Online la Guida ai migliori Pinot Nero d’Italia 2026 di Vinodabere.it

Ritorna la Guida ai migliori Pinot Nero italiani targata Vinodabere.it – curatori i giornalisti Maurizio Valeriani e Antonio Paolini – con importanti novità. Da quest’anno, infatti, sono state aggiunte ulteriori categorie come gli spumanti, i vini bianchi e i rosé in cui il Pinot Nero sia presente dall’80% in su. Una scelta che cambia non solo i numeri e le tipologie della Guida ma anche, com’era prevedibile, la sua geografia e i rapporti di peso tra le varie aree produttive. I numeri sono assolutamente eloquenti: 250 i vini assaggiati, 145 quelli recensiti (a rimarcare che la via di interpretazione del Pinot Nero ad alti livelli resta comunque una prova non facile) ma con ben 54 Standing Ovation (il massimo riconoscimento previsto dalla redazione).

Nel dettaglio, e partendo dalla “new entry” sicuramente più attesa, gli spumanti (31, con 11 premiati): va a bersaglio alla grande il Piemonte, confermando che la parabola dell’Alta Langa (6 spumanti in Guida di cui 3 Standing Ovation) dopo il decollo continua alla grande a puntare in su. E va bene, anzi benone, la Lombardia, che cala appunto il suo asso con l’Oltrepò e piazza – tutte da lì – in Guida 15 “bolle” da Pinot Nero con 4 Standing Ovation. Conferma la sua vocazione “classica” e l’amore ricambiato per li vitigno il Trentino (4 vini e due allori massimi).

Meno “pesante” numericamente l’impatto di bianchi e rosé (3 e 6 rispettivamente) con una Standing Ovation solo tra i primi. Ma a proposito della quale vale la pena di aprire una (ammirata) parentesi: ad aggiudicarsela è la marchigiana Fattoria Mancini, a buon diritto ascrivibile tra i pionieri assoluti nella valorizzazione “italiana” del vitigno e che, a conferma, coglie altri due allori (un trionfo, insomma) con i suoi rossi.

E nel panorama regionale l’Alto Adige ribadisce la sua indiscussa vocazione e il suo gioco d’anticipo, e si conferma alla guida con ben 37 vini di cui 21 Standing Ovation (più una tra le bolle), e tra esse ci sono anche gli unici quattro vini “perfetti”, valutati 100/100. Perde apparentemente qualche colpo nella graduatoria interregionale la Toscana, altra illustre enclave da Pinot Nero che stavolta vede limitata la sua presenza a 6 esemplari di cui una Standing Ovation. Ma, sostanzialmente, è il segno di una concorrenza che cresce, esigendo quindi performance sempre più alte per restare in quota. Ed è l’ultimo dato di questa edizione della Guida a ribadirlo: oltre a quelle meritatamente già citate, inseriscono vini in Guida anche Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Sicilia, Umbria, Valle d’Aosta. A dimostrazione del fatto che quella del Pinot Nero è ormai una autentica realtà nazionale che non ha più alcun bisogno di chiamarsi “Noir” per sentirsi importante.

Curatori: Maurizio Valeriani e Antonio Paolini.

Revisione dei testi a cura di Pino Perrone.

Attività di redazione web a cura di Daniele Moroni.

I testi che leggerete in Guida sono di: Salvatore Del Vasto, Paolo Frugoni, Federico Gabriele, Maurizio Gabriele, Luca Matarazzo, Daniele Moroni, Gianmarco Nulli Gennari, Antonio Paolini, Pino Perrone, Stefano Puhalovich, Franco Santini, Susanna Schivardi, Gianni Travaglini, Paolo Valentini, Maurizio Valeriani.

