Trama serrata, scelte di carattere e ambientazione contemporanea valgono la sosta per i piatti di Salvatore Avallone e le cure di Federica Gatto in sala.
Baronissi, Valle dell’Irno ad 8 chilometri da Salerno. Tra il Parco Naturale Diecimare, oggi oasi WWF e il centro abitato ordinato e silenzioso, raggiungiamo la destinazione senza difficoltà. Da lontano spunta l’insegna del ristorante Cetària, ma è solo entrando che scopriamo di essere in un locale storico con tanto vincolo paesaggistico. Ci accoglie Federica, Maître e sommelier esperta, in un ambiente elegante e discreto, un salotto per pochi ospiti, dalle sedute comode ed una mise en place colorata con cantina a vista. Per un amante del buon design potrebbe essere la casa dei propri sogni.

Oltre ai piatti à la carte, due i menu degustazione. Noi nostalgici del foliage dai colori caldi, scegliamo il menù di terra abbinato ad uno Chardonnay di marca francese ad impreziosire il tartufo bianco e il wagyu che troveremo più avanti nel percorso.
Iniziamo le tappe con i pop corn al sale limonato. Federica ci augura buona visione come fossimo al cinema, in attesa della trama del film.
Primo tempo:
Carezze iniziali con miniature salate. Particolarmente interessante, tra gli altri, la sfera alla parmigiana.






Foresta nera: funghi, fois gras, amarene, fave di cacao e tartufo. Un’esplosione di autunno.

Uovo in carbonara campana. Difficile da raccontare, probabilmente il piatto iconico della cena, forse per l’abbinamento con lo chardonnay strutturato.

Si continua poi con “Umami“, ovvero spaghetti lunghi da grano italiano del Pastificio Di Martino in estratto di funghi e tartufo bianco pregiato. Invidiamo i cani cercatori inglesi ad averli scovati nei boschi delle Langhe.

Dai boschi piemontesi facciamo invece un salto in oriente con il wagyu accompagnato dal carciofo e topinanmbur, sosta perfetta per accompagnarci nel seguito del film.

Secondo tempo, inizia la parte dolce.

“Ape regina” con agrumi, miele millefiori e bergamotto, a seguire Banksy – tributo al famoso street writer – un guscio di cioccolato bianco con cuore di fragole, vaniglia e menta. Ultime, ma non per importanza, le mini coccole dolci, adagiate su mais per pop corn, in piccoli vassoi che formano la stella della Michelin.



Miniature dolci
Siamo ai titoli di coda, con i saluti dello Chef Salvatore Avallone. Nato a Cetara, la porta d’ingresso nella Divina Costiera, lo avevamo incontrato con il nostro direttore Luca Matarazzo a Buonissimi 2025. Ci racconta come in una pellicola d’autore la storia del ristorante, le scelte e i percorsi che nel 2024 si è guadagnato l’affermazione “vale la sosta”.
Una trama affascinante che attira l’attenzione di una giovane coppia di ospiti, seduti accanto a noi. Chissà quale film stanno gustando, ci chiediamo. Usciamo soddisfatti e leggeri. Una cena bilanciata e dai tempi giusti, 170 euro a testa prima di una passeggiata nell’area pedonale. Ci godiamo la tranquillità del piccolo centro cittadino, con il fascino serale del palazzo di Città a fare da sfondo. La curiosità ci spinge a cercare informazioni e scopriamo che si tratta di un’opera riqualificata alcuni anni fa dall’architetto Nicola Pagliara, docente alla facoltà di architettura di Napoli.
La scenografia anche qui è parte dell’esperienza. Colonna sonora, perché no, la ballata commovente Teardrop dei Massive Attack.




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