Grechetto Fiorfiore di Roccafiore: esperienza indimenticabile, intima, “blind”

“Quando calano le tenebre splende la luce interiore”.

Aggiungo questa frase ad altre amate e citate da Luca Boccoli, esperto di vino da oltre trent’anni, per descrivere l’esperienza emozionale, unica nel suo genere e totalmente confidenziale che ci ha fatto vivere in una mattinata romana in una Trastevere riposta.

Chi conosce Luca sa che sette anni fa ha perduto la vista in un incidente motociclistico: da quel momento la sua vita è inevitabilmente cambiata e ora comunica il sentire il vino nella sua nuova condizione di non vedente. Inalterate sono rimaste le qualità di sensibilità e di cortesia poichè Luca ne era già ampiamente provvisto.

A differenza di chi nasce già senza, aver vissuto con e privo di questo importante senso, gli consente di capire appieno il cambiamento avvenuto, e per circa un’ora assieme ad altri comunicatori del vino, ai produttori del vino assaggiato, e alle persone che ci hanno ospitato, abbiamo fatto l’esperienza che è la sua nuova quotidianità: ascoltare il vino senza poterlo vedere. Un momento emoziante ad alta concentrazione di emotività.

Questa è la vera “degustazione alla cieca”, quindi quella dove la sola bottiglia ci è occultata, è da chiamare “degustazione coperta”: cercherò di non incappare più nell’errore.

Del resto che importanza può avere il colore?

Potrebbe sembrare il motto di una campagna pubblicitaria, ma sono anni che sostengo assieme certamente ad altri, che la visiva andrebbe eliminata da qualsiasi valutazione, soprattutto se si intende dare dei punteggi.

Nel nostro caso, abbracciati dalle tenebre, non si trattava solo delle variazioni cromatiche da percepire in un bicchiere ma di effettuare concentrati e rilassati una sorta di degustazione capovolta, respirando il vino intensamente, sentendolo nelle nostre viscere, cogliendo il qui ed ora del momento, percependo il liquido nella profondità del corpo, e affinché l’esperienza si completasse occorreva che fosse ingerito. Quindi nessun contenitore per versare il vino era previsto nella prima fase dell’assaggio (qualcuno si deve far carico dell’onere di trovare un sinonimo più elegante al termine in voga al momento di “sputacchiera”: inizio io con “sversatoio”) e cautela estrema nell’individuazione e posizionamento dei calici, con l’ulteriore invito ad astenersi a ondeggiare gli stessi per evitare fuoriuscite indesiderate.

Non so se per voi è lo stesso, ma è sempre durante la notte, con l’oscurità, che mi ritrovo completamente con me stesso, solo con la mia interiorità, e non sempre mi sento a mio agio, quindi il fattore buio si presta perfettamente all’introspezione. Per rendere totale l’esperienza necessitava di un ultimo veicolo, a chiusura di un cerchio di elementi che comunicano col nostro profondo (visto che anche il vino ottempera al proposito): la musica.

Obbligatorio era pertanto collocare l’evento in luogo adeguato.

Studio 33 di Enzo Abbate (il numero scegliete voi se è per causa del civico 33a di via della Paglia oppure per i giri del vinile), un salotto curato finemente da un progetto di Ana Gugić, è l’ambiente perfetto. Una hi-end listening room, un locale che emozionerebbe qualunque audiofilo, che utilizza essenzialmente prodotti della Oswalds Mill Audio, dagli amplificatori con valvole originali degli anni ’50, ai diffusori AC1 da pavimento, costruiti con legno massiccio, a tre vie e caricati a tromba posta in cima, e tant’altro che non riesco ad esprimere per via della mia ignoranza, una elegante sala curata nei minimi dettagli affinché  la musica si allarghi nello spazio, venga espansa e non compressa, ti avviluppi senza che tu possa sottrarti e impedirlo. Il progetto di Studio 33 si completa con una propria etichetta discografica, la Hyperjazz.

