Tra mare e montagna, meglio il Vesuvio

Non è mare, non è pura montagna, come vissuta nell’immaginario collettivo. O meglio, il Vesuvio possiede i caratteri di entrambi, con una vista spettacolare di tutto il Golfo di Napoli in lontananza, partendo dalle propaggini di Pompei e Castellammare di Stabia, fin quasi – a perdita d’occhio – direttamente a Posillipo. E poi l’altitudine, il vento forte che sferza ad ogni momento della giornata e gli sbuffi sulfurei, ancora presenti, che ricordano la sua attività silente ma presente.

Dal 1944, in piena Seconda Guerra Mondiale, il vulcano sembra riposare in uno stato di calma apparente, spiccando maestoso in tutta la sua bellezza. Un simbolo della Campania nel mondo, venerato, rispettato e temuto meno di quanto la ragion logica vorrebbe, soprattutto per le popolazioni residenti a pochi chilometri dal cratere.

Perché visitare il Parco Nazionale del Vesuvio

Con i suoi 1.277 metri d’altitudine nel punto più alto del cono ed un dislivello a partire dalla base di oltre 650 metri, il Vesuvio rappresenta una meta ambita per turisti e appassionati che amano il trekking e la vita a contatto con la natura. I sentieri per salire alla vetta richiedono scarpette comode, ma sono ben recintati e facili da percorrere. Basta non avere fretta e godersi la vista mozzafiato che si delinea dai tre versanti.

In cima il cratere ha un diametro di 8 km ed è sigillato da un tappo di ceneri piroclastiche e polveri che rappresenta il fascino e il timore di vivere a contatto con un ospite in grado di ribollire e scoperchiare tonnellate di sedimenti assieme alle non frequenti gittate laviche. Come nel 1631 quando l’eruzione “sub-pliniana” fece quasi 5000 morti.

Il termine deriva proprio da Plinio il Giovane che si trovava a Miseno – l’attuale Bacoli – quando avvenne l’esplosione del ’79 d.C. che sommerse e distrusse l’antica Pompei, uccidendo lo zio Plinio il Vecchio, giunto lì ad osservare il drammatico evento. Nel 1944 vennero invece evacuate Massa di Somma e San Sebastiano al Vesuvio anche grazie all’aiuto dei militari americani che avevano liberato da poco la Campania dall’occupazione nazifascista.

Le colate laviche però, rappresentano anche la vita non solo morte e dolore. I minerali fuoriusciti dal magma, provenienti dalle profondità della terra, hanno arricchito i suoli con terre rare e fertili. Oltre 220 minerali presenti nella stratificazione del terreno, con cristalli di augite, olivina e micale, da collezionare nelle varie composizioni proposte dai punti vendita del Parco.

L’abbraccio tra i due vulcani: Monte Somma e Vesuvio

Il Vesuvio è un tipico esempio di vulcano a recinto costituito da un cono esterno tronco, il Monte Somma, con cinta craterica in gran parte demolita entro la quale si trova un cono più piccolo rappresentato dal Vesuvio, separati da un avvallamento denominato Valle del Gigante, parte dell’antica caldera, dove in seguito, presumibilmente durante l’eruzione del 79 d.C., si formò il Gran Cono o Vesuvio.

La Valle del Gigante è suddivisa a sua volta in Atrio del Cavallo ad ovest e Valle dell’Inferno ad est. Il recinto del Somma è ben conservato per tutta la sua parte settentrionale, infatti è stato nei tempi storici meno esposto alla furia devastatrice del vulcano, perché riparato dall’altezza della parete interna che ha impedito il deflusso di lave sulle sue pendici.

Un vulcanismo iniziato oltre 400 mila anni fa, anche se le prime vere eruzioni cominciarono a susseguirsi molto tempo dopo, 25 mila anni orsono. L’attuale temperatura vicina al fondo cratere sfiora ancora i 90°C, sintomo dell’attività sotterranea palpitante.

L’Osservatorio Vesuviano, Sezione dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia che si occupa di ricerca vulcanologica e geofisica e di monitoraggio dei vulcani attivi è stato il primo al mondo nel 1840.

