Sake Days torna a Firenze il giorno 8 ottobre 2023

Comunicato Stampa

Il Sake Days è diventato ormai un appuntamento fisso in quel di Firenze e, giunto ormai alla terza edizione, un must per gli appassionati di nihonshu da tutt’Italia. Fortemente voluto da Giovanni Baldini, suo creatore e fondatore della Scuola Italiana Sake, il Sake Days 2023 promette di essere ancora più articolato e ricco nella sua programmazione; tutto ciò grazie al suo patrón ed alla fitta rete di relazioni e sinergie creata negli anni tra associazioni, enti ed operatori di settore.

Come per le precedenti edizioni anche quest’anno il Sake Days si terrà al Renny Reinassance Club di Firenze, segnatevi la data: 8 ottobre dalle 11:00 alle 19:00 in via Francesco Baracca 1F.

La Scuola Italiana Sake presenterà ufficialmente il suo schieramento per la prima volta al pubblico del Sake Days e sarà lo stesso Giovanni Baldini a introdurre Daniele Cancellara, Gaetano Cataldo, Luca Pedinotti, Erica Benucci e Luca Rendina, quali soci fondatori e relatori da sempre vicini al Sake Days ed attivi nella divulgazione della Cultura Giapponese nei più svariati ambiti.

Il Sake Days, come d’altronde la stessa attività di Giovanni Baldini testimonia, ha da sempre costituito un ponte ideologico tra la cultura giapponese e quella italiana. Inoltre, grazie a Gaetano Cataldo è stato possibile enunciare la tesi che oggi vede felicemente il fermentato del Sol Levante coniugarsi armonicamente alla Dieta Mediterranea. Non a caso tra i tantissimi espositori presenti quest’anno al Sake Days spiccano i salumi di Mare di Marificio e la pasticceria di Rossella Liberti di Picogrammo, veicolati e rappresentati dallo studio MAD di Luciana Mandarino, nonché i prodotti artigianali di Giuseppe Pastore, direttamente dal Cilento, culla del nostro modello alimentare.

Cosa accadrà dopo il brindisi augurale? Ecco alcune delle tappe più attese del programma, che troverete integralmente qui:

Alle 11:15 si terrà Nihonshu, Shochu, Awamori e Amami: questi sconosciuti. Fermentati o distillati? La relazione sarà tenuta dai membri della Scuola Italiana Sake Daniele Cancellara, barmanager del Rasputin e conduttore di Whisky for Breakfast, Gaetano Cataldo, presidente di Identità Mediterranea e miglior sommelier dell’anno al Merano Wine Festival, Luca Pedinotti, F&B manager del gruppo Finger’s Restaurant, formatore e wine consultant, Erica Benucci, beer expert e docente Fisar, e Luca Rendina, esperto in distillati orientali e fondatore di Bere Giapponese.

Interessantissimo l’appuntamento delle ore 13:00: Elixir of Tradition: la magia del Koji, a cura di Flavio Sacco, alias Il Fermentalista, che spiegherà le funzioni della spora fungina più importante per l’alimentazione asiatica e la lattofermentazione.

Alle 14:00 sarà la volta di Viaggio in Giappone: per un turismo enogastronomico. Relazione tenuta dalla Scuola Italiana Sake col supporto del Japan National Tourism, mentre alle 16:00 ci sarà la presentazione del Libro “Sete – La mia vita nel mondo del sake” di Giovanni Baldini, con il giornalista Franco Poggianti ad intervistare l’autore.

Alle 19:30 invece lo spazio della Sala Talk sarà dedicato a Shochu: il segreto meglio custodito del Giappone.  Ad introdurre il tema e a tenere la degustazione sarà Luca Rendina, founder di Bere Giapponese e Trade Media Japan.

Cosa terranno invece in serbo gli organizzatori nella Sala Degustazione del Renny Club?

Alle 11:30 andrà in scena Sake italiano: tra tradizione giapponese e innovazione made in Italy. Degustazione a cura di Nicola Coppe, di RisoSake.

Alle ore 12:30. Sake e salumi di mare, ovvero sake e Dieta Mediterranea. Un’alchimia da scoprire.  Degustazione a cura della Scuola Italiana Sake con Gaetano Cataldo, accompagnato da Luciana Mandarino, con i prodotti della distribuzione Bacchus e Marificio.

Alle 13:30 La birra artigianale giapponese: una nicchia di rara qualità. Relazione e degustazione condotta da Erica Benucci.

Alle 14:30. Sulle tracce di Dioniso in Giappone: l’essenza dei vini giapponesi dalla prefettura di Yamanashi.   Sarà sempre Bacchus distribuzione a fornire i vini inediti dal Giappone. A raccontare i territori e descrivere le note organolettiche sarà ancora Gaetano Cataldo, nella veste wine specialist di scuola AIS. In realtà sia nell’area congressuale che in quella degustativa le attività saranno davvero molteplici con i sake della prefettura di Iwate, descritti da Yukari Sato di Shibataya, i sake d’autore del leggendario Noguchi Naohiko a cura dello staff di Nakama. Non mancheranno i prodotti della regione di Hokuriku, a cura di Hiroaki Naganuma per JFC e i blend di nihonshu di Kenbishi, la cantina più antica del Giappone, tenuta dal team di Sake Company. Se non foste invogliati a sufficienza a fare un salto a Firenze, sappiate che Daniele Cancellara terrà la seguente masterclass: alla scoperta dei malti giapponesi. Relazione e degustazione imperdibile di whisky. Da precisare, inoltre, che la Scuola Italiana Sake incentrerà il focus sull’awamori e si discuterà persino di miscelazione a base di sake con Simone Baggio.

È proprio il caso di dirlo: non mancate!

Modena Champagne Experience 2023: in programma la VI edizione il 15 e 16 ottobre

Ci siamo! Anche quest’anno torna la tanto attesa manifestazione dedicata alle blasonate bollicine d’Oltralpe.

Modena Champagne Experience punto di riferimento per i professionisti del settore, non solo in Italia, ma in tutta Europa, si terrà domenica 15 e lunedì 16 ottobre nei padiglioni di Modena Fiere, sotto l’organizzazione di Società Excellence realtà che riunisce ventuno aziende italiane della distribuzione vitivinicola di alta qualità.

Gli appassionati e i professionisti del settore potranno avvicinare oltre 175 aziende tra storiche Maison e piccoli vigneron.

Numeri da capogiro, oltre 900 champagne suddivisi in base alla loro appartenenza geografica, corrispondente alle diverse aree della Regione: dal cuore del territorio di produzione tra Reims ed Epernay (Montagne de Reims), alla Vallée de la Marne, fino alla Côte des Blancs e ad Aube.

Luca Cuzziol, presidente di Società Excellence, racconta: Riuscire ogni anno a fare sempre meglio è una sfida importante e ambiziosa, ma è anche l’obiettivo che guida il nostro quotidiano lavoro di importatori e distributori”. “L’anno scorso eravamo già molto soddisfatti di essere riusciti a riunire nello stesso luogo un numero molto consistente e rappresentativo di aziende della Champagne. Quest’anno siamo riusciti ad aumentare ulteriormente il numero e questo è motivo di ulteriore soddisfazione”.

