Alferio Romito presenta il nuovo Cilento DOC Fiano: un racconto di famiglia, territorio e visione enologica destinato a sfidare il tempo.
Ci sono vini che raccontano un territorio e vini che custodiscono una genealogia. Il nuovo Cilento DOC Fiano Parmelia 2024 de Il Colle del Corsicano appartiene a entrambe le categorie. Presentato in anteprima alla delegazione AIS Cilento Vallo di Diano, guidata dalla Delegata Maria Sarnataro, il progetto firmato da Alferio Romito si propone come una delle espressioni più ambiziose e identitarie del Fiano contemporaneo.
Nella cornice di Punta Licosa, dove l’azzurro del Tirreno si intreccia ai profumi austeri della macchia mediterranea, Alferio – enologo e interprete della quarta generazione familiare – ha svelato un’etichetta destinata a segnare un passaggio cruciale nella storia aziendale: un vino concepito per sfidare il tempo e celebrare la memoria.

Parmelia, il vino delle lunghe attese
Parmelia nasce da una vicenda umana che affonda le proprie radici agli inizi del Novecento. È la storia di Giovanni Romito, trisnonno di Alferio, che per acquistare le terre oggi occupate dai vigneti aziendali affrontò sette traversate oceaniche verso l’America, partendo dal porto di Napoli e rincorrendo il sogno di costruire un futuro per la propria famiglia.
Di quell’epopea migratoria restano ancora le carte d’imbarco manoscritte, gelosamente custodite dalla famiglia come testimonianza tangibile di sacrificio, perseveranza e visione. Parmelia rende omaggio a quella eredità e, al contempo, al nonno Giovanni, caduto durante il conflitto bellico. Non sorprende dunque che il concetto delle “lunghe attese” sia diventato il filo conduttore dell’intero progetto.
Anche il logo dell’azienda parla di resilienza: vi campeggiano i due pini storici della proprietà, sopravvissuti nel tempo a incendi e calamità naturali, simboli di una continuità che attraversa le generazioni. L’apparato iconografico dell’etichetta, poi, si arricchisce di una croce che richiama idealmente i quattro punti cardinali, metafora delle quattro generazioni della famiglia Romito. Non un semplice elemento grafico, ma una bussola identitaria, un sigillo visivo, che orienta il racconto aziendale tra passato e avvenire, celebrando il percorso di una dinastia contadina che ha saputo attraversare il tempo rinnovandosi senza smarrire le proprie origini.
Le sole 1.362 bottiglie numerate, protette da una raffinata velina, dichiarano senza esitazioni la vocazione del vino a un lungo percorso evolutivo.
Punta Licosa e il privilegio del Flysch Cilentano
La materia prima proviene da una rigorosa selezione parcellare situata nell’area di Punta Licosa, uno dei luoghi più suggestivi del Cilento, all’interno dell’area marina protetta e del territorio riconosciuto dall’UNESCO per il suo straordinario valore paesaggistico e culturale.
Il contesto geologico è dominato dal Flysch Cilentano, complessa successione sedimentaria costituita da arenarie e rocce stratificate. Tuttavia, la parcella destinata a Parmelia presenta una prevalenza sabbiosa che ne determina il carattere distintivo. Questa matrice garantisce infatti una straordinaria capacità di trattenere umidità e freschezza anche durante le estati più severe, fungendo da autentica riserva idrica naturale.
La vendemmia, anticipata alla prima decade di agosto, non compromette l’equilibrio acido del vino. Al contrario, testimonia una tensione naturale di rara efficacia, destinata a rappresentare una delle principali chiavi interpretative della sua longevità.