Entrati nel buio totale l’udito si è preso lo spazio lasciato dal senso che momentaneamente ci era venuto a mancare. Il rumore del vino che percolava nei calici si è amplificato, più che definirlo molto vicino era tridimensionale e assomigliava al sentire della musica nelle cuffie. Un suono rilassante, ipnotico, zen e mistico per la mia esperienza. Per un momento ho pensato provenisse dai diffusori, fino a quando questi si sono attivati sul serio, trasmettendo musica italiana d’autore (De Gregori, Califano, De André, Morricone performato da Pat Metheny) con brani meno noti dimodoché le dolci melodie servissero allo scopo di interagente e non intralciassero la concentrazione della degustazione. Ciò che è avvenuto durante, a tu per tu col vino, è complicato da spiegare in maniera compiuta e immagino che ognuno dei presenti avrà la sua versione da raccontare. Semplificando è stato un avvenimento totalmente diverso da quanto finora mi era accaduto in un frangente analogo, anche nella semplice fruizione del succo d’uva fermentato. Al di là delle considerazioni sul vino che comunque esprimerò, è stato un rapporto molto intimo e consensuale con il liquido odoroso (cit.), come quello tra due persone che si intendono e si amano.

Ma è giunto il momento di parlare dei vini.

L’azienda che si è coraggiosamente prestata all’esperimento è stata la Cantina Roccafiore situata in Umbria a Todi. Ero stato messo in allerta in anticipo che la Cantina disponeva di un Grechetto di notevole qualità. Oltre a confermarlo aggiungo di grande longevità.

Luca Baccarelli ci ha narrato la nascita dell’azienda avvenuta alla fine degli anni ’90 per opera del padre Leonardo, una tenuta di circa 90 ettari dei quali solo 15 sono vitati, il resto è destinato a noccioleti e oliveti (abbiamo avuto occasione di assaggiare un olio a base del classico trittico di frantoio, moraiolo e leccino di grande intensità e qualità). Roccafiore si completa di un resort con centro benessere e ristorante.

Antesignana nell’investire su un vitigno autoctono come il Grechetto, che 20 anni fa era una scommessa con incerto risultato, Roccafiore ha grande attenzione al rispetto dell’ambiente, suggellata dall’essere nel 2007 tra le prime aziende vinicole a dotarsi di fotovoltaico. La conduzione è in biologico, con certificazione di viticoltura sostenibile Viva, e alcuni vini sono effettuati con fermentazione spontanea da pied de cuve.

Protagonista dell’evento è stato il Grechetto, ma l’azienda produce anche un vino da Trebbiano Spoletino (chiamato l’altrobianco), un sangiovese (anche in versione rosato), altri due rossi fra cui un Montefalco Sagrantino, e infine un passito da uve Moscato. È attiva anche con una distribuzione di champagne e affini chiamata Les Bulles, che al momento ha in catalogo 22 aziende. Abbiamo avuto modo di assaggiarne uno, proveniente dalla valle della Marna, l’extra brut di Éric Taillet domiciliato a Baslieux-sous-Châtillon, da Pinot Meunier in purezza, molto sapido rispetto a quanto il vitigno generalmente offre.

Il Grechetto di Todi è una Doc relativamente giovane, instaurata nel maggio 2010, ma il vitigno era già menzionato da Plinio il giovane quindi abbiamo un buco di attenzione di duemila anni, ci dice con ironia Luca Baccarelli. La varietà dà luogo globalmente a circa un milione di bottiglie, una produzione ancora irrisoria.

Vini in sottrazione, freschi e bevibili era l’idea alla base del concepimento paterno e per arrivare al risultato e dargli spessore e agilità si rivolgono all’enologo Hartmann Donà di Terlano. Dopo quindici anni di collaborazione, a partire dal 2014 la cura in vigna e in cantina passa in mano a Luca con il supporto dell’enologo Alessandro Biancolin.