Non mancheranno gli approfondimenti con Masterclass di alto livello che condurranno ad esperienze uniche, come Bollicine al buio, dove a guidare i partecipanti alla blind ci sarà Luca Boccoli, Chevalier de l’Ordre des Coteaux de Champagne; sarà poi la volta del raffinato Blanc de Blancs raccontato da Luigi Bertini, enologo di professione. E poi ancora gli Champagne Rosé con Luciano Ferraro, vicedirettore del Corriere della Sera, e Paolo Porfidio, head sommelier e coordinatore ASPI e le Top Cuvée di Francesco Falcone, degustatore, scrittore e divulgatore indipendente. Manlio Giustiniani, docente FIS e collaboratore di molte testate di settore, condurrà un approfondimento dedicato al millesimo 2008 con 5 grandi rappresentanze in degustazione. Michel Bettane, grande nome della critica internazionale, illustrerà che cos’è la cosiddetta “Vinification à l’ancienne”, con le tecniche di produzione della vecchia scuola che realizza champagne con l’aiuto del legno.

Una prestigiosa passerella irrinunciabile, STAY TUNED!

Per maggiori dettagli, vendita dei biglietti e calendario delle Masterclass ecco il link al sito ufficiale:

https://www.champagneexperience.it

Prosit!

“Sorsi di solidarietà”: Radda in Chianti per la Romagna

Sangiovese di Toscana vs Sangiovese di Romagna.

Probabilmente uno degli “scontri più sentiti” nel mondo degli appassionati dI vino. Ognuno dice la sua: qualcuno si schiera per patriottismo, qualcun altro porta a sostegno esperienze della tal degustazione. Qualcun altro ancora parlando di storia, terroir o addirittura DI analisi organolettiche. Per tutta onestà, il Sangiovese Toscano si è sempre piazzato su un gradino del podio più alto rispetto a quello Romagnolo.

Tuttavia il giorno 2 settembre 2023 la suddetta partita ha avuto un terzo, inaspettato, vincitore: la solidarietà. A Radda in Chianti, ha avuto infatti luogo “Sorsi di solidarietà”, un evento ideato dall’associazione Vignaioli di Radda in unione alla Pro Loco di Radda.

Idea che, per riprendere le parole di Riccardo Porciatti, vice presidente della Pro Loco di Radda, è nata per non perdere il focus sull’alluvione che a maggio di quest’anno ha colpito la Romagna. 4 vignaioli Raddesi (Istine, Fattoria Poggerino, Tenuta di Carleone e Caparsa) a confronto con 4 vignaioli Romagnoli (Vigne dei Boschi, Marta Valpiani, Costa Archi e Villa Papiano) in una degustazione organizzata in 4 staffette.

Da sinistra: Paolo Cianferoni (Caparsa), Sean O’Callaghan (Tenuta di Carleone), Piero Lanza (Fattoria Poggerino), Angela Fronti (Istine)

Da sinistra: Paolo Babini (Vigne dei Boschi), Gabriele Succi (Costa Archi), Francesco Bordini (Villa Papiano), Elisa Mazzavillani (Marta Valpiani)

Luogo della manifestazione la suggestiva piazza Francesco Ferrucci di Radda in Chianti, adibita con tavoli da degustazione per l’occasione. Il ricavato risultante dalla presenza di ben 80 spettatori (fra cui oltre al sottoscritto, anche la collega Sara Cintelli) è stato devoluto in beneficenza alle associazioni dei vignaioli coinvolti nell’alluvione dello scorso maggio.

Non solo viticoltori, ma anche olivicoltori. È l’olio, infatti, un altro elemento che condivide con il vino i confronti su quale sia il migliore, se questo o quello. Ma ciò che ci preme sottolineare è che in Romagna l’olio ha condiviso purtroppo anche la stessa sorte del vino, ovvero quella di aver subito gli ingenti danni delle frane causate dall’alluvione. Brisighella, uno dei territori maggiormente colpiti, è la terra dove viene prodotto il “Brisighello”, il primo olio extravergine d’oliva d’Italia ad aver ricevuto la certificazione DOP nel 1996. L’intervento di Nicola Pederzoli, vice presidente del Consorzio Olio DOP di Brisighella, ci ha fatto capire che il consorzio è composto da piccoli produttori, e che quindi se uno di loro dovesse abbandonare scoraggiato dagli ingenti danni subiti, potrebbe causare un effetto domino e portarsi dietro anche gli altri. Risulta quindi fondamentale che rimangano tutti uniti.

Da destra: Nicola Pederzoli, Federica Assirelli (Consorzio Olio DOP Brisighella)

A fare da portavoce dei vignaioli colpiti, invece, c’è Francesco Bordini, colonna dell’agronomia vitivinicola Romagnola e titolare di Villa Papiano, l’azienda di famiglia. Oltre a fornire qualche numero per aiutare la platea a visualizzare meglio quale sia stata la portata dei fenomeni meteorologici che hanno colpito la Romagna, ha calcato la mano sul rapporto che l’uomo ha con la natura. Essa, infatti, ha una potenza inarrestabile, ma quali responsabilità ha l’uomo? È ligio al dovere eseguendo tutti gli interventi di manutenzione con costanza? Anche Radda sorge su un territorio collinare con parecchie analogie con quello Romagnolo, il che suona quasi come una sorta di monito, o appello, affinché la stessa sorte non capiti ad altri.

Da sinistra: Carlo Macchi (Wine Surf), Francesco Bordini (Villa Papiano)

Si è passati quindi alle degustazioni, ma questa volta non vogliamo perderci in analisi, punteggi e classifiche. Vogliamo tuttavia raccogliere il suggerimento di Carlo Macchi, giornalista enogastronomico e direttore di Wine Surf (nonché conduttore della serata) nel capire somiglianze e differenze fra queste due tipologie di Sangiovese e di territorio, confrontando vini della stessa annata – la 2019 – (o quasi… qualcuno ha portato la 2020). Le somiglianze? Il Sangiovese si conferma probabilmente uno dei vitigni maggiormente capaci di leggere il terroir, per cui ogni vino ci ha parlato esattamente del luogo in cui viene prodotto. Le diversità? Radda in Chianti gioca sul corpo e sulle morbidezze. Vini pieni, ricchi e con tannini complessi. La Romagna invece fa rimanere in estate, con prodotti freschi, tesi, caratterizzati da finezza di aromi e succose acidità che invogliano il sorso successivo. De gustibus non disputandum est.

Conclude la serata un ricco buffet organizzato con prodotti tipici provenienti da entrambe le zone, con l’intervento di Pierpaolo Mugnaini sindaco di Radda in Chianti. Oltre a ringraziare i produttori per l’innegabile lavoro di qualità ravvisato nella degustazione, egli auspica che questa neonata partnership possa continuare anche in futuro contribuendo a scambi utili per conoscersi, condividere storie e culture, divenendo una crescita positiva per gli attori in gioco. Anche fra vignaioli le “rivalità positive” si trasformano in amicizia e unione quando il minimo comune denominatore è la solidarietà.

Perché, alla fine, cosa c’è di meglio di un’atmosfera intima, del buon cibo e un calice di vino, magari Sangiovese?

Romagna: “Brisighella Anima dei Tre Colli” l’Associazione Viticoltori di Brisighella ai blocchi di partenza

Comunicato Stampa

Lunedi 4 settembre al Convento dell’Osservanza a Brisighella si è svolta la presentazione della nuova associazione di viticoltori Brisighella Anima dei Tre Colli.

Alla presenza di oltre 120 tra operatori della ristorazione, enotecari, osti e sommelier, la giornata è iniziata con il seminario Brisighella in Bianco dedicato ai vitigni a bacca bianca della valle del Lamone.