Napoli è stata fortunatamente risparmiata, nei secoli, dai danni maggiori, per via dei venti di maestrale provenienti dal Golfo che hanno tenuto lontane la maggior parte delle esalazioni e delle polveri piroclastiche.

Ente Parco Nazionale del Vesuvio

Via Palazzo del Principe
80044 , Ottaviano – (NA) Italia

VULCANICAIS 2025 – DEGUSTANDO IL VESUVIO

VENERDÌ 13 GIUGNO START 19.30
Villa Signorini Events & Hotel – Via Roma 43, Ercolano (NA)

La crescita dell’enogastronomia del Vesuvio beneficia di tutte le esperienze che sanno coniugare sapori, cultura e tradizioni. “VULCANICAIS” si inserisce perfettamente nel processo di promozione e valorizzazione del nostro Territorio e nel connubio tra modernità e tradizione, come driver che incoraggia il progresso economico e sociale, abbraccia tutto il MADE IN VESUVIO, accogliendo le eccellenze enologiche e agroalimentari vesuviane. La nona edizione della manifestazione si svolgerà Venerdì 13 Giugno 2025 ad Ercolano, nella splendida atmosfera di Villa Signorini. Le aziende rilevanti del “Terroir Vesuvio” saranno protagoniste con numerose degustazioni, banchi d’assaggio, cooking show a cura di Chef di prestigio e Maestri Pizzaioli, percorsi sensoriali guidati, birre, olio, caffè, formaggi, mieli, dolci ed altre delizie tipiche. Le plurime esperienze gustative troveranno piacevole accompagnamento con il fumo lento del Club amici del Toscano e l’intera serata sarà allietata dalle note del pianoforte del Maestro Nello Mallardo, con il Patrocinio della Regione Campania, del Consorzio Tutela Vini Vesuvio, del Parco nazionale del Vesuvio e del Comune di Ercolano.

Le strutture: Villa Signorini Ercolano, Holiday Inn Vulcano Buono Nola, Bosco de Medici Resort Pompei, Vesuvio Inn Boscotrecase, Radisson Hotel Nola, Sakura Hotel Ercolano, sono convenzionate con VulcanicAIS25 per il pernottamento.

Apotheke – Apicoltura Vesuvio- Bosco de Medici – Cantina del Vesuvio – Cantina del Vulcano – Cantine Federiciane – Cantine Enodelta – Cantine Olivella – Cantine Scala – De Falco Vini – Cantina Tizzano – Cantine Villa Dora – Casa Setaro – Casale Pietropaolo – Fiore Romano Vini – Florami Vini – Fuocomuorto – Masseria dello Sbirro – Montesommavesuvio Punzo ViniSannino Vini – Sorrentino Vesuvio WineryTenuta Augustea- Tenuta La Mura – Tenuta Le Lune del Vesuvio – Tenuta Matilde Zasso – Terredora – Cantina Villa Regina – Cantine Castaldo Tuccillo – Birrificio Delle Cave – Birrificio Incanto – Birrificio Maneba – Birrificio Napoletano –  KBirr – Birrificio Okorei – Alma de Lux – China Pisanti – Distilleria Pascale – Pizzeria F.lli Prisco – Bertie’s Bistrot – La Baita del Re Resort – Pompeo Magno – La Lanterna Restaurant – Fish’s King – Litho55 – Markus – Taverna ‘E Mar – Vigna delle Rose – Il Brigante dei Sapori – La Stella Marina – Radici Vesuviane – Le Logge – Slow Food Albicocche – Giannina Manfrellotto – E-Curti – Macelleria Larducci – Casa Babbà – Quadrato Gourmet – Masseria Guida – Pizzeria Vesuvio – Pizza&Spirits Prisco – La Francesina – Hera nei Campi – Eccellenze Nolane Agriturismo di Città – Borgo del Titerno – Baccalujiuo – Caffè Campana – Caffè Masulli – Cioccolateria Zeno – Foorn – Pasticceria Pesce – Pasticceria Daniela – Pasticceria Gallucci – Masseria Clementina – Gigione Gourmand – Vincenzo Egizio – Pastificio Gemme del Vesuvio – Pastificio Setaro – Sapori Vesuviani – Oleificio Punzo – Zi Rosa Bistrot – La Tramontina – Cesto Bakery – La Graffa Stellata – Babàre – San Tarallo – Ritorno – Pathos – Vassallo Forni –  MAVV – Bosco De’Medici Resort – Holiday Inn Nola –  Radioso Hotel Nola – Hotel Sakura – Vesuvio Inn – Villa Signorini Events&Hotel – ONAF Latteria Sorrentino – Club Amici del Sigaro Toscano – Consorzio Tutela Vini Vesuvio – Le Strade del Vesuvio- Ente Parco Nazionale del Vesuvio – Comune di Ercolano – Mitilini Pianoforti – Maestro Nello Mallardo.