Per godere di un clima maggiormente fresco, consentire acidità e maturazione adeguata dei grappoli, in tre riprese i vigneti vengono spostati sul versante nord; tuttavia l’effetto collaterale è il problema di gelate primaverili, come è avvenuto nel 2017 e 2021.

Al buio eravamo in presenza di una verticale del medesimo vino con annate diverse, e questo personalmente lo avevo colto. Il fatto sorprendente è di non aver centrato la successione dei millesimi, nella fattispecie abbiamo iniziato con il secondo più anziano, e sul quale avevo quasi la certezza fosse tra i più giovani.

Il Grechetto di Todi Fiorfiore di Roccafiore effettua una pigiatura delicata delle uve, con mosti decantati in modo naturale e fermentazione spontanea con pied de cuve a temperatura controllata in tini di acciaio.

L’affinamento è di 12 mesi in anfore non ossidative, con ridottissa porosità, che quanto a risultato sono assimilabili adoperando contenitori in cemento vetrificato, inoltre sono utilizzate grandi botti di rovere di Slavonia di legno esausto, dove il vino rimane a contatto con le fecce fini e non svolge la fermentazione malolattica; dopo l’imbottigliamento il vino riposa minimo 6 mesi in bottiglia.

Fiorfiore 2016 13.5%

Sorso teso ed elegante, proveniente da una annata esemplare. È stato il vino che ha maggiormente sorpreso per via della sua freschezza, ingannando i partecipanti, come chi scrive che lo aveva collocato nella decade successiva. Lineare, con note di miele d’acacia, di cipria, confettura di frutta gialla. Tuttavia mi aspettavo una complessità e una persistenza maggiore.

Fiorfiore 2017 13%

Malgrado l’annata calda il vino è risultato fresco, vivo, dotato di grande sapidità e piacevolezza. Frutta a polpa gialla e una tenue nota tannica fa intendere lo spessore riscontrato nel calice. Amerei riassaggiarlo in seguito perchè potrebbe destare delle sorprese.

Fiorfiore 2018 13%

Il vino che mi ha entusiasmato in maniera più significativa. Fresco, con sorso verticale, una beva complessa e ricca, e piacevolmente scorrevole. Sapido e con note minerali in evidenza, molto intenso olfattivamente, con richiami alla frutta gialla e anche a quella esotica, munito di richiami a delle spezie delicate. Lunga è la sua persistenza a rimarcare lo spessore di questo vino.

Fiorfiore 2019 13%

Non sempre le bottiglie sono in stato di grazia. In questo caso ho trovato un vino poco concentrato, con sentori vinosi, di tenue frutta esotica, di ananas, e indubbiamente sapido. Al palato è rarefatto e di media persistenza.

Fiorfiore 2014 13.5%

La magnum aperta per l’occasione è la testimonianza della longevità del vitigno, quando è prodotto con maestria. Proveniente da una singola vigna di circa un 1,5 ettari, si differenzia dagli altri vini assaggiati per la vinificazione avvenuta interamente con l’affinamento in legno, nessun apporto quindi dovuta ad anfore. Si riscontrano ovviamente i segni dell’evoluzione, ma il vino è ancora teso, con note di legno e di frutta a confettura, di miele, glicerina, cera d’api, crema pasticciera, ma anche con sentori di cipria, e di sapidità e mineralità persistenti.

Complessivamente la missione è compiuta se si intendeva creare vini agili, freschi e improntati alla beva. Circa la vinificazione in sottrazione invece, devo dire che li ho trovati molto più ricchi di quanto ci si poteva aspettare, senza tuttavia arrivare all’opulenza. Per la mia modesta opinione è un plus rilevante. La cosa però ancor più importante è la costanza nella cifra stilistica, declinata alla freschezza, alla sapidità e mineralità.

A conclusione dell’articolo, devo ammettere che pur avendo tentato il completo rilassamento durante l’oretta in cui si è svolta la degustazione alla cieca (secondo il parere del mio orologio vi sono riuscito perché sancisce che ho dormito per 18 minuti) ero altrettanto consapevole della transitorietà dell’esperienza: essere in quella condizione è certamente tutt’altra faccenda.