Dopo un breve saluto dell’assessore regionale Manuela Rontini e dall’assessore del comune di Brisighella Gian Marco Monti entrambi diplomati sommelier AIS, il presidente della associazione Cesare Gallegati dell’omonima cantina, ha illustrato le finalità e gli scopi di Brisighella Anima dei Tre Colli.

Paolo Babini, della cantina Vigne dei Boschi, ha accompagnato i presenti lungo la sottozona Brisighella, nata nel 2011 per il Sangiovese e che dal 2022 è ora anche definita per i vini bianchi.
Una zona molto vasta che comprende quasi interamente il Comune di Brisighella e di Casola Valsenio, gran parte del territorio collinare del comune di Faenza. Tre macro aree, tre territori, tre anime. Una visione ampelografica, culturale e storica che associa ad ogni colle un territorio definito:

La Torre dell’orologio, che guarda a nord verso la pianura, a rappresentare lo scandire del tempo che occorre ai vini nati sulle terre fini di sabbie gialle e argille rosse e azzurre;

La Rocca Manfrediana simbolo di solidità e unicità che guarda ai terreni della vena del gesso;

Il Monticino memoria di santuari, badie e monasteri a raccontarci dell’origine della coltivazione della vite in Appennino ad opera principalmente di frati e monaci che praticavano un’agricoltura di rango dove la presenza del vino era importante per scopi liturgici e di sostentamento.

al centro Cesare Gallegati e a destra Paolo Babini

Perché associare le varietà bianche a Brisighella? La notevole presenza storica di queste varietà racconta della grande vocazionalità del territorio verso la produzione di vini bianchi che proprio in questa vallata vede coesistere terre fini argillose nella prima collina, calcaree gessose nella area dei gessi e marnoso calcaree nell’alta valle, condizioni favorevoli per ottenere vini bianchi di grande finezza, austerità e longevità.

L’Albana è presente con quasi 200 ettari su un totale per la Romagna di 880 ettari. Oltre il 22% del totale. Notevole la presenza di Trebbiano Romagnolo, Chardonnay per circa 160 ettari e 15 di Sauvignon.
I presenti hanno poi avuto modo di degustare tutta la produzione degli associati presenti con i loro banchi di assaggio lungo il Chiostro del Convento.

“La presenza di un così grande numero di operatori del settore ci conferma nell’importanza che Brisighella rappresenta per il comparto enogastronomico romagnolo” afferma Cesare Gallegati, “l’associazione Brisighella Anima dei Tre Colli ha tra i suoi obbiettivi proprio quello di portare l’attenzione sulla qualità e la diversità insite nel territorio della Valle del Lamone”.

Nel pomeriggio è avvenuta la consueta apertura dei banchi di assaggio dei vini alla presenza dei vignaioli dell’associazione.

“Pompeii, dell’Antichità della Vitae e del Vino” con l’Associazione Italiana Sommelier Campania

Parco Archeologico, Quadriportico dei Teatri, Pompei (Na)

2 e 3 settembre 2023  – Porta Esedra, Piazza Porta Marina Inferiore

Esperienze di Vitae Premiazione quattro Viti, Cupido e Valore Prezzo Guida Vitae 2023

Concorso Miglior Sommelier della Campania

“Il vino nei millenni, dalla Georgia alla Campania 8000 mila anni di storia della vite e del vino, tra cultura arte e scienza. Pompei la prima grande città che ha globalizzato il mercato del vino dal Medio Oriente al mediterraneo ed in Europa”.

L’evento sarà organizzato nelle ore serali del 2 e 3 settembre dalle 18.00 alle 23.30 e prevede, oltre alla presenza di circa 40 aziende di vino, 6 Consorzi di Tutela del Vino della Campania: Vitica CasertaSannioDopVesuvio DopVini d’IrpiniaSalernum Vitae Campi Flegrei e Ischia, un’area Culinaria e un’area dedicata alle masterclass.

Un viaggio degustando vini della Georgia, Cipro, Libano, Grecia, Italia, condiviso con le Ambasciate di Georgia, Grecia e Cipro, con il contributo dell’Ambasciata italiana a Tbilisi, per arrivare in Campania con una significativa selezione di aziende della Campania Felix.

Nel corso della serata del 2 settembre ci sarà Esperienze di Vitae con la consegna delle quattro Viti Campania della Guida VITAE 2023 e un banco collettivo con la degustazione dei vini premiati a cura dei sommelier dell’AIS Campania  e si terranno le prove finali del Concorso Miglior Sommelier della Campania.

Un momento significativo sarà la riproduzione dell’antica focaccia di Pompei a cura del cuoco storico della cucina napoletana Antonio Tubelli in collaborazione con l’Istituto Alberghiero di Vairano Scalo “G. Marconi”.

Per celebrare l’unicità dell’evento abbiamo coinvolto nel “Convivium”, sempre all’interno del Quadriportico dei Teatri, personalità e studiosi per ripercorre le antiche rotte del vino e comprendere l’evoluzione della coltivazione della vite.

Evento ideato e curato da Dante Stefano Del Vecchio, con il sostegno del Parco Archeologico di Pompei e Tommaso Luongo di AIS Campania  

Programma 2 settembre 2023 ( Clicca QUI per l’acquisto del Ticket On Line) https://www.eventbrite.it/e/biglietti-pompeii-dellantichita-della-vitae-e-del-vino-2923-690240456787biglietti-pompeii-dellantichita-della-vitae-e-del-vino-2923-690240456787

Per le Master Class (ticket supplementare comprensivo di ingresso)

h 18.00 – 23.30 Quadriportico dei Teatri

h 18.00  Presentazione e apertura banchi d’assaggio

h 18.15   Partner dell’evento Ais Campania con Tommaso Luongo la premiazione delle quattro Viti e dei premi cupido e valore prezzo della Campania per Guida Vitae 2023 – Esperienze di Vitae

h 19.00  Convegno “Le antiche rotte del vino dalle origini della Georgia a Pompei”,

Interviene Attilio Scienza, Ordinario della Facoltà di Agraria dell’Università di Milano, che illustrerà le similitudini antiche tra la prime vinificazioni in Georgia con quella casertana e campana.

Con Eugenio Sartori, Direttore di Vivai Cooperativi Rauscedo, per il progetto di ricerca sulla vite in Georgiae con l’archeologo e antropologo, direttore del Georgian National Museum David Lordkipanidze, autore dello studio scientifico che ci riporta nella terra culla del vino e il responsabile della National Agency Wine di Georgia, del Ministero dell’Agricoltura dr. David Maghradze, per approfondire le nuove frontiere dei vitigni in Georgia.

h 20.45Concorso Miglior Sommelier della Campania”.

h.21.00 Master class “Grecia e il Mediterraneo”

amalia brut vintage 2018 metodo classico moschofilero 100% tselepos I xinisteri 2022  vino bianco secco xinisteri 100% tsiakkas  I vasilissa 2021 vino bianco secco vasilissa 100% vasilikon I santorini 2020 vino bianco secco asyrtiko 100% canava chrissou I aspros lagos 2019 vino bianco secco vidiano’ 100% douloufakis I la lacrima del pino vino resinato assyrtiko 100% kechris I nemea riserva 2017 vino rosso secco agiorgitiko 100% tselepos I fine mavroudi 2018 vino rosso secco mavroudi della tracia 100% anatolikos ampelonas  I commandaria teodora gold 2016 vino passito xinisteri 70% e mavro 30% karseras

Docente: Guido Invernizzi euro 35€ + 50€ special price 80€ (comprensivo di ingresso manifestazione)