VULCANICAIS 2025 – DEGUSTANDO IL VESUVIO VENERDÌ 13 GIUGNO  START 19.30  –  Villa Signorini Events&Hotel – Via Roma 43, 80056 Ercolano (NA)

Ticket dingresso 25,00, pagamento con carta di credito o bonifico bancario coordinate bancarie:

Emmegi srl Ercolano MPS Portici
BIC:PASCITM1N82
IBAN : IT65D0103040090000001084277

causale: VULCANICAIS25

Acquistando il Ticket in anticipo, l’ingresso alla manifestazione sarà agevolato da un apposito varco. Arrivando in auto si potrà utilizzare un parcheggio convenzionato a mt.300

Mail: vesuvio@aiscampania.it

Pompei: The Roof si rinnova all’ombra del Vesuvio

Habita79 MGallery Pompeii ridisegna lo stile dell’ospitalità in chiave luxury in un contesto panoramico e storico di ineguagliabile bellezza. A pochi passi dal Santuario della Beata Vergine Maria del Santo Rosario di Pompei l’arte si mescola col sacro e gli scavi dell’antica città sepolta dalla lava del Vesuvio completano il quadro con una cornice intrisa di richiami alle varie culture, ivi presenti dalla fondazione degli Osci tremila anni fa sino ai giorni nostri.

La terrazza dell’hotel, che vanta sale per meeting, il moderno centro benessere Nuxe Spa ed il ristorante il Circolo al piano terra, si arricchisce della parte prettamente estiva di The Roof, curato da Ferdinando Longobardi, esperienza in strutture all’estero e dal suo aiuto Giovanni Langella.

Una drink list articolata dove trovano espressione le rivisitazioni di cocktail pre o after dinner in chiave afrodisiaca e vulcanica, con titoli accattivanti quali “79 a.C.”, “Lava”, “Gli amanti”, “Have” e molti altri da abbinare alla cucina smart, anche in modalità da tapas, elaborata dall’Executive Chef Roberto Lepre, gavetta formativa con alcune delle Stelle Michelin più importanti in Italia.

Gestire 23 persone nella lunga brigata di cucina delle tre anime ristorative di Habita79 (The Roof – l’osteria e la pizzeria de il Circolo) non è semplice, ma Lepre riesce a sdoppiarsi e persino triplicarsi all’occorrenza, adeguando le proprie ricette in funzione del cliente e delle occasioni.

Il giovedì, ad esempio, la musica accompagna gli ospiti in terrazza, con un dj set internazionale e l’atmosfera giusta per godersi in relax il tramonto su comode sedute sofà o ai tavoli d’assaggio.

Tra le scelte à la carte adatta a tutte le tasche, intrigante la capasanta ai carboni, con spinacino al burro, nduja e quinoa soffiata, così come il tataki di tonno in salsa ponzu, verdurine primaverili al sesamo e maionese di jalapeno.

Lieve correzione di prezzo per chi preferisce una porzione “regular” non accontentandosi di un semplice assaggio in piccoli morsi.

Si prosegue con ribs di maialino della celebre macelleria Cillo, cotte dolcemente e laccate al bbq su patatas bravas e crudo di verdure alla senape.

Prima dei dessert la prova del nove vinta con l’agnolotto strigliato di pasta fresca al basilico, provolone del Monaco e carciofi di Schito in doppia consistenza, di gran lunga il piatto migliore della serata.