Pitti Taste 2025 – le aziende incontrate ai banchi d’assaggio

Si è conclusa la diciottesima edizione di TASTE, salone del food, organizzato da Pitti Immagine alla Fortezza da Basso di Firenze. Un vero e proprio viaggio nelle diversità del gusto, con 750 aziende di cui 150 alla prima comparsa. Il tema di quest’anno era “Nato sotto il segno del gusto”, ispirato dalle costellazioni, con nuove aree espositive che hanno focalizzato  l’attenzione su temi inediti, tendenze alimentari trasversali e di grande attualità. Fitto il calendario di presentazioni, eventi e degustazioni guidate sia in fiera che durante il Fuori di Taste. Una vera e propria vetrina dell’eccellenza del gusto.

Tante novità presenti, come le Aree monumentali e le Costruzioni Lorenesi, per poi passare al Padiglione centrale, che ha ospitato il “mondo dei salati”, ed il Cavaniglia, dove ad essere protagonisti sono stati i sapori dolci e la sezione dedicata  agli Spirits, con ben 34 etichette tra Gin, Vermouth e Amari. Da sempre uno degli appuntamenti più importanti del settore per selezionare i produttori.

Tra le numerose aziende, visitate ai banchi d’assaggio, segnalo le seguenti

Birra Luppola, una wet special Hop edition, definita anche “birra del raccolto”, in versione Magnum e con edizione limitata. I fiori di luppolo appena raccolti arrivano in birrificio entro poche ore per preservare tutti gli aromi ed i profumi. Una birra aromatica fruttata e floreale. Birra Luppolina è, invece, una Pale Ale romagnola, di color oro, bollicine fini, con schiuma bianca e persistente.

Azienda agricola Bellavista delle sorelle Nati in provincia di Ravenna, ha rinnovato e ampliato le cultivar con la realizzazione dell’impianto biologico di luppolo, che nel 2020 ha portato alla creazione del Giardino delle Luppole e ai prodotti derivati dalla nobile pianta.  www.ilgiardinodelleluppole.it

Parmigiano Reggiano del Consorzio Vacche Rosse, biologico e biodinamico, l’unico ad essere certificato da Icea e Demeter come prodotto di eccellenza e sostenibilità. Il Parmigiano Reggiano Vacche Rosse si distingue per un sapore complesso e armonioso, con note aromatiche di erbe spontanee. www.consorziovaccherosse.it

Prosciutto di Sauris IGP: nel cuore delle Alpi Carniche, Sauris è il Comune più alto del Fiuli Venezia Giulia ad un’altezza di 1200 metri. Prosciutto crudo di montagna, caratterizzato da una leggera affumicatura con legno di faggio che lo rende inconfondibile, morbido e aromatico.  www.wolfsauris.it

Testa Conserve – eccellenza siciliana di Catania. Da oltre duecento anni le barche della Famiglia Testa navigano nei mari di Sicilia in cerca del tonno rosso e del pesce azzurro. La loro storia è legata ad Ognina, l’antico porto di Ulisse, una storia che si rinnova di generazione in generazione. (filetti di tonno rosso, filetti di sgombro, filetti di acciughe salate, ventresca di tonno rosso). www.testaconserve.it

Renieri salumi  di Cinta Senese- Poggibonsi (Siena) – prosciutto di cinta senese stagionato almeno 24 mesi. La razza Cinta Senese ha sapore e caratteristiche uniche: sapidità e succulenza che la rende più gustosa. Il grasso è meno consistente, più fluido e molto gradevole al palato con ottime caratteristiche aromatiche. www.renieri.net

Antica Corte Pallavicina dei Fratelli Spigaroli dal 1882 – da Polesine Zibello (PR) Emilia Romagna – Culatello di Zibello stagionato  con un minimo di 10 mesi fino a 36 mesi, nelle cantine del palazzo trecentesco, un luogo ricco di storia, ove stagionavano i culatelli che un tempo venivano inviati ai duchi di Milano (gli Sforza), per i banchetti al Castello Sforzesco o come dono prezioso alla più alta nobiltà.  www.fratellispigaroli.it