Programma 3 settembre 2023 e link per l’acquisto del Ticket on line

https://www.eventbrite.it/e/biglietti-pompeii-dellantichita-della-vitae-e-del-vino-3923-691564105857#tickets

Per le Master Class (ticket supplementare comprensivo di ingresso)

h 18.00 – 23.30 Quadriportico dei Teatri

h 18.00 Apertura

h 18.30 I saluti del direttore del Parco Archeologico di Pompei Gabriel Zucktriegel. Una azienda agricola a Pompei e le nuove vigne.

h 19.30 “Per una evoluzione antropologica dell’alimentazione: saperi, sapori, scienze e tecnologia”. Con lo chef Alfonso Iaccarino, il Docente di Marketing e Trasformazione Digitale all’Università Federico II di Napoli Alex Giordano con Franco Pepe, miglior pizzaiolo al Mondo di The Best Chef Awards 2021. Un dialogo a partire dal libro FOODSYSTEM 5.0 Agritech | Dieta Mediterranea | Comunità di Alex Giordano per Edizioni Ambiente e Dante Stefano Del Vecchio curatore dell’evento.

h 21.00  “Lectio Magistralis” dal titolo “Un viaggio nel passato per capire il vino”, tenuta dal presidente dell’OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino) Ordinario di Enologia Università Federico II di Napoli, prof. Luigi Moio. Segue dibattito h 22.30

h 23.00  Narrazione dedicata a “Dioniso all’ombra del Vesuvio”, a cura dell’archeologo Mario Cesarano, Soprintendenza Archeologica di Napoli.

“Vino X Roma” e Roma per il Vino: binomio inscindibile a 360 gradi

L’inizio dell’estate romana è stato un tripudio di eventi bellissimi e, tra questi, Vino X Roma targato Excellence, dove sono andate in scena le realtà enogastronomiche della Capitale e dintorni.

In collaborazione con Camera di Commercio Roma e Regione Lazio, Pietro Ciccotti e il suo fantastico staff hanno coinvolto nelle serate importanti Chef con piatti unici, preparati da materie prime selezionate, abbinati ai vini dei produttori partecipanti.

Che cos’è Excellence? Una Food Connection Company che attraverso la propria piattaforma multicanale promuove il patrimonio enogastronomico italiano delle eccellenze, mediante un’efficace, quanto innovativa, vetrina e rete di contatti al servizio delle aziende.

Excellence consente di diversificare la propria attività attraverso la comunicazione specializzata, l’editoria web e cartacea, i grandi eventi enogastronomici, le iniziative B2B e B2C e la formazione professionale.

La valorizzazione di un vecchio capannone ha portato alla realizzazione di una struttura contemporanea dal gusto moderno, che ospita una scuola di cucina con ambienti spaziosi, luminosi e razionali. Prende il nome di THE BOX la creazione di Pietro Ciccotti, inserita in un contesto urbano semi industriale, nel quartiere di Casal Bertone a Roma, in Via Ignazio Pettinengo, 72.

Con la Wine Designer e Vice Delegata della Delegazione Toscana della Associazione Nazionale delle Donne del Vino, Federica Cecchi, abbiamo condiviso le impressioni sulle degustazioni e abbiamo apprezzato il format di Excellence Eventi, incontrando i produttori che ci hanno raccontato le difficoltà di quest’annata resa difficile dalle numerose piogge di maggio e giugno con il propagarsi della peronospora. Una annata veramente difficile che porterà a rese estremamente basse e pesanti ripercussioni economiche sull’indotto del settore vitivinicolo.

Al contrario, il mondo della cucina non incontra ostacoli registrando una crescita esponenziale, sia come interesse che in termini di nuove assunzioni. La Excellence Accademy forma le giovani promesse in grado poi di operare nel mondo della ristorazione e della hotellerie. Con i suoi 1100 mq offre aule di Cucina e Laboratorio di Pasticceria, aule Didattiche Multimediali, aule dedicate alle Arti Bianche, Gelateria, Sala Accoglienza e 400 mq. di Spazio Eventi.

Uno Chef in auge è Fundim Gjepali del Ristorante Antico Arco, con una storia personale appassionante che lo vide emigrare dall’Albania da ragazzo, per affermarsi in Italia rivisitando e interpretando piatti della cucina nostrana e romana.

Ovviamente la degustazione dei vini ha avuto il focus di rilievo, una piacevole passeggiata tra i vigneti e la cantina, fatta attraverso il racconto del produttore stesso.

Presenti all’evento, il Consorzio Roma DOC con i vini delle Aziende che ne fanno parte, la Cantina Ciucci di Federica Ciucci, Vini Vallemarina con Marina Boccia, la Cantina Villa Simone con Sara Costantini, la Cantina L’Avventura con Gabriella Grassi, Cantina Jacobini con Alessandro Jacobini e Nina Farrel, Cantine Capitani, l’Azienda Vannelli e Brugnoli, la Cantina Borgo del Baccano, la Cantina Capizzucchi e Tenuta Lungarella.

Emozioni palpitanti nel vedere un giovane produttore che porta alla rinascita una storica Cantina di Genzano, la Cantina Jacobini, rasa al suolo durante la Seconda Guerra Mondiale. Alessandro Jacobini, discendente della storica Famiglia Jacobini di Genzano, sta iniziando a ricostruire la Cantina di famiglia e, insieme alla moglie Nina Farrel, ha iniziato la produzione di un vino bianco ottenuto con uve Trebbiano.

l Frascati di Villa Simone, azienda dell’enologo Lorenzo Costantini che sta divenendo uno dei punti di riferimento del vino dei Castelli Romani, è sempre una conferma. La figlia di Lorenzo, Sara Costantini , è fondamentale per lo sviluppo e la comunicazione della cantina.

Marina Boccia è straordinaria, con un sorriso quasi… spumeggiante! I suoi vini sono specchio del suo carattere: decisi ed esuberanti. Il Moscato di Terracina è il punto forte con due referenze.

Federica Ciucci produce vino e olio di grande qualità. La sua famiglia è proprietaria di un vasto territorio del Lazio settentrionale al confine con la regione Umbria. Il continuo studio sulle tecniche di vinificazione, le ha permesso di inserirsi già tra le migliori cantine del Lazio.

Al banco del Consorzio Roma Doc ho incontrato Silvana LulliParvus Ager – con il nuovo nato, la Malvasia Puntinata. Un vino di bella struttura e complessità che riempie il palato con sensazioni avvolgenti di frutta e fiori oltre che di frutta secca e mentolate sul finale.

Il progetto Vinea Lucens, esperienza meravigliosa con un percorso notturno tra i vigneti tra proiezioni di luci e immagini, è già stato raccontato dalla collega Ombretta Ferretto al seguente link https://www.20italie.com/vinea-lucens-metti-un-sera-sullappia-antica-con-la-cantina-parvus-ager/

Una bella espressione di Cesanese del Piglio è quella portata a Vino X Roma da Gabriella Grassi della Cantina l’Avventura, con i famosi vini da uve Cesanese Amor, Picchiatello, Campanino oltre che il rosato di Cesanese Rosè e la Passerina del Frusinate Saxa.

Altro nome assolutamente di spessore tra i vini di Roma è Cantina Capizucchi che si trova vicino al Santuario del Divino Amore, sulla via Ardeatina e produce diverse referenze interessanti. Matilda Pedrini della Cantina Borgo del Baccano sta facendo passi da gigante con i suoi vini che ricadono anche nel disciplinare della Roma DOC. Una nuova realtà che si trova a Borgo del Baccano, sulle pendici del Lago di Martignano, un piccolo lago vicino al Lago di Bracciano.