Link della Guida: https://vinodabere.it/guida-ai-migliori-pinot-nero-ditalia-2026-la-guida-completa/

I 4 Vini con 100/100:

Alto Adige Pinot Nero Riserva Lafóa 2021 – Cantina Colterenzio

Alto Adige Pinot Nero Riserva Luma 2022 – Tenuta Romen

Alto Adige Pinot Nero Riserva Matan Glen 2022 – Tenuta Pftscher

Alto Adige Pinot Nero Buchholz 2023 – Azienda Vinicola Castelfeder

Vallepicciola descrive minuziosamente l’UGA Vagliagli con vini eleganti e longevi

L’UGA Vagliagli è l’ala sinistra dell’ideale farfalla che divide in due il comune di Castelnuovo Berardenga, il più a sud del Chianti Classico. Qui, in località Pievasciata, si trova la cantina Vallepicciola, una realtà vinicola presente e attiva sul territorio dal 1999 di cui abbiamo scritto nell’articolo Napoli: Vallepicciola porta il vento del Chianti Classico nel “paese d”o sole e d”o mare”.

Da Napoli alla Toscana e poi dritti a Verona, dove al Vinitaly abbiamo ritrovato Alberto Colombo, amministratore delegato della società nonché presidente dell’Associazione Vagliagli, che raduna al suo interno i produttori del Chianti Classico dell’omonima UGA.

Vallepicciola nasce per volontà dell’imprenditore Bruno Bolfo, come recupero di un vecchio convento, riconvertito in un resort di lusso. Gli originari 3 ettari di vigna che circondavano la proprietà si ampliano grazie all’acquisizione di ulteriori 80 ettari alla fine del 2000. Attualmente la cantina si estende su 265 ettari totali, di cui 107 a vigneto – ripartito per il 40% a sangiovese e per il 60% a vitigni internazionali- la restante parte a uliveti e bosco.

L’attuale produzione si attesta attorno alle 500 mila bottiglie, divise tra mercato nazionale e altri trentacinque paesi nel mondo. Gli Stati Uniti, ci spiega Alberto, rappresentano una fetta importante ma non determinante del business – circa 100.000 bottiglie – e la cantina sta affrontando il momento attuale con spirito collaborativo nei confronti dei propri importatori.

La particolarità di Vagliagli, continua Colombo, che ha spinto alla creazione di un’UGA a sé rispetto al comune di riferimento Castelnuovo Berardenga, risiede nella varietà di suoli prevalentemente di matrice alluvionale, ma con importanti presenze di scisti argilloso calcaree e sequenze marnose. Dal prossimo anno l’UGA Vagliagli verrà definitivamente riconosciuta con possibilità di indicarne il nome in etichetta, solo per il Chianti Gran Selezione, come previsto dall’attuale disciplinare.

Per quanto riguarda la produzione di Chianti Classico, Vallepicciola ha optato per la vinificazione in purezza del sangiovese sia per l’Annata che per la Riserva e la Gran Selezione, lavorando su una densità d’impianto pari a 5000 ceppi per ettaro e una resa di 60 quintali.

Iniziamo la degustazione con il Chianti Classico 2021. Vinificato in acciaio e affinato in tonneau e barrique di secondo passaggio, ha naso tipico e delicato di frutto rosso e fiori scuri, beva agile e snella. La produzione annua si aggira intorno alle 140/150 mila bottiglie.

La Riserva 2021 vinifica invece in cemento e affina 24 mesi in barrique di primo e secondo passaggio. Al naso esprime caratteri più minerali che ricordano il talco e poi di nuovo la ciliegia. Palato disteso, con ottimo equilibrio fresco-sapido. La produzione annua è di circa 30 mila bottiglie.

Infine degustiamo la Gran Selezione 2021 ottenuta dalla vigna singola “Lapina”, con ceppi di circa trent’anni e una produzione di circa 10 mila bottiglie. Anche in questo caso vinificazione in cemento e affinamento per 30 mesi in barrique di primo e secondo passaggio. Al naso presenta evoluzione, con sentori di frutti scuri macerati e sbuffi balsamici e minerali. Snello ed elegante il palato,contraddistinto da un tannino sottile e perfettamente integrato.

La collezione dedicata al sangiovese si chiude con Vallepicciola Rosso IGT, produzione limitata di circa 8000 bottiglie l’anno, provenienti dai tre ettari di vigneto originari della proprietà, il Fontanelle.