Artigianquality- Bologna Emilia Romagna di Simona e Francesco Scapin – specializzati in produzione di mortadelle artigianali da maiali allevati anche allo stato semi brado. Nove tipi diversi di mortadelle tra le quali si trovano prodotti al Tartufo e al Pistacchio anche con Certificazione del Pistacchio Verde di Bronte DOP. info@artigianquality.com

Torrefazione Caffè Ronchese di Ronco Scrivia (GE) – Torrefazione fondata nel lontano 1959. La caratteristica dei prodotti è la tostatura a legna a cura del Mastro tostatore, attraverso un metodo esclusivamente artigianale, che richiede circa 20 minuti e raggiunge i 200-220°C, conferendo al caffè il caratteristico equilibrio e pienezza di gusto. www.torrefazioneronchese.it

Viscotta – Avola (Sicilia) – I prodotti dolciari Viscotta sono al 100% artigianali e lavorati a mano dalla Pastry Chef Vincenza Loreto, contengono solo mandorle varietà pizzuta di Avola, certificate dal Consorzio Mandorla di Avola. Le più pregiate per qualità e rinomata per il gusto ricco e delicato, dalle caratteristiche uniche, con la loro forma allungata e leggermente curva, il guscio liscio e duro e dai piccoli pori. All’interno si presentano piatte e marroni, profumatissime e delicate. www.viscotta.com

TIRRENA – Frescobaldi Sieci. La pasta Tirrena nasce nel miglior terroir per la coltivazione dei grani antichi, grazie alla simbiosi tra freschi terreni, clima mite e brezze del Mar Tirreno. Le caratteristiche minerali del suolo, unite al sapere della Famiglia Frescobaldi, donano a questa pasta un carattere unico. L’essicazione naturale di oltre 72 ore conserva inalterate le qualità organolettiche dei grani antichi.

LA CASERA – Azienda a Verbania Intra, frazione del Comune di Verbania, bottega e cantina di proprietà di Eros Buratti, uno dei più autorevoli affinatori di formaggi in Italia. Una professione antica che fa parte della tradizione di queste zone, circondate dal verde dei pascoli di montagna. A Taste è stato proposto in assaggio il formaggio Holzhofer da latte crudo, pasta burrosa e sapore minerale ben spiccato e intenso. Stagionato oltre 15 mesi. Una piccola ruota ricca di sapori grazie ai mesi di affinamento. Proviene da un posto molto speciale: dal caseificio Wartmann a Holzhof nel Canton Thurgau.

I formaggi scelti con cura da Eros vengono poi stagionati nella cantina naturale, con attenzione alle sfumature di profumi e aromi come nel caso della Robiola Incavolata, formaggio fresco che viene affinato in foglie di verza per 20 giorni, o del Donsanto, affinato in contenitori colmi di vino liquoroso. Robiole, Tome ossolane e piemontesi, Taleggi, il famoso Bettelmatt, prodotto da latte crudo di Bruna Alpina Piemontese, sono solo alcuni degli esempi della grande selezione di prodotti tipicamente legati a queste zone. Https://www.formaggidieros.it

Fuori di Taste 2025

Lo scorso 9 febbraio al Teatro del Sale di Firenze in occasione dell’evento fiorentino “Taste” è stata organizzata una serata celebrativa, con spettacolo e a seguire una cena a base di piatti marchigiani e “rossiniani”. Un tributo a Gioacchino Rossini, noto compositore di Pesaro, che oltre ad aver dato origine a opere memorabili, è stato un grande appassionato di enogastronomia e amante del buon cibo, il più grande buongustaio tra tutti i musicisti.