Una bella sorpresa la degustazione di Olio Extravergine di Oliva, con l’azienda Diamante Verde. Catiuscia Scire racconta come sono stati recuperati 20 ha con circa 5000 piante, con cultivar prevalentemente Itrana e un 15% di leccino.

Presente anche il banco di assaggio di PeperDop, il peperone di Pontecorvo, tantissimi prodotti lavorati a base di peperone di Pontecorvo DOP. 

Non ci resta che attendere il prossimo evento che si terrà al Roma Convention Center La Nuvola dal 9 al 11 novembre.

Sarà EXCELLENCE FOOD INNOVATION l’evento enogastronomico alla sua decima edizione all’interno della straordinaria struttura progettata dall’Architetto Fuksas.

https://excellencemagazine.it

Romagna: Coriano Wine Festival 2023, “il grande Sangiovese Romagnolo al centro del villaggio”

“Romagna e Sangiovese, sei sempre nel mio cuore”

Così recita il famoso brano di Raoul Casadei, a suggellare l’eterno binomio fra un territorio e un vino. Anzi, fra un popolo e un vino.

I romagnoli: quella gente che nemmeno le alluvioni può scalfire, quelle persone contraddistinte da estrema generosità e genuinità. Li puoi riconoscere nitidamente alle sagre di paese, con gli stand gastronomici dove il profumo di piadina e salsiccia si percepisce da chilometri e il valzer ti trasmette allegria anche se hai appena litigato con la morosa (termine dialettale per fidanzata).

Proprio come la 55ª edizione de La fiera del Sangiovese, svoltasi a Coriano (RN) il 19 e 20 agosto 2023. Da quest’anno diventa anche Coriano Wine Festival, una “mostra mercato” del Sangiovese con i migliori produttori provenienti dalle 16 sottozone ufficialmente riconosciute dal disciplinare del Romagna DOC Sangiovese.

Gli ingredienti sono quelli giusti: 33 produttori, coinvolti nei banchi d’assaggio con le anteprime dei loro Sangiovese, 5 guru del vino a livello nazionale (Maurizio Alongi, Paolo Babini, Enrico Bevitori, Marco Casadei e Marino Colleoni), impegnati in un convegno dal titolo “Sangiovese, indagine su un vitigno al di sopra di ogni sospetto” e infine 4 laboratori di degustazione.

La ricetta è ideata dalle meningi di uno chef per eccellenza, uno che la materia prima la sa trattare sapientemente: Francesco Falcone.

La location? Il pittoresco parterre del Teatro Corte Coriano.

Francesco Falcone

20Italie era presente ed ha selezionato, fra le numerose proposte, 6 anteprime di Sangiovese degne di interesse.

Menta e Rosmarino – Area 66 | 2021 – sottozona Modigliana

Visto il caldo di questi giorni, perché non partire dal territorio più in quota come Modigliana? Area 66 è uno dei Sangiovese in purezza prodotti da Francesco e Luciano, nell’annata 2021 si presenta al calice in un rosso che definirei invitante per la sua capacità di riflettere la luce. Naso che ti porta nel territorio: menta piperita, aghi di pino, piccoli frutti neri e tanta mineralità. In bocca è agilissimo, verticale grazie alle freschezze ma equilibrato grazie al docile tannino. Non si perde facilmente ed è piacevole come un succo di frutta.

Vigne dei Boschi – Poggio Tura | 2019 – sottozona Brisighella

Il “frescolino climatico” ci piace: non scendiamo di quota, ci spostiamo di qualche chilometro ed entriamo a casa di Paolo Babini. Il suo Poggio Tura 2019 è talmente in anteprima che l’annata è scritta a penna su un’etichetta precedente. Veste il calice di un rosso accecante come un’opale di fuoco. Olfattivamente ci regala sentori di piccoli frutti rossi aciduli, vegetazione di bosco e note leggermente terrose. In bocca è esplosivo: l’acidità è spiccata e al tempo stesso piacevole, tannino vispo. Al termine del sorso chiama un altro assaggio, senza stancare. Un vero e proprio Masterpiece di Babini che racchiude un mosto fiore sgrondato e non pressato e 2 anni di riposo in botte grande, usata magistralmente.

Ancarani – Biagio Antico | 2021 – sottozona Oriolo dei Fichi

Restiamo nell’entroterra Ravennate, ma cambiamo completamente terreni, passando dalle marne Brisighellesi alle sabbie gialle di Oriolo dei Fichi. Questo terreno è il responsabile dell’estrema definizione degli aromi che troviamo nel Biagio Antico. L’aspetto del vino è seducente, proprio come una rubellite. Il frutto che si avverte è polposo, di quelli che cogli dall’albero e addenti stando lontano dal corpo per non sporcarti col succo che gronda. La menta piperita e lo zenzero completano il boost di un naso “fresco”. All’assaggio è teso, croccante, con un tannino spigoloso ma piacevole proprio per questo motivo. Il cemento ha riequilibrato il tutto. Servito leggermente sotto temperatura si fa voler molto bene, estivo.

Marta Valpiani – Fiore dei Calanchi | 2021 – sottozona Castrocaro

Mentre continuiamo la traversata perché non fermarsi alle Terme di Castrocaro? Con le sue acque salsobromoiodiche che fanno bene alla salute… e anche al vino, donando incredibile sapidità. Ma Elisa Mazzavillani, che il territorio lo conosce bene, non finisce mai di stupirci. Da un piccolo vigneto nasce il suo nuovissimo Fiore dei Calanchi, un single vineyard – single tonneau, ricavato appunto da un unico cru e lasciato riposare per un anno in un unico tonneau, (a doghe larghe, originariamente pensato per un bianco) per dar vita a 666 bottiglie uniche nel loro genere. Portare il calice davanti agli occhi è come un incontro con una donna elegante e suadente: la sua trasparenza provocante, mai volgare, riflessi splendenti come pietre preziose. Naso che denota un profilo aromatico ricco, di grande profondità. Immediatezza delle note fruttate, sfumature leggermente polverose e note iodate. In bocca si conferma la grande eleganza che trovavamo nei precedenti passaggi, ci pervade il palato. Il tannino è delicato, setoso ma presente. Teso, ma non affatto esile. Superlativo.

Giovanna Madonia – Fermavento | 2021 – sottozona Bertinoro

È arrivato il momento di spostarci nel ventre della collina romagnola, laddove il vino è così radicato nella cultura degli abitanti che viene chiamato “e ”, ovvero “il bere”. Sulla parte più alta del colle di Montemaggio troviamo Giovanna Madonia, già da diversi anni affiancata dalla figlia Miranda e da Gennaro. È il 26º anno del Fermavento, Sangiovese da vigne allevate ad alberello che non finisce mai di stupire. Più di ogni altro è un fedele lettore dell’annata, del terroir e della mano del produttore. E così anche in questa versione, in bottiglia nemmeno da 2 mesi, si conferma sempre lui, il Sangiovese che mette d’accordo tutti. Si veste in un rosso rodolite veramente intenso, e nella sua austerità regala aromi di frutta matura, sottobosco e spezie. In bocca il tannino è superbo, probabilmente merito di quel terzo di uve che non vengono diraspate portando così quella parte di legno maturo, un po’ come si fa in Borgogna. Profondo. Ma diamogli qualche altro mese.

