Ho partecipato alla giornata inaugurale di PrimAnteprima a Firenze, evento che apre la Settimana delle Anteprime e che ogni anno offre alla stampa specializzata la fotografia più aggiornata del sistema vitivinicolo regionale. Un appuntamento che, ancora una volta, ha restituito l’immagine di una Toscana consapevole, compatta e orientata con decisione verso il binomio qualità–valore.
Mi sembra opportuno e doveroso complimentarmi con la Regione Toscana per l’organizzazione di un momento di confronto così articolato e concreto: un’occasione preziosa per approfondire numeri, strategie e visione futura direttamente dalla voce dei protagonisti.

Una produzione equilibrata, una strategia chiara
Ovviamente l’incontro da una visione sulle cifre che rappresentano il vino toscano, in modo da poter tastare il polso ed avere contezza dei progressi, o regressi se ce ne fossero, in modo analitico. Il dato produttivo per il 2025 si attesta sui 2,2 milioni di ettolitri, in linea con il trend dell’ultimo decennio dopo il picco del 2024. Una scelta non subita ma governata: contenere le rese per preservare il prestigio delle denominazioni e sostenere il posizionamento qualitativo.
Con oltre 60.000 ettari vitati e 12.324 aziende, la Toscana ribadisce la propria identità: il 97% dei vigneti è iscritto a DOP (contro una media nazionale del 65%) e il 90% del vino immesso sul mercato è certificato. Numeri che non sono solo statistiche, ma strumenti di tutela del valore per i produttori e di garanzia per il consumatore.
Il cuore resta il Sangiovese, che copre il 60% della superficie, ma la vera forza è la biodiversità territoriale: dalle province storiche di Siena e Firenze alle aree emergenti, fino alle isole, in un mosaico di microclimi che rafforza la resilienza ai cambiamenti climatici.

Vigneto giovane, cantine innovative
Uno degli aspetti più interessanti emersi durante il workshop è la struttura del vigneto toscano: grazie all’OCM Ristrutturazione, il 55% dei vigneti ha meno di vent’anni. Modernità agronomica che si accompagna a investimenti in cantina, sostenuti da circa 10 milioni di euro di aiuti per l’innovazione tecnologica.
Non si tratta solo di rinnovamento estetico o produttivo, ma di un adeguamento strategico ai gusti internazionali e alle sfide di mercato.
Export: meno volume, più valore
In un contesto geopolitico complesso, il vino toscano dimostra solidità. I rossi DOP rappresentano il 96% dell’export regionale. Il lieve calo complessivo del valore (-8%) viene interpretato come un fisiologico riassestamento dopo i record precedenti e come una scelta strategica: puntare su marginalità e posizionamento più che su crescita indiscriminata dei volumi.
Gli USA, primo mercato mondiale, registrano un +2,9% in volume, mentre restano centrali Unione Europea e Canada. La Toscana pesa per il 10% del valore totale delle IG italiane: un dato che racconta quanto il brand regionale continui a essere sinonimo di affidabilità e prestigio.

Il mercato interno e i nuovi consumatori
Interessante l’analisi sul consumo nazionale: mentre il vino generico arretra (-5,7%), le DOP toscane limitano la flessione al 2,1%. Ma il dato più significativo riguarda i giovani adulti tra i 35 e i 45 anni, che, pur acquistando leggermente meno in quantità, hanno incrementato la spesa del 24%.
Il paradigma è chiaro: si beve meno, ma si sceglie meglio.
La leadership green
La Toscana conferma il primato nella sostenibilità con oltre 23.000 ettari a biologico, pari al 38% della superficie regionale e al 17% dell’intera superficie bio nazionale. Non è solo una questione etica: il vino bio toscano intercetta la domanda crescente dei mercati del Nord Europa e del Nord America, trasformando la sostenibilità in leva competitiva.

Enoturismo: la destinazione esperienziale
Altro pilastro strategico è l’enoturismo. Nel 2024 la Toscana ha registrato 15 milioni di arrivi e oltre 46 milioni di presenze, con una forte componente internazionale (58%). Il primato nazionale nell’accoglienza rurale – oltre 6.000 aziende agrituristiche – testimonia un modello diffuso e integrato.
L’enoturismo non è più attività accessoria ma asset centrale: esperienze immersive, partecipazione alla vendemmia, arte in cantina, trekking tra i filari. Un sistema che unisce agricoltura, cultura e comunità locali in una narrazione coerente.
Una Toscana che fa squadra
Il workshop inaugurale ha evidenziato un aspetto determinante: la capacità di “fare sistema” tra istituzioni e consorzi. Programmazione di nuovi impianti (circa 600 ettari nel 2026), integrazione del nuovo pacchetto vino UE, contributi fino all’80%: strumenti concreti per accompagnare la transizione.
L’immagine che porto con me da questa giornata è quella di una regione che non insegue le dinamiche globali, ma le interpreta, orientandole secondo una propria visione. Partecipare a PrimAnteprima significa osservare da vicino un modello che continua a rappresentare un riferimento mondiale per il vino di qualità.



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