Ricordi di un’estate al ristorante Caracol con i vini del Consorzio Tutela del Roero

L’avvicinarsi dell’inverno porta con sé la bellezza del foliage e quella malinconia tipica delle giornate di sole sempre più corte. Abbandonarsi ai ricordi dolci dell’estate è un toccasana per l’animo, ripensando ai tanti momenti di festa e di unione, nelle serate trascorse a parlare di cultura enogastronomica.

Ripensare ai tramonti sfuggenti del Caracol, ristorante gourmet sulla baia di Bacoli, ai piatti firmati da chef Angelo Carannante e alla proposta vini in abbinamento curata dal Consorzio Tutela del Roero è il paradigma ideale per comprendere le cose belle della vita.

Massimo Damonte, presidente del consorzio, racconta la storia di un territorio ancora da scoprire, posto nella parte sud del Piemonte: «In queste colline si fa vino sin dal 600 secondo gli scritti a noi pervenuti. L’Arneis, la varietà autoctona per eccellenza nel territorio, veniva proposto in versione dolce o per il Vermouth di Torino, fino al cambio di prospettiva ed alla valorizzazione della sua versatilità nelle tipologie spumante e secco».

I suoli derivano dai fondali subacquei preistorici, una delle ultime zone collinari riaffioranti dal mare. Ricco di biodiversità il Roero è una delle poche denominazioni italiane ad avere la menzione Docg sia per il bianco che per il rosso. Nelle Menzioni Geografiche Aggiuntive emerge la forte eterogeneità tra zona e zona, eliminati i declivi posti a fondo valle. Ben 19 i Comuni interessati lungo l’antica via del commercio che collega la regione con la confinante Liguria.

«Il 1436 è stato l’anno della svolta – prosegue Damonte – L’Arneis venne individuato tra i filari di Nebbiolo, veniva paragonato al moscato e come tale si poteva anche mangiare. Il nome deriva dalla collina di Renesio, luogo a maggior vocazione per la coltivazione dell’uva». I bianchi dimostrano la delicatezza dei sentori floreali e mediterranei e un’ottima spinta salina che li rende agevoli alla beva e pronti a resistere al tempo.

I rossi sorprendono per uno stile diverso del Nebbiolo proveniente dalla riva destra del Tanaro. Carattere energico dei tannini in gioventù, corroborati da spezie scure e buona balsamicità, nell’evoluzione diventano compagni insostituibili anche da semplice meditazione. Nei piatti di Angelo Carannante del Caracol, ristorante una stella michelin, il pescato selezionato e quel tocco sempre presente di erbe aromatiche, consentono abbinamenti stuzzicanti, fuori dagli schemi.

Come nei tubetti rigati, anemoni, ricci di mare, salsa di rafano e sconcigli o come nel riso carnaroli riserva San Massimo, salsa verde, gamberi e limone candito. Fresco e da tutto pasto l’Arneis spumante millesimo 2019 “RitaSté” di Tibaldi.

Versatile invece l’Arneis 2024 di Marco Porello, annata per nulla semplice e storico l’Arneis Riserva 2017 “7 anni” di Angelo Negro con tocchi di vaniglia e frutta tropicale che ne allungano il sorso. Sul finale il Roero 2001 di Monchiero Carbone a rendere indelebile una notte di mezza estate.

Immagine di Luca Matarazzo

Luca Matarazzo

Giornalista, appassionato di cibo e vino fin dalla culla. Una carriera da degustatore e relatore A.I.S. che ha inizio nel lontano 2012 e prosegue oggi dall'altra parte della barricata, sui banchi di assaggio, in qualità di esperto del settore. Giudice in numerosi concorsi enologici italiani ed esteri, provo amore puro verso le produzioni di nicchia e lo stile italiano imitato in tutto il mondo. Ambasciatore del Sagrantino di Montefalco per il 2021 e dell'Albana di Romagna per il 2022, nonché secondo al Master sul Vermentino, inseguo da sempre l'idea vincente di chi sa osare con un prodotto inatteso che spiazzi il palato.

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