Fermentazione in cemento, macerazione di 4 settimane, invecchiamento di 20 mesi in barrique nuove, mostra un carattere completamente diverso rispetto alla linea del Chianti Classico. Corpo e materia si intuiscono sin dalla mescita, si delineano nel naso intenso, ricco, goloso di frutti scuri, spezie, tostature e si definiscono nella beva gustosa, di tannino strutturato e sferzante, finale lungo e appagante. Non si può fare a meno di pensare a una succulente bistecca fiorentina al sangue.

I vitigni internazionali rappresentano il 60% del parco vigne aziendale. Pinot Nero, Merlot, Cabernet Sauvignon e Franc costituiscono la linea dei monovarietali di Vallepicciola.

Abbiamo degustato il Pinot Neto Boscobruno 2022 da vigne a 500 metri d’altitudine, vinifica in cemento e matura in barrique di secondo e terzo passaggio. Espressione del varietale in Toscana, si esprime con un naso di piccoli frutti rossi in confettura e grande eleganza al palato.

Il Cabernet Franc Mordese 2022 lascia il segno: compatto e preciso all’olfatto, non offre alcuna sbavatura verso i tipici sentori erbacei. La vena balsamica elegante e le nuance di tabacco biondo sono completati da un sorso succoso, fresco, sostenuto da tannino vibrante e grande chiusura sapida.

VALLEPICCIOLA

Strada Provinciale 9 di Pievasciata n. 21

53019 Castelnuovo Berardenga

L’Italia del Pinot Nero: il racconto della Masterclass organizzata da Vinodabere

Roma ha accolto la masterclass “Il Giro d’Italia attraverso il Pinot Nero”, un evento attesissimo dagli appassionati. Organizzata dalla testata giornalistica “Vinodabere” presso l’Hotel Belstay, la sessione si è inserita nel più ampio contesto di “L’Italia del Pinot Nero”, con la partecipazione di circa 40 produttori italiani e internazionali, tra cui Sudafrica e Argentina, di cui il collega Alberto Chiarenza parlerà in un altro articolo.

Il Pinot Nero è notoriamente un vitigno difficile da coltivare. Originario della Borgogna, già nel primo secolo d.C. Plinio il Vecchio lo cita con il probabile termine di Vitis Elvanacea, nella sua Naturalis Historia. Richiede condizioni climatiche e di suolo particolari, oltre a una cura attenta e scrupolosa in ogni fase della produzione. Predilige terreni argilloso-calcarei ben drenati; la percentuale di calcare, la densità di pietre e la ricchezza in argilla, determinano il risultato finale variando da un vino rosso leggero ed elegante oppure potente e di buona struttura. È un vitigno femminile nel suo essere capriccioso, sensibile a diverse malattie e alle gelate primaverili a causa della sua precocità.

Tuttavia è capace di donare vini fini ed eleganti, variegati nell’espressione in base ai “terroir” che lo ospitano. In Italia, il Pinot Nero ha trovato in regioni come l’Alto Adige, il Friuli Venezia Giulia, la Lombardia e la Toscana, le condizioni climatiche idonee atte a favorirne lo sviluppo, sebbene con caratteristiche molto diverse da quelle francesi.

L’obiettivo principale della masterclass è stato, pertanto, quello di esplorare la varietà del Pinot Nero in Italia. La differenza nei suoli, l’altitudine e il clima si traducono in vini che mantengono la finezza e l’eleganza tipiche, ma con un carattere fortemente aderente al territorio d’elezione.

Guidata dal direttore di Vinodabere Maurizio Valeriani e dai giornalisti Antonio Paolini (Vinodabere), Dario Cappelloni (Doctor Wine) e Luca Matarazzo (20Italie), l’evento ha offerto un coinvolgente viaggio sensoriale nel mondo del Pinot Nero, celebrando la sua eleganza e versatilità. Ogni tappa è stata arricchita da degustazioni mirate, che hanno permesso ai partecipanti di apprezzare e confrontare le diverse interpretazioni del varietale. S

Un tema affascinante della discussione ha riguardato le tecniche di vinificazione e affinamento adottate nelle varie regioni, con particolare attenzione all’uso del legno, al tipo di botti, alla macerazione e alla fermentazione. È emerso come ogni produttore interpreti il Pinot Nero secondo una filosofia unica, influenzata dal rispetto delle tradizioni locali e dalla ricerca di un’espressione autentica del territorio. E a dirla tutta… che meraviglia!