Chiara Condello – Predappio | 2021 – sottozona Predappio

Forse la zona più rinomata a livello regionale (e non solo) per il Sangiovese, capace di sfornare vini dalla grande espressività grazie ai suoli principalmente argillosi. Noi non saliremo fino in alto, ci fermeremo a Fiumana, da Chiara Condello. Macerazione a chicco intero, sgranellato, ma non pressato, per estrarre una massa color rubino Tanzania intenso dai riflessi scuri. Eh sì, siamo un po’ frivoli anche nei descrittori per una volta! Un anno di botte grande e i 4 mesi di cemento regalano grande profondità al naso. Nonostante la giovane età, l’argilla e l’affinamento lo rendono già abbastanza rotondo e compatto. Muscoloso.

Format centrato, ricchezza di contenuti, il calore dei romagnoli e la poliedricità di un vitigno: sono queste le chiavi di lettura di un evento, che seppur alla sua genesi, ha saputo raggiungere il suo obiettivo. Valorizzazione di un vitigno attraverso un territorio.

Fast forward alla prossima edizione, prevista per il 17 e 18 agosto 2024.

Romagna: l’alluvione ha unito AIS e Slow Food in una cena solidale di beneficenza per la raccolta fondi

L’alluvione è finita ma la solidarietà no: è questo il motto scelto per la cena solidale nata dalla collaborazione di Slow Food condotta di Forlì e AIS Delegazione Forlì, svoltasi giovedì 3 agosto presso l’azienda agricola Calonga.

Sono passati più di due mesi dalla tremenda catastrofe che ha colpito la Romagna, lasciandola immersa nel fango per parecchie settimane. Grazie all’impegno di tutti, le città Romagnole sono velocemente ritornate alla normalità; una normalità agognata che ha però la colpa di farci dimenticare in fretta quanto accaduto.

Un menù a più mani, composto da piatti preparati con materie prime di qualità provenienti da alcune delle aziende del territorio direttamente coinvolte dalle recenti frane (azienda agricola I Mät ad Sgùn, azienda agricola Giorgini, azienda agricola Tirli, Podere le Campore), sapientemente abbinati dai sommeliers di AIS Romagna coi vini dell’azienda agricola ospite, Calonga, di Maurizio Baravelli.

da sinistra Matteo, Francesco e Maurizio Baravelli dell’azienda agricola Calonga

20Italie era lì per voi per raccontarvi da vicino come “l’unione fa da sempre la forza”.

I commensali vengono accolti con un aperitivo in piedi, un pane “speziato” saltato in padella con timo rosmarino e aglio, qualche pomodorino fresco di Calonga (non sono solo vignaioli…) e il loro Baldàn, un metodo classico brut con quasi 5 anni sui lieviti, sapientemente assemblato unendo sangiovese vinificato in bianco e bombino bianco (localmente conosciuto come pagadebit) in parti eguali.

La ricca tavolata inizia a colorarsi di cibo appena viene servito l’antipasto, il tonno di coniglio, un lessato di coniglio con erbe aromatiche, condito con olio evo e spezie. La prima portata è composta da bucatini al ragù bianco con scalogno romagnolo (pasta rigorosamente home made di farina di semola rimacinata e trafilata al bronzo). Entrambe le pietanze accompagnate da L’Azzurro, un freschissimo Romagna DOC Pagadebit.

Arriviamo al pezzo forte, il “coniglio saporito”, un piatto che vinse il Premio Marietta 1997, riconoscimento istituito in nome della fedele cuoca governante di Pellegrino Artusi. A questo piatto vincente, viene abbinato il Bruno, simpaticissimo ed estivo Romagna DOC Sangiovese dal colore rosso tenue, e dalla quasi assenza di tannino.

Si chiude la cena con le tradizionalissime ciambella e crostata Romagnole, e l’altrettanto tradizionale Albana Dolce.

da sinistra Caterina Valbonesi Delegato AIS Forlì e Antonella Altini fiduciaria Slow Food Condotta di Forlì

Durante la serata le due Organizzazioni enogastronomiche si sono inventate una lotteria con premi in bottiglie di vino del territorio, cortesemente donate dal Consorzio Vini di Romagna.

Ed ha funzionato: sono stati ben 1.120 euro i fondi raccolti consegnati nelle mani della Parrocchia di Don Felice in modo da essere devoluti alle famiglie più in difficoltà.

Il commiato è avvenuto non prima di aver degustato anche tutti gli altri vini di Calonga, in particolare, Zenaide, Chardonnay che fermenta in barriques; e poi “7” Romagna DOC Sangiovese Superiore Riserva prodotto solo in particolari annate (quella in degustazione era una sorprendente 2017, anno dove pochi sono riusciti a far bene) e due Vermouth, BV Bianco e BV, nati dalla collaborazione col noto profumiere Baldo Baldinini.

Romagna: il Craft Gin Summer Fest edizione 2023 a Cervia (RA)

Il Gin è senza dubbio il distillato che ha avuto la maggior crescita degli ultimi anni. La sua popolarità non conosce né distinzioni di sesso né fasce d’età, ed è apprezzato soprattutto in miscelazione con acqua tonica a creare il cocktail più diffuso ai giorni d’oggi: il Gin Tonic.

Sarà merito della sua aromaticità, della sua freschezza e del suo brio che assieme regalano gioia a una bevuta che quasi mai è impegnativa, ma sempre carismatica. Le molteplici combinazioni di differenti gin e altrettante toniche lo rendono anche estremamente poliedrico e personalizzabile per adattarsi a differenze di gusti, stagioni e perché no, anche di stati d’animo.

Il fenomeno è in crescita e vede la nascita di tanti eventi a tema: uno degli ultimi degni di nota è il Craft Gin Summer Fest, evento tenutosi venerdì 21 luglio a Cervia, sotto la Torre San Michele, la parte più suggestiva del centro storico della città. L’iniziativa, (per altro anteprima di un altro importante momento dedicato al beverage, denominato Tramonto DiVino) ha visto oltre cinquecento presenze fra curiosi, appassionati, ristoratori e addetti al settore, i quali hanno potuto conoscere ben 25 produttori di gin artigianale.

Presente anche alla manifestazione lo spazio cocktail gestito da Enoteca Regionale Emilia Romagna, sponsor principale dell’iniziativa. 20Italie era presente e ha selezionato per voi 4 produttori di gin artigianale dei quali abbiamo il piacere di condividere brevemente le loro storie e i prodotti di punta.

Gin Bandito – si comincia giocando in casa. Il gin in questione, infatti, è romagnolo 100%: un gin al sale di Cervia. Nasce nel 2019 da un’idea di Alessandro Fanelli, il quale, collaborando con un noto profumiere locale Baldo Baldinini, capisce che il mondo delle essenze e delle botaniche non va relegato ai soli profumi, ma può esaltarsi anche nella distillazione. Non c’è solo questo dietro al suo progetto; c’è anche la forte voglia di promuovere le aziende locali. La gamma di prodotti include ghiaccioli (al gin tonic, al gin e pesca nettarina, al gin e fragola di Cesena e alla vodka e maracuja), cioccolatini al gin (in collaborazione con Gardini Cioccolato), un vermouth conciato al sale di Cervia (in collaborazione con Baravelli dell’azienda agricola Calonga) e un panettone (con crema al gin di Baldo Baldinini e impasto artigianale by Flamigni).