Coccole finali con waffle ripieno di semifreddo alla vaniglia, pralinato di arachidi e mou salato. O un croccante bignè craquelin alla nocciola Mortarella. Presente la cantina Tredaniele a suggellare metaforicamente con i suoi vini il connubio delle due coste della Campania, in un filo rosso di gusto tra Cilento e Pompei.

“Destinazione Vesuvio” – Cerimonia di presentazione del Portale Vesuvio Way al Palazzo Mediceo ad Ottaviano

COMUNICATO STAMPA

Destinazione Vesuvio – presentato il portale Vesuvio Way a Palazzo Mediceo, Città di Ottaviano NA giovedì 3 aprile 2025 alle 18.30

La presentazione del progetto VesuvioWay, portale che unisce operatori del turismo e viaggiatori appassionati, per vivere la storia e la bellezza della provincia di Napoli attraverso percorsi ed esperienze autentiche, alla presenza dei maggiori esponenti del territorio.

Dalla collaborazione tra il Consorzio Tutela Vini Vesuvio e il Consorzio di Tutela del Pomodorino del Piennolo nasce il relativo Distretto Agroalimentare di Qualità (DAQ) che lancia il Portale Vesuvio Way: la risposta concreta alla domanda di turismo esperienziale per esplorare tutte le eccellenze territoriali.

Vesuvio Way intende porsi come strumento strategico e aggregante, una vetrina privilegiata su cui esporre il ricco ventaglio di itinerari alla scoperta dei luoghi, della storia, della cultura e del vino a partire del napoletano per aprirsi a tutta la regione Campania.
Una proposta di viaggio destinata al turista attento e alternativo, a chi ama la natura, a quanti preferiscono mete meno affollate alla continua ricerca del bello e del buono, del piatto genuino, della ricetta antica, della sapienza vitivinicola propria di queste terre.

La cerimonia di presentazione ha previsto i saluti di Biagio Simonetti, Sindaco di Ottaviano; Raffaele de Luca Presidente Parco Nazionale del Vesuvio e Cristina Leardi, Presidente Consorzio di Tutela del Pomodorino del Piennolo del Vesuvio dopo l’introduzione di Ciro Giordano, Presidente Consorzio Tutela Vini Vesuvio e del DAQ il quale ha tenuto a sottolineare lo spirito di apertura e collaborazione di tutta la comunità e degli attori della regione Campania nel loro insieme, elementi fondamentali per il successo di questa iniziativa e non solo.

A seguire, si sono confrontati su “Il ruolo della motivazione nella scelta della destinazione dei viaggiatori contemporanei”: Marco Razzano, consigliere nazionaledell’Associazione Città del Vino – che già dagli anni ’80 punta alla valorizzazione del paesaggio – il quale auspica un coinvolgimento sempre maggiore dei giovani nel settore agricolo per nuovi sviluppi; dopo di lui, Maria Paola Sorrentino, presidente Movimento del Turismo del Vino Campania la quale ha sottolineato, tra le altre cose, che siamo tutti ospiti di un territorio, i turisti così come i promotori di un servizio, e come tali dobbiamo rispettarlo, consapevoli dell’unicità del territorio in cui operiamo. Infine Luciano Pignataro, noto giornalista professionista e scrittore ha ricordato gli esempi virtuosi di questo territorio e della Campania in generale per affrontare senza timori le sfide di questi tempi, appellandosi anche a un cambio di approccio alla comunicazione, ad esempio nel mondo del vino, affinché si possa arrivare prima e ancora meglio. Il confronto è stato moderato da Chiara Giorleo, giornalista e capo-panel Italia del concorso mondiale sull’enoturismo la quale ha tenuto ad aprire i lavori sottolineando la crucialità di un dialogo tra tutte le parti al fine di sfruttare al meglio l’enorme potenziale che l’accoglienza integrata offre per rispondere in modo strutturato ad una domanda sempre più complessa.

L’idea progetto VesuvioWay è stata presentata, con la solita professionalità, da Nicola Matarazzo, consigliere di amministrazione DAQ Vesuvio e coordinatore progetto Vesuvio Way prima della dimostrazione pratica di Gianluca Annunziata, gestione piattaforma digitale – Seed Media Agency.
Decisivo l’appoggio di Nicola Caputo, Assessore Agricoltura Regione Campania, il quale sottolinea la puntualità di un lancio del genere in un momento difficile come questo che ci trova uniti in una sinergia ancor più necessaria.