La degustazione si è articolata in un viaggio enologico che ha attraversato virtualmente alcune delle principali regioni italiane produttrici di Pinot Nero.

Nei vari versanti delle valli fresche delle Dolomiti, il Pinot Nero dell’Alto Adige esprime freschezza e vivace acidità, con profumi di ciliegia, lampone e sottili scie minerali, noto per finezza e longevità. Menzione speciale per il Pinot Nero Riserva 2019 della cantina Schloss Englar: Un vino elegante e raffinato, con un intenso bouquet di ciliegie mature e frutti di bosco, nuance balsamiche e ginepro. Al sorso, viaggia morbido e vellutato, dai tannini delicati e dall’ottima struttura di grande persistenza.

Piemonte e Valle d’Aosta: qui venne originariamente impiantato come prima espressione d’Italia, complice anche la vicinanza alla patria natia. La produzione si concentra principalmente su vini spumanti metodo classico (Alta Langa DOCG) e su vini rossi eleganti. Uno sbalorditivo assaggio è stato il Bricco Del Falco 2019 di Isolabella Della Croce, dal colore rubino con riflessi granati e note di ciliegia, mora e spezie, bilanciate da una freschezza gustativa molto raffinata ed un finale piacevole di mandorla dolce.

Lombardia (Oltrepò Pavese) – Conosciuta come la “culla del Pinot Nero italiano”, l’Oltrepò Pavese vanta terreni marnosi e un clima ideale per la viticoltura. I Pinot Nero di questa regione, spesso vinificati anche come spumanti Metodo Classico, sono caratterizzati da grande struttura, complessità e tipiche note di piccoli frutti rossi conditi da spezie delicate.

In Toscana il Pinot Nero si adatta a terroir unici, soprattutto nelle colline alte e fresche, sviluppando un profilo più strutturato con note di frutta matura, tabacco e vaniglia, grazie a un moderato uso di legni per l’affinamento. L’influenza del clima mediterraneo e dei suoli argillosi dona ai vini potenza ed eleganza. Un esempio notevole è l’Ornoir 2020 dell’azienda agricola Ornina, che offre frutti rossi, spezie e note balsamiche al naso, con un palato strutturato e una lunga persistenza.

Il Friuli-Venezia Giulia è da sempre una regione con un forte potenziale per il Pinot Nero, caratterizzata da vini freschi e intensi dal punto di vista aromatico. Le etichette di questa area si distinguono per sensazioni floreali, fruttate e una marcata mineralità, che esaltano eleganza e armonia. Una gradita sorpresa è venuta da un “vino di confine”: il Pinot Nero DOC Collio Dedica 2018 di Komjanc Alessio, dal colore rosso rubino granato, con naso di frutta a bacca rossa, lamponi e prugne, arricchito da note balsamiche; fine ed elegante, chiude setoso nella trama tannica.

Marche, Abruzzo, Umbria: Il Pinot Nero in queste regioni rappresenta sia una sfida che un’opportunità, arricchendo il panorama vinicolo italiano con varietà e innovazione. Le colline marchigiane offrono un clima favorevole, mentre il clima variegato dell’Umbria e le altitudini abruzzesi creano condizioni ideali per la coltivazione di questo vitigno. Sorprendente è il Diamante Nero 2018 della cantina Castel Simoni, che riflette tutta la complessità del territorio montano abruzzese. Questo vino si apre con intense note di frutti di bosco e ribes nero, accompagnate da un accenno di spezie dolci. La sua acidità è ben bilanciata, contribuendo a una freschezza e a una struttura palpabile che invitano a un secondo sorso. Un vino dai caratteri unici è il Cru posizionato alla sommità di una delle colline più alte del Parco Naturale del Monte San Bartolo: Tenute Quarta Blanc de Pinot Noir 2021 di Fattoria Mancini. Vinificato in bianco, presenta grande complessità, mineralità, freschezza e sapidità che preannunciano una straordinaria lunghezza.