Veniamo al nostro Bandito (45% vol.). Le botaniche utilizzate sono principalmente rosa, camomilla, salvia e rosmarino. La prima in particolare, la rosa, è quella che caratterizza lo spiccato aroma floreale che percepiamo al naso. La scelta è voluta in quanto pochi sanno che la Romagna è uno fra i più grandi produttori di rose. Ne risulta un gin che definirei femminile a causa dell’intensa profumazione. In bocca è balsamico, intenso, con una nota vegetale al centro bocca e un finale che esplode nella rosa che avevamo avvertito in maniera preponderante all’inizio. Il finale è lunghissimo grazie alla spinta sapida del sale di Cervia.

Gin 25zero14 Come il codice di avviamento postale (CAP) di Castenedolo, frazione Bresciana dalla quale proviene l’ideatore Andrea Pellegrini, un ragazzo che lavora nel mondo dell’automotive ma che decide di sfruttare il suo spirito imprenditoriale per dar sfogo a qualcosa di diverso. L’intuizione che il gin potesse “fare tanto” arriva nel 2020 e trova definitiva conferma proprio quest’anno, anno in cui vince il premio di miglior gin Italiano 2023 ai World Gin Awards.

Il Botanic Gin (43% vol.) è caratterizzato principalmente da anice, liquirizia, arancia, limone, rosmarino, basilico e timo. L’intensità olfattiva la fa da padrona, mentre al palato la freschezza degli agrumi regala una bevuta piacevole e dissetante, con un retrogusto di erbe aromatiche che lo rende appetitoso. Da provare assolutamente la versione Navy Strength (57% vol.), stessa ricetta del “fratello minore”, ma con un tenore alcolico decisamente preponderante. Questa importante struttura dona un’avvolgente sensazione pseudocalorica al palato senza appesantire, aprendomi anche ad alcune idee su abbinamenti cibo-cocktail.

Alta Marea – torniamo in Romagna, precisamente a Bellaria Igea Marina, per conoscere Vittorio Bassano, di origini siciliane. È proprio grazie alla passione per la sua terra che nasce questo gin. Lei e il suo mare, di ispirazione al nome del gin e al logo (la Luna, responsabile delle maree). Nella vita fa tutt’altro, è vice responsabile in una GdO locale e, approfittando della pausa durante il lockdown, nel 2020 decide di scaricare a terra la sua passione in questo progetto.

Alta Marea (43% vol.) è caratterizzato da botaniche quali basilico, pompelmo rosa, limone, cannella, alloro e coriandolo. Un gin pulito, agrumato e con una nota speziata. La cannella è l’elemento che spiazza, solitamente usata nei dolci e che contribuisce a donare quell’accenno di piccantezza, spingendo il sorso in lunghezza. Rimane comunque un prodotto molto estivo, grazie alle nuance agrumate e dona una piacevole nota amaricante nel finale dovuta alla presenza dell’alloro.

Da lontano scorgo l’allestimento di un banco degustazione davvero particolare: quello di Gini Rock. Dietro a quel nome e a quella stella c’è infatti un vero rocker, Gianluca Gabriele. La sua storia è recente, datata dicembre 2022, e ha come protagonista un chitarrista convinto del fatto che l’abbinata birra-concerto fosse ormai superata e che fosse necessario infondere un po’ di gin nelle vene dei rocchettari.

Una storia che ci fa ritornare a Brescia, questa volta nella frazione di Moniga del Garda. Gabriele, che nella vita oltre al pallino della musica fa l’agente di commercio, ha deciso di realizzare un gin spinto da pura passione. Iniziando a girare i bar per proporlo, si è sempre trovato davanti gestori che gli recitavano il copione: “ecco un altro con il gin”. Ma una volta convinti all’assaggio, la reazione era “ah, però questo è buono!”. Se ci uniamo il fatto che anche il figlio di Gianluca, Niccolò, è un rocker (batterista), troviamo anche il significato del nome Gini, come le iniziali dei loro due nomi. Completano la melodia una grafica semplice con font che ricorda i Radiohead e la forte attenzione al pianeta con bottiglie da 100% vetro riciclato e packaging tutto plastic free.

Degustando il Gini Rock London Dry Gin (43% vol.) scopriamo che le botaniche principali sono angelica, cannella, coriandolo e pompelmo, con una intro potente e speziata, un chorus fresco ed estivo e un bridge gentile e suadente che accompagna fino a una chiusura decisa.

Che sia anche un modo per portare il rock all’interno del mondo beverage?

AMI MAIORI 2023 PRESENTA “HIPGNOSIS STUDIO: PINK FLOYD AND BEYOND”

La Costiera Amalfitana si prepara ad accogliere Aubrey “Po” Powell
e una mostra internazionale sulla storia del rock

A cura di ONO arte
Costa d’Amalfi, 10 luglio 2023 – In un viaggio a tappe che prende forma dall’intuizione dell’associazione culturale ambientarti, in collaborazione con il Comune di Cetara, il format Ami si estende fino a Maiori per dare vita a un progetto di grande respiro ed ospiti internazionali. E così, anche Ami Maiori attraverso la cultura, l’arte e gli eventi si prefigge di valorizzare i beni e la tradizione, nonché l’immenso valore paesaggistico del borgo costiero. Le iniziative hanno, infatti, una fortunata ricaduta sul territorio, sull’appeal turistico e sulle bellezze naturali, culturali e monumentali del paese. Ancoraggio, territorio, marchi di qualità: questi i cardini su cui Ami sta tracciando il proprio percorso. Grazie al sostegno della Regione Campania e del Comune di Maiori, con il sindaco Antonio Capone, il direttore artistico della programmazione estate 2023 a Maiori, Alfonso Pastore, con la responsabile procedimento, Rossella Sammarco, la Costiera Amalfitana diventa protagonista di una delle celebrazioni più memorabili della storia della musica rock: i 50 anni dall’uscita di “The Dark Side of the Moon” uno degli album più influenti della storia della cultura popolare. Ed è “Hipgnosis Studio: Pink Floyd and beyond” il titolo della mostra che apre il prossimo martedì25 luglio, nelle sale di Palazzo Mezzacapo alla presenza di Aubrey Powell – fondatore insieme a Storm Thorgerson dello Studio Hipgnosis e attuale direttore creativo dei Pink Floyd – ospite d’eccezione al taglio del nastro. La mostra, a cura di ONO arte, sarà visitabile fino al 27 agosto: 55 opere di grande formato, con un nucleo centrale che racconta la collaborazione tra Studio Hipgnosis e i Pink Floyd, dalle copertine più iconiche della band fino ai loro lavori preparatori e out-take, per mostrare passo dopo passo il processo creativo all’origine di quelle che ormai sono diventate pietre miliari non solo dell’arte e del design, ma anche della cultura visiva contemporanea tutta. Dai lavori per i Pink Floyd, la mostra si allargherà anche alle opere realizzate per band come Led Zeppelin, Peter Gabriel, Genesis e Rolling Stones. Il vernissage si concluderà con uno straordinario omaggio che vede ripetersi il sodalizio tra l’associazione culturale presieduta da Alessia Benincasa e i Pink Bricks, la storica tribute band italiana dei Pink Floyd. Al talk di apertura, dalle 19.30, saranno presenti Stefano Tarquini e Nino Gatti, insieme ad Alfonso Amendola, esperto di consumi di massa e avanguardie contemporanee, docente di Sociologia dei processi culturali all’Università di Salerno. Conosciuto in tutto il mondo per il suo archivio storico sui Pink Floyd, sin dal 1988 Nino Gatti ha collaborato a vari articoli e libri pubblicati in Italia e all’estero. È vice-presidente dell’associazione culturale «The Lunatics», un progetto che comprende il più grande archivio storico e musicale sui Pink Floyd. E fa parte del gruppo “The Lunatics” anche Stefano Tarquini che, dal 1984, è un collezionista di vinili dei Pink Floyd. In occasione del 50° anniversario del disco, lo scorso 1 marzo è uscito un libro interamente realizzato in formato deluxe con copertina rigida rilegata in tela, in edizione limitata a 500 copie. Nel volume sono presenti tutte le 700 varianti conosciute del capolavoro dei Pink Floyd su LP, riccamente illustrate con oltre 1000 immagini:  dalla prima edizione britannica del marzo 1973 alle stampe meno conosciute provenienti dal Nicaragua o del Mozambico. Per concludere la serata di inaugurazione ci si sposterà, dalle 21.30, al Tetro del Mare per il tributo dei Pink Bricks al “lato oscuro della luna”, preceduto dall’opening-act di Aubrey Powell, in dialogo con Maurizio Guidoni e Vittoria Mainoldi di ONO arte. Dopo il concerto-evento “The Dark Side Anniversary Concert” alla “Sala Pier Paolo Pasolini” di Salerno dello scorso marzo, i Pink Bricks riproporrano l’intero album e altri brani leggendari dei Pink Floyd nel suggestivo scenario, con una formazione a 8 elementi (Giuseppe Del Sorbo, voce; Antonello Buonocore, basso; Alessio D’Amaro, chitarra; Sergio Duccilli, tastiere e visual; Pasquale Benincasa, batteria; Antonio Maiorano, sax; Carmen Vitiello e Mafalda Angrisani, cori) e un sofisticato spettacolo di luci, suoni, colori. Durante il mese di agosto, saranno in programma diversi appuntamenti, tra cui uno speciale scret concert unpluggedvenerdì 11 agosto, alle 21.30, nei meravigliosi Giardini del Palazzo che faranno da quinta ad un set acustico dei Pink Bricks, in un’atmosfera che si promette magica. Il buffet del vernissage ed il punto food degli eventi sono realizzati con i prodotti agroalimentari e vitivinicoli offerti da Confagricoltura Salerno. Media Partner: 20Italie.

