletti per la guida de Il Mattino.

“Non è che una gioia, oltre che un onore, essere oggi al fianco di Gabriele. Significa tanto per noi, per il nostro percorso, inizialmente difficile per il nostro territorio, ma che oggi ci rende fieri e soddisfatti. Siamo stati i primi a portare diversi impasti (molti romani) in pizzeria e in Campania. Una sfida che ci sentiamo di aver vinto e che ci rende sempre più motivati a offrire qualcosa di nuovo ed eccellente al nostro amato territorio. Oggi divertiamoci e festeggiamo insieme, anche con il nostro staff, siamo una grande famiglia” dichiarano felici i fratelli De Maria.

Impossibile rinunciare in menu alla prima pizza in teglia inserita nel primo menu de I Vesuviani chiamata ‘omaggio a Gabriele Bonci’ con burrata, gambero rosso, pomodorini semidry e polvere di pomodori del piennolo.

Così come la pizza in pala con salsiccia e friarielli, un connubio fra Napoli e Roma, rappresentativo dei mesi da pendolare di Federico per seguire i corsi a Roma del maestro Iezzi, suggerito da Bonci stesso.

E poi la Marinarella – marinara e mortadella – invenzione di Gabriele e la porchetta in crosta de I Vesuviani, per finire con il trittico composto dal padellino prosciutto e nocciole, dalla pizza al primo sale con miele e alici e da quella in pala alla genovese di coniglio, ricca di gusto e fantasia.
Un pranzo d’eccezione per un ospite d’eccezione che ha scritto la storia dei lievitati italiani.



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