Il Pinot Nero in Veneto unisce tradizione e innovazione, offrendo vini che riflettono l’unicità della regione. Caratterizzati da un intenso colore rubino, presentano aromi di frutti rossi come ribes e ciliegie, oltre a note di vaniglia e tabacco, influenzate dall’affinamento in barrique. Le principali aree di coltivazione includono: i Colli Euganei Noti per terreni calcarei e altitudini favorevoli, con sentori terrosi e floreali; e la Marca Trevigiana dove trovano espressioni con note di pepe nero e liquirizia. Il bouquet elegante di ribes rosso, lampone e spezie su uno sfondo rubino luminoso, l’armonia al palato regalata da una tessitura tannica vellutata e un finale persistente e fresco rendono il Pinot Nero 2019 dell’Opificio del Pinot Nero di Marco Buvoli, interessante e attraente.

Le regioni meridionali d’Italia, grazie al loro clima caldo e ai terreni variegati, stanno sperimentando il Pinot Nero, dando vita a vini unici. Due espressioni singolari emerse dalle masterclass sono quelle del Cilento e dell’Etna.

Pino di Stio 2021 dell’azienda San Salvatore, dal Cilento, è descritto da Antonio Paolini come “abbronzato” per le sue sfumature empireumatiche e speziate, dal colore granato e riflessi brunastri. Il clima è caldo, ma le escursioni termiche e le brezze marine contribuiscono a una freschezza che, insieme agli inverni miti e piovosi, favoriscono una maturazione equilibrata e profili aromatici complessi.

Dall’Etna, il Pinò 2017 della cantina Gulfi si presenta con un rosso rubino e sentori di piccoli frutti neri come mirtillo e mora, e richiami al timo e alla cannella. Al palato, è fresco e tannico, con un finale pulito.

Carattere, identità, attrattiva e purezza olfattiva sono stati i temi centrali e ricorrenti del nostro viaggio tra le diverse regioni rappresentate. Finalmente, i produttori italici hanno superato l’idea di imitare l’identità borgognona, riconoscendo nello stile e nei propri territori unici, la vera essenza e personalità del Pinot Nero d’Italia.

L’Italia del Pinot Nero: a Roma l’evento dedicato al re internazionale dei vini rossi

Comunicato Stampa

Il 27 e 28 ottobre le due giornate in programma al Belstay Hotel. Il Pinot Nero rappresenta da sempre una sfida per i viticoltori ma anche una grande ricompensa per gli intenditori: conosciuto per la sua complessità e delicatezza, è considerata l’uva a bacca rossa più pregiata al mondo e la Capitale si prepara a celebrare questa antica varietà. “L’Italia del Pinot Nero” andrà in scena al Belstay Hotel (via Bogliasco 27, 00165, Roma) i prossimi 27 e 28 ottobre 2024: l’evento organizzato dalla testata giornalistica Vinodabere che nei mesi scorsi ha pubblicato anche la Guida ai Migliori Pinot Nero d’Italia 2024 (disponibile qui), si svolgerà in due giornate che vedranno protagonisti circa 40 produttori, che presenteranno i loro vini (non solo il Pinot Nero) ad operatori del settore (ristoratori, enotecari, agenti etc.), giornalisti, wine lovers, appassionati e sommelier.

Si inizia domenica 27 ottobre alle 10:30con la degustazione tecnica con alcuni posti riservati alla stampa e agli operatori, dal titolo “Il giro d’Italia attraverso il Pinot Nero” e guidata dai giornalisti di Vinodabere Antonio Paolini e Maurizio Valeriani e dal critico enogastronomico Dario Cappelloni (DoctorWine). Si proseguirà nel pomeriggio con l’apertura dei banchi di assaggio riservati alla stampa, operatori e sommelier (dalle 14 alle 16) e poi dalle 16 alle 20 aperti al pubblico. Il lunedì 28 ottobre si riprende dalle 10 alle 18:30 con un’altra giornata di assaggi dedicati al Pinot Noir ed alle altre referenze che i produttori porteranno in degustazione.

Tutti i dettagli saranno resi disponibili sul sito del magazine enogastronomico (qui).