In tema di eccellenze territoriali, la presentazione si è conclusa con un percorso enogastronomico raffinato grazie alla preparazione dei piatti tipici preparati dai docenti e dagli studenti dell’Istituto Alberghiero “Luigi De’ Medici” di Ottaviano, con la partecipazione straordinaria dello Chef Domenico Iavarone, e una ricca proposta di Vini della Vesuvio DOP e IGP Pompeiano curata dall’AIS Vesuvio.

Vesuvio Consorzio Tutela Vini | Segreteria

Via Pomigliano, 6 | 80048 | Sant’ Anastasia (NA) | Italia

Fax/Ph. +39 081 5306951

www.vesuviodop.it |consorzio@vesuviodop.it

L’Italian Sounding Food miete un’altra vittima illustre: il Pomodorino del Piennolo

Il reportage del collega Gaetano Cataldo ai margini di un fenomeno dilagante, che non risparmia neppure il comparto agricolo del Made in Italy.

Da bravi estimatori delle eccellenze della Campania, abbiamo scoperto che per avere contezza del giro di affari attorno all’Italian Sounding, ergo i prodotti farlocchi che imitano il made in Italy, basta ad esempio andare sui canali social, digitare l’hashtag #piennolo e scoprire basiti un mondo di pomodorini gialli e di ogni altro colore, che non sembra certo corrispondere ai canoni di quelli provenienti del Vesuvio. La vera sorpresa, però, arriva dall’esistenza di produzioni di origine europee, scandinave e statunitense, con improbabili dizioni in etichetta, spacciate per il famoso e squisito oro rosso campano.

Se gli organi di controllo non avessero idea di dove andare a pescare i prodotti taroccati, dovrebbero fare semplicemente amicizia con il web per scoprire l’oscuro business sul Pomodorino del Piennolo dop del Vesuvio. La sua origine, il colore, la tecnica del venire appeso per essere degustato anche a distanza di mesi dalla raccolta, è come svuotare il mare con un secchiello.

Parliamo del famoso Pomodorino Pizzutello tradizionalmente coltivato, come indicato nel Disciplinare di Produzione, nei territori dei comuni di Boscoreale, Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Massa Di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, Portici, Sant’Anastasia, San Giorgio a Cremano, San Giuseppe Vesuviano, San Sebastiano al Vesuvio, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase, oltre che parte del territorio del comune di Nola, delimitata perimetralmente dalla strada provinciale congiungente Piazzola di Nola al Rione Trieste, per il tratto che va sotto il nome di “Costantinopoli”, dal “Lagno Rosario”, dal limite del comune di Ottaviano e dal limite del comune di Somma Vesuviana.

Nulla di nuovo per i consumatori dell’area napoletana e di tutta la Campania, che da decenni conoscono ed apprezzano le indiscusse proprietà organolettiche del Pomodorino del Piennolo Dop, per non parlare dei tanti italiani che dimostrano un interesse sempre maggiore per la prelibatissima cultivar di Solanum Lycopersicum, il nome tecnico della varietà appartenente alla famiglia delle Solanacee.

Un momento decisamente delicato in cui la tutela dei produttori virtuosi e dei diritti dei consumatori deve poter essere garantita e blindata. Nel pomeriggio di giovedì 29 febbraio si è tenuta la terza edizione di “Piennolo Forum”, organizzata da Agros-Consulenti in Campo presso il Castello di Santa Caterina a Pollena Trocchia. Tema del convegno, come riportato anche da alcuni quotidiani, “frodi e contraffazioni, sfide e opportunità”. Sulla carta stampata si leggeva anche che “si tratta di tematiche che non saranno trattate solo ed esclusivamente come argomenti di soppressione di comportamenti errati, ma verranno letti in un’ottica propositiva, offrendo una veduta su strategia di marketing e comunicazione che possano far trasmettere i propri virtuosismi a quelle aziende rispettose delle regole”. Per quanto si evinca un tono alquanto buonista, il target dell’evento è la trattazione del drammatico fenomemo delle frodi e contraffazioni, per discutere insieme delle possibili soluzioni al problema e leproposte a vantaggio dei produttori virtuosi.