Evento organizzato da LINFA, Azienda Speciale della Camera di Commercio delle Marche promotrice di 31 realtà enogastronomiche che hanno partecipato alla XVII edizione di Taste, in collaborazione con i giornalisti Roberta Perna e Leonardo Romanelli.

Gli interpreti della rappresentazione sono stati il soprano Valentina Corradetti, il baritono Giacomo Medici e il pianista Massimiliano Caporale, con la partecipazione straordinaria di Leonardo Romanelli, in un dialogo tra note liriche, teatro e suggestioni gastronomiche. Sono seguiti applausi scroscianti per tutti a fine esibizione. 

Taste è andato in scena dall’8 al 10 di febbraio presso la Fortezza da Basso di Firenze. Oltre 750 espositori hanno partecipato a questa appassionante tre giorni dedicata alle eccellenze del settore agro-alimentare italiano. Numerosi eventi si sono svolti all’esterno della Fortezza Medicea, appunto, “Fuori di Taste”.

Il Teatro del Sale si trova di fronte al prestigioso Ristorante Cibrèo di Firenze ed ospita circa 240 spettacoli all’anno. Fu fondato da Maria Cassi e dal compianto e creativo Chef Fabio Picchi. Il format prevede lo spettacolo e a seguire la cena a buffet, come nella giornata dedicata a Rossini. Il nostro menù era composto da piatti tipici marchigiani e rossiniani, non poteva mancare il celeberrimo “Filetto alla Rossini” davvero molto ben preparato e gustoso. La cena è stata accompagnata con ottimi vini in abbinamento.

Tra le opere più celebri di Rossini ci sono: Il Barbiere di Siviglia, la Gazza ladra, Guglielmo Tell, La Cenerentola, Semiramide, Tancredi, solo per citarne alcune e molte altre ancora. Tra i suoi piatti più conosciuti, il Filetto di manzo alla Rossini (Filetto con scaloppa di foie gras di oca, demi glace e tartufo), piatto a lui dedicato dal famoso Chef dell’epoca Marie-Antoine Carême. Uno dei suoi piatti preferiti era il tacchino ripieno. Un’ altro piatto da lui elaborato sono i maccheroni alla Rossini conditi con tartufo,  funghi, prosciutto crudo,  panna e champagne.  Era anche un grande esperto di vini.

Dulcis in fundo, prima del dessert, la serata è stata arricchita da un collegamento in diretta con uno chef marchigiano per esplorare il legame tra cucina e territorio, ha moderato il collegamento il giornalista Leonardo Romanelli.

Concludo e ringrazio con le celebri frasi del sommo compositore:
“Non conosco un’occupazione migliore del mangiare, cioè, del mangiare veramente. L’appetito è per lo stomaco quello che l’amore è per il cuore. Lo stomaco è il direttore che dirige la grande orchestra delle nostre passioni….
Mangiare e amare, cantare e digerire: questi sono in verità i quattro atti di questa opera buffa che si chiama vita e che svanisce come la schiuma d’una bottiglia di champagne. Chi la lascia fuggire senza averne goduto è un pazzo.”

Cilento Tastes 2024

Il Cilento torna nella sua cornice di sapori, tradizioni e cultura grazie a Cilento Tastes, evento enogastronomico che celebra l’essenza di questo territorio incastonato tra le montagne e il mare, un’area storica che comprende borghi antichi, colline rigogliose e una costa incontaminata.

Cilento Tastes nasce come un’iniziativa volta a promuovere la cultura alimentare e le eccellenze locali del Cilento, un patrimonio unico, frutto di una combinazione di antiche ricette, prodotti di qualità e di una profonda connessione con la terra.

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La seconda edizione si è svolta dal 27 al 29 settembre 2024 presso l’ex Tabacchificio di Capaccio-Paestum, un’imponente struttura industriale risalente agli inizi del Novecento, oggi polo multifunzionale che ospita eventi, mostre e attività culturali. attirando un vasto pubblico e numerosi espositori.