Napoli: Vallepicciola porta il vento del Chianti Classico nel “paese d”o sole e d”o mare”

Bello rivedere, dopo la mia visita di qualche anno fa, Alberto Colombo CEO di Vallepicciola a Napoli nel “paese d”o sole e d”o mare”, come la famosa melodia di Bovio e D’Annibale. Bello riassaporare anche i vini provenienti da quest’angolo di Chianti Classico appartenente alla UGA Vagliagli, piccola frazione di Castelnuovo Berardenga.

Un doppio evento organizzato da smstudio pr & communication in un press day entusiasmante, suddiviso tra una tappa pomeridiana per la stampa ad Altogrado Vineria ed un momento più informale e interattivo nella cena serale al Ristorante Steak House, con l’abbinamento perfetto per i rossi toscani: la “ciccia” cotta a puntino.

Cantina avveniristica, sogno di Bruno Bolfo imprenditore ligure leader nel settore siderurgico. Per anni la consulenza enologica fu affidata alle abili mani di Riccardo Cotarella, che ne ha seguito le fasi prodromiche, lasciando poi il testimone per scelta aziendale ad Alessandro Cellai. L’opera di quest’ultimo, già riconosciuta e apprezzata in passato nei Domini Castellare di Castellina, è stata quella di rendere la materia prima eccellente, meno ricca e opulenta nella trasformazione e maturazione dell’uva in vino, anche grazie alla scelta di contenitori in cemento.

Eleganza, lunghezza ed espressività inserite nel ricamo territoriale. Vagliagli è nota per i suoi terreni compositi, basati su argille di tipo galestroso, calcare, buone altitudini ed esposizioni per garantire ventilazione con escursioni termiche notturne. L’incanto del paesaggio, i Monti del Chianti in lontananza, le vallate di Radda e Gaiole a pochi chilometri, è tale da rendere l’intera zona un sito di alto prestigio sul lato enoturistico.

Nella degustazione guidata presso Altogrado Vineria abbiamo riconosciuto la bellezza della diversità, raccontata nei calici da prodotti e annate differenti. In particolare il Chianti Classico 2021 ha un corredo di frutta e agrume rosso su nuance fumée di brace e radice di liquirizia. Il tannino lascia una scia avvolgente, quasi gelatinosa che rende il sorso aggraziato e godurioso. Annata della potenza e della morbidezza contrapposta alla fresca e floreale della Riserva 2020, dove i richiami di incenso, spezie scure e macchia mediterranea ben si uniscono alla trama antocianica irta e polverosa da sbuffo boschivo.

L’idea del Rosso Toscana IGT 2021 realizzato da Sangiovese in purezza ricalca la volontà di non adeguarsi ed adagiarsi per forza ai dettami di un disciplinare di produzione, cercando piuttosto di valorizzare quanto il terroir sa offrire senza incastonarlo in schemi prefissati. In questo caso il campione deve ancora digerire le espressioni boisé date dall’utilizzo di legni piccoli per la sosta in bottaia. Dalla vigna vecchia di 40 anni ne deriva un vino materico, strutturato e mellifluo, con dicotomia di bocca tra lievi surmaturazioni e pungenze tanniche. Ciò che è sicuro è che avrà molto tempo davanti per potersi esprimere nella sua piena compiutezza.

Chiudiamo i sipari con la garanzia di casa Vallepicciola: il Pievasciata Pinot Nero, che nella vintage 2022 ha regalato emozioni palpitanti ai cronisti, compreso il sottoscritto. Non serve attendere nulla per divertirsi con un sorso dinamico, ricco di piccoli frutti di bosco (lampone e fragoline) su tocchi balsamici e di cannella nel finale. Versatile, ottimo nel rapporto qualità-prezzo per non concentrarsi solo sul “Re” Sangiovese.

Due righe di chiosa le merita anche il Ristorante Steak House, con Francesco, Barbara e Gennaro che ci hanno accolto nel segno della tradizione partenopea di 54 anni di storia e una selezione di carni e frollature da autentici numeri uno. Apprezzabile il contesto “goliardico” per finire la giornata insolitamente calda, tra i ricordi del vento del Chianti Classico e del sole e del mare di Napoli.

Bollicine protagoniste a Wine&Siena 2024

Bollicine protagoniste di una masterclass durante la manifestazione Wine&Siena 2024: tradizioni consolidate e interpretazioni innovative.