Com’è andata in effetti?

Dopo i saluti istituzionali durante la moderazione di Gianluca Iovine, CEO di Agros, arrivano gli interventi istituzionali e, a seguire, i premi istituzionali di “Patto per il Piennolo”: un riconoscimento all’impegno verso la protezione del patrimonio agricolo vesuviano. Raffaele De Luca, presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, Salvatore Loffreda, di Coldiretti Napoli, Cristina Leardi, presidente del Consorzio di Tutela del Pomodorino del Piennolo del Vesuvio, Ciro Giordano, presidente del Consorzio di Tutela dei Vini del Vesuvio, e Gabriele Melluso di Assoutenti, sono stati tra i primi relatori, piuttosto allineati su un corale “frodi come opportunità e non un problema”.

Interessante l’intervento culturale della professoressa Paola Adamo, docente dell’Università Federico II di Napoli al Dipartimento di Agraria riguardante il progetto “tomato trace 4.0” utile ai fini della tracciabilità del prodotto. Ci si è occupati principalmente di tessitura del terreno, fornendo la georeferenziazione di tutta l’area inclusa nella Denominazione di Origine Protetta e delle aziende più rappresentative, con dati completi su quote altimetriche, versanti e natura dei suoli. La disanima ha potuto evidenziare quanto certi parametri abbiano un effetto maggiore rispetto al varietale, insomma il potere del terroir sulla cultivar, ed affrontare la differenza tra ciò che nel pomodorino del Piennolo è potenzialmente biodisponibile da ciò che è prontamente disponibile: una differenziazione fornita in base al modello multi-elementare, un modello capace di distinguere anche un pomodoro dop da un non dop al 100% o quasi.

Per poter ovviare a ciò la professoressa Adamo ha fatto presente che lo studio comparato è stato condotto fornendo ai produttori la varietà Principe Borghese, unitamente alle piante di Acampora, Cozzolino e Zizza di Vacca, ergo gli ecotipi del pomodorino vesuviano. Un lavoro complesso che ha potuto fornire ai produttori informazioni diversificate per terreni Dop e non Dop, grazie alla raccolta dei suoli per caratterizzazione, periodo, ambiente, clima e persino sulle principali varietà e sugli ecotipi, appunto.

Intervento evidentemente anticipato e benedetto dalla necessità di “certificare sempre di più” ed avere “strumenti più trasparenti sul mercato”, quello di Pino Coletti che ha evidenziato vecchi studi noti col nome di eyetracking, il tema della storicità del marchio, oltre che l’ovvia conseguenza dello spaccio di prodotti dop falsi comporti i sequestri e quindi la sfiducia nei brand, quindi di blockchain.

Certo il potenziale della certificazione blockchain è alto e i prodotti veicolati dallo stesso hanno un ottimo trend in fatto di penetrazione di mercato, ma sarebbe stato utile ribadire che si tratta pur sempre di una autocertificazione che il produttore di un bene, fuori da altri usi, può depositare in maniera incontrovertibile, certo, ma che non va a sostituire le certificazioni obbligatorie. Sussisterebbe poi uno strumento legale tale da tutelare i cittadini da una dichiarazione mendace, circa il contenuto, e che sanzioni rischierebbe il produttore che faccia uso distorto della blockchain?

Il discorso di Angelo Marciano, Colonnello dei Carabinieri alla guida del reparto dell’Arma deputato del Parco Nazionale del Vesuvio, ha fornito alcuni dati e spunti interessanti: intanto che l’Italian Sounding ha un valore odierno di 100 miliardi, con un’insospettabile crescita in Russia; il che vorrebbe dire che il falso Made in Italy ha un ottimo giro di affari anche durante l’embargo. <<Ha davvero senso, nel disciplinare, indicare i 250 quintali massimo per ettaro di resa, a fronte dei precedenti 150 che una produzione normale non riesce comunque ad esprimere?>>, ha chiesto al pubblico il Colonnello. Il militare ha proseguito dicendo che è importante evitare la perdita di suolo fertile, come accaduto dopo l’incendio sul Vesuvio del 2017, e che <<il rispetto della legalità non uccide l’economia, ma la salva>>.