Info mostra:
ticket € 8,00/adulti – € 5,00/under 14, over 75, tessere giornalisti, Feltrinelli e ARCI

Ingresso:
Lun-Ven ore 18-21
Sabato e Domenica apertura serale ore 19.30-23.30

Info concerto:
ingresso libero (posti limitati)

INFO&PRENOTAZIONI:
ambientarti.itinfo@ambientarti.net; Whastapp +39 3451204696

La Mostra:
La mostra “Hipgnosis Studio: Pink Floyd and Beyond” ripercorre la storia di uno dei gruppi più importanti della musica rock attraverso il lavoro dello studio grafico che aiutò a tradurre in immagine visive la loro opera sonora. Non è infatti possibile immaginare i Pink Floyd senza le copertine dei loro album, che sono diventati dei veri e propri simboli, e dietro a quelle copertine c’erano Storm Thorgerson e Aubrey Powell, ovvero lo Studio Hipgnosis, noto al grande pubblico nel 1973, proprio con la copertina realizzata per “The Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd. Il disco in sé ebbe ampio successo entrando nelle case di milioni di fan, e da allora l’iconico triangolo attraversato dall’arcobaleno fu considerato una delle migliori copertine di album di ogni tempo. Ma per Hipgnosis la collaborazione con la band era iniziata già dal 1968 con “A Saucerful of Secrets”, quando lo studio non aveva ancora un nome ed era in realtà un duo di studenti che utilizzava il laboratorio del Royal Collage of Art di Cambridge per dare vita ai primi progetti, a beneficio di altrettanti studenti con aspirazioni musicali.
Partendo dalla tecnica del collage fotografico, Thorgerson e Powell cominciarono a realizzare copertine di dischi dai tratti surreali, fino a rivoluzionare e cambiare per sempre quella che è la produzione grafica di album musicali, la cui importanza stava diventando sempre più rilevante proprio in quegli anni. E’ solo con la così detta British Invasion della metà degli anni ’60, infatti, che il ruolo delle copertine dei dischi diventò importante, configurando quello che prima era solo un contenitore come un importante veicolo di contenuto. In un clima di tali novità, il gruppo Hipgnosis iniziò una sua personale sperimentazione, introducendo diverse tecniche che permettevano di ottenere effetti psichedelici. Per lo studio Hipgnosis la tecnica era importante quanto il contenuto: le loro complesse composizioni fotografiche, oggi molto più semplici da realizzare grazie ai programmi digitali, allora erano di gran lunga più impegnative, e i loro esperimenti in camera oscura furono molti. Utilizzarono il bianco e nero, il colore, la stampa multipla, la solarizzazione, la stampa in negativo, la doppia esposizione e così via.  Ma il lavoro artistico di Hipgnosis non era una sperimentazione manierista e fine a se stessa, bensì una diretta traduzione dell’opera dei gruppi per cui lo Studio lavorava, i Pink Floyd su tutti: come la musica diventava sempre più concettuale, complessa ed intrigante, così facevano anche le copertine degli album. Inoltre, proprio in questi anni si assistette ad una nuova trasformazione del concetto di arte che venne sdoganata ad un pubblico di massa, diventando così molto più accessibile. L’ evoluzione artistica della musica pop sarebbe oggi impensabile senza le copertine realizzate dallo Studio Hipgnosis. Prima del loro lavoro le cover erano quasi esclusivamente fotografie degli artisti: Aubrey Powell e Storm Thorgerson le hanno trasformate in una forma d’arte. L’aspetto del lavoro di cui Powell è più orgoglioso è la creatività condivisa con Storm Thorgerson, morto di cancro nel 2013. I due artisti hanno sempre cercato pensieri obliqui, con lo scopo di non essere mai ovvi e scontati e sviluppare un proprio stile nel quale il Surrealismo la faceva da padrone. Uno stile unico, copiato e ammirato nel mondo, ma mai eguagliato. Aver avuto il privilegio di poter lavorare continuativamente con artisti come Pink Floyd ha permesso a Hipgnosis di evolversi fino ai giorni nostri, entrando – di diritto – nei più importanti musei del mondo.

Aubrey Powell:
Aubrey Powell ha co-fondato, assieme a Storm Thorgerson, lo studio di design Hipgnosis nel 1967, il cui lavoro è continuato con successo per 15 anni, fino al 1982. Hipgnosis ha creato alcune delle copertine più innovative e surreali degli anni ’60, ’70 e ’80 per molti dei più grandi gruppi rock dell’epoca tra cui Pink Floyd, Led Zeppelin, Paul McCartney, Yes, Genesis, 10cc, Peter Gabriel, Bad Company, Emerson Lake & Palmer, Scorpions, Styx, Syd Barrett, Black Sabbath e Peter Frampton. Per quindici anni gli Hipgnosis sono stati l’avanguardia dell’iconografia rock e sono stati nominati cinque volte per un Grammy Award creando oltre 400 copertine di album. Powell si è successivamente dedicato al cinema come produttore, scrittore e poi come regista, girando video musicali, tre film e molti spot televisivi. Più recentemente è stato nominato per il premio BAFTA nel 2015 per la regia del film dei Monty Python One Down And Five To Go. Aubrey Powell è attualmente il direttore creativo dei Pink Floyd e ha appena prodotto la più grande e fortunata mostra al Victorian & Albert Museum di Londra intitolata “Pink Floyd – Their Mortal Remains”.