Wine&Siena conferma il gradimento del pubblico per le eccellenze selezionate da TheWineHunter: una nona edizione che ha inaugurato il calendario degli appuntamenti enoici in Italia e che ha registrato un record di presenze, ben 2500 e la giornata di sabato con ticket sold out.

Nelle giornate di sabato 27 e domenica 28 le sale del Grand Hotel Continental Siena – Starhotels Collezione sono state animate dalle interessanti masterclass, tra cui quella dedicata ai vini fatti in anfora magistralmente condotta da Helmuth Köcher.

Le sessioni del sabato si sono aperte nella mattinata con Bolle d’Italia: un viaggio sensoriale tra le eccellenze delle bollicine italiane. In apertura un Franciacorta Docg Extra Brut Arcadia 2019 Lantieri, 36 mesi sui lieviti, prevalenza Chardonnay con 15% di Pinot Nero e 5% di Pinot Bianco. Profilo olfattivo che regala note di agrumi, di panificazione, di zagara e di erbe di campo. La bollicina è fine e di media persistenza.

Franciacorta Docg dosaggio zero Dom riserva 2016 Mirabella è uno spumante Metodo Classico da 72 mesi sui lieviti; le basi fermentano in contenitori di cemento e si utilizza solitamente un 55% di Chardonnay mentre la parte restante è ugualmente divisa tra Pinot Bianco e Pinot Nero. Al naso si apprezza la frutta a polpa gialla, la nespola, il cedro, salvia e cera d’api, con sbuffi quasi sulfurei. Bollicina setosa e grande finezza. Il sorso denota una buona persistenza e l’abbinamento con il cibo un richiamo immediato.

VSQ Pinot Nero Metodo Classico pas dosè Monsupello: azienda che conduce circa 50 ettari vitati su terreni calcareo-gessosi in Oltrepò Pavese. Il vino affina in acciaio e non svolge la malolattica; in primavera vengono assemblati i vini ottenuti dalle diverse parcelle, segue la seconda fermentazione e una sosta di 40 mesi sui lieviti. Il colore di questo spumante è sempre luminoso ma sicuramente di intensità cromatica maggiore, i profumi ricordano la mela cotogna, la frutta candita, la renetta, il pan brioche e la pietra focaia. Vivace freschezza, che rende l’assaggio di squisita piacevolezza.

VSQ Metodo Classico Dosaggio Zero Montemercurio 2016 è ottenuto da sangiovese proveniente da una vigna di circa 60 anni. La sboccatura viene riportata a maggio 2023. Una piacevole nota di ossidazione lascia il passo alla scorza d’arancia candita, alla frutta, alla grafite. Preciso equilibrio gustativo, chiusura sapida.

VSQ Metodo Classico Astra 2020 UvaMatris ha affascinato la platea per il suo naso floreale, i sentori di acacia e biancospino, di crema pasticcera, erbe officinali, ceralacca; in bocca una freschezza guizzante e una lunga persistenza. L’enologo Gabriele Ronchi ottiene questa bollicina utilizzando il Nebbiolo, a dimora su suoli calcareo-argillosi ricchi di marna.

La masterclass si è conclusa con la degustazione di Oltrepò Pavese Docg Metodo Classico Brut Collezione 2008 La Versa, una bollicina  ottenuta da Pinot Nero, che fermenta in acciaio, e da un saldo di Chardonnay in botti di legno di primo passaggio non tostate. Rimane ben 12 anni e mezzo sui lieviti. Terre d’Oltrepò è l’azienda che ha raccolto l’eredità di La Versa e che raccoglie il 45 % delle uve prodotte in questo territorio, rinomato nel mondo per la produzione di Pinot Nero. Il calice offre profumi di ananas, cedro, nocciola, una dolce speziatura, miele di acacia, zafferano, pasta frolla. Bollicine finissime, che salgono numerose in catenelle luminescenti, che al palato regalano sensazioni seriche. Infinita persistenza e una nota iodata sul finale.

Un viaggio attraverso le eccellenze italiane, proprio secondo i principi ispiratori di Merano Wine Festival, che ha affascinato il pubblico presente e lo ha stimolato al confronto, alla discussione e all’approfondimento di questi territori.