L’enologia della sottrazione
Sul piano tecnico, Parmelia rappresenta una significativa evoluzione stilistica rispetto alla produzione storica dell’azienda. Il 60% della massa fermenta e affina in barrique bordolesi di rovere francese, accompagnato da costanti bâtonnage protratti fino alla primavera successiva, mentre il restante 40% completa il proprio percorso in acciaio.
L’aspetto più interessante risiede tuttavia nella filosofia produttiva adottata da Alferio Romito, fondata su un rigoroso controllo dell’ossigeno. L’intera vinificazione è concepita secondo un paradigma fortemente riduttivo, volto a preservare il patrimonio aromatico primario del vitigno e a proteggere l’integrità dei precursori odorosi.
Anche la scelta del tappo tecnico Nomacorc Reserva si inserisce coerentemente in questa visione, garantendo una gestione calibrata e prevedibile della micro-ossigenazione durante l’affinamento in bottiglia.
Il profilo sensoriale del Parmelia 2024
Nel calice, Parmelia 2024 si presenta con una veste di brillante luminosità. Il giallo paglierino è attraversato da vividi riflessi verdolini che testimoniano una straordinaria freschezza cromatica e una gestione impeccabile dell’ossigeno, particolarmente significativa alla luce del passaggio in legno.
L’impatto olfattivo si distingue per nitidezza e precisione. Emergono inizialmente eleganti richiami floreali biancastri come l’acacia e la Zagara. Il quadro olfattivo si amplia progressivamente, lasciando affiorare sfumature di erbe aromatiche come il timo mediterraneo e una sottile nota dolce perfettamente integrata.
L’assaggio conferma le promesse del naso. La trama gustativa è ampia ma slanciata, sostenuta da una dinamica acida e succosa che accompagna il sorso con grande energia. La componente salina, autentica firma territoriale di Licosa, attraversa l’intera progressione gustativa e conduce verso un finale persistente, scandito da ritorni agrumati e iodati.

Due interpretazioni, un solo vigneto
Particolarmente istruttivo il confronto raccontato da Alferio con il Fiano Licosa, etichetta storica della cantina vinificata esclusivamente in acciaio. Se quest’ultimo esprime una personalità immediatamente verticale, giocata su toni più morbidi di camomilla, miele e frutta matura, Parmelia sceglie la strada della profondità e della stratificazione.
Le due etichette raccontano così due anime complementari dello stesso vigneto: da un lato l’immediatezza espressiva del frutto, dall’altro una costruzione più articolata e ambiziosa, dove il dialogo tra vitigno, terroir e legno contribuisce a definire una nuova identità stilistica.
La prova del tempo: la verticale di Licosa
A suggellare la presentazione, una verticale delle annate 2017, 2018 e 2019 del Licosa ha offerto una preziosa chiave di lettura sulla capacità evolutiva del Fiano coltivato in questo angolo del Cilento.

Il 2017, figlio di una stagione particolarmente siccitosa, ha mostrato un carattere vigoroso e concentrato, con richiami di carruba, albicocca disidratata e miele sostenuti da una sorprendente vitalità acida.
Il 2018, nato in un’annata più fresca e piovosa, ha evidenziato una progressiva trasformazione nel bicchiere: da iniziali percezioni alcoliche a un profilo di grande pulizia aromatica, quasi nordico nella sua compostezza.
Il 2019 si è rivelato infine il punto di equilibrio ideale, sintesi armonica tra maturità del frutto, tensione gustativa e prospettiva evolutiva, anticipando in qualche modo la filosofia che oggi trova compimento nel Parmelia.

Un nuovo capitolo per il Fiano cilentano
L’incontro con Alferio Romito e la delegazione AIS ha restituito l’immagine di un produttore profondamente legato alle proprie radici ma proiettato verso una visione contemporanea dell’enologia. Parmelia 2024 non rappresenta semplicemente una nuova etichetta: è la traduzione liquida di una storia familiare, di un paesaggio marittimo e di una cultura dell’attesa che trova nel tempo il proprio alleato più prezioso. Un Fiano che profuma di sale e di memoria, capace di raccontare il Cilento con autorevolezza e rara profondità narrativa.



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