La location ha potuto comodamente accogliere i circa 90 espositori, “gli artigiani del gusto”, tra cui produttori locali, artigiani e cantine, creando un ambiente vivace, festosa e accogliente. Durante i tre giorni, i partecipanti hanno partecipato a degustazioni guidate e laboratori di cucina, scoprendo le tecniche tradizionali e i sapori unici del Cilento. Le cantine aderenti hanno presentato i loro prodotti, offrendo un’ottima opportunità per abbinare i piatti tipici con vini locali.

Tra le novità spicca il progetto “Da Zero”, ambasciatore della pizza cilentana, che ha già raggiunto città come Milano e Bologna per esportare le eccellenze locali, e che non solo celebra la tradizione della pizza cilentana, ma la reinventa con un approccio moderno.

È stato introdotto anche il progetto “Neve Gelati e Torte”, innovativo nel settore del gelato, che combina ingredienti freschi del territorio e tecniche artigianali per creare gusti unici e originali. In anteprima il Gin Paestum dell’azienda “Old Tom Gin” che si distingue per l’uso di botaniche locali, portando un tocco di Cilento a una bevanda sempre più popolare. Un’altra innovazione è rappresentata dal Hera nei Campi, pionieri nel reintrodurre la coltivazione del riso nella Piana del Sele, sviluppato in collaborazione con l’Università Federico II.

Si sono svolti convegni su temi come l’hospitality, la pizza ammaccata, l’olivicoltura e il food marketing. Per i più piccoli è stata allestita l’area Lab for Kids, con laboratori dedicati alla scoperta delle tradizioni culinarie e artigianali cilentane Anche l’intrattenimento non è mancato. La manifestazione ha incluso concerti di musica cilentana e la proiezione del docufilm “I Cilentenari”, che narra storie di longevità nel Cilento.

Diverse le masterclass in collaborazione con le principali Associazioni nazionali: vini, formaggi, olio extravergine d’oliva ed un focus sulla mozzarella, la pizza cilentana ed il gelato. La manifestazione è stata l’occasione giusta per ospitare la presentazione del progetto sostevin “Sostenibilità e sviluppo della diversità bio-culturale vitivinicola campana”, vede coinvolti il CREA, Centro di ricerca Viticoltura ed Enologia (CREA VE), con le sedi di Turi (Ba) Asti, Velletri, Arezzo , il CNR – ISPC,Tito (PZ) e il capofila “I piccoli Campi” srl Felitto (SA).

La masterclass sul Fiano del Cilento, condotta da Maria Sarnataro, delegata AIS Cilento e Vallo di Diano, ha messo in luce la storia e l’importanza di questo vino. Il particolare terroir cilentano influisce, infatti, sulle caratteristiche organolettiche del Fiano. I partecipanti hanno degustato diverse etichette, imparando a riconoscere i profumi floreali e fruttati, insieme alla componente minerale distintiva dei vini.

Nella sessione di Cheese Lento, con il Delegato ONAF Maria Sarnataro, i partecipanti hanno assaporato formaggi tipici, scoprendo la biodiversità e le tecniche artigianali che ne caratterizzano la produzione. La degustazione ha offerto un ampio ventaglio di sapori, da quelli freschi e delicati a quelli più complessi e stagionati.

L’olio d’oliva è stato al centro della masterclass guidata da Mimmo Cosimo dell’associazione Oleum. Qui, i partecipanti hanno appreso la storia, le varietà e le tecniche di produzione dell’olio extravergine, enfatizzando il ruolo del terroir e delle pratiche sostenibili. Diverse varietà di olio sono state degustate, rivelando profili aromatici unici, da note fruttate a quelle piccanti.

L’Aglianico del Cilento ha avuto come relatore Ugo Baldassarre della FISAR, che ha presentato le caratteristiche di questo vitigno. I partecipanti hanno potuto riconoscere profumi e sapori tipici dell’Aglianico, come frutta rossa matura e spezie, apprezzando la sua struttura tannica.