A seguire Nicola Caputo, Assessore Regionale alle Politiche Agricole e Forestali della Regione Campania, ha richiamato tutti i presenti sulla necessità di una “Dop Economy campana” con aumento degli investimenti, in virtù del numero esiguo di aziende agricole e della bassa produzione. Caputo ha in pratica richiesto una migliore messa a sistema, facendo team work, per tutti i 18 comuni inclusi nel disciplinare, includendo possibilmente altri distretti agronomici, come quello della mela annurca e del pomodoro San Marzano, per un vicendevole sostegno. C’è bisogno di fare gioco di squadra con gli addetti alla ristorazione e trovare sinergie con gli operatori del turismo e dell’accoglienza, per un marketing ed una comunicazione più funzionali.

Al termine dei lavori l’intervento di Davide Parisi, amministratore delegato di Evja, azienda performante nella tecnologia e nell’intelligenza artificiale dedicate all’agricoltura: la sua realtà imprenditoriale ha saputo raccogliere oltre 150 milioni di dati microclimatici in tutto il mondo, grazie a dispositivi che raccolgono informazioni in tempo reale, fornenti anche elementi di geo-localizzazione. Nel discorso si è espresso che l‘esperienza sul campo non potrà mai essere sostituita dall’IA (Intelligenza Artificiale), ma che la stessa dovrà essere supportata per la misurazione dei parametri principali e la memoria dei raccolti, in correlazione tra sonde, stazioni meteorologiche e satelliti.

Presente in sala anche Pasquale Imperato, uno degli animi vesuviani che più fortemente ha voluto tutelare il pomodorino del Piennolo e che ha preteso venisse ancorato alla terra e quindi metterlo nelle mani degli agricoltori, per una maggiore tutela del bene orticolo, diversamente dal pomodoro San Marzano che vede invece la tutela del solo prodotto trasformato. Imperato, oggi fuori dal Consorzio per una scelta di coerenza, continua a produrre con immancabile passione il buonissimo pomodorino e si dice fiducioso circa le modifiche sui criteri per i disciplinari apportati dal Parlamento Europeo.

Per quanto gran parte degli interventi siano stati quantomeno generalisti, va riconosciuta l’importanza di alcuni interventi tecnici e di alcune considerazioni che si sono distaccate da un dibattito decisamente fuori dal titolo che si è voluto dare alla manifestazione: è grazie al pomodorino del Piennolo se il Vesuvio non è “caduto” addosso al territorio di cui è progenitore e custode, costituendo il motivo per cui l’agricoltura è tornata alle pendici del vulcano, favorendo migliorie a partire dal semplice ripristino dei muretti a secco, ai campi coltivati con tante altre varietà orticole ed ai vigneti, grazie a cui si contrasta quotidianamente il dissesto idrogeologico e la disgregazione delle comunità rurali. Per poter avviare un’attività ed ottenere dei permessi, chiedere il parere ad enti di varia natura, talvolta ci si imbatte in lungaggini farraginose, punitive, superflue e limitanti. Così come è troppo frequente che i moduli di denuncia anonima delle frodi, eccellente strumento per contrastare gli illeciti e superare il muro dell’omertà, restino inutilizzati. Fatto sta che si è sentita la nostalgia di una disanima concisa sul nocciolo della questione, a causa di un costante ruotarvi attorno con discorsi certo importanti, ma sin troppo periferici.

Va altresì considerato che nel corso degli anni la forza lavoro deputata ai controlli è stata più che dimezzata, per non parlare della soppressione del Corpo Forestale dello Stato, entrambi sintomo di una evidente impossibilità a ricoprire qualsiasi territorio per qualsivoglia verifica finalizzata a scoraggiare i brogli. Con l’attuale ammanco di personale, chi potrà eseguire i necessari controlli di conformità? E non sarebbe il caso di chiedersi se sia opportuno istituire dei panel test di modo che assaggiatori competenti canonizzino le proprietà organolettiche dell’oro rosso vesuviano? E, perché no, immaginare se si possano qualificare controlli in base ai rapporti isotopici che si generano peculiarmente ogni anno nella relazione tra il suolo ed il prodotto stesso?

Ai posteri l’ardua sentenza.