Nella masterclass sulla Pizza Ammaccata, Cristian Santomauro ha condiviso la sua passione per la tradizione culinaria cilentana. Ha spiegato le peculiarità della pizza, dalla forma irregolare alla consistenza morbida, e ha mostrato le tecniche per un impasto perfetto, sottolineando l’importanza di ingredienti freschi come farina e pomodori locali.

La sessione sul gelato, guidata da Domenico Belmonte, ha esplorato l’arte della produzione artigianale, con focus su ingredienti freschi e tradizioni locali. Infine, la masterclass sui salumi, condotta da Enrico De Nigris di ONAS, ha presentato le specialità del Cilento, come capocollo e soppressata. De Nigris ha illustrato l’importanza delle tecniche artigianali e degli ingredienti locali, mostrando come ogni salume racconti una storia legata al territorio e alle tradizioni familiari.

PITTI TASTE – il racconto e le interviste di 20Italie

di Alessia Benincasa

PITTI TASTE SI RICONFERMA LA FIERA DELL’ARTIGIANATO D’ECCELLENZA MADE IN ITALY

Tante conferme per il PITTI TASTE, ad iniziare dalla location suggestiva di Fortezza dal Basso, che per il secondo anno di seguito ospita la Fiera delle nicchie d’eccellenza Made in Italy.

Firenze, culla della bellezza e della cultura italiana, ha ospitato 538 aziende e oltre 7.000 operatori del settore intervenuti da oltre 50 paesi, con un afflusso del +40% rispetto a un anno fa.

Degli oltre 500 espositori, il 90% erano già presenti nell’edizione precedente, a riprova che la nuova scenografia è stata apprezzata dai protagonisti e dai buyers, rappresentativi delle più importanti insegne da tutto il mondo, soprattutto dai mercati emergenti. Le presenze migliori sono quelle di Francia (+46%), Stati Uniti (+53%), Regno Unito (+28), Olanda (+66%), e Austria (68%).

Abbiamo intervistato Agostino Poletto, Direttore Generale di Pitti Immagine, che ha ribadito la forte vocazione del PITTI TASTE a rappresentare l’evento italiano di riferimento per l’artigianato d’eccellenza e per le aziende di nicchia che portano agli occhi del mondo il valore unico della qualità italiana e di tradizioni familiari che si sposa al dinamismo e all’eleganza delle nostre imprese.

Oltre 10.000 visitatori, infatti, hanno avuto l’opportunità di vivere un’esperienza di gusto e di storie di successo.

Aziende come Acquapazza Gourmet, storici produttori della pregiata colatura di alici di Cetara, sono considerate le “vecchie guardie” della Fiera, presenti sin dalla prima edizione con un racconto che accoglie uno sguardo più ampio e globale sul significato di qualità italiana.

Ad unanime consenso si aggiungono voci di aziende di più recente nascita nel panorama dell’agro-artigianato, come I Segreti di Diano, che trovano nel PITTI TASTE una delle opportunità più interessanti nello scenario italiano.

E ancora: abbiamo ascoltato i feedback di Pastificio dei Campi, solida realtà della denominazione Pasta di Gragano IGP, un vanto italiano nel mondo; l’importante lavoro sul biologico di Inserbo, storica azienda conserviera di tradizione familiare nell’agro nocerino-sarnese.

Infine, abbiamo vissuto il Cilento e le sue bontà mediterranee con Santomiele, per terminare con la famosa nocciola piemontese che dà vita agli scrigni golosi di Tastelanghe.

Grande merito del PITTI TASTE è quello di aver reso i prodotti delle piccole eccellenze artigianali italiane un evento contemporaneo, cool, grazie anche ai tanti eventi svoltisi nella Unicredit Arena e dentro la città con i Fuori di Taste!.

Il PITTI TASTE è una fiera che nel tempo è diventata propagatrice di tendenze e veicolo dei valori di riconoscibilità, eleganza, bellezza e bontà che rendono la cultura italiana unica nel mondo.

Interviste video realizzate per 20Italie a cura del giornalista Milko